Una bella serata in tivù

Stufa accesa, gatti sornioni e semifinale di The Voice Senior fanno davvero una bella serata! Il programma di cantanti esordienti, dai 60 ai 90 anni e oltre, giunto alla sesta edizione è una chicca per svariati motivi: talento dei partecipanti, vissuto dietro le quinte del palco, simpatia dei giurati Arisa, Loredana Bertè, Clementino, Nek e Rocco Hunt, disinvoltura della ‘padrona di casa’ Antonella Clerici , fluidità della narrazione, scelta dei brani interpretati, tra i migliori degli ultimi decenni. Risentire L’immensità di Don Backy (1991) è stato rigenerante. Ma che dire di Jacqueline, 91enne parigina che canta ‘Tu si na cosa grande’ di Modugno? Oltre al talento, un omaggio beneaugurante alla longevità.Tra l’altro i concorrenti sono davvero uno più bravo dell’altro: il pubblico si alza in piedi per applaudire alla fine di ogni esibizione e i coach esitano a selezionare i 12 cantanti che parteciperanno alla finale venerdì prossimo che decreterà il vincitore, con televoto da casa. Al momento non ho un mio preferito; mi riprometto di vedere nuovamente il programma in replica su Rai Premium giovedì prossimo, ore 21.20 perché merita. Anche se termina a ridosso della mezzanotte, cerco di rimanere sveglia perché mi piace il saluto finale della Clerici che chiude la trasmissione con il sorriso e l’esclamazione “Viva la Vita!”

Forza, Maria Corina Machado!

Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana contro il regime di Maduro. Poiché vive in clandestinità, il premio è stato ritirato dalla figlia Ana Corina Sosa che ha letto un suo messaggio in cui la madre dedica il premio al popolo venezuelano e agli eroi che lottano per la libertà. Nata a Caracas 58 anni fa, laureata in Ingegneria industriale, madre di tre figli ha fondato il partito politico liberale Vente Venezuela e l’associazione civile Sumate. È anche una bella donna che deve avere un carattere d ferro, oltre che un’autentica passione politica. La mia amica Lucia ha un attaccamento affettuoso al Venezuela dove nacque e che lasciò da bambina (ne parlo nel primo episodio del mio libro Passato Prossimo, disponibile a domicilio), pertanto sarà contenta più di altri di questa vittoria, conseguita da una donna. Non conosco a fondo i problemi del Paese sudamericano, ma per certo il Venezuela affronta una grave crisi umanitaria, economica, politica… e la lotta per il potere tra il governo Maduro e l’opposizione. Che sia una donna, tenace e coraggiosa ad esporsi in prima persona mi commuove e mi fa ben sperare in un rinsavimento globale. Forza Maria Corina!

Evviva la Cucina Italiana!

Sinceramente me lo aspettavo: La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale culturale dell’UNESCO. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Lo ha deliberato il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi ieri a New Delhi in India che ha valutato oltre 60 dossier provenienti da diversi Paesi, inclusa la candidatura italiana per la cucina, approvata all’unanimità. Una bella soddisfazione, che non mi sorprende. Mi ritengo una buona forchetta, anche se non mi dà soddisfazione stare ai fornelli. Scherzando, spesso dico che avrei dovuto accompagnarmi a un cuoco! Comunque non mancano le possibilità di imparare dai diversi programmi culinari offerti dalla tivù dove i nostri chef sono delle autentiche star. Ma restando terra terra, ammetto che si mangia bene anche nei nostri Agriturismi e perfino sotto la tensostruttura in paese, a Castelcucco dove ho mangiato domenica scorsa e dove replicherò domenica 14, insieme ai miei coetanei per la Festa della Terza Età. Del resto, la convivialità è un ingrediente della motivazione del prestigioso premio, “che va oltre il semplice cibo, promuovendo convivialità, inclusione sociale, rispetto per la biodiversità, stagionalità e anti-spreco attraverso rituali familiari e generazionali”. Un riconoscimento a tutta la filiera dell’agro alimentare (conventi e nonne compresi)

Da Gaza agli ospedali italiani

In mezzo al mare magnum delle brutte notizie, quelle buone passano in subordine. È il caso dei bambini palestinesi giunti con voli umanitari da Gaza per essere curati in ospedali italiani, per gravi patologie. Accolti dal Ministro degli Esteri Tajani, sono atterrati ieri a Ciampino 14 bambini e familiari, seguiti da altri 7 bambini e accompagnatori, portando il totale dei minori accolti a circa 200, anzi il numero è salito a 232. l’Italia è in prima fila per aiutare la popolazione civile di Gaza, però è una goccia nel mare pensare a “Noi solidali e portatori di pace” a fronte di 68 milioni di tonnellate di macerie su Gaza. La tregua viene disattesa sia da Israele che da Hamas. Chissà quanto tempo ci vorrà per l’avvento della pace e quante vittime allungheranno l’elenco dei 30.000 e più morti finora. A Gaza non ci sono più zone sicure e l’espressione “Catastrofe umanitaria” si commenta da sola. Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, una voce importante per la Terra Santa e i cristiani afferma: “A Gaza non c’è più nulla. Bisogna pensare alla ricostruzione”. Ieri sera, durante il programma È sempre carta bianca, ho visto dei filmati di un realismo angosciante. Mi auguro che i bambini giunti in Italia per essere risanati possano sperimentare gli effetti contrari dell’odio, senza coltivare sentimenti di vendetta.

“Mettetemi/ tra gli scaffali di una libreria/”

Puntata di corsa al bar, perché ho diverse ‘incombenze domestiche’ da sbrigare. È una giornata limpida, il sole fa bene alle ossa e allo spirito. Dalla rapida scorsa del quotidiano, mi soffermo sulla notizia della morte di Anna Toscano, 55 anni (nata a Treviso e veneziana d’adozione), fotografa, poetessa, drammaturga, giornalista e critica culturale, docente “una figura estremamente poliedrica”. Non la conoscevo, ma emotivamente la considero una collega, per l’amore incondizionato alla parola. La scrittrice viveva in laguna da sette anni e amava Venezia. Commovente l’annuncio della dipartita che il marito Gianni Montieri, anch’egli poeta ne dà sui social: “La mia Anna, la mia adorata Anna, da stamattina è libera, è andata”. Trovo congeniale la definizione di “esploratrice della parola” che le viene attribuita e mi incuriosisce soprattutto il suo ruolo di poetessa. L’articolo si conclude con l’intensa poesia che ha il sapore del testamento spirituale: “Abbattetemi, seppellitemi/dove possa sentire il frusciare/delle pagine dei libri/che ho amato o non ho ancora letto./Ardetemi, mettetemi/tra gli scaffali di una libreria/bruciatemi con i miei zaini/quaderni e penne e occhiali./Voglio un’eternità/piena di parole, libere.” Per uno scrittore, la parola è la materia prima dell’arte e Anna la considera il suo vademecum per l’aldilà! Grandioso!

Spesa con retrogusto

“Repetita iuvant” è un motto antico, di origine incerta ma diffuso nell’antica Roma. Lo usavo spesso a scuola per incoraggiare gli studenti ad allenare la memoria. Non so se valga applicarlo, ad esempio alla spesa che faccio di norma il lunedì. Mi sono imposta di ricorrerci con meno frequenza, ma la routine si ripete. Ho pianificato la settimana, limitando l’uso dell’auto a giorni alterni, partendo dal lunedì. Quando varco la soglia del supermercato Alì di Fonte sono di buonumore, ma quando esco sono perplessa e piuttosto intristita. Colpa dei soldi che se ne vanno, sempre in abbondanza rispetto alle previsioni? Può essere, dato che gli aumenti dei generi alimentari sono attorno al 35 per cento. Io poi sono da sola, se si escludono i tre gatti che mangiano più di me. Nel carrello della spesa, oltre a frutta e verdura non mancano mai croccantini e scatolette per loro, che rispondono al nome di Grey, Pepita e Fiocco. Posso permettermi anche di viziarli, ma spero che non si ammalino, perché andare dal veterinario coi tempi che corrono sarebbe tutt’altra cosa. Sono abitudinaria riguardo al posto dove rifornirmi, scelto per motivi relazionali, più che economici. Infatti conosco per nome diverse persone che ci lavorano, diventate familiari. Ammetto che fa piacere essere riconosciuta come cliente ‘affezionata’… suppongo anche ai dipendenti essere chiamati col loro nome. Di recente, all’ingresso del supermercato c’è un ragazzo di colore che saluta e si offre per aiutare in qualche modo, prestazione finora rifiutata per motivi di autonomia. Però gli ho offerto un cioccolatino, che ha gradito. È gentile e non invadente. Vedrò di fare meglio.

Giglio delle Barbados

Circa due mesi fa mi è stata regalata una pianta che era appartenuta a una signora mancata, in teoria un’orchidea che nella realtà si è rivelata un “Hippeastrum striatum o Giglio striato delle Barbados, spesso scambiato per Amaryllis” secondo il parere di Serapia, confermato da Roberta che ringrazio. La curiosità ha accompagnato la crescita dei tre steli su cui sono sbocciate tre coppie di fiori stellati rossi: una meraviglia. Il nome geografico Barbados mi ha invogliata a fare una piccola ricerca che mi ha proiettata assai lontano, nelle Piccole Antille, un’isola di origine corallina, a est dei Caraibi, al confine con l’Atlantico. Pensare al viaggio del fiore, giunto fino a noi e nelle mie mani mi ha indotta a dedicargli una poesia, che riporto di seguito, intitolata GIGLIO STRIATO Il Fico ha perso le foglie/ma è sbocciato il Giglio/striato delle Barbados/cugino dell’Amaryllis,/una bulbosa meravigliosa./Era di una signora mancata/in qualche modo ritornata/con la pianta esplosa/nelle ardenti corolle,/quasi altrettante stelle./Dentro il grande fiore/intravedo spiagge bianche,/acque cristalline, sabbia fine/accarezzata dai piedi nudi/degli schiavi nelle piantagioni./ Il bel fiore diventa un ponte/tra passato e presente/tra chi c’era e più non c’è/compreso chi ora sfiora/con le dita la corolla ardita.//

Cucina e Conventi

È noto che non mi piace stare ai fornelli, anche se non credo di essere poi così male come cuoca. Per caso mi capita di accendere la tivù verso le 17.30, mentre faccio una veloce merenda e assisto alla dimostrazione culinaria da parte di due frati, più un terzo per l’assaggio finale. Sì tratta di don Anselmo, don Salvatore e don Riccardo dell’abbazia benedettina di san Martino delle Scale, autori di Le ricette del convento con sottotitolo Fatele a casa e fatele bene. Simpatici e bravi. I tre monaci sono diventati popolari, grazie al programma omonimo, trasmesso su Food Network che non conoscevo, fino a ieri pomeriggio. Il connubio tradizione devozione è vincente. Mentre don Salvatore inserisce la cipolla e le alici nella pentola, per realizzare il riso, don Anselmo più anziano racconta di come mangiava da ragazzo. La successiva ricetta potrebbe essere un secondo, oppure un piatto unico e prevede l’uso di piselli e uova. Decido che sarà la mia cena… ma al momento di realizzarla mi mancano i piselli, perciò la rinvio ad altro giorno. Comunque non mi stupisce che molti piatti, tanto semplici che prelibati siano usciti dai conventi, data la propensione dei monaci per questo ambito. Tra pochi giorni, a Nuova Delhi l’UNESCO deciderà se la cucina italiana sarà patrimonio dell’umanità. Per me è di sicuro un valore, sostenuto anche dall’abilità dei monaci, sperimentata di persona nel Convento dei Cappuccini a Savona, diversi anni fa, in occasione del Concorso di poesia e narrativa “Insieme nel Mondo”. Partecipai alla 15esima edizione del 2017 e mi classificai Vincitrice per la silloge Natura d’Oro. Un bel ricordo che accarezza anima e palato.

La natura che cura

A proposito di fiori e piante, leggo su Pianeta 2030 del Corriere Della Sera l’intervista di Katia D’Addona a Kathy Willis, esperta di piante a livello internazionale, creata baronessa l’8 luglio 2022 dalla regina Elisabetta II. Il titolo dell’intervista contiene il messaggio, frutto delle ricerche della 61enne scienziata che insegna Biodiversità presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford dove vive: La natura va assunta come farmaco: aiuta l’attenzione, combatte insonnia e assenteismo. Kathy caldeggia l’avvicinamento dell’uomo alla natura attraverso tutti e cinque i sensi, compresi olfatto e udito, attraverso i quali “la natura può curarci di più”. L’importanza del verde per la crescita cognitiva e comportamentale dì bambini e adolescenti è confermata dalla raccolta di numerosi studi compiuti dalla Willis, la quale ha scritto al riguardo il saggio La natura che cura. Perché vedere, annusare, toccare le piante ci rende più sani, felici e longevi. Intendo leggerlo. Nel mio privato, sperimento ogni giorno il benessere che mi viene da piante e fiori con i quali ho un rapporto emozionale. Vari locali della casa sono abitati da piante verdi o fiorite. In aggiunta ho i quadri di fiori a mezzo punto fatti da mia mamma e i dipinti floreali di Pio e di Noè Zardo: una salutare compagnia.

Versatili Ortensie

Tra me e le Ortensie c’è un feeling. Da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto… ho scoperto la mia passione per i fiori, che coltivo di vario tipo. Tra le piante da fiore, quella con la fioritura più lunga è appunto l’Ortensia, praticamente dalla primavera all’autunno inoltrato. Portamento elegante, si conserva anche recisa per diversi giorni, cambiando se mai di colore. Unico assente, il profumo (ma chi è insofferente agli odori, se ne giova). Adesso i capolini rimasti sullo stelo sono come di carta velina, ma ancora adatti per composizioni secche. Qualcuno li spruzza di argento e oro, in vista delle festività natalizie. Io li preferisco al naturale, e così li ho distribuiti per casa. Però le aiuole di lato alla cucina si erano allargate troppo e mio figlio sabato le ha cimate, riempiendo il bidone del vegetale. Mi sono occupata della restante potatura, per ricavare dei rametti dallo scarto, da fare essiccare e successivamente utilizzare per accendere la stufa. Idem per i capolini che una volta aggiunti alla legna scoppiettante regalano un vero fuoco d’artificio domestico. È il cinema che mi godo la sera dopo le venti in compagnia dei gatti. Che gradiscono.