Il cigno Valentino

Durante una puntata a Caorle di alcuni anni fa, in prossimità della pineta ad un certo punto avvistai dei cigni che nuotavano e si avvicinavano tranquilli al pontile, immagino per ricavare del cibo dai curiosi. Io li fotografai, catturata dalla loro eleganza e bellezza. Una di quelle foto fece da coperina ad un omaggio cartaceo che donai ai miei colleghi al momento del pensionamento, con la scritta “Buona navigazione a tutti”. Scrissi la poesia Voci del Mare, nella raccolta Natura d’oro, di cui riporto la terza strofa: Flettono maestosi/il regale collo/sui muschiati scogli/i cigni./ La premessa per introdurre il vile gesto di chi ha preso a bastonate il cigno reale Valentino, trovato accasciato vicino al ponte Ariosto, lungo il corso del Piovego a Padova con una ferita alla testa, presumibilmente inferta dal remo di un barcaiolo. Insieme alla sua compagna Valentina, il cigno era diventato un simbolo di bellezza e di amore per i residenti locali e non solo. Il dramma si è consumato l’8 novembre , l’autopsia ha confermato la causa del decesso per corpo contundente che ha suscitato un’ondata di emozione tra i residenti che ora chiedono giustizia e hanno lanciato un appello per identificare il responsabile del vile gesto. La notizia viene riportata durante la trasmissione pomeridiana La Vita in Diretta, mentre sto selezionando carte e bollette in cucina. Il conduttore Alberto Matano misura le parole, ma è evidente il suo sdegno che si aggiunge al mio. Posto che il cigno può risultare aggressivo solo per proteggere il sito di nidificazione oppure la prole, è di temperamento tranquillo, monogamo e molto territoriale. La durata della vita si aggira sui 35 anni. Il maschio e la femmina restano uniti per sempre. Pertanto la compagna di Valentino ne sentirà senza dubbio la mancanza. Stento a credere che Valentino fosse tanto aggressivo da essere annientato a bastonate o a colpi di remo. Pienamente giustificato lo sdegno dei residenti e l’invito a segnalare comportamenti sospetti a danno di questo grande uccello bianco. Simbolo di qualità ignorate o perse da chi lo ha vilmente tolto di mezzo.

Secondo post a 4 mani

Mi arriva una carrellata di foto scattate da Manuel a Cooper Pedy, cittadina situata in un’area desertica a circa 850 chilometri nord di Adelaide: “9 ore di auto. È stato lunghissimo! Ma devo dire che ne è valsa la pena”. Il passaggio del deserto incute paura e meraviglia, provocando “qualcosa che ti scuote un po’ dentro”, un’esperienza fuori dall’ordinario da vivere in prima persona che le parole e le fotografie rendono solo in parte. Manuel ha visitato una vecchia miniera, vari negozi di opali, un paio di chiese sotterranee… e ha dormito sottoterra! Un’esperienza decisamente memorabile. Nei vocali a corredo delle foto, definisce il suo resoconto ‘magro’ a causa della inadeguatezza delle parole nel descrivere un ambiente dove ha sperimentato il caldo, ma anche la pioggia nel deserto, “esperienza da Wow!”. Se penso che un anno fa il mio ex studente ora Ingegnere stava preparando la festa di laurea – originale anche quella – considero il viaggio in Australia un’ottima base per il suo curriculum e progetti futuri. Tra l’altro mi consente di viaggiare con la fantasia e di immergermi in ambienti insoliti, suggestivi per chi scrive. Nella chiesa sotterranea mi salirebbe spontanea alle labbra una preghiera, mentre il resto di una pianta sopravvissuta a una calamità si presta a una poesia. Il panorama parla da solo, inquadrato tra il blu del cielo e il ruggine della terra. Ah, in sei cartelli metallici che accolgono il visitatore in prossimità del lago salato in entro terra Kokhata noto incise le seguenti parole: One People, One Country, One Dreaming… motto delle popolazioni aborigene. Un messaggio beneaugurante in tempi alla ricerca di pace. Grazie a Manuel di diffonderlo con la sua testimonianza.

Flavio e Rex, amicizia oltreconfine

La parte della giornata che prediligo è quando scrivo. Pensavo a un blog già prima di andare in pensione, come diversivo creativo che mi consentisse di esprimermi e di avere dei contatti. L’idea si è rivelata vincente. Dopo quattro anni non mi sono ancora stancata e ho un seguito di lettori che mi interessa conservare, non tanti ma mi bastano per arricchire le mie giornate. Ogni tanto qualcuno si defila, c’è anche chi si iscrive ex novo: normale amministrazione. Tra le ‘entrate’ più recenti e gradite c’è Mariuccia, ex compagna di Liceo che scopro vicina al mio sentire. Non abita nei pressi, però ci siamo viste più volte: l’ultima al mio recente incontro letterario per presentare Ricami e Legami, scesa appositamente da Belluno con Sisto, il marito. Mariuccia commenta in privato il mio post quotidiano, abbinandoci sempre una bella foto in tema, sua o del consorte. Il mio post di ieri era dedicato agli animali. Nel suo commento serale mi racconta la bella storia nata tra suo fratello Flavio e Rex, un cane ‘di strada’. Flavio lavora in Kazakistan dove le temperature in inverno sono molto rigide, (anche – 40 gradi) e molti cani vivono per strada. Nel tragitto lavoro casa, lui trova sempre un cane affamato cui porta da mangiare. Dopo due anni l’amicizia si è consolidata e Flavio intende offrire all’amico a quattro zampe una possibilità di vita migliore: a Natale, a spese sue lo porterà in Italia e tramite un’associazione che opera nel bellunese Rex sarà adottato. Nel mentre ha già fatto visita, vaccinazioni e documenti. Una storia bellissima che dimostra come l’amore non abbia confini. Non conosco Flavio, ma si merita tutta la mia ammirazione. Rex in foto ha uno sguardo buono, direi umano. Invidio cordialmente il loro legame. Da emulare.

Dalla parte degli animali

Mentre preparo l’impasto per le polpette che piacciono tanto a mia nipote Cristina mi fa compagnia il televisore, acceso sul quattro durante la trasmissione “Dalla parte degli animali’, in onda dal 2017. Il programma, ‘la trasmissione più animalista della tivù italiana”, si occupa di svariati animali anche del bosco e cerca di trovare una famiglia a quelli rimasti soli. La conduttrice Michela Vittoria Brambilla, coadiuvata dalla figlia Stella aggiorna sulle modifiche al testo PdL 30 sulla tutela degli animali che la Camera approva. Confermato il divieto di detenere animali d’affezione alla catena. Pene più severe per chi li maltratta e li uccide. L’onorevole legge i nomi delle creature vittime della crudeltà umana e nell’elenco è citato anche il Veneto, purtroppo. Mi riaffiorano alla mente articoli disgustosi di cani e gatti martoriati o anche abbandonati a bordo strada o legati a un albero. Per fortuna conosco persone che ne hanno salvati, non a caso mie amiche. Pia ha adottato una micetta abbandonata in cimitero e Loly adesso vive in un paradiso. Stesso recupero per Viola, micro gattina debilitata salvata dall’abbandono e diventata la compagna inseparabile della bassottina Nina. Lisa e Roberta, le ‘padrone’ mantengono un asilo felino poco distante da casa, fornendo cibo e coperte. Anche Benito, cucciolone nero sottratto a una situazione di degrado è ora amorevolmente accudito da Mariuccia e Sisto. Nerina, micia anziana è l’inseparabile compagna di Vilma. I miei conviventi felini sono Grey, Pepita e Fiocco: un impegno ma anche una fonte di sorrisi e coccole. Da sottoscrivere la frase di Anatole France, scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1921: “Fino a quando non avrai amato un animale, una parte della tua anima sarà sempre senza luce”.

Stress telefonico

Non so se sia capitato anche ai lettori di perdere la pazienza per sgradite telefonare commerciali. Per contenere il problema tengo spesso spento il cellulare, ma la persecuzione continua sul fisso. A tutte le ore, tanto che sono costretta a staccare il ricevitore anche quando attendo una telefonata importante. Se sollevo la cornetta, sento il meccanico “Ciao” di una voce registrata e metto giù. Preciso che già molto tempo fa mi ero iscritta al Registro Pubblico delle Opposizioni che doveva tenermi al riparo da chiamate sgradite. Per un po’ ha funzionato e poi stop. Il telefono mi sta guastando l’umore, specie se viene usato in maniera invasiva, quando non oppositiva come succede con Vodafone, il mio gestore telefonico. Adesso chiarisco. Da luglio usufruisco della fibra che velocizza la connessione. Sull’intervento effettuato avevo scritto un post favorevole (omettendo che per una settimana non avevo potuto usare il telefono fisso, per una dimenticanza nel segnalare al ‘cervellone’ il passaggio alla nuova linea). Da quattro mesi chiedo un alleggerimento della fattura di € 39.97 mensili. E qua casca l’asino, perché non sono bastate telefonate estenuanti al 190 per parlare con un operatore che risponde – quando risponde – spesso dall’estero. Non esiste una mail cui segnalare disguidi o richieste, ma c’è la possibilità di ‘parlare’ conToby che non è un cane, bensì un assistente digitale. Nel giro di mezz’ora si alterna una rosa di operatori dall’accento estero o affrettato. Salto le puntate precedenti e mi limito all’ultima. Dopo la voce ripetuta all’infinito: “Stiamo gestendo la tua richiesta, non riagganciare” mi risponde Siria (ma temo che sia uno pseudonimo) alla quale ripeto per l’ennesima volta che confidavo in una diminuzione della bolletta di € 39.97 da pagare entro il 5 dicembre, accordata a voce prima a € 24.40 e poi a € 29.90, con successiva telefonata inquisitora a domicilio su dati e quant’altro. Sul tablet ieri mattina mi vedo addebitata la cifra alta, come se nulla fosse successo. Il buon Manuel, consultato oltre oceano mi invita a pazientare perché “Quando ha telefonato novembre era già entrato in tariffario. Credo almeno”. Se fosse così, perché non dirmelo? Qualcosa non mi torna, la catena è troppo lunga e qualche anello salta. Tanta gente ci lavora e l’utente non è adeguatamente ascoltato. Non ho più voce. Quasi quasi stacco il telefono definitivamente…

Post a quattro mani

Kangaroo Island, ovvero Isola dei Canguri. È uno dei posti migliori in Australia per vedere animali selvatici, come koala, canguri, leoni marini e foche. Me ne parla Manuel in un suo vocale che accompagna una serie di scatti. Immagino lo stupore di vedere dal vivo animali che non sono domestici. L’ultima volta che io ho visitato un parco zoo risale ormai a molti anni fa, quando mio figlio era piccolo, a Lignano Sabbiadoro. Ricordo un asinello docile che prelevava del cibo dalle mani, cicogne sui nidi alti, felini assonnati in gabbioni…niente di eccezionale, se non l’atmosfera inclusiva e il benessere mio di allora. Un po’ di dati. L’Isola dei Canguri si trova in Australia, la terza in estensione dopo Tasmania e Isola di Melville. Sta a 112 km sud ovest di Adelaide. È lunga 145 km e di larghezza variabile tra 900 m e 57 km, per un’area complessiva di 4.405 km quadrati. Ospita 4000 persone, l’economia è basata su agricoltura, turismo e pesca. Occupata 11.000 anni fa dagli aborigeni, peraltro scomparsi verso il 200 a.C. l’isola fu scoperta nel 1802 dall’esploratore britannico Matthew Flinders che la battezzò “Kangaroo Island”. Nel gennaio 2020 è stata sconvolta da incendi che hanno interessato circa metà della sua superficie. Ha un ecosistema tutto suo che va preservato, ragion per cui i custodi sono molto attenti che i visitatori non introducano sementi e cibi non compatibili con l’habitat. Manuel la definisce “bella e particolare”, ci cammina in giornata per ore fino a farsi venire il mal di schiena. Koala e canguri allo stato brado, foche e leoni marini: bianchi dove la sabbia è bianca, neri e perfettamente mimetizzati dove è nera. A proposito, deve tirare un’aria forte, dalla foto che lo ritrae imbacuccato. Del resto le formazioni rocciose sono scavate dal vento: si inseriscono nel paradiso naturalistico di Kangaroo Island che Manuel immortala, per condividere con me e con i lettori. 🦘

Gino e Giulia Cecchettin

Gino Cecchettin, padre di Giulia – morta a 22 anni per mano del fidanzato l’11 novembre 2023 – è senza dubbio un uomo forte e ammirevole. Lo vedo e sento durante il programma serale Cartabianca, condotto da Bianca Berlinguer. Sempre composto, quasi sereno nel ricordare la figlia e testimoniarne le qualità. Il ministro Valditara che presenta alla Camera la Fondazione Giulia Cecchettin, dichiara che il patriarcato non esiste e accusa l’immigrazione. Elena, la sorella di Giulia precisa: “Mia sorella uccisa da un ragazzo bianco, italiano e per bene”. Gino mantiene la calma, misurando e soppesando le parole: “La violenza sulle donne è un fallimento collettivo” e ricordando la figlia dice: “Era simbolo di altruismo e amore”. Senza peli sulla lingua è Mauro Corona, ospite fisso, per il quale il patriarcato esiste ancora. Forse il patriarcato no, ma la mentalità patriarcale sì. Il tasso di femminicidi in Italia gli dà ragione, spesso per mano di congiunti. Imparare a convivere con il dolore per la perdita di un figlio è il messaggio che giunge da Gino Cecchettin e anche da Al Bano, tra i più longevi e popolari cantanti italiani che perse la figlia Ilenia in circostanze misteriose a New Orleans il 5 gennaio 1994, a 24 anni. Con grande pietà per le vittime, intendo spostare l’attenzione sui familiari che devono sopravvivere a una tragica perdita e provano a metabolizzare il dolore, escogitando modi che li espongono e sono talora criticati. La morte non è un tema dibattuto nei salotti e neanche nel privato. Si posticipa l’argomento, con la speranza che ci tocchi il più tardi possibile. Purtroppo però è imprevedibile. Quando riguarda persone giovani, private della vita per mano altrui è oltremodo dolorosa. Rimangono le opere dei sopravvissuti a mantenerne in vita il ricordo.

Uomini e Solidarietà

19 Novembre ’24, Santa Matilde e Giornata Internazionale dell’Uomo, per me una vera novità. Detta anche Festa dell’uomo, è una ricorrenza internazionale, che si celebra il 19 novembre di ogni anno in 50 paesi del mondo. A differenza della Giornata Internazionale della Donna, non è riconosciuta dall’ONU. L’evento è nato in Ghana dove la prima celebrazione è datata novembre 2009. In Italia viene celebrata dal 2013. Tra le finalità, promuovere modelli maschili positivi, e questo mi pare ottimo. Dalle mie parti va forte il 2 Agosto quale festa degli uomini, che si trovano per condividere panini ‘onti’, canti e lo spirito goliardico. Poi ognuno dà lo spessore che crede all’evento che mi sfiora soltanto. Casualmente su Rai3 serale intoppo nel programma ‘I nuovi eroi’ e sento la storia di Simone Baldini, un modello maschile veramente mirabile. Giustamente è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. “Da pompiere a Cavaliere” chiosa lui, atleta paralimpico riminese, soprannominato ‘Iron Baldo’. Con una disabilità motoria, era stato immortalato in carrozzina mentre spalava fango dalle strade di Forlì a maggio 2023. Un gesto di solidarietà che gli è valso l’onoreficenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Prima della disabilità motoria agli arti inferiori – emersa nel 1997 a causa di un virus al midollo spinale – Simone praticava calcio, nuoto e andava in bici. Dopo la malattia si è cimentato negli sport paralimpici, vincendo parecchio e in solidarietà. Un angelo del fango in sedia a rotelle, uno dei trenta eroi insigniti dal capo dello Stato del titolo di Cavaliere, come esempio di dedizione civile. Un conforto ad avere uomini così. Con tanti complimenti e auguri, nella giornata odierna e oltre.

Arcipelago delle Cicladi

Una delle tracce più gettonate dagli studenti di terza media durante la prova scritta di Italiano era questa: “Se vincessi un viaggio premio, dove andresti e perché?”. Mi ritorna in mente e rivolgo la domanda a me che sono in pensione, dopo aver letto l’articolo: Alle Cicladi cercando l’isola che non c’è, di Alessandro Allocca su il venerdì di Repubblica. Dal greco Kyklos, che significa cerchio, trattasi di quasi 220 isole nel mare Egeo distribuite ad anello, di cui appena 25 quelle di fatto abitate. Tra le più famose Mikonos e Santorini, dove ebbi la fortuna di approdare con mia mamma nel 2006, in un tempo non ancora caratterizzato dall’overtourism. Da allora il bianco e il blu sono la coppia cromatica, imperante in Grecia che prediligo. Se avessi la possibilità di tornarci, seguendo le indicazioni dell’articolo, visiterei altre isole: Sifnos, Naxos, Keros, Delos. A Sifnos vive Kostas Depastas, 90 anni, il più anziano ceramista delle Cicladi. Naxos è nota per gli uliveti secolari, alcuni di oltre 600 anni, autentici monumenti secolari. I reperti scoperti a Keros fanno pensare che fosse un centro di spiritualità per i popoli antichi. Delos è legata alla mitologia: culla di Apollo e Artemide, sito sacro e snodo commerciale, attrae pellegrini e mercanti da tutto il Mediterraneo. In definitiva, le Cicladi sono un arcipelago ricco di storia, cultura e bellezze naturali che vale la pena di esplorare. Se non fisicamente almeno attraverso i servizi e le fotografie, come quelle inviatemi da Mariuccia durante la sua vacanza in Grecia. Se poi arrivasse un viaggio premio…

Nord/Sud

Mentre faccio colazione – serviti i tre gatti – presto un occhio al programma ‘Sette giorni’ che riserva un servizio allo ‘Squilibrio Demografico’ esistente tra Nord e Sud. Le due città rappresentative di tale fenomeno sono Lecce e Milano: nella città barocca ci sono più anziani che persone in attività lavorativa, mentre i dati si invertono nella città della Madonnina. Da un rapporto generale sul lavoro, pare che ci siano tre adulti in età lavorativa per ogni persona over 65 anni. Non mi sembra neanche una sorpresa: è da decenni che si registrano più vecchi che nuovi nati e molti meridionali si spostano al Nord per lavorare. Conosco diversi pugliesi che lavorano o si sono stabilmente trasferiti in Veneto per motivi economici. Così conobbi Liliana, una ventina di anni fa: io insegnavo Lettere nel Corso serale ad Asolo, lei era operaia in una industria del legno della zona e voleva conseguire il Diploma di Licenza media. Orgogliosa e tenace, di strada ne ha coperta da allora: ha fatto il corso per Oss (assistente socio sanitaria) ed è tornata in Puglia. Ma due figli su tre sono rimasti in Veneto. La sua è una storia di immigrazione e ritorno a lieto fine. Era pugliese anche il mio stimato professore di Italiano Armando Contro, cui ho dedicato il romanzo Il Faro e la Luce. Gli intervistati durante la trasmissione concordano nel riconoscere a Milano molta capacità attrattiva, mentre Lecce lamenta una fuga di giovani e sovrabbondanza di anziani. Una soluzione, proposta da una onorevole intervistata potrebbe essere lo smart working, ovverosia il lavoro da casa, sperimentato durante la pandemia, però in aggiunta a servizi, infrastrutture, sostegno alla natalità e quant’altro. Non sono un’esperta e mi limito a delle considerazioni ‘di superficie’. Gli antichi dicevano In media res stat virtus: se avessero ragione?