Parlare di vacanza in questo periodo è scontato. In Italia, durante il periodo estivo vanno in vacana circa 36 milioni di persone, mentre il 44,8 % della popolazione non le farà a causa dei rincari oppure per altri motivi. Io aspettavo con ansia di fare la domanda di congedo tra luglio e agosto quando ero in servizio come insegnante. Da pensionata è tutto più rallentato e gestisco il mio tempo senza orpelli. Ad esempio sono legata alla cura dei tre gatti e non sento il bisogno di allontanarmi. In passato era diverso, ma dopo la pandemia sono cambiate anche le mie abitudini. Ognuno si regola a seconda della sua situazione e dei suoi obblighi. Comunque è sacrosanto il diritto di staccare ogni tanto dalla routine, specie se pesante. Conosco persone talmente prese da molteplici obblighi, che non sanno concedersi un attimo di pausa, con la conseguenza che diventano dipendenti cronici dello stress. Mi ha colpito la seguente notizia di cronaca bianca: anche il Santo Padre, Papa Leone XIV è in vacanza, da ieri 6 luglio fino al 20, e poi di nuovo a metà agosto. Il luogo è Castel Gandolfo, la residenza estiva dei Papi, a circa 25 km da Roma, nei Castelli Romani. Ieri all’Angelus l’ho sentito augurare ai fedeli: “Spero possiate fare tutti un po’ d vacanza”. Il Pontefice dimostra di tenere in conto la salute psico – fisica, com’è normale che sia perché anch’egli è un uomo, sebbene sia il Capo della Chiesa Cattolica e rappresenti il vicario di Cristo sulla terra. Infine, la parola vacanza deriva dal sostantivo ‘vacantia’ che significa avere tempo libero. Ognuno sceglie liberamente come impiegarlo. Anche in controtendenza, senza assecondare la moda imperante.
Categoria: Emozioni e pensieri
Fatalità e negligenza
Da ragazza sono stata qualche volta al Piave, comodo ma pericoloso anche decenni fa. Mai messo piede in acqua però, troppo fredda per i miei gusti. Comunque sono stata punta da un insetto insinuatosi tra le pietre del greto che mi ha lasciato sul braccio una specie di cicatrice. Anche per questo, la balneazione fluviale nei pressi del cementificio a Pederobba è durata poco. Ho letto con sgomento che domenica pomeriggio è annegata nel Piave Adna, una bimba di dieci anni, di origine macedone che si trovava con i genitori e i fratelli nei pressi del fiume. Si è tuffata in acqua e non è più riemersa. Praticamente sparita sotto gli occhi dei genitori. Pochi giorni prima era annegato nell’acquapark Tintarella di Luna di Castrezzato (provincia di Brescia) Michael, un bambino di quattro anni. Matteo Formenti, il bagnino 37enne indagato per la sua morte si è suicidato. Il piccolo era sfuggito all’attenzione dei genitori e il bagnino non era a bordo vasca quando Michael è annegato. Tragedia sulla tragedia. Anche in questo caso, i genitori erano presenti. Ma come erano presenti? Delegando la responsabilità? Certo la fatalità è una concausa inevitabile, ma spesso registro la tendenza a colpevolizzare gli altri quando succedono disgrazie. Nonni, insegnanti, responsabili di strutture estive sono stati coinvolti in tragiche vicende per “culpa in vigilando” che non serve tradurre. La mancata o insufficiente sorveglianza di un minore è oggetto dell’articolo 2048 del Codice Civile. Ritengo sarebbe buona cosa diffonderlo a tutti i livelli, quantomeno per evitare che una disgrazia ‘sfuggita di mano’ ne inneschi un’altra, come è capitato allo sfortunato bagnino.
Pio, un faro di luce
La mia infanzia non è stata rallegrata dai nonni, di cui ho sentito la mancanza durante la crescita ed anche nella maturità. I maschi sono mancati molto presto, seguiti a breve dalle nonne. I cento chilometri in lambretta che mia madre Giovanna faceva con me sul sellino posteriore per andare a trovare nonna Adelaide erano viaggi avventurosi, per ovvie ragioni non frequenti. Forse per questo mi è particolarmente cara la figura delle persone longeve, meglio se arrivate alla fine del viaggio dopo aver seminato abbondantemente il percorso di impronte originali e durature. Come Pio Zardo, amante dei pennelli e della poesia, accompagnato stamattina al camposanto di Casoni a Mussolente. Il post odierno intende essere un omaggio alla sua persona gentile e creativa, ed anche un augurio di permanenza attiva per chi resta: la moglie Maria, i figli Marta, Noè, Sulamita, Ruben, parenti, amici e simpatizzanti. Marta gli portava da leggere i post del mio blog che gli destinavo e Lui diligente li ordinava nella cartellina. Una volta si era addormentato con il foglio in mano e la cosa mi ha intenerito. Sono onorata di averlo avuto tra i lettori dei miei articoli, il più autorevole per età, un personaggio. Grazie a lui, ho percepito il piacere dello scambio generazionale che mi è mancato. Rispondeva al telefono con voce calda e tono gentile. Disponibile e generoso, ha spanto la sua arte a casa mia e altrove, trasmettendola ai figli. Pio è un faro che illumina il percorso.
Due facce discordanti
TG1 ieri sera: vedo il video “Dentro Gaza” e in coda il matrimonio di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon e Lauren Sanchez, peraltro già sposati ufficialmente in America. Due facce molto discordanti della stessa medaglia, una metafora della povertà disarmante e della ricchezza soverchiante. Premetto che non non ce l’ho con i ricchi e non invidio i miliardari, che devono vedersela con i contestatori. Per inciso, considero fuori luogo sia l’eccesso di critiche, sia il clamore attorno a questa vicenda che sa molto di propaganda e poco di amore. Ma il matrimonio non è un contratto a due? Per Bezos sono arrivati 200 invitati extra ricchi con mezzi non certo popolari… comunque auguri agli sposi che dopo tre giorni di festeggiamenti blindati torneranno a casa, restituendo Venezia ai suoi cavilli. Molto più coinvolgente il video su Gaza, con l’illusione che sia un prodotto cinematografico, in realtà una testimonianza cruda e angosciante: macerie, bambini che esibiscono pentole per avere cibo, tende, lenzuola bianche per avvolgere le vittime. Credo che la tivu di stato dovrebbe concentrarsi su queste informazioni, piuttosto che sulla parata di stelle di un magnate. Chissà perché mi viene in mente il proverbio: “Il pesce grande mangia il pesce piccolo”. Per tornare all’altra faccia della medaglia, credo che la neosposa Lauren stia molto attenta a cosa mettere sotto i denti, anche per infilarsi senza difficoltà nei suoi molteplici cambi d’abito. Non la invidio affatto. Trovo deprimenti lo sfarzo e l’esibizionismo, a qualsiasi latitudine. La buona informazione dovrebbe tenerne conto.
Compleanno del blog verbamea
Nove è un bel numero, secondo Dante numero perfetto. Sia come sia, ci siamo trovate attorno a due tavolini della gelateria San Gaetano, da Mariano in paese, per festeggiare il primo lustro del mio blog. Ringrazio di cuore: Adriana da Valdobbiadene, Pia, Serapia, Francesca, Lucia, Marcella e Adriana da Crespano. Assenti giustificate Sara, Nadia, Mariuccia, Veronica e Marta. C’era posto anche per chi non è venuto. Peccato per Giancarlo e Gianpietro assenti, ma vicini moralmente. Manuel mi segue da Sydney e Ivano commenta quasivofni giorno. Certo il blog non si aspettava di essere festeggiato e di ricevere addirittura dei regali. A dire il vero, io avrei soprasseduto, se un amico non avesse sottolineato l’importanza dell’evento. Per me scrivere è terapeutico e lo faccio molto volentieri. Che qualcuno gradisca e mi risponda, direttamente o in privato è un valore aggiunto. Complimentandosi per l’evento, Erica mi ha scritto: “Leggere le tue parole è sempre un piacere, perché sanno intrecciare pensiero, ironia e autenticità. Grazie per condividere con noi lettori e lettrici questo spazio così speciale”. Visto che io considero le parole dei fiori – del resto antologia, il testo usato a scuoa significa raccolta di fiori quali brani scelti – regalo particolarmente gradito è quello scritto nero su bianco, come ha fatto Rossella che mi ha definita: “Una poetessa dal piglio giornalistico”. Corroborante anche il pensiero di Nadia, mamma di Manuel, che considera la lettura serale dei miei post come un dolcetto a fine pasto. Mi viene da sorridere, sento che i lettori mi nutrono e io mi rinfranco. L’idea di avviare un diario online a cavallo tra narrativa e attualità si è rivelata ottima per esprimermi e scambiare punti di vista con i miei contatti. Non è mio interesse espandermi, bensì mantenere il mio pubblico affezionato (circa 500 visite a settimana e 150 visitatori) che si arricchisce di ingressi inaspettati (Ciao Magaly). Grazie a tutti! Buona lettura! 🌻
Lea, una brava attrice e non solo
Lea, la diva silenziosa, amante di cani e gatti Mi piace il nome Lea (usato nel mio ultimo romanzo Ricami e Legami) e trovo interessante il sostantivo ‘antidiva’, riferito all’attrice Lea Massari, morta il 23 giugno a quasi 92 anni. Nata a Roma il 30 giugno 1933, si chiamava Anna Maria Massetani, in arte Lea Massari: aveva adottato il nome del compagno Leo, morto in un incidente 8 giorni prima del matrimonio. Ricordo vagamente qualche sua interpretazione per la tivu in bianco e nero, anche se è stata pure attrice di teatro. Da trent’anni si era ritirata dalle scene, preferendo occuparsi di animali e ambiente. Un po’ come Brigitte Bardot, quasi coetanea (90 anni), attrice, modella e animalista. Credo possegga una grande personalità chi riesce a non diventare vittima dello sfavillante mondo dello star system, sistema che sfrutta l’immagine di attori/attrici, trasformandoli in icone popolari. Quindi un doppio omaggio alla persona che il giornalista Maurizio Porro definisce “Bella e scontrosa” nel servizio che le dedica a pag. 37 del Corriere di oggi. L’attrice Lina Sastri che aveva lavorato con lei confida: “I cani, che trattava con grande affetto erano i suoi compagni di vita. Da loro non temeva né tradimenti né delusioni”. In un momento di difficoltà, aveva venduto i suo gioielli per sostenere dei canili. Sarà perché in questo periodo sto scrivendo di cani, sarà perché lo sguardo enigmatico di Lea Massari mi appare molto felino, ma provo simpatia per Lei che ha saputo fare delle scelte controcorrente. Sebbene avesse lavorato per grandi registi, come Monicelli, Scola, Risi, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni aveva abbandonato il mondo del cinema nel 1990. Dopo il suo ritiro dalle scene, si era trasferita con il marito Carlo Bianchini in Sardegna, accudendo cani, gatti e lottando contro la vivisezione. Una bella donna, una brava attrice, una donna di carattere.
Ascolto, questo sconosciuto
Mattina. I bambini del vicino Nido stanno facendo attività fuori. Li sento vociare e anche gridare. Una maestra dice: “Smettila” e mi ricorda un aneddoto curioso. All’inizio della prima elementare, mio figlio aveva preso un castigo che doveva ricopiare un certo numero di volte. Questo il testo: “Non si grida inutilmente”. E cosa fa il bricconcello? Di sua sponte aggiunge una esse al verbo grida, cosicché si legga: “Non si sgrida inutilmente”. Non so come l’abbia presa la maestra, ma il carattere tosto dava i suoi primi segnali. Il campanile batte le nove di una mattina che si prospetta caldissima ma – quel che è peggio – afosa. Forse i bambini si adattano meglio dei grandi al cambiamento climatico. Percepisco le loro grida come manifestazione di gioia ed entusiasmo. Viceversa mi infastidiscono molto quelle degli adulti. Non mi capacito dei toni alti dei clienti dei bar, sia maschi che femmine: sembrano tutti sordi! Alla base, sospetto ci sia maleducazione e sottostima dell’ascolto, una delle abilità della scuola media, che sono: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Evito di fare considerazioni didattiche, perché i docenti hanno perfino troppe gatte da pelare in questo periodo. L’inquinamento acustico è nutrito anche in famiglia e sembra addirittura un valore tra i giovani che fanno bisboccia il sabato sera. Festa di fine anno, compleanno, matrimonio…perfino santo patrono sono occasioni per ‘farsi sentire’ che non mi trovano affatto d’accordo. Un corso sul silenzio non sarebbe male, accompagnato da esercizi adeguati. Con buona pace dei ristoratori, probabilmente abituati all’alto volume e di conseguenza tolleranti. Per me, “Meglio un silenzio sensato che parole senza senso”.
San Giovanni 2025
Oggi, 24 giugno 2025 san Giovanni il Battista profeta (considerato il precursore di Gesù), figlio di Zaccaria e di Elisabetta che lo ebbero in tarda età. La sua nascita fu annunciata dall’arcangelo Gabriele a Maria quando andò a trovare Elisabetta. La data mi è cara per ragioni che dirò dopo. Intanto auguri a chi porta questo bel nome, soprattutto al chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con successo alle anche e al mio ex allievo Giovanni Gazzola, ora brillante universitario e valido ciclista. Mia mamma portava questo nome nella versione femminile. I diminutivi sono parecchi: Giovannino, Nino, Gianni, Vanni, Zanni. Il nome Giovanni deriva dall’ebraico che a sua volta deriva dal greco, trasformato in latino Joannes e poi Johannes. Interessanti anche le varianti straniere: John inglese, Jean francese, Johannes tedesco, Juan spagnolo. Il significato può essere ‘misericordioso” ma anche ‘un figlio molto atteso’. Nella classifica dei nomi scelti per un bambino si piazza piuttosto bene, anche se in passato era più diffuso, spesso scelto per i bambini nati dopo lunghe attese o come segno di gratitudine. Adesso vengo a me. In questo giorno di 25 anni fa (era il 2000) mi trasferivo da Possagno a Castelcucco, dall’appartamento in Viale Canova nella casa di proprietà in Via dei Tigli, pianta cara al Parini. Perciò nel mio almanaccare, un passaggio di consegne da uno scultore ad un poeta. Il trasloco è stato avventuroso e stressante: molta soddisfazione, ma anche molta fatica nel gestire una casa a un piano e mezzo per due persone, me e mio figlio. Novità positiva lo scoperto, dove ho liberato la voglia di fiori e di piante, con l’ingresso di criceti e canarini. Successivamente di cani e gatti. Oggi ci sto proprio bene, padrona del mio tempo e del mio spazio che trascorro volentieri in studio, scrivendo soprattutto. A proposito, venerdì il mio blog compirà un lustro, cinque anni di buona compagnia. Con il sostegno e il contributo dei miei amici lettori. Buon San Giovanni! 🌻
20esimo post a 4 mani: Supanova Comic
“Domani avrà delle novità, se tutto va bene” è il messaggio inviatomi da Manuel sabato. Ieri mi ha svelato l’arcano: ha chiesto e ottenuto una giornata di ferie, per partecipare a una sorta di festa in maschera dove lui ha impersonato Wei Wuxian (mai sentito), un personaggio immaginario che il nostro Ingegnere elettronico definisce “A cavallo tra un mago e un guerriero, una sorta di pifferaio magico guerriero che non usa una bacchetta, ma un flauto”. Beh, ci voleva qualcosa del genere per distrarmi dalla calura e trasportarmi nel mondo dei fumetti. Manuel ci teneva a partecipare al raduno che gli ha consentito di fare “Una bella esperienza” che si aggiunge a quella simile vissuta a Lucca. Allo Stadio Olimpico convertito, tra l’altro in Centro Fiere si è tenuto un Comic, un raduno per chi ama i fumetti “Un po’ piccolino rispetto ai nostri standard, ma ben fatto… con brave persone che hanno fatto costumi veramente belli”. Manuel non lo precisa, ma sono sicura che il costume se l’è fatto da sé, come era successo l’anno scorso, da bravo artigiano sartoriale. Adesso veniamo al personaggio, a me ignoto. Cedo la parola a Manuel. “È il personaggio di una serie di libri di un’autrice cinese. L’ambientazione è una sorta di Cina medievale – mistica. Tutta la vicenda gira intorno ad una falsa accusa che ha portato Wei al patibolo nella vita precedente. Ma viene riportato in vita ‘a sorpresa’ e sfrutta questa seconda occasione per raddrizzare il torto subito, restando sotto mentite spoglie fin quasi all’ultimo”. Non è il mio genere preferito, ma la presentazione è davvero accattivante. Potrei occuparmene, se non fosse per la mole dell’opera: “Il tutto lungo cinque libri”, decisamente fuori misura per me. Mi piace l’idea che agisca uno strumento musicale al posto della bacchetta magica. Calato nelle vesti del mago/guerriero/pifferaio, Manuel adesso elaborerà il ‘piano’ del suo atteso rientro a casa. Arrivederci a Settembre! 🪈
Frutti inattesi 🍑
Anni fa avevo scritto un testo intitolato MarmellADA – scherzando un po’ sul mio nome – sull’eccezionale raccolta di albicocche, frutti non dell’attuale pianta, ma di un’altra molto fruttifera, che però ha avuto vita breve (non tratto le piante). Preciso che l’albicocca è il mio frutto preferito, seguito dalla prugna ben matura. Ordunque, le piogge abbondanti e continue di primavera hanno compromesso l’impollinazione delle piante da frutto, compreso il ciliegio che non ha prodotto nulla. Prevedevo lo stesso risultato per il vecchio Albicocco, perché fiorito solo in parte, spogliato dei bei petali rosa da Giove pluvio. Invece ho dovuto ricredermi, perché da un paio di giorni raccolgo le albicocche cadute dai rami più alti che erano sfuggite allo sguardo: ammaccate, per il contatto col suolo e rapidamente preda delle formiche, a cui le sottraggo per portarmele nella fruttiera. Il primo assaggio mi restituisce il sapore antico e pieno. Trasformo quelle segnate in deliziosa marmellata, ops confettura. Sono così grata al VECCHIO ALBICOCCO che gli dedico la seguente poesia. Lo davo spacciato/il vecchio Albicocco/dalle insistenti piogge/d’Aprile tartassato./Invece con sorpresa/in alcuni frutti reperiti/tra il fogliame e il marciapiede/ne ho scorto la ripresa./Dai rami più alti/sono caduti Armelin/tondi e arancioni/come piccoli meloni./ Grata li raccolgo/e li assaggio curiosa./Nel palato il gusto/ esplode: una delizia!/Non c’è paragone/con la frutta del rione./Il vecchio Albicocco mi sorprende:/è davvero stupefacente!
