Selfie pericolosi Sabato arriva presto. La mattina è dedicata ai capelli. Se non ho l’argomento su cui scrivere il post, devo cercarlo tra le pagine del settimanale Oggi, mentre sono dalla parrucchiera sotto il casco. Lo trovo a pag. 41, nell’articolo intitolato IL SELFIE È PIÙ PERICOLOSO DEGLI SQUALI che evidenzia la leggerezza di chi non bada al pericolo, pur di fotografarsi e quindi postare, in situazioni di pericolo. La rubrica è concepita sulla base di un dialogo tra una figlia e un padre, che ammette l’escalation di pericolosità, nonostante salutari divieti, talora ignorati. Vale ad esempio per il divieto di balneazione sul fiume Piave che ha già fatto delle vittime (come gli anni scorsi). Riporto la parte finale dell’articolo, che ironicamente – ma non troppo – suggerisce un’alternativa all’ignoranza colpevole, dato che centinaia di persone hanno finora perso la vita per avere ‘like’. “Ora dovremmo prendere provvedimenti contro i selfie. In alcuni luoghi, particolarmente rischiosi, ci sono già cartelli di divieto. Se la gente rinuncia al buon senso, bisogna costringerla ad indossarlo. Come le cinture”. Un tempo, non molto lontano si andava in moto senza casco e in macchina senza cinture. Anch’io mi adattai con difficoltà, ma ora è naturale indossarle. La società dell’immagine ci ha iniettato il bisogno di visibilità ad ogni costo che fa a pugni con l’individualismo diffuso. Una via di mezzo sarebbe auspicabile per una convivenza più serena.
Categoria: Emozioni e pensieri
L’unica costante della vita è il cambiamento (Buddha)
Piove, esco con l’ombrello per una puntatina al bar. Il quotidiano preferito è occupato, così prelevo il settimanale 7 che ha in copertina Adriano Celentano molto giovane, in spiaggia. Cerco nelle pagine interne qualcosa che mi faccia riflettere e trovo il materiale in due articoli ravvicinati. Il primo, di Mauro Bonazzi si intitola: “Tutto si trasforma nel tempo. Le amiciizie mutano, a volte si spengono” seguito a breve dal pezzo di Silvia Avallone intitolato: “L’ansia di giovinezza non mi convince. Ogni età si vive a pieno sapendo che finirà”. L’autrice sostiene la bellezza del cambiamento, persuasa che: “La consapevolezza che nulla rimane autentico mi permette di godermi ogni minuto: cosa che a vent’anni non sapevo fare”. Dopo la maternità, la giornalista, autrice di molti romanzi sull’adolescenza ha cambiato registro. Mi viene in mente il bellissimo film, visto a scuola con i miei studenti Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991): quattro donne, quattro storie e due generazioni a confronto. Al di là delle singole storie, sono trattati temi d’attualità, tra cui la necessità della trasformazione che investe anche le amicizie. Per quanto mi riguarda, la mia rete affettiva si fa e si disfa. Non frequento più persone che mi erano molto vicine nel passato, ma ne ho conosciute altre che compensano il vuoto lasciato. Non sono nostalgica e penso che il meglio debba ancora arrivare. Aspettarlo in allegra compagnia è un privilegio, persuasa che “Il prodigio di vivere è che ci si trasforma” (Silvia Avallone).
Scrivere perché
• In studio, infilato tra libri di scuola e non, c’è di sicuro Un altare per la madre, premio Strega nel 1978, uscito in queste settimane in Iran, col titolo Immortalidade. Ne è autore lo scrittore padovano Ferdinando Camon, novant’anni tra qualche mese, di cui ho letto l’intevista ieri sul Gazzettino a firma di Edoardo Pittalis. Confesso che del breve romanzo, considerato il suo capolavoro, ricordo assai poco e mi riprometto di riprenderlo in mano. Piuttosto mi ha incuriosito la frase: “Mi sento un personaggio aggirato dalla storia” che sul momento pensavo contenesse un errore riferito alla parola aggirato, che avrebbe potuto essere raggirato. Invece no, lo scrittore – che è anche poeta – intende dire che la civiltà contadina da lui descritta non esiste più. “È un bene o è un male? Certo è un evento inevitabile”. Nelle sue parole è palpabile la nostalgia per alcuni grandi valori che sono stati accantonati o dimenticati, preoccupato “che i figli dei miei figli vivano in una civiltà che non è figlia della mia”. Il tono diventa più conciliante quando gli viene chiesto Cosa vuole dire fare lo scrittore. Risponde da scrittore: “Miro a fare libri il cui pregio deve essere la scrittura, la qualità letteraria. La scrittura ha dato senso alla mia vita”. E qui gli do perfettamente ragione. Anche per me scrivere è vitale, non saprei fare altro con lo stesso entusiasmo. La condizione di “pensionata creativa” che mi attribuisco mi consente di coltivare un hobby che è anche una medicina, come precisavo al mio stimato professore di Liceo Armando Contro che scherzando me la attribuiva come una malattia. Comunicare, esprimersi in qualunque modalità è un ponte verso gli altri e un segno tangibile del nostro passaggio.
Cani, amici inaspettati
Estate, stagione dura per i cani: molti vengono abbandonati in prossimità delle ferie. Per fortuna c’è chi agisce in senso contrario, per recuperare il proprio amico a quattro zampe sparito dalla circolazione. È ciò che è successo al proprietario del pastore australiano Mario, sparito dopo il furto nella casa di Francesco Lovato, che dopo il danno subisce la beffa. Il fatto è successo martedì scorso a Fanzolo. Le ricerche del cane sono iniziate subito, ma finora senza esito. Perciò il suo proprietario offre mille euro a chi lo trova, come si apprende dell’articolo a pag. VIII del Gazzettino odierno. “Questo è un incubo e il mio cuore è a pezzi, non chiedo altro che il suo ritorno. Immaginate il dolore di perdere il vostro migliore amico, il vostro compagno di vita” dichiara il proprietario che al furto in casa deve aggiungere la perdita del cane Mario, non a caso un nome umano. Spero tanto che il segugio faccia ritorno a casa, e magari che i ladri si mettano una mano sulla coscienza e collaborino alle ricerche. Anch’io ho vissuto un’esperienza simile, quando sparì da casa Briciola, un bel gattone tigrato. Dato per morto, ritornò pelle e ossa dopo una settimana. Anche il cane Astro era scappato dal cancello rimasto incautamente socchiuso durante una visita. Lo ritrovò mio figlio, dopo un paio d’ore in una stradina laterale, disorientato e impaurito. Era già anziano e forse intendeva ripetere il giretto che facevamo insieme. Era un cane buonissimo e ringraziai la buona sorte di averlo indietro. Non serve che ribadisca l’importanza del legame che si può creare tra animale e umano, salutare e terapeutico soprattutto per le persone sole e/o anziane. Sto portando a termine la storia di Ben e di Rex, passati ‘dalle stalle alle stelle’ con l’aggiunta di simpatiche altre storie canine. Tra qualche mese il prodotto finale.
Un dramma senza fine
L’attualità incombe come un masso devastante. Vorrei evitarla, ma sento il dovere almeno di parlarne. Nel nord della Striscia è stata bombardata l’unica chiesa cattolica di Gaza, la Chiesa della Sacra Famiglia. Da oltre 20 mesi ci vivono 541 persone circondate dalle bombe. Colpito da un tank israeliano, è crollato il tetto dell’edificio: sono rimasti uccisi il custode e due fedeli. Ferito il parroco missionario padre Gabriel Romanelli che dice: “Terrorizzati ma non andremo via”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che la chiesa è stata colpita “per errore”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha espresso dubbi anche sulla dinamica dell’attacco e ha detto che: “Questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi”. Sono desolata. Stamattina durante il telegiornale delle sette ho sentito parlare di “Sindrome palestinese, quando la vita diventa un trauma senza fine”, dato per scontato che significa, anche senza spiegazione scientifica. In Palestina, quasi un bambino su due soffre di disturbo post traumatico da stress: non dorme, scatta ad ogni rumore. È un dramma quotidiano che invade corpi e menti. Mi sento molto a disagio perfino a scriverne. Vorrei fosse un brutto sogno o la trama di un film dell’orrore. Invece è realtà che dura dal 7 ottobre 2023. Intollerabile.
A Bassano per infortunio tablet
Viaggetto imprevisto a Bassano, in giorno di mercato. Ieri sera il tablet è sgusciato fuori dalla custodia, è caduto sul pavimento alla veneziana e… si è acciaccato! Nello specifico la videata si è come rivestita di una tendina celeste che mi complica lettura e scrittura. Ho telefonato immediatamente al Phone World Riparazione di Zhou Jie in via Jacopo Vittorelli, dove il problema è stato identificato: rottura del monitor. Una bella rottura aggiungo io, che da vari mesi non metto più piede nella città dei miei studi superiori. Detto, fatto. Parto prestino da casa, per trovare parcheggio, non scontato di giovedì, sebbene i negozi aprano abbondantemente dopo le ore nove. Mi colpiscono le calzature dei pedoni sull’acciottolato tipo sanpietrino: scarpe da ginnastica, sandali con la zeppa, tacchi a spillo e perfino stivali sulle cosce. Siamo in città. Al guinzaglio passano anche un paio di barboncini. Nella piazza sottostante ci sarà più movimento, dato che là si concentrano le bancarelle. Faccio un salto, in attesa che il negozio apra. Vorrei andare in biblioteca, come ai vecchi tempi, ma temo di perdere il turno per la ‘visita’ al mio tablet. Conosco piuttosto bene l’area, percorsa con meno trasporto da studente liceale. In un quarto d’ora compero due paia di pantaloni di lino e un prendisole di cotone da commercianti cinesi, per una modica cifra, il che mi mette di buonumore. Cerco il furgone del cibo cotto da asporto, ma deve essere in ferie. Chiedo informazioni per acquistare un Ibiscus al signore che vende piante: vorrebbe vendermi l’ultimo a prezzo stracciato, ma rifiuto perché lo vorrei grandino, per sostituire l’Olivagno che mi è morto. Torno sui miei passi e una graziosa signorina apre il negozio e accoglie la mia richiesta di riparare il tablet infortunato. Lei si consulta con il tecnico planato nel retrobottega, per sapere se si può fare. Ovviamente non capisco una parola di cinese, ma lei ha compreso il mio dilemma: per scrivere il post e postarlo ho bisogno del tablet. Il salvataggio sarà effettuato domani, quando arriverà il monitor appena ordinato. Poteva andarmi peggio, non mi resta che aspettare. Ritorno alla macchina con la mia spesa veloce. Mangerei un gelato da passeggio, se la gelateria fosse aperta, ma non lo è ancora. Lungo il viale alberato dove ho parcheggiato, è tutto un frinire di cicale.
Il primo concittadino centenario
[ ] Un compaesano ha raggiunto l’ambito traguardo dei 100 anni e fornisce pure la ‘ricetta’ per arrivarci. Risponde al nome di Alfonso Forner, ‘Castelcucchese doc’ che ieri in Municipio ha ricevuto una targa ricordo, “esempio di forza e resilienza” dal Sindaco Paolo Mares, insieme con gli amministratori locali. Ex Alpinio, contadino da sempre che continua ad occuparsi dell’orto in prima persona – vigilato dai figli Adriano e Dario – al microfono confida il suo segreto di longevità, in un simpatico misto dialetto – italiano: “Lavorare finché si è giovani, camminare, parlare poco, risparmiare il fiato per quando si è vecchi”! Simpatico nonno, in un mondo oberato dai bla bla bla il suo ultimo consiglio è attualissimo e lo estenderei a molte comparsate politiche in televisione e fuori. Più complesso l’invito a lavorare, perché Lui stesso è preoccupato per i suoi nipoti, a causa dei venti di guerra che soffiano da vicino e della complessa crisi mondiale. Sul camminare sono pienamente d’accordo. Lo consiglia anche il 96enne Silvio Garattini, quasi centenario, farmacologo, fondatore e presidente dell’lstituto ‘Maio Negri’ di Milano. I centenari residenti in Italia, al primo gennaio 2024 sono 22.552, in crescita rispetto al decennio precedente. L’81% sono donne. I supercentenari – che hanno raggiunto i 110 anni di età – sono 21, di cui soltanto uno di sesso maschile. La Liguria è in testa tra le regioni con più centenari, seguita dal Molise e dal Friuli-Venezia Giulia. Invece il paese con più centenari è Perdasdefogu, in Sardegna, una zona dell’Ogliastra, una delle 5 zone blu al mondo. Comunque anche Castelcuxco è un paese dove si vive bene. Io ci abito dal 2000 e lo confermo. Alfonso Forner è un invidiabile concittadino che indica il percorso.
Fatalità o negligenza?
Sono rimasta molto scossa da quanto successo a Terracina: la 31enne Mara Severin è morta per il crollo del solaio del ristorante Essenza dove faceva la sommelier. “Non si può morire seguendo le proprie passioni” titola un quotidiano. Mara gestiva la cantina, ma era anche responsabile del servizio in sala. Il ristorante Essenza con stella Michelin era affollato di clienti quando sono stati uditi due distinti boati, seguiti dal crollo dell’intero solaio della sala. Il locale era stato ristrutturato a gennaio, il che rende ancora più incredibile la disgrazia. Si indaga per omicidio. La prima cosa che mi viene in mente è che i lavori siano stati fatti male, come purtroppo si verifica in diverse situazioni. Se così fosse, fatalità esclusa, la responsabilità sarebbe tutta umana. Angosciante sapere che una professionalità appena sbocciata – si era diplomato sommelier nel 2022 – sia stata troncata sul nascere. Il pinot nero era il suo vitigno preferito, una passione per il settore che lei stessa aveva raccontato pochi mesi fa a Cibo Today. Quindi Mara era motivata, preparata ed entusiasta di fare un lavoro nel mondo della ristorazione, che è uno dei settori forti della nostra economia. Chissà che bei progetti avrebbe realizzato, sfumati per colpa di un solaio crollatole addosso. Tra l’altro, ha allertato lei la clientela di ciò che stava per accadere, mettendola in salvo. Non è riuscita a salvare se stessa. Allunga drammaticamente l’elenco delle morti sul lavoro, non per sua distrazione, bensì per probabile negligenza altrui. Dovremmo tenerci cari i pochi giovani che non scappano dall’Italia, Paese dalle infinite fragilità, non solo ambientali.
Kazakistan e cani
Una bambolina di pezza dai tratti somatici asiatici è il dono che Flavio mi ha portato dal Kazakistan, originale e colorato, “offre morbidezza e confort per ogni abbraccio”. Io gli dedico questo post, che è pure un prodotto artigianale. Due parole per la mascotte: 20 centimetri di altezza, maniche di panno arancioni, gilet verde, gonna striata a righe, colbacco russo nero, da cui fuoriescono le immancabili trecce. Leggerissima e morbida, al momento mi fa compagnia sulla scrivania, accanto al computer. Ma può stare dovunque, simbolo di un mondo e di una cultura a 5000 chilometri da qui, dove il mio amico si è speso e continua ad operare. Lui mi ha fornito il materiale per il prossimo libro, che ha come filo conduttore l’amore per i cani, protagonisti principali Rex e Ben, con il corollario di altri cani nostrani, portatori di dedizione e amore incondizionato. Per me che stravedo per gatti, è stata una scoperta interessante e piacevole constatare che anche i cani, specie senza pedigree sono compagni amati da molti. Anzi, l’etologo Clive Wynne, autore del libro Dog is love, dice che sono animali sentimentali, “caratterizzati da una natura eccezionalmente socievole e fiduciosa”. Convengo con l’autore, perché le storie che ho raccolto me lo hanno confermato abbondantemente. Io stessa ho goduto della compagnia di Luna e Astro per quasi 18 anni, e il loro ricordo ne addolcisce la perdita. Tornando alla mia fonte, Flavio è un Italiano che si è fatto benvolere all’estero – dove vive e lavora da 30 anni – tanto che i suoi capi vorrebbero trattenerlo là, oltre la pensione. Non so cosa ne pensi Ben, il cagnolone di oltre 40 chili che lo aspetta a Canale d’Agordo, amato e attenzionato da Mariuccia, Sisto e Adriana. Rex è felicemente accasato a Taibon da Tania. Mi fa piacere sapere che ci sono tante persone che amano gli animali, in specie i cani. Se aumentano, leggendo il libro meglio ancora!
Tutela della salute
Non so se sia la frase giusta nel posto giusto: “La vita ha un tasso di mortalità 100 %, non se ne esce vivi! Per cui è inutile preoccuparsi di morire, bisogna invece preoccuparsi di vivere”. La leggo sulla bacheca della sala accettazione dell’Utap, mentre attendo di essere introdotta dal mio medico curante. Ritengo di essere in buona salute, ma ogni tanto è salutare uno scambio a quattr’occhi. Ho preso appuntamento e mi precedono poche persone, perché il servizio di Continuità Assistenziale è organizzato bene. Sono un po’ in anticipo, così per contenere l’ansia leggo ciò che mi può interessare come paziente: orari, servizi, informazioni… finché l’occhio mi cade sul pensiero filosofico riportato sopra che mi strappa un sorriso, ma mi fa anche riflettere. Pare che l’assioma sia di Francesco Vidotto, scrittore italiano, autore di libri di montagna. Ma ritengo il concetto primordiale. Anche gli antichi greci consideravano la morte un evento ineluttabile. Se ne sono occupati Platone, Socrate, Aristotele… e molti altri, anche in epoca moderna, compreso il poeta Baudelaire che ne parla in “I Fiori del Male”. Assodato che la morte è un tema centrale della Filosofia, credo sia utile e salutare valorizzare la vita, attraverso una somma di buone abitudini, comprensive dell’esercizio dell’Articolo 32 della Costituzione Italiana, da me tante volte richiamato a scuola quando insegnavo. In sintesi, l’articolo tutela la salute come bene ndividuale e collettivo. Il diritto alla salute purtroppo è un diritto violato in molte parti del mondo ed anche vicino a noi, a causa delle guerre in corso. La porta che introduce ai poliambulatori si apre. Salutare e rasserenante l’incontro con la mia giovane dottoressa.
