Forza, Maria Corina Machado!

Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana contro il regime di Maduro. Poiché vive in clandestinità, il premio è stato ritirato dalla figlia Ana Corina Sosa che ha letto un suo messaggio in cui la madre dedica il premio al popolo venezuelano e agli eroi che lottano per la libertà. Nata a Caracas 58 anni fa, laureata in Ingegneria industriale, madre di tre figli ha fondato il partito politico liberale Vente Venezuela e l’associazione civile Sumate. È anche una bella donna che deve avere un carattere d ferro, oltre che un’autentica passione politica. La mia amica Lucia ha un attaccamento affettuoso al Venezuela dove nacque e che lasciò da bambina (ne parlo nel primo episodio del mio libro Passato Prossimo, disponibile a domicilio), pertanto sarà contenta più di altri di questa vittoria, conseguita da una donna. Non conosco a fondo i problemi del Paese sudamericano, ma per certo il Venezuela affronta una grave crisi umanitaria, economica, politica… e la lotta per il potere tra il governo Maduro e l’opposizione. Che sia una donna, tenace e coraggiosa ad esporsi in prima persona mi commuove e mi fa ben sperare in un rinsavimento globale. Forza Maria Corina!

Evviva la Cucina Italiana!

Sinceramente me lo aspettavo: La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale culturale dell’UNESCO. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Lo ha deliberato il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi ieri a New Delhi in India che ha valutato oltre 60 dossier provenienti da diversi Paesi, inclusa la candidatura italiana per la cucina, approvata all’unanimità. Una bella soddisfazione, che non mi sorprende. Mi ritengo una buona forchetta, anche se non mi dà soddisfazione stare ai fornelli. Scherzando, spesso dico che avrei dovuto accompagnarmi a un cuoco! Comunque non mancano le possibilità di imparare dai diversi programmi culinari offerti dalla tivù dove i nostri chef sono delle autentiche star. Ma restando terra terra, ammetto che si mangia bene anche nei nostri Agriturismi e perfino sotto la tensostruttura in paese, a Castelcucco dove ho mangiato domenica scorsa e dove replicherò domenica 14, insieme ai miei coetanei per la Festa della Terza Età. Del resto, la convivialità è un ingrediente della motivazione del prestigioso premio, “che va oltre il semplice cibo, promuovendo convivialità, inclusione sociale, rispetto per la biodiversità, stagionalità e anti-spreco attraverso rituali familiari e generazionali”. Un riconoscimento a tutta la filiera dell’agro alimentare (conventi e nonne compresi)

Da Gaza agli ospedali italiani

In mezzo al mare magnum delle brutte notizie, quelle buone passano in subordine. È il caso dei bambini palestinesi giunti con voli umanitari da Gaza per essere curati in ospedali italiani, per gravi patologie. Accolti dal Ministro degli Esteri Tajani, sono atterrati ieri a Ciampino 14 bambini e familiari, seguiti da altri 7 bambini e accompagnatori, portando il totale dei minori accolti a circa 200, anzi il numero è salito a 232. l’Italia è in prima fila per aiutare la popolazione civile di Gaza, però è una goccia nel mare pensare a “Noi solidali e portatori di pace” a fronte di 68 milioni di tonnellate di macerie su Gaza. La tregua viene disattesa sia da Israele che da Hamas. Chissà quanto tempo ci vorrà per l’avvento della pace e quante vittime allungheranno l’elenco dei 30.000 e più morti finora. A Gaza non ci sono più zone sicure e l’espressione “Catastrofe umanitaria” si commenta da sola. Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, una voce importante per la Terra Santa e i cristiani afferma: “A Gaza non c’è più nulla. Bisogna pensare alla ricostruzione”. Ieri sera, durante il programma È sempre carta bianca, ho visto dei filmati di un realismo angosciante. Mi auguro che i bambini giunti in Italia per essere risanati possano sperimentare gli effetti contrari dell’odio, senza coltivare sentimenti di vendetta.

“Mettetemi/ tra gli scaffali di una libreria/”

Puntata di corsa al bar, perché ho diverse ‘incombenze domestiche’ da sbrigare. È una giornata limpida, il sole fa bene alle ossa e allo spirito. Dalla rapida scorsa del quotidiano, mi soffermo sulla notizia della morte di Anna Toscano, 55 anni (nata a Treviso e veneziana d’adozione), fotografa, poetessa, drammaturga, giornalista e critica culturale, docente “una figura estremamente poliedrica”. Non la conoscevo, ma emotivamente la considero una collega, per l’amore incondizionato alla parola. La scrittrice viveva in laguna da sette anni e amava Venezia. Commovente l’annuncio della dipartita che il marito Gianni Montieri, anch’egli poeta ne dà sui social: “La mia Anna, la mia adorata Anna, da stamattina è libera, è andata”. Trovo congeniale la definizione di “esploratrice della parola” che le viene attribuita e mi incuriosisce soprattutto il suo ruolo di poetessa. L’articolo si conclude con l’intensa poesia che ha il sapore del testamento spirituale: “Abbattetemi, seppellitemi/dove possa sentire il frusciare/delle pagine dei libri/che ho amato o non ho ancora letto./Ardetemi, mettetemi/tra gli scaffali di una libreria/bruciatemi con i miei zaini/quaderni e penne e occhiali./Voglio un’eternità/piena di parole, libere.” Per uno scrittore, la parola è la materia prima dell’arte e Anna la considera il suo vademecum per l’aldilà! Grandioso!

“Una preghiera, due preghiere pregherò…”

Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.

La casa nel bosco

La casa nel bosco. Sembra il titolo di una favola, ma non c’è modo di fantasticare, è tutto vero. Ne parlano da giorni, anche durante il programma Quarta Repubblica visto ieri sera su Rete 4. La vicenda è nota: tre minori – due gemelli di 6 anni e la bambina di 8 -:sono stati tolti alla coppia anglo-australiana nel bosco, in Abruzzo. Ne è nato un caso politico perché il giudice prevarica sulla famiglia. La casa è vicina alla strada, il bagno non c’è – è all’esterno – non hanno acqua corrente né elettricità. Sospensione temporanea della responsabilità genitoriale per i genitori: Nathan, ex chef inglese e Catherine, psicoterapeuta australiana. I servizi sociali si erano mossi a seguito del ricovero della famiglia un anno prima per intossicazione alimentare da funghi raccolti nel bosco. Ci sono sostenitori pro e contro la scelta di vivere isolati. Bisognerebbe conoscere le motivazioni del Tribunale. Al momento non riesco a schierarmi, ma qualcosa non mi torna. A esempio la donna, per la consulenza ‘spirituale’ pare percepisca 200 euro, che non mi sembrano pochi. Che sia arrivata qua dalla lontana Australia, nazione enorme da sembrare un continente mi pare strano, nel senso che laggiù poteva trovare silenzio e ristoro a chilometro zero. Sull’istruzione parentale, prevista in Italia sarei anche favorevole, però in gruppo si impara meglio e prima. Lo dico da ex insegnante, favorevole all’inclusione graduale. Bisognerebbe sentire i bambini, però dopo un’esperienza di vita scolastica in classe. Le mie attenzioni, come quelle dei giudici sono rivolte ai minori. Vedremo come si risolverà la vicenda.

Imbrattare l’ambiente

Puntata veloce al bar e scorsa altrettanto rapida al quotidiano disponibile, la tribuna dove mi attrae il titolo: Daspo a Greta “Via da Venezia”, in riferimento al blitz degli ecologisti che ieri hanno colorato di verde il Canal Grande, 37 persone denunciate; ordine di allontanamento dalla città e divieto di tornarci per le successive 48 ore per l’attivista svedese Greta Thunberg, per la quale non provo grande simpatia. Concordo col presidente della Regione Veneto, Luca Zaia che trattasi di azioni che danneggiano l’ambiente, costringendo ad interventi di ripristino. Insomma, protesta buona nelle intenzioni contro il “collasso climatico”, ma dannosa nei fatti. La parola ‘daspo’ molto usata in ambito sportivo è un acronimo, cioè una parola che si forma con le iniziali o le sillabe di altre parole, come Fiat, tanto per fare un esempio. In pratica è una sigla che sta per: divieto (di) accedere (manifestazioni) sportive, nel caso di Venezia esteso a manifestazione non autorizzata. L’ambiente è già abbastanza inquinato; armati di taniche cariche di colorante gli attivisti hanno versato la sostanza in acqua, tingendola di verde fosforescente, cioè alterandone il colore originario. Usare le parole appropriate e con calma, non sarebbe più semplice? Credo che il mondo della cultura dovrebbe farsi sentire. Imbrattare l’ambiente è l’ultima spiaggia (speriamo pulita).

Il cuore, oltre le gambe

Avevo dedicato alle gemelle Kessler il post del 18 novembre. Oggi ci torno, dopo aver letto nella Repubblica di ieri il testo: “Un’eredità che arriva in dono a tutti” di Concita De Gregorio. Come da previsione, la giornalista all’inizio ricorda le gemelle per le lunghissime gambe e i balletti in cui si muovevano all’unisono, spostando poi l’attenzione su ciò che Alice ed Ellen erano dietro la sfavillante facciata “dove niente è come sembra”. Ne trae il profilo di due persone “rigorosissime, dotate di multiformi talenti, acute, determinate, fiere, sensibili e segnate da grandi dolori”. La scelta di lasciare questo mondo insieme, nell’impossibilità di vivere una senza l’altra turba molti, ma personalmente mi commuove. Se penso alle liti tra consanguinei nelle famiglie normali, loro testimoniano una sorellanza totale, per cui avevano rinunciato al matrimonio e ad avere figli. Senza eredi, con un colpo da maestro hanno lasciato tutti i loro beni a Medici senza frontiere, Unicef e altri enti che si occupano di bambini, lasciandoci in dono una lezione silenziosa: “meglio fare e non dire, che dire e non fare”. L’ultimo spettacolo offerto testimonia quanto cuore ci fosse oltre le gambe.

Altruismo nel fango

Tra tante notizie di cronaca nera, solleva il morale sentire che esiste ancora l’altruismo. È il caso che riguarda Quirin Kuhnert, 32enne originario della Baviera morto per salvare Guerrina Skocaj, l’anziana vicina di casa durante la frana che ha colpito il Friuli, a Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, all’alba di lunedì. “Ho visto Quirin e Guerrina travolti dal fango” racconta Matteo Betteto, gravemente ferito ma sopravvissuto al cataclisma, paragonato a un’esplosione. Una storia drammatica dove emerge la generosità di questo giovane che muore mentre cerca di salvare la vicina 83enne, trovata poi anche lei priva di vita. Conquistato dalla zona del Collio in Friuli, dove veniva in vacanza da bambino, Quirin aveva aperto con la compagna un locale di enogastronomia. Una foto postata su Instagram ne denota qualità e temperamento. Il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro, nell’esprimere le condoglianze ha evidenziato come il comportamento generoso di Quirin sia doppiamente lodevole in una situazione ad alto rischio per la sua stessa vita. In un periodo influenzato pesantemente dall’individualismo, sapere che ci sono ancora persone capaci di badare agli altri in difficoltà riaccende la fiammella della speranza in un mondo più umano.

Addio ad Alice ed Ellen Kessler

La notizia della morte di Alice ed Ellen Kessler mi ha rattristato, ma soprattutto incuriosito, riguardardando in simultanea entrambe. D’altronde, essendo gemelle monozigote, unite in vita hanno deciso di esserlo anche per congedarsi. Un esempio di coerenza e alterità. Durante 1Mattina News, Umberto Broccoli le definisce “Esempio di simmetria perfetta” non solo come ballerine, ma per come hanno vissuto, condividendo tutto fino alla fine. La scelta della morte assistita, pianificata da tempo, più che turbarmi mi emoziona. Credo che la loro unione non fosse di facciata, bensì reale e pertanto ammirevole. Nate a Lipsia il 20 agosto 1936, a distanza di mezz’ora una dall’altra, non hanno avuto un’infanzia semplice, ma da piccole hanno mirato all’indipendenza. Negli Anni Sessanta, con la televisione in bianco e nero, pressoché identiche, alte, bionde, con lunghissime gambe diventano protagoniste del varietà serale, ammirate dagli uomini e apprezzate dalle donne. Sempre composte e misurate, sincrone nei movimenti e nel parlato con l’inflessione tedesca. Massimo Gramellini nel Corriere, titola “L’anima gemella” il suo pezzo, che conclude dicendo: “Le Kessler hanno voluto riunire in morte l’unico elemento che le separava in vita: i corpi. Ora, e per sempre, sono una cosa sola”. La scelta di andarsene insieme (pare che una delle due fosse seriamente ammalata) era stata anticipata in un’intervista concessa per l’88esimo compleanno. Aldo Cazzullo nello stesso quotidiano le considera “Simbolo di un’Italia che non va né idealizzata né rimpianta; ma va assolutamente ricordata e raccontata”. Sottoscrivo.