[ ] “Terrorismo domestico” è stato definito l’episodio successo a Minneapolis, durante il quale un agente dell’Ice ha ucciso la 37enne americana Renee Nicole Good, poetessa e madre di tre figli, una figlia di 15 e due figli di 12 e 6 anni. Alla guida del suo Suv durante un’operazione anti – migranti ha ignorato l’ordine dell’Ice (agenzia che si occupa dell’immigrazione) di uscire dall’auto, ha messo la marcia indietro e ha cercato di andarsene. Secondo il sindaco Jacb Frey è stata colpita a bruciapelo, con tre colpi di pistola alla testa da un agente federale durante un’operazione dell’Ice. Secondo Trump l’agente: “Ha sparato per difendersi” e definisce la vittima “un’agitatrice di professione”. Inaudito. Per il governatore del Minnesota, Tim Watz la sparatoria era “totalmente prevedibile” e “totalmente evitabile”. Ho visto il video trasmesso dal telegiornale e sono anch’io di questo avviso. Trovo poco plausibile che una poetessa si dia ad atti di “terrorismo domestico”. Avrà tentrato di scappare e gli agenti hanno il grilletto facile, specie in America. Nel 2020 Renee Nicole Good aveva ottenuto l’Academy of American Poets Prize con la poesia “On Learning to Dissect Fetal Pigs” , titolo che tradotto mi trasmette un brivido (Imparando a dissezionare i maialini fetali). Stavolta, purtroppo, è stata ‘dissezionata’ lei. [ ]
Categoria: Attualità
Inaudito
Inaudito, è l’aggettivo più appropriato per esprimere lo sdegno provocato dall’aggressione alla troupe italiana in uno dei locali della coppia corsa Jacques e Jessica Moretti, proprietaria del Constellation andato a fuoco la notte di Capodanno, causando una strage. Al Niguarda sono ricoverati 11 pazienti di cui 6 in terapia intensiva e 3 in gravi condizioni. Mentre scrivo, a Bologna stanno per officiare le esequie di Riccardo, Giovanni, Chiara, Achille e Sofia. Doveroso un minuto di raccoglimento in tutte le scuole. Mi viene da pensare che l’attacco alla stampa italiana con parole pesanti sia una escrescenza del male che si autogenera. Insulti, spintoni, acqua gelata a tre troupe della Rai ma anche a giornalisti stranieri. Informare è il lavoro deI giornalista e ostacolarlo è un reato. Può essere che a seguito dell’inchiesta sulla strage, qualcuno perda il lavoro nei tre locali della coppia. Ma 47 persone hanno perso la vita! “Ho chiesto alla polizia di tutelare le troupe italiane” sono parole dell’ambasciatore. Da una parte la corsa per salvare i sopravvissuti alle fiamme, dall’altra il tentativo maldestro di salvare il posto di lavoro, fors’anche no in regola. Sono sconcertata. Da giovane avrei fatto volentieri la giornalista, lavoro che sentivo nelle mie corde. Ne deriva una solidarietà spontanea verso chi lavora con la notizia. Indignazione verso chi la ostacola.
Epifania e befana
Epifania e Befana: pare che ci sia un nesso tra le due ricorrenze. Dal punto di vista linguistico, la parola befana è una contaminazione linguistica da epifania che significa illuminazione. Massimiliano Ossini, conduttore di UnoMattina si riferisce a una leggenda che sintetizzo così: i re magi, persa la strada verso la capanna chiedono indicazioni a una vecchia che gliele nega. Poi però si pente, prepara un cesto con doni per i magi che ha perso di vista perché nel mentre hanno ripreso il cammino. Pertanto distribuisce i regali a chi incontra, tornando sui suoi passi. Mi pare un buon compromesso, anche se nei messaggi che mi arrivano predomina l’anziana signora con la scopa che ogni tanto perde l’orientamento. Certo, data l’età! In un simpatico messaggio è sprofondata nella neve e dal cumulo fuoriescono la gerla, le sue scarpe e la scopa. Mi sento piuttosto distante da questo tipo di rivisitazione magica, però mi piace l’idea della befana/strega buona che distribuisce doni ai bambini al di sotto dei 7 anni. Avevo quell’ età quando in una super calza della Ferrero, di cui mio padre era rappresentante trovai dei libri, il regalo più gradito. Gli adulti avrebbero bisogno di ben altro: speranza, pace, amore… in definitiva quello che troviamo nella capanna.
San Francesco, un fiume in piena
Sto finendo di leggere Francesco, di Aldo Cazzullo, gentilmente prestatomi da Lucia. Poderoso e scritto in maniera avvincente, non è il genere letterario che preferisco, a cavallo tra storia e letteratura, ma “Il Primo Italiano” come riporta il sottotitolo del libro merita un’eccezione. L’autore del Cantico delle Creature o di Frate Sole mi ha accompagnato durante le lezioni di poesia ai miei studenti ed era il capofila del Programma d’esame delle classi terze. Quasi un familiare. Vedo sul tablet che Angelo Branduardi è in tour con “Il Cantico” dedicato a San Francesco: stasera 5 gennaio sarà al Teatro Duse di Bologna. Se abitassi là, ci andrei di sicuro. Lo ritengo un raffinato omaggio, per ricordare gli 800 anni dalla stesura dell’opera. Venendo alla biografia di San Francesco – che in realtà si chiamava Giovanni – scopro che gli piacevano i gamberi di fiume, le erbe aromatiche e certi dolcetti. Sempre di buonumore, era innamorato della natura e delle creature, con una predilezione per gli uccellini. Comunque, lui identificava tutto e tutti con l’appellativo ‘fratello’ oppure ‘sorella’, anche il corpo e la morte. Gran parlatore, non gli interessava la popolarità, ma ampliare la cerchia dei ‘fratelli’. Tuttavia di popolarità godette in vita, tanto che fu proclamato santo, appena due anni dopo la morte, avvenuta “Secondo le fonti più attendibili, il crepuscolo di sabato 3 Ottobre. Otto secoli fa”. Mi rimane da leggere l’ultimo episodio “L’eredità di Francesco”, come un fiume in piena.
La luna del lupo
Siamo in fase di luna crescente: dopo il Primo Quarto, più della metà del disco lunare riceve la luce solare, ma non è ancora completamente illuminato. A me però sembrava quasi piena, ieri sera e anche stamattina presto, tonda e gialla nel cielo blu scuro. La prima Luna Piena di gennaio è chiamata la Luna del lupo, per una tradizione che arriva dalle popolazioni native del Nord America dove la stagione riproduttiva dei lupi era appunto gennaio. In questo periodo di freddo e introspezione, il significato esoterico della Luna del Lupo è un richiamo alla natura selvaggia e alla connessione spirituale. Appurato che siamo nell’anno delle 13 Lune piene e che la luna crescente porta fortuna, io mi rivolgo al disco lunare, influenzata dal Leopardi e non solo. Mi viene la poesia Luna Indulgente Mi coglie di sorpresa/la Luna alta e gialla/nel firmamento sospesa/mentre mi accingo/a chiudere i balconi./La osservo, mi osserva./Mi sento attenzionata:/avrà qualcosa da dirmi/oppure aspetta/che mi sia palesata./Se così è, eccomi qua./Cosa puoi fare da lassù/per farci tornare umani?/Fai scendere le tue sorelle,/le stelle a riportare la luce!/Astro solitario/disposto ai soliloqui/un po’ come me./Grazie di essermi/amica indulgente.//
“Se investissimo sulle cose minime?”
La rubrica di don Antonio Mazzi mi offre lo spunto per il post odierno. Il titolo è un chiaro monito a non sperperare: “Regaliamoci un 2026 di solidarietà” con citazione del neuropsichiatra Giovanni Bollea che consigliava di evitare regali costosi ai figli, versando una quota ai bambini che soffrono la fame. Ma sono le parole del fondatore di Exodus a convincermi: “E se trasformassimo le Feste in una specie di banca che investe sulle cose minime: gli odori, i sapori, i sorrisi, i silenzi, gli sguardi, le musiche?” Su questa linea minimale mi sono mossa anch’io, donando qualcosa fatto con le mie mani: muffin e confetture di albicocche/prugne rigorosamente mie, oppure con la mia mente, nel caso della poesia accompagnata dalla foto ispiratrice. I destinatari hanno gradito e il loro apprezzamento mi nutre. A mia volta ho ricevuto doni che implicano sensibilità e gentilezza. Particolarmente graditi i rami di Calicantus di Lina e la vendita di alcune copie del mio ultimo libro Amici Inaspettati da parte di Lara, mia parrucchiera di fiducia, e non solo. Intercettando un mio desiderio, Manuel mi ha fatto trovare sotto l’albero A tavola con le ricette del convento, e mio figlio il manuale di difesa alimentare Fa bene o fa male? testi che sono le due facce della stessa medaglia, perciò non posso trascurarmi. Ometto l’elenco di altri graditi regali, perché sarebbe piuttosto lungo. Ah, ho appena trovato una profumata bustina di tisana alle more di Lucia nella cassetta della posta! Anche se vivo da sola (con tre gatti e quattro canarini) non conduco vita solitaria, dedicando il mio tempo migliore a pensare e a scrivere.
Morire bene è un privilegio
“Non so se è tra i morti, non so se è tra i dispersi” è l’accorato messaggio della madre di uno dei dispersi della tragedia in Svizzera, che ha prodotto 47 vittime, 6 italiani dispersi, 115 feriti giovanissimi. Un bilancio spaventoso di quanto successo durante la festa per accogliere il nuovo anno nel locale Le Constellation di Crans-Montana. La deflagrazione pare innescata da un rogo partito dalle fontane pirotecniche poste sui tappi delle bottiglie, cioè da un elemento decorativo extra che doveva valorizzare la festa. Incredibile come la morte viaggi col divertimento. Sono annichilita, annientata per le giovanissime vittime, desolata al pensiero di come si sentiranno i genitori. Uscire di scena tardi, nel proprio letto e per cause naturali è un privilegio. Dalla finestra del mio studio vedo le cime innevate del Monte Grappa che di prima mattina sono baciate dal sole e conferiscono una luce rosata all’insieme. Mi viene spontaneo pensare alle migliaia di giovani vittime della Grande guerra custodite nel Sacrario Militare di Cima Grappa: 12.615 Italiani – identificati 2283 – 10.295 austro/ungarici. Purtroppo le guerre esistono ancora, tante e anche vicino a noi che siamo comunque vittime della precarietà e della sorte/fortuna, cui i Latini aggiungevano l’aggettivo buona o cattiva. O miserae sortis/Oh, che sventura!
Tenace come un fiore
“Non rassegnatevi, siate esigenti, coraggiosi” è un passaggio del discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella rivolto ieri sera agli Italiani. Parole misurate che abbracciano la vita della Repubblica, quest’anno 80enne. “La nostra aspettativa è rivolta alla pace” esordisce il Presidente che poi rivolge la domanda: “Cosa posso fare io?”, invitando a rimuovere il senso di impotenza che si annida in molti. In una sorta di film della memoria, ricorda le tappe compiute dall’Italia “grande Paese”, elencando però anche i momenti bui e ciò che non funziona, come i troppi morti sul lavoro. Non a caso chiude il suo dire, rivolgendo l’invito ad operare, ognuno nel suo campo, per il bene individuale e collettivo. “Schiena dritta e alziamo gli occhi” è il commento che Adriana fa alla mia poesia Fiore Audace che ho dedicato ai miei contatti, nelle intenzioni beneaugurante. L’anonimo bulbo di Amaryllis si è trasformato in uno splendido fiore multiplo che svetta verso l’alto, indice silenzioso di tenacia. Riporto le prime due strofe, a beneficio dei lettori, rinnovando gli auguri di un sereno e produttivo anno nuovo. Il fiore in vaso sbocciato/ad aprirsi non si è limitato,/svetta deciso verso l’alto/con l’audacia di un guerriero/foriero del messaggio:/”Guarda innanzi, tira dritto/non piangerti addosso/se sbatti contro un sasso!”/. Silenziosamente, con la forza dentro di sé, l’anonimo bulbo è diventato un meraviglioso fiore. Proviamo a fare come lui.
Bella storia di fine anno
Poche ore e chiuderemo l’anno 2025! Ho già predisposto il nuovo calendario sotto quello che sta per concludere l’onorato servizio. Devo ancora sbrigare qualche faccenda prima di Capodanno. Non mi spendo in preparativi goderecci, preoccupata di proteggere dai botti di stasera i miei conviventi felini: Grey, Pepita e Fiocco. Non tutti festeggeranno, specie chi ha perso un proprio familiare; parlo di molte persone, note e meno note. Comunque c’è anche chi si è salvato ed è ancora tra noi, grazie alla sollecitudine di un medico. Lui si chiama Alberto Brolese ed è diventato un medico eroe. Direttore della chirurgia generale 2 di Trento, il giorno di Santo Stefano era ad Adria in vacanza, interrotta prontamente, mettendosi alla guida verso l’ospedale Santa Chiara di Trento, per soccorrere un 77enne che aveva mangiato troppe lenticchie e si era procurato una lesione all’esofago. In realtà non c’entrano le lenticchie – poteva essere qualunque altro cibo – ma la sindrome di Boerhaave, una lacerazione spontanea e completa dell’esofago che comporta una mortalità dell’80 %. Un paziente in fin di vita e 200 chilometri da percorrere ad alta velocità, col fazzoletto bianco fuori dal finestrino, per dimostrare che non faceva il furbo sulla corsia di emergenza. Intercettato da una pattuglia della polizia stradale, viene scortato nella parte finale del viaggio ed entra in sala operatoria. L’interveno dura quattro ore e il paziente viene dichiarato fuori pericolo. Grazie al chirurgo, alla polizia… e alla buonasorte.
Se capitasse a me
In erboristeria compero delle tisane per delle amiche. Quando entro c’è il titolare con la figlia che mi serve. Nel mentre entra un signore che si intrattiene a parlare con il proprietario il quale, successivamente ci tiene a informarmi: il cliente ha vinto un super premio: 200.000 euro e una casa in Sardegna, giocando la schedina vincente del concorso “VinciCasa” di Sisal, a Onè di Fonte. Sono piacevolmente sorpresa e pendo dalle sue labbra. A suo dire, il fortunato è un pensionato e si godrà di sicuro la super vincita, tanto che pensa di trasferirsi nell’isola. Beato lui, gli faccio tanti auguri di sereno e salutare soggiorno. Giocata la schedina alla vigilia di Natale, non poteva capitargli regalo più bello! Ciò detto, mi sono interrogata su come potrei reagire io a una tale vincita. Premetto che non ho mai giocato e non mi interessa farlo. Lo faceva mia madre, in maniera contenuta: comperava vari biglietti della lotteria di Capodanno, ma non mi risulta abbia mai vinto. Per me erano soldi sprecati! Diceva che lo faceva per noi tre figlie. Se avesse vinto, magari ce li saremmo litigati. Apprezzo la sua eredità materiale fatta di quadri a mezzo punto e lo spirito di indipendenza che mi ha trasmesso. Non invidio chi vince, deve essere un grattacapo gestire una grossa vincita. Per inciso, dalla nascita di VinciCasa, sono state assegnate ben 224 case. La dea fortuna è imprevedibile. Comunque, “Non basta essere fortunati, bisogna anche avere la fortuna di rendersene conto” (Mafalda)
