La vita oltre l’ostacolo

Per un anno ho insegnato alle serali. Il corso era frequentato da adulti sprovvisti di licenza media e ragazzi dai 15 anni che non erano stati ammessi all’esame di stato, oppure non lo avevano superato. Un’esperienza interessante e arricchente dal punto di vista umano, che non rinnovai gli anni successivi per motivi di famiglia. Tra i corsisti ce n’era uno sui 16 anni che si assentava spesso per motivi sportivi; infatti giocava a calcio, che non è una cosa straordinaria. Ma straordinarie erano le aspettative sue e del genitore che fosse un potenziale campione ed entrasse a fare parte di una squadra importante, con vitto e alloggio. Non ho più saputo nulla di lui, anche perché non era dei paraggi e immagino sia rientrato nel paese d’origine al Sud. La premessa per introdurre il tragico fatto di attualità che riguarda la 18enne stella del volley Jula Ituma, precipitata dal sesto piano dell’hotel di Istanbul. Pare si tratti di suicidio. “Ci si può ammazzare a 18 anni? Succede, può succedere” estrapolo dall’articolo che leggo a pag. 14 sul quotidiano la Repubblica di ieri. A sera inoltrata, la ragazza aveva parlato per telefono con la madre, informandola sull’esito della partita persa per due a zero. Anche con un amico, forse litigando. Poi una lunga chiacchierata con la compagna di stanza che infine si era addormentata. Lei no, i filmati dell’hotel la vedono girovagare inquieta per i corridoi dell’albergo, fino ad aprire la porta finestra del terrazzo e buttarsi giù. La madre non vuole credere a un atto volontario che ad oggi pare escluso. Di fatto una ragazza, fortunata rispetto ad altre coetanee, dotata di un fisico notevole e qualità sportive riconosciute, in preda a chissà quali demoni ha lanciato la sua vita oltre l’ostacolo. Immagino il dolore inesauribile della madre. Per Jula pietà e una preghiera.

Intelligenza artificiale

Quel mattacchione di Fiorello – che mi fa compagnia tutte le mattine su Viva Rai 2! – ha inserito di recente uno spazio dedicato all’intelligenza artificiale, ovviamente tutto da ridere: lo ricopre una ragazza che, richiesta di rispondere a una domanda, inserisce un sacco di strafalcioni su qualcosa di vero. Questo gustoso siparietto mi offre l’opportunità di dire la mia riguardo alle supposte ‘macchine intelligenti’, con cui mio malgrado vengo a che fare. Di recente ho avuto problemi di disconnessione, ovverosia sono stata privata sia dell’uso di internet, sia del telefono non so per quale guasto. Per la precisione, dal venerdì santo fino a martedì compreso, cinque giorni di isolamento, nonostante mi fosse stata assicurata l’apertura della pratica da Vodafone il sabato santo. Data la pausa pasquale, mi sono rassegnata. Adesso arriva il bello. Martedì mattina sollecito per la presa in carico del problema e ‘dialogo’ – si fa per dire – con un disco: rispondo a una serie di domande per verificare se sono io l’utente che chiama. Quando rispondo dove sono residente – tra l’altro dal 2000 – la voce registrata mi risponde: “risposta non corretta”, il che mi fa sorridere…ma anche innervosire, dal momento che avevo dato la stessa risposta il sabato, accettata ma senza intervento risolutore. Per farla breve, ho dovuto attendere pazientemente l’intervento di un operatore in carne e ossa, per dire come stavano le cose. Non molto dissimile è il disturbo quando devo prenotare un appuntamento e/o una visita medica. Mi chiedo: veramente le macchine possono sostituirci dappertutto? Pacifico che snelliscono le operazioni in svariati ambiti, ma badiamo a non dargli troppo spazio. Serve qualcuno che le controlli, quantomeno perché non replichino i nostri errori. Manuel, studente universitario di Ingegneria elettronica dice che il computer è una macchina stupida. Lui, intelligente e capace mi ha risolto in presenza un sacco di problemi. La presunta macchina intelligente riesce a darne, anche da remoto.

Morire alla vigilia di Pasqua

35 anni, l’età di mio figlio quella di Alessandro Parini, l’avvocato romano ucciso nell’attentato sul lungomare di Tel Aviv “biblica terra del latte e del miele” dove si è scagliata l’auto dell’attentatore poi ucciso dalla polizia. Sgomento è la parola che mi viene per quanto accaduto al giovane avvocato che era appena giunto sul posto per un periodo di vacanza. Sette persone sono rimaste ferite. Tra tante uscite di scena drammatiche, quella per mano d’altri e in ferie mi sembra la più beffarda. Oltretutto in Medio Oriente, in un luogo di forte impatto religioso per i Cristiani e non solo. Immagino come potranno sentirsi gli amici del giovane Parini, il cui cognome mi riporta all’autore del poemetto Il Giorno, tanto per rivisitare gli studi classici. E chissà come si era impegnato Alessandro per conseguire la laurea col massimo dei voti e quanti sogni avrà riposto nell’avviare la carriera di brillante avvocato ‘sempre col sorriso’ come lo descrivono. Durante la Via Crucis, il papa ieri sera ha ricordato le mamme private dei figli nella guerra in corso che varie volte il santo padre ha definito La terza guerra mondiale a episodi. Morire in un attentato rivendicato dalla Jihad islamica ne è una conferma. La madre del giovane avvocato è allineata alla madre del soldato morto in guerra e a tutte le madri che sono state private dei figli. La prima di tutte la Madonna, madre di Gesù che molti artisti hanno celebrato nelle loro opere, dai più famosi a quelli ‘anonimi’ ma tutti comprensivi della perdita inaudita di un figlio generato che viene a mancare prima del genitore. Gesù dopo la morte è risorto. Morire alla vigilia di Pasqua mi sembra inaccettabile. Mi auguro che i familiari delle vittime dell’altrui violenza siano profondamente credenti.

Salute, bene primario

Curioso che la 75esima Giornata Mondiale della Salute cada oggi, mentre ieri è stata la Giornata Internazionale dello Sport, due ricorrenze non in antitesi ma in correlazione. Avevo in mente di scriverne ieri, poi sono stata sopraffatta dall’attualità. Ora ci torno, combinando le due facce della stessa medaglia: salute e sport sono strumenti del benessere psico-fisico cui è doveroso tendere. Lo dicevano anche i latini: Mens sana in corpore sano e la ‘ricetta’ non è cambiata. Forse oggi c’è meno tempo da dedicare al corpo, causa i moltissimi stimoli esterni che favoriscono la pigrizia… però le palestre sono frequentate da persone di tutte le età, per rimettersi in salute e/o potenziare delle abilità. La salute è un bene primario sancito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, tante volte da me ricordato a scuola. L’ottanta per cento degli italiani la considera al primo posto tra i beni da salvaguardare, al pari della famiglia. Per quest’ultima non sarei tanto sicura, ma mi auguro di sbagliare. Pacifico che se non sei in buona salute, perde valore tutto il resto: amicizia, affetti, lavoro, hobbies… però incappare in qualche malanno può essere motivo per rivalutare tutto e godersi il tempo che rimane. È capitato anche a qualche santo, se non erro a Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti. Per dire che un evento spiacevole può innescare il cambiamento utile per rinnovarsi. il Ministero della Salute è l’ente che rappresenta questo diritto-dovere, e non è proprio al top in questo periodo, per problemi vecchi, sopraggiunti e congiunture varie. Speriamo in un cambio di passo. Quanto a me, sto parecchio attenta a non farmi male, sono per la moderazione in ogni ambito, cammino senza esagerare e mi alleno mentalmente, scrivendo e leggendo. Il blog in questo senso è un’ottima palestra, trovo che sia l’attività più piacevole della giornata che mi mette in comunicazione con le persone che poi mi rispondono. Del resto ho letto che tenere un diario è un modo per connettersi con altri, condividere pensieri ed emozioni. Ma anche per dialogare con se stessi, un salutare esercizio a costo zero. Buona salute a tutti!

Giochi letali

Dico la verità, avevo sospettato che la morte di Rkia Hannaoui, mamma 31enne di origine marocchina non fosse naturale: pensavo fosse partito un colpo dalla calibro 22 durante un’operazione di pulizia dell’arma da parte del vicino che è anche il padrone di casa, di cognome Stella…ma non c’è nulla di stellare nel drammatico susseguirsi dei fatti accaduti ad Ariano Polesine (provincia di Rovigo) dove la donna viveva in un casolare assieme ai due figli di 8 e 11 anni e al marito. Accertato che non si tratta di morte a seguito di caduta accidentale – come era stato tentato di fare passare la cosa – ma di colpo di arma da fuoco, ritrovata maldestramente occultata nel campo, l’autore dell’atto risulta essere il figlio minore della vittima, coperto dal fratello più grande e dal vicino di casa. Domanda spontanea: come si può giocare con le armi? Meglio: come si possono lasciare incustodite armi con il colpo in canna? Può essere che i bambini abbiano trovate le armi custodite, più appropriato dire malcustodite dentro il capanno del vucino. Non vorrei essere nei suoi panni, né in quelli del marito della sfortunata giovane madre e soprattutto in quelli dei due figlioletti, non imputabili per la minore età, ma che porteranno tutta la vita le conseguenze di quanto accaduto nel pomeriggio del 28 marzo scorso. Mio padre, di lavoro commerciante era anche cacciatore. A casa ricordo bene una rastrelliera con cinque fucili. Non mi è mai passato per la mente di occuparmene e non guardavo di buon occhio il suo hobby, fors’anche perché, essendo femmina non considerava di trasmettermelo. Comunque sono dell’idea che i bimbi piccoli vadano sorvegliati a vista perché sono spugne e tendono a ripetere le azioni dei grandi. Anche quelle tremendamente pericolose. Come purtroppo è successo.

Addio ad Ada d’Adamo

Mi colpisce molto la morte delle scrittrice Ada d’Adamo, nata a Ortona (Abruzzo) nel 1967, candidata al Premio Strega 2023 con il libro “Come d’aria”, edito da Elliot. Intanto per il nome identico al mio, ma anche per il cognome che include l’Adamo biblico…ma questi sono dettagli marginali. La scrittrice 56enne, malata di tumore da alcuni anni, era al suo esordio editoriale. Questo suo primo (e ultimo) romanzo prende ispirazione proprio dalle sue vicende personali: la scoperta della malattia e il rapporto con la figlia Daria, disabile dalla nascita. Il libro è tra i dodici finalisti del Premio Strega 2023. Continuerà a restare in gara ed essere selezionato fra i libri finalisti che possono essere cinque o sei, e quindi concorre anche per la vittoria. Elena Stancarelli lo ha presentato con le seguenti parole: “Come d’aria è un libro che fruga dentro il cuore del lettore. Serviva la lingua esatta e implacabile di questa scrittrice per riuscire a sostenere un sentimento tanto feroce”. Comunque vada o andrà, credo che sia stato terapeutico per chi l’ha scritto: scrivere comporta guardarsi dentro e aiuta ad alleggerire situazioni pesanti. Mi spiace molto per questa giovane donna, costretta a convivere con una pesante malattia e con una maternità estremamente impegnativa. In una lettera scritta a Corrado Augias su Repubblica riguardo il tema dell’aborto si era così espressa: “Anche se mi ha stravolto la vita, io adoro la mia meravigliosa figlia imperfetta”. Per dire come dalle situazioni più complesse e pesanti possa scaturire un amore tenace, anzi indistruttibile perché alimentato e cresciuto nelle difficoltà. Una testimonianza al femminile toccante che merita un abbraccio cosmico.

Una ragazzina coraggiosa

“Storia di ordinaria follia nella Russia di Putin”, parole di Giovanna Botteri riguardo il caso del disegno pacifista di Masha Moskaliova e conseguente arresto del padre, russo, considerato pericoloso. Ne sento parlare per i notiziari tivù e viene riproposto sabato sera durante la trasmissione Le Parole condotta da Massimo Gramellini su Rai 3. Aleksej Moskaliov, cittadino russo era fuggito dalla madrepatria perché condannato a due anni di carcere, con l’accusa di aver screditato la Russia: aveva pubblicato sui social il disegno della figlia adolescente contro la guerra in Ucraina. È stato arrestato a Minsk, in Bielorussia mentre la figlia 12enne, denunciata nella sua scuola è stata portata in un centro di ‘riabilitazione’. In una lettera che scrive al padre in carcere, lo incoraggia dicendo: “Siamo una squadra. Tu sei il migliore. Sei il mio eroe”. Come ha sottolineato la giornalista, è commovente il legame padre-figlia, uniti dall’amore di patria. Se corrisponde al vero ciò che leggo sul web, la ragazzina è stata allevata dal padre, dopo che la madre l’aveva abbandonata all’età di tre anni. Una somma di privazioni che non hanno tolto a Masha la forza di sostenere il padre incarcerato per aver criticato l’offensiva contro l’Ucraina. Trovo molto appropriate le parole di Giovanna Botteri riportate in testa al post. Tra tanti disastrosi effetti collaterali della guerra russo-ucraina in corso, è una consolazione prendere atto che emergano sentimenti radicati e che le giovani generazioni sostengano quelle adulte. Non so che futuro attenda la coraggiosa ragazzina. Il clamore mediatico attorno al suo caso potrà toglierle qualche spina dal fianco. Glielo auguro di cuore.

Una bella storia

Finalmente una bella storia. La leggo sulla pagina Attualità del quotidiano IL GAZZETTINO di ieri. Protagonista il medico bengalese Rasel Miah, 31anni, laureatosi in Veneto che esercita a Mestre. Giunto in Italia, dove il padre lavorava alla Fincantieri, a undici anni ha affrontato tutte le difficoltà di un immigrato senza farsi abbattere, anzi abbattendo lui i muri della diffidenza e del pregiudizio. Dopo sei mesi di ‘nebbia totale’ dovuta alla lingua, ha cominciato a orientarsi, aiutato dalla professoressa di Italiano che gli assegnava per casa compiti mirati. Da lì la sua scalata è stata ininterrotta, fino al successo attuale (anche un fratello minore è iscritto all’Università). Mi piacerebbe che anche gli studenti stranieri che ho avuto alle medie si fossero realizzati, non per forza con diploma superiore. Non erano molti, circa una ventina o poco più. Ricordo una dolce ragazza nera che pensava di fare la ginecologa, obiettivo in seguito ridimensionato per sua stessa confidenza. Princesse del Ghana aveva una splendida voce; per un po’ fece parte di un gruppo musicale e poi ne ho perse le tracce. Le ultime notizie la davano in Germania, dove Annu, indiana si è sposata mesi fa prima di trasferirsi in Canada. Diversi maschi del Marocco sono rimasti qua e ne incontro a volte qualcuno in pizzeria. Sul brasiliano Gabriel potrei scrivere un romanzo, ma lui ha già guadagnato visibilità in ambito sportivo. Temo che non tutte le storie, sovente problematiche dietro questi ex studenti si siano risolte positivamente. Immagino che la timida macedone di cui ho scordato il nome abbia messo su famiglia, mentre chissà dove vive ora una marocchina di forte temperamento. Comunque una sua connazionale ha completato il liceo scientifico con ottimi risultati. Visto che alla storia locale ho dedicato qualche romanzo, mi viene adesso l’idea che potrei dedicare un’opera futura al riscatto di qualche immigrato che abbia trovato in Italia la sua patria di adozione. Sono persuasa che la diversità si trasformi in ricchezza, se le motivazioni del cambiamento sono sostenute da buoni propositi e l’accoglienza non si esaurisce al momento dello sbarco. La testimonianza del medico bengalese Rasel è incoraggiante.

Lucertola docet

Stamattina niente auto, mi sposto a piedi. Vado a salutare Francesca che come me coltiva la scrittura. Scopro che è anche molto brava a disegnare. Mi mostra dei quadernoni dove ha trasferito i suoi pensieri con una minuta grafia. Nella custodia di un album da disegno custodisce una storia per le nipotine con protagonista il sole, adeguatamente illustrata. Io ho attrazione per i colori e per le forme, ma non sono dotata per il tratto fine. Compenso con la fotografia che ispira sovente le mie poesie. Al ritorno, puntatina al forno e al bar per dare una scorsa al quotidiano, ordinaria amministrazione. È tarda mattinata e non so ancora su cosa scriverò il post odierno. Mentre salgo sul marciapiede, una minuscola lucertola si intrufola furtiva tra le pietre: mi sorprende che sia tanto piccola e tanto veloce a mettersi al riparo dal mio eventuale calpestio. In tempo rapidissimo ha imparato a proteggere la sua vita. Purtroppo non succede altrettanto in fatti tragici, favoriti da imprudenza e sottovalutazione del pericolo. È quanto successo a Roberto Miron, il 16enne vicentino, morto a seguito della rovinosa caduta dal settimo piano del palazzo dove abita la nonna e da dove si era calato per recuperare il cellulare caduto dalla finestra del bagno. Dettaglio che rende il fatto ancora più penoso: era andato a festeggiare il compleanno della nonna. Si era poi appartato per comunicare con lo smartphone che gli era scivolato sul terrazzo del piano inferiore. Ma si può morire per recuperare un oggetto? Ovvio che non è colpa del telefonino, ma di un suo uso esagerato, per non dire sconsiderato. Il ragazzo frequentava il secondo anno del liceo scientifico e chissà quante volte avrà sentito educatori e genitori invitare a prendere le distanze dal digitale. È successo prima di lui e temo succederà ancora. Se la minuscola lucertola potesse parlare, racconterebbe di quanto costa salire e scendere muri. Mettendosi al riparo quando serve.

Sanità e Vecchiaia

Stamattina sono un po’ stanchina (la rima è uscita da sé), forse perché la caldaia va continuamente in blocco, forse per il cambio stagionale. Anche Lara, la mia fedele parrucchiera dice che i capelli ne risentono, specie i miei che sono lunghi. Vado a fare la spesa, come di consueto il primo giorno della settimana. Davanti a me spinge il carrello un’anziana sui novant’anni, incurvata sul manubrio come fosse un deambulatore. Noto che i piedi sono rivolti all’interno, misura molto piccola, un probabile 35 di scarpa, seguita a distanza da una ragazza (ma forse è una giovane donna, con gli anni non ci azzecco). l’Italia è un paese di vecchi e ci contendiamo il primato della longevità col Giappone. Bene, ma come ci arriviamo a questo traguardo? Come affronterò io la situazione tra una decina d’anni? Ovvio che cerco di tutelare la mia salute, non per nulla a scuola nominavo spesso l’articolo 32 della Costituzione Italiana che ribadisce essere la Salute un bene individuale e collettivo. Però il Servizio Sanitario Nazionale è in grave sofferenza: basti pensare alla situazione dei Pronto Soccorso e alle straordinarie attese di chi vi ricorre, pazienti e loro familiari sottoposti a stress inauditi. Leggo su Il Gazzettino di oggi lunedì 27 marzo che a breve molti medici in provincia andranno in pensione e c’è il problema di dividere gli assistiti tra i laureandi in medicina. Butto l’occhio sui programmi della sera e mi stuzzica la domanda: Curarsi è ancora un diritto? che introduce la puntata di PRESA DIRETTA di stasera su Rai 3 delle 21.20, che mi propongo di seguire. Cicerone scrive a 63 anni il De Senectute (Sulla Vecchiaia) dove afferma che la vecchiaia non va vista in modo negativo ma accettata con serenità, sfruttando le attività dell’anima: la conoscenza e l’esercizio della virtù (per la cronaca, lui muore ammazzato l’anno dopo, nel 43 a. C): parole bellissime! Però tra il dire e il fare…ognuno ci deve pensare a tempo debito, confidando nella buona sorte. 🍀