È sempre triste parlare di morte, soprattutto quando colpisce giovinezza, bellezza e servizio. Mi riferisco alle due ragazze musiciste Svetlana Semeykina, 19 anni e Kristina Spitsyna, 21anni, vittime dell’attacco missilistico russo di mercoledì che ha colpito il quartiere residenziale di Zaporizhzha dove ha trovato la morte un’altra persona. Le due ragazze stavano cantando e suonando in strada, un’ora prima dell’attacco, cercando di portare una nota di leggerezza e di sollievo con la loro presenza attiva. Avevano fondato il duo Similar Girls,n artiste di strada in tempo di guerra, un abbinamento arte/morte che sembra un ossimoro esistenziale (tipo morto/vivente, dolcezza/amara, ghiaccio/bollente). Chissà quante persone avranno allietato con le loro esibizioni le due coraggiose ragazze, perché ci vuole fegato a proporsi in certi contesti ad alto rischio. Si erano conosciute durante un concerto per militari. Da allora si esibivano sempre insieme nei bar, nei ristoranti, nelle piazze e nelle strade dell’Ucraina, una con la chitarra e l’altra con la voce. Obiettivo: raccogliere soldi per l’esercizio ucraino, per i militari al fronte, come i loro padri. “Credevano in una vita luminosa e pacifica sotto la bandiera ucraina”, racconta una loro amica. Il loro nobile obiettivo è stato azzerato dall’improvvisa e tragica morte. Comunque la loro testimonianza – peraltro non unica – non sarà dimenticata ed anzi camminerà sulle gambe di altri giovani. Personalmente ritengo che l’arte sia un ottimo collante per una vita al di sopra delle brutture. La semente sparsa dalle giovani artiste di strada produrrà senz’altro dei germogli che infine daranno splendidi fiori.
Categoria: Attualità
Arte violata
Dubito che i tre vandali autori dello sfregio alla Galleria Vittorio Emanuele in P.zza Duomo a Milano conoscano Dostoevskij e le parole messe in bocca al principe Miskin:”La bellezza salverà il mondo”. E neanche Sant’Agostino da cui derivano, per il quale bellezza non è da considerarsi solo in senso estetico, bensì come fusione tra armonia, equilibrio e grazia. Di sicuro l’atto è un attacco al patrimonio artistico italiano, come quelli recentemente compiuti ai danni della Torre di Pisa e del Colosseo. Preso atto della distinzione tra vandali e attivisti, la provocazione è evidente. La psicoterapeuta Maria Rita Parsi parla di “narcisismo provocatorio” e della necessità di “Educare alla bellezza”. Magari: introdurre a scuola una materia così aiuterebbe, come incentivate le ore di Educazione Civica. Il graffito impresso sul frontone con la vernice verde dai tre writers incappucciati di nero sembra privo di matrice ambientalista e/o politica. Il che, anche se fosse non alleggerirebbe lo scempio, perché il patrimonio culturale appartiene a tutti. Per rendere la mia idea, è come se qualcuno entrasse in giardino e danneggiasse i miei fiori. Giusto stamattina, verso le sette noto che è sbocciato un bellissimo gladiolo di colore lilla, in tono con la chioma della lagerstroemia sulla siepe. Lungo, elegante, maestoso regala bellezza allo sguardo e distensione all’animo. Lo fotografo da varie angolazioni e sento che la giornata è partita bene. Di converso, comprendo lo sdegno dei Milanesi per l’insulto arrecato ad uno dei simboli della città. Sono rattristata e preoccupata. Intuisco che il vissuto dei giovani – e meno giovani – vandali o attivisti che siano dev’essere assai turbolento. Un pieno di sana cultura gli farebbe bene (anche al fresco).
Un fiore per Iris
Iris è un nome femminile bellissimo, che ha anche l’omonimo fiore che mi piace tanto. Lo avevo assegnato alla protagonista della mia penultima opera letteraria Il faro e la luce. È anche il titolo di un brano interpretato da Biagio Antonacci che la mia amica Lucia ha interpretato con trasporto durante la presentazione del romanzo. Per questi motivi, quando leggo il nome ‘Iris’ lo associo a qualcosa di bello. Purtroppo la cronaca nera smonta le emozioni positive. Infatti si chiama Iris Setti la vittima della brutale aggressione avvenuta a Rovereto, in provincia di Trento per mano di un 40enne di origini nigeriane senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine. Picchiata a morte nel parco della sua città sabato sera, la 61enne è morta in ospedale a causa del grave trauma subito. Sembra che le sia stato rubato l’anello. La vittima stava attraversando il parco Nikolajevka e rientrava a casa, dopo aver assistito a domicilio la madre ammalata. Il che rende ancora più inaccettabile questo drammatico fatto che priva un genitore delle cure filiali. A dare l’allarme gli inquilini di un condominio vicino. Il clochard era già stato attenzionato per continue aggressioni agli abitanti della zona. Il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi chiede doverosi accertamenti per ricostruire la vicenda e contrastare i ricorrenti fenomeni criminali. Mi chiedo che fine ha fatto l’integrazione e che fine faranno le centinaia di persone che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste. La fine che ha fatto Iris è nota, purtroppo. La sua foto restituisce l’immagine di una bella signora bionda, dallo sguardo dolce da poco pensionata. Avrebbe potuto vivere altri vent’anni, distribuendo e raccogliendo bene. Dedico il mio pensiero a Iris come se fosse un iris da deporre accanto alla sua immagine. Per non dimenticare e per capire. 🙏
Bentornata, Simone!
Simone Biles è tornata a gareggiare e sono proprio contenta. Due anni fa, alle Olimpiadi di Tokyo decise di allontanarsi dallo sport, per concentrarsi sulla sua salute mentale. Adesso, a 26 anni la fuoriclasse statunitense entrata nella storia della ginnastica è diventata una delle sostenitrici più accanite della necessità di proteggere la salute mentale degli atleti: per questo impegno, a mio dire si merita una medaglia extra. Alta un metro e quarantacinque, è un concentrato di grinta, precisione, forza e grazia. Un esercizio a corpo libero in cui è presente un doppio salto mortale con mezzo avvitamento in aria, eseguito in modo rapidissimo prende il suo nome: “The Biles”. La determinazione mentale la porta verso le vittorie: 4 ori a Rio nel 2016 e 7 medaglie olimpiche in carriera. Curiosità: si allena in una palestra a Spring, in Texas fondata da lei stessa – World Champion Centre – con la sua famiglia e l’allenatrice Aimée Borman. A proposito di famiglia, è stata adottata in tenera età insieme con la sorellina Adria e a soli 6 anni venne iscritta al corso di ginnastica, per cui aveva dimostrato grande attrazione. Si allena circa 35 ore a settimana. Ad aprile si è sposata e a maggio ha deciso il rientro dopo la depressione. Mi commuove il percorso di questa atleta che ha combattuto durante un periodo nero, palesando le sue difficoltà per cui: È come se sentissi il peso del mondo sulle mie spalle. A metà delle Olimpiadi di Tokyo aveva sbagliato il volteggio doppio carpio Yurchenko per un blocco psicologico, seguito dalla decisione di ritirarsi. Adesso è ritornata in pedana. E sembra anche in gran forma. Un’atleta da record, non solo per le medaglie vinte, ma per il messaggio forte che lancia alle ragazze: Non importa quanto tu sia bravo nel tuo sport, nella vita, nel tuo lavoro, la cosa principale di cui la gente parla è come appari. Ma il modo migliore per gestire questa pressione è ignorarla”. Chiarissimo.
Sanità in affanno
Succede a Guastalla (Reggio Emilia), qualche giorno fa: Ugo Gaiani, medico appena pensionato, come atto liberatorio prende a mazzate il telefono nella pubblica piazza, dove offre un rinfresco. Lo leggo sul quotidiano martedì e vedo un breve servizio sull’episodio durante la trasmissione pomeridiana ‘Diario del Giorno’ su rete 4. Ci sarebbe da ridere, se si sottovaluta la provocazione insita nell’atto che peraltro il medico, intervistato spiega: L’emergenza sanitaria ha cambiato le persone. In peggio. Pazienti sempre meno pazienti, il nostro lavoro non bastava mai…Ero arrivato a lavorare 16 ore al giorno, dormendo poco di notte. La reperibilità era diventata un incubo. Beh, dopo 39 anni di onorato servizio, auguro al dottore un meritatissimo periodo di riposo (senza ammalarsi!). Comunque il suo gesto mi fa riflettere sulla scarsa salute della Sanità pubblica e sull’invadenza della comunicazione che mette ko anche persone comuni. Ad esempio mio figlio non mi consente di comunicare con lui tramite whatsapp che evidentemente lo disturba. Anche un caro amico, appena andato in pensione si è scollegato, suppongo come autodifesa in un momento di sovraccarico psico-fisico. Per me la comunicazione è fondamentale, fors’anche per deformazione professionale dopo oltre trent’anni di insegnamento a scuola. Tuttavia di primo pomeriggio quando mi concedo un salutare relax, stacco il telefono. Da pensionata qual sono, l’uso del tablet per me è una medicina che mi consente di sentirmi in compagnia con i miei selezionati contatti, da quando mi alzo a quando mi corico. Le ancelle della mattina sono le mie cugine Lucia, Giuliana, Morena e Maria Luisa, mentre l’amica Marta mi saluta a fine giornata, commentando sempre positivamente – bontà sua – il post. Altri contatti vanno e vengono, come la risacca del mare. Tornando al dottor Ugo, gli auguro di poter fare le chiamate che vuole e di non essere più ossessionato dai pazienti. La crisi in cui versa la sanità è solo uno degli ambiti sottoposti a pressione e disattenzione. Un intervento risanatore dall’alto potrebbe quantomeno impedire che la piaga degeneri in cancrena.
Gabbiani e Albatri
Leggo sul quotidiano che il nubifragio abbattutosi al nord ha colpito duro anche la zona del Garda, provocando la morte di moltissimi gabbiani e ferendone inesorabilmente alla testa e alle ali parecchie decine, di cui poche unità si salveranno a causa delle gravi ferite indotte dai giganteschi chicchi di grandine. Tra l’altro, solo pochi mesi fa la comunità era stata colpita dall’aviaria. Mi piange il cuore che anche questo bellissimo uccello sia vittima dello squilibrio meteorologico, perché abita il cielo ed è simbolo di libertà. Mi ricorda l’Albatro o Albatros, il più grande uccello marino a cui Baudelaire dedica la poesia L’ albatro nella cui disavventura l’autore intravede la sorte degli artisti destinati a vivere in un ambiente che non li comprende. A parte le somiglianze tra i due uccelli – gabbiani e albatri – e l’habitat dove vivono, mi ha sempre commosso il contrasto tra la bellezza dell’animale e la grettezza d’animo di chi lo sbeffeggia. Charles Baudelaire (Parigi, 1821-1867) non ha certo avuto vita facile e lo fa intuire anche il titolo della raccolta I fiori del male che contiene la poesia succitata (1857). Tornando ai gabbiani, sono vittime del cambiamento climatico e della mancata prevenzione, come tante altre specie durante le calamità naturali. Il degrado ambientale e il disinteresse umano sono una buona miccia per innescare la catastrofe. Chissà cosa direbbero i gabbiani, se potessero avere voce. Negli albatri loro cugini, il grande poeta francese trasferisce un’ispirazione d’infinito che solleva dalle miserie umane. In chiusura, trascrivo l’inizio della poesia L’ albatro, lasciando al lettore scoprire o riscoprire il seguito, traendo le sue conclusioni. Spesso, per divertirsi, gli uomini dell’equipaggio/catturano degli albatri, grandi uccelli marini,/che seguono, indolenti compagni di viaggio,/la nave che scivola sugli abissi amari./
La ragazza drago
Cosa non si fa per apparire. Mentre mi rilasso sulla poltrona di giunco fatta a trono – la forma stessa mi fa sentire una regina a casa mia – sfoglio il tablet e mi cattura una notizia che ha dell’incredibile (e mi auguro sia una bufala): una ragazza australiana super tatuata, è diventata momentaneamente cieca dopo essersi fatta tatuare la sclera di blu! Pazzesco, se è vero. Amber Luke, 28 anni, influencer diventata celebre come la donna più tatuata d’Australia non è pentita. Il 98% del suo corpo è ricoperto di tatuaggi per cui ha sborsato 148.000 dollari, circa 145.000 euro, non proprio una cifretta! Premesso che ognuno è responsabile delle sue azioni, sposterei le attenzioni su chi la segue sui social e magari la imita. Soprannominata ‘Dragon girl’ e non serve tradurre, dice che le sono stati negati alcuni lavori a causa del suo aspetto super ‘decorato’ da più di 200 tatuaggi. Beh, non so che passato abbia questa ragazza ancora giovane, ma non mi stupirei che abbia sofferto/soffra di qualche disagio. Infatti, curiosando sul web leggo che a 14 anni le fu diagnosticata una forma di depressione e da lì iniziò coi tatuaggi. Ma sua madre, i suoi genitori dov’erano? Adesso è una donna, ma allora era una ragazzina. Che siano tatuati anche loro? Mah, se non sbaglio la pelle, o meglio l’epidermide è un tessuto considerato alla stregua di un organo che non va alterato, ma protetto e amato. Evidentemente questa ragazza che dichiara di essere alla ricerca di se stessa non si vuole bene affatto, anche se sembra molto bella. Vai a capire come funziona il cervello. Per lei provo compassione, ma rabbia per chi la segue illudendola di essere qualcuno. Mentre lei non si è ancora ritrovata!
Decameron… aggiornato
Dei tre grandi del Trecento: Dante, Petrarca, Boccaccio per me il più simpatico è Boccaccio. Ricordo alcune Novelle del Decameron come un momento di piacevole relax, tra versioni di Greco e di Latino. Anche nel parlato quotidiano a volte si usa l’espressione ‘boccaccesco’ in riferimento a qualcosa di ‘licenzioso’ o ‘piccante’. Posto che i principali temi trattati nelle novelle sono l’amore, la fortuna e l’intelligenza, non so quale dei tre potrebbe fare da sfondo al fatto capitato all’anziana raggirata da un frate cappuccino a Rovigo che è riuscito a farsi nominare erede universale…non di una cifretta, ma di ben 460.000 euro. Il fratello dell’anziana vicentina, morta per cause naturali in corso d’anno, presenta un esposto che avvia le indagini. Il frate è indagato con l’accusa di circonvenzione d’incapace. L’ingente danaro, distribuito in tre conti correnti intestati al frate è stato sottoposto a sequestro. La vicenda mi fa sorridere, ma è un riso intriso di amaro: se i fatti sono effettivamente andati così, c’è poco da stare allegri. La signora si sarà congedata dal mondo, ritenendo di aver fatto un gesto di grande magnanimità, il frate si sarà sentito ‘miracolato’ o molto furbo e leggeremo sui giornali il seguito della vicenda. L’aspetto triste è che sia facile raggirare gli anziani, approfittando della loro buonafede e/o del bisogno di compagnia. Purtroppo la cronaca fornisce spesso storie di solitudine, a volte risoltesi per il meglio, a volte senza lieto fine. Che gli autori degli inganni indossino una divisa oppure una veste aggrava se possibile l’evento. Chissà come il buon Boccaccio avrebbe fatto finire la storia: con le manette ai polsi del frate? D’altronde il suo Decameron è definito un’opera realistica. Scommetto che una vicenda similare di astuzia e abuso di potere è già stata scritta.
Campionati mondiali di nuoto 2023
È un sollievo, con il caldo esagerato di questi giorni, seguire i Mondiali di nuoto 2023 da Fukuoka, in Giappone. Premetto che mi piace il Giappone e trovo delizioso seguire le atlete durante le performance in acqua, ma non sono un’esperta. Sento dagli speaker parlare di flessibilità, rotazione, controllo del corpo, mobilità articolare, stabilità nelle verticali… ma lo spettacolo inizia prima del tuffo in vasca. Ogni atleta – curioso venga considerata ‘senior’ a trent’anni – si presenta con una camminata sinuosa, scenografica che merita apprezzamento di per sé. Anche il costume, la capigliatura raccolta, le unghie laccate delle mani fanno parte del ‘biglietto da visita’ che mi affascina. Pure la musica scelta ha il suo peso durante la prova che dura pochi minuti e viene valutata severamente dai giudici cui compete assegnare le eventuali penalità. Resto incollata allo schermo durante l’esibizione di alcune atlete, compresa quella della giapponese, al sesto mondiale se non sbaglio che guadagna la medaglia d’oro. Simpatica – al di sopra di ogni sospetto – la battuta dello speaker “Le gambe più espressive che abbia visto’. Esaltanti anche i tuffi dal trampolino, pur nella varietà delle prestazioni. Le giapponesi si inchinano sempre, alla fine della prova. Mi gusto anche lo spettacolo delle otto nuotatrici italiane che danzano in acqua sulla musica di ‘Inclusion’: spinta, movimento di gambe, sincronia…ops, sul finale una perde il tempo. L’errore fa parte della competizione, dispiace ma l’impressione artistica è alta. Posso solo immaginare le ore di esercizio e le difficoltà superate per arrivare a creare col corpo tanta bellezza. Da ragazza mi ero iscritta a un corso di nuoto: al primo tuffo mi sono persa sott’acqua. Terrorizzata, mi sono ritirata. Fine della storia.
Petrarca al Tar
È inevitabile che presti attenzione agli articoli che riguardano la scuola, essendo stata la scuola il mio ambiente di lavoro. Qualcuno può considerarla deformazione professionale e non mi disturba. Pur non essendo nostalgica, continuo a nutrirmi di ciò che ruota attorno a “Dove i Germogli diventano Fiori” per citare il titolo del mio ultimo impegno letterario (disponibile su Amazon). Sta di fatto che stamattina, durante la lettura del CORRIERE DELLA SERA, a pag. 20 mi attrae l’articolo Quei versi di Petrarca che bloccano il Tar (e la cattedra dei prof) di cui sintetizzo il contenuto: cinque candidate bocciate al concorso ricorrono al Tar per “Domanda equivoca”. La 31esima domanda della prova scritta del concorso 2020, svolto a marzo 2022, in riferimento alla Canzone del Petrarca “Chiare, fresche et dolci acque” chiedeva qual è la seconda parte della strofa: Qual fiore cadea sul lembo oppure qual su le trecce bionde. A parte che mi sembra un cavillo, tornata a casa dal bar ho ripreso in mano l’antologia della letteratura italiana e mi sono riletta il componimento ritenuto ai vertici della poesia mondiale, dove il poeta immagina Laura in mezzo a una pioggia di fiori. Che poi questa donna sia veramente esistita oppure creata dalla fantasia del poeta non sposta di una virgola lo stupore che producono i versi. Mi immedesimo nelle colleghe del concorso e rispondo che, secondo i miei calcoli, la risposta è Qual fiore cadea sul lembo dato che è il verso n.7, giusto a metà della strofa che ne contiene 13. Però è peccato fare questi conticini che distraggono dall’alta poesia, soffusa di dolcezza e malinconia del Petrarca che osserva il mondo non più attraverso la lente della religione – come fa l’uomo medioevale – ma obiettivamente, con i suoi interessi e i suoi valori. Riporto tutta la strofa, a beneficio dei lettori. Da’ be’ rami scendea/(dolce ne la memoria)/una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;/et ella si sedea/umìle in tanta gloria,/coverta già de’ l’amoroso nembo./Qual fior cadea sul lembo,/qual su le trecce bionde,/ch’oro forbito e perle/eran quel dì a vederle;/qual si posava in terra e qual su l’onde;/qual con un vago errore/girando parea dir: – Qui regna Amore -.
