L’eredità di Giulia

È stata consegnata la Laurea postuma in Ingegneria Biomedica a Giulia Cecchettin, brutalmente strappata alla vita l’11 settembre scorso, a pochi giorni dalla discussione della tesi. Un breve servizio dall’Università di Padova dà la notizia della cerimonia che avviene nell’aula magna del Bo, alla presenza dei familiari e delle autorità. Al cancello sono appese corone d’alloro e frasi affettuose per la sfortunata ragazza. Se non fosse stata uccisa, probabilmente starebbe frequentando il corso di disegno che aveva in mente. Il padre, la sorella, gli amici e molti italiani che hanno seguito la drammatica vicenda, oggi rinnovano per la dolce Giulia sentimenti di pietà e di ammirazione. Sulla scrivania ho una foto di me 23enne – capelli lunghi, completo di velluto blu – mentre vengo proclamata ‘dottoressa in Lettere moderne’, rimasta per molto tempo in uno scatolone in cantina. Recuperata dopo un riordino tante volte rinviato, è tra gli oggetti che hanno alimentato il mio diario a ritroso, dato alle stampe col titolo TEMPO CHE TORNA, con in copertina il bel dipinto SGUARDO ANTICO dell’artista Noè Zardo. Vorrei essere laureata in Psicologia, per riuscire a esprimere il coacervo di emozioni che provo, confrontando il mio vissuto con quello di Giulia. Io sono riuscita a fare il percorso che mi ero prefissa, non sempre lineare, ma sostanzialmente in linea con i miei obiettivi. Proprio adesso, da pensionata mi godo l’eredità dell’impegno professionale profuso. A Giulia sono state tarpate le ali e rimane sospeso tutto ciò che avrebbe potuto realizzare. Giusto riconoscerle che aveva portato a termine il percorso di studi. Però la Laurea postuma non può essere spesa, per quanto possa essere un conforto per i suoi cari. Tuttavia il sorriso, la generosità, il buon essere di Giulia sono stati seminati e germoglieranno.

Un giovane speciale

Jannik Sinner è stato nominato ‘Ambasciatore dello Sport Italiano nel Mondo’ dal Ministro Antonio Tajani. Per il tennista altoatesino è un riconoscimento ufficiale della Repubblica Italiana che amplia il suo valore sportivo e lo propone come vurtuoso modello giovanile. Il giovane talentuoso sta lontano dai social e ha rifiutato l’invito di andare come super ospite all’imminente festival di Sanremo. In un’intervista ha ringraziato ‘i genitori perfetti’, quando è fisiologico alla sua età contestarli e criticarli duramente. Giorgia Meloni a Palazzo Chigi gli riconosce un parere ampiamente condiviso: “Sei l’Italia che piace”. Il tennista azzurro dimostra di essere molto più maturo dei suoi 22 anni e mi auguro non sia un’eccezione. Anzi, la mia mente va subito ad un suo quasi coetaneo abile in svariati campi che ho la fortuna di frequentare. Tornando al tennis, l’ho seguito per breve tempo molti anni fa, quando mio figlio era ragazzino: l’avevo iscritto a un corso nel campo sportivo dietro casa, da dove sentivo rimbalzare le palline. Poi le racchette sono scese in cantina. Sono persuasa che il tennis gli abbia fatto bene, anche se poi lui ha preferito investire in musica, bicicletta e altro. La massima latina ‘Mens sana in corpore sano’, tratta da un capoverso delle Satire di Giovenale è ancora ampiamente condivisa. Siamo tutti d’accordo sull’importanza dell’equilibrio psico-fisico. Più difficile scegliere come realizzarlo. Jannik ha sudato le proverbiali camicie, senza risparmiarsi. Di certo supportato dalla famiglia. Sarei curiosa di sapere com’è stata la sua educazione e quali valori gli siano stati trasmessi, che comunque intuisco. Perciò tanti complimenti al campione, ma tanto di cappello anche a chi si è prodigato per renderlo speciale.

Alba cercasi

“L’indifferenza è la più perniciosa delle colpe”: è un passaggio del discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la diretta dal Quirinale, per la Giornata della Memoria. Durante la cerimonia, il capo dello stato sottolinea l’importanza della cultura e dell’istruzione, “in un’epoca travagliata come la nostra” che sembra abbia scordato le tragedie del passato. Iniziativa lodevole ricordare ciò che è stato, non solo nell’inferno della Shoah, ma anche i molti che si sono adoperati per proteggere i propri simili, rischiando la vita. Sentire menzionare i ‘Giusti’ allarga il cuore; d’altra parte si arranca a cercarne tra le persone in carne e ossa, dopo l’attacco del 7 ottobre, come se la categoria si fosse estinta. La guerra in corso in Israele, Ucraina e altrove replica le brutture che speravamo archiviate. È risaputo che il bene non fa clamore. In un momento frastornato come l’attuale è difficile orientarsi, ed anche orientare. La cultura potrebbe fare di più, gli intellettuali dovrebbero prevalere sui politicanti, la solidarietà potrebbe scalzare l’indifferenza. Voglio sperare che ci siano ancora le persone per bene, quelle che non blaterano e operano in silenzio, sebbene screditate. Sul piatto della bilancia i media pesano, l’intelligenza artificiale avanza, allettante e provocatoria. Il futuro è fosco, il presente non è roseo. Sarebbe gradita un’alba/aurora (l’aurora è appena prima dell’alba) rasserenante, anche in versione boreale. Ma preferirei quella ‘dalle dita rosate’ di greca memoria. Volesse il Cielo che fosse l’ultima fase del crepuscolo esistenziale!

Educare ed Istruire

Oggi 24 gennaio Giornata Internazionale dell’ Educazione, istituita nel 2018 dalle Nazioni Unite e celebrata per la prima volta il 24 gennaio 2019. Un abbraccio virtuale ai docenti in servizio, sulle cui spalle grava il peso di prevenire gli incidenti legati ai conflitti interpersonali e oltre. Ciò detto per coinvolgimento professionale, è risaputo che la scuola non è l’unica entità educante e nemmeno la prima. Mi sono concessa una rapida pausa al bar dove leggo un articolo sul quotidiano disponibile la Tribuna piuttosto allarmante: violenza sabato sera in centro a Montebelluna, dove tre bulle picchiano una 15enne, provocandole contusioni e altro, con due settimane di prognosi. Il padre della ragazza ha sporto denuncia e si interroga sui motivi di tanta brutalità. Immagino la scena: il gruppo di ragazze presumibilmente alterate da sostanze che alle nove di sera puntano una quasi coetanea, sola, con l’intento di rubarle qualcosa oppure di vendicarsi per qualcosa. Da genitore di un figlio adulto, mi ricordo l’ansia con cui aspettavo che rientrasse la sera del sabato, da lui sempre rispedita al mittente, ritenendola eccessiva. Tuttora mi rimprovera di essere troppo ansiosa – critica che ritengo esagerata – ma credo sia connaturata al ruolo genitoriale. Mi considero fortunata a non avere un figlio/a adolescente, dati i tempi turbolenti ed anche di essere in pensione, perché il rapporto docenti-genitori non è proprio idilliaco. ‘Deriva educativa’ è un’espressione che ho sentito spesso ultimamente, in relazione alle problematiche scolastiche e non solo. Per il capo dello stato Sergio Mattarella, l’istruzione è la chiave per garantire libertà e pace. Istruzione ed educazione sono pertanto le facce della stessa medaglia, cui dobbiamo concorrere tutti.

Scrivere a mano

Scrivere a mano ci dice chi siamo: sembra uno slogan pensato ad hoc per la odierna Giornata nazionale della scrittura a mano o HandWriting Day, istituita nel 1977 in America e dedicata all’arte della calligrafia. Sarà contenta la mia amica Rossella che ha seguito un corso di quest’arte e pure la sua amica Lurdes. Anch’io sono lieta che tra tante giornate, ci sia spazio per la comunicazione scritta, oggi sempre più digitale e meno affidata a carta e penna. Io stessa uso la tastiera per postare nel mio blog e scrivo al pc romanzi e racconti, per ovvie ragioni di tempo e chiarezza. Tra parentesi, nei concorsi letterari rifiutano il manoscritto, e immagino perché. Però le mie poesie nascono dalla matita su carta anche di emergenza – per fermare l’attimo creativo – e uso il retro degli scontrini per appuntare ciò che devo comperare. Quindi non ho rinunciato alla scrittura a mano, a favore della quale ho scritto che: “Le parole hanno sempre un senso, anche se a volte bisogna cercarlo oltre le righe. Dietro la scrittura delle singole lettere ci sono le emozioni, espresse dal tratto lieve o intenso. La comunicazione è un gioco di squadra tra chi scrive/parla e chi legge/ascolta”. La mia non è una calligrafia nel senso di bella scrittura, ma una grafia che denota temperamento, fatta di lettere appuntite e impresse con tensione. Quando scrivo qualche dedica o un biglietto speciale, cerco di controllare la mano per lasciare uno scritto che parli di me e che sia intelligibile. Nel tempo la firma su è un po’ modificata: la A di Ada una volta era ad arco, mentre ora assomiglia alla Torre Eiffel: chissà cosa vorrà dire! La sigla che apponevo sui compiti a scuola è invece rimasta identica: una C ondulata che si allunga in una A a triangolo. Interessante questo guardarsi dentro attraverso i segni della scrittura, la più grande tra le invenzioni.

La strage invisibile

Ho tre ciclamini che di giorno stanno nel portafiori di giunco sotto il portico, ma di sera li porto dentro in una stanza non riscaldata, causa il freddo che di sicuro li sgualcirebbe o peggio. Rimangono nelle ciotole fuori i piccoli pansè che ho avvolto con fogli di giornale, per limitare i danni da temperatura rigida. Sento al telegiornale parlare dei senzatetto che affrontano la notte per strada o sotto il colonnato di qualche città. Mi colpisce la testimonianza di un intervistato, padre di cinque figli – uno morto perché erano in sei – che precisa “per fortuna sono grandi”, confidenza che lo allegerisce come genitore, ma che mi fa supporre un dietro le quinte familiare penoso e ingarbugliato. Vivere per strada è una scelta obbligata per molti, dopo perdita del lavoro, separazione/divorzio e altre sciagure personali. Forse qualcuno preferisce così piuttosto che condividere lo spazio di un dormitorio pubblico. Certo fa impressione pensare che la mancanza di un tetto sia tanto diffusa, anche altrove. Ogni anno in Italia muoiono quasi 400 persone senza fissa dimora (dati del 16 dicembre 2023). È chiamata ‘strage invisibile’ la loro scomparsa, che aumenta con le temperature proibitive all’aperto. A mitigare il gelo ci sono per fortuna i volontari, che passano a distribuire coperte e vivande calde. Tuttavia qualcuno al mattino non si sveglia più, come è successo ad Adrian, romeno di 57 anni e al 47enne milanese Nicola Borini, vittime del freddo a Milano a poche ore di distanza. Dall’inizio dell’anno hanno perso la vita 24 clochard per ipotermia e concause. Il problema riguarda anche altre città europee ed extraeuropee. Non ho soluzioni da proporre, temo che l’argomento andrebbe affrontato da lontano, sviscerando le cause. Pietà e impotenza per i senzatetto.

Donne Avanti

Da donna, è ‘fisiologico’ che parteggi per il genere femminile, anche se non è scontato. Mi piacciono le donne di carattere, propositive, controcorrente. Se poi sono anche giovani e belle, tanto meglio: non sono affatto invidiosa. Pertanto mi rallegra la notizia – apparentemente futile – che la più bella d’America, Madison Mash, 22enne bionda sia una top gun. Nei cento anni del concorso di bellezza, è la prima reginetta arruolata in un corpo militare. Ha studiato ad Harvard, è cintura nera di taekwondo e guida i caccia militari. Per me è segno dei tempi, nel senso che le donne possono finalmente primeggiare in tutto. Che sia giovane, è rassicurante perché potrà aprire la strada ad altre colleghe. Che sia bella è un valore aggiunto che non guasta: in questo caso aumenta la simpatia per la sua scelta professionale. D’altronde noi abbiamo Samantha Cristoforetti come stella del cielo e la simpaticissima Amalia Ercoli-Finzi, ‘La signora delle comete’ di cui ho parlato in un precedente post (stasera spero di rivederla tra gli ospiti fissi della trasmissione Splendida Cornice su Rai3). La scienziata (classe 1937) è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria Aeronautica in Italia…ed è pure madre di cinque figli! Il che dimostra che la carriera professionale non ha limitato quella genitoriale. Va da sé che ogni storia è diversa ma mi conforta l’esempio delle donne impegnate in più campi e realizzatesi anche fuori dell’ambiente domestico. La storia di scienziata e di madre della brillante Amalia dimostra che sono le scelte controcorrente a combattere il pregiudizio e ad aprire la strada al cambiamento. Profetica la canzone ‘Siamo donne’ interpretata da Sabrina Salerno e Jo Squillo, del 1991 che precisava “oltre le gambe c’è di più”. Evviva quel tanto di più!

Social bifronte

Sono molto rattristata dalla fine della signora Giovanna Pedretti, ripescata sul Lambro dove ha posto fine per una spiacevole vicenda scatenata da un suo post sui social, pare smontato da un food blogger che ha fiutato del falso. La ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano era impegnata nel sociale e nel suo locale aveva introdotto la ‘pizza sospesa’ nella sua pizzeria ‘Le Vignole’ per così dire cugina del “caffè sospeso’ a Napoli. Sintetizzo i fatti da quello che ho appreso: un cliente aveva reclamato sui social per aver pranzato/cenato nella pizzeria di Giovanna vicino a una coppia di gay e a un disabile. Lei aveva risposto in difesa dei suoi clienti. Il suo post è stato considerato ‘creato ad arte’ per attirare clientela. In ogni caso, il senso del messaggio in risposta alla lamentela è pienamente a favore delle persone ‘diversamente abili’, secondo lo stile della titolare. Comunque siano andati i fatti, mi scaturiscono due considerazioni: quand’anche si trattasse di pubblicità costruita a tavolino, è un buon motivo per uscire di scena? È risaputo che i social sono incontrollabili e c’è di tutto: più che una piazza pericolosa, li paragono a delle sabbie mobili e la mia valutazione potrebbe essere per difetto. In risposta ad una lettera sul settimanale il venerdì in corso, Michele Serra usa le testuali parole: “Tra le cause del deperimento della democrazia, metto, senza dubbio, l’avvento dei social, catastrofe del logos e della ragion critica, tomba della realtà”. Sull’impoverimento del linguaggio non ci piove, ma anche sullo sfilacciamento delle relazioni. Preferisco pensare che la ristoratrice, conosciuta e apprezzata anche per il suo impegno sociale avesse altri gravi motivi per chiudere così bruscamente il suo percorso terreno. A 59 anni ne aveva ancora molti da vivere e chissà quanto bene avrebbe potuto fare. Magari senza affidarsi alla rete.

Giochi di parole

Domenica sera, ora di cena. Dopo il telegiornale su Rai 3, viro su Rai 1 e mi godo La ghigliottina, parte finale del programma L’eredità condotto dal garbato Marco Liorni. Attualmente il campione in carica è Daniele Alesini che il conduttore chiama ‘dottore’, provvisto di barba e un sorriso cordiale. Le cinque parole selezionate senza sbagliare combinazione sono: Insieme, Ritorno, Potere, Sacco, Posto per un montepremi accumulato di € 190.000. In un minuto bisogna trovare quella che le unisca tutte: ci provo anch’io da casa e le ultime tre mi suggeriscono ‘vuoto’ ma non mi capacito il collegamento con le prime due. Vediamo cosa propone Daniele, che in una precedente puntata aveva già vinto una bella somma. Io non vinco nulla, ovvio ma la soddisfazione di partecipare al gioco di parole, mio strumento di diletto non me la toglie nessuno. Il bello del gioco è confrontare il ragionamento del concorrente con il proprio. Quando il dottore – scoprirò dopo neurologo – spiega che la parola ‘sacco’ gli ha aperto la strada, gongolo di piacere perché è quella che mi ha fatto pensare al gioco ‘sacco pieno sacco vuoto’ come lui, che è molto più giovane di me e padre di tre figli. Il conduttore è molto controllato e alimenta la suspence del pubblico in sala e a casa. Daniele ha scritto sulla tavoletta la sua risposta: ‘Vuoto’ e quando M. Liorni gira la sua tavoletta con scritto ‘Vuoto’ , la parola giusta è un boato di ammirazione che trapassa lo schermo e fa esultare anche me! In un minuto il gentile concorrente – medico e padre – incassa il montepremi che, sommato alla precedente vittoria gli consente di incassare 285.000 euro! E poi c’è chi dice che con le parole non si mangia. Evviva i giochi di parole! Rivedrei volentieri anche Parola mia, da cui ho pescato Verbamea, il nome del mio blog e Verbanostra che condivido con le colleghe scrittrici Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa 💐

Effetto Befana

La festa della Befana è appena passata, ma la sua coda rilascia buonumore e simpatia, non soltanto tra i più piccoli bensì anche tra gli anziani di una casa di riposo (anzi, spero in tante strutture simili) dove soggiorna Liana, una casa persona che conosco. Mi giungono delle foto scattate a delle arzille ospiti durante la festa e tra loro riconosco lei, donna minuta e di grande temperamento. La cosa mi fa molto piacere, perché rimanda l’immagine di un luogo dove le persone riescono a divertirsi, al netto della perdita dell’autonomia esercitata a casa propria. “Il divertimento è stato il protagonista del pomeriggio, con le befane che hanno fatto scherzetti agli anziani, creando un clima di complicità e allegria”. La parola ‘divertimento’ ha un potere salutare che cura quanto una medicina, dove gli ospiti sono soggetti di attenzione e di amorevoli cure. Scorrendo le foto che mi sono state inviate, la mia amica grande ha uno scialle sulle spalle e una scopa in mano… però è chiaro che le servono per la scenetta, da condividere con altri ospiti, sia maschi che femmine, divertiti interpreti di un gioco popolare. Gli anziani che sanno giocare sono incoraggianti. D’altronde, raggiunta la terza o quarta età e superati tanti grovigli della vita non vedo perché privarsi del piacere di sorridere, meglio se in compagnia. Cade a fagiolo l’annuncio dell’ultimo libro della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, pubblicato da Mondadori nella Collana ‘Vivere meglio’ (che di per sé spiega il contenuto): “Noi siamo bellissimi. Elogio della vecchiaia adolescente” che senz’altro mi procurerò. Personalmente ammiro molto chi, in età longeva mantiene uno spirito giovanile, coltiva hobby ed emozioni. Brava Liana e…lunga vita alle Befane!