Una tazzina di caffè

Massimiliano Ossini conduttore di 1mattina afferma che gli italiani hanno due abitudini: la lettura del giornale e il caffè, di cui oggi è la Giornata Internazionale, ricorrenza istituita nel 2015 dalla International Coffee Organization. In Italia si bevono 95 milioni di tazzine di caffè al giorno, esclusa la sottoscritta che però ne apprezza l’aroma, il profumo e il colore. Io lo faccio la mattina con la moka, per trasformarlo poi in cappuccino. Se mi viene offerto, ne prendo una tazzina per gradire, ma lo evito perché non va d’accordo coi miei diverticoli. Al massimo assumo quello d’orzo che mi fa Lucia quando vado a trovarla. Ricordo con piacere quello che faceva Gentile, la mamma di Marcella, servito in una tazzina all’inglese: il contesto dell’accoglienza lo rendeva insuperabile. Marcella ne è una buona consumatrice e potrà illuminarmi a riguardo. In compenso mantengo l’altra abitudine di leggere il quotidiano. La prima città italiana a dare ospitalità al caffè è Venezia nel 1570, grazie al medico e botanico padovano Prospero Alpini. Durante un viaggio in Egitto aveva notato l’usanza di preparare un decotto dal colore scuro, ricavato da semi abbrustoliti, macinati e bolliti. Di ritorno dal viaggio in Oriente portò alcuni sacchi di chicchi di caffè a Venezia, dove nel 1720 apre il celebre Caffè Florian. Il Brasile è il Paese che produce più caffè al mondo mentre Danimarca, Finlandia e Austria sono le nazioni che consumano più caffè. Il caffè macinato più buono è il Vergnano – che uso io – seguito dal Pellini, secondo la classifica di Altroconsumo. Assodato che per gli Italiani è un rito, il caffè macchiato è preferito all’espresso perché meno forte come sapore. Secondo l’Istituto Espresso Italiano, la città dove si può bere la miglior tazzina di caffè è Rovigo. ☕

Longevità

Silvio Garattini, un altro grande vecchio (96 anni a breve) che ammiro. Sul Corriere odierno leggo un’intervista dove apprendo che domani uscirà il suo ultimo lavoro, intitolato ‘Vivere bene’ che vedrò di procurarmi. Il famoso oncologo, ricercatore, Presidente e fondatore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano dà suggerimenti su come migliorare la qualità della vita attraverso il movimento e lo sport. L’alimentazione deve essere varia e moderata – lui fa cinque piccoli pasti al giorno – le calorie proporzionate a quello che si fa. Raccomanda di dormire almeno 7 ore, di mantenere relazioni pubbliche e coltivare rapporti sociali anche dopo la pensione. Ha condensato il suo credo in 10 regole per vivere bene. Dichiara che i suoi farmaci sono cinema, teatro e conferenze, raccomandando di: “Evitare il mercato della medicina”. I fattori della longevità – da lui incarnati così bene – sono mangiare poco e fare movimento. Ecco, sono molto d’accordo con lui sul cibo e sul sonno mentre ho qualche riserva sul movimento che ne mio caso contempla due protesi d’anca. Camminavo molto volentieri prima degli interventi effettuati in robotica (l’ultimo 5 mesi fa, l’altro quasi 3 anni fa, per mano del chirurgo Giovanni Grano), e sono soddisfatta per l’esito delle operazioni pressoché ‘miracolose’. Tuttavia non voglio strafare, ignorando di essere portatrice di due protesi. Conduco vita normale e mi sono iscritta in palestra per rafforzare la muscolatura, come da consiglio del chirurgo. Suppongo che Silvio Garattini sarebbe d’accordo sia con il mio ortopedico dottor Guido Mazzocato che con il dottor Giovanni Grano, cui va la mia doppia gratitudine. Garattini è un buon camminatore, fa 5 km al giorno a passo veloce. Io meno, ma scrivo 5 ore al giorno. 🌻

Ricami e Legami, romanzo

Se un furgone grigio si ferma davanti al mio cancello, so che è in consegna un pacco per me: la mia ultima opera Ricami e Legami che torna dall’autrice nella doppia proposta con copertina semplice, oppure rigida per una edizione più ricercata. L’acquisto avviene online su Amazon digitando il titolo del romanzo per chi ha dimestichezza con il computer,l oppure direttamente dalle mie mani. Grazie a Manuel ho potuto seguire questo percorso preferenziale che mi ha consentito di lavorare da casa dove la mia spalla si è occupato della parte grafica, scegliendo misure, formato, colori, impaginazione come se lo studio fosse una piccola redazione. L’emozione provata al ritorno del prodotto finito merita la descrizione. Dopo aver messo a dimora una decina di pansè e spostato le piante che vanno in riposo vegetativo, verso il tramonto un furgone grigio si ferma davanti all’ingres so, col motore acceso: scende un giovane corriere che mi chiede conferma dell’identità e mi consegna una scatola, precisando che pesa (so per esperienza che i libri pesano… ma la cultura alleggerisce). Su richiesta, me la porta gentilmente sotto il portico. Arriva il momento topico. Con molta cautela incido il nastro adesivo del voluminoso pacco, sperando di non fare danni, evitati perché sopra i libri c’è diversa carta appallottolata. Tiro un sospiro di sollievo e mentalmente mi congratulo con gli addetti alla confezione. Decine di copie sono sistemate col dorso rivolto sopra e noto una leggera differenza nella tonalità di fondo che mi fa pensare alle siepi alternate. Estraggo un paio di copie che controllo e fotografo: leggera diversità cromatica del fondo confermata, ma il suggestivo dipinto in copertina è integro. Nell’insieme non mi dispiace, perché consentirà di scegliere tra le due proposte. Sul fondo della scatola sono altresì alloggiate alcune copie con copertina rigida, un po’ più grandi e colorate, accattivanti. Le userò insieme con le altre durante la presentazione ufficiale del romanzo, venerdì 8 novembre ore 20.30 presso ex Municipio a Castelcucco. Comunque chi volesse procedere all’acquisto del libro per leggerlo prima, può farlo tramite il web – dove può lasciare una gradita recensione – oppure contattandomi tramite mail: adacusin@gmail.com o telefono fisso: 0423 56 36 02. Grazie, buona lettura! 🌻

Dalle radici alle fronde

‘Affronta con eleganza gli anni che passano’ sono le parole che Massimiliano Orsini, conduttore di 1mattina riserva a Sofia Loren che compie oggi 90 anni. Oggi è anche il compleanno di Manuel, molti di meno – 24 – ma investiti benissimo: con una laurea in Ingegneria elettronica in tasca, la recentissima abilitazione, progetti da realizzare. Il doppio compleanno mi consente di fare alcune riflessioni sui due antipodi della vita: giovinezza e anzianità. Mi soccorre il proverbio ‘Chi ben inizia è a metà dell’opera’ che trae origine dell’opera di Ippolito Nievo ‘Confessioni di un Italiano’ e non ha bisogno di spiegazioni. Credo nell’importanza dell’educazione, genitoriale e scolastica nell’esordio della crescita. L’esperienza di Manuel, mio ex alunno speciale me lo conferma. Sofia Loren (Costanza Brigida Villani Scicolone, nata a Roma il 20 settembre 1934) icona del cinema mondiale ha vinto 2 Oscar, 7 David di Donatello e altri numerosi riconoscimenti, ma non ha dimenticato le sue umili origini napoletane. Le radici nutrono la pianta fino alle fronde. La botanica mi aiuta a rendere l’idea che l’esistenza è frutto di un’attenta costruzione, fatti salvi gli imprevisti che talora mischiano le carte. Lei a 15 anni vince un concorso di bellezza e con i primi soldi guadagnati tenta il successo nel mondo dello spettacolo. Chi ben inizia…appunto! Ho visto più volte il film drammatico La ciociara dove la Loren interpreta la contadina Cesira, ma ho apprezzato l’attrice anche in opere più recenti. Interessante pure la sua storia personale: sposata al produttore cinematografico Carlo Ponti – 22 anni più grande di lei – due figli maschi…vive a Ginevra, in Svizzera da oltre 50 anni. In conclusione, due validi esempi di buona giovinezza e serena vecchiaia. Auguri a entrambi! 💐

Il dramma di Susanna

In studio, sulla scrivania ho un saggio di Maria Rita Parsi – Noi siamo bellissimi Elogio della vecchiaia adolescente, uscito per Mondadori lo scorso novembre. Vedo spesso la psicoterapeuta e scrittrice dai capelli rossi in televisione; confesso che preferisco sentirla piuttosto che leggerla, perché la trovo più immediata e convincente. A proposito della tragedia successa a Covolo dove sono morte mamma e figlioletta, dice che: “Tutte le famiglie disfunzionali vanno seguite” e che il problema della salute mentale va portato alla ribalta. D’impeto le do ragione, perché fatti tanto gravi sono preceduti da segnali che però vengono ignorati oppure sottovalutati. Susanna Recchia, 45enne, dopo una convivenza di cinque anni si era appena separata dal compagno Mirko, meccanico, padre di Mia, 3 anni, affetta da epilessia; cantava nel coro della chiesa. Mi riesce difficile combinare le due cose, però non ho competenze in psicologia, disciplina che pure mi attrae. La signora, igienista dentale aveva altri tre figli piccoli – di 13, 10 e 7 anni, affidati all’ex marito poliziotto e pare fosse seguita dal servizio sanitario. Ha lasciato dei fogli dove cerca di motivare la sua scelta di farla finita, destinati ai figli cui rivolge parole d’amore materno. A tragedia compiuta, sono i giovanissimi orfani che mi preoccupano, pur avendo il padre. Il tema della maternità, a mio dire viene sopravalutato quando non idealizzato. Forse Susanna è stata schiacciata proprio dal ruolo materno che la imbrigliava. Come premessa al mio ultimo romanzo Ricami e Legami ho posto la frase di Oriana Fallaci: “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri”. La nostra cultura cattolica ammanta il ruolo materno di un alone devozionale che non considera le difficoltà insite, specie per una donna single o separata. Ciò detto, pena infinita per Susanna e Mia. Un abbraccio corale ai figli e ai familiari.

Maria Montessori e il film

Come di consueto, il sabato mattina sono da Lara, la mia parrucchiera di fiducia. Sotto il casco, sul settimanale Oggi leggo l’articolo di Dea Verna: ‘La “Mia” Montessori nascondeva un figlio segreto’ che anticipa l’uscita del film sulla famosa pedagogista, in sala dal 26 settembre Maria Montessori – la nouvelle femme. L’attrice Jasmine Trinca interpreta l’educatrice, immortalata sulla banconota da 1000 lire. Nata a Chiaravalle il 31 agosto 1870, Maria (Tecla Artemisia) Montessori è la terza donna italiana a laurearsi in Medicina. Attratta dall’infanzia rinnova l’insegnamento, riconoscendo al bambino una ‘mente assorbente’. Contraria all’uso dei banchi, intenzionata a risolvere il problema dell’analfabetismo, nel 1907 fonda le ‘Case dei bambini’ che vengono chiuse nel 1934 da Mussolini per contrasti con il regime fascista. Pertanto nel 1936 la scienziata lascia l’Italia, cambia molte residenze e ripara alla fin in Olanda dove muore il 6 maggio 1952. Dalla relazione con il collega Giuseppe Montesano, psicologo e neuropsichiatra, a 28 anni ha un figlio, Mario che tiene nascosto, fa crescere a una famiglia in una fattoria e successivamente in collegio, scelta fatta per evitare pettegolezzi che avrebbero interferito con la sua carriera. Comunque non lo abbandona e gli fa visita una volta alla settimana. A14 anni Mario va a vivere con la madre, diventata famosa, pensando di essere suo nipote. Certo stride la dedizione pressoché totale della scienziata al mondo dell’infanzia con la scelta di tenere nascosto il figlio e di affidarlo ad altri. Ma erano altri tempi, oggi non si scandalizzerebbe più nessuno. Grazie al suo metodo pedagogico, da detentore del sapere l’insegnante diventa osservatore e guida, una ‘strategia’ a mio dire ancora vincente. P

Vittime della montagna

Tragedia del Monte Bianco: Andrea e Sara ritrovati abbracciati e senza vita. Andrea Galimberti, 53 anni, comasco e Sara Stefanelli, 41 anni, genovese sono gli alpinisti dispersi sul Monte Bianco – il monte che miete più vittime – e ritrovati morti martedì a 4500 metri di quota su un ripido pendio ghiacciato. Esperti di montagna ed attrezzati, sono stati colti dalla bufera mentre scendevano. Hanno lanciato un disperato messaggio sabato scorso: “Non vediamo nulla, veniteci a prendere, rischiamo di morire congelati”. Purtroppo ciò che è successo, perché è impossibile sopravvivere a temperature fino a meno 15 gradi con venti che hanno toccato i 150 km orari. Oltre a loro sono state recuperate le salme di due alpinisti sudcoreani che risultavano dispersi da sabato scorso. La montagna, come il mare vuole le sue vittime. Personalmente la montagna mi incute soggezione anche con il bel tempo. Mi rammarico di non saper nuotare. Sui social Andrea e Sara sono stati criticati e accusati di imprudenza. Lei, medico di Genova aveva frequentato il corso di arrampicata con Andrea che aveva ereditato la passione dal padre e affrontato mille imprese. Commovente l’intervista al padre che confida: “Diceva sempre che era meglio morire in montagna”. È probabile che siano morti per assideramento. Mi ha colpito il particolare che fossero abbracciati, probabilmente un tentativo di difendersi dal freddo, ma anche carico di tanto altro: complicità, disperazione, donazione. Nessuno può scegliere quando e come morire. Ma se si potesse scegliere, credo che sarebbe più lieve oltrepassare il muro in compagnia.

Prima campanella!

Penso ai colleghi che oggi riprendono servizio attivo a scuola, soprattutto a quelli che conosco direttamente: Adriana, Paola, Valentina, Veronica, Rossella, Edy, Roberta, Lisa… Massimiliano in Sardegna ma sempre presente nel pensiero: Buon inizio anno scolastico e sereno prosieguo. Sarebbe falso dire che ho nostalgia del servizio, perché a stare meglio ci si abitua presto: zero levatacce, basta riunioni consigli collegi, correzioni di compiti e verifiche a casa (che in teoria non si dovrebbero fare), incontri -:talvolta scontri – con i genitori e talvolta con il dirigente scolastico. Però, archiviate anche le risate in classe, le uscite energizzanti, l’atmosfera vivace di una classe dinamica. A fine anno, l’insegnante come un bravo giardiniere raccoglie i frutti della sua semina. Che a volte arrivano tardivi e imprevisti, come succede a me quando vengo riconosciuta da un ex alunno – ora con barba e baffi – che mi riconosce (io non riconosco lui o lei) e osa dirmi che sono sempre la stessa! Bontà sua, di fuori non sono cambiata molto, mentre dentro sembra che concentri diverse persone. È un percorso vitale che affronto alleggerita e speranzosa che non mi capiti qualche accidente. Certo la docenza mi ha segnato parecchio e talvolta emerge lo stile professorale che non intendo far pesare. Dell’attività didattica mi è rimasta l’attitudine alla comunicazione, soprattutto scritta che spalmo nel mio blog verbamea, con qualche incursione in quello parallelo verbanostra dove sono una delle sei ‘dita rosate’ che rispondono al nome di Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Mi sono dilungata, ma per un buon motivo: arriverà il giorno in cui anche voi potrete attaccare le scarpette al chiodo, ovverosia archiviare il registro, cartaceo o digitale che sia. Al lavoro dell’insegnante si addice ‘La Politica del carciofo’ di Cavour: foglia per foglia, alla fine ne uscirà un’ottima pietanza!

Valentina, nata Fabrizio

Ancora un po’ assonnata, a ridosso delle sette accendo il televisore. Di spalle mi giunge una voce maschile e quando mi giro vedo la capigliatura bionda di una persona intervistata: si tratta di Valentina Petrillo, nata Fabrizio, 51 anni, atleta velocista paralimpica ipovedente, transgender. Giusto ieri sul settimanale il venerdì leggevo a pag. 39 un breve articolo di Claudia Arletti che la riguarda ed ora integra le sue parole al microfono. Sono andata a rivedere sul dizionario il significato di transgender: atteggiamento che combina caratteristiche del genere maschile e di quello femminile senza identificarsi interamente e definitivamente in nessuno dei due. Orbene, Petrillo, sposato e con un figlio, ha affrontato la transizione a 40 anni, affrontando un percorso difficile e doloroso. Niente operazione chirurgica ma assunzione di ormoni, per cambiare vita e carta d’identità. Prima competeva in pista con gli uomini senza brillare; adesso con le donne ha stabilito primati. Ricorda il caso della pugile Imane Khelif. Mi viene da dire che madre natura a volte è troppo generosa, oppure distratta. Non ho competenza sullo spinoso argomento. Suppongo che chi è soggetto a trasformazione di genere debba sostenere diverse battaglie. Lo dimostra l’intensità delle parole che Valentina rilascia al microfono, veramente toccanti. Tra l’altro dice: “Hanno provato a distruggermi, ma io ho vinto la mia sfida… Nascere uomini non significa essere persone superiori o persone che vincono… Per favore, prima di parlare informatevi…Guardiamo avanti con ottimismo e felicità”. Beh, grande direi. Mi auguro che i suoi familiari, soprattutto il figlio vengano risparmiati dalle critiche malevole. A Valentina forza, coraggio… e complimenti!

Ragazzi respingenti

“Ragazzi respingenti” è l’espressione che sento usare da una specialista riguardo il profilo del 17enne, a giorni maggiorenne che a Paderno Dugnano (MI) ha massacrato la famiglia, la notte del 51esimo compleanno del padre. L’espressione è al plurale perché coinvolge diversi adolescenti autori di aggressioni e/o atti delittuosi, purtroppo frequenti. Evito di esprimermi sul tragico fatto, che concentra l’attenzione sull’autore, relegando nell’ombra le vittime: padre, madre, fratello 12enne. Rifletto sull’aggettivo ‘respingenti” che potrebbe aiutare chi ha a che fare con adolescenti difficili, quando non pericolosi, per se stessi e per gli altri. Premetto che non ho alcuna ‘patente” al riguardo, le mie sono considerazioni da mamma, insegnante e cittadina. Un altro aggettivo andrebbe sostanziato di esempi, quel ‘fragilissimo’ riferito al giovanissimo assassino, accomunato a ‘intelligentissimo’ quasi un ossimoro, figura retorica che combina due qualità in contrapposizione. Una stranezza che fosse stato rimandato in matematica dove eccelleva, tanto che la madre lo chiamava: “Il mio piccolo Einstein” che adesso sembra una beffa. Gli opinionisti dicono che per forza il ragazzo doveva aver dato segni di malessere per rimediare al suo stato, compiendo una strage premeditata anche nell’ora che non consentisse alle vittime, suoi affini di difendersi dalle 68 coltellate. I nonni hanno chiesto di vedere il nipote, nonostante siano stati privati di figlia, genero e nipotino: ammirevoli, grandiosi. Non so se e come sarà possibile recuperare questo acerbo assassino che ha tutta la vita davanti per farlo. Un esperto sentito per televisione ha definito il suo atto “suicidio senza fine”. Alle vittime cadute sotto i suoi fendenti è stata tolta ogni qualunque possibilità.