Un gioiello incastonato nella natura

La chiesetta di santa Lucia a Castelcucco è un gioiello incastonato nella natura: linee essenziali, pulite… che favoriscono il raccoglimento. L’ottima acustica ha esaltato varie performance musicali, apprezzate anche dai forestieri. Purtroppo il distanziamento sociale imposto dal coronavirus l’ha relegata per ora nel silenzio, che a ben vedere ha una sua voce. La considero una vicina speciale, abitando poco distante. Quando nel 2000 da Possagno mi trasferii a Castelcucco, dal balcone dello studio la scorgevo emergere tra la vastità dei campi. Devo dire che era un bel vedere, rasserenante e protettivo. Successivamente qualche struttura si è frapposta ad ostacolarne la vista diretta, ma so che è là e questo mi rincuora. Un giovedì mattina di qualche anno fa mi ero messa in macchina, con destinazione Bassano, per fare un giretto al mercato e staccare dagli impegni scolastici, dato che giovedì era il mio giorno libero dalle lezioni. Credo fosse ottobre, prima delle nove. Con la coda dell’occhio, all’altezza della chiesetta mi sorprende un “quadro” di una nitidezza estrema dalla parte a levante, mentre il lato a nord era protetto dall’ombra, come se un pittore avesse progettato geometricamente dove far cadere luci e ombre. In breve, uno spettacolo gratis che andava immortalato. Mi sono fermata e ho valutato da dove fotografarla, zampettando qua e là tra i campi attorno. Il mio obiettivo era coglierla nella cornice naturale, esaltando la cromia. Le ho girato attorno da ogni lato, nutrendomi di tanta bellezza. Quella mattina calzavo scarpe nuove che nella terra umida hanno fatto un battesimo non proprio salutare. Ma la foto è espressiva e riconosco che ne è valsa la pena!

Cedro custode

Nelle vicinanze di casa mia, a circa 200 metri si trovano la bella chiesetta di santa Lucia ed il maestoso cedro. Oggi mi concentro sul cedro, che impropriamente chiamavo pino, finché non mi è giunta l’imbeccata giusta da un’esperta. Il contesto è agreste, con panorama sui colli asolani, molto rilassante e a tratti poetico. Meta delle mie passeggiate col cane, riconosco che a beneficiarne sono anche io, che mi immergo nella natura cogliendone aspetti in apparenza marginali: fiori di campo con cui prendo confidenza, sassi di svariate forme che talvolta raccolgo per usare come fermacarte, odori muschiati che mi allargano le narici. D’estate le lucertole si godono il sole lungo la parete di pietra della millenaria chiesetta, oppure corrono veloci sul portone laterale, saettando tra gli infissi. Per la sua posizione d’ingresso, il cedro, a mio dire, assume la funzione di custode, allungando i lunghi rami sul campo di granturco. Proseguendo l’escursione nei pressi, mi sono anche imbattuta in un gruppo di serene mucche al pascolo. Oppure ho raccolto le more di gelso, generosamente cadute sull’asfalto. Una prelibatezza è risultato il risotto con le ortiche, raccolte sulla cunetta durante il percorso. Mentre scrivo mi è venuta nostalgia della passeggiata, rallentata durante l’emergenza sanitaria. Prendo mascherina e guinzaglio, chiamo il cane e ci avviamo contenti.

La foto del cedro è sulla copertina del mio romanzo Passato Prossimo, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco, disponibile su richiesta a casa mia.