Un artista umano

Incontro Pio Zardo, artista 88enne, tuttora in attività. La figlia Marta e la nipote Veronica, mi fanno da staffetta per raggiungere la casa – costruita a suo tempo da Pio – a Casoni di Mussolente. Premetto che anche l’abitazione è un gioiello che contiene le svariate abilità di questo invidiabile signore che ha trasmesso l’arte della pittura e della scultura, rispettivamente ai figli Noè e Ruben. Marta incarna con il sorriso e le braccia lo spirito di servizio a favore degli anziani genitori e non solo. Due parole sull’aspetto fisico di Pio che porta da decenni la “barba fratina” – come la chiama lui perché non costruita – tal quale un biglietto da visita. Mi sembra un filosofo e di sicuro è un poeta che si diletta a recitare in modo estemporaneo versi bucolici autoprodotti del tipo: Oh zappa che ferma te ne stai… oppure: Lo stato snaturato de natura… Ma il mio intento è intervistare il pittore, tramite alcune domande cui risponde con disinvoltura. Nel mentre Marta offre l’aperitivo, Veronica scatta una foto al nonno. La consorte Maria si affaccia all’uscio per regalarci un sorriso e Sulamita prende parte attiva all’incontro. Pio disegna da piccolo. Soprannominato borasca/burrasca, è uno di otto fratelli (5 m e 3 f). Comincia a farsi notare per le doti artistiche sui vent’anni, a Torino dove frequenta un corso biennale di pittura con il maestro Riccardo Chicco ed in contemporanea fa il muratore, lavoro che lo accompagnerà tutta la vita. Mi viene spontaneo compararlo al muratore descritto da Pablo Neruda nella sua Ode al muratore tranquillo (1956), che lavora “Senza fretta, senza parole”, usando “calce, sabbia, sapienza e mani”. Nella sua lunga carriera ha creato oltre un centinaio di dipinti, ispirati soprattutto dalla natura, ma anche di altro soggetto. È sua intenzione esporre una grande tela per omaggiare san Pio X, di cui porta il nome e che lui chiama affettuosamente Bepi (Giuseppe Melchiorre Sarto era il nome “al secolo” del Papa), per la “Peregrinatio corporis”, evento in programma il prossimo ottobre. Provo ammirazione per il pittore e tenerezza per questo signore gentile, creativo e longevo entrato nella mia vita attraverso le sue opere e l’amicizia con i suoi figli. Ad averne, di artisti così!

Il mio ferragosto

La mia cucina dà sul portico ad est, perciò mi coglie la nascita del sole stamattina alle 6.20 e mi pare beneaugurante: mentre attendo che dalla moka salga il caffè, sbircio fuori e noto la sfera di fuoco. Scordo la colazione e piglio il tablet per una foto che immortali il sole il giorno di Ferragosto. Fuori silenzio assoluto ed una leggera bruma che inumidisce la pelle. Intanto buon ferragosto a chi è in movimento, a chi è a casa, a chi va per monumenti – il turismo culturale è in aumento – a chi va per funghi…a chi compie gli anni (tra oggi e domani due mie conoscenti). Mi piace molto la prima parte della giornata con le tortore che tubano sui tetti dei vicini e le chiome fiorite delle lagerstroemie che si vestono di luce. Due colli sono in festa: san Rocco a Possagno (domani san Rocco) dove ho vissuto parte della giovinezza e San Bortolo in paese dove ho pranzato domenica. Può essere che ci faccia una capatina, per godere del panorama accogliente e dell’accoglienza degli organizzatori della festa rivolta alla comunità e oltre. La giornata è lunga. Iniziarla con il dono della luce e la prospettiva di cordiali incontri è un buon inizio. Mentre scrivo, dal televisore in sottofondo mi giungono le parole: mari, monti, borghi, città d’arte… e l’aggiornamento delle mete prese d’assalto da circa venti milioni di Italiani. Io non entro nel computo, ma intendo dare valore a questa giornata di mezza estate, assai importante dal punto di vista religioso: l’assunzione della Vergine in cielo, senza l’esperienza della morte che anche oggi qualcuno farà. A proposito, ho sentito che è venuto a mancare, a 93 anni il sociologo e scrittore Francesco Alberoni (Borgonovo Val Tidone, 31.12.1929 – Milano, 14.08.2023) famoso per gli studi su innamoramento e l’amore. Molti i libri scritti, disponibili anche come ebook e audiolibri. Qualcosa ho letto, altro lo vedrò, per dare emozioni al mio ferragosto gentile e discreto (per addolcirlo ho fatto il tiramisù!). Buona estate, lettori e non! 🥂

Sentirsi in ferie (senza esserlo)

Oggi pranzo in collina, località San Bortolo a Castelcucco, Festa Alpina dal 12 al 15 Agosto ad opera del Gruppo Alpini. Ci arrivavo a piedi con la mia classe durante i primi giorni di lezione, dedicati all’accoglienza. Adesso approfitto di un gradito passaggio di Alessio, figlio di Lucia perché la pendenza è sostanziosa ed evito di stancarmi (per la cronaca: salgo in macchina e scendo a piedi). C’è la chiesa antica a pianta ottagonale su un’altura da cui i ragazzini si lanciano in capriole; sotto un ampio spiazzo con il tendone per accogliere i buongustai attratti dal menù, ma soprattutto dalla location, in una promettente giornata di mezza estate. Prima di mezzogiorno, numerose auto sono parcheggiate sui lati della strada, peraltro a senso unico. Davanti al ‘botteghino’ delle ordinazioni ci sono già due code in fila, prima di mezzogiorno. Ondate di carne ai ferri stuzzicano le narici degli ospiti accomodati ai tavoli, me compresa. Mi serve Francesco, il figlio più giovane di Adriano, ex sindaco impegnato in cucina, mentre Antonella, la vicesindaco con grembiule e coda di cavallo controlla i vassoi in partenza. Ho ordinato Pasta al ragù di musso, salsicce e patate fritte, pietanze abbondanti e squisite. Soddisfatta la gola, il bello arriva quando scendo a piedi. Saluto i familiari di Lucia che mi hanno accolto al loro tavolo: Gloria, Giovanna, Annamaria, Katia con i rispettivi consorti, Lucia e Alessio distribuiti ai tavoli 607 e 608 perché siamo parecchi. Anita, rimasta a casa offrirà dolce e caffè. Dopo un paio di foto all’ex oratorio di San Bortolo, scendo a piedi come convenuto. Dico la verità: mi sembra di stare in un angolo di Puglia. La vegetazione è varia, rigogliosa e rasserenante. Il percorso in parte ombreggiato mi consente di apprezzare questo angolo di paese che mi fa sentire in ferie, senza esserci. Sono orgogliosa di abitare in un luogo della Pedemontana con tante bellezze prima ignorate e palesate con la pensione. Sono stata in buona compagnia, pranzato saporitamente, visto scorci di natura conservata. Cos’altro o, per dirla col bel George Clooney, what else (do you whant)?

Gabbiani e Albatri

Leggo sul quotidiano che il nubifragio abbattutosi al nord ha colpito duro anche la zona del Garda, provocando la morte di moltissimi gabbiani e ferendone inesorabilmente alla testa e alle ali parecchie decine, di cui poche unità si salveranno a causa delle gravi ferite indotte dai giganteschi chicchi di grandine. Tra l’altro, solo pochi mesi fa la comunità era stata colpita dall’aviaria. Mi piange il cuore che anche questo bellissimo uccello sia vittima dello squilibrio meteorologico, perché abita il cielo ed è simbolo di libertà. Mi ricorda l’Albatro o Albatros, il più grande uccello marino a cui Baudelaire dedica la poesia L’ albatro nella cui disavventura l’autore intravede la sorte degli artisti destinati a vivere in un ambiente che non li comprende. A parte le somiglianze tra i due uccelli – gabbiani e albatri – e l’habitat dove vivono, mi ha sempre commosso il contrasto tra la bellezza dell’animale e la grettezza d’animo di chi lo sbeffeggia. Charles Baudelaire (Parigi, 1821-1867) non ha certo avuto vita facile e lo fa intuire anche il titolo della raccolta I fiori del male che contiene la poesia succitata (1857). Tornando ai gabbiani, sono vittime del cambiamento climatico e della mancata prevenzione, come tante altre specie durante le calamità naturali. Il degrado ambientale e il disinteresse umano sono una buona miccia per innescare la catastrofe. Chissà cosa direbbero i gabbiani, se potessero avere voce. Negli albatri loro cugini, il grande poeta francese trasferisce un’ispirazione d’infinito che solleva dalle miserie umane. In chiusura, trascrivo l’inizio della poesia L’ albatro, lasciando al lettore scoprire o riscoprire il seguito, traendo le sue conclusioni. Spesso, per divertirsi, gli uomini dell’equipaggio/catturano degli albatri, grandi uccelli marini,/che seguono, indolenti compagni di viaggio,/la nave che scivola sugli abissi amari./

A chi fuma

Di tutte le specie di Nicotiana – genere di pianta della famiglia Solanaceae – la più comune e sfruttata per la produzione di foglie di tabacco da fumare è la Nicotiana tabacum, così chiamata in onore di Jean Nicot che nel 1561 presentò il tabacco alla corte reale francese. Oggi 31 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la “Giornata Mondiale senza tabacco”, incentrata quest’anno sul tema “abbiamo bisogno di cibo non di tabacco”. Il tabacco danneggia l’ambiente ed è pericoloso. Fatta l’introduzione, adesso mi espongo. Mio padre era un grande – in certi periodi grandissimo – fumatore ed è morto d’infarto a 58 anni, oltre quarant’anni fa. Di certo il fumo non gli fece bene, anche se può darsi sia stato una concausa, più che una causa della morte improvvisa. Nessuno in famiglia fumava, ma ricordo l’odore acre del fumo che aleggiava in casa. Anche le litigate di mia madre perché smettesse, cosa che avvenne tardivamente quando fu operato all’anca, nel tardo autunno di un paio d’anni prima di andarsene. Allora le sigarette furono sostituite dai mandarini e il gradevole profumo degli agrumi disperse quello delle sigarette (nazionali senza filtro, se ricordo bene). Mi sono permessa questa digressione, perché mio padre è mancato troppo presto, non lo conoscevo ancora del tutto. Se fosse vissuto almeno altri vent’anni, avremmo potuto frequentarci e oggi non rimpiangerei la sua rapida uscita di scena. Mia intenzione è fare giungere il messaggio alle persone care che fumano, di non sottovalutare il rischio che corrono: di perdere la vita anzitempo, ma anche di provocare un vuoto incolmabile. Vale anche per le persone che non conosco, cui riconosco comunque la facoltà di scegliere come vivere la vita, una e irripetibile.

Bandiere Blu

Sarà che la primavera arranca, sarà che desidero rivedere il mare, ma è una soddisfazione leggere che in Veneto sono state premiate le spiagge di: Bibione, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino Treporti, Lido di Venezia, Sottomarina (in provincia di Venezia), Rosolina e Porto Tolle (in provincia di Rovigo). Sono state confermate anche le Bandiere Blu a Grado (Gorizia) e Lignano Sabbiadoro (Udine). Per ottenere il riconoscimento di Bandiera Bluh bisogna soddisfare 32 requisiti, tra cui spiccano ‘qualità delle acque e dei servizi’. Bene, sono contenta che la mia regione e quella confinante offrano tanto ben di Dio. Non vedo l’ora di fare una puntatina a Caorle oppure Bibione, in compagnia di Lucia e Adriana. Neanche farlo a posta, stamattina appena alzata, dalla radio di mamma che accendo prima di scendere in cucina sento la canzone di Tiziano Ferro ‘Destinazione Mare’, uscita il 5 maggio, potenziale tormentone estivo. Del testo, gradevole faccio miei i versi: ‘Ho chiuso la vita invernale/do fiducia alla nuova stagione/che tarda ad arrivare./Non smetto mai/non smetto mai di sperare/destinazione mare/. Anche il video su YouTube che accompagna il testo non è male. Credo che il prodotto abbia intercettato bene il desiderio di molte persone di liberarsi da pesi e frustrazioni accumulati durante il lungo inverno. Non sono una critica e il mio parere è frutto di un’intuizione. Di sicuro il mare a me piace molto, specie nella versione ‘selvaggia’, magari visitato da un branco di cavalli sulla battigia, come mi capitò di vedere diversi anni fa. Per me simboleggia la vastità, il movimento, la carezza delle onde sulle caviglie, l’incontro con l’immensità. Gli ho dedicato la poesia Corteggiamento del mare nella raccolta Natura d’oro, disponibile su Amazon. Per rimanere in tema letterario, il mare per me è un racconto avvincente, senza fine.

Vacanze sì e no

Oggi non ci sono i quotidiani, ma vado lo stesso al bar dove trovo i settimanali allegati, perché ieri sono stata tutto il giorno a casa: al mattino in preziosa compagnia di Manuel che mi ha sistemato alcuni problemi al computer e al pomeriggio tra relax e scrittura. Il tempo non era da scampagnate, come nel resto d’Italia. Stamattina è ancora incerto, ma mi farà bene fare due passi. Penso a chi per il ponte si è allontanato, facendo anche molti chilometri lungo il Belpaese. Io sono stata fino a Mestre per trovare la mia amica Lucia in ospedale e non è stato un viaggio di piacere, per traffico e lavori in corso. Non ho mai girato volentieri, nemmeno in treno. Una volta in aereo per scendere in Puglia. Più rilassante il viaggio in crociera verso la Grecia, diluito in una settimana e con mamma al seguito. Faccio l’ordinazione al bar e prelevo due riviste che mi porto al tavolo più distante dall’ingresso, per leggere in santa pace. A pag.42 del settimanale 7 del 21 aprile trovo il servizio che fa per me: VACANZE ITALIANE di Manuela Croci. Leggo che: “La regione in cui è previsto il maggior numero di arrivi è il Veneto (19 milioni), seguito da Lombardia con 15,8 milioni, Toscana (14 milioni) e Trentino Alto Adige (12,1milioni)”. A corredo del servizio, una manciata di scatti su alcune regioni di Massimo Siracusa. Beh, sono contenta di abitare nella regione più ‘appetìta’, con qualche angolo da me ancora inesplorato. Qualcosina conosco di alcune altre, mentre mi rimane del tutto inesplorata fisicamente la Sardegna, dove nacque Grazia Deledda, scrittrice da me amata soprattutto in gioventù… e dove ci abita Massimiliano, un caro collega di Scienze Motorie con cui ho avuto il piacere di lavorare qualche anno fa nella locale scuola media. Lui mi invia anche delle bellissime foto della sua isola che mi fanno sognare. Per ora da casa, che già è molto. In futuro si vedrà!

Primo Maggio in rosa

Ho visto, anzi rivisto perché in replica la mini-serie La Sposa di cui ieri sera hanno dato la terza e ultima parte. Il mio è un giudizio a caldo, senza patente di critica cinematografica, perciò accetto di essere smentita. C’erano già state delle polemiche perché il Veneto agricolo degli Anni Sessanta viene rappresentato come una zona culturalmente arretrata, il che non è una falsità e comunque poi si innesca un’evoluzione. Cosa ho apprezzato? L’ ambientazione spazio-temporale della vicenda, l’abnegazione della protagonista Maria, magnificamente interpretata da Simona Rossi, la ruvidezza del padre padrone che si scontra con la generosità, la promessa che si trasforma in amore tra Italo e la ragazza del Sud. Nell’Italia del dopoguerra, il matrimonio combinato era una pratica in uso, sebbene non diffusa. Da sfondo alle storie individuali, c’è l’evoluzione della società contadina che fa da contraltare a quella operaia. Se fossi in servizio a scuola, proporrei la fiction alle classi terze, piuttosto di considerare la successione dei fatti sul libro di storia. A mio dire, un prodotto dignitoso, senza sbavature e con diversi momenti toccanti. A tratti, l’intercalare veneto non disturba, ma fa sorridere. Molto bravi gli attori, sia individualmente che in gruppo, tipo la folla festosa che chiude la serie tra spaghettata e fisarmonica. Struggente l’interpretazione del piccolo Paolino, da disadattato a ometto grazie all’amore di Maria. Ravviso l’unica discordanza nel titolo, generico per una narrazione con molte sfaccettature e diverse storie umane. Infine una parola per Serena Rossi, “La Sposa”: mi ci sono affezionata da quando l’ho seguita nei panni di Mia Martini, in precedenza l’avevo sentita cantare con trasporto. Ieri mattina l’ho apprezzata durante l’intervista a Lavinia Biagiotti Cigna per un servizio dedicato alla madre, la grande imprenditrice di moda Laura Biagiotti. Donne, mogli, madri…calate in svariati campi nella finzione e nella realtà. Il modo migliore per esserci a festeggiare il primo maggio.

Madre Terra

Nella giornata mondiale della Terra, mi relaziono con la natura che ho in casa. Personificandola, raccolgo dei tulipani da offrirle, nati spontaneamente nel mio giardino e ne faccio un grazioso bouquet: quattro sono sul rosso, uno beige e il più lungo è giallo con striature rosse. Con due rametti di glicine e delle foglie di evinimo fanno proprio un bel vedere, che fotografo per postarli e rivederli quando saranno sfioriti, perché trovo salutare il potere evocativo dell’immagine. La stagione che avanza è una gioia per gli occhi e avere la bellezza a metro zero procura una grande soddisfazione. Credo sia per questo che non sento il bisogno di girare, perché ho realizzato il mio eden in casa e viaggio abbastanza con la mente. Certo, se ci fossero le condizioni – per dire vincessi un viaggio premio – mi piacerebbe visitare il Paese del Sol Levante, il Giappone e tornerei volentieri in Grecia dove misi piede con mamma nel lontano 2006: Santorini mi è rimasta nel cuore. Tornando ai fiori, trovo che siano distributori di armonia, parola bellissima che per me è in cima alla scala del benessere. Sono discreti e silenziosi, necessitano comunque di qualche attenzione. Ad esempio tolgo i petali sgualciti delle primule messe a dimora un paio di mesi fa che stanno concludendo la fioritura e taglio i gambi dei ranuncoli che a un semplice tocco si sfogliano. I pansè blu e gialli mi hanno fatto compagnia tutto l’inverno e reggono ancora il confronto con gli esemplari più resistenti. Tengo d’occhio un folto gruppo di iris selvatici nella parte sud dell’abitazione; giusto stamattina, aprendo la finestra lo sguardo si è posato sul primo fiore blu che mi ha dato il buongiorno. Dico la verità, non mi sentirei contenta senza il contributo della generosa madre terra.

Cigno innamorato

Piuttosto insolito che il quotidiano regali articoli ‘rosa’ in cronaca. È ciò che trovo a pag. VI de Il Gazzettino di martedì di cui riporto il titolo: Pescheria, il cigno innamorato cerca la compagna tra i passanti, con tanto di foto del fedele uccello che io ho usato per illustrare la copertina del mio diario- congedo scolastico. Il quel caso avevo fotografato degli esemplari a Caorle, di cui ammiro l’eleganza natatoria ma anche l’indipendenza rispetto al gruppo. Forse erano soggetti giovani perché si mettono in coppia dai due anni e non si lasciano più. Così ci dicono gli studiosi e la cosa mi intenerisce, anche se non mi stupirei di un’eccezione alla regola. Il protagonista dell’articolo è provabilmente un soggetto adulto ed è verosimile che cerchi la sua compagna, forse passata a miglior vita (non credo scappata con un altro). Mentre scrivo non so se ridere o immalinconirmi pensando alle ferite da privazione del/della patner, però provo una grande simpatia per il cigno e spero che qualcuno riesca a rimediare al suo disagio. Il servizio veterinario sarà in grado di prendersene cura. Non so se offrirgli la compagnia di un altro cigno sia la modalità giusta, comunque suppongo che la faccenda si possa risolvere presto e bene. Un cigno non è un orso, ma mi astengo dall’entrare in un altro argomento, questo sì assai doloroso. Tornando ai miei cigni fotografati a Caorle, oltre la pineta se ricordo giusto, mi avevano suggerito questo scherzoso augurio per i miei colleghi che restavano in servizio: Di buon grado me ne vado. Buona navigazione a chi resta. Nel frontespizio del fascicolo-diario un cigno con il collo tra il piumaggio e sulla ‘quarta di copertina’ in fondo un gruppo di cigni in navigazione. Il mare è un ottimo collante delle relazioni, umane e non.