Effe come ferie, c’è chi già se le gode! Conosco qualcuno in vacanza ed infatti Giugno da qualche giorno promette bene. Chi è serenamente in pensione come me, spalma il benessere che deriva dalla gestione del tempo libero in varie attività di ordinaria amministrazione, oppure legate alla pratica di un hobby. Ad esempio stamattina ho fatto la lavatrice e ho steso i panni sulla struttura su cui si espande il glicine, con conseguente effetto privacy che mi fa pensare ai signorili gazebo in spiaggia. Non c’è il mare, ma in compenso sento cantare tortore e canarini, arriva un venticello gentile che fa dondolare le lenzuola e il profumo del bucato steso al sole. Frate Sole, per chiamarlo come nel Cantico delle Creature è elemento indispensabile per conciliare il buonumore…e completare lavori all’esterno interrotti a caussa delle abbondanti piogge. Infatti ieri pomeriggio finalmente è stato possibile completare la potatura della siepe di Photinia iniziata due mesi fa, il giorno della mia dimissione dalla clinica Villa Berica. Era domenica 14 aprile, una bellissima giornata che poi non si è ripetuta. Le piogge hanno consentito la crescita dell’erba e l’imboschimento della siepe, con notevole sfalcio da smaltire all’eco centro domattina, previa prenotazione. Ho pensato di posizionare la limonera in pieno sole, delegando l’operazione a mio figlio che condivide il peso con l’amata pianta. La mattina presto è la parte del giorno che preferisco e che dedico spesso a scrivere, mentre nel primo pomeriggio è d’obbligo la siesta, lunga nel mio caso. Poi dipende dall’umore; se non è necessario evito di uscire e piuttosto ricevo visite, molto contingentate. Altro momento che mi gusto è il dopo cena, che condivido coi gatti occupando il portico a ovest, quando il cielo cambia colore dopo il tramonto e i canarini riprendono a cantare. Obiettivamente, mi sento in ferie in diversi momenti della giornata, senza bisogno di emigrare altrove. Salvo varianti.
Categoria: Ambiente
G7 e poesia
G7 in Puglia dal 13 al 15 giugno nel Comune di Fasano presso l’hotel Borgo Egnazia. Presiede il vertice la premier Giorgia Meloni. I 7 grandi sono: Canada , Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti. Evento super blindato – più di 5000 divise per garantire la sicurezza – tra i grandi della terra che si incontrano per parlare di vari argomenti globali: guerra in Ucraina e crisi in Medio Oriente, energia e cambiamento climatico, salute e sicurezza alimentare, sviluppo e intelligenza artificiale. Sono attesi ospiti da altri Paesi, compreso Zelensky e sarà presente anche Papa Francesco. Il logo dell’evento rappresenta un ulivo secolare con le radici nel mare. L’ulivo, tra gli alberi più identificativi del paesaggio italiano è simbolo di pace. Le 7 olive ai vertici dell’albero rappresentano le 7 nazioni. Il vertice avviene in uno dei posti più affascinanti della terra, in una regione che storicamente svolge il ruolo di ponte tra est e ovest del mondo. Mi auguro che l’incontro dia i frutti sperati, almeno qualcuno. Sono stata in Puglia un paio di volte, riportandone l’impressione di un posto baciato dal sole, anche se si è trattato di soggiorni brevi, uno legato al premio messo in palio da un concorso letterario. In quella occasione scrissi una poesia intitolata Salento che termina proprio con l’immagine di un ulivo. La riporto per mettermi in connessione con l’evento di domani. Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/del grandioso Creato.// Ecco, auguro un po’ di poesia anche ai partecipanti del G7.
La Lunga Notte delle Chiese
Sento riproporre un’iniziativa di cui avevo sentito parlare l’altr’anno. Si chiama ‘La Lunga Notte delle Chiese’ avviata nel 2016 dall’associazione di promozione sociale ‘BellunoLaNotte’, con la collaborazione di diocesi, parrocchie e altre associazioni. Praticamente una notte bianca a base di concerti, visite guidate, letture, eventi in luoghi di culto. Ingresso libero a tutti, religiosi e non, per partecipare ad un evento suggestivo in chiave spirituale. Il tema di questa nona edizione è “Trovami” che suona come un invito. Mi pare una bella cosa la fusione di musica, arte, cultura nell’ambito delle chiese, che sono già di per sé un concentrato di bellezza. Gli eventi sono gratuiti, a ingresso libero, aperti a tutti. Come una visita al museo, gratis e senza prenotare. Il programma delle iniziative è online, andrò a documentarmi. In un momento di incertezza generale e di disaffezione dai valori, lo ritengo un ponte di elevazione morale e spirituale. Non frequento molto i luoghi di culto, ma li ritengo un ottimo contenitore di ‘anime’. Vicino a casa mia c’è la bellissima chiesetta di santa Lucia, tante volte fotografata dove d’estate si tengono dei concerti di musica classica. Sarebbe un extra gradito che potesse essere utilizzata anche per altri spettacoli culturali, come accadeva prima della pandemia. Percepisco che il quadro si sia alquanto complicato da allora, tuttavia un rilancio transculturale sarebbe gradito e apprezzato, anche per fare da contraltare a tanti incontri a tema gastronomico. Lieta di abitare a quattro passi da un gioiello architettonico, mi accorderò con Lucia per farci una visita serale: lei canterà e io leggerò una poesia, dando il nostro contributo alla odierna notte bianca.
Digressione cromatica
Bello il tramonto (ieri sera), finalmente senza pioggia! Il sole fa capolino dalle nuvole, viene e va a suo piacimento. Sento un uccello cantare sul tiglio e un bombo ronzare affaccendato tra i fiori. A tratti cadono dei petali della Rosa antica rampicante che si è trasferita sul tetto, colorando di giallo il porfido grigio. Le Ortensie in vaso detengono il primato del colore, perché offrono una gamma che va dal rosa al viola, passando attraverso l’azzurro. Sta fiorendo anche l’Ortensia bianca, regalatami da Lisa e Roberta l’anno scorso: il capolino chiuso è verdino, ma una volta schiuso offre il suo colore originario: tra un po’ sarà uno spettacolo! Per me il colore non è secondario, tant’è che ho il soggiorno di cinque tinte: giallo, celeste, marrone, grigio, bianco. Ricordo che i primi giorni di scuola, quelli dedicati all’accoglienza degli alunni, erano destinati anche alla formazione delle classi prime, tramite la scelta di colori in base ai quali emergeva la ‘compatibilità’ o meno col compagno di banco. Strategia peraltro accantonata durante la pandemia e il distanziamento. Comunque alla domanda quale è il tuo colore preferito rispondevano tutti, anche i più restii a parlare. La pubblicità sa bene come sfruttare questo elemento, tant’è che la psicologia dei colori influenza il consumatore: il blu è il più utilizzato dalle aziende perché trasmette un senso di sicurezza e affidabilità (pensate alle confezioni di un noto marchio di pasta), ma c’è l’aggancio anche per gli altri colori. Il rosso vivo e il verde smeraldo pare siano i due colori portafortuna dell’anno in corso. A livello individuale, ognuno ha i suoi gusti. Ribadisco i miei: giallo e celeste, ma apprezzo anche gli altri. Insomma, le mie apprezzate Ortensie mi hanno consentito una…digressione cromatica rilassante.
Giornata Mondiale della bicicletta
Vorrei fare uscire dal garage la bicicletta, anche per verificare la mia stabilità dopo l’intervento e la fisioterapia. Ma come si fa con questo tempo che definire ballerino è un eufemismo? Chiederò a Pia, amante delle due ruote come si regola. In casa ho la cyclette e la mini-byke, ma non è la stessa cosa! Anche fare poche centinaia di metri pedalando mi consente di osservare, sentire, spaziare con la mente. Oggi 3 Giugno è la Giornata Mondiale della bicicletta, istituita dall’ONU nel 2018 per promuovere l’utilizzo di un mezzo di locomozione sostenibile, sano e alla portata di tutti. Non tutti però la usano con prudenza e certi ciclisti del weekend mettono a rischio la loro incolumità e quella del malcapitato autista costretto a stare in coda al gruppetto sparpagliato sulla carreggiata. Più che pedalare, a me piace camminare ma non disdegno entrambe le attività, se il tempo è clemente. Ho qualche foto che documenta le mie passeggiate sulle due ruote: niente di eccezionale, ma un senso liberatorio che aumenta con l’intensità dell’aria sul volto. La bici è datata e ha cambiato colore nel tempo, passando dal rosa al blu elettrico. Sul cestino davanti ci metto il marsupio, mentre trent’anni fa ci accomodavo mio figlio. Anche Saul da ragazzo ha pedalato parecchio su un paio di bici… finché le ha collocate in cantina. I gusti cambiano, ma nel mio caso non è stato un abbandono, anzi direi che c’è un ritorno nostalgico, considerato che non monto in sella dallo scorso novembre. Per fortuna Castelcucco dove abito offre bei paesaggi tra i colli da esplorare a piedi e/o in bicicletta. Appena il tempo si sistema, mi riprometto di fare qualche giretto senza stancarmi, magari mettendo nel cestino la macchina fotografica.
Giugno, cosa ci porti?
Primo giugno! Alle dodici, sotto il portico a casa mia sono diciotto gradi, più nuvoloso che no, ma finora non piove. Pare che dovremo aspettare altri dieci giorni per percepire l’estate, dovremo farcene una ragione. Cos’altro potremmo fare noi, comuni mortali per invertire la rotta? Entro il 2050 la UE dovrebbe conseguire l’obiettivo della ‘neutralità climatica’ riducendo di almeno il 55% le emissioni di gas serra. Il cambiamento climatico sta fornendo il conto del disinteresse verso l’ambiente che ci ospita, dove sovente l’uomo fa danni inenarrabili. Le stagioni si sono mischiate e nella stessa giornata può fare caldo, oppure farci mantenere indumenti invernali. Comunque mi aggrappo al detto del Dalailama: “Scegliamo di essere ottimisti. Ci si sente meglio”. Il nome giugno deriva dal latino Iunius, derivato di Iuno (Giunone), la dea romana cui era dedicato, moglie di Giove, quindi la più importante divinità femminile. Tradizionalmente, il mese di giugno coincideva con la fioritura e la raccolta di prodotti, perciò associato al periodo dei matrimoni. Giugno infatti è il mese dedicato a Giunone, dea del matrimonio e protettrice dello Stato (magari sarà bene ricordarlo domani 2 giugno, festa della Repubblica). Secondo Ovidio invece, il nome giugno deriva da “iuniores” ed è dedicato ai giovani. Comunque sia, a dare il nome ai mesi fu Numa Pompilio, il secondo re di Roma che introdusse i 12 mesi per sincronizzare il calendario lunare con quello solare (Secondo la tradizione, Romolo aveva stabilito che l’anno avesse 10 mesi). Adesso torno coi piedi per terra e mi auguro che il mese appena iniziato porti: sole, caldo, passeggiate, mare, fiori, frutti da gustare come una bella fetta di cocomero o un drink dissetante. Incrociamo le dita e vediamo che succede…
Ortensie multicolori
Ultimo giorno di Maggio, mese alquanto perturbato con temperature al di sotto della media. Per l’estate astronomica bisogna aspettare il solstizio d’estate il prossimo 21 giugno, il giorno più lungo. La Natura si adegua, con lentezza. Le mie Peonie stanno sfiorendo, ma per fortuna le Ortensie mi faranno compagnia a lungo, dato che la fioritura si protrae per tutta l’estate fino a Settembre. Ne scopro una di celeste, il mio colore preferito sotto al Fico. Dopo un’ennesima giornata di pioggia, un po’ di colore restituisce il buonumore. Ma stanno fiorendo multicolori anche le Ortensie acquistate l’anno scorso di colore blu. Evidentemente il terriccio, a seconda della composizione fa la differenza, comunque il mix cromatico mi stupisce e mi rallegra. Ho una grande simpatia per questo fiore, cui manca solo il profumo. Delle dieci piante messe a dimora quando venni ad abitare a Castelcucco nel 2000, ne sono sopravvissute metà che però si sono espanse, e non è detta l’ultima parola nel senso che ogni tanto provo a fare delle talee, sebbene finora con scarso successo. Il significato dell’Ortensia varia a seconda del colore, comunque sempre positivo e riferibile a gratitudine, ammirazione e armonia. Molti bouquet da sposa sono realizzati con questo fiore. Coltivata in Cina fin da tempi antichissimi, oltre che bella ha anche potere curativo. Le sue proprietà officinali e terapeutiche erano conosciute già in Asia e poi furono scoperte dagli Indiani d’America, utilizzata dall’artrite reumatoide ai calcoli renali, passando per la calvizie. Leggo del thè celeste all’Ortensia che può servire perfino in cucina per fare la marmellata e la grappa: una sorpresa! Insomma, un fiore assai versatile ed antico, che porta splendidamente 30 milioni di anni. Onorata di coltivarlo a casa mia!
Cultura, propellente di piacere
Alberto Angela conferma le doti di figlio d’arte, spalmate nello speciale “Meraviglie: Pompei – Le nuove scoperte” con un piano sequenza di oltre due ore, cioè con la macchina da presa che non stacca mai, dando allo spettatore l’idea di essere accanto al divulgatore in una privatissima visita al sito archeologico. Come da previsione, il programma ha sbancato gli ascolti, vincendo la prima serata. Davanti allo schermo c’ero anch’io che da liceale avevo visitato Pompei, riportandone stupore e ammirazione. Lo speciale di ieri sera mi ha arricchito di ulteriori conoscenze, frutto dell’intenso lavoro di archeologi, restauratori, divulgatori e quanti lavorano nei numerosi cantieri aperti nell’area degli scavi. Tra le scoperte più recenti, toccanti i disegni realizzati da un bambino/a e il palmo di una piccola mano impresso su una parete. Il viaggio culturale ha portato alla ribalta ‘L’insula dei Casti Amanti’, strutture adibite a forno, a cortile, a sale di ricevimento e di piacere, bellamente affrescate. Verso la fine del programma, Alberto Angela illustra delle pareti tinteggiate di “rosso pompeiano’ e dà delle informazioni sulla chimica del colore che lo rendeva tossico alla respirazione. Ma la vita media allora era alquanto contenuta: circa 39 anni per le donne – spesso vittime di parto – e 41 anni per gli uomini. Comunque un’esistenza goduta pienamente, secondo un atteggiamento epicureo senza condizionamenti. La vita quotidiana a Pompei nel 79 d.C. anno della spaventosa eruzione era all’insegna di un certo benessere e i Romani facoltosi ci andavano in ferie. I resti portati alla luce testimoniano che amavano il bello. A questo punto mi segno una frase del garbato divulgatore che condivido e vale quale promozione : “La cultura propellente del piacere”.
Maggio, tempo di rose e di ciliegie
Non so se sia un caso, ma ho messo sulle unghie lo smalto color ciliegia, frutto purtroppo non maturato quest’anno a casa mia, causa le abbondanti piogge e le sfavorevoli condizioni climatiche. Così rimedio andando con Lucia alla Mostra delle ciliegie di Maser, giunta alla 32esima edizione. Gli stand sono dislocati nel vasto parco difronte alla storica Villa Barbaro, costruita da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1558 circa, per l’umanista Daniele Barbaro e suo fratello Marcantonio, ambasciatore della Repubblica di Venezia. Originario dell’Asia Minore, il ciliegio si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e successivamente in Grecia. La location per l’evento non potrebbe essere migliore, sebbene quest’anno la produzione del prelibato frutto sia calata del 40% e di conseguenza il prezzo alla vendita sia aumentato. Spero che i produttori riescano in qualche modo a compensare le perdite. Io compero un cestino di ciliegie all’ingresso del Viale dei Tigli per otto euro, ma al supermercato le ho pagate 9.90. In un altro stand acquisto un vaso di confettura di ciliegie da regalare a un’amica. Anni passati avevo comperato uno snocciolatore, per trasformare i rossi frutti in gustose marmellate. I capricci del tempo – e di più i danni inferti all’ambiente dall’uomo – stanno esibendo il conto. Le primizie sono state rovinate dal meteo e si spera nelle varietà tardive. Maggio per antonomasia è il mese delle rose e delle ciliegie. Infatti ieri sera ho tagliato alcune rose color corallo e le ho messe in vaso per gustarmi gli occhi, ma anche evitare che il prossimo acquazzone le sciupi. Temo che le turbolenze meteo non siano esaurite. Nel mentre godo di ciò che offre la natura, dato che le quattro stagioni – come dice un simpatico messaggio – sono sopravvissute solo sulla pizza!
Versatilità del Geraneo
Ero andata in fioreria ad ordinare un omaggio floreale per il compleanno di un’amica. In quell’occasione Marzia, la fiorista mi aveva regalato una pianta di Geraneo malconcia che avrebbe eliminato. Forse le ho pagato il vaso di plastica, per contribuire almeno in parte. Ho sistemato il nuovo ospite sopra la vecchia lavatrice all’ingresso del garage, sperando che si adattasse senza fare tante storie. Evitate le abbondanti piogge grazie allo sporto del garage, il fiore si è adattato benissimo, godendo del sole al mattino e dell’ombra al pomeriggio. Inoltre lo salutavo ogni volta che uscivo o parcheggiavo l’auto. E lui ha ricambiato alla grande, con la fioritura di una decina di fiori rosa intenso, più un paio di bianchi, il che mi autorizza a pensare che fossero state accumunate all’origine due piante di colori diversi. Sapevo che il Geraneo è una pianta robusta, resistente ma in questo caso direi sorprendente! Ne ho diversi altri esemplari sotto il portico, sopravvissuti all’inverno o che mi hanno regalato per il mio compleanno a primavera, tutti della varietà zonale e di colori diversi. Anni fa avevo anche gli edera e i parigini, poi accantonati perché perdevano molto fiori che richiedevano un pronto intervento con la scopa, per evitare di scivolarci sopra. Originario prevalentemente dell’Africa meridionale, la sua coltivazione è introdotta in Europa nel XVII secolo, grazie ai viaggi esplorativi di naturalisti e botanico europei. Il suo nome deriva da una parola greca e, a seconda del colore rappresenta il conforto, la malinconia, l’amicizia. Scopro che i fiori possono essere usati in cucina per insaporire le insalate e le foglie, finemente tritate possono essere usate come aromatizzanti in salse, marmellate e torte. Quando si dice versatilità!
