Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.
Categoria: Ambiente
22 marzo 2026
Oggi 22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua che san Francesco chiama “sora”/sorella nel Cantico delle Creature, descrivendola come “umile, preziosa e casta”. Ma è anche giornata di Referendum costituzionale sulla giustizia… nonché il mio compleanno. Una triangolazione interessante. Intanto sono lieta di spegnere la bellezza di 73 candeline, con il sostegno di amici vicini e lontani che ringrazio di cuore. Se non fosse domenica, la cosa sarebbe rimasta più ‘riservata’, ma è arricchente frequentare chi mi esprime simpatia e affetto. La simbologia dei numeri 7 e 3 è incoraggiante, ma di più lo sono le buone relazioni. A tavola mi idrato solo con acqua (e qualche goccia di limone), perciò dirotto gli ospiti al bar per una consumazione più ‘sostanziosa’. A parte i miei gusti, non va dimenticato che l’acqua è anche chiamata ‘oro blu’, risorsa sempre più scarsa e contesa a livello globale, preziosa come l’oro. È anche un simbolo religioso universale, come nel battesimo: significa pulizia spirituale e ingresso in una nuova vita. Che il mio nome Ada, in lingua turca significhi isola, mi sta a pennello. Quanto al Referendum, farò il mio dovere di cittadina, ma avrei preferito che ci avessero pensato i notabili che stanno al potere, a sbrogliare la matassa e senza litigare. Nella giornata in cui faccio il pieno di auguri, ne faccio anch’io ai miei lettori di votare in serenità e coscienza. Le lezioni della storia sono spesso ignorate, fraintese oppure accomodate. Oh tempora, oh mores di Cicerone è ancora attuale, perché non è facile fare il bene. Incrociamo le dita e innalziamo il bicchiere per un prosit seguito da un cordiale cin-cin 🥂
Equinozio e Primavera 🌼
Stamattina la luce voleva sopraffare i balconi, infilandosi dappertutto; infatti è il giorno dell’equiluce cioè il fenomeno delle 12 ore di luce e 12 di buio che si verifica in prossimità dell’equinozio di primavera previsto per le 15.46 odierne. Accendo la radio e sento che alle 15.45 sarà ancora inverno… sorrido per forza! Comunque saluti all’inverno, benvenuta alla stagione della luce e della rinascita. Tra l’altro, oggi ricorre la Giornata Internazionale della Felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’ONU il 28 giugno 2012 per riflettere sull’importanza di questo modo di sentire alla base del benessere personale. Senza incomodare la filosofia, sono certa che ognuno di noi colloca la felicità in un posto privato, collegata a persone o situazioni. “In Psicologia corrisponde a uno stato emotivo positivo, un insieme di emozioni che procurano benessere in abbondanza’. Io la trovo nelle buone relazioni, nei gatti e nei fiori soprattutto, considerandola uno stato di passaggio, un’emozione piuttosto che un sentimento duraturo. Dipende anche dal carattere e dal posto dove si nasce. Ad esempio in Giappone, l’equinozio di Primavera è un giorno di Vacanza Nazionale, il che la dice lunga sullo stile nipponico, a mio dire ammirevole secondo molti aspetti. Giusto ieri ho raccolto alcuni fiori sbocciati tra i vasi di terracotta disseminati in giardino, ne ho fatto un bouquet che ho fotografato prima di posizionarli in casa: giacinti di vari colori, narcisi grandi e piccoli, bergenia, rametti d’edera. Mentre li avevo tra le mani, mi chiedevo che fiore avrei potuto essere se fossi nata vegetale. Non sono riuscita a rispondermi, perché ogni fiore è davvero una meraviglia!
Tulipani che passione!
Prima di deporre le armi, l’inverno spara le sue ultime cartucce. Infatti stamattina un’aria fastidiosa fa muovere le neonate foglioline rosse della siepe di fotinia (Photinia). Grey, Fiocco e Pepita sono dentro al calduccio. Non è giornata da giardinaggio, ma il tema dei fiori mi viene tra le mani quando leggo sul quotidiano la tribuna il seguente articolo: Da Nonno Andrea torna la tavolozza dei tulipani Fioriscono 500 mila bulbi. Lo spettacolo è in programma a Villorba, con accesso libero e apertura quotidiana dalle 9 alle 19.30, con possibilità di entrare nei campi e raccogliere personalmente i tulipani previo un contributo, senza necessità di prenotazione. Giusto ieri ne parlavo con Manuel che conosce il posto per esperienza diretta. Qualcosa di simile credo avvenga a Torreglia (PD), però più distante da qua. L’iniziativa è nata per valorizzare il territorio attraverso esperienze semplici, a contatto diretto con la natura, compresi laboratori creativi per bambini e attività più spettacolari come il volo degli aquiloni giganti e la slackline (camminare su una fettuccia tesa tra due alberi). Tornando ai fiori, il tulipano è uno dei miei preferiti, gli manca solo il profumo. Pianta bulbosa perenne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae. Apprezzata per i colori vivaci e la forma elegante, fiorisce tra marzo e maggio in pieno sole. Il significato varia molto in base al colore, comunque legato a prosperità e rinascita. Arrivato in Europa dalla Turchia nel XVI secolo è legato alla cultura orientale e alla ricchezza. Il nome deriva proprio dalla lingua turca “tullband” che significa turbante/copricapo. A casa mia, una ‘famiglia di tulipani rossi’ sta sbocciando tra le ortensie: uno spettacolo gratis e a metro zero. 🌷
I valori dello sport
Ho seguito la Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, toccante a dir poco. Intanto i numeri del medagliere: 16 medaglie (7 ori, 7 argenti, 2’bronzi) conquistate dalla delegazione azzurra, contro le 7 portate a casa quattro anni fa a Pechino, quindi un successo per i risultati e soprattutto per lo spirito degli atleti, bene evidenziato dal discorso conclusivo di Giovanni Malagò: “La speranza è che i valori dello sport possano costruire un futuro migliore” puntando sulla solidarietà, la tenacia, la resilienza. Mi concentro su due momenti particolarmente intensi: l’interpretazione dell’inno Nazionale da parte di Arisa, vestita come una dea e la coreografia in blu con protagonista la ginnasta italiana Giorgia Greco, priva della gamba destra. Nata a Milano il 1 marzo 2007, ha subito a soli 7 anni l’amputazione dell’arto a causa di un tumore osseo. Anziché abbattersi, è tornata a praticare ginnastica artistica a livello agonistico. È stata nominata Alfiere della Repubblica 2021. Come la sua, tante storie da brivido dietro gli atleti delle Paralimpiadi, 665 (di cui 45 italiani) in rappresentanza di 50 Nazioni. “I nostri atleti hanno reso orgogliosa la nazione” è il giusto apprezzamento della Premier, assente per il maltempo alla chiusura dei Giochi. Stefano Longo, Presidente della Fondazione Cortina 2026 così si è espresso: ” I Giochi ci lasciano molto più delle medaglie: competenze, infrastrutture e una squadra di oltre 140 professionisti che continuerà a lavorare per trasformare questa esperienza in opportunità durature per lo sport e per il territorio”. Le premesse per portare avanti il percorso intrapreso con al centro accessibilità, inclusione e attenzione alla persona ci sono tutte. Grazie agli straordinari atleti e a chi li sostiene.
Tempo di orticole
Di mattina, quando apro i balconi della camera il colpo d’occhio mi cade sull’Albicocco, ogni giorno più fiorito. Lo spettacolo si ripete alla sera, quando chiudo le imposte. È stato potato e contenuto per evitare che i rami più lunghi invadano la proprietà del vicino, col timore che ne risenta. Ma il suo abito rosa mi fa ben sperare in una ripresa e nel dono dei polposi frutti, sperando che il tempo balzano non blocchi il processo. Le martellanti piogge della scorsa primavera avevano compromesso la maturazione delle ciloegie. Gustare un frutto proprio dà un piacere unico che ho scoperto a gradi, mano a mano che ho potuto dedicarmi allo scoperto, coltivando piante (poche) e fiori (tanti), anche cresciuti spontaneamente come le Viole. Le piante in via dei Tigli dove abito sono fiorite. Una passeggiata in piazza, all’insegna della bellezza fa bene al corpo e allo spirito. In alcuni giardini svettano delle Magnolie stratosferiche e non c’è bordura priva di vivaci Giunchiglie. Ma è tempo anche di orticole. Ho fatto un salto in consorzio e ho acquistato quattro vasetti che sistemerò sotto il portico a est davanti alla cucina, riservando ai fiori quello a ovest. Elicriso, Aneto, Erba pepe e Timo hanno sprigionato in macchina un profumo salutare. Faranno compagnia a Salvia, Prezzemolo, Erba cipollina, Menta e Rosmarino: queste due ultime aromatiche hanno dato il nome a una rinomata pizzeria nei paraggi. A mio dire, nome azzeccato che invita a fermarsi e a consumare. Potrei fare un piccolo orto, ma devo distribuire le mie energie con una certa parsimonia (non sono evergreen!) e il giardinaggio mi assorbe abbastanza. Non amo stare ai fornelli. Con gli ospiti, preferisco condividere il pasto fuori, magari all’aperto per godere della natura sorprendente.
I veri beni essenziali
“La vita sedentaria è il vero nemico”, parole (sante) di Antonella Biral, la personal trainer che allena i centenari ed è contesa dalle Rsa della Marca trevigiana. Nata e cresciuta a Monastier, esperta di “Camminata Metabolica” sembra più giovane dell’età anagrafica, ha un sorriso contagioso e, superfluo a dirsi, un’invidiabile energia. In una foto è con un’allieva di 103 anni, in un’altra è ripresa con allieve di 86, 89 e 91 anni che coinvolge grazie alla musica. Ammette che non tutte riescono a muoversi, ma chi è costretta in carrozzina, rimedia cantando. Assodato che la musica è un’arte, ritengo che coinvolgere persone tanto in là con gli anni richieda una marcia in più. A suo dire, le cinque mosse per restare in forma dopo i 70 anni sono: Attività fisica costante, camminata quotidiana, alimentazione adeguata, allenamento della forza almeno due volte a settimana, tenersi lontani dallo stress, coltivando buone relazioni. Condivido quasi tutto, ma mi trovo in difetto sull’allenamento della forza. Su questo punto mi rimprovera anche mio figlio, che lavora in palestra come istruttore (ma non di centenari) e dice che non mi applico abbastanza per aumentre la mia massa muscolare. Reduce da due artoprotesi, io mi accontento e non mi pongo obiettivi ambiziosi, conscia dell’età che ho. Per ora sto bene nel mio corpo, sono autonoma e ‘lucida’, grazie anche all’allenamento mentale quotidiano. “Mens sana in corpore sano” è stata scritta da Giovenale nelle sue Satire (I – II sec. d.C.). Originariamente, la frase era parte di una preghiera agli dei che tradotta significa: Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”. Scontato che la salute mentale e fisica sono i veri beni essenziali.
Protesta a bocca chiusa
Nel match d’esordio in Coppa d’Asia, cinque calciatrici dell’Iran restano in silenzio durante l’Inno Nazionale, adottando il silenzio come protesta contro il regime iraniano. È la conferma che il silenzio può fare più delle parole, concetto trattato in un recente post. Accusate di tradimento per non aver cantato l’inno, “Il colmo del disonore” sono riuscite a scappare, inviando disperate richieste d’aiuto. l’Australia concede l’asilo politico. Sembra una vicenda d’altri tempi, invece è successa un paio di giorni fa. Del resto l’attacco israelo – statunitense all’Iran è del 28 febbraio scorso, quando le giocatrici erano già in tournée calcistica. Immagino la preoccupazione e il coraggio delle cinque ragazze protagoniste della protesta silenziosa, nondimeno il terrore di una ripercussione sui loro cari in patria. A vederle sembrano delle ragazzine, ancora più giovani dell’età anagrafica, costrette a scappare per non soccombere al regime teocratico adesso colpito, ma non ancora sgretolato. Non mi intendo di calcio, diventato il campo di battaglia delle giovani iraniane. Mi torna in mente la poesia Goal di Umberto Saba (Trieste,1883 – Gorizia, 1957) dove il gioco di squadra serviva ad armonizzare le opposte fazioni, con l’augurio che anche le calciatrici iraniane possano godere “Pochi momenti come questo belli,/a quanti l’odio consuma e l’amore,//è dato, sotto il cielo, di vedere./” come dicono gli ultimi versi dell strofa centrale. Attraverso la partita di calcio e analizzando la reazione dei protagonisti – il portiere sconfitto, i compagni esultanti, la folla in delirio e l’altro portiere – il poeta considera temi universali come la sconfitta, la consolazione, la gioia condivisa e l’appartenenza. Il calcio diventa così una metafora della vita.
Famiglia che vive(va) nel bosco
Dallo scorso novembre si parla della famiglia nel bosco che non è più nel bosco e la situazione pare si sia aggravata, allontanando l’ipotesi di un ricongiungimento. La vicenda è nota: padre, madre e tre figli minori (una coppia di gemelli di sei anni e una ragazzina di nove) vivono in provincia di Chieti, in un’ex casa colonica, senza allacciamenti a rete elettrica, gas e acqua corrente. A causa di una intossicazione da funghi vengono ricoverati in ospedale dove emerge il loro stile di vita ‘ecologista” contrario alla medicina e e alle regole indiscusse (ma discusse da loro) del vivere civile. Da allora un’attenzione dei media e non solo, con l’allontanamento di madre e figli, inseriti in una struttura dove il padre va a trovarli, a orari concordati. Lui collabora, la moglie no, tanto che un recentissimo provvedimento destina la signora ad altra struttura, separandola dai figli. Un gran baillame contro la decisione del Tribunale, fiaccolata pro riunione dei protagonisti e il Ministro Nordio manda gli ispettori. A pelle, la madre mi pare esaltata. Mi chiedo come questa coppia anglo-australiana abbia di proposito ignorato, o sottovalutato le leggi in fatto di tutela dei figli, che comunque non appartengono allo stato, come affermato dalla Premier Giorgia Meloni. Augurandomi che la spinosa vicenda si risolva in fretta a vantaggio delle creature, mi viene in soccorso la poesia di Khalil Gibran (Bsharre in Libano, 6/1/1883 – New York 10/4/1931) I FIGLI I tuoi figli non sono figli tuoi./Sono i figli e le figlie della vita stessa./Tu li metti al mondo ma non li crei./Sono vicini a te ma non sono cosa tua./Puoi dar loro tutto il tuo amore,/ma non le tue idee./Perchê loro hanno le proprie idee./Tu puoi dare dimora al loro corpo,/non alla loro anima./Perché la loro anima abita nella casa/dell’avvenire,/dove a te non è dato di entrare,/neppure col sogno./Puoi cercare di somigliare a loro/ma non volete che essi somiglino a te./Perché la vita non ritorna indietro,/e non si ferma a ieri./Tu sei l’arco che lancia i figli verso il /domani.// Dubito che Nathan Trevallion e Catherine Birmingham conoscano questa splendida poesia.
Paralimpiadi e sport inclusivo
Cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 (dal 6 al 15 marzo) ieri sera, all’Arena di Verona, ‘Città dell’Amore’ in Italia, come sottolineato dalla performance ispirata all’amore e al mito di Giulietta e Romeo. Coinvolgente lo spettacolo e apprezzato il discorso del Presidente della Fondazione, Giovanni Malagò con il messaggio di Pace. Molto intenso ed emozionante anche quello del brasiliano Andrew Parsons, Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale. Vedere gli atleti sfilare con i ‘corpi imperfetti”, senza una gamba, un braccio, la vista, in carrozzina… ma col sorriso dà l’esatta misura che i limiti sono illusoni e che lo sport paralimpico presenta un potenziale umano enorme. Incredibile ma vero: dall’orbita si collega in carrozzina anche la 33enne ingegnera spaziale tedesca Michaela Benthaus. Bebe Vio, ultima tedofora a Verona è l’incarnazione dello spirito degli atleti: 600 di 55 nazioni, impegnati in sei discipline: sci alpino, biathlon, sci di fondo, hockey su slittino, snowboard e curling in carrozzina. La Nazionale Azzurra è composta da 42 atleti (35 uomini e 7 donne) più 3 guide. Oggi, prime medaglie azzurre: argento per Chiara Mazzel nella discesa femminile e bronzo per Giacomo Bertagnoli nella libera ipovedenti. Merita un ricordo l’ideatore delle Paralimpiadi, il neurologo tedesco Sir Ludwig Guttmann che nel 1948 organizzò le prime gare per veterani di guerra disabili a Stile Mandeville, mentre il medico italiano dell’Inail Antonio Maglio organizzò i Giochi di Roma 1960. Un lungo percorso per uno sport inclusivo.
