Primo sabato di ottobre. Puntata al bar e rapida scorsa al quotidiano, a caccia di notizie per scrivere il post odierno. Poi consueto appuntamento da Lara, la mia parrucchiera. Mi soffermo sull’articolo di attualità intitolato: ‘I medici lasciano il pubblico “Non è una fuga, è l’esodo” Allarme per i dati a Nordest’ corredato dai seguenti numeri: nel 2025 in Italia le dimissioni (3.767) superano i pensionamenti (2.876)… “Cause? Stress, aggressioni, paga bassa”. L’argomento non è nuovo ed interessa tutti. L’articolo 32 della Costituzione ci ricorda che la Salute è un diritto primario e un interesse xollettivo, pertanto a ogni cittadino è assegnato un medico di base. È sulla parola ‘base’ che potrebbero sorgere i problemi, dal momento che il personale medico scarseggia. Ne parlo con Lara che abita in un comune limitrofo, dove il medico di base è appena andato in pensione, sostituito da una giovanissima dottoressa. Anche la mia è giovane, diventata mamma da poco. Entrambe – io e Lara – siamo fiduciose nei giovani medici, uomini o donne che siano, perché consapevoli del lungo percorso fatto, prima di approdare all’esercizio della professione. Rimane intatto l’apprezzamento per quelli che vanno in pensione e l’amarezza per chi si ritira prima, a causa delle problematiche connesse con il ruolo, aggravate talvolta da sconsiderati comportamenti umani. Sanità, Scuola e Ordine pubblico rispecchiano lo stato del Paese che non si può affermare goda di ottima salute. Tuttavia, a dispetto della crisi del sistema sanitario pubblico, l’Italia vanta un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo (83.4 anni), da ricercare in fattori positivi come gli stili di vita e la salute. Buona accoglienza e sostegno dei giovani medici non potrà che essere salutare.
Categoria: Ambiente
Nonni e Angeli
Tra i messaggi di stamattina, sono in primo piano i nonni e gli angeli custodi: non credo che l’abbinamento sia casuale. Aggiungo quello promozionale trasmesso dal video che in qualche modo li unisce: “Cari nonni, siete le radici che sostengono”. Mi trovo d’accordo con la similitudine. Auguri a tutti i nonni, sotto qualunque cielo. Tra i miei contatti, ricoprono il ruolo Francesca, Serapia, Novella, Marcella… ma non la sottoscritta, finora. Per il momento non mi dolgi, mentre mi è mancata la frequentazione dei nonni, passati a miglior vita troppo presto oppure troppo distanti fisicamente. Ero molto affezionata a mia nonna materna, Adelaide Valle in Stefani. Negli Anni Sessanta, per andare a trovarla mia madre azzardava un viaggio da Cavaso del Tomba a Pravisdomini in Lambretta, con me piccola sul sedile posteriore! La penso spesso: era silenziosa, austera, elegante negli abiti scuri di donna di casa. Molto provata dalla sofferenza – perse due figlie in giovane età per tifo – dovette convivere con il lutto, trovando un’evasione nella lettura. Credo di avere ereditato da lei l’attrazione per l’ambito letterario. Comunque, nel quotidiano ho diversi esempi di nonni accudenti senza essere invasivi, tentazione talora assecondata da qualche persona che conosco. La parola angelo deriva dal greco ángelos che significa messaggero. Il compito degli angeli è di fare da tramite con gli uomini. Quanto agli angeli custodi, è rassicurante pensare che si occupino di noi, magari sotto sembianze umane. Considero miei angeli protettori le colleghe mancate, Gianna nel 2014 e Edy lo scorso Agosto. Quando insegnavo, invitavo gli studenti in difficoltà ad affidarsi al proprio angelo protettore. Di norma funzionava.
Pimpa va a Treviso
Alzi la mano chi non conosce la Pimpa, la cagnolina bianca a pois rossi creata dal fumettista Francesco Tullio Altan (Treviso, 1942) nel 1975, oggi 51enne. Altan è noto anche per i suoi personaggi satirici come l’operaio Cipputi, ma la sua creazione più famosa per bambini è la cagnolina con con grandi macchie rosse e le orecchie lunghe. L’autore stesso dice come è nata. “La Pimpa è nata nel 1975: in maniera abbastanza naturale. Era una cagnolina che avevo cominciato a disegnare per mia figlia Kika (Francesca) in Brasile e che progressivamente ha trovato una sua personalità”. Nonostante il mondo sia molto cambiato, da tre generazioni è un personaggio in cui i bambini si identificano per le caratteristiche che incarna: il desiderio di conoscere, la voglia di giocare e di fare domande. Nell’articolo “La mia Pimpa in riva al Piave” di Brando Fioravanti (sul Gazzettino di ieri), Pimpa è diventata una vera e propria guida per i bambini che accompagna alla scoperta di angoli caratteristici della città di Treviso. Mi sembra un’ottima idea che piacerà a grandi e piccini. Il Piave menzionato nel titolo dell’articolo c’entra perché Altan porterebbe la sua creatura nei dintorni di Zenson di Piave, luogo della sua infanzia. Quindi un omaggio anche a sua madre che vi abitava. Alla domanda che effetto gli faccia vedere la Pimpa muoversi nella città dove è nato, il vignettista risponde: ‘Mi fa particolarmente piacere che la Pimpa possa raccontare una città che fa parte della mia storia personale”. Dopo aver vissuto a Milano e in precedenza a Rio de Janeiro, il celebre fumettista si è stabilito ad Aquileia nella casa di famiglia, dove continua a vivere e a lavorare. Lunga vita a lui e alla Pimpa!
Melograno e melagrane
Ho raccolto le prime melagrane: gonfie, rosse, lucide. Più che mangiarle, mi piace osservarle quando maturano sulla pianta, esibendo la corona a sei punte, la parte superiore del frutto che simboleggia la regalità. La pianta, il melograno è un antico simbolo di morte e di rinascita, legato al mito greco di Persefone e Ade. Breve sintesi del mito: Ade, dio degli inferi, rapì Persefone che mangiò alcuni chicchi di melograno (arilli) negli inferi, gesto che la legò per sempre nel regno dei morti, causando l’inverno e la morte apparente della natura. Per tornare poi sulla terra a primavera. Perciò nel mondo antico, il melograno era considerato il cibo dei morti, ma anche un simbolo di immortalità, per la sua capacità di generare vita. Nella tradizione cristiana, i chicchi rossi e il ‘sangue’ del frutto richiamano il martirio, la passione di Cristo e la resurrezione. I benefici del melograno per la salute sono molteplici e prevedono: salute del cuore, benessere dell’intestino, proprietà antiinfimmtorie, potente azione antiossidante. Frutto tipico della stagione autunnale, matura da Settembre a Novembre, con il clou a Ottobre. Dall’antica Grecia a Salvador Dalì è uno dei simboli più ricorrenti nella storia dell’Arte. Federico Garcia Lorca ha scritto l’Ode alla melagrana, mentre Giosuè Carducci gli dà un ruolo centrale nella celebre poesia Pianto antico, dedicata l figlioletto Dante morto a soli tre anni. Indimenticabile l’apertura della poesia: L’albero a cui tendevi/la pargoletta mano,/il verde melograno/da’ bei vermigli fior,/nel muto orto solingo…/dove il melograno che torna a fiorire fa da contrasto con la morte del bambino. Da rileggere senz’altro. La natura offre sempre esempi di bellezza e spunti di arricchimento.
Filosofia e fiori
Byung-Chul Han (battezzato con il nome di Alberto) è un filosofo sudcoreano 67enne che vive in Germania da quando aveva 22 anni. Si occupa di teoria della cultura che insegna all’università del Künste di Berlino. Il giornalista Carlo Pizzati gli dedica un servizio sul settimanale il venerdì di Repubblica. Per Einaudi è appena uscito il saggio di Han intitolato La società senza rispetto, di cui è facile intuire il contenuto, rafforzato dal titolo dell’articolo Mi interessa la speranza. E il rispetto. Nel corso dell’intervista, il filosofo coreano – tedesco dà un’indicazione sul metodo di lavoro che mi sorprende positivamente: “Scrivo sempre circondato di fiori. Ci siamo dimenticati la bellezza del fiore. Quando siamo con i fiori, siamo con Dio. Ma abbiamo perso la capacità di concentrarci su una cosa alla volta, come si fa con una penna”. Non mi stupisce che Papa Francesco lo abbia citato in Dilexit nos e lo abbia invitato in Vaticano. Han dice che due parole simili in coreano lo rappresentano: gyosu/professore e gyoju/leader di una setta e le incarna entrambe. Afferma “Sono un prete e i miei libri sono sermoni”. Nelle rare interviste in presenza concesse, il filosofo arriva in bicicletta, con 15 minuti di ritardo. Odia lo smartphone, a proposito del quale confida: “Lo smartphone può essere utile, ma poi noi diventiamo lo strumento dello smartphone. Perdo tutto, quindi compro sempre un trabiccolo da quattro soldi…” Beh, un tipo simpatico e sensibile, se ama i fiori. È l’aspetto che mi attrae di più, perché anch’io amo i fiori. Ne ho dentro, in varie stanze e fuori casa, in giardino. Concludo, con la celebre frase “Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”, attribuita a Dante Alighieri, dal sapore cosmico.
PLENILUNIO 2026
Luna piena al cento per cento ieri sera. Si chiama Luna del Raccolto. Il nome nasce dal mondo contadino dell’emisfero Nord. La luna piena più vicina all’equinozio d’autunno garantiva per alcune sere una luce prolungata dopo il tramonto, utile per terminare la mietitura e la vendemmia. In Italia, non a caso viene chiamata anche Luna della Vendemmia. Di sicuro è soggetto caro ai fotografi, professionisti e non, ai romantici, ai pittori e ai poeti. Qua mi ci metto anch’io, perché sento congeniale al mio spirito l’ambiente letterario piuttosto che quello scientifico. So qualcosa sulla interazione tra la terra e la luna, ma a livello base, non mi permetto di andare oltre. Siccome rimango una ‘sognatrice’, collego l’immagine della luna alle emozioni che mi procura e che metto nero su bianco. Le ho dedicato più di un poesia. La più recente è PLENILUNIO che riporto. Sopra il tetto del vicino/ Luna piena mi sorprende/mentre sposto le tende/per chiudere i balconi./Niente afflizioni/per te, Luna distante/che invadi le mie stanze?/Quaggiù regna/ grande confusione/talora disperazione/tra inghippi e grovigli./Ma ecco che lassù/tonda e radiosa/appari confidente./E ritorna il sorriso tra la gente.// Siccome il proverbio dice “lLa lingua batte dove il dente duole” riporto la poesia di Umberto Saba intitolata Sera di febbraio dove la luna suggerisce al poeta una riflessione sulla fine dell vita. Sera di febbraio/spunta la luna./Nel viale è ancora/giorno, un sera che rapida cala./Indifferente gioventù s’allaccia;/sbanda a povere mete./Ed è il pensiero/della morte che, infine, aiuta a vivere.//Rimane un classico Alla luna di Giacomo Leopardi e pure il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Indimenticabili anche i versi sulla luna di Baudelaire, D’Annunzio, Alda Merini. ☪️
Tempo di mele
Sono tornata alle vecchie abitudini dolciarie. Dopo vari mesi, stamattina ho rifatto i muffin con ripieno di marmellata di mele, quelle mie ammaccate e cadute dalla pianta per circostanze avverse: secco, sferzate di vento, insetti, grandine. Troppo facile – e penoso – buttarle nel compost, così mi sono armato di pazienza e ho recuperato il recuperabile, nutrendo i lombrichi con gli scarti. Fatti e assaggiati, devo dire che sono una delizia, lontana chilometri luce dalle croissant dei bar. Unica vriante alla ricetta tradizionale: ho sostituito il latte con quello di avena, perché Manuel è intollerante. Lo sto aspettando e posso offrirgli il dolcetto in versione vegana. Per una che non ama stare ai fornelli è una soddisfazione donarli alle persone che li apprezzano. Tornando alla mela, è tra i frutti migliori da consumare al mattino, insieme con kiwi, frutti di bosco e banana, perché offrono un mix ideale di fibre, vitamine e zuccheri a rilascio graduale. La mela aiuta a mantenere stabile la glicemia e favorisce il senso di sazietà. Ha poche calorie (52 per 100 grammi) e un elevato potere saziante. Quanto al proverbio “Una mela al giorno toglie il medico di torno”, da sola non fa dimagrire, ma può essere un’ottima alleata in una dieta ipocalorica e bilanciata. Diventata il frutto proibito addentato da Eva, nel Libro della Genesi non si parla dell’identità di un frutto specifico, ma di un malum (che significa sia ‘male’ che ‘mela’) che causò la caduta dell’umanità e la sua espulsione dall’Eden. Mi piace pensare che la mela sia diventata frutto proibito per un’errata interpretazione. In generale, le mele sono salutari, salvo per chi ha allergie specifiche, problemi intestinali o sensibilità particolari. La stagione delle mele è arrivata: buone mele!
Culpa in educando
Il Corriere del Veneto riporta in terza pagina questo titolo: Il figlio delinque? Corsi di rieducazione per i genitori. Se no stop ai bonus. È una proposta di legge che considero sensata, perché la prima comunità educante rimane la famiglia. Lascio al lettore leggersi l’articolo e porto un episodio del mio passato di insegnante. Ricevimento generale dei genitori, oltre dieci anni fa, quando il malessere dei giovani era ancora gestibile. Informo una mamma che il suo figliolo in classe bestemmia con disinvoltura. Con un certo imbarazzo mi aspetto che lei neghi. Invece, senza trepidare ammette che lo fa anche a casa dove è ‘costume’ diffuso dei maschi imprecare in tal modo. Se ricordo bene, lo studente frequentava la seconda media, la classe più difficile del triennio che riguarda i dodici/tredicenni. Dopo l’incontro c’è stata una remissione del turpiloquio, ma non una totale sanificazione. Mi auguro che l’ex alunno abbia adottato altre abitudini. Certo che questo episodio, paragonato ai fatti incresciosi che succedono oggi in varie scuole d’Italia fa quasi sorridere. Il mio punto di vista è di partire dal riconoscimento del fatto, senza negarlo o cercare scusanti. Se si tratta di cosa seria/grave, cercare aiuto in strutture preposte a contenere il disagio giovanile, coinvolgendo i genitori. Nessuno è perfetto, ma insieme è più probabile trovare una soluzione. Neanche gli specialisti hanno la sfera di cristallo e i genitori non hanno una patente per farlo. Su questo argomento ieri in tivù ho sentito la frase “I figli dovrebbero nascere orfani”, modo di dire tipico dello sport giovanile che mi ha fatto accapponare la pelle. Certo provocatoria, ma con un palese monito contro la capacità educante dei genitori. Buone riflessioni a tutti!
Finalmente Autunno!
EccBenvenuto Autunno! Spero non ci farai soffrire come la stagione appena andata… La crisi climatica è uno dei problemi che ci stanno sul collo, sebbene qualcuno lo ignori. Abbiamo raggiunto la temperatura che per gli Accordi di Parigi era posta come limite da non superare nel 2050, siamo vicini al punto di non ritorno. Troppo caldo anche per le api, produzione di miele precipitata, in Sardegna addirittura del 70 per cento. Non intendo infierire, ma gli ultimi mesi sono stati ‘soffocanti’, a momenti insopportabili. Da una decina di giorni si sta decisamente meglio, con caldo buono nelle ore centrali, fresco di sera e di mattina. Anche la natura se n’è accorta. Un geraneo ha cacciato fuori un fiore rosa, mentre dei vivaci fiori gialli simili a crocus sono fioriti tra i pomodori. Ho interpellato Serapia che se ne intende. Mi ha risposto che trattasi di una bulbosa molto prolifica che cresce spontaneamente e “che regala un bel colore luminoso al giardino”. Risponde al nome di Sternbergia Lutea. Viene spesso chiamata “falso zafferano” per via del colore dei fiori. L’uva fragola sotto la pergola stenta a maturare, molti acini sono ancora verdi, forse indice di sofferenza. Per “salvare il salvabile”, ho trasformato in composta le piccole mele cadute anzitempo e ammaccate. Passato il tempo dei ghiaccioli, a breve riprenderò a fare i muffin, riattivando il forno a gas, in pausa da maggio. Ho anche ripreso a scrivere, sebbene non su vasta scala. Vorrei scrivere un romanzo realistico sui rapporti generazionali e i sogni dei giovani, con uno sguardo al passato. L’età non più evergreen che mi ritrovo mi ha reso più vulnerabile riguardo certi fatti di cronaca scoraggianti. Il bene esiste, ma è difficile farlo emergere. Ogni tanto dovremmo staccare la spina e guardarci attorno, magari con un lanternino…
Arte alla Villa di Maser
Penultima domenica di settembre. La mattinata promette bene. Con la fida Lucia vado a vedere la mostra “Impressioni di Settembre” alla Villa di Maser, altrimenti nota come Villa Barbaro, opera di Andrea Palladio, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1996. L’accogliente dimora si merita un post a parte, ma oggi protagoniste della mostra sono: pittura, scultura, fotografia e poesia, attraverso forme, colori e scatti en plein air. Nel mio piccolo, coltivo la scrittura, perciò mi trattengo subito con Marino D’Isep, autore di racconti e di poesie raccolti in Ogni suo desiderio e in Orme. Lo accomoagna il figlio 32enne che gli fa anche da spalla, cosa che apprezzo molto e che non è scontata (mio figlio non legge ciò che scrivo e un po’ mi dispiace). Nella barchessa sono distribuiti dipinti di vari artisti, comprese le sette tele di Noè Zardo che identifico subito. Superato per ora lo stile figurativo, il mio amico pittore si esprime con l’astrattismo fatato, un genere che non mi è facile spiegare, ma che in sé concentra la fantasia e il sogno, chiavi d’indagine offerte allo spettatore per ‘abitare’ l’opera. Siccome non si vive di solo spirito, tra le tele colorate Noè spiega la genesi di quella dai tratti violacei che immagina come potenziale etichetta di una bottiglia di buon vino. La visita si sposta sule opere di Walter Binotto, “fotografo per passione e non di professione”, per sua stessa definizione. Le foto di animali, posizionate sui cavalletti fanno pensare a dei quadri, più che a delle fotografie. Mi porterei a casa quella del gufo (o barbgianni), se avessi lo spazio per ospitarla. Ma sono attraenti anche altri soggetti immortalati, come l’aurora boreale. Dopo un’ora circa di pellegrinaggio artistico, scopro il negozio interno con vari souvenir. Impossibile ignorarlo, la visita proseguirà dopo con gli altri meritevoli artisti, compresi il pittore paesaggista Daniele Signor e Renato Zanini, pittore, scultore e organizzatore dell’evento. Entro ed acquisto una t-shirt gialla con l’originale scritta Villa di Maser 1550 Andrea Palladio Paolo Veronese Alessandro Vittoria. Lucia fa altrettanto, ma opta per il verde. In fondo, indossare l’arte è un modo per viverla.
