Il riscatto culturale delle donne

Quando insegnavo alla S.M.S. Canova di Crespano del Grappa ho sperimentao il tempo prolungato, in condivisione con un collega che ne sapeva di cinema. Così, un pomeriggio alla settimana facevamo vedere agli studenti un film – ricordo Marco Polo – con successiva evasione di una scheda che li interrogava sul contenuto, lo stile narrativo e altro. Ovviamente i film erano scelti con criterio e agganciati alle materie parallele, come Storia e Geografia. Nonostante l’orario pomeridiano potesse favorire una certa sonnolenza, l’esperimento fu positivo, anche per me che imparai a pormi con spirito critico difronte a un film, e qualcosa mi è rimasto di quella lontana esperienza. Per esempio, ho visto con interesse il film C’è ancora domani di Paola Cortellesi martedì sera sul primo canale, un buon prodotto a mio dire – si è meritato 6 premi – con un finale strepitoso che non avevo previsto, in linea con il riscatto culturale delle donne nel primo dopoguerra. Ne ho parlato con Lucia che mi ha chiarito alcuni momenti; lo rivedrei volentieri se riproposto. I punti forti per me sono stati: la ricostruzione ambientale, la musica, la recitazione sia della protagonista Delia (Paola Cortellesi) che delle vicine, un bell’ esempio di sorellanza. Ambientato nel 1946, allora il patriarcato imperava, ma rigurgiti ci sono anche adesso. Giusto metterlo in onda nella Giornata contro la violenza sulle donne. Delia dona i suoi risparmi alla figlia perché studi e si guadagni la sua indipendenza. Il riscatto culturale delle donne, in qualsiasi forma e in qualsiasi tempo va sempre premiato.

Olivo, simbolo di pace, saggezza e rinascita

Giornata Mondiale dell’Olivo, iniziativa promossa dall’UNESCO per celebrare l’importanza di questo albero. Castelcucco, il mio Comune è entrato a far parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio che intende valorizzare l’Olivocoltura e promuovere la qualità dell’olio locale. Anch’io ho un Olivo in un angolo del giardino, piuttosto malconcio a dire la verità, messo a dimora più per il significato simbolico che per i pochi frutti donati. Universalmente segno di speranza e resilienza, l’Olivo simboleggia soprattutto pace, saggezza e rinascita. A Pove del Grappa c’è la Conca degli Ulivi che regala extravergini di eccellenza. Amedeo Michele Alberton, mio compagno del Liceo – il primo dell’elenco – ne avrebbe da dire. Quando abitavo a Possagno, portavo mio figlio piccolo in una stradina laterale al Tempio del Canova dove c’erano, e credo ci siano ancora diversi Olivi. Quanto alle proprietà, ne ha diverse, specie quelle delle foglie, utli come antiossidanti, ipotensivi e ipoglicemizzanti. Le olive forniscono grassi monoinsaturi che aiutano la salute cardiovascolare, riducendo il colesterolo cattivo (LDL) e aumentando quello buono (HDL). Si possono mangiare circa 6 olive al giorno, l’equivalente di circa 2 cucchiaini d’olio d’oliva, di cui non sono grande consumatrice. Però mi prometto di migliorare. No

La casa nel bosco

La casa nel bosco. Sembra il titolo di una favola, ma non c’è modo di fantasticare, è tutto vero. Ne parlano da giorni, anche durante il programma Quarta Repubblica visto ieri sera su Rete 4. La vicenda è nota: tre minori – due gemelli di 6 anni e la bambina di 8 -:sono stati tolti alla coppia anglo-australiana nel bosco, in Abruzzo. Ne è nato un caso politico perché il giudice prevarica sulla famiglia. La casa è vicina alla strada, il bagno non c’è – è all’esterno – non hanno acqua corrente né elettricità. Sospensione temporanea della responsabilità genitoriale per i genitori: Nathan, ex chef inglese e Catherine, psicoterapeuta australiana. I servizi sociali si erano mossi a seguito del ricovero della famiglia un anno prima per intossicazione alimentare da funghi raccolti nel bosco. Ci sono sostenitori pro e contro la scelta di vivere isolati. Bisognerebbe conoscere le motivazioni del Tribunale. Al momento non riesco a schierarmi, ma qualcosa non mi torna. A esempio la donna, per la consulenza ‘spirituale’ pare percepisca 200 euro, che non mi sembrano pochi. Che sia arrivata qua dalla lontana Australia, nazione enorme da sembrare un continente mi pare strano, nel senso che laggiù poteva trovare silenzio e ristoro a chilometro zero. Sull’istruzione parentale, prevista in Italia sarei anche favorevole, però in gruppo si impara meglio e prima. Lo dico da ex insegnante, favorevole all’inclusione graduale. Bisognerebbe sentire i bambini, però dopo un’esperienza di vita scolastica in classe. Le mie attenzioni, come quelle dei giudici sono rivolte ai minori. Vedremo come si risolverà la vicenda.

Imbrattare l’ambiente

Puntata veloce al bar e scorsa altrettanto rapida al quotidiano disponibile, la tribuna dove mi attrae il titolo: Daspo a Greta “Via da Venezia”, in riferimento al blitz degli ecologisti che ieri hanno colorato di verde il Canal Grande, 37 persone denunciate; ordine di allontanamento dalla città e divieto di tornarci per le successive 48 ore per l’attivista svedese Greta Thunberg, per la quale non provo grande simpatia. Concordo col presidente della Regione Veneto, Luca Zaia che trattasi di azioni che danneggiano l’ambiente, costringendo ad interventi di ripristino. Insomma, protesta buona nelle intenzioni contro il “collasso climatico”, ma dannosa nei fatti. La parola ‘daspo’ molto usata in ambito sportivo è un acronimo, cioè una parola che si forma con le iniziali o le sillabe di altre parole, come Fiat, tanto per fare un esempio. In pratica è una sigla che sta per: divieto (di) accedere (manifestazioni) sportive, nel caso di Venezia esteso a manifestazione non autorizzata. L’ambiente è già abbastanza inquinato; armati di taniche cariche di colorante gli attivisti hanno versato la sostanza in acqua, tingendola di verde fosforescente, cioè alterandone il colore originario. Usare le parole appropriate e con calma, non sarebbe più semplice? Credo che il mondo della cultura dovrebbe farsi sentire. Imbrattare l’ambiente è l’ultima spiaggia (speriamo pulita).

Il cuore, oltre le gambe

Avevo dedicato alle gemelle Kessler il post del 18 novembre. Oggi ci torno, dopo aver letto nella Repubblica di ieri il testo: “Un’eredità che arriva in dono a tutti” di Concita De Gregorio. Come da previsione, la giornalista all’inizio ricorda le gemelle per le lunghissime gambe e i balletti in cui si muovevano all’unisono, spostando poi l’attenzione su ciò che Alice ed Ellen erano dietro la sfavillante facciata “dove niente è come sembra”. Ne trae il profilo di due persone “rigorosissime, dotate di multiformi talenti, acute, determinate, fiere, sensibili e segnate da grandi dolori”. La scelta di lasciare questo mondo insieme, nell’impossibilità di vivere una senza l’altra turba molti, ma personalmente mi commuove. Se penso alle liti tra consanguinei nelle famiglie normali, loro testimoniano una sorellanza totale, per cui avevano rinunciato al matrimonio e ad avere figli. Senza eredi, con un colpo da maestro hanno lasciato tutti i loro beni a Medici senza frontiere, Unicef e altri enti che si occupano di bambini, lasciandoci in dono una lezione silenziosa: “meglio fare e non dire, che dire e non fare”. L’ultimo spettacolo offerto testimonia quanto cuore ci fosse oltre le gambe.

Il mio albero del cuore 🍋

21 Novembre, Giornata Nazionale degli Alberi, istituita in Italia con la legge n.10 del 14 gennaio 2013. In realtà la ricorrenza affonda le radici in una festività del 1898, quando fu istituita per celebrare l’importanza degli alberi. Lo scopo è evidente: promuovere la tutela dell’ambiente, la valorizzazione degli alberi e la riduzione dell’inquinamento. L’albero è simbolo di adattamento e di rinascita. Vale come augurio per chi sta iniziando una nuova fase della propria vita. L’albero simbolo dell’Italia è il Corbezzolo: con le foglie verdi, i fiori bianchi e le bacche rosse richiama infatti la bandiera nazionale. Non sono esperta di piante, ma da quando abito in una casa di proprietà ho fatto un po’ di esperienza grazie ai seguenti alberi: ciliegio (da fiore e da frutto), albicocco, melo, melograno, pesco, fico. Stamattina ho incappucciato con tessuto non tessuto la pianta di limone, riparata sotto il portico a est dove gode dell irraggiamento solare. Credo sia la mia pianta del cuore. Anni passati la portavo in garage dove però perdeva le foglie a causa della loca luce. Me ne occupo da qualche anno e mi ha regalato limoni abbondanti con cui ho fatto sia la marmellata che il limoncello. Direi che ormai fa parte della famiglia. Piante e Fiori è uno degli argomenti che tratto nel blog, in buona compagnia di chi è più bravo di me. Del resto il creato ci è stato offerto per goderne, non per distruggerlo. Secondo la Bibbia, la vegetazione è apparsa il terzo giorno mentre la creazione dell’uomo compare il sesto e ultimo giorno. Vorrà pure dire qualcosa…

Altruismo nel fango

Tra tante notizie di cronaca nera, solleva il morale sentire che esiste ancora l’altruismo. È il caso che riguarda Quirin Kuhnert, 32enne originario della Baviera morto per salvare Guerrina Skocaj, l’anziana vicina di casa durante la frana che ha colpito il Friuli, a Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, all’alba di lunedì. “Ho visto Quirin e Guerrina travolti dal fango” racconta Matteo Betteto, gravemente ferito ma sopravvissuto al cataclisma, paragonato a un’esplosione. Una storia drammatica dove emerge la generosità di questo giovane che muore mentre cerca di salvare la vicina 83enne, trovata poi anche lei priva di vita. Conquistato dalla zona del Collio in Friuli, dove veniva in vacanza da bambino, Quirin aveva aperto con la compagna un locale di enogastronomia. Una foto postata su Instagram ne denota qualità e temperamento. Il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro, nell’esprimere le condoglianze ha evidenziato come il comportamento generoso di Quirin sia doppiamente lodevole in una situazione ad alto rischio per la sua stessa vita. In un periodo influenzato pesantemente dall’individualismo, sapere che ci sono ancora persone capaci di badare agli altri in difficoltà riaccende la fiammella della speranza in un mondo più umano.

Cani, gatti… e galline!

Giornata festiva, per molti destinata al riposo. Pepita non mi consente di rifare il letto: quando sollevo il copriletto, si tuffa tra i lembi da piegare come se fossero fili d’erba. Le concedo pochi minuti di gioco, perché alle dieci mi incontro con due amiche al bar, per la consegna di Amici Inaspettati, la mia ultima fatica letteraria con protagonisti i cani, Il titolo fa da cerniera all’affetto che lega i quattro zampe alle persone sensibili, che sono menzionate. Come lo sono i protagonisti delle storie, a partire da Rex e Ben, cui si aggiungono nell’ordine: Peggy e Perlina, Orso, Astro, Beppe, Nina, Boby, Tre Palline, Roy, Maya e Rocky. Tra un macchiatone, un orzo e un cappuccino si intrecciano confidenze sugli animali domestici, Lollymi di Pia e la gallina che si accomoda sulle spalle di Franco, marito di Francesca. Alla faccia di chi considera il pennuto simbolo di superficialità. Invece la gallina ha un significato simbolico di protezione, maternità e fecondità che si estende anche alla spiritualità, grazie alla relazione con l’uovo. Umberto Saba ne parla mirabilmente nella poesia A Mia Moglie che ho proposto varie volte ai miei alunni e che consiglio di rileggere.Tutti gli animali ci insegnano qualcosa, senza di loro la vita sarebbe grigia.

Ad ogni stagione il suo fiore 🌸

La “santa dei fiori” è santa Zita da Lucca, una devota cristiana del XIII secolo (1218 – 1278), mentre santa Dorotea (IV sec.) è la patrona dei fiorai; san Fiacrio lo è dei giardinieri. La premessa per dire che c’è qualcosa di miracolo nella natura che regala meraviglie in autunno avanzato. È il caso dell’Amaryllis regalatomi una ventina di giorni: ha emesso dapprima un fiore, poi due, tre ed ora quattro stupende corolle aranciate all’esterno e gialline dentro. Sul lungo stelo svettano come ventagli aperti che non smetto di ammirare. È un po’ una star che fotografo in svariati momenti, sapendo peraltro che la sua vita è breve. Ma gli sono grata di farmi buona compagnia, senza chiedere alcunché in cambio. Ogni tanto una spruzzatina d’acqua alla base, senza esagerare per non accelerarne la sfioritura. Poi custodirò il bulbo con cura, sperando in un’altra nascita il prossimo anno. Anche la natura fa i conti con il riscaldamento globale che merita anch’esso un santo protettore. Sotto la siepe di Fottinie, ieri ho visto una Viola, normale a primavera ma decisamente fuori stagione a metà novembre. Se si è confusa lei, non sorprende che le persone perdano la bussola. Servono correttivi urgenti e duraturi. Ad ogni stagione il suo fiore.

Sindrome di Medea

Sindrome di Medea. In psicanalisi, il desiderio materno di uccidere i propri figli. Il riferimento è all’omonima tragedia greca di Euripide dove Medea, abbandonata dal marito Giasone, per punirlo uccide i figli avuti da lui. La tragedia andò in scena la prima volta ad Atene, alle Grandi Dionisie del 431 a. C. Da allora, purtroppo l’infanticidio si ripete. Il fatto sconvolgente successo a Muggia (Trieste) lo conferma. Olena, ucraina di 55 anni accoltella alla gola il figlio Giovanni, 9 anni “nel timore di non poter più vivere assieme al suo bambino”, scrive Giampaolo Visetti, autore dell’articolo in la Repubblica a pag. 24. Come un pugno sullo stomaco apprendere che gli incontri con la madre – in cura al Centro di salute mentale – fossero stati protetti fino a poco tempo fa. Un epilogo imprevedibile che lascia sconvolti i servizi sociali, il papà del bambino, il sindaco, il parroco di Muggia, la comunità tutta. Me compresa, che a fatica scrivo riguardo questo fatto di terribile cronaca nera. Povero Giovanni che giocava a pallone nei pulcini del Muggia e si preparava per la prima comunione. Pena anche per la madre infanticida. Peraltro non unica… basti pensare ad altri fatti simili recenti, a partire da Cogne in poi. Penso al dramma di Paolo, padre di Giovanni che aveva in affidamento il bambino. La maternità non è tutta rose e fiori e ci sono madri che odiano i figli. Pena e solidarietà con gli uomini, vittime di tragedie opera delle donne.