Carenza di medici

Non so se il proverbio “Le ore del mattino hanno l’oro in bocca” sia applicabile anche alle notizie di primo mattino. Nel mio caso potrei dire di sì, perché sono più ricettiva appena sveglia. Come succede verso le sette, durante la trasmissione Tg1 estate. Mi colpisce la frase: “Se senti dolore sei vivo. Se senti il dolore degli altri, sei umano” attribuita a Lev Tolstoj e citata dal medico intervistato stamattina dalla conduttrice Micaela Palmieri sulla professione medica e l’addio al numero chiuso per chi voglia intraprenderla. In Italia c’è carenza di personale medico e infermieristico: mancano più di 5.500 medici di famglia; in Calabria sono stati assunti ben 400 medici cubani, per garantire l’erogazione dei servizi sanitari. La scelta ha suscitato dibattiti e riflessioni. D’altro canto, giovani professionisti italiani rispondono alla richiesta di Paesi occidentali come Lussemburgo e Paesi Bassi che offrono stipendi elevati. Altri Paesi europei vivono la carenza di medici: Regno Unito, Francia, Germania, Svizzera… quindi il problema è allargato. Non so come stiano effettivamente le cose. Da parte mia, cerco di mantenermi in salute ed evito di ricorrere al medico per motivi banali. In passato mi è capitato di aspettare anche tre ore per una ricetta, e non è stato piacevole. Sento ciò che succede nei Pronto Soccorso, spesso sovraffollati perché certi pazienti ci ricorrono con troppa disinvoltura. Leggo nel quotidiano LA TRIBUNA l’articolo “Via al reclutamento di medici esteri non ancora riconosciuti”, per carenza di personale nella sanità. L’intervento, operativo già durante l’emergenza pandemica potrà estendersi fino al 2027. Incrocio le dita e spero di mantenermi in salute.

Addio all’operaio poeta

[ ] Addio all’operaio poeta… Così esordisce il titolo dell’articolo che il Gazzettino odierno dedica a Alberto Albanese, mancato l’altro ieri all’età di 88 anni (ne avrebbe compiuti 89 il 12 agosto). “Pur avendo conseguito la sola licenza elementare, si è sempre dilettato con le parole”. Basta questo per considerarlo un grande vecchio, un artista. La sua produzione poetica è espressa soprattutto in dialetto. Socio fondatore con il padre e il fratello del circolo di poesia “El Sil”, è stato ideatore e segretario del Premio letterario San Paolo, concorso nazionale nato a Treviso nel 1977 per dare voce a nuovi scrittori, a tutt’oggi vetrina culturale importante della città. Le poesie scritte in lingua italiana sono state pubblicate nel 1956 ne “Il Vittorioso”. La figlia Laura lo ricorda così: “Era buono come il pane…le sue poesie in dialetto veneto sono lo specchio più fedele di un animo genuino che aveva nella sua terra radici profonde”. Sottolineo il suo attaccamento al dialetto, una scelta che profuma di radici, specie dopo l’esperienza di emigrante fatta a solo vent’anni in Svizzera, a Neuchatel per trovare lavoro. Il mio prof di Liceo mi definiva “cultrice del dialetto” perché lo usavo dal posto con le compagne, alternandolo però con l’italiano quando ero alla cattedra. Lo parlo infatti volentieri, ma lo trovo difficile da usare nello scritto. Apprezzo pertanto chi lo fa o lo ha fatto, per comunicare emozioni. Cerco e trovo sul web la poesia “Un fià de la me tera” sul radicchio rosso tardivo di Treviso, di cui riporto la parte finale: Me tegneva compagnia/me confortava ‘l cuor,/me dava contentessa/aver nel me disnar/un bel piatel/de radici trevisani:/un fià de la me tera.//

Quando è troppo, è troppo

Coprifuoco contro la maleducazione. Antonino De Lorenzo, sindaco di Praia a Mare, comune in provincia di Cosenza vieta ai minori di 14 anni di andare in giro da soli dalla mezzanotte alle 7 del mattino, segnalando “Troppi atti di vandalismo e caos con monopattini”. Il divieto prevede multe di 100 euro per ogni minore trovato a scorazzare dopo l’orario consentito e di 250 euro per ogni adulto responsabile che non controlla le azioni del minore. Il provvedimento resterà in vigore fino alla fine di settembre. Sono senza parole nel constatare che debba essere il primo cittadino a porre rimedio là dove sarebbe competenza dei genitori che volentieri se ne lavano le mani. Il sindaco è nato il 3 ottobre 1976 quindi è probabile che abbia figli, Praia a Mare conta 6300 abitanti che d’estate aumentano. Presumibilmente visitano il Castello Normanno, il Santuario della Madonna della Grotta, la Fontana Monumentale, la Grotta Azzurra, eccetera. Dato il caldo che assilla il Meridione, suppongo che abitanti e turisti si muovano alla sera, anzi a tarda sera. Ma la vigilanza dei minori non deve fare capo al sindaco, che avrà ben altre gatte da pelare. Ritengo il suo provvedimento adeguato e coraggioso, nel senso che dovrebbe consentire un’opportuna autocritica agli adulti responsabili dei minori. Anzi, escludendo i 15/16/17enni dal provvedimento, lascia una parte del malcostume operante, con possibile ampliamento del fenomeno, riscontrabilile purtroppo in molte città Italiane, a qualunque latitudine.

Anche i santi aiutano

Conosco diverse persone di nome Marta, una delle quali è diventata mamma per la seconda volta pochi giorni fa: a lei doppi auguri. Marta è uno dei nomi femminili più antichi, portato in Italia da oltre 61.500 persone. Deriva dall’aramaico “marta” che significa “padrona” o “signora”. Marta Piva era una cara collega mancata troppo presto. È anche il secondo nome della mia amica Lucia, e il nome ‘parallelo’ di Martina che giusto ieri sera mi informava che santa Marta è la protettrice delle ‘massaie’, sollevando dei dubbi sull’uso corrente di questo sostantivo. La cosa mi ha incuriosito e mi sono documentata. Il sinonimo più comune di massaia, termine effettivamente in disuso è casalinga o donna di casa, cioè di persona che come occupazione esclusiva o principale cura l’andamento della propria casa. In questi termini non mi si addice, perché la mia occupazione principale è un’altra. Magari sono massaia in qualche circostanza, tipo quando faccio i muffin o la marmellata. Comunque santa Marta di Betania, sorella di Maria e di Lazzaro è la protettrice di casalinghe, domestiche, albergatori, osti e cuoche, padroni di casa, ospizi: praticamente tutta la ristorazione. La figura di Santa Marta è associata alla vita attiva e all’ospitalità. Per questo molte congregazioni femminili e chiese sono intitolate a lei. In alcune località, come il paese di Marta (VT), Santa Marta è anche la patrona e viene festeggiata con particolari celebrazioni. Io mi limito a fare gli auguro di Buon Onomastico alle varie Marta che conosco. 🌻

Un regalo della Natura

Di lunedì, opto per la dolcezza. L’occasione mi viene offerta dalle prugne, raccolte ieri pomeriggio con soddisfazione da mio figlio… e un po’ di ansia da parte mia. Infatti, essendosi la pianta allungata oltre il tetto, è stato necessario utilizzare la scala allungabile e raggiungere i rami più alti. Da lassù, muovendosi con cautela Saul ha riempito mezza borsa di plastica, di quelle in uso nei supermercati per alcuni chili di frutti viola destinati probabilmente a diventare confettura. Cosa facevo io? Stavo ai piedi della scale, a fare da contrappeso per la sua discesa. La cosa curiosa è che la pianta quest’anno ha prodotto in abbondanza, cosa che non era successa gli anni precedenti. Forse ha subodorato l’intenzione di toglierla di mezzo, se improduttiva. Un prugno inizia a fruttificare generalmente dopo 2 – 5 anni dalla messa a dimora, a seconda della varietà e delle cure ricevute. Escludo che il mio sia stato oggetto di attenzioni, quindi il raccolto per me è un regalo della natura. Il pruno europeo, chiamato anche prugno o susino, è una pianta che appartiene alla famiglia delle Rosaceae. Venendo alle proprietà del frutto, esso contiene le vitamine A, B1, B2, C e alcuni sali minerali: potassio, fosforo, calcio e magnesio. La differenza tra prugne e susine è principalmente lessicale, legata allo stato di conservazione del frutto. Quando è fresco, viene comunemente chiamato susina, mentre quando è essiccato, viene chiamato prugna. Mi dissocio un po’ da questa spiegazione, perché ho una pianta di susine varietà goccia d’oro che sono abbastanza diverse dalle prugne: rotonde anziché ovali, polpa molto succosa, colore simile. Comunque, frutti estivi prelibati entrambi che mi diletto a fotografare e a gustare.

Selfie mortali

Selfie pericolosi Sabato arriva presto. La mattina è dedicata ai capelli. Se non ho l’argomento su cui scrivere il post, devo cercarlo tra le pagine del settimanale Oggi, mentre sono dalla parrucchiera sotto il casco. Lo trovo a pag. 41, nell’articolo intitolato IL SELFIE È PIÙ PERICOLOSO DEGLI SQUALI che evidenzia la leggerezza di chi non bada al pericolo, pur di fotografarsi e quindi postare, in situazioni di pericolo. La rubrica è concepita sulla base di un dialogo tra una figlia e un padre, che ammette l’escalation di pericolosità, nonostante salutari divieti, talora ignorati. Vale ad esempio per il divieto di balneazione sul fiume Piave che ha già fatto delle vittime (come gli anni scorsi). Riporto la parte finale dell’articolo, che ironicamente – ma non troppo – suggerisce un’alternativa all’ignoranza colpevole, dato che centinaia di persone hanno finora perso la vita per avere ‘like’. “Ora dovremmo prendere provvedimenti contro i selfie. In alcuni luoghi, particolarmente rischiosi, ci sono già cartelli di divieto. Se la gente rinuncia al buon senso, bisogna costringerla ad indossarlo. Come le cinture”. Un tempo, non molto lontano si andava in moto senza casco e in macchina senza cinture. Anch’io mi adattai con difficoltà, ma ora è naturale indossarle. La società dell’immagine ci ha iniettato il bisogno di visibilità ad ogni costo che fa a pugni con l’individualismo diffuso. Una via di mezzo sarebbe auspicabile per una convivenza più serena.

Buon senso (e mani a posto)

Forse è un caso – o forse no – che stamattina l’attenzione cada sulla maleducazione. Il Tg1Mattina Estate parla dell’iniziativa “Il galateo dei musei”, nata per garantire il godimento dell’opera ed evitare comportamenti scorretti. La stilista Carla Gozzi, intervistata al riguardo dice che: “Quando si condividono spazi pubblici, è doveroso tenerne conto, per non ferire la suscettibilità altrui”. Rapida puntata al mercato locale e sosta al bar dove mi accaparro IL CORRIERE, a pag. 31 del quale c’è il pezzo intitolato “Il galateo dei musei: 11 regole per una visita perfetta”, di Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. Per inciso, mentre scorro l’articolo, due clienti parlano e bestemmiano senza riguardo a cinquanta centimetri di distanza da me, che non li disturbo. Ma loro sì. Dovrei dirglielo, ma preferisco affrettare la lettura e andarmene. Forse l’età mi ha resa fastidiosa, oppure il malcostume è dilagante (per inciso, bestemmiare non è reato? Dovrei richiamare il titolare per l’inosservanza?). Penso a due guide in Gypsotheca a Possagno, che ne avrebbero delle belle da dire al riguardo. Giusto qui, tempo addietro – agosto 2020 – un turista austriaco 50enne, incautamente sedutosi alla base della statua di Paolina Bonaparte le aveva rotto alcune dita di un piede, per scattare un selfie. Tornando alla guida, va precisato che è stata stilata da diversi musei italiani, per prevenire danni e per salvare l’arte dalla ‘leggerezza’ di certi visitatori. D’effetto l’esordio: Prima di tutto buon senso (e mani a posto). Seguono alcune raccomandazioni: Non toccare le opere, Zaini davanti, non dietro, Parla sottovoce, Sorveglia i bambini… regole che vengono infrante con sorprendente leggerezza. Forse non sarebbe male premettere al galateo una semplice domanda da rivolgere al visitatore: cosa cerchi nella visita culturale, l’opera d’arte o un palcoscenico a tuo uso e consumo? La consapevolezza al servizio della bellezza.

Bombe e fame

Gaza, disastro umanitario. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite definisce “Orrore senza precedenti” quello perpetrato a Gaza. Secondo l’Onu, in due mesi sono state uccise circa mille persone nei pressi dei centri di distribuzione del cibo. Dopo aver visitato la striscia di Gaza, il Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha detto: “Sotto quelle macerie c’è Cristo”. Papa Leone ha rivolto parole forti contro “l’uso indiscriminato della forza e gli spostamenti forzati”. I video documentano una situazione da film horror: gente ammassata con pentolame vario per ricevere una razione di “brodaglia al pomodoro” di un’organizzazione umanitaria, come la definisce con acume la giornalista del Tg1Mattina. Una ventina di ostaggi sono ancora vivi e detenuti da Hamas che deve restituire anche quelli morti. Il negoziato con Israele è allo stallo. Mentre i signori della guerra cercano un accordo, la gente muore. Esaurite le bare, tra poco non ci saranno neanche i lenzuoli bianchi dove avvolgere le salme. Gli ospedali sono allo stremo, sprovvisti di farmaci e personale sanitario. Angosciante che il male si sia tanto dilatato dopo il 24 febbraio 2022. Io sto dalla parte degli oppressi, qualunque siano le ragioni del conflitto. Stamattina ho letto sul Gazzettino che è morto nel bombardamento di un campo di addestrmento Artiom Naliato, un 21enne di origine ucraina, residente in Veneto e adottato da piccolo da una famiglia di Tribano (PD). Partito volontario, in difesa del suo Paese in guerra. Una vittima, con nome e cognome che va ad allungare l’elenco di tutti i caduti, in un’area o nell’altra, compresi quelli che resteranno ignoti.

“C’è un libro sempre aperto…”

Mi piace annaffiare il giardino di sera. Lo trovo rilassante e anche divertente osservare gli schizzi d’acqua quando giro la doccia della pompa gialla e blu (non a caso dei miei colori preferiti; altre due sono verdi). Dev’essere per il mio trascorso di bambina obbligata a crescere in fretta, per fare da babysitter alla sorellina minore. Avevo otto anni e smisi presto di giocare con le bambole, che non mi piacevano poi tanto. Tornando all’oggi, devo dire che mentre annaffio di qua e di là, è piacevole imbattermi in un nuovo fiore, oppure frutto. È il caso delle prugne che sono belle a vedersi e anche buone, se maturate a sufficienza, che per me significa morbide al tatto, senza zone dure. Ovvio che non sono state trattate. Tra la siepe di fottinie, da anni si è stabilito un susino selvatico con i rami carichi di piccole drupe gialle, che sarà una soddisfazione gustare tra qualche giorno.Sotto il ciliegio giapponese stanno per sbocciare tre gladioli che tengo d’occhio. A rigore, i fiori e i frutti del mio scoperto fanno assomigliare il mio giardino somigliante al brolo di una volta, nell’accezione di orto, frutteto, boschetto. Infatti la parte a sud dove ci sono il melo e l’albicocco la chiamo ‘boschetto”. Piace molto anche a Fiocco, il mio gatto rosso che spesso si riposa sopra il bidone del compost. A proposito, ho destinato un’area del blog a fiori e frutti, non necessariamente di casa mia. A Jean Jacques Rosseau è attribuita la frase che condivido: “C’è un libro sempre aperto per tutti gli occhi: la natura”. Non ho difficoltà a riconoscere che sono proprio loro, le creature vegetali belle e buone a rendere la mia casa la dimora giusta per me.

Un dramma senza fine

L’attualità incombe come un masso devastante. Vorrei evitarla, ma sento il dovere almeno di parlarne. Nel nord della Striscia è stata bombardata l’unica chiesa cattolica di Gaza, la Chiesa della Sacra Famiglia. Da oltre 20 mesi ci vivono 541 persone circondate dalle bombe. Colpito da un tank israeliano, è crollato il tetto dell’edificio: sono rimasti uccisi il custode e due fedeli. Ferito il parroco missionario padre Gabriel Romanelli che dice: “Terrorizzati ma non andremo via”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che la chiesa è stata colpita “per errore”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha espresso dubbi anche sulla dinamica dell’attacco e ha detto che: “Questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi”. Sono desolata. Stamattina durante il telegiornale delle sette ho sentito parlare di “Sindrome palestinese, quando la vita diventa un trauma senza fine”, dato per scontato che significa, anche senza spiegazione scientifica. In Palestina, quasi un bambino su due soffre di disturbo post traumatico da stress: non dorme, scatta ad ogni rumore. È un dramma quotidiano che invade corpi e menti. Mi sento molto a disagio perfino a scriverne. Vorrei fosse un brutto sogno o la trama di un film dell’orrore. Invece è realtà che dura dal 7 ottobre 2023. Intollerabile.