Attenzione ai piedistalli

Oggi faccio lavoro di imbastitura, non con ago e filo – con cui non ho dimestichezza – ma con tre articoli giornalistici riguardanti lo stesso argomento che lascio svelate al lettore. Di seguito riporto il titolo dei tre scritti in qualche modo collegati: Belluno: “una statua dedicata alla mamma”, il comune vota sì apparso sul Gazzettino un paio di giorni fa; l’articolo di Marco Consoli “Ritrovarsi madre senza averlo scelto” su il venerdì in corso e “Single è bello, ma singola lo è di più”, di Claudia Arletti, sempre sullo stesso settimanale. Il minimo comune denominatore è la donna, con o senza il ruolo genitoriale. Io sono una single con figlio, quindi mi sento parte in causa per dire la mia. Oggi per fortuna la donna si può realizzare professionalmente in svariati ambiti, con o senza figli. Penso alla simpatica Amalia Ercoli-Finzi, 88 anni, madre di cinque figli, ingegnera aeronautica; ma anche a Rita Levi Montalcini, che non ebbe figli e dedicò la sua vita alla Scienza fino alla morte, avvenuta a 103 anni. In tempo di denatalità, complimenti a chi fa figli, senza tuttavia enfatizzare il ruolo materno, in cui una persona può essere catapultata, come la protagonista del film L’attachement/La tenerezza, in sala dal 2 ottobre di cui parla l’articolo di Marco Consoli. Infine, io sono contenta di essere madre, ma più ancora di non essermi fatta imbrigliare dal ruolo materno. La persona è una somma di potenzialità che si armonizzano nella varietà. C’è posto per tutti, senza mettere sul piedestallo nessuno (che poi potrebbe cadere).

Omaggio a Grazia Deledda

Conosco Grazia Deledda dai tempi del Liceo e la mia ammirazione è rimasta inalterata. Ho letto diversi romanzi dell’unica donna italiana Nobel per la Letteratura nel 1926. Canne al vento è ritenuto il suo capolavoro, ma io preferisco La madre, romanzo intimista del 1920, uscito l’anno prima a puntate su un giornale. Del resto la grande scrittrice sarda (Nuoro, 27 settembre 1871- Roma, 15 agosto 1936) aveva iniziato giovanissima la carriera letteraria, pubblicando racconti su riviste, ottenendo il primo successo con il romanzo Anime oneste (1895). In età scolare aveva ripetuto l’ultima classe elementare non per demerito – allora le bambine non proseguivano gli studi – ma perché ritenuta dalla sua maestra ‘intelligentina”. Da autodidatta è arrivata al Nobel per la Letteratura, con la motivazione: “Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale”. Dal 1985 su Venere c’è un cratere dedicato a lei, grazie all’associazione americana “National Organization for Women”, onore che condivide con altre figure illustri della storia, delle arti e delle scienze. Attaccatissima alla sua terra, fu sepolta per suo desiderio nel cimitero del Verano in una tomba a forma di nuraghe. Successivamente, nel 1959 le sue spoglie furono traslate nel cimitero di Nuoro, nella Chiesa della Solitudine. La parola solitudine si addice bene alla Deledda, scrittrice riservata e attenta alle sfumature dell’animo umano. Attualissima direi: nel succitato romanzo La madre, la protagonista, madre di un prete innamorato di una parrocchiana muore in chiesa per il timore che l’intreccio venga svelato. Grande anima, accostata a Verga e agli scrittori russi. Da leggere e rileggere.

Il mio eden

• Maquillage in casa, non per capriccio ma per necessità. Ho fatto degli spostamenti nella cucina dell’appartamento e nella mia zona giorno, per consentire l’ingresso di una libreria che mio figlio ha smontato e rimontato da solo: 5 quadrati neri distribuiti su 5 file, sovrastati da tre piante verdi ricadenti che sono una meraviglia. Una è un Photos, le altre sono due esemplari di Chlorophytum comosum, volgarmente chiamato Falangio, parola di Serapia che se ne intende. Ignoravo che depura l’aria, assorbendo la formaldeide ed altre sostanze nocive. Mi fa piacere avere scoperto il pollice verde di mio figlio che ha acquisito e messo in pratica svariate abilità durante il trasloco di piante e masserizie. La ‘nuova’ libreria ha preso il posto del piccolo tavolo dove avevo distribuito i 13 libri della mia ‘collana letteraria’ che esporrò da qualche altra parte. Approfitto per ricordare che sta per uscire il quattordicesimo prodotto, Amici Inaspettati che mi tiene sulle spine. La nascita di un libro è pur sempre un evento! D’altronde è risaputo che come domestica sono una mezza frana, diciamo che coltivo altri interessi! Comunque tra piante e fiori ho imparato parecchio. Forse mi occuperò anche di orto a chilometro zero, complici pomodori e melanzane che dal vaso alla tavola sono un piacere. Sintetizzando, la mia casa è il mio eden.

Don Patriciello, un prete di periferia

Lunedì mattina destinato alla spesa, come da prassi a Fonte. Prima però mi fermo al bar Milady dove l’ordinazione avviene tramite un colpo d’occhio di Diego, perché sono una cliente affezionata e abitudinaria. Il cappuccino arriva con il decoro di un fiore sulla schiuma, ed è un peccato rovinarlo: verso lo zucchero a pioggia leggera e mescolo sul bordo della tazza, così da gustarmelo ancora qualche attimo. Un piccola gesto che mi bendispone alla lettura che si concentra su un altro gesto, purtroppo minaccioso ai danni di don Maurizio Patriciello, 70 anni, parroco di Caivano (Napoli), il “prete della Terra dei fuochi”. Vittorio De Luca, pregiudicato 75enne con problemi psichici ha consegnato un proiettile calibro 9 al prete anti-camorra, impegnato nella celebrazione dell’eucarestia nella chiesa di San Paolo Apostolo. Il titolo dell’articolo sintetizza il pensiero del celebrante: “Ho avuto paura per tutti i bambini. Tornano a sparare perché lo Stato c’è” e non ha dato l’impressione di arretrare. Anzi, don Maurizio ha più volte ringraziato il governo che “si sta impegnando come non era mai successo” ed ha scritto un post sui suoi social, invitando gli autori di due recenti “stese” a desistere. La parola stesa significa atto di violenza e intimidazione tipico della camorra e della criminalità organizzata. Alla domanda del giornalista su chi deve impegnarsi per salvare il Parco Verde – hinterland napoletano – don Maurizio risponde: “Tutti.Tutti noi. Nessuno può tirare i remi in barca o mettersi alla finestra a guardare”. Lunga vita a don Patriciello!

Un caso boccaccesco

La parola influencer mi inquieta. Trattasi di persona in grado di influenzare l’opinione, i comportamenti e gli acquisti di un gruppo di persone. La figura si è diffusa con l’avvento del web che io uso con moderazione. Ho il blog dove posto ogni giorno le mie riflessioni. Da oltre cinque anni le condivido con un gruppo di fedeli lettori come se ci trovassimo nella saletta riservata di un bar. Tratto anche argomenti di attualità, talvolta spinosi senza alzare la voce, perché non cerco il consenso a tutti i costi, bensì lo scambio. La moderazione è sfuggita a Candace Owens, 36 anni, blogger americana molto seguita per le sue posizioni estremiste. A suo dire, espresso in un filmato di 40 minuti, visto milioni di volte online, Brigitte Macron, moglie del Presidente francese Emmanuel Macron non sarebbe una donna, o meglio non sarebbe nata donna. Aspetto per me totalmente privato. Dettaglio non da poco: la signora ha avuto tre figli dal primo marito. Anziché ignorare le accuse, come molti avrebbero fatto, la signora ha denunciato per diffamazione l’influencer statunitense, esibendo “prove fotografiche e scientifiche” per mettere fine alle falsità. Ma si può cadere tanto in basso, per avere più audience? Quando l’esagerazione tocca la privacy e gli aspetti intimi, bisogna indignarsi. Fare finta di nulla può creare dei precedenti per ulteriori malignità. Ovviamente la boccaccesca vicenda non è colpa dei social, ma di chi li gestisce male. Mi auguro che la signora Macron venga adeguatamente risarcita e che la giovane blogger venga silenziata.

Caduta delle foglie 🍁

Oggi giornata autunnale, con tutti i segni del caso. Manca il sole che non dispero farà capolino più tardi. Il Fico selvatico che si è instaurato spontaneamente al centro dell’aiuola con le Ortensie si sta lentamente spogliando. Ha prodotto frutti non commestibili, ma fogliame in abbondanza che è stato una manna dal cielo per ombreggiare i fiori durante la calura. Ma ora è iniziata un’altra fase vegetativa: le foglie cadono e si appiccicano per terra, oppure si sparpagliano per ogni dove. Lo spettacolo del foliage è appena abbozzato. Prelevo una foglia gialla da terra e la osservo: mi ricorda la forma di una mano e nel mio immaginario le attribuisco un’anima con cui interagisco. Anzi, mi escono dei versi che dedico alla caduta delle foglie, metafora del viaggio che ognuno fa verso l’uscita di scena, evento inarrestabile e malinconico. FOGLIE LENTE Le foglie del fico/cadono lente/verso il garage/per comunicare/che è giunta/l’ora di andare./Assomigliano/al palmo delle mani/umido di tribolazione/verde, giallo o marrone./Una ne raccolgo/e tento una comunicazione./Profumata foglia/ di fico, cosa vuoi/che ti dico?/Dispiace partire/è legge universale:/ti terrò dentro il giornale.// La trasformazione fa parte della vita. Il filosofo greco Eraclito sosteneva il “panta rei”/tutto scorre per sottolineare che ogni cosa è in un perenne stato di divenire. Umani e foglie compresi.

Self-publiscing/Auto-pubblicazione

Self-publiscing, ovvero autopubblicazione. Ne sento parlare da un paio d’anni. Si tratta della pubblicazione di un libro o di un’altra opera da parte dell’autore stesso, senza il coinvolgimento di una casa editrice tradizionale. “L’autore gestisce tutte le fasi del processo editoriale, dalla scrittura alla grafica, all’impaginazione, alla scelta dei canali di distribuzione e alla promozione”. Tanta roba, che sto sperimentando con il testo che ho per le mani, un lavoro immane che in realtà si sobbarca Manuel, grazie alle competenze acquisite per stampare la sua tesi di Laurea in Ingegneria elettronica. Senza di lui non avrei nemmeno il blog che mi fa buona compagnia da oltre cinque anni. Io ci metto la storia e lui fa tutto il resto. Ad esempio, ieri ha impaginato il testo dell’opera di prossima uscita che racconta la storia dei cani (Rex e Ben, più altri 10) e una ventina di foto di contorno, mattina e pomeriggio. Verso le 17 ha detto ‘Sono fuso” e io straparlavo. Poi siamo scoppiati a ridere tutti e due. Una bellissima esperienza di collaborazione, ma anche di fusione delle competenze. In questo modo risparmio tempo e denaro, approfittando di un tesoro in carne e ossa. Erica scrive: “Hai fatto qualcosa che molti sognano, ma pochi realizzano… editing, impaginazione, copertina, promozione, distribuzione del libro… tutto sulle tue spalle, indipendenza creativa!!”. In realtà condivido tutto con il mio ex alunno speciale, oggi Ingegnere, lusingata della sua amicizia e grata dei talenti che mette a disposizione mia e di altre persone fortunate.

Erika, vedova sfortunata e buona

Erika raccoglie l’eredità di Kirk: “Perdono quel giovane killer” è il titolo dell’articolo letto in Primo piano sul Corriere ieri, giorno del funerale a Phoenix dell’attivista 31enne, uno dei volti più noti e controversi del movimento conservatore statunitense, particolarmente vicino a Donald Trump. Charlie Kink stava discutendo con uno studente universitario sulle stragi da fuoco in America, quando è stato colpito al collo mortalmente. L’autore dell’omicidio è un giovane che la moglie della vittima ha perdonato, difronte a una marea di presenti alle esequie, durate diverse ore. Però non su di lui, bensì sulla moglie faccio la mia riflessione. Miss Arizona nel 2012, moglie 36enne di Charlie Kink dal 2021, madre di due figli in tenera età, modella, attrice, imprenditrice, giocattrice di basket, influencer, si occupa di beneficenza. Ha fondato il marchio di moda Proclami che unisce la fede alla moda. Invidio tanto dinamismo e la capacità di perdono. Il Presidente Trump si augura per l’assassino la pena si morte. Ho visto la giovane vedova sullo schermo mentre si asciuga le lacrime prima di prendere la parola. Dal palco ha parlato del suo matrimonio, mettendo in chiaro che: “la moglie non è una serva, né una dipendente, non è una schiava, è una persona che ti aiuta, non siete rivali, siete una sola carne che lavora insieme per la gloria di Dio”. Straordinaria e sfortunata.

La sana risata

Non mi capita di ridere spesso, per motivi di temperamento e anche perché scarseggiano le ragioni. Però apprezzo chi sa far ridere, come Giorgio Panariello (compie 65 anni il 30 settembre) che vedo durante una trasmissione sabato sera, in replica domenica pomeriggio sul Nove. Beh, un fuoco di fila di battute e di imitazioni da non credere. Alla fine dello spettacolo, quando il pubblico si alza, l’artista esce con il rassicurante saluto: “Che Dio vi benedica”, stendendo un velo di spiritualità sull’intrattenimento apparentemente superficiale. Invece no, perché il bravo attore, conduttore, cabarettista, comico, imitatore (di Renato Zero soprattutto e altri personaggi) introduce sapientemente delle note dolorose riguardo il suo vissuto di bambino, abbandonato dalla madre e allevato dai nonni, e alla scoperta a 12 anni di avere un fratello, Franchino, anch’egli abbandonato, diventato eroinomane e morto prematuramente. Ha scritto un libro molto intimo, intitolato “Io sono mio fratello” (Mondadori) che me lo restituisce nel ruolo di scrittore. Quindi, tanto di cappello. Far sorridere gli uomini significa anche far sorridere Dio è il messaggio di Papa Francesco a un centinaio di comici incontrati prima di partire per il G7 in Puglia. Chiudo con la salace battuta del comico nei panni di un padre che risponde alla figlia intenzionata a rifarsi la bocca: “Succhiati una mentina!” 😂

Ultimo post a 4 mani: Ritorno a casa

Bentornato Manuel e buon compleanno! Mi emoziona l’idea di rivedere il mio giovane amico, dopo un anno trascorso in terra australiana, carico di esperienze, foto e diari di viaggio. Compiere 25 anni a casa è un bellissimo regalo che si è fatto da solo perché “Sicuramente mi sento più forte di prima e ho qualche certezza in più soprattutto su cosa non voglio fare”. Mi manda una foto dall’aeroporto di Singapore con il papà Enzo e la sorella Gaia, tutti e tre radiosi. “Sono contento di essere tornato non da solo, ma in compagnia di mio papà e di mia sorella” che sono andati a ‘riprenderlo’ dopo una sosta presso numerosi parenti e la visita di posti straordinari. Gli chiedo quante volte abbia preso l’aereo quest’anno. “16 volte in totale” è la spiazzante risposta, seguita da “adesso per un bel pezzo non voglio saperne più di manco un aereo”. Atterrato a Milano (ieri) alle sette, nella via del ritorno scrive: “Mi fa strano vedere tutte le scritte in Italiano e poi eventualmente in altre lingue – però è bellissimo – guardarmi intorno, vedere cose che assomigliano a casa… (risata) anche vedere che la guida è a destra, come era strano che in Australia fosse a sinistra”. Anticipando una domanda che molti gli faranno, riconosce che: ‘L’Australia è sicuramente una terra ricca di esperienze e opportunità, ma anche lì non tutto è perfetto e su alcune cose avrebbero solo da imparare da noi. Su altre, dovremmo noi essere là a prendere nota di come fare”. Non c’è dubbio che in Australia il germoglio sia diventato un raffinato fiore. Ma per la soddisfazione mia e delle numerose persone che lo apprezzano e gli vogliono bene, confortante che dica: “È stato un bell’anno, sono orgoglioso di quello che ho fatto e felice di come è andata in generale. Ma sono contento di essere di nuovo in Italyyyy!”