Tra fiori e frutti 🍑

Al mercato locale, stamattina ho comperato tre vasetti di Portulaca bicolore giallo arancio. Il banco dei fiori è il mio preferito… compero più fiori che alimenti! Però scopro che una varietà di questa succulenta (pianta grassa) è anche edibile! Grandioso. Intanto il nome Portulaca deriva dal latino portula (piccola porta) e si riferisce alla capsula del frutto che si apre – a maturazione – come un minuscolo sportello per far cadere i semi. Nel linguaggio dei fiori rappresenta la femminilità ed è anche un simbolo di salute ed energia. Tenerla vicino alla porta d’ingresso o sul davanzale, si dice che favorisca le energie positive. Piaceva tanto a mia zia Primina, prosperosa friulana doc. Quanto alle proprietà, ha spiccate proprietà antinfiammatoriae, antiossidanti, depurative e diuretiche: insomma, è un vero super food spontaneo. Incredibile che un fiore così bello sia anche tanto utile. A proposito del fiore, ha un comportamento eliotropico, cioè si apre in pieno sole e si chiude ermeticamente al tramonto. Così fa anche la mia rosa gialla tappezzante. Ogni giorno imparo qualcosa dalla natura e sono contenta quando metto le mani nella terra, non mi sarebbe dispiaciuto fare la fiorista. Comunque, anche senza fioreria curo il mio umore tra piante, fiori e frutti di casa, pur in uno spazio contenuto. La grandinata pomeridiana di ieri ha fatto cadere e ammaccare una trentina di albicocche ancora acerbe. Le ho raccolte e recuperate, quanto possibile per farne marmellata di Apricot che non era in previsione. Però la frutta di casa ha un gusto ineguagliabile e sarebbe un peccato, seduta stante rifornire il compost. Un chilo di frutta sminuzzata è già in pentola, con zucchero e Fruttapec. Adesso recupero i vasetti di vetro e procedo. 🍑

Gli esami non finiscono mai

Mercoledì molto incerto dal punto di vista meteo. Faccio un salto al bar e salto la palestra, sono ‘fiacca’. Scopro che oggi il quotidiano IL GAZZETTINO è in sciopero. Mi risulta che il contratto nazionale dei giornalisti sia scaduto da dieci anni, pertanto considero questa inadempienza una delle principali rivendicazioni. È uscita la tribuna, che mi contendo con un altro avventore. Siccome “La lingua batte dove il dente duole”, mi attira la notizia che riguarda l’avvio degli esami di Licenza media, tante volte affrontati nel passato come insegnante e una volta come allieva. Un po’ di numeri. Nella Marca stamattina stanno svolgendo la prima prova scritta di Italiano 8609 studenti, preceduti per numero da quelli di Verona, 8878 e seguiti da quelli di Padova, 8528. Le modalità non sono molto cambiate nel tempo: tre scritti e un colloquio interdisciplinare. Dato che “Gli esami non finiscono mai”, il prossimo giovedì 18 giugno inizieranno quelli per i maturandi. Da docente, ricordo la lunga e penosa correzione collegiale in un’aula caliente dell’Istituto Comprensivo di Asolo, di cui Castelcucco è tuttora sede staccata. Essere insieme con le colleghe della stessa materia consentiva di ‘interrogarci’ in caso di bisogno, ma allungava anche i tempi della correzione e conseguente valutazione. Non era un’operazione veloce ed ero costretta a terminarla l’indomani. Invece gli studenti sudavano sul foglio protocollo la mattina e pochi sfruttavano le quattro ore concesse per l’elaborato. Immagino che la situazione si ripeta, con ansia più dei genitori che degli esaminandi, salvo qualche eccezione. È una fase della vita che non rimpiango. Ma riconosco che è stata la base del mio percorso professionale. Auguri a chiunque si impegni per la vittoria!

La cornacchia non si tocca

Da diverse settimane, a Pordenone in via Damiani, una cornacchia aggredisce dei passanti. Ne è nato uno scontro tra ambientalisti e residenti, ordinanza del sindaco per abbatterla e conseguente impedimento del Tar. Il rapace – perché di questo si tratta – è nel periodo della nidificazione e attacca i passanti per proteggere la sua “famiglia”. Dotato di straordinaria intelligenza e adattabilità, l’uccello diventa aggressivo per difendere il nido. Di primo acchito mi fa tenerezza, ma se puntasse la mia testa per qualche ragione, mi spaventerei. Comprendo chi si ripara con cappellino oppure ombrello, deve trattarsi di un convivenza non facile. Sebbene sia considerato a volte “uccello del malaugurio” dal punto di vista ecologico svolge un ruolo fondamentale come spazzino naturale. Si ciba di semi, insetti, carogne e rifiuti. D’altronde anche la cornacchia è diventata “territoriale” come il pavone a Punta Marina (Ravenna) e il cinghiale a Roma. Con annesso scontro tra chi vuole ‘salvare’ l’animale e chi vorrebbe limitarne i danni. La cornacchia e il merlo, nonostante appartengano a famiglie diverse (Corvidae la prima e Turdidae il secondo) condividono abitudini territoriali e una spiccata intelligenza. A suo tempo, avevo scritto una poesia sul merlo paesano che vedevo banchettare tra le ciliegie, tornando da scuola. Riporto l’inizio e la fine del testo: Merlo dal becco giallo/che banchetti lassù/tra i frutti golosi/…/Ormai la scuola è finita/qual fiume in piena scorre la vita./Come te voglio zampettare/tra la rena in riva al mare.//Non vedo più merli in giro, erano una simptica compgnia. Non so che fine abbiano fatto. Mi auguro che per loro scelta abbiano cambiato posto.

Domenica color arancio

Domenica tinta di arancione. È sbocciato un Lilium di questo colore sullo stelo che porta quattro boccioli rigonfi, il Melograno è pieno di fiori stellati colore arancio, come le Nespole che mi ha regalato Marta nel giorno del suo tondo compleanno, per cui le rinnovo gli auguri 💐 A lei piace il bianco, ma le si addice l’arancione per la creatività, l’entusiasmo e l’energia. Nelle religioni orientali, nel Buddismo e Induismo questo colore ha un significato spirituale: simboleggia la saggezza e l’equilibrio. In Giappone e in Cina è associato a felicità e amore. In fatto di colori, la mia preferenza va al giallo e al celete in egual misura, seguiti a ruota dall’arancione che sprizza vitalità. Quando al mattino apro il balcone sul ‘boschetto’ destinato all’orto che non c’è, un ramo carico di albicocche quasi mi entra in casa, portandomi una nota di buonumore e di colore che acquista intensità di giorno in giorno. L’arancione è un colore storicamente celebrato da grandi maestri, tipo Vincen Van Gogh che amava l’abbinamento tra il blu e l’arancione, come nel quadro Terrazza del caffè di notte. In armadio ho un completo in maglia con la gonna arancione e la parte superiore a strisce orizzontali blu e arancione. Non lo indosso da un po’. Dato la popolarità del vintage e considerato che mantengo all’incirca lo stesso peso da anni, gli darò una seconda vita. Sulla stessa nota cromatica si esprimono albe e tramonti. Lo scrittore Fabrizio Caramagna (Torino, 1969), autore di aforismi dice: “L’arancione è sempre un bacio improvviso tra i colori del rosso e del giallo e fuori l’universo ride e ride per la luce calda che si sprigiona”. In definitiva, i colori fanno part del nostro quotidiano e influenzano la nostra mente.

Marjane e Persepolis

Non sapevo nulla di Marjane Satrapi, artista iraniana naturalizzata francese, autrice del celebre “Persepolis”, morta a 56 anni in Francia. Anzi, il cognome mi rimandava al termine “satrapo”, il governatore di un’antica provincia nell’antico Impero Persiano. La Persia corrisponde all’Iran e quindi il collegamento c’è, dato che Marjane era nata a a Rasht, Iran, il 23 novembre 1969. Da trent’anni viveva in Francia. Per proteggerla dall’instabilità politica e religiosa, i genitori – padre ingegnere, la madre disegnava vestiti – la mandarono adolescente a studiare a Vienna. Dopo quattro anni si rimise il velo e tornò a Teheran. “Da ragzza ho fatto tutti gli sbagli possibili” ricordava, convinta di essere eternamente fuori posto. Poi scelse definitivamente l’Europa Tra il 2000 e il 2003 pubblica Persepolis, in quattro volumi dove trsforma la sua vicenda personale in un racconto universale sull’Iran, dimostrando che il fumetto può essere tre cose insieme: autobiografia, memoria storica e atto di denuncia politica. Il suo graphic novel è tradotto in oltre 40 lingue. Il successo è dovuto al contenuto, ma anche al genere scelto, il fumetto, capace di esprimere emozioni forti senza filtri. È arrivato al successo globale con l’adattamento cinematografico. Ricoverata da alcuni mesi, non partecipava più a eventi pubblici. Il marito Mattias Ripa era morto un anno fa e il suo profilo Instagram era diventato il luogo del lutto. “È morta di dolore” dice ora la famiglia. Emmanuel Macron lo scorso anno le aveva conferito la Legion d’onore (che aveva rifiutato a favore dei giovani dissidenti iraniani). Il Presidente francese commenta così il suo congedo: “Con la sua scomparsa se ne va una figura della cultura francese e un’artista innamorata della libertà”.

Nespole, frutti antichi e preziosi

iVolevo raccogliere rose, invece ho trovato le nespole. Lo scorso dicembre, in un angolo della zona orto il nespolo giapponese mi aveva ispirato una poesia. Tempo fa un fortunale ne aveva piegato un ramo che avevo sostenuto alla bell’ e meglio con un elastico da pacchi. Proprio da quel ramo, sotto le foglie ho notato un gruppo di rotondi frutti arancioni che sembrano mini albicocche: le nespole! Mai successo prima! Praticamente la pianta si è comportata come quella di prugne che pensavo sterile, e invece l’anno scorso mi ha letteralmente inondato di polposi frutti viola il giardino. Ho fotografato le nespole, per accertarmi della loro natura e documentarmi di conseguenza (scopro che c’è anche un pittore che di cognome fa Nespolo, Ugo di nome). Assodato che trattasi proprio dei frutti del nespolo giapponese, la varietà più comune – l’altro è chiamato europeo – ho proceduto all’assaggio: una vera squisitezza! E adesso le proprietà di questo frutto dimenticato. Le nespole sono frutti ricchi di fibre – in particolare pectina – potassio, vitamina A e C. Hanno un basso apporto calorico e offrono notevoli proprietà benefiche per l’organismo: Regolaziono dell’intestino, Azione diuretica e depurativa, Controllo del colesterolo, Salute cardiovascolare, Azione antiossidante. Le foglie sono ricche di flavonoidi e sono usate in fitoterapia e nella medicina tradizionale asiatica, per la regolazione della glicemia. La tisana di foglie di nespolo ha proprietà antinfiammatoria e antiossidante, tal quale la polpa. Vietato però ingerire i semi, perché contengono sostanze tossiche. A questo punto, vado nell’orto a provvedermi delle foglie e mi preparo una sana e gratuita tisana!

Meglio tardi che mai

Puntata veloce al bar Viceversa prima delle nove, per rifocillarmi di notizie e di una treccia dorata con succo d’acero appena sfornata. Però i quotidiani sono occupati, attendo che un cliente piegato a leggere sul tavolo si raddrizzi e me lo ceda. Infatti si capisce che era di fretta e mi ritrovo tra le mani la tribuna di Treviso. Mi soffermo sull’articolo di Elena Grassi: Meglio tardi che mai Un laboratorio di vita tra Bassano e Cittadella che mi cattura sia per il noto proverbio citato, attribuito allo storico Tito Livio, sia per le due cittadine che conosco. Meglio tardi che mai è il titolo del film in onda stasera su Rai 1 ambientato in carcere, ricostruito nella ex caserma Monte Grappa. Estrapolo dall’articolo la chiave di lettura: “Il film prende per mano lo spettatore e lo porta dietro le sbarre del carcere, in un luogo complesso, ai più interdetto, ma anche dietro le sbarre emotive”. Controllo sul settimanale i programmi in prima serata e infatti leggo: alle 21.30 Meglio Tardi che Mai Regia di Giuseppe Curti. Con Lorenzo Richelmy, Mariana Lancellotti (Commedia, 2026). Non voglio pilotare i gusti dei lettori, semplicemente informo su “Quello che passa il convento”, augurandomi che il prodotto sia di buon livello. Per il regista Giuseppe Curti, il film “manda un messaggio di amore, amicizia, speranza e rinascita. Si parla di seconde possibilità, tutti ne abbiamo bisogno”. Gli ingredienti mi sembrano buoni, ne raccomando la visione ad Antonietta che ha lavorato vri anni in carcere. Però non intendo contrastare i gusti, ognuno si regoli come crede. Constatato che molte trasmissioni da qualche giorno sono in ferie, io mi affido al piccolo schermo per un intrattenimento che mi lasci qualcosa.

Infiorata

Ultimo sabato di Maggio: sembra Luglio inoltrato, anche se siamo ancora in Primavera. Mi alzo presto e faccio un giretto per il giardino, con l’intenzione di raccogliere delle rose che però sono tutte sfiorite! Il caldo anomalo le ha segnate ed ora non mi resta che raccogliere una moltitudine di petali, anzi no: ho in casa un’infiorata gratuita e me la voglio godere. L’infiorata, manifestazione artistica nata nel XVII secolo, diffusa soprattutto in centro Italia, consiste nel realizzare opere floreali per le strade e le piazze, utilizzando petali di fiori, foglie, semi e materiali vegetali. La prima infiorata documentata risale al 1625 in Vaticano, per opera di Benedetto Drei e del figlio Pietro. In origine, avveniva per omaggiare il passaggio della processione del Santissimo Sacramento. Tradizionalmente allestita in Primavera, per la festività cattolica del Corpus Domini. La più vicina di cui sappia è a Noale(VE) che trasforma il borgo medievale in un grande giardino a cielo aperto. L’ultima, tenutasi ad aprile è stata dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco. Ma famose sono anche quelle di Gerano, alle porte di Roma, Noto in Sicilia e Spello in provincia di Perugia, rinomata a livello internazionale per la spettacolarità dei suoi tappeti floreali che riproducono soggetti d’arte sacra. Immagino il lavorìo dei volontari impegnati nella raccolta, essicazione e capatura (separazione dei petali) che vengono posati a mano, senza l’uso di colle, per creare spettacolari tappeti d’arte ‘effimera’ (dal greco ephémeros) che significa ‘della durata di un solo giorno’. Fugace e transitoria come la bellezza, contribuisce al nostro benessere psico – fisico.

Emergenza caldo e tennis

Non seguo il tennis, ma le vicende di Jannik Sinner di cui ho parlato in passato, ammirandone soprattutto il garbo e la buona educazione. Per quasi tre mesi ha vinto tutto. Ieri, il crollo di Parigi che il campione giustifica così: “Una situazione strana, tanti guai tutti insieme. Ma non sono un robot, si può anche fallire”. Secondo Gianni Daniele, che presiede la Commissione Medica della Federtennis il caso va studiato e forse il campione andava preparato diversamente. Aveva dormito male, prevedendo un giorno no, di quelli che “me ne capitano no o due all’anno”. Al termine della partita era tutto rosso in viso e ha detto all’arbitro: “Forse sono disidratato”. Partita iniziata a mezzogiorno e condotta per tre ore, sotto un sole cocente, quando la temperatura era oltre i 32 gradi. Eliminato al secondo turno, Jannik crolla dopo un malore ed è fuori dal Roland Garros 2026. Ma lui esclude che sia stata colpa del caldo. Sono ammirata di questo ragazzo di 24 anni (ne compirà 25 il 16 agosto) con 29 titoli vinti che si appella alla natura umana soggetta a cadute. Con il volto stanco e deluso dopo la sconfitta, in conferenza stampa sottolinea che “nessuno è fatto per non sbagliare mai”. Jannik ha perso l’unico grande torneo che gli manca, mettendo in dubbio che sia invincibile. Però rivela un invidiabile temperamento da filosofo. Confucio diceva: “La nostra gloria più grande non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta che cadiamo”, concetto espresso anche dal proverbio giapponese: “Cadi 7 volte, rialzati 8”. Credo che Jannik si meriti un po’ di riposo. Gli auguro di essere considerato umano, piuttosto che invincibile.

Un castigo imperdonabile

Ho simpatia per i vecchi, ricchi di età e di esperienza. Il pomeriggio bollente mi costringe a stare dentro dove mi dedico al disbrigo di faccende fastidiose, prestando l’orecchio alla televisione, sintonizzata sul primo canale durante la Vita in diretta. La voce del conduttore Alberto Matano mi fa compagnia, mentre traffico con il vecchio frigo nella stanza adiacente alla cucina. Di solito non seguo le storie di attualità considerate dalla trasmissione pomeridiana, ma proprio oggi (ieri) la protagonista compie 87 anni, si chiama Laura Held. Nata a Vienna dove si trovavano i suoi genitori per motivi di lavoro, non si è mai sposata e non ha più parenti né in Italia, né all’estero. Da oltre un mese vive in auto, una Ford Fiesta azzurra con cui si sposta tra Santa Maria di Sala e Padova dove ha lavorato più volte, in occasione delle giostre in Prato della Valle. Lei stessa si è rivolta ai servizi sociali chiedendo “solo una brandina in una piccola camera disponibile. Sono una donna minuta e fragile. Non occupo tanto spazio”. Alla tenace signora era stato offerto un posto in una struttura, da lei rifiutato perché da una vita vive in strada. Sorprendente che guidi ancora, alla bella età che si ritrova. A vederla sembra proprio uno scricciolo, incurvata e piena di rughe, ma con lo sguardo dolce che intenerisce. Penso a mia nonna Adelaide che le assomigliava per magrezza e ad altre donne ultraottantenni/novantenni che conosco un po’ acciaccate, ma lucide di mente. L’età avanzata esibisce il conto, da mettere in conto se si ha la fortuna di una lunga vita. Il caso di Laura è più penoso, perché è rimasta senza rete familiare e senza casa, pur godendo di una pensione. Non conosco cosa le è capitato per essere costrettai a vivere in auto, piena di stoviglie ed effetti personali. Un castigo imperdonabile per una signora quasi cenetenaria che ha avuto il coraggio di chiedere aiuto.