Non succede spesso di fare colazione in compagnia di buone notizie, ma qualche volta capita come è successo ieri. Durante il Tg1, all’incirca alle 7.30 trasmettono l’intervista a Manuel Bortuzzo, 25enne nuotatore delle Fiamme Oro. Colpito alle gambe durante una sparatoria davanti a un pub nel febbraio 2019, l”atleta ha riportato la lesione parziale del midollo spinale che lo costringe da allora sulla sedia a rotelle. Per 12 millimetri il proiettile non recide l’aorta addominale che non gli avrebbe dato scampo. Ad aggravare la situazione, sapere di essere stato vittima di uno scambio di persona: si è trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato durante un regolamento di conti. Ma lui ha la forza di un lottatore e diventa un esempio di grande forza di volontà che porta anche in tivù, a Italia sì e nella casa del Grande Fratello VIP. Sulla sua storia è stato girato il film ‘Rinascere” tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Bortuzzo. Riscoperto nel mentre un nuovo amore per lo sport, il giovane triestino, romano d’adozione punta a qualificarsi ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024. Ecco come da una vicenda tragica, nasca un nuovo rapporto con la vita. Durante l’intervista gli vengono fatte varie domande, tra cui qual è il suo rapporto con la carrozzina e a cosa si è aggrappato per superare la disabilità. A quest’ultima domanda risponde grazie agli amici, alla famiglia e alla musica (suona il pianoforte). Il suo numero fortunato è il 12 – in riferimento ai millimetri tra la parte colpita e l’aorta – perché rappresenta lo spartiacque tra la vita e la morte, il limite assegnatogli dal caso. Chiude l’intervista con una frase che rivela il benessere recuperato e che vale come monito per chi malauguratamente avesse a trovarsi in frangenti dolorosi: “L’opportunità di vivere è la cosa più bella”.
Autore: Ada Cusin
Tempo di zucchine
Fine giugno…autunnale! Le previsioni per Luglio sono incerte. Devo ancora mettermi in sella alla bicicletta e finora non sono riuscita a prendere il sole. Qualche giorno di caldo intenso ci aveva illuso di essere entrati nella bella stagione, sconfessata dalla ripresa delle piogge e abbassamento della temperatura. Fortuna che stamattina ho raccolto un mazzetto di fiori di zucca, – per precisione di zucchina – di un bel giallo intenso che solo a guardarli mi fanno sorridere. Li conteplo per un paio d’ore, prima di tuffarli nella pastella e friggerli. Un po’ mi dispiace, ma si sgualciscono in fretta. Le premesse non erano state buone perché le prime piantine messe in terra erano state spazzolate dalle lumache per ben due volte. Per il terzo tentativo ho cambiato ‘habitat’, fornito da una capiente fioriera, non il massimo per il bisogno di espandersi della pianta, attorno alla quale stavolta ho distribuito il lumachicida. Dubbiosa che l’esperimento funzionasse, ho controllato per vari giorni l’evoluzione e in capo a una decina ho constatato che il tentativo è riuscito. Ho gustato ancora i fiori di zucca pastellati e fritti, anche da bambina quando li faceva mia mamma. Però è proprio il fiore che mi attrae, a forma di stella e bello colorato. Al netto della frittura, i fiori di zucca sono un toccasana per la salute: sono una fonte di ferro, calcio, fosforo, magnesio e potassio, vitamina C e A e pigmenti carotenoidi. Inoltre sono ricchi di acqua e fibre e hanno un contenute calorico molto basso, ideali per essere consumati durante una dieta dimagrante. A me piacciono in tutte le salse, per così dire ma li consumo di preferenza cotti al vapore in compagnia di carote e patate, grigliati col prezzemolo, a barchetta ripieni di carne. Le brave cuoche fanno il pasticcio con le zucchine. Io mi accontento del risotto con le zucchine. Buon appetito!
Blog e romanzo
Non ho la memoria corta, sapevo che si sta avvicinando una data per me importante che riguarda la nascita del mio blog verbamea, solo che lo facevo “più giovane” ed invece compirà quattro anni il prossimo giovedì. Infatti ho controllato sul mio libro Post per un Anno che raccoglie i primi 365 articoli e il primo testo scritto porta la data del 27 giugno 2020: quando scrivo il tempo vola! Diciamo che per me è come una cura ricostituente, mi dedico a un’attività che mi piace e che mi consente di tenermi allenata mentalmente, oltre che relazionarmi con persone che mi corrispondono. Tra l’altro la data coincide con l’uscita del mio ultimo impegno letterario e approfitto del blog per presentarlo. Sì tratta di un romanzo breve, intitolato Ricami e Legami con un suggestivo dipinto in copertina che allude al tema della maternità, voluta e non realizzata a causa della guerra in Ucraina. I fatti si verificano in tempi recenti, con protagoniste tre donne che intrecciano a vario titolo le loro storie, come fili intrecciati sui ricami. La parte narrativa è arricchita dall’attualità dei post, cosicché nel romanzo si alternano due generi, il che rappresenta la novità rispetto ai miei precedenti scritti. Variante operativa: il manoscritto – scritto al computer – non è passato per la tipografia come le volte precedenti, ma è stato affidato a un servizio online che lo pubblica senza aggiungere o togliere nulla, lasciando all’autore la responsabilità della correzione, impaginazione, revisione. Quasi un gioco da ragazzi, disponendo dell’abilità e disponibilità di Manuel, fresco Ingegnere elettronico con svariate competenze. Senza di lui la mia ignoranza digitale sarebbe enciclopedica. Il libro è disponibile su Amazon, digitando semplicemente il titolo Ricami e Legami e il mio nome Ada Cusin. Oppure premendo sul link, se girato. A chi non ha dimestichezza col web, lo procuro io tramite prenotazione. In caso di lettura, sono ansiosa di conoscere la vostra opinione. Grazie 🌻
Longevità creativa
Oggi è il compleanno di Natalia Aspesi, giornalista, scrittrice e critica cinematografica. Gli anni sono 95, un bel po’ ma pare che lei non li voglia festeggiare. Il settimanale di Repubblica “il venerdì” le dedica la copertina e mi fa piacere. Apprezzo la rubrica “Questioni (non solo) di cuore” che l’arzilla signora tiene da parecchi anni e leggo con avidità le risposte alle lettere dei lettori. Tempo fa la rubrica era stata sospesa per un problema di salute della giornalista, per fortuna superato, tanto che è tornata a corrispondere coi lettori con lo spirito garbatamente graffiante che la contraddistingue. Sapevo che aveva una bella età, ma ignoravo il numero degli anni (Milano, 24.06 1929), quasi quanti quelli del professor Silvio Garattini (Bergamo, 12.11.1928) che la precede di sette mesi. Due esempi di longevità creativa. Le sue lettere del cuore sono diventate anche uno spettacolo teatrale cui ha dato voce Lella Costa e sono state raccolte nel volume ‘Questioni di cuore’ che ho letto, e ogni tanto rileggo perché offrono uno spaccato di umanità reale. Poi apprezzo lo stile della giornalista, diretto e senza filtri. Nell’intervista concessa a Marco Cicala dice: “Conduco la vita dei vecchi…faccio fatica a raccogliere le idee, i ricordi. Però non mi sono mica incattivita. Tutto questo avviene nella più assoluta se-re-ni-tà” e la immagino mentre scandisce di proposito la parola serenità che per me significa molto. Poi prende la difesa di Papa Bergoglio cui è scappata la parola della discordia (frociaggine) e riconosce che: “Specie a quell’età, il Papa può dire quello che vuole! Che male fa?”. Come non essere d’accordo? Mi piacerebbe averla tra i miei contatti, Natalia che considero quasi una di famiglia: attraverso le risposte alle lettere dei lettori fornisce una consulenza gratuita ed appagante. Auguri Natalia! 🌺
Turismo… e vandalismo
“Con i turisti arrivano i vandali’ è ciò che dice il giornalista del Tg5 mentre faccio colazione, che mi va quasi di traverso perché viene oltraggiato il patrimonio culturale, nostro fiore all’occhiello. Non è la prima volta, ma è avvilente che il comportamento si ripeta. Era successo giorni addietro nel Parco archeologico di Ercolano dove un turista olandese aveva inciso la sua firma sulla parete di una domus romana con pennarello nero, indelebile. Un gesto di “inciviltà e idiozia” come lo ha definito il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, dal momento che la cultura è un patrimonio universale. Ma universale pare anche la mancanza di rispetto per l’arte in generale che ci viene offerta su un piatto d’argento dove qualcuno sputa: vergognoso sia che si tratti di un connazionale, oppure di uno straniero che usano la vacanza per abbrutirsi anziché sollevare lo spirito. Episodio recente a Terracina, dove un 38enne è stato denunciato per avere imbrattato il Tempio di Giove Anxur, uno dei più importanti monumenti archeologici del Lazio. Ma sono in pericolo anche le Fontane e il Colosseo. Forse chi imbratta, deturpa beni/opere ignora che rischia la reclusione da 1 a 5 anni e una multa fino a 10.000 euro. Peggio se lo sa e lo fa lo stesso. Immagino che il problema sia a monte, da ricercare nella maleducazione imperante e nella voglia di apparire, in una società dove i freni inibitori sono labili. Non sarebbe male che a scuola aumentassero le ore di Educazione civica e pure quelle di Educazione artistica, dato che siamo depositari del maggior numero di siti Unesco. Infine, un po’ di sano orgoglio nazionale a favore della bellezza comunque declinata darebbe una spinta alla ripresa morale, e non solo.
Vacanze ‘esperenziali’
Vacanze esperienziali: lo leggo nell’articolo “Vacanze di charme per fare colazione al tavolo di Audrey o sotto un Tiepolo” pubblicato ieri sul quotidiano la tribuna. Non è la prima volta che mi imbatto nell’aggettivo “esperienziale” usato ultimamente in ambito letterario. In questo contesto, vale per soggiorni in posti prima del covid proibitivi e diventati abbastanza accessibili, ma non alla portata di tutte le tasche, trattandosi di ville, palazzi e dimore lussuose (cento euro a notte il soggiorno più economico). Trattasi di un’iniziativa turistico-promozionale concepita durante la pandemia e varata lo scorso anno, col contributo della Regione Veneto che raccoglie al momento 35 edifici storici adatti per offrire all’ospite un’esperienza particolare e multisensoriale. Infatti l’obiettivo è quello di farlo interagire con la storia, le tradizioni, le persone e le strutture del luogo prescelto, coinvolgendone tutti i sensi. Turismo esperienziale ed eventi privati sono i programmi più richiesti, ma ce ne sono anche altri. Mi pare una bella iniziativa che valorizza il territorio ed inorgoglisce chi lo può fruire da dentro una bella dimora, osservando in maniera ravvicinata dipinti e arredi prestigiosi di edifici costruiti tra il XV e il XIX secolo da famiglie patrizie della Serenissima. Il mio stimato professore di Liceo Armando Contro aveva una passione per le Ville Venete, tanto che una volta – forse più di una – ci portò in visita di istruzione delle classi del suo Istituto romagnolo, passando per Possagno dove abitavo e la Gipsoteca del Canova. In quella occasione mi cercò, ma purtroppo lo seppie tardi e sfumò l’occasione di rivederci. Meno note delle Ville Venete ma senz’altro attraenti sono diverse altre dimore sparse sul territorio, anche vicino casa. Una è Ca’ Pasini in Via Piovega a Fonte, da me scoperta lo scorso autunno in occasione della presentazione del libro della collega Paola Gallina “Ca’ Pasini. Storia e Arte”. Un parco stupendo, curatissimo, da andarci a nozze. Da solo merita una visita. Un’esperienza ossigenante, una vacanza dell’anima.
Stagione e stagioni (della vita)
Ebbene, ci siamo: l’estate c’è e con un po’ di timore la accolgo, augurandomi che porti soprattutto cose buone. Nell’emisfero boreale, ovverosia il nostro, tradizionalmente inizia con il solstizio di giugno – il 21 – fino al 20 settembre , prima dell’equinozio (21 settembre) che inaugura l’autunno. Però l’estate metereologica inizia il primo giugno e si espande nei mesi di luglio e agosto: insomma, è il cuore della stagione, con i pro e i contro. Quando lavoravo, era il periodo più atteso dell’anno. Ricordo che compilavo con emozione la domanda delle ferie, piazzando con studiata attenzione i 30 giorni di congedo ordinario più i 4 di festività soppresse (non so se funzioni ancora così), nell’ambito dei quali facevo cadere le puntate al mare, mai troppo lunghe, al massimo una settimana. Mi riferisco al periodo quando mio figlio, oggi 35enne era bambino. La partenza era preceduta da una specie di piccolo trasloco, onde evitare che il cambio di luogo e ambiente destasse difficoltà. Per alcuni anni è andata bene. Poi ho staccato la spina. Da quando vivo in una casa di proprietà sono cambiate molte cose: coltivo gli hobbies a me congeniali e non provo più l’esigenza di ‘andare in ferie’ dal momento che ho sotto controllo la fonte del mio diletto: piante, fiori, gatti, spazio e amicizie. Se mi capita l’occasione, non mi nego per una puntata al mare o in montagna in buona compagnia. Evito viaggi lunghi in macchina da sola e prendo treno e/o aereo proprio se devo. Una bella esperienza è stata la crociera alle isole greche con mamma, prima che se ne andasse. Non ho lo spirito di Manuel che è appena stato a Lisbona (l’anno scorso in nord Europa e l’anno prima a Singapore) ma nemmeno i suoi anni! Giusto stamattina, al bar delle signore all’incirca della mia età facevano battutine sulla ‘vecchiaia’, una stagione niente male ad arrivarci in salute e buonumore!
Maturità 2024
Il ministro Valditara in diretta al Tg1 legge la chiave per l’apertura del plico, dando inizio alla Maturità 2024 che coinvolge oltre 500.000 studenti. Nessun raffronto con la mia degli Anni Settanta, ma immagino simili ansia e preoccupazione. Per la prova di Italiano, identica per tutti gli istituti escono sette tracce, distribuite tra tipologia A, B e C. Per la simpatia intellettuale ed umana che provo per Rita Levi Montalcini avrei scelto quest’ultima, ricavata dal saggio Elogio dell’imperfezione, letto anni fa. Ma anche Pirandello non sarebbe stato male, idem Ungaretti. Diciamo che l’evento è un’occasione per ripassare qualcosa di quanto appreso sui banchi di scuola e nel corso della vita. Tra gli intervistati adulti riguardo la loro maturità, chi ricorda Pascoli, chi Foscolo, con nostalgia alcuni, con sollievo altri. Per me fu abbastanza deludente perché dovetti rinunciare al tema di letteratura, mio cavallo di battaglia a favore della traccia di storia, in quanto non avevamo considerato il movimento della Scapigliatura, proposto in quell’anno. In ogni caso, Rita Levi Montalcini al tempo della mia maturità stava lavorando intensamente. Vincerà il Nobel per la Medicina nel 1986. Nominata senatrice a vita della Repubblica italiana nel 2001, morì nel 2012 all’età di 103 anni. Tra le sue passioni, lo studio e la determinazione. Innamorata della scienza, dedicò la sua vita alla ricerca e all’impegno sociale. Ma fu pure scrittrice. Tra i suoi titoli: Eva era africana, Le tue antenate, Il tuo futuro, Abbi il coraggio ed Elogio dell’imperfezione, che ha suggerito la traccia della terza tipologia: “Non si abbatteva mai. Anche da un esperimento fallito imparava qualcosa di nuovo”. Ricordo che quando mi imbattei nella sua opera, mi attrasse proprio il titolo e l’incitamento a provare, senza tema di sbagliare. Una grande piccola donna, con una nuvola per capelli e un infinito amore per il sapere.
Disagio e fragilità
Tra le abbondanti notizie di cronaca nera, mi sorprende la tragedia a sfondo familiare successa un paio di giorni fa a Senigallia: un 51enne uccide la madre 87enne, poi si barrica in casa e si toglie la vita. Evento purtroppo non raro, con strascico di ‘anomalie’: l’autore del matricidio pare fosse in cura per disturbi psichici, tuttavia deteneva un’arma da fuoco – anche un machete – nonostante che gli fosse stato tolto il porto d’armi. Mi chiedo: per disattenzione e/o mancanza di controllo? Ancora una volta è saltato un anello della catena protettiva del cittadino che rimane solo dinanzi all’imprevisto annunciato. Penso alla tristissima fine della madre: chissà quante lacrime aveva versato per il figlio disturbato, lui pure vittima di se stesso. Lo aveva partorito alla stessa età in cui sono diventata madre io ed è stata privata della vita da colui a cui l’aveva data. Sento dire che dopo la pandemia è aumentato il disagio e sono cresciute in maniera esponenziale le difficoltà relazionali che hanno colpito soprattutto i giovani. Non è difficile constatarlo. È indispensabile chiedere aiuto, senza vergognarsi di vivere situazioni di fragilità, percorso che era stato fatto, nel caso succitato. Se la sventura ci mette lo zampino, siamo punto a capo. A occhio, credo ci vorrebbero in servizio molti più luminari della mente – ovviamente sani – ed altrettante forze dell’ordine, sempre sottodimensionate. Non sono un’esperta del disagio che però percepisco dilagante, favorito dalla crisi generale dei valori in combutta con quella socio-politico-economica. Da sempre succedono drammi familiari che però una volta non avevano l’invadenza di quelli attuali che inondano i media come un tornado quotidiano. Non vorrei scriverne, anche perché i miei lettori preferiscono la leggerezza. Tuttavia non posso ignorarli del tutto, specie quando il fattaccio coinvolge due affini come madre e figlio.
A ognuno la sua vacanza
Effe come ferie, c’è chi già se le gode! Conosco qualcuno in vacanza ed infatti Giugno da qualche giorno promette bene. Chi è serenamente in pensione come me, spalma il benessere che deriva dalla gestione del tempo libero in varie attività di ordinaria amministrazione, oppure legate alla pratica di un hobby. Ad esempio stamattina ho fatto la lavatrice e ho steso i panni sulla struttura su cui si espande il glicine, con conseguente effetto privacy che mi fa pensare ai signorili gazebo in spiaggia. Non c’è il mare, ma in compenso sento cantare tortore e canarini, arriva un venticello gentile che fa dondolare le lenzuola e il profumo del bucato steso al sole. Frate Sole, per chiamarlo come nel Cantico delle Creature è elemento indispensabile per conciliare il buonumore…e completare lavori all’esterno interrotti a caussa delle abbondanti piogge. Infatti ieri pomeriggio finalmente è stato possibile completare la potatura della siepe di Photinia iniziata due mesi fa, il giorno della mia dimissione dalla clinica Villa Berica. Era domenica 14 aprile, una bellissima giornata che poi non si è ripetuta. Le piogge hanno consentito la crescita dell’erba e l’imboschimento della siepe, con notevole sfalcio da smaltire all’eco centro domattina, previa prenotazione. Ho pensato di posizionare la limonera in pieno sole, delegando l’operazione a mio figlio che condivide il peso con l’amata pianta. La mattina presto è la parte del giorno che preferisco e che dedico spesso a scrivere, mentre nel primo pomeriggio è d’obbligo la siesta, lunga nel mio caso. Poi dipende dall’umore; se non è necessario evito di uscire e piuttosto ricevo visite, molto contingentate. Altro momento che mi gusto è il dopo cena, che condivido coi gatti occupando il portico a ovest, quando il cielo cambia colore dopo il tramonto e i canarini riprendono a cantare. Obiettivamente, mi sento in ferie in diversi momenti della giornata, senza bisogno di emigrare altrove. Salvo varianti.
