Certe notizie mi lasciano basita, come quella riportata dal Gazzettino odierno: “Ho una colica”: ma dà alla luce Gaia. È successo mercoledì 29 Gennaio, intorno alle tre del mattino, in provincia di Treviso. Irene, la donna 27enne già madre di due figlie ignorava di essere incinta. Niente pancia e pseudo mestruazioni, aveva attribuito a una colica i forti dolori addominali. La creatura, nata di sette mesi, pesa 1,350 kg ed è lunga 40 cm. Trasferita nel reparto di terapia intensiva neonatale, viene monitorata e sta crescendo. Per fortuna è stata bene accolta da mamma, papà e sorelline. Le è stato dato il nome beneaugurante Gaia. Emetto un respiro di sollievo, ma non posso non farmi la domanda: Possibile? Io ho sperimentato colica e parto: a mio dire, il dolore non è sivrapponibile. Oltretutto Irene ha già affrontato due gravidanze e conseguenti parti. La natura non smette di stupire. Mia madre faceva l’ostetrica comunale quando le donne partorivano a casa: mi raccontava di qualche nascita ‘fuori dal comune’ ma non ricordo situazioni tanto sorprendenti. Un sinonimo di ‘sorprendente’ è ‘incredibile’. Anzi, la gravidanza della donna in questione, in ambito medico è definita “criptica” che vale quanto nascosta, fenomeno raro ma non impossibile, dato che se ne registra un caso ogni 475 gravidanze. Emetto il secondo respiro, connotato da malinconica accettazione. Se la gestante non si rende conto di vivere una situazione straordinaria, si perde una buona fetta della torta. Comunque ringrazio il cielo che non sia capitato a me e nemmeno alle madri che conosco. Lunga vita alla piccina e auguri alla sua famiglia.
Autore: Ada Cusin
Rex, un cane maestro
Flavio è tornato in Kazakistan e Rex è stato affidato a Tania che ho sentito oggi. Per lei il cane è un dono del cielo, un angelo ‘sui generis’ che le è capitato per allietarle la vita. Dalle informazioni sulle abitudini del cane kazako, abituato a vivere fuori a temperature estreme temeva che Rex non si sarebbe adattato a stare in casa, come lei desiderava. Timore legittimo, ma subito rientrato. L’amico a 4 zampe va a svegliarla tutte le mattine alle otto, per dare e ricevere la sua razione di coccole. Poi la pappa, la passeggiata, la conoscenza dell’ambiente, perché lo interiorizzi come la sua destinazione definitiva. Sono molto sollevata nel sapere che il povero cane di strada, sopraffatto dai cani più grandi e grossi – praticamente bullizzato – sia stato salvato da un futuro di stenti e assegnato ad una persona meritevole, sostenuta in quest’opera salvifica dal compagno Alessandro. Flavio è stato lungimirante e generoso nel mettere in moto la macchina che ha portato alla soluzione del caso di abbandono, fenomeno purtroppo diffuso ad ogni latitudine. Chissà se Rex ha rimosso il suo passato: la strada, la fame, il canile, la catena… forse un incidente che gli ha reso fragile una zampina anteriore. Di certo percepisce di essere capitato in un mondo diverso e migliore dal precedente. “Nato felice”, secondo un pensiero di Flavio, nonostante le limitazioni e le privazioni. Per me è un cane Maestro che insegna cos’è la resilienza e la fiducia negli umani. Vorrei che la sua testimonianza ammorbidisse l’animo di chi maltratta gli animali che tanto affetto possono dare in cambio di cure e attenzioni. Condivido le parole di Mary Ellen (fotografa statunitense conosciuta per i suoi ritratti e per i suoi lavori): “L’amore di un cane è senza compromessi e senza fine”.
Carosello e reclame
Quando c’era Carosello! E chi se lo dimentica, troppo bello! In onda dal 3 febbraio 1957 fino al primo gennaio 1977 ha allietato chi è nato (dovrei dire nacque) negli anni Sessanta e Settanta per quasi vent’anni. Lo ricorda Michaela Palmieri durante il TG1 mattina, in onda dalle 6.35 alle 8. Ammetto che mi sono gustata per qualche momento il ritorno di personaggi amatissimi: Calimero, la Mucca Carolina, Susanna Tuttapanna, l’Omino coi baffi…un minuto e 45 secondi di spettacolo e 30/35” per la réclame del prodotto. In onda ogni sera alle 20.50 sul Programma Nazionale, allora unico canale Rai, Carosello durava 10 minuti… e poi tutti a nanna!. Questo tuffo nel passato mi ha restituito il buonumore, anche se “il logorio della vita moderna” era già contrastato da Ernesto Calindri che promuoveva il Cynar. Il Biancosarti era nella voce e nel volto del tenente Sheridan/Ubaldo Lay mentre la cura dei capelli dipendeva dalla brillantina Linetti, portata al successo dall’infallibile ispettore Rock/Cesare Polacco che togliendosi il cappello mostrava la testa pelata e confessava: “Anche io ho commesso un errore”. Mi dilungherei volentieri tra scheck e personaggi apprezzati del passato che meritano considerazione per qualità artistica, non solo per nostalgia. Chiudo con l’Omino della pentola Lagostina, personaggio inizialmente chiamato Agostino Lagostina presentato come “Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna”. Simpaticissimo e ultramoderno il parlare frenetico de La Linea, grazie al doppiatore Carlo Bonomi. Mentre prelevo il cestello con il mio tris di verdure cotte al vapore dalla pentola a pressione, immagino che ‘Agostino’ fuoriesca e mi sorrida.
Principessa al passo coi tempi
Verso le nove ricevo una gradita telefonata da Sydney. Una voce giuliva mi dice: “Buonasera prof” che mi allarga in un sorriso: non si tratta di un errore, è che tra Italia e Australia ci sono dieci ore di differenza a favore di quest’ultima, pertanto lì sono le sette di sera. Manuel affronta il quarto mese di vita fuori dai confini nostrani e mi anticipa una novità che mi svelerà a breve. Trattasi di un’attesa proposta di lavoro che gli renderà la permanenza più interessante. Con questa bella notizia affronto il primo giorno della settimana a cuor leggero, o meglio alleggerito. Al bar Milady, sempre affollatissimo nel giorno di mercato riesco ad accapparrarmi due quotidiani e ad estrapolare una notizia che aumenta il mio buonumore: “Basta notizie sui vestiti, pensate all’impegno sociale” dal Gazzettino e “Svolta storica di Kate: basta dettagli sugli abiti” da Libero. La richiesta è della principessa Kate/Catherine Middleton che non diffonderà più alcuna informazione sui marchi di abbigliamento che la vestono. Il debutto nella nuova veste ‘no logo’ le fa onore, perché dimostra che il suo stile non bada all’apparenza, bensì alla sostanza. Il desiderio di Kate è che “vuole i riflettori puntati non su che cosa indossa ma sulle cause davvero importanti, la gente e i problemi sui quali accende la luce”, secondo quanto diffuso da Kensington Palace. Beh, la 43enne duchessa di Cambridge dimostra di possedere un animo tanto bello quanto la sua invidiabile figura esteriore. Non so quanto peso abbia avuto in questa scelta la malattia, oppure l’essere madre di tre figli piccoli che di certo le stanno a cuore. Ieri Kate ha pubblicato il primo manuale, lo “Shaping US Framework” per aiutare le famiglie a crescere al meglio i loro piccoli. Di certo parla con cognizione di causa. Le principesse non sono più quelle di una volta. Evviva!
Giallo limone 🍋
Di domenica trascuro l’attualità e mi concedo un’attività rilassante: è giunto il momento di staccare i limoni dalla pianta, riparata in garage. Forse avrei dovuto provvedere prima, ma mi piaceva vedere che i frutti si ingrossavano di giorno in giorno, virando dal verde al giallo limone. Però ho letto che lasciarli su a oltranza, possono indebolire la pianta. Inoltre, il succo all’interno del limone diventa amaro. Mi sono decisa e ne ho raccolti una dozzina, mentre altrettanti sono rimasti sulla pianta, pensando che siano un po’ indietro. Ovviamente li ho poi fotografati, per gustarmi gli occhi, quando li avrò trasformati in marmellata o limoncello, già sperimentati con successo la scorsa estate. Il colore giallo mi trasmette energia e buonumore. Con il celeste è il mio colore preferito. Già che c’ero, ho immortalato un vaso di piccoli Narcisi, fioriti pressoché contemporaneamente: una moltitudine di piccole stelle luminose. Mi piace ‘perdere tempo’ secondo qualcuno in occupazioni anche minimali che però mi fanno star bene. È tempo ricreativo che alza il livello dell’umore e mi rasserena. Del resto lo diceva anche Dante che i fiori, con le stelle e i bambini sono le tre cose rimasteci del paradiso. Sui colori e il loro significato mi sono espressa in post precedenti. Quando insegnavo, sono stati usati a scuola nella fase di formazione delle classi, per favorire la vicinanza di coppie compatibili, evitando la vicinanza di soggetti ‘contrari’. Però la pandemia ha mischiato le carte, imponendo il distacco dei banchi. In sintesi, ogni colore stimola la nostra mente e riflette il nostro stato d’animo. Pare che il giallo aiuti la concentrazione, mentre il blu – soprattutto nelle tonalità del turchese, dell’azzurro e del pervinca è rilassante. Evviva i colori!
Traffico di animali
Traffico di animali. Ne parla la trasmissione Geo, a metà pomeriggio di ieri. Cani, gatti, uccelli per lo più provenienti dall’est Europa, senza documenti o con documenti contraffatti. Il conduttore Emanuele Biggi intervista Claudia Comelli, maresciallo capo del Corpo Forestale del Friuli Venezia Giulia. Intanto complimenti al maresciallo Claudia che da oltre 10 anni combatte a favore degli animali sfruttati. La tratta dei cuccioli illegali passa soprattutto da Gorizia e dal Friuli Venezia Giulia. Rinchiusi in scatole di cartone, nascosti tra frutta e verdura, quasi mai provvisti di certificato d vaccinazione arrivano da Ungheria, Slovacchia e Slovenia per essere venduti anche a personaggi famosi a cifre esorbitanti, talvolta superiori di cinquanta volte il prezzo originario. Per me è un vero e proprio scandalo. La Costituzione italiana sui diritti degli animali è chiara: “la Repubblica…tutela gli animali nei modi e con le forme stabiliti dalla legge”. Le cinque libertà/diritti degli animali sono: libertà dalla sete e dalla fame, libertà di avere un ambiente fisico adeguato, libertà dal dolore, libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali, libertà dalla paura. Splendido sulla carta, ma nella realtà gli ‘attori’ del traffico illegale se ne infischiano e lucrano sulla pelle degli animali. Basterebbe pensare a san Francesco e al suo amore per le creature, magari andando a rileggere il suo Cantico delle creature, composto intorno al 1224 e ritenuto a ragione il testo poetico più antico della Letteratura italiana. Pur non essendo cinofila, vedere cuccioletti di cinque mesi costretti sotto il sedile di un’auto mi ha commossa e imbestialita ad un tempo. Molti non arrivano a destinazione per lo stress e i patimenti. Non so a quanto ammontino le pene per chi c’entra col traffico illegale. Salatissime sarebbe ancora poco.
“Basta che siate giovani…”
I messaggi ricevuti stamattina ricordano che il 31 Gennaio è l’ultimo giorno della merla, tutti meno uno che invece è dedicato a San Giovanni Bosco, protettore di educatori, insegnanti, studenti ed editori. Quindi ho trovato lo spunto per il mio post odierno, dato che sono stata un’insegnante. Faccio gli auguri di buon onomastico alle persone che portano questo bel nome: Giovanni Gazzola, ex studente brillante laureato da poco, Giovanni Bolzon, studente promettente delle Superiori, il chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con successo ad entrambe le anche. Il mondo della scuola continua a ‘nutrirmi’ sebbene sia in pensione: più che deformazione professionale, credo si tratti di eredità. Inoltre curioso spesso sul calendario, per trovare nomi che poi assegno ai miei personaggi letterari. Tornando al sacerdote piemontese che fondò le congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, aveva proposto un nuovo sistema educativo, chiamato Sistema preventivo che in tre parole riassume la sua filosofia educativa: Ragione, Religione, Amorevolezza. Non essendo esperta di religione, sottoscrivo le altre due, persuasa che siano dei ponti facilitatori con i giovani, non solo a scuola ma anche in famiglia, che è la prima comunità educante. Don Bosco aveva dedicato tutta la vita ai giovani di strada, offrendogli la possibilità di affrancarsi dalla propria situazione e di guadagnarsi un futuro migliore. Un film completo dedicato al santo interpretato da Ben Gazzara risale al 1988, mentre nel 2000 don Bosco è stato interpretato da Flavio Insinna in una mini serie trasmessa da Rai1. La vicenda si svolge in Piemonte dove il santo era nato il 16/8/1815 (muore il 31/1/88). Suo il motto “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”.
Io parteggio per Pepito
Il gatto si chiama Pepito come Pepita la mia gatta e c’entra con il fatto di cronaca ‘grigia’ successo martedì a Roma, in via Monte Senario, dove un 54enne romeno ha appiccato il fuoco all’appartamento della compagna, responsabile di aver fatto scappare il micio. Intossicate 7 persone e 24 evacuate. Lo stesso piromane si è autodenunciato, telefonando al 112 ed evitando il peggio. Non so se sorridere o deprimermi, per la battuta di un giornalista che dice sia successo tutto “per colpa di un gatto”. Eh no, urge la rettifica: il gatto non c’entra nulla con l’incendio. Casomai ha approfittato della finestra aperta dell’appartamento al primo piano, per darsela a gambe levate, data la presenza di umani alterati. Mi viene da dire che questa vicenda è l’esatto opposto di quella di ieri, a favore della simbiosi cani e umani. Per dirla tutta, che gli animali vengano strumentalizzati per vendette e/o ripicche proprio non mi va bene. “Hanno fatto scappare il mio gatto Pepito, per questo ho appiccato l’incendio” sono le parole che l’autore del rogo, in lacrime ha detto alla polizia. Il pronome sottinteso loro, si riferisce alla compagna e ai nipoti che avrebbero lasciato la finestra aperta, favorendo la fuga del felino. Chiedo venia se parteggio per il gatto. Mi spiace per i condomini della palazzina intossicati dal fumo. Suppongo che il piromane fosse più affezionato al micio che alla compagna, qualcuno dice ex e questo potrebbe spiegare parecchio. Nel caso malaugurato che al posto di Pepito ci fosse un figlio minore, non in grado di scappare, come se lo sarebbero spartito? Chissà quante storie boccaccesche riempiono le scrivanie degli avvocati divorzisti. Se le cose stanno così, meglio l’inverno demografico che l’inferno scatenato ad hoc. E lunga vita al gatto che già di suo ne ha 7!
Cani e umani
Mi è arrivata una foto di Rex di inequivocabile valore: sul fianco del letto, accarezzato da Tania. Per un cane vissuto per strada e al freddo, non abituato a stare dentro ‘casa’ – mai avuta – un bel cambiamento! Merito del suo spirito di adattamento e delle cure riservategli dal suo salvatore che si è assunto l’onere – a questo punto l’onore – di fargli cambiare non solo aria, ma abitudini e relazioni cosicché l’amico a 4 zampe continui ad avere fiducia negli umani. Visite veterinarie, trasportino, dieta, viaggio in aereo di dodici ore, controllo minuzioso a Francoforte…sbarco a Venezia: adesso il trambusto è solo un ricordo. Certo la bontà di Rex – un angelo per Flavio – lo ha favorito, ma anche l’accoglienza di Mariuccia, ‘zia’ di Ben, l’altro cane che gli ha riservato attenzione nelle prime ore in Italia. L’indomani Tania lo ha bene accolto in casa dove si è subito ambientato, contro ogni previsione. Bello di suo, in un paio di settimane è addirittura ‘ringiovanito’ dopo essere passato per la toelettatura. Le premesse ci sono tutte perché la sua vita sia lunga e buona. Come ho detto in un precedente post, mi ha così commosso la vicenda di questo cane amabile e del suo salvatore che vorrei metterla nero su bianco. Senza scordare Ben, il cane nero e prestante che Flavio lascia ‘padrone di casa’ e in buone mani di Mariuccia, la sorella. Stamattina alle quattro gli ha fatto fare l’ultimo giretto, “Poi un salutino, una lacrimuccia e via” verso l’aeroporto di Venezia per tornare in Kazakistan dove il lavoro lo attende. Ma a primavera potrà riabbracciare i suoi protetti che non gli lesineranno abbracci e linguate affettuose. Come dice la mia amica Lucia: “Noi umani dovremmo imparare dagli amici a 4 zampe”. Ed io aggiungo: “Anche dagli umani che si sacrificano per il loro benessere”. In fondo, uomini ed animali godiamo dello stesso creato. Rispetto e amore reciproco possono solo renderci migliori.
YouPol, un’app utile
YouPol, un’app per comunicare fra cittadini e polizia di stato. Ne parla stamane la trasmissione 1Mattina a ridosso delle nove: lo trovo uno strumento molto interessante per segnalare violenze domestiche e contrastare situazioni di illegalità. L’applicazione, disponibile gratuitamente è stata sviluppata nel 2017 dalla Polizia di Stato, per contrastare comportamenti illeciti vari. Consente di inviare segnalazioni, in modalità anche anonima, qualora si sia testimoni di spaccio di stupefacenti, di episodi di bullismo, di violenza domestica e di genere. Insomma, un modo che consente di mettersi in contatto diretto con la polizia di Stato. I dati che giungono dalla Questura dicono che l’app è sempre più usata: molte sono le segnalazioni arrivate, in gran parte risultate poi fondate. Considerato che quasi tutti oggi hanno uno smartphone, talora perfino abusato mi pare un’ottima cosa giovarsi di questa applicazione al servizio del cittadino. Personalmente mi tranquillizza e la installerò di sicuro. Non perché abbia paura in sé per sé, ma avendo rinunciato al sistema d’allarme di recente, lo considero un ponte con la sicurezza. Giusto stamattina la corrente è saltata un paio di volte, presumo causa maltempo e la centralina sarebbe saltata, innescando la sirena rompi timpani. Abitando vicino al cimitero, sebbene la zona sia a due passi dalla piazza e si sia nel tempo molto urbanizzata, mi sento esposta ad eventuali tentativi di furto. Inoltre sono sola, okay con i gatti ma non ho più il cane da guardia che ho avuto in passato. Per quanto possibile, cerco di essere prudente e di non lasciare porte aperte. D’altronde da me i ladri non troverebbero soldi e gioielli, ma libri in abbondanza. Infine, un libro sottratto per acculturarsi, non sarebbe neanche reato.
