Non “Sono solo canzonette”

Mi sveglio un po’ dopo il solito, perché mi sono ritirata tardi. Non sono una patita del festival di Sanremo che guardo ‘di profilo’ mentre faccio dell’altro in poltrona, tra una coccola al gatto e una chiacchiera al telefono. Dopo colazione, mi concedo un quarto d’ora di tg1mattina e riporto la frase che appare in sovrimpressione: Sanremo 2025, nei testi dominano amore e introspezione. Il che, se sarà confermato mi pare una buona cosa. Avrei voluto sentire Simone Cristicchi, perché il testo della sua canzone parla di alzheimer, il che richiede coraggio. Qualche critico (malevolo) la considera una furbata. Io condivido il pensiero del Santo Padre, apparso in videocollegamento per la prima volta al festival dove afferma che: “La musica è bellezza, è uno strumento di pace”, obiettivo sottolineato dalla performance delle cantanti Noa e Mura Awad, che interpretano Imagine di John Lennon in quattro lingue: arabo, ebraico, inglese, italiano per sottolineare l’importanza dell’inclusione. Cerco e trovo la canzone di Cristicchi, artista apprezzato anche per precedenti interpretazioni. Il brano presentato “Quando sarai piccola” risulta tra i primi cinque votati. E lo credo bene: ci vuole coraggio per parlare di un argomento come il decadimento mentale in età senile. Il cantautore cita la data 20.3.46 che suppongo corrisponda alla nascita di sua madre, colpita da emorragia cerebrale nel 2012. I versi finali sono particolarmente intensi: “Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte/che non avrai paura nemmeno della morte./Tu mi darai la mano” che mi fa tornare in mente la poesia “La madre” di Giuseppe Ungaretti, composta nel 1930. Quasi un secolo tra i due testi, ma un coinvolgimento unico. È un vanto che al festival approdino testi che non “Sono solo canzonette” (testo del 1980 di Edoardo Bennato)

Al supermercato

Ogni volta che faccio la spesa, dopo aver pagato mi rimprovero che avrei dovuto essere più oculata e comperare di meno. Inconsciamente credo di rifornirmi nello stesso modo di quando in casa c’erano mio figlio Saul e i due cani, Luna e Astro. Vero che i tre gatti non patiscono la fame e ammetto che un po’ li vizio. Pepa/Pepita è così rotonda che dovrei mandarla in palestra, anzi portarmela dietro quando frequento la sala pesi. Fiocco non conta, perché ha sempre fame e non mette su un etto – beato lui – con tutte le corse che fa, dentro e fuori casa. Grey si accontenta di poco, ma scelto. Comunque intuisco che il ‘piacere’ della spesa sia legato anche alla sorpresa di incontrare persone del passato che improvvisamente riappaiono. Mi capita, davanti al banco della frutta dove sto valutando quali agrumi scegliere. Una signora mi saluta e subito non la riconosco. Quando mi dice che ho insegnato alle medie di Crespano e il nome di suo figlio, tutto torna. L’ex alunno oggi è padre di due figli, uno dei quali fa la terza media, cioè ha l’età che aveva il padre quando era mio allievo. Il secondo incontro avviene alla cassa, mentre sto raccattando i sacchetti che scivolano dopo aver superato la registrazione. Si avvicina Roberto, provetto insegnante di Educazione musicale che riconosco subito e mi abbraccia. In pensione è ringiovanito. Occhio e croce ho insegnato per oltre un decennio alla Scuola Media “A. Canova” a Crespano del Grappa e l’ho avuto come collega simpatico e creativo. Prima che a scuola, lo avevo conosciuto in un prestigioso locale dove suonava in un complesso mentre io ballavo. Anche questo dettaglio fa la differenza. Sa che scrivo. Mi presenta una musicista che mi raccomanda “Per le tue prossime presentazioni’, alimentando il mio ego. Sono lusingata e grata. Nella lista della spesa, oggi ho acquistato qualcosa che non ha prezzo: un tuffo gradevole nel passato professionale e personale che avevo accantonato.

Gemellaggio tra due popoli

Gorizia e Nova Gorica (controparte slovena di Gorizia) zona di confine, testimone di immani tragedie settant’anni fa, è ‘Prima Capitale europea della cultura transfrontaliera Go! 2025’. È un concreto messaggio di cooperazione che fa da contrappeso all’odierna Giornata del Ricordo. Hanno partecipato all’inaugurazione sabato 8 febbraio il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e la Presidente della Repubblica di Slovenia, Natasa Pirc Musar. Presenti i sindaci di Gorizia, di Nova Gorica e altre autorità. “L’incontro fra due fiumi e due valli” è il titolo della mostra fotografica che dopo l’evento i due Capi di Stato hanno visitato. Nel corso del discorso, Mattarella usa le parole amicizia, convivenza, accoglienza, cooperazione, ricordando che “Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, venti anni or sono, i nostri Paesi si sono ricongiunti in un percorso condiviso”. Una cultura Comune non può che favorire l’integrazione. Incoraggiante che molti artisti, studenti, atleti e componenti le associazioni culturali e sportive del territorio abbiano partecipato e dato vita a esibizioni e performance, comprese animazioni per bambini. Vorrei tanto che questo gemellaggio tra due popoli che sono fratelli ne potesse provocare altri in questo terzo millennio sciagurato. Personalmente mi impongo di essere ottimista, sebbene i venti di guerra soffino ancora sferzanti. Mi chiedo cosa potrei fare, per favorire la pace, bene sottovalutato e calpestato. Mi aggrappo agli ideali del Foscolo che lui chiamava ‘illusioni’, dando a questa parola il valore di esigenza dello spirito: la libertà, la bellezza, la poesia, l’amicizia, l’amore per la patria, le azioni dell’uomo. Tra l’altro egli esalta la figura di Parini, perché attribuisce al poeta la funzione di interprete della crisi di valori della generazione di giovani, delusi dalla situazione contemporanea. Pensiero che pare elaborato per il momento attuale.

Asino, animale utile e paziente

Dietro la porta del mio studio è appesa la foto di un asino, scattata da mio figlio diversi anni fa, ora sbiadita ma ancora molto espressiva. Allarga il panorama degli animali amati e introduce a meraviglia il contenuto della lettera intitolata: “Io sto con l’asino e non con la IA”, nella rubrica Per Posta di Michele Serra del settimanale “il venerdì di Repubblica”. Estrapolo dalla lettera qualche pensiero che condivido. L’autore – Angelo di Sestri Levante – dice che oggi l’asino, dopo l’annuncio della tregua a Gaza aiuta i palestinesi a mettersi in salvo. Gli piace pensare che laggiù dire “sei un asino” sia un complimento. La risposta del giornalista è “Anche io sto con l’asino”. Ricorda come l’asino sia sacro in molte culture e che nel dopoguerra era il mezzo di trasporto più diffuso nelle campagne e nei paesi. Aggiungo che pure durante la grande guerra ha fatto un ottimo servizio. Il pregiuzio nei confronti di questo umile e utile animale domestico è ingiustificato. Un mio simpatico alunno diceva che suo padre gli dava del musat quando sbagliava. Io ho appeso la foto di un asino in studio per riscattarlo. Grazie alla lettera, scopro che Juan Ramon Jimenez, poeta spagnolo Nobel per la letteratura nel 1956 ha scritto la commovente novella Platero e io, dove Platero è l’amico asino con cui il poeta vaga ogni giorno. Storia dell’amicizia tra l’uomo e l’animale. Mi propongo di cercarla e di leggerla. Mi sovviene che nel presepe, a riscaldare con l’alito il divino bambino ci siano il bue e l’asinello. Orbene, è ora di finirla di denigrare questo mammifero, chiamato anche somaro che risulta tutt’altro che ignorante, bensì paziente. Nel linguaggio biblico è sinonimo di libertà, indipendenza e nomadismo. Restio all’obbedienza, mi è simpatico alla stregua dei gatti.

Interfaccia

Mi sono ‘interfacciata’ con Manuel a Sydney e ho pure visto la sua faccia: occhi sorridenti, ricci lunghi e scuri, barbetta da regolare. Gli avevo chiesto un intervento ‘da remoto”, avendo la memoria del tablet quasi piena e non volevo assegnare la risoluzione del problema ad altri. Il pretesto mi ha consentito di trattenermi piacevolmente con lui una mezz’ora, giocando sulle reciproche lancette dell’orologio. Il collegamento è stato preceduto da messaggi del tipo: “Stasera dopo cena”, seguito dalla mia domanda: “Tua o mia, per regolarmi…” e la sua precisazione: ” Quando lei cena io sono a nanna” seguito da una sfilza di 🙈🙈🙈🙈🙈. Dieci ore di differenza disorientano un po’ ma tutto si sistema quando sento la sua voce e poi lo vedo. La linea cade un paio di volte, comunque lo svuotamento della memoria viene effettuato; più precisamente, avendo nel tablet due schede il mio giovane Ingegnere ha effettuato il trasferimento del materiale da una all’altra, con una maestria che spiego così: sul mio schermo vedo passare cartelle, il puntatore si sposta sotto comando, finché il materiale viene riequilibrato. Posso stare tranquilla. Mi resta da svuotare il cestino del tablet, secondo le indicazioni che il mio professore mi dà. Mi sento euforica, grata alla tecnologia che rende possibile l’avvicinamento tra persone anche molto distanti. La fibra ottica installata lo scorso luglio è stata una manna dal cielo, al netto della bolletta che deve essere riadattata. Quindi Manuel mi aggiorna sul suo soggiorno australiano, giunto al giro di boa del quinto mese: ha finalmente trovato un lavoro. Il visto che ha fatto lo impegna a una prestazione d’opera di non meno di 6 (sei) mesi. Quindi, a conti fatti, dovrebbe liberarsi per agosto. Porterà Gaia, la sorella a vedere la Barriera corallina prima della laurea. Dopodiché lo avremo fortunatamente di nuovo tra noi! 🍀

Benito story

Oggi dedico il post a Benito – Ben per gli amici – l’altro cane adottato da Flavio, coprotagonista con Rex della storia che ho in mente di scrivere. Anticipo che è tutto vero, offertomi per così dire su un piatto d’argento da Mariuccia, sorella di Flavio. Negli anni Settanta eravamo entrambe liceali del Brocchi a Bassano del Grappa, che io raggiungevo con la mitica corriera ‘Cecconi’; lei proveniva da Belluno e soggiornava dalle suore. Non avevamo il tempo e neanche le energie per frequentarci fuori del duro ambiente scolastico. Ci siamo riviste dopo cinquant’anni, grazie alla rimpatriata organizzata dai più intraprendenti degli ex compagni e siamo diventate amiche, anche di penna. Questa informazione è utile, per comprendere come ci sia una condivisione di valori, animali compresi. Lei mi racconta la storia di Ben, che si trovava in un canile a Bari. A gennaio 2021, il fratello Flavio è forzatamente a casa dal lavoro che svolgeva in Kazakistan, a causa del covid. Vede il cucciolo su facebook e avvia le pratiche per adottarlo. I due fratelli si dirigono a Padova, luogo della consegna dove “Il batuffolo nero già molto vivace” passa dalle mani del corriere a quelle di Mariuccia che gli dà “il primo sorso d’acqua e il primo biscottino”. Ma è Flavio il ‘genitore’ intestatario che se ne occupa, finché viene richiamato al lavoro in Kazakistan. Emerge il problema di sistemare l’amico a 4 zampe, nel frattempo cresciuto assai. Il lettore avrà capito che la salvezza si chiama Mariuccia, che però abita a Belluno, mentre Ben e Flavio a Canale d’Agordo. “La provvidenza a volte aiuta, e si materializza con Adriana, una signora del paese, conosciuta all’area di sgambamento” che ama gli animali – ha già tre cani – e si offre per pasti e passeggiate da fornire a Ben che resta nel suo ambiente e si adatta di buon grado all’alternarsi delle persone che si occupano di lui: Flavio, Mariuccia, Sisto e Adriana. Compiuti 4 anni a novembre, è poco più ‘anziano’ di Rex che abita da un mese con Tania e Alessandro a Taibon Agordino, una decina di chilometri da Canale. In futuro potrebbero anche conoscersi. Incrocio le dita per il felice seguito delle loro vicende.

Nascita… sorprendente

Certe notizie mi lasciano basita, come quella riportata dal Gazzettino odierno: “Ho una colica”: ma dà alla luce Gaia. È successo mercoledì 29 Gennaio, intorno alle tre del mattino, in provincia di Treviso. Irene, la donna 27enne già madre di due figlie ignorava di essere incinta. Niente pancia e pseudo mestruazioni, aveva attribuito a una colica i forti dolori addominali. La creatura, nata di sette mesi, pesa 1,350 kg ed è lunga 40 cm. Trasferita nel reparto di terapia intensiva neonatale, viene monitorata e sta crescendo. Per fortuna è stata bene accolta da mamma, papà e sorelline. Le è stato dato il nome beneaugurante Gaia. Emetto un respiro di sollievo, ma non posso non farmi la domanda: Possibile? Io ho sperimentato colica e parto: a mio dire, il dolore non è sivrapponibile. Oltretutto Irene ha già affrontato due gravidanze e conseguenti parti. La natura non smette di stupire. Mia madre faceva l’ostetrica comunale quando le donne partorivano a casa: mi raccontava di qualche nascita ‘fuori dal comune’ ma non ricordo situazioni tanto sorprendenti. Un sinonimo di ‘sorprendente’ è ‘incredibile’. Anzi, la gravidanza della donna in questione, in ambito medico è definita “criptica” che vale quanto nascosta, fenomeno raro ma non impossibile, dato che se ne registra un caso ogni 475 gravidanze. Emetto il secondo respiro, connotato da malinconica accettazione. Se la gestante non si rende conto di vivere una situazione straordinaria, si perde una buona fetta della torta. Comunque ringrazio il cielo che non sia capitato a me e nemmeno alle madri che conosco. Lunga vita alla piccina e auguri alla sua famiglia.

Rex, un cane maestro

Flavio è tornato in Kazakistan e Rex è stato affidato a Tania che ho sentito oggi. Per lei il cane è un dono del cielo, un angelo ‘sui generis’ che le è capitato per allietarle la vita. Dalle informazioni sulle abitudini del cane kazako, abituato a vivere fuori a temperature estreme temeva che Rex non si sarebbe adattato a stare in casa, come lei desiderava. Timore legittimo, ma subito rientrato. L’amico a 4 zampe va a svegliarla tutte le mattine alle otto, per dare e ricevere la sua razione di coccole. Poi la pappa, la passeggiata, la conoscenza dell’ambiente, perché lo interiorizzi come la sua destinazione definitiva. Sono molto sollevata nel sapere che il povero cane di strada, sopraffatto dai cani più grandi e grossi – praticamente bullizzato – sia stato salvato da un futuro di stenti e assegnato ad una persona meritevole, sostenuta in quest’opera salvifica dal compagno Alessandro. Flavio è stato lungimirante e generoso nel mettere in moto la macchina che ha portato alla soluzione del caso di abbandono, fenomeno purtroppo diffuso ad ogni latitudine. Chissà se Rex ha rimosso il suo passato: la strada, la fame, il canile, la catena… forse un incidente che gli ha reso fragile una zampina anteriore. Di certo percepisce di essere capitato in un mondo diverso e migliore dal precedente. “Nato felice”, secondo un pensiero di Flavio, nonostante le limitazioni e le privazioni. Per me è un cane Maestro che insegna cos’è la resilienza e la fiducia negli umani. Vorrei che la sua testimonianza ammorbidisse l’animo di chi maltratta gli animali che tanto affetto possono dare in cambio di cure e attenzioni. Condivido le parole di Mary Ellen (fotografa statunitense conosciuta per i suoi ritratti e per i suoi lavori): “L’amore di un cane è senza compromessi e senza fine”.

Carosello e reclame

Quando c’era Carosello! E chi se lo dimentica, troppo bello! In onda dal 3 febbraio 1957 fino al primo gennaio 1977 ha allietato chi è nato (dovrei dire nacque) negli anni Sessanta e Settanta per quasi vent’anni. Lo ricorda Michaela Palmieri durante il TG1 mattina, in onda dalle 6.35 alle 8. Ammetto che mi sono gustata per qualche momento il ritorno di personaggi amatissimi: Calimero, la Mucca Carolina, Susanna Tuttapanna, l’Omino coi baffi…un minuto e 45 secondi di spettacolo e 30/35” per la réclame del prodotto. In onda ogni sera alle 20.50 sul Programma Nazionale, allora unico canale Rai, Carosello durava 10 minuti… e poi tutti a nanna!. Questo tuffo nel passato mi ha restituito il buonumore, anche se “il logorio della vita moderna” era già contrastato da Ernesto Calindri che promuoveva il Cynar. Il Biancosarti era nella voce e nel volto del tenente Sheridan/Ubaldo Lay mentre la cura dei capelli dipendeva dalla brillantina Linetti, portata al successo dall’infallibile ispettore Rock/Cesare Polacco che togliendosi il cappello mostrava la testa pelata e confessava: “Anche io ho commesso un errore”. Mi dilungherei volentieri tra scheck e personaggi apprezzati del passato che meritano considerazione per qualità artistica, non solo per nostalgia. Chiudo con l’Omino della pentola Lagostina, personaggio inizialmente chiamato Agostino Lagostina presentato come “Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna”. Simpaticissimo e ultramoderno il parlare frenetico de La Linea, grazie al doppiatore Carlo Bonomi. Mentre prelevo il cestello con il mio tris di verdure cotte al vapore dalla pentola a pressione, immagino che ‘Agostino’ fuoriesca e mi sorrida.

Principessa al passo coi tempi

Verso le nove ricevo una gradita telefonata da Sydney. Una voce giuliva mi dice: “Buonasera prof” che mi allarga in un sorriso: non si tratta di un errore, è che tra Italia e Australia ci sono dieci ore di differenza a favore di quest’ultima, pertanto lì sono le sette di sera. Manuel affronta il quarto mese di vita fuori dai confini nostrani e mi anticipa una novità che mi svelerà a breve. Trattasi di un’attesa proposta di lavoro che gli renderà la permanenza più interessante. Con questa bella notizia affronto il primo giorno della settimana a cuor leggero, o meglio alleggerito. Al bar Milady, sempre affollatissimo nel giorno di mercato riesco ad accapparrarmi due quotidiani e ad estrapolare una notizia che aumenta il mio buonumore: “Basta notizie sui vestiti, pensate all’impegno sociale” dal Gazzettino e “Svolta storica di Kate: basta dettagli sugli abiti” da Libero. La richiesta è della principessa Kate/Catherine Middleton che non diffonderà più alcuna informazione sui marchi di abbigliamento che la vestono. Il debutto nella nuova veste ‘no logo’ le fa onore, perché dimostra che il suo stile non bada all’apparenza, bensì alla sostanza. Il desiderio di Kate è che “vuole i riflettori puntati non su che cosa indossa ma sulle cause davvero importanti, la gente e i problemi sui quali accende la luce”, secondo quanto diffuso da Kensington Palace. Beh, la 43enne duchessa di Cambridge dimostra di possedere un animo tanto bello quanto la sua invidiabile figura esteriore. Non so quanto peso abbia avuto in questa scelta la malattia, oppure l’essere madre di tre figli piccoli che di certo le stanno a cuore. Ieri Kate ha pubblicato il primo manuale, lo “Shaping US Framework” per aiutare le famiglie a crescere al meglio i loro piccoli. Di certo parla con cognizione di causa. Le principesse non sono più quelle di una volta. Evviva!