VITA DA ARTISTA: finalmente un programma agile dedicato all’arte. Lo conduce Jacopo Veneziani, giovane storico dell’arte e divulgatore che avevo apprezzato durante il programma di Massimo Gramellini “In altre parole”. Prima puntata di lunedì 2 Giufno dedicata ad Antonio Canova: esposizione spigliata e nel contempo accurata, con incursioni nel contemporaneo e breve intervista a un ospite. Avendo abitato a Possagno e con studi classici, qualcosa sapevo sul grande scultore neoclassico che era anche pittore. Ma rivedere la casa dove nacque, con le rose e il famoso pino messo a dimora dall’artista è stato emozionante. Ieri sera seconda puntata, dedicata all’artista Giuseppe Pellizza da Volpedo, autore del famoso dipinto “Il Quarto Stato” realizzato nel 1901, esempio di pittura sociale. Nella donna in primo piano con in braccio un bambino l’artista ha raffigurato l’amata moglie Teresa, morta durante il parto del terzogenito Pietro, morto poco dopo la nascita. Sopraffatto dalla disperazione, l’artista si suicidò impiccandosi nello studio di Volpedo il 14 giugno 1907, a neanche quarant’anni (era nato a Volpedo, provincia di Alessandria, il 28 luglio 1868). L’aspetto umano della vicenda mi scuote e viene stemperato dall’intervista del cantautore Carlo Pestelli. Il nuovo programma promette bene e mi propongo di seguirlo ogni sera, dopo cena. Dieci puntate, per conoscere altrettanti artisti, entrando nelle loro case. Manzoni, Carducci, Leopardi e Pascoli tra i letterati. Meglio di una lezione a scuola, stando a casa. Sarà un ottimo digestivo per la pesantezza della giornata.
Autore: Ada Cusin
Sapienza in sella 🚲
Oggi, Giornata Mondiale della Bicicletta. Se il tempo tiene, conto di farla uscire dal garage e farci un giretto. Non sono una patita delle due ruote, ma ammiro chi le usa per stare a contatto con la natura e fare esercizio fisico non agonistico, esclusi i ciclisti della domenica che circolano troppo disinvoltamente e diffondono l’ansia tra gli automobilisti. La Giornata fu approvata dalle Nazioni Unite il 12 aprile 2018, per sensibilizzare sui benefici sociali derivanti dall’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e per il tempo libero. “Sapienza in sella”‘ potrebbe essere uno slogan per diffonderne l’uso, sicuramente compromesso nel mondo occidentale dalla prevalenza dell’automobile. Una rivale della bicicletta è la cyclette e anche la minibyke, consigliate per esercizio domestico e presenti in tutte le strutture che ospitano anziani. Penso ai miei contatti: due persone si spostano in bicicletta altrettanto che in macchina. Forse è solo una coincidenza, ma sono sensibili e aperte. A mia discolpa, posso addurre diversi motivi per avere poco usato la mia Fréjus rosa ridipinta di blu: poco tempo in età adulta, artrosi in età avanzata, strade trafficate, spazio minimo per portarci la spesa… Però ho un bel ricordo di quando portavo mio figlio piccolo sul seggiolino da agganciare al manubrio. I tempi sono cambiati ed ora è assai improbabile sentire qualcuno intonare “Ma dove vai bellezza in bicicletta”, cantata da Silvana Pampanini. Correva l’anno 1951 e la canzone era dedicata all’unica donna che partecipò al Giro d’Italia del 1924, la ciclista Alfonsina Strada. Mio figlio vorrebbe farmi provare la bici elettrica che lui usa al posto dello scooter. Saul lavora in palestra, io viaggio parecchio con la mente. A ciascuno il suo. 🚲
Corbezzolo, simbolo patrio italiano
Festa Nazionale oggi, 2 Giugno 2025. Sono trascorsi 79 anni dal 2 Giugno 1946 quando gli Italiani – donne comprese – tramite referendum vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di stato – monarchia o repubblica – dare al Paese. Faccio tanti auguri alla Repubblica e mi trattengo su uno dei suoi simboli: il corbezzolo, chiamato anche ciliegia marina o albastro., mentre il nome scientifico è Arbutus unedo. Trattasi di una pianta sempreverde, che incanta per la sua bellezza e versatilità. Veniva posto sulle tombe dei defunti nell’antica Grecia come simbolo di eternità, mentre i suoi rami erano posti sull’uscio di casa come benvenuto per gli ospiti. Con le sue foglie verdi, i suoi fiori bianchi e le sue bacche rosse richiama la bandiera d’Italia. Nel Risorgimento e dopo la prima guerra mondiale è stato adottato come simbolo patriottico. Inoltre vanta diverse proprietà benefiche per la salute. I frutti e le foglie sono tradizionalmente utilizzati in medicina popolare per i loro effetti antisettici, diuretici, lassativi e antiinfiammatori. I frutti maturi che si raccolgono in autunno/inverno si possono mangiare freschi o in conserva, sotto forma di confetture, liquori, sciroppi. Frutto amato da Giovanni Pascoli, in ambito linguistico, ricordo l’esclamazione toscana corbezzoli che viene usata per esprimere stupore, meraviglia o sorpresa. Tempo addietro avevo visto alcune bacche di color rosso acceso sotto il fico, ma non conoscendone origine e proprietà non mi sono fidata di assaggiarle. Pare abbia un sapore particolare, descritto come dolce, con un leggero retrogusto aspro o amarognolo, simile alla mela grattugiata. Il miele di corbezzolo è apprezzato per il suo sapore amarognolo e aromatico. A questo punto ci starebbe proprio bene una crostata. Farò una ricerca al supermercato, per procurarmi la marmellata di corbezzoli. Dolcezza con retrogusto amarognolo è anche una metafora che esprime il mio sentimento nazionale che lievita quando assisto alla Parata ai Fori Imperiali a Roma, con il volo delle Frecce Tricolori e l’omaggio all’Altare della Patria. Emozionante anche sentire Arisa cantare l’Inno Nazionale: corbezzoli mi sfugge sottovoce!
Giugno…e i suoi doni
Il sesto mese dell’anno ci porterà l’estate che per molti significa vacanze. In un saluto mattutino leggo “Benvenuto Giugno, il mese del mare, del grano, del sole, delle ciliegie…”, elementi accattivanti a poterseli permettere. Con le ciliegie di casa è andata male, ma ho ricevuto in dono un vasetto di marmellata di ciliegie nostrane, che da qualche parte non hanno subito i danni del maltempo. Il grano non mi compete, ma sta maturando. Il mare di Caorle e Bibione è là che mi aspetta: conto di andarlo a salutare entro fine mese. Da ieri il sole c’è e scalderà pure parecchio, mettendo in moto milioni di Italiani per il ponte del 2 Giugno. Io potrò finalmente godermi l’ombra del Glicine abbarbicato sui pali del gazebo di legno, una postazione privilegiata per osservare, leggere, scrivere. Poco fa ci ho steso il bucato, intriso della fragranza dell’ammorbidente. Per completezza, dovrei accennare anche agli aspetti negativi del mese: mosche, zanzare, scooter rombanti, rumori molesti e altre ‘amenità’ che sono una inezia, se paragonate a comportamenti pesantemente lesivi. Mi riferisco alla violenza digitale di chi (un insegnante!) osa minacciare la figlioletta della premier Giorgia Meloni che mi pare di una gravità enorme. Non si capisce perché, poi. Che il caldo dia alla testa? Nel mio privato, l’altra mattina mi sono presa da deficiente da un’ automobilista che voleva parcheggiare accanto al mio posto, senza aspettare che facessi la retromarcia, per evitare carezze alla fiancata, dato che si immetteva di tutta fretta. In quel frangente il sole era alto e forte. Vuoi vedere che l’alta temperatura favorisce i colpi di testa? mi sono detta. Quando ero in servizio, ricordavo spesso ai miei alunni che il verbo deficere – da cui deriva l’aggettivo deficiente – significa mancare, essere privo di. Pertanto alla signora nervosa al volante sicuramente facevano difetto la buona educazione e la pazienza, per affidarsi alla violenza verbale. Chi si cela dietro la tastiera per lanciare i suoi strali velenosi, più che un leone è un violento che si nasconde dietro l’anonimato.
95 candeline per il grande Clint!
Divo senza divismo: mi piace questa definizione di Clint Eastwood che oggi compie 95 anni, di cui 70 dedicati al cinema. “Mi fermerò quando non avrò più nulla da imparare” è il suo obiettivo, coltivato con invidiabile dinamismo. Musica la sua prima passione, è considerato una delle figure più rappresentative della cinematografia internazionale. Attore e produttore, nel corso della sua lunga carriera ha vinto cinque Oscar, sei Golden Gloobe e tre Davide di Donatello. Anche il suo privato è interessante: sposato due volte, ha otto figli (sei femmine e due maschi), il più giovane dei quali, Scott ha 39 anni e ha seguito le orme del padre come attore, mentre Kyle è musicista e compositore. Clint ha lavorato con Sergio Leone in passato in numerosi film western, diventando successivamente regista e produttore. Tra i suoi film ho presente “Milioni Dollari Baby” (2005), premiato per la regia e “Gran Torino” (2008), nella classifica dei migliori film del poliedrico artista; “Il texano dagli occhi di ghiaccio” è un film del 1976 diretto e interpretato da lui che ha gli occhi azzurri/grigi/verdi. Al netto dei film western, che non sono il mio genere preferito, apprezzo molto l’evoluzione dell’artista impegnato a trattare tematiche sociali e i contrasti della società americana con molta sobrietà. Ovviamente ne ammiro anche la longevità, vissuta ancora da protagonista. Ho una grande ammirazione per i grandi vecchi, ex giovani e adulti che si sono adattati ai cambiamenti del corpo, coltivando mente e spirito. Mi incuriosisce anche il contrasto tra il carattere “timido e scontroso” che gli viene attribuito e le molte opere cinematografiche riuscite. Un suggerimento per operare in profondità, senza perdersi in chiacchiere? Un dono di natura, frutto anche di un lungo lavoro su se stesso. Complimenti e Auguri, grande Clint!
Tempo di Ortensie
Ho composto il primo bouquet di Ortensie, fiori che mi piacciono molto perché colorati, versatili…e non profumati. Infatti sono piuttosto sensibile ai profumi e non considero una mancanza che le Ortensie ne siano prive. In compenso sventagliano una varietà di toni, da quelli più tenui a quelli intensi. Al momento prevalgono gli azzurrini, ma so che tra un po’ mi stupiranno con tonalità più forti. Mi piacerebbe chiamarmi Ortensia o Giacinta, per la predilezione che ho per questi fiori. Tuttavia anche Rosa, Margherita, Iris, Dalia, Viola, Gelsomina… perfino Pervinca sono nomi femminili che rinviano ad altrettanti fiori. Ho scritto ancora su questo fiore, in latino Hortensia. Non sapevo – scopro oggi – che Ortensia è stata un’oratrice romana vissuta nel I secolo a.C. Figlia di Quinto Ortensio Ortalo e di Lutazia, Ortensia è passata alla storia come una delle prime donne avvocato, grazie alla sua orazione pronunciata davanti ai triumviri nel 42 a.C. Beh, mi piace pensare che abbia fatto un po’ di ombra a Cicerone (3/1/106 – 7/12/43 a.C.), rinomato oratore e politico romano, una sorta di ‘architetto della parola’ che ha dato filo da torcere nelle versioni dal latino al Liceo classico.Tornando al fiore, nella simbologia giapponese l’Ortensia è considerata un simbolo di immortalità e di mutevolezza, apprezzata per la capacità di cambiare colore a seconda dell’ambiente. Che poi dipende dalla natura del terreno: se acido, genera fiori blu mentre quello alcalino produce fiori rosa. Comperate diversi anni fa una decina di piante delle due varianti, col tempo si sono mischiate, regalandomi i fiori che preferisco, quelli che concentrano più tonalità. Essendo una pianta perenne, ogni anno mi dà la soddisfazione di una lunga fioritura salutare. Perciò, come cantava Nilla Pizzi dico Grazie dei Fior!
Signora solitudine
Di prima mattina, dopo aver ‘foraggiato’ i miei tre gatti, mi occupo dei canarini, due coppie nella voliera piuttosto grande che sta in ripostiglio, accanto alla cucina. Per conciliargli un buon risveglio, accendo una radiolina che trasmette musica, stamattina la canzone “Bella signora”, testo scritto da Mario Lavezzi e Mogol nel 1989 e interpretato da Gianni Morandi. Il brano è noto anche col nome “Signora Solitudine”. Curiosa l’associazione vita in gabbia e lo stato di isolamento, lamentato oggigiorno da molti. Per fortuna uno dei due pennuti comincia a cantare e mi convinco che gradisca le mie attenzioni. Più tardi li porto sotto il portico per godersi aria e sole. Ho pensato spesso al testo della canzone, che è un invito a non piangersi addosso e convivere, se capita con lo stato di isolamento, purché non assoluto. Un po’ come capita ai canarini, privati della libertà cui fornisco qualche conforto. A tutti capita di vivere situazioni esistenziali pesanti, giovani e vecchi compresi. Forse sarebbe utile parlarne di più e magari cercare insieme soluzioni. Giusto ieri ho sentito da un opinionista che accettare di avere un problema è già averlo per metà risolto. Certo di primo acchito la solitudine fa paura, ma riempirla in qualche modo potrebbe dare sollievo. Ognuno dovrebbe per tempo pensare come: musica, lettura, pittura, scrittura, animali… quando la compagnia viene meno. Perché niente è eterno, volenti o nolenti le persone si dileguano. Un passaggio della canzone, a mio dire profonda dice: Parlami di te, bella signora/Del tuo mare nero nella notte scura/Io ti trovo bella, non mi fai paura/Signora solitudine, signora solitudine/. Una solitudine ‘affollata’ potrebbe essere un buon compromesso, assodato che “La peggior solitudine è non essere a proprio agio con se stessi” (Mark Twain).
Effetti (e difetti) dei social
Sul settimanale ‘il venerdì’ di Repubblica del 23 Maggio leggo due articoli ravvicinati e in apparenza contrastanti. A pag.62, “I nonni al cellulare invecchiano meno”, di Martina Saporiti; a pag.64, “Più siamo social meno saremo socievoli. Perché?”, di Giuliano Aluffi. Prima di entrare nel merito dei due testi, la mia scelta viaggia sempre equidistante dagli estremi, influenzata dal motto di Aristotele In media res stat virtus, ovverosia la virtù/verità sta nel mezzo. Riguardo al primo articolo, uno studio di neuropsicologi su Nature Humane Behaviour sostiene che il maggior uso della tecnologia è associato a una riduzione del rischio di declino cognitivo del 58 per cento, addirittura più dell’attività fisica (35:percento). Ne segue che gli srumenti digitali possono giovare in attività mentalmente stimolanti e sostengono le connessioni sociali. Personalmente sono d’accordo per la ‘ginnastica mentale’ ma ho dei dubbi riguardo le relazioni sociali. Nella comunicazione digitale si perdono molti segnali: espressioni facciali, gesti, toni di voce che allontanano l’empatia “emozione complessa che richiede tempo e attenzione” come sostiene il giornalista americano Nicholas Carr, autore del saggio Super Bloom. Le tecnologie di connessione ci separano? (Raffaello Cortina). Il volume consta di 316 pagine, per me troppe da leggere. Ma condivido il pensiero che i social media favoriscono l’ansia e l’insicurezza. “Trasformano la nostra identità in un contenuto da valutare attraverso il numero di like, commenti e follower”. Sono scomparsi i confini tra socialità e solitudine, da riequilibrare. Appropriato l’invito di tornare a rieducarci. Magari facendo una passeggiata in compagnia o una chiacchierata a quattr’occhi.
Fragola, fiore del Paradiso 🍓
Assaporare fragole è una delizia, soprattutto se i frutti sono di casa. Tra il fogliame verde intenso, si nasconde il ‘falso frutto’ (perché deriva da un fiore che aveva più pistilli; la parte rossa è l’accrescimento del ricettacolo), per me squisito. Niente da spartire con quelli comperati al supermercato, dal sapore annacquato. Dato che le ciliegie sono cadute appena abbozzate, a causa delle piogge abbondanti, mi consolo con le fragole maturate in vaso, in zona periferica della casa. Le fragole sono note per le loro proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e diuretiche. Sono un’ottima fonte di vitamina C e offrono numerosi benefici per la salute. Composte per il 90% di acqua, sono un frutto a basso contenuto di zuccheri, anche se hanno un sapore dolce. Particolarmente consigliate a colazione o come spuntino, la stagione ideale per consumarle è da Aprile a Maggio. Credo che le mie in terra, mi sorprenderanno più avanti. Al di là delle proprietà nutrizionali, la fragola è bella anche dal punto di vista estetico. Nonostante le Sacre Scritture non ne parlino, la pianta della fragola è ritenuta un fiore del Paradiso. Compare nei dipinti rinascimentali, probabilmente perché era diffusa in tutta Europa. A forma di cuore, con la superficie punteggiata di piccoli acheni (spesso scambiati per semi), di colore rosso brillante, la polpa è dolce e succosa. Se poi gustiamo una coppa di fragole e panna, le papille gustative esplodono. Molteplici gli usi in pasticceria. Io ho fatto i muffin con le fragoline comperate al mercato, coltivate da un’azienda locale. Mi gusta anche il gelato alla fragola e pure la macedonia di fragole con limone oppure con il vino. In gastronomia, esiste la ricetta del risotto con le fragole che non ho ancora sperimentato. Vedremo. Oggi sono a posto. Domani si vedrà! 🍓
Una famiglia cancellata in pochi secondi
Non riesco immaginare un dolore più grande di quello di una madre che perde un figlio. Alaa Al-Najjar ha perso nove dei suoi dieci figli: solo pensarlo annienta la capacità di comprensione. Tra venerdì e sabato un raid israeliano fa strage in una casa a Khan Younis. Lei, pediatra all’ospedale Nasser era al lavoro. Salvi solo il marito Hamdi, collega e uno dei dieci bambini, Adam, ricoverato in terapia intensiva. Il più grande aveva 12 anni, il più piccolo meno di un anno. Quando ha visto i corpi carbonizzati dei figli, la dottoressa ha perso i sensi. Poi ha dovuto riconoscere i figli, prima di avvolgerli nel sudario, come si fa a Gaza, rimasta senza bare. Nonostante le incombenze legate a una grande famiglia, la dottoressa ogni giorno si occupava dei piccoli martoriati della striscia. “Un atto deliberato di insondabile brutalità contro i bambini, le famiglie palestinesi e l’umanità stessa” afferma il comunicato dei medici. Immagini terribili ci invadono ogni giorno e la cancellazione di un’intera famiglia non rallenta il genocidio. L’operazione lanciata dall’esercito israeliano solo una settimana fa non si ferma. I militari assicurano che stanno ‘solo’ cercando di spingere la popolazione nelle zone designate. L’area di Khan Yunis è una zona di combattimento pericolosa e i civili sono stati invitati a lasciarla. D’acchito io lo farei. Ma con dieci figli, la scelta di abbandonare il proprio ‘nido’ sarebbe decuplicata, omettendo l’amor patrio. Spero che rimangano in vita almeno i due familiari di Alaa e che lei trovi la forza di andare avanti. Cessi la guerra e avanzi la Pace.
