Sarà che il mio ultimo libro, dedicato ai cani si intitola Amici Inaspettati (disponibile su Amazon), ma la notizia letta stamattina sul Gazzettino mi provoca indignazione. Avanzi di droga nei giardinetti: cane in overdose. Atena, un chihuahua di tre chili e sedici mesi, scorazzando tra le piante del giardino Papadopoli a Vicenza è andata in overdose di sostanze stupefacenti, avendo ingerito o annusato avanzi di canna o residui di hashish, consumati nel fine settimana. Alessandra Michieletto, la sua padrona pensava che avesse ingerito un boccone avvelenato: “Era rigida, incapace di sorreggersi, mucose rosa, temperatura bassa e bavette di continuo”. Non ha perso tempo e l’ha portata nella clinica per animali di Favaro Veneto dove è stata individuata la causa del malore: intossicazione, probabilmente da hashish. L’attenzione della padrona e le cure tempestive le hanno salvato la vita. Il rischio delle aree verdi non è marginale, considerato che altri cani a Venezia hanno rivelato sintomi legati al consumo di sostanze stupefacenti. All’interno del Papadopoli ci sono un nido comunale e un’area giochi, con scivoli e altalene. Con la bella stagione i piccoli, uscita da scuola si fermano nell’area attrezzata del parco. Mi limito a questa domanda: chi si droga, ha mai avuto un cane per amico?
Autore: Ada Cusin
Campane a festa
Bello sentire le campane suonate a festa. È successo a Venezia per la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario ingiustamente detenuto a Caracas, in Venezuela dal 15 novembre 2024 e finalmente liberato. Con lui è tornato in libertà anche l’imprenditore torinese Mario Burlò. Il Venezuela ha annunciato il rilascio di 116 detenuti, 53 dei quali sono detenuti politici, 24 italiani. Dalla rimozione del Presidente Maduro, un segnale forte da parte della Presidente Delcy Rodrigues che fa ben sperare. Gli italiani ufficialmente residenti in Venezuela sono circa 120.000 e immagino saranno lieti del cambio della guardia, sebbene predomini l’incertezza per il seguito. Maria Corina Machado, Nobel per la Pace dovrebbe a breve incontrare Trump. La leader dell’opposizione venezuelana è stata appena ricevuta in udienza da Papa Leone. Sommando i fatti, mi sento di essere ottimista. Se pure con riserva. Il Venezuela, il paese più ricco del Sud America è sprofondato in una cristi umanitaria e politica profonda. Al quadro allarmante, si sono aggiunti i detenuti, compreso Trentini che lavorava per la Humanity and Inclusion, organizzazione che si occupa di aiutare persone con disabilità. Mi auguro che il seguito sia tutto in salita.
Freddo implacabile
Io non vado d’accordo con il freddo tenace e pungente di questi giorni. Gli scorsi inverni, i gerani avevano resistito sotto il portico, senza particolari cautele. Adesso le loro figlie sono come incartapecorite, mentre le piantine grasse sembrano lessate. Per fortuna di notte ritiro i Ciclamini che trascorrono la notte nell’appartamentino, dove la temperatura è di 13 gradi, ma non sottozero. Quella notturna registrata in località Casonetto l’altra notte era – 11! Siamo in inverno e il tempo fa ciò che vuole, tuttavia preferisco le stagioni intermedie – se esistono ancora. Del resto basta proteggersi, stare al caldo se possibile. Certo questa opzione è stata negata al vigilante 55enne, morto di freddo in un cantiere per le Olimpiadi invernali 2026 a Cortina d’Ampezzo. Il termometro segnava – 12 e l’uomo aveva manifestato preoccupazione alla famiglia per il freddo. Tra dieci giorni Pietro Zantonini avrebbe concluso il turno e sarebbe tornato a casa, a Brindisi. È stata aperta un’inchiesta, indagini in corso, l’autopsia farà chiarezza. Comunque sia andata, mi rattrista molto questa notizia, che allunga la lista dei morti sul lavoro. Tra l’altro, essendo il vigilante di Brindisi, non avrà avuto esperienza delle temperature dolomitiche. Panorami stupendi, ma freddo implacabile.
Addio al postino
“La posta del cuore alla prova del digitale” è l’articolo di Enrico Franceschini sul settimanale il venerdì in corso, di cui riporto la domanda: “Chi manda più caroline dalle vacanze o scrive lettere d’amore?”. Il testo riguarda la scomparsa del servizio postale danese (PostNord), inaugurato nel 1624 che ha interrotto la consegna di missive e sta smantellando le 1500 cassette della posta rosse, simbolo nazionale. In un Paese fortemente digitalizzato, decisione comprensibile. Copenaghen è la prima capitale al mondo a farlo, ma sarà seguita a ruota da altre. In precedenza, avevo già scritto di questa trasformazione che segna il tramonto delle lettere scritte. Da ‘letterata’ e lettrice mi chiedo che fine farà il romanzo epistolare. Epistula in latino significa appunto lettera e mi torna in mente il toccante libro di Oriana Fallaci Lettera a un bambino mai nato. In attesa di vedere come si evolverà questo tipo di narrativa, rispondo alla domanda iniziale. L’anno scorso ho ricevuto due cartoline: una dalla Svizzera e l’altra da Singapore, che considero dei cimeli, perché diventate rare. Resistono i biglietti di auguri. Zero lettere d’amore, buon pretesto per un romanzo. Però, mai dire mai…
La colla che aggiusta
Il freddo di questi giorni non invoglia ad uscire. Se lo faccio, è solo per forza maggiore. Quindi trascorro molto tempo in casa, che dedico a faccende ordinarie ed anche straordinarie, accantonate da un bel po’, tipo aggiustare una coppia di gattini in ceramica, rovinosamente caduta e andata in diversi pezzi. Ce l’ho da molti anni, non mi ricordo se l’ho comperata oppure mi è stata donata. In casa non ci sono bambini piccoli che potrebbero deliziarsene, perciò potrei anche buttarla, ma l’espressione dei due gattini – le teste sono rimaste intatte – è deliziosa, così provo a collocare i pezzi nella loro sede, prima con lo scotch per passare poi all’Attak che però si è indurito. Quindi devo sospendere l’intervento di ‘ricostruzione’ e rinviarlo ad altro momento, dopo che mi sarò procurata l’adesivo universale istantaneo per ceramica. Guardando la coppia felina rotta e rimessa provvisoriamente in piedi, mi pare un’adeguata metafora dell’inizio del nuovo anno ed anche del sentire diffuso, “a pezzi”. Abbiamo in abbondanza eventi drammatici, dentro e fuori casa nostra, che non elenco. Dovremmo cercare di raccogliere i cocci e rimetterci in senso. Anch’io non mi sento pimpante, ma riconosco che c’è molta gente che sta peggio di me. La mia ‘colla’ è scrivere e condividere pensieri ed emozioni con amici e lettori. Ognuno ha la sua carta vincente ed il mio invito è di usarla.
Grilletto facile americano
[ ] “Terrorismo domestico” è stato definito l’episodio successo a Minneapolis, durante il quale un agente dell’Ice ha ucciso la 37enne americana Renee Nicole Good, poetessa e madre di tre figli, una figlia di 15 e due figli di 12 e 6 anni. Alla guida del suo Suv durante un’operazione anti – migranti ha ignorato l’ordine dell’Ice (agenzia che si occupa dell’immigrazione) di uscire dall’auto, ha messo la marcia indietro e ha cercato di andarsene. Secondo il sindaco Jacb Frey è stata colpita a bruciapelo, con tre colpi di pistola alla testa da un agente federale durante un’operazione dell’Ice. Secondo Trump l’agente: “Ha sparato per difendersi” e definisce la vittima “un’agitatrice di professione”. Inaudito. Per il governatore del Minnesota, Tim Watz la sparatoria era “totalmente prevedibile” e “totalmente evitabile”. Ho visto il video trasmesso dal telegiornale e sono anch’io di questo avviso. Trovo poco plausibile che una poetessa si dia ad atti di “terrorismo domestico”. Avrà tentrato di scappare e gli agenti hanno il grilletto facile, specie in America. Nel 2020 Renee Nicole Good aveva ottenuto l’Academy of American Poets Prize con la poesia “On Learning to Dissect Fetal Pigs” , titolo che tradotto mi trasmette un brivido (Imparando a dissezionare i maialini fetali). Stavolta, purtroppo, è stata ‘dissezionata’ lei. [ ]
Maestri e Allievi
Decisamente freddo, meno due gradi alle dieci. Giornata di mercato locale, ma evito di uscire a piedi, qualche tratto a nord è ghiacciato. Prendo l’auto per sbrigare un paio di pratiche. Prima di rientrare, faccio tappa al bar Viceversa, di solito affollato ma non stamattina. Mentre sono seduta in attesa della consumazione, entra il sindaco del paese, Paolo Mares, con tanto di berretto col pon-pon. È simpatico di suo, ma il copricapo particolare esalta il suo spirito giocoso. Lui mi saluta sempre con l’appellativo ‘prof’ che sembra fare un tutt’uno con la mia persona. Forse per il ruolo di insegnante che ho avuto, oppure per un ricordo nostalgico mi racconta della sua esperienza alle elementari, vissuta con entusiasmo e soddisfazione, usufruendo della continuità didattica dell’abile maestro Ferracin. Dettaglio curioso: lui e i suoi allievi si incontravano un quarto d’ora prima dell’inizio delle lezioni, per scambiarsi le figurine. Una volta Paolo – il sindaco – ha tardato a metterle via e gli furono sequestate, con restituzione solo a fine anno scolastico. Un esempio di autorevolezza che ha lasciato il segno. Io ricordo con riconoscenza il maestro di quinta elementare Enrico Cunial, cui ho dedicato l’opera Dove I Germogli Diventano Fiori. Mentre lo ascolto rapìta, penso alla situazione degli insegnanti oggi, sovraccaricati di impegni e costretti a guardarsi le spalle da genitori e allievi. Fortunatamente sono in pensione. Non per merito mio, ma tra i miei ex alunni, qualche germoglio è diventato un bel fiore.
Inaudito
Inaudito, è l’aggettivo più appropriato per esprimere lo sdegno provocato dall’aggressione alla troupe italiana in uno dei locali della coppia corsa Jacques e Jessica Moretti, proprietaria del Constellation andato a fuoco la notte di Capodanno, causando una strage. Al Niguarda sono ricoverati 11 pazienti di cui 6 in terapia intensiva e 3 in gravi condizioni. Mentre scrivo, a Bologna stanno per officiare le esequie di Riccardo, Giovanni, Chiara, Achille e Sofia. Doveroso un minuto di raccoglimento in tutte le scuole. Mi viene da pensare che l’attacco alla stampa italiana con parole pesanti sia una escrescenza del male che si autogenera. Insulti, spintoni, acqua gelata a tre troupe della Rai ma anche a giornalisti stranieri. Informare è il lavoro deI giornalista e ostacolarlo è un reato. Può essere che a seguito dell’inchiesta sulla strage, qualcuno perda il lavoro nei tre locali della coppia. Ma 47 persone hanno perso la vita! “Ho chiesto alla polizia di tutelare le troupe italiane” sono parole dell’ambasciatore. Da una parte la corsa per salvare i sopravvissuti alle fiamme, dall’altra il tentativo maldestro di salvare il posto di lavoro, fors’anche no in regola. Sono sconcertata. Da giovane avrei fatto volentieri la giornalista, lavoro che sentivo nelle mie corde. Ne deriva una solidarietà spontanea verso chi lavora con la notizia. Indignazione verso chi la ostacola.
Epifania e befana
Epifania e Befana: pare che ci sia un nesso tra le due ricorrenze. Dal punto di vista linguistico, la parola befana è una contaminazione linguistica da epifania che significa illuminazione. Massimiliano Ossini, conduttore di UnoMattina si riferisce a una leggenda che sintetizzo così: i re magi, persa la strada verso la capanna chiedono indicazioni a una vecchia che gliele nega. Poi però si pente, prepara un cesto con doni per i magi che ha perso di vista perché nel mentre hanno ripreso il cammino. Pertanto distribuisce i regali a chi incontra, tornando sui suoi passi. Mi pare un buon compromesso, anche se nei messaggi che mi arrivano predomina l’anziana signora con la scopa che ogni tanto perde l’orientamento. Certo, data l’età! In un simpatico messaggio è sprofondata nella neve e dal cumulo fuoriescono la gerla, le sue scarpe e la scopa. Mi sento piuttosto distante da questo tipo di rivisitazione magica, però mi piace l’idea della befana/strega buona che distribuisce doni ai bambini al di sotto dei 7 anni. Avevo quell’ età quando in una super calza della Ferrero, di cui mio padre era rappresentante trovai dei libri, il regalo più gradito. Gli adulti avrebbero bisogno di ben altro: speranza, pace, amore… in definitiva quello che troviamo nella capanna.
San Francesco, un fiume in piena
Sto finendo di leggere Francesco, di Aldo Cazzullo, gentilmente prestatomi da Lucia. Poderoso e scritto in maniera avvincente, non è il genere letterario che preferisco, a cavallo tra storia e letteratura, ma “Il Primo Italiano” come riporta il sottotitolo del libro merita un’eccezione. L’autore del Cantico delle Creature o di Frate Sole mi ha accompagnato durante le lezioni di poesia ai miei studenti ed era il capofila del Programma d’esame delle classi terze. Quasi un familiare. Vedo sul tablet che Angelo Branduardi è in tour con “Il Cantico” dedicato a San Francesco: stasera 5 gennaio sarà al Teatro Duse di Bologna. Se abitassi là, ci andrei di sicuro. Lo ritengo un raffinato omaggio, per ricordare gli 800 anni dalla stesura dell’opera. Venendo alla biografia di San Francesco – che in realtà si chiamava Giovanni – scopro che gli piacevano i gamberi di fiume, le erbe aromatiche e certi dolcetti. Sempre di buonumore, era innamorato della natura e delle creature, con una predilezione per gli uccellini. Comunque, lui identificava tutto e tutti con l’appellativo ‘fratello’ oppure ‘sorella’, anche il corpo e la morte. Gran parlatore, non gli interessava la popolarità, ma ampliare la cerchia dei ‘fratelli’. Tuttavia di popolarità godette in vita, tanto che fu proclamato santo, appena due anni dopo la morte, avvenuta “Secondo le fonti più attendibili, il crepuscolo di sabato 3 Ottobre. Otto secoli fa”. Mi rimane da leggere l’ultimo episodio “L’eredità di Francesco”, come un fiume in piena.
