“La Preside” nella fiction e nella realtà

Ho seguito le prime due puntate della serie TV Rai ‘La Preside”, liberamente ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto Superiore Anna Maria Ortese, nel cuore del Parco Verde di Caivano, tristemente famoso. Tuttavia, “Quando le cose sono così brutte, è facile immaginarsele più belle” dice la Carfora. Luisa Ranieri, bella e brava ne ripercorre la missione, ispirandosi all’operato di “una donna visionaria e ostinata” secondo un parere che condivido. Classe 1960, originaria della provincia di Caserta e laureata in Scienze dell’Educazione, è diventata un simbolo di coraggio, impegno educativo e lotta alla dispersione scolastica. La fiction, presentata ufficialmente alla Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre, si articola in quattro serate. Complimenti anche alla regia di Luca Zingaretti, tante sere apprezzato nelle vesti del commissario Montalbano. In qualche modo, questo post è il seguito di quello di ieri, con la possibilità di cogliere spunti per migliorare la didattica e il rapporto con gli studenti. Contattati alcuni colleghi, tutti confermano i tempi difficili. Senza generalizzare, ci sono situazioni e situazioni, per fortuna non così problematiche come quelle evidenziate dal film per la tivù. Educazione, collaborazione e rispetto da parte di tutti gli utenti della scuola possono favorire il cambio di rotta.

Si salvi chi può!

Anche se sono in pensione, rimango un’insegnante. Me lo ricorda simpaticamente Paolo Mares, il sindaco e chi si ostina a chiamarmi con l’appellativo “prof”, come se mi fosse cucito addosso. Sarà anche per questo che mi colpisce ciò che riguarda la scuola, il mio ambiente di lavoro, nel bene e nel male. Dalla rapida scorsa al Gazzettino, mi soffermo su un articolo e una lettera al direttore, di cui riporto i rspettivi titoli: Alunno maltrattato a scuola: maestra patteggia due anni (successo a Maserada) e I giovani accoltellatori sono analfabeti emotivi ma le famiglie devono essere chiamate a rispondere dei loro reati (risposta del direttore Roberto Papetti a un lettore). È assodato che oggi si chieda ad un insegnante molto più che la trasmissione della cultura, di calarsi magari in panni non suoi per rimediare a scompensi di varia natura. Negli Anni Cinquanta – i miei per intendersi – tre erano le figure professionali da omaggiare: medico, prete e maestro. La famiglia era un’istituzione ancora sana e chi sgarrava a scuola, riceveva a casa il resto della punizione comminata. Il fenomeno delle baby gang era di là da venire, mentre oggi è di allarmante attualità. Mi preoccupa ciò che succede, solidarizzo con i miei colleghi, sottoposti a carichi e incarichi straordinari, a monte di stipendi non adeguati. Ogni tanto qualcuno ‘scoppia’ e non fa onore alla categoria. Se il modello ‘famiglia-modello’ si è sfaldato, siamo proprio in acque perigliose e mi viene da dire: Si salvi chi può!

Blue Monday non mi avrai

Blue Monday, il termine significa letteralmente lunedì blu, il terzo lunedì di gennaio, il giorno più triste dell’anno. Così lo ha teorizzato vent’anni fa Cliff Arnall, professore di psicologia dell’Università di Cardiff, per una combinazione di fattori, come il clima freddo, le giornate corte, le difficoltà economiche dopo le feste che favoriscono un senso di malinconia. A parte che non ci sono basi scientifiche che dimostrino essere proprio questo il giorno peggiore in assoluto – ognuno potrebbe sconfessarlo – il ‘blue’ indica tristezza nella cultura anglosassone. Invece a me il blu piace molto, è il mio colore preferito insieme con il giallo. Quindi considero la notizia una fake news. Inoltre sono contenta che le feste siano finalmente terminate – anche se incalza il carnevale – e il lunedì è il mio giorno preferito. Lo era anche quando lavoravo. Da pensionata, me lo godo anche di più. Mi trasmette il buonumore della donzelletta di leopardiana memoria, quella della poesia Il sabato del villaggio. Forse perché sono anticonformista e di spirito felino. Vero che la sera scende presto, però le giornate si sono un po’ allungate. Siamo in pieno inverno e le temperature notturne sono rigide, motivo per cui Grey, Fiocco e Pepita stanno dentro al calduccio e mi fanno compagnia. A fine mese, superati i giorni della merla, potremo annusare indizi della stagione novella.

Il segreto della felicità

Unomattina in famiglia dedica la puntata odierna a Dina, 85enne della Val di Susa (Piemonte) che ogni mattina si reca al lavatoio pubblico del torrente Galambra per lavare i panni a mano, pur disponendo della lavatrice. Stupore e ammirazione. La signora preferisce questo metodo perché: ‘Trovo sempre qualcuno per fare due chiacchiere. E mi piace quello che faccio. Anzi, posso dire? Vedo tante persone correre su e giù ma è questo secondo me il segreto della felicità”. Penso alla vita dura delle lavandaie di una volta e non invidio la signora che deve avere una costituzione di ferro a prova di reumatismi. Però condivido la sua ricerca della felicità, tra i diritti inalienabili dell’uomo fin dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Ci sono abitudini dure a morire, come la mia di andare al bar a caccia di notizie, ma mi sto disabituando, grazie alla tecnologia che me le offre a metro zero, ed anche per un certo fastidio nei confronti di chiacchiere spalmate a voce alta. Invece mantengo l’abitudine di scrivere, per me liberatoria e terapeutica. Approfitto per aggiornare sul mio blog che a giugno farà 6 (sei) anni continuativi. Ogni tanto ci scappa una poesia e sto pensando al prossimo romanzo. Buona felicità ai lettori!

“Cinema” domestico

Un cinema in 3D Un difetto di arredamento si è trasformato in un evento per me straordinario, grazie alla stampa 3D. Adesso spiego. Ho una poltroncina da regista da molti anni: struttura solida rossa, rigido tessuto sulla seduta e sullo schienale che si è lacerato, cosicché appoggiandomici sentivo pungere. Sfilo la tela all’altezza della schiena e constato che manca il cappuccetto di plastica che fa da copri spigolo a destra. Al momento rimedio con un po’ di nastro adesivo, ma non funziona. Chiedo a mio figlio, il quale mi risponde di chiedere a Manuel di farmi in 3D il cappuccetto mancante, pari a quello in sede. Più che capire intuisco, comunque riferisco a Manuel che si dichiara disposto a fare l’operazione. In men che non si dica, mi arriva la foto del “prototipo” che mi piace un sacco, non vedo l’ora di sistemarlo dove deve andare. Manuel mi invia anche il video esplicativo, dove vedo computer e stampante “in connessione”: un cinema! Ammetto che ho dovuto cercare il significato di stampa 3D: un processo di produzione che consente di realizzare oggetti tridimensionali a partire da un modello digitale. Ovverosia, si trasforma un file digitale in istruzioni per la stampante che deposita e solidifica il materiale in vari strati, fino a farlo diventare l’oggetto completo. Più facile a dirsi che a farsi. Per me resta un ‘miracolo’ della tecnologia e di chi la sa applicare.

Incontro poliglotta

Poliglotta è un aggettivo che compete a chi padroneggia fluentemente più di tre lingue, e non è il mio caso. Mi torna utile per rendere l’atmosfera respirata ieri a pranzo, in un localino della zona: Manuel parlava disinvoltamente in inglese con Ainur, kazaka mentre io discorrevo con Flavio in Italiano. I vicini di tavolo comunicavano in dialetto veneto. Per fortuna la lingua è un mezzo esportabile e il digitale può aiutare parecchio. Flavio me ne offre l’occasione su un piatto d’argento, confidandomi che ha iniziato a tradurre in inglese una ventina di pagine del mio ultimo libro Amici Inaspettati – di cui lui è la principale fonte – con l’intenzione di farlo tradurre poi in russo. Nel suo ambiente di lavoro ad Aksaj, in Kazakistan, inglese e russo sono le lingue predominanti. Credo che lui sia l’unico italiano tra 150 dipendenti. Ovviamente si è fatto degli amici, ai quali intende far conoscere la storia di Rex che è riuscito a portare nel bellunese. Di certo ‘l’umano cane’ come lui chiama l’amico a quattro zampe sopporta meglio i meno 10 di Taibon dove abita ora con Tania e Alessandro, rispetto ai meno 35 del suo luogo d’origine. Inoltre non ha bisogno di traduttore e coglie al volo il comportamento delle persone. Talvolta la fortuna è dalla parte degli animali, se l’uomo collabora.

Ultimi doni

Gennaio è ancora un buon mese per fare/ricevere auguri/doni. A metà mattina Marcella, di corsa per la palestra si ferma per un salutino e mi consegna la busta Dopo Pasto After Meal (tisana) con la scritta “Destinazione leggerezza” e l’immagine di una donna in bicicletta, seguita da alcuni gabbiani. Il cestino della bici è colmo di fiori, elementi del mio benessere in tutte le stagioni. Neanche farlo a posta, la tisana “dal gusto dolce e aromatico” è una miscela di fiori ed erbe. Nel sigillo di chiusura è scritto Farmacia di Castelcucco. Alle undici anch’io ritorno in palestra a Paderno, dopo la chiusura del periodo natalizio, perché è un appuntamento che mi fa bene. Ma ho il colon irritato (per abuso di pandoro, temo) e ho bisogno di fermenti lattici. Quando termino la seduta, mi dirigo alla Farmacia Garbuio, che frequento volentieri da anni e che mi accoglie come una di famiglia, sia che abbia a che fare col titolare Dr. Federico, che col figlio Enrico, coadiuvati dalle farmaciste Rosanna, Giovanna, Sara e Francesca che non lesinano sorrisi e consigli. Se mi serve una consulenza, oppure devo fare un regalo, mi regolo come ha fatto Marcella: vengo in farmacia dove ricevo il gradito omaggio natalizio che mi ero persa, EuPhidra Doccia Shampoo Zest (scorza) di Pompelmo Fragranza agrumata aromatica: dinamica, energizzante, vivificante. Tre aggettivi che valgono una cura.

Un cane per amico

Sarà che il mio ultimo libro, dedicato ai cani si intitola Amici Inaspettati (disponibile su Amazon), ma la notizia letta stamattina sul Gazzettino mi provoca indignazione. Avanzi di droga nei giardinetti: cane in overdose. Atena, un chihuahua di tre chili e sedici mesi, scorazzando tra le piante del giardino Papadopoli a Vicenza è andata in overdose di sostanze stupefacenti, avendo ingerito o annusato avanzi di canna o residui di hashish, consumati nel fine settimana. Alessandra Michieletto, la sua padrona pensava che avesse ingerito un boccone avvelenato: “Era rigida, incapace di sorreggersi, mucose rosa, temperatura bassa e bavette di continuo”. Non ha perso tempo e l’ha portata nella clinica per animali di Favaro Veneto dove è stata individuata la causa del malore: intossicazione, probabilmente da hashish. L’attenzione della padrona e le cure tempestive le hanno salvato la vita. Il rischio delle aree verdi non è marginale, considerato che altri cani a Venezia hanno rivelato sintomi legati al consumo di sostanze stupefacenti. All’interno del Papadopoli ci sono un nido comunale e un’area giochi, con scivoli e altalene. Con la bella stagione i piccoli, uscita da scuola si fermano nell’area attrezzata del parco. Mi limito a questa domanda: chi si droga, ha mai avuto un cane per amico?

Campane a festa

Bello sentire le campane suonate a festa. È successo a Venezia per la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario ingiustamente detenuto a Caracas, in Venezuela dal 15 novembre 2024 e finalmente liberato. Con lui è tornato in libertà anche l’imprenditore torinese Mario Burlò. Il Venezuela ha annunciato il rilascio di 116 detenuti, 53 dei quali sono detenuti politici, 24 italiani. Dalla rimozione del Presidente Maduro, un segnale forte da parte della Presidente Delcy Rodrigues che fa ben sperare. Gli italiani ufficialmente residenti in Venezuela sono circa 120.000 e immagino saranno lieti del cambio della guardia, sebbene predomini l’incertezza per il seguito. Maria Corina Machado, Nobel per la Pace dovrebbe a breve incontrare Trump. La leader dell’opposizione venezuelana è stata appena ricevuta in udienza da Papa Leone. Sommando i fatti, mi sento di essere ottimista. Se pure con riserva. Il Venezuela, il paese più ricco del Sud America è sprofondato in una cristi umanitaria e politica profonda. Al quadro allarmante, si sono aggiunti i detenuti, compreso Trentini che lavorava per la Humanity and Inclusion, organizzazione che si occupa di aiutare persone con disabilità. Mi auguro che il seguito sia tutto in salita.

Freddo implacabile

Io non vado d’accordo con il freddo tenace e pungente di questi giorni. Gli scorsi inverni, i gerani avevano resistito sotto il portico, senza particolari cautele. Adesso le loro figlie sono come incartapecorite, mentre le piantine grasse sembrano lessate. Per fortuna di notte ritiro i Ciclamini che trascorrono la notte nell’appartamentino, dove la temperatura è di 13 gradi, ma non sottozero. Quella notturna registrata in località Casonetto l’altra notte era – 11! Siamo in inverno e il tempo fa ciò che vuole, tuttavia preferisco le stagioni intermedie – se esistono ancora. Del resto basta proteggersi, stare al caldo se possibile. Certo questa opzione è stata negata al vigilante 55enne, morto di freddo in un cantiere per le Olimpiadi invernali 2026 a Cortina d’Ampezzo. Il termometro segnava – 12 e l’uomo aveva manifestato preoccupazione alla famiglia per il freddo. Tra dieci giorni Pietro Zantonini avrebbe concluso il turno e sarebbe tornato a casa, a Brindisi. È stata aperta un’inchiesta, indagini in corso, l’autopsia farà chiarezza. Comunque sia andata, mi rattrista molto questa notizia, che allunga la lista dei morti sul lavoro. Tra l’altro, essendo il vigilante di Brindisi, non avrà avuto esperienza delle temperature dolomitiche. Panorami stupendi, ma freddo implacabile.