Non poteva scapparmi la notizia, dato che scrivo: è stato assegnato il Nobel per la Letteratura a Han Kang, la prima scrittrice sudcoreana e asiatica, a vincere il premio. Intanto congratulazioni, anche se non ho letto una riga della produzione della vincitrice. Soddisfatta che si tratti ancora di una donna, il che conferma essere alquanto dinamico e vitale il contributo femminile alla cultura. Il che non succedeva al tempo della Serao – di cui ho parlato ieri – invisa al fascismo che le bloccò la candidatura al Nobel. Non conosco ancora il dietro le quinte di Han, ma posso immaginare che nel suo Paese d’origine ne abbia viste di cotte e di crude, dato che il tasso di violenza domestica è elevato, al netto della ricca cultura, del cibo delizioso e della tecnologia avanzata. Il prestigioso premio le viene attribuito: “per la sua intensa prosa poetica che mette a conforto traumi storici con la fragilità della vita umana”. Il suo romanzo “La vegetariana”, una storia piuttosto cupa, è pubblicato da Adelphi. Nel 2022 il Nobel era stato assegnato alla francese Annie Ernaux e nel 2020 all’americana Louise Gluck. Giusto per sottolineare l’avanzata delle donne…intrapresa in Italia da Grazia Deledda, Nobel nel 1926. Sento spesso parlare di ‘Pianeta Donna’ e scopro che così si chiama un blog dedicato all’universo femminile: curioso ed accattivante, andrò senz’altro a farci una capatina. Comunque, in generale penso ad un raggio d’azione delle donne sempre più vasto, senza esclusioni e limiti di sorta, aperto alla frequentazione di chiunque abbia un contributo da offrire e/o scambiare. Perché unico è il pianeta che ci accoglie, meglio se popolato da individui senza pregiudizi e con lo sguardo lungo. Che siano in aumento le scrittrici premiate è un valore aggiunto.
Mese: ottobre 2024
10 Ottobre 24, con Matilde Serao
Mattinata più che grigia, dubito ci sia il mercato locale. Mio malgrado rimango a casa, del resto anche i gatti non si azzardano ad uscire. Lucia mi ha raccomandato di non prendere acqua, dato che devo ancora smaltire gli effetti collaterali della pioggia abbondantemente ricevuta mercoledì scorso in quel di Bassano. Ciondolo un po’ tra la sala e la cucina, decidendo il da farsi. Metto sul fuoco la pentola a pressione con il ‘cappello del prete’ o scapino in compagnia di sedano e carote, per usufruire più tardi di un buon consommé (brodo ristretto di carne, pollo o pesce). Magari stasera mi riservo il puré con il lesso. Sono piuttosto negata ai fornelli, ma devo pure nutrirmi e cercare di stare in salute, parola quest’ultima diventata ricorrente in queste lunghe giornata annacquate! Per crearmi un diversivo, decido di scrivere il post odierno non dal tablet ma dal computer, utilizzando una diversa modalità che mi consenta un’alternativa in caso di bisogno. Spero di essere in grado di postare e comunicare con i miei fidi lettori. Il blog costituisce la mia valvola di salvezza per non isolarmi, tendenza piuttosto diffusa tra chi scrive. A Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio Strega 2024 con il romanzo L’età fragile (Einaudi) è stato assegnato anche il Premio del Mattino intitolato a Matilde Serao, scrittrice e giornalista italiana, prima donna ad avere fondato e diretto un quotidiano, Il Giorno che diresse fino alla morte (avvenuta a Napoli, il 25 luglio 1927). Tra le sue opere più celebri, ‘Il ventre di Napoli’ sulla vita nella metropoli meridionale. La ‘Signora dei giornali’, apprezzata dal mio professore di Liceo Armando Contro affermava: ‘Scrivere, scrivere, e scrivere. Questo è il mio mestiere. Questo il mio destino. Scrivere fino alla morte’, avvenuta per infarto mentre era intenta a scrivere. Un altro Faro di Luce, in una giornata grigia.
Piove sul bagnato
Uragano declassato a ciclone in arrivo: Kirk irromperà sul vecchio continente, portando da giovedì venti forti e piogge intense anche in Nord Italia. Allerta rossa su alcune zone del Veneto. Le parole ‘uragano’ e “ciclone’ stanno entrando a gamba tesa nelle previsioni meteo destinate all’Italia, mentre eravamo abituati a considerarle tipiche di fenomeni oltreoceano. Il Comune di Genova ha deciso la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio comunale. Tempo in miglioramento da venerdì, pare. Seguo l’intervista a Cristina Ponzanelli, sindaca di Sarzana che invita a prepararsi alle criticità idrauliche legate alle intense e frequenti precipitazioni. Il tempo non è più quello di una volta, e nemmeno gli effetti collaterali. Giusto mercoledì scorso ho avuto necessità di andare a Bassano, alla vigilia della Fiera d’Autunno. Pioveva di brutto, ovvio che avevo l’ombrello e ho riparato in biblioteca per un paio d’ore. Verso le tredici ho raggiunto il parcheggio, e pioveva ancora. Solo a casa mi sono resa conto che la giacca era tutta bagnata, nonostante mi fossi protetta con l’ombrello. Il peggio è arrivato il giorno dopo, con un raffreddamento diffuso e l’esordio di una costipazione tutt’ora in corso. Poco male, però era da parecchio tempo che non mi capitava di essere vittima del tempo incattivito. Stando così le cose, dovrò usare più prudenza nelle mie uscite. Non oso immaginare lo stato d’animo delle persone colpite dall’alluvione in Emilia Romagna per la seconda volta in pochi mesi. Giunge un avviso dall’ATS – Alto Trevigiano Servizi: usare l’acqua con moderazione a causa di danni della Condotta acquedottistica della Comunità Montana del Grappa in prossimità della Sorgente Tegorzo. Quando si dice ‘Piove sul bagnato’!
Guerriglia urbana (pro Palestina)
Ho scelto di proposito di non parlare del drammatico 7 ottobre di cui ieri era il primo anniversario…e mi ritrovo a parlare della guerriglia urbana scoppiata tra ultrà, forze dell’ordine e manifestanti pro Palestina. Ho visto delle scene che immaginavo verificarsi in Paesi non civili: lanciare cartelli stradali contro le Forze dell’Ordine in servizio è da scellerati. Non placa il mio disappunto sapere che siano terroristi quelli che vanno in giro con le bombe nello zaino. Protestare pacificamente è lecito, aggredire no. Almeno 34 persone sono rimaste ferite, una ragazza colpita alla testa, sperando che il bilancio non si aggravi. Seguo q.b. la questione dai vari servizi e notiziari. Sono pienamente d’accordo che nella martoriata terra debbano coesistere due Stati, proposta fatta in altri tempi e scartata dai Palestinesi. A proposito di altri tempi, ero insegnante alle prime armi quando mi trovai tra le mani l’opera narrativa – allora si usava – Olive Nere di Enzo Demattè, uscita nel 1986, Mursia editore. Non mi ricordo quasi niente della storia, ambientata in Germania con protagonista una ragazzina disabile, ma l’ulivo c’entra: per il popolo ebraico è simbolo di giustizia e di sapienza. Evidentemente se ne parlava – e scriveva – vari decenni fa, ma da allora la situazione è degenerata. Da un anno è in corso la guerra che si sta allargando, anziché risolversi. La parola pace non ha presa e invocarla è aleatorio. Un centinaio di sequestrati da Hamas sono ancora prigionieri e le disgrazie dell’Ucraina sono slittate in secondo piano dopo l’ingresso nelle operazioni militari del Libano, sostenuto dall’Iran. Nubi tossiche si addensano all’orizzonte. Ciò che ci viene risparmiato in casa, ce lo riversano addosso le varie frange di oppositori che si cimentano in ‘bravate’ di ignobile violenza.
Riso e mondine
Viaggio alla scoperta del riso. Da Vigevano, Peppone per Linea Verde ci presenta la storia di questo cereale, compresa la Confraternita del Riso. Ecco, là mi piacerebbe esserci, per gustare i prelibati piatti della tradizione. Comunque il famoso cereale pare abbia 7000 anni, proviene dalla Cina, introdotto in Europa parecchi anni dopo, in particolare nella zona del Mediterraneo. La parola riso mi richiama immediatamente quella di mondine, le donne immerse nella risaia con la schiena curva per togliere le erbacce e trapiantare le piantine. Per 40 giorni, curve nell’acqua con stivali, pantaloncini o gonne tirate su – occasione straordinaria in passato per gli uomini di vedere le cosce delle lavoratrici – 60.000 donne in salute dai 13 e fino ai 60 anni popolavano le campagne vercellesi e novaresi, a togliere le erbe infestanti degli acquitrini e a trapiantare le piantine nuove. Questo soprattutto tra maggio e luglio, per 10/12 ore al giorno, fino a cinquanta o cento anni fa. L’ambiente era malsano perché si lavorava nell’acqua e tra gli insetti, per una ricompensa non adeguata. Il malcontento per le pessime condizioni di lavoro, nei primi del 900 sfociò in agitazioni e tumulti, anche perché la paga corrisposta alle donne era molto inferiore a quella degli uomini. Poi Il lavoro di queste donne scompare con l’introduzione dei diserbanti e delle macchine mietitrebbiatrici. Non so se il film drammatico Riso amaro (1949) con Silvana Mangano parli della condizione delle mondine. Se mi capita di vederlo lo farò. Parecchi anni fa, durante una gita fui in Romagna e conobbi un gruppo di donne, vestite da mondine che interpretavano canti della risaia. Infatti cantare era un modo messo in atto dalle mondine per reggere alla fatica. Adesso due parole sul risotto che preferisco: gamberi e zucchine, senza disdegnare gli altri. Tra i primi, batte di gran lunga la pasta. Buon riso…e risotto a tutti!
Terapia del sorriso
Non pensavo succedesse così presto, ma ieri sera ho acceso la stufa. Del resto il precipitoso calo della temperatura lo richiedeva. Anche i gatti hanno gradito, rientrati verso le ventidue. Stamattina verso le sette in cielo c’erano delle strisce rosate che annunciavano il sole che infatti è comparso. Di prima mattina è decisamente fresco – sui dodici gradi sotto il mio portico – ma il cielo terso annuncia una bella giornata. Prima domenica di ottobre, Giornata del Sorriso mi ricorda un messaggio appena ricevuto. Non è così scontato regalare e ricevere sorrisi. Dovrei approfondire l’argomento, indagando come viene affrontato in Thailandia, la terra del sorriso, dove litigare è considerato maleducazione. Dirò a Manuel che sosterà là una manciata di giorni di carpire qualche dritta al riguardo. Sorridere è uno stretching naturale, quando si sorride il cervello rilascia endorfine, sostanze che agiscono come antidolorifici naturali. Apprezzo i sorrisi autentici – quelli che fanno comparire le rughe attorno agli occhi – ma mi infastidiscono quelli ‘fake’ di cui alcune persone abusano, magari per vendere. “Si conosce un uomo dal modo in cui sorride”(Fedor Dovstojeski) e “Sorridi donna sorridi sempre alla vita anche se lei non ti sorride” (Alda Merini) sono le due citazioni che ho selezionato sull’argomento. Superfluo ricordare che il tema è oggetto di molte canzoni, a partire da “Riderà” di Little Tony (1966) a “Un sorriso dentro al pianto” (2021) di Ornella Vanoni e “Sorriso grande” (2021) di Alessandra Amoroso. Infine, per Aristotele, uno dei maggiori filosofi dell’antichità, ridere è una delle caratteristiche principali degli esseri umani. Dato che sorridere fa bene alla psiche, esercitiamoci…ma nel sorriso vero.
Cari Insegnanti…
5 Ottobre ’24, Giornata Mondiale degli Insegnanti. Mi viene spontaneo scrivere una lettera aperta ai miei colleghi in servizio: Massimiliano, Antonio, Andrea, Adriana, Paola, Valentina, Rossella, Veronica, Lisa, Roberta, Eddy… sperando che il mio dire trovi accoglienza in chi legge. Carissimi, scrivo da insegnante in pensione, anzi felicemente in pensione da nove anni, perciò chiedo venia se non sarò aggiornata nelle mie osservazioni. Negli ultimi anni parecchie cose si sono complicate in molti ambiti; anche nella scuola le ricadute sono state talora infelici. Mi rammarica la segnalazione dello scadimento relazionale tra insegnanti e utenti della scuola, studenti e genitori in primis, e l’aumento esponenziale della burocrazia, fatte salve le eccezioni. La pandemia ha favorito le riunioni da remoto, e questo credo sia un sollievo in termini di tempo e di stress. La tecnologia con una mano dà e con l’altra toglie, ma pare che l’orientamento sia di impedire agli studenti l’uso del cellulare in aula. Mi auguro che possiate lavorare con buone classi, dove il buono non si riferisce al livello delle prestazioni ma alla disponibilità di apprendere dei ragazzi. È ormai arcinoto che ci sono diversi tipi di intelligenza e l’abilità del docente è di valorizzarle tutte, a costo di trasformarsi in funambolo. Se fossi in servizio, suppongo che avrei difficoltà a districarmi tra i molteplici stimoli e le varie sensibilità richieste oggi al docente che a fine mattinata si trova a constatare di aver svolto una minima parte del programma, subissato da richieste esterne che piacciono ai ragazzi, ma tolgono a lui la soddisfazione di aver completato la lezione. Personalmente ritengo di essere stata fortunata, perché non ho affrontato difficoltà stratosferiche e mi capita di raccogliere ora i frutti di quanto seminato. Perciò, coraggio e avanti, ricordando le parole di Malala: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.
San Francesco d’Assisi
Oggi 4 ottobre, San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Quindi auguri al Santo Padre, a Francesca che porta questo nome e a Pia che festeggia il compleanno. Mi sarebbe piaciuto nascere in questo giorno, per la simpatia che mi suscita la figura del poverello d’Assisi, religioso e poeta. Anche la sua storia privata è interessante: figlio di un ricco mercante, partecipa alla quarta crociata ma al ritorno si converte alla vita religiosa e rinuncia ai beni paterni, dimostrando una grande intesa con la natura e il creato. Sua attività principale è la predicazione: parla con tutti, esseri umani ma, secondo la leggenda, anche animali, inclusi uccelli e lupi feroci. Si nutre di cibi semplici: pane, focacce, cereali, erbe selvatiche e tante verdure. Consuma uova, formaggi, tanta carne bianca e anche tanto pesce. Dunque, pur amando tutte le creature del creato, non disdegna cibo di origine animale. Il suo prediletto sono i mostaccioli – dolci di antichissima tradizione di origine campana – che pare abbia chiesto perfino in punto di morte. Essendo la povertà una costante in tutta la sua vita, predilige la tavola umile, ma non è vegetariano. A me interessa come autore del Cantico delle creature, noto anche come Cantico di Frate Sole, composto attorno al 1224, due anni prima di morire. È il testo poetico più antico della Letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Nella natura Francesco vede riflessa l’immagine del Creatore e sottolinea il senso di fratellanza fra l’uomo e il creato che si espande fino alla morte, chiamata ‘sorella’, l’ultima realtà per la quale egli loda il Signore. La natura al centro del sentimento religioso rende quest’opera quanto mai attuale e invita a vedere il mondo nell’ottica della fratellanza, della bellezza e della pace, parola dispersa in questi tempi amari. A proposito, quella odierna è considerata giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena. 🙏
Mattinata piovosa ma fruttuosa
Su consiglio di Manuel porto il tablet che arranca in Centro Riparazioni Cellulari e Tablet Phone World a Bassano del Grappa, in via Jacopo Vittorelli 15. Il 15 è anche il numero civico di casa mia, il che mi bendispone. Il titolare, Jies Zhou parla correttamente italiano e prende in consegna il mio tablet, invitandomi a ripassare prima della chiusura in tarda mattinata. Già questa previsione mi rallegra, perché altrove avrei dovuto lasciarlo qualche giorno, eventualità dura da digerire per la mia attitudine quotidiana a scrivere, dato che comunicare con i lettori attraverso il mio blog verbameaada.com per me è terapeutico. Decido di trascorrere in biblioteca il tempo necessario per la riparazione dove alterno la lettura del quotidiano con un paio di riviste di Storia. Mi spiace essere l’unica donna con una rosa di uomini adulti che vanno e vengono dalla Sala di Lettura. Forse per questo la cultura è gestita da loro, mentre le compagne si adoprano in faccende varie? Vorrei essere smentita… Comunque verso le undici e mezza esco e mi incammino per tornare da Jies, sperando che la riparazione abbia avuto buon esito. Continua a piovere ma ci bado poco, tutta presa dall’ansia di sapere com’è andato l’intervento. È stata cambiata la batteria che singhiozzava e sostituito lo schermo, rigato in più punti per cadute accidentali. Saldo il conto che era stato notificato in anticipo, contenta che sia molto inferiore ai due preventivi fatti in altri centri. In caso di bisogno, so che qui tornerò. Mi trattengo a scambiare due parole con Jies che si accontenta di prendere meno per i suoi servizi, al fine di allargare la clientela. Mi sembra un’onesta strategia di vendita. Io sono soddisfatta e non mancherò di fargli buona pubblicità.
Evviva i Nonni!
2 Ottobre, Festa dei Nonni. In Italia si festeggia dal 2005, ma è nata negli Usa, nella Virginia occidentale nel 1978 grazie alla casalinga Marian McQuade, nonna di ben 40 nipoti. Se la notizia è vera – come la prendo da Google – nessuno più di lei era motivato a fare sentire la sua voce per sensibilizzare nei confronti di questa figura speciale in ambito familiare. Personalmente conosco chi ha una ventina di nipoti, Francesca ne ha sette e c’è chi non ne ha, come me. Ma ho avuto una nonna, cui ero molto affezionata e che ricordo con nostalgia. Si chiamava Adelaide Valle, friulana di Pravisdomini, sposata a nonno Giacomo Stefani in anni molto duri. Ebbe cinque figli, due maschi e tre femmine, la più giovane delle quali, Giovanna – Juanina – era mia madre. Di lei mi ricordo che recitava filastrocche e che le piaceva leggere, tanto da commuoversi sulle storie lamentose dei fotoromanzi. La vita le inferse la tragedia di perdere le prime due figlie, Ada di 19 anni e Lina di 17 nel giro di una settimana a causa del tifo, credo nel 1937. Ho appeso un bel ritratto delle zie, ovviamente in bianco e nero che mi sarebbe piaciuto conoscere. Una delle due – credo Ada di cui ho ereditato il nome – era fidanzata con un carabiniere e aveva già pronto il vestito da sposa. Se il destino non fosse stato tanto duro, avrebbero potuto diventare mamme e nonne anche loro, sebbene non sia scontato. Per esempio io non lo sono ancora e nemmeno me ne dolgo. Il lavoro di insegnante mi ha tenuta in contatto con tanti giovani che non sento la mancanza di avere dei ragazzini per casa. Inoltre ho i miei nonni di riferimento, come Gina la nonna di Manuel che talvolta mi chiama zia. Ammiro chi sa farsi benvolere dalle giovani generazioni per i propri meriti, a prescindere dal sangue.
