Di lunedì non vorrei occuparmi di cronaca nera, che impazza. Però non posso ignorare ciò che mi colpisce di una cronaca tristemente grigia. Mi riferisco al fatto accaduto alla surfista Giulia Manfrini, 36enne di Venaria (TO), ferita a morte dal balzo di un marlin in Indonesia. Successo venerdì, avevo sentito della disgrazia da un telegiornale. Stamattina leggo l’articolo sul Corriere con il commovente saluto: “Ciao, surfa per sempre”di Mary, un’amica. Una bella foto accompagna il pezzo, dove Giulia sorride mentre alle sue spalle il sole sta tramontando sull’Oceano Indiano. Un’immagine scattata 24 ore prima della tragedia quando il pesce salta e la trafigge all’altezza del costato. La parola fatalità ha come sinonimo sfortuna, avversità, malasorte e in questo evento ci sta tutta. Nell’Oceano Indiano non sono casi isolati gli attacchi del pesce spada che è simile al marlin, più bruno: si tratta comunque di un predatore che può raggiungere dimensioni enormi, fino a 5 metri di lunghezza e 900 kg di peso. Un incontro molto sfortunato per Giulia che si allenava con la tavola alle isole Mentawai, poco lontano dall’Isola di Sumatra in Indonesia. Questa giovane donna viveva per lo sport e aveva base in Algarve, nel sud del Portogallo, sull’Oceano Atlantico. Girava il mondo inseguendo le onde. Infatti il surf era la sua passione che in qualche modo aveva fatto diventare anche il suo lavoro. Aveva infatti fondato un’agenzia di viaggi, Awave Travel. Sul suo profilo Instagram molti messaggi si polarizzano sulla parola ‘assurdo’. Sono desolata nel constatare come la precarietà non risparmi nessuno. Nemmeno Giulia, classe 1988, data che almeno per le due ultime cifre richiama l’infinito. Mi associo all’augurio: “Continua a surfare nell’immensità”.
Mese: ottobre 2024
Maltempo
Pioggia e vento insistono, ormai da un paio di settimane. Buona parte dell’Italia è sotto la morsa del maltempo. L’estate è stata tosta e lunga. Ho la bicicletta in postazione di uscita, ma non l’ho usata: prima per il troppo caldo, poi per la pioggia costante. Certo, potrei provare con l’ombrello ma non mi azzardo a fare la spericolata con un’anca rifatta sei mesi fa e l’altra trenta mesi fa. Sono molto prudente ed evito di mettermi in situazioni di pericolo. Dentro casa ho solo cinque larghi gradini di legno che introducono alla zona notte. Quando scendo in garage uso lo scorrimano oppure lo raggiungo dall’esterno, accerchiando la cucina. Piccole strategie, se non proprio di sopravvivenza per allontanare piccoli incidenti domestici. Del resto un banale raffreddamento può mettere ko e non sono una paziente…tanto paziente! Non so se esista al mondo un posto con temperatura costante sui venti gradi che per me sarebbe l’ideale. La geografia non è il mio forte, ma non penso che lascerei la mia casa con i suoi ospiti. Mi sforzo di vedere il bello nelle piccole cose, ad esempio le foglie del Fico che cadono, ampie e aperte come mani. A loro modo mi comunicano che si sta andando verso la stagione brulla, quella associata al silenzio e all’intimità della casa, con la stufa accesa e il plaid sulle gambe (meglio il gatto). Libri e giornali di conforto, qualche telefonata…le medicine a portata di mano ma solo al bisogno. In teoria le giornate accorciate e senza distrazioni dovrebbero favorire la scrittura, ma non in questi giorni di adattamento alla mancanza del mio pupillo, Manuel. Se torna a farsi vedere il sole, l’umore se ne gioverà. Il sole è tornato e si volta pagina.
La casa di tutti (corto)
Oggi pomeriggio al Festival del Cinema di Roma sarà presentato il cortometraggio “La casa di tutti” dei Manetti Bros per i bambini. Lo dice padre Enzo Fortunato, volto noto della tivù e dei social, durante il programma ‘Dialogo’ in onda il sabato mattina verso le 8.20 su Rai1. Il Papa ha scelto lui come coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini (svoltasi il 25 e 26 maggio a Roma) e portavoce della Comunicazione della Basilica di San Pietro. Ecco quello che vedo: una bambina coreana con un impermeabile giallo corre sotto la pioggia attraverso la città. In vacanza con i genitori, dopo tanti monumenti Mi-Rae – questo il suo nome – arriva alla basilica di san Pietro dove la colpiscono le parole di un sacerdote: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” e compie un piccolo gesto pieno di speranza. Un tema legato alla fraternità, all’inclusione, alla potenza dei piccoli gesti, dimostra come le arti e le discipline possano interagire per fare riflettere e sensibilizzare. Vedo il corto un paio di volte e convengo che è un prodotto toccante e di facile interpretazione. Che l’interprete sia una bambina è un valore aggiunto perché ci induce a dare più attenzione alle azioni dei piccoli, che spesso sanno vedere oltre. Il futuro non è roseo. Il rinnovamento potrà avvenire dalle giovani generazioni se sapremo preservarle e ascoltarle, consapevoli che il pianeta che ci accoglie è la casa di tutti.
Settimana della Lingua Italiana nel Mondo
È in corso La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, su iniziativa dell’Accademia della Crusca. Dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese la nostra lingua figura al quarto posto come lingua più studiata al mondo. L’italiano viene considerato la lingua più romantica in assoluto, perché è la lingua della musica, delle arti, del piacere anche di mangiare. Claudio Giovanardi, intervistato da Maria Soave durante il tg1mattina fa la classifica dei libri italiani più letti (da Pinocchio a Gerolamo Stilton) evidenziando che l’italiano si evolve continuamente. Interessanti anche le parole in musica, incarnate da Franco Califano e Mia Martini, un’interprete super che mi commuove ogni volta che la sento. In tema di artisti, mi è caro ricordare il bellissimo testo La Nostra Lingua Italiana (1983) di Riccardo Cocciante, usato più volte a scuola durante l’ora di Poesia. Riporto la parte finale di alcune strofe del brano che sintetizzano magistralmente il mio pensiero a riguardo: “Lingua nuova, divina, universale/La nostra lingua italiana…Lingua ideale, generosa, sensuale/La nostra lingua italiana…Lingua di cultura/Dell’avanguardia internazionale/La lingua mia, la tua/La nostra lingua italiana”. Ecco, gli aggettivi possessivi mia tua nostra sono possessivi d’affetto che dovrebbero inorgoglire chi li usa. Contento il padre Dante Alighieri, da insegnante di Lettere per oltre trent’anni non posso che compiacermi della vitalità della nostra lingua, nonostante pericolose aperture esterofile. Sono orgogliosa di usare l’italiano nella versione originale, ma anche alleggerito in quella popolare, se il contesto lo richiede. Persuasa che sia proprio la comunicazione verbale che ci distingue dagli animali, il blog mi consente di esprimermi e di spaziare.
Due facce della medaglia
Vedo distrattamente la trasmissione ‘Fuori dal Coro’ che alterno con ‘Chi l’ha visto’ finché il conduttore Mario Giordano non si collega con un ospite, e che ospite: un ex carabiniere di ben 106 anni, cui viene chiesto cosa pensa dell’Italia attuale. La risposta è illuminante: “Meglio che non lo dica”. Il signore si chiama Renato Quaglia. Nato a Cerrina Monferrato (Alessandria) il 25 aprile 1918, è il carabiniere più anziano d’Italia. Porta splendidamente i suoi molti anni, parla con disinvoltura e anche diplomazia, dato che non vuole infierire sulla situazione di degrado attuale dei costumi. Arruolatosi nell’Arma l’8 settembre 1937, immagino quante ne abbia viste nel corso della sua lunga vita e della sua onorata professione. Mi dispiace che il giudizio che dà non lasci spazio all’ottimismo. In altre parole, è un testimone molto attendibile che andrebbe ascoltato. ‘La nostra storia nel futuro dell’Italia’ è lo slogan a commento del bel video di Piste Italiane che vedo da qualche giorno: una carrellata di immagini in bianco e nero che acquistano colore mano a mano che la storia tocca vicende più vicine. Praticamente è uno spaccato del progresso compiuto dall’Italia nell’ultimo secolo che fa da contrappeso alle vicende tragiche e amare che non ci rendono orgogliosi. Anche il maresciallo Quaglia lo avrà visto e suppongo che non potrà negare gli sviluppi positivi verificatisi nel nostro Paese grazie alla operosità di tante persone abili e tenaci. Purtroppo c’è anche l’altra faccia della medaglia su cui c’è da lavorare parecchio. Testimoni di lunga percorrenza sono preziosi per innescare una svolta verso tempi migliori.
Le piante non parlano ma comunicano
Non mi ero accorta che fosse cresciuta così tanto, una pianta grassa fatta a rosetta che si è espansa in tre fiori. Consulto Serapia che è un’esperta: trattasi di Aeonium arboreum, chiamato anche ‘Rosa irlandese’ e potrebbe diventare un piccolo albero. L’ho portato come souvenir dalla Puglia diversi anni fa e continua a farmi compagnia. Anche il Ficus robusta nella cameretta di mio figlio continua a emettere foglie. Quando vedo la guaina marroncina che si stacca per scoprire la foglia neonata lucidissima non posso evitare di sorridere. Da quando mi occupo di piante verdi l’hobby del giardinaggio si è espanso. Il piccolo vivaio domestico cresce e il mio umore se ne giova. Anche se le piante non parlano, comunicano. Le considero delle confidenti che assorbono il mio malumore e lo stemperano fino a trasformarlo in piacere. Non è un caso se durante le conferenze e gli incontri d’alto livello l’ambiente è attrezzato di piante verdi, non solo per motivi decorativi. Per non parlare della chiesa dove in prossimità dell’altare confezioni di piante verdi costituiscono un elegante biglietto da visita. Ieri ho messo in acqua cinque bulbi di Giacinti, come d’abitudine in questo periodo che doneranno colore e profumo alla casa tra qualche settimana. Così piante verdi e fiori mi garantiscono la bellezza anche nella stagione fredda…che poi tanto fredda non sarà. Sto pensando di raccogliere le Ortensie a fine fioritura, prima che la prossima pioggia le sciupi. Un omaggio floreale dal giardino al centro tavola, senza passare per la fioreria. Una soddisfazione che non costa nulla e dona molto.
Manuel, coraggioso e talentuoso
‘Ci vediamo domani mattina alle sei e trenta’ dice Maria Soave, giornalista del tg1 che mi fa compagnia nella prima fase della giornata. Intanto le invidio il nome ‘Soave’ che solo a sentirlo mi rilassa, poi rifletto sull’importanza del saluto che è un’iniezione di positività. Succede che i saluti siano spesso convenzionali, delle formule per congedarsi. Ma stamattina il volto dolce della giornalista mi rassicura e sapere di rivederla mi fa bene. Ieri ho salutato Manuel che oggi pomeriggio prende il volo da Milano per Bangkok dove si ferma quattro giorni e procede poi per Adelaide, dove lo attendono domenica i cugini. Non voglio essere patetica, ma sapere che non lo rivedrò per un anno mi costa molto. Del resto è da una decina d’anni che entra a casa mia come uno di famiglia, e la mia è una famiglia mononucleare. Lungo sarebbe l’elenco delle sue prestazioni, a partire dal sito per approdare in cantina dove ha visto più lungo del tecnico della caldaia. Ma è soprattutto il suo sorriso che mi mancherà e la sua rassicurante battuta: “Non si preoccupi”. Anche i suoi riccioli scuri, unico segno di contestazione in un insieme di saggia compostezza. La 6 Cv bianca e celeste sarà ospitata sotto il portico della nonna che andrò a trovare. Nella terra dei canguri Manuel intende perfezionare l’inglese e fare esperienza in vari ambiti, sostenuto da un folto gruppo di parenti. Da ‘zia’ – come qualche volta mi chiama – gli auguro il massimo successo in tutto, certa che non mi farà mancare la sua presenza. Oggi ai giovani sono offerte possibilità di emergere impensabili qualche decennio fa, l’emigrazione dei cervelli ha sostituto quella delle braccia del secolo scorso. Manuel è Ingegnere elettronico con Abilitazione. Ovunque andrà, lascerà il segno. Vai Manuel, spacca e torna! 💪🌻
Barcolana 56
Che spettacolo la regata nel Golfo di Trieste! Si è conclusa ieri la 56esima edizione, vinta da ‘Arca’, con al timone Furio Benussi padre e Marta, la figlia 17enne. Al secondo posto ‘Prosecco Doc’ e al terzo ‘Nice’, la barca delle Fiamme gialle con a bordo il campione olimpico Ruggero Tita. In acqua c’erano 1.757 barche. La manifestazione è durata 3 giorni e 2 notti, dall’11 al 13 ottobre, attirando a Trieste 400.000 persone tra equipaggi, staff, sponsor e appassionati, tutti riuniti dall’atmosfera di festa della Barcolana, uno degli eventi velici più iconici al mondo. La dimostrazione pratica del valore dello sport come strumento per promuovere integrazione, socialità e rispetto reciproco. Ieri mi sono persa la diretta su Rai Sport alle 10, ma mi bastano le foto per immaginare l’atmosfera di festa delle imbarcazioni di fronte a Piazza Unità d’Italia, dove sono stata un paio di volte in uscita didattica con i miei studenti. Sullo sfondo, il Castello di Miramare con le sue forme leggiadre e la sua storia. Sarà che mi piace il mare, sarà che la barca è metafora di un viaggio che si può fare dentro e fuori di sé, da qualche anno nutro il desiderio di ‘sbarcare’ a Trieste la seconda domenica di ottobre, in coincidenza con l’evento. Non mi è ancora capitato, ma potrebbe succedere. Intanto è disponibile il video ufficiale del Comune di Trieste che in un paio di minuti trasmette brio e leggerezza. Non ho un amico skipper e partecipare a un viaggio organizzato costicchia parecchio – tra 340 e 410 euro – ma posso farmi ispirare dai video e dalle foto disponibili sull’evento. Magari ci scappa una poesia e il mio amico mare sarà contento. Buon vento!
Reinventarsi come le Ortensie
Non so se annoverare tra i fiori d’autunno le Ortensie che fioriscono da giugno a settembre; adesso stanno virando verso tonalità pastello. Le ho fotografate i mesi scorsi blu, viola, rosa intenso… ora iindossano tonalità tenui tra il verde mela e il pink. Mi piacciono pure così, ne raccolgo un mazzo e le sistemo in un vaso dove inserisco un po’ d’acqua perché non cadano. Ma non gli servirebbe, perché il processo di essiccamento è già iniziato. Anche se i miei colori preferiti sono altri, devo dire che il verde e il rosa stanno bene insieme. La mia simpatia per questo fiore elegante e duraturo è di vecchia data e risale al 2000, anno in cui sono venuta ad abitare a Castelcucco. Ne avevo interrate dieci piante, cinque rosa e cinque celesti che poi si sono mischiate. Altre sono giunte ai compleanni, cosicché non posso lamentarmi. In casa ne ho un po’ dappertutto: in studio, in sala, in bagno, in cucina e mi spiace sostituirle quando perdono del tutto il colore. Allora le utilizzo per fare i “fuochi d’artificio” casalinghi: apro lo sportello della stufa, le posiziono dentro e accendo il fuoco, procurandomi uno spettacolo vulcanico di pochi secondi di grande effetto. Nella cultura giapponese simboleggiano gratitudine, ma anche solitudine che per me va benissimo, purché sia una scelta e non sia imposta. Del resto mi pare congeniale a una persona che scrive un habitat tranquillo dove raccogliere i pensieri e trasformarli in emozioni da condividere. Anche l’abbinamento fiori versi nel mio caso funziona perché capita che fotografare un fiore mi stimoli a stabilire una relazione affettuosa. L’Ortensia, generosa e longeva mi suggerisce delle riflessioni sull’età che avanza, con i suoi pro e i suoi contro. Durare e reinventarsi come le Ortensie è salutare.
Alea iacta est – Il dado è tratto
Faccio una capatina da Gina, la nonna di Manuel dove mi coglie di sorpresa la voce di Nadia che sta apparecchiando la tavola, anzi le tavole: credo che oggi il pranzo allargato a oarenri e amici sia per salutare il giovanotto che martedì prenderà l’aereo per l’Australia: sarà ospite di parenti ad Adelaide fino a dicembre, per spostarsi poi in altra zona. Per perfezionare la lingua inglese e lavorare in qualche ambito. Manuel è già stato da solo a Singapore e non si perderà di certo. Saremo noi, parenti e amici a sentirci svuotati senza la sua gioiosa e talentuosa presenza. Ci sosterremo reciprocamente, convinti che è il momento giusto di fare l’esperienza oltre oceano, senza scordare le proprie radici. Oggi ai giovani sono offerte molte possibilità di realizzarsi distante da casa, pur mantenendo i contatti. Personalmente provo sentimenti contrastanti: di ammirazione per il coraggio richiesto per partire da zero all’altro capo del mondo e di ansia per l’ignoto che si paleserà. Comunque Manuel è un ragazzo speciale che muoverà con oculatezza le sue pedine e lascerà un’impronta positiva dovunque si fermerà. Se la realtà si scoprirà meno attraente del previsto, saremo tutti contenti di accoglierlo a braccia aperte. La tavola imbandita dalla mamma non è solo un dato materiale apprezzabile, ma rappresenta la rete sociale e affettuosa che ha consentito a Manuel di emergere: ha in tasca laurea e abilitazione, buona padronanza dell’inglese, sostegno qui e là. Seguirò il suo percorso con entusiasmo, sapendo fin da ora che farà tesoro di tutte le esperienze. Il momento è giunto. Come disse Giulio Cesare, “Alea iacta est” ovverosia ‘Il dado è tratto’. Vai tranquillo, giovane amico. Siamo tutti con te!
