Genitori di oggi

Dopo cena, chiusi gli scuri mi ritiro in studio con la radio in sottofondo. I gatti sono fuori a godersi il fresco, finalmente arrivato. Non è arrivata una telefonata attesa, il che mi rattrista un po’. Ho nostalgia di quando mia madre mi telefonava puntualmente alle venti di sera: un saluto, un aggiornamento, talvolta perfino un bisticcio. L’ultima volta è successo ormai 17 anni fa. Per distrarmi scorro sul tablet la successione di volti-notizie-mostre, valutando se ci sia qualcosa su cui soffermarmi, per elaborare il prossimo post ed eccola qua: “Quelli di oggi sono i peggiori genitori della storia”, parole di Crepet, noto psichiatra e sociologo intervenuto sul rapporto tra genitori degli studenti e la scuola apertosi con l’inizio del nuovo anno scolastico. Un pugno nello stomaco, spero che il luminare si sbagli o almeno abbia esagerato. Di bell’aspetto, l’ho visto e sentito diverse volte in tivu e non sono sicura che mi piaccia. Certo che non si risparmia quando sentenzia che i genitori: “…hanno insegnato ai propri figli che bisogna aspettare l’eredità” e poi giù peste e corna sul registro elettronico. Io sono un’insegnante di Lettere in pensione e sono madre di un figlio aduto, perciò mi sento tirata in causa. Lo specialista fa un’affermazione in controtendenza: “Con i figli, oggi, si parla troppo: i due mondi devono restare agli antipodi”. Sono confusa, non era l’incontrario? Pare che abbia una figlia, Maddalena, 30enne. Sarei curiosa di sapere da lei che genitore è/è stato suo padre. Comunque approfitto per dire la mia, ricordando che educare, insieme a curare e a governare sono ritenute le tre occupazioni più difficili. Parola di Sigmund Freud. Lieta di essere in pensione e in parte sollevata dalle problematiche scolastiche, come genitore mi sento continuamente in evoluzione. Ma capita talvolta che volentieri smetterei i panni.

Festa paesana

Quando posso evitare di farmi da mangiare è già una festa. Se poi il cibo è buono, costa il giusto ed è preparato a vista la festa raddoppia, anzi triplica! È corroborante consumarlo all’aperto, su una panca in compagnia di compaesani e foresti oggi 8 settembre 2024, mentre suona la banda e le majorette sfilano per il centro di Castelcucco. Scambio due buoni food truck per la consumazione di gnocchetti sardi al ragù e una quaglia, cui aggiungo di tasca mia le patatine fritte: menu squisito! Mariangelo Menegazzo e consorte posano gentilmente davanti allo spiedo dove in cinque ore, con il contributo dei volenterosi colleghi portano a puntino la carne delle quaglie. Condivido il tavolo posizionato sulla strada – chiusa per l’occasione – con Lucia Zanchetta che a suo tempo mi ha fornito le notizie trasferite nel mio romanzo Passato Prossimo, ambientato a Castelcucco negli Anni Settanta e dedicato ai miei compaesani. La festa odierna celebra il 150esimo anniversario del permesso di Ostaria al locale che oggi è Hotel Montegrappa, prelevato da Giovanni Zanchetta nel 1964 dove la piccola Lucia approdò a tre anni dal Venezuela con i genitori là emigrati, due sorelle e l’amata nonna Marta. Per sette anni l’ambiente fu gestito dai suoi cari, ceduto poi alla famiglia Bolzon che tuttora lo mantiene e conta di trasmetterlo agli eredi. Lo specchio di una comunità operosa e vivace, con artigiani descritti nelle loro abilità. Tutto vero, meno una storia d’amore inventata per esigenze narrative. Ma per saperne di più, chi desidera leggere il libro può trovarlo in Municipio. Una mostra fotografica allestita nella saletta conferenze ripercorre il vissuto dell’attuale ristorante, mentre attrezzi dell’epoca in mostra a lato della strada consentono un tuffo nel passato che sembra molto lontano, ma è dietro l’angolo. Prodotti locali sono a disposizione dei buongustai e la mostra di oggetti artigianali addolcisce gli occhi. Mi colpiscono delle rose di rame che purtroppo non sono in vendita. Ma le sognerò stanotte.

Cronaca domestica

Oggi domenica, giorno festivo mi prendo una pausa dalla cronaca pesante e mi dedico a quella domestica. Non sono una brava donna di casa, ma una donna di casa che sbriga da sola le faccende domestiche principali, senza fare i fiorellini alle pentole (lo preciso perché mia mamma usava lucidarle con la paglietta di ferro). Di solito, mio figlio viene a salutarmi il sabato, così io passo l’aspirapolvere il giorno prima perché non abbia da ridire. Lui è precisino e molto più bravo di me, ma non vive con tre gatti e tre canarini che lasciano in giro peli e piume. Inoltre vivo fortunatamente da sola e mi prendo il lusso di dedicarmi a ciò che mi piace che è arcinoto ai conoscenti: scrivere! A proposito, ricordo che il blog verbamea ha compiuto quattro anni ed è aperto ad accogliere chiunque desideri rispondere al post quotidiano. Nulla da spartire con facebook. Gradito l’ampliamento anche del blog parallelo verbanostra, con le sei penne che lo nutrono. Al momento è un po’ sottopeso e vorrei si espandesse.Tornando ai gatti e alle loro abitudini, bevono in una scodella rosa posizionata ai piedi del frigorifero in cucina. Ovviamente non è l’unico punto di ristoro, ce ne sono altri disseminati per casa, ma questo lo tengo sott’occhio. La scodella era di mia mamma che aveva una simpatia esagerata per il rosa – da piccola mi vestiva sempre di questo colore – e per me ha un valore simbolico. A forza di acqua, si è formato all’interno un cerchio grigio dovuto al calcare e non è dignitoso per i miei commensali felini dissetarsi colà, pertanto intervengo. Con le mie scarse competenze domestiche, svuoto la scodella di acqua e la riempio di aceto, anzi Brillaceto e la lascio tranquilla per un po’. Dubbiosa sul risultato, quando vado a controllare constato che l’idea ha funzionato! Una bella sciacquata e la scodella rosa è tornata all’antico splendore, con soddisfazione reciproca, mia e dei gatti.

Valentina, nata Fabrizio

Ancora un po’ assonnata, a ridosso delle sette accendo il televisore. Di spalle mi giunge una voce maschile e quando mi giro vedo la capigliatura bionda di una persona intervistata: si tratta di Valentina Petrillo, nata Fabrizio, 51 anni, atleta velocista paralimpica ipovedente, transgender. Giusto ieri sul settimanale il venerdì leggevo a pag. 39 un breve articolo di Claudia Arletti che la riguarda ed ora integra le sue parole al microfono. Sono andata a rivedere sul dizionario il significato di transgender: atteggiamento che combina caratteristiche del genere maschile e di quello femminile senza identificarsi interamente e definitivamente in nessuno dei due. Orbene, Petrillo, sposato e con un figlio, ha affrontato la transizione a 40 anni, affrontando un percorso difficile e doloroso. Niente operazione chirurgica ma assunzione di ormoni, per cambiare vita e carta d’identità. Prima competeva in pista con gli uomini senza brillare; adesso con le donne ha stabilito primati. Ricorda il caso della pugile Imane Khelif. Mi viene da dire che madre natura a volte è troppo generosa, oppure distratta. Non ho competenza sullo spinoso argomento. Suppongo che chi è soggetto a trasformazione di genere debba sostenere diverse battaglie. Lo dimostra l’intensità delle parole che Valentina rilascia al microfono, veramente toccanti. Tra l’altro dice: “Hanno provato a distruggermi, ma io ho vinto la mia sfida… Nascere uomini non significa essere persone superiori o persone che vincono… Per favore, prima di parlare informatevi…Guardiamo avanti con ottimismo e felicità”. Beh, grande direi. Mi auguro che i suoi familiari, soprattutto il figlio vengano risparmiati dalle critiche malevole. A Valentina forza, coraggio… e complimenti!

Ragazzi respingenti

“Ragazzi respingenti” è l’espressione che sento usare da una specialista riguardo il profilo del 17enne, a giorni maggiorenne che a Paderno Dugnano (MI) ha massacrato la famiglia, la notte del 51esimo compleanno del padre. L’espressione è al plurale perché coinvolge diversi adolescenti autori di aggressioni e/o atti delittuosi, purtroppo frequenti. Evito di esprimermi sul tragico fatto, che concentra l’attenzione sull’autore, relegando nell’ombra le vittime: padre, madre, fratello 12enne. Rifletto sull’aggettivo ‘respingenti” che potrebbe aiutare chi ha a che fare con adolescenti difficili, quando non pericolosi, per se stessi e per gli altri. Premetto che non ho alcuna ‘patente” al riguardo, le mie sono considerazioni da mamma, insegnante e cittadina. Un altro aggettivo andrebbe sostanziato di esempi, quel ‘fragilissimo’ riferito al giovanissimo assassino, accomunato a ‘intelligentissimo’ quasi un ossimoro, figura retorica che combina due qualità in contrapposizione. Una stranezza che fosse stato rimandato in matematica dove eccelleva, tanto che la madre lo chiamava: “Il mio piccolo Einstein” che adesso sembra una beffa. Gli opinionisti dicono che per forza il ragazzo doveva aver dato segni di malessere per rimediare al suo stato, compiendo una strage premeditata anche nell’ora che non consentisse alle vittime, suoi affini di difendersi dalle 68 coltellate. I nonni hanno chiesto di vedere il nipote, nonostante siano stati privati di figlia, genero e nipotino: ammirevoli, grandiosi. Non so se e come sarà possibile recuperare questo acerbo assassino che ha tutta la vita davanti per farlo. Un esperto sentito per televisione ha definito il suo atto “suicidio senza fine”. Alle vittime cadute sotto i suoi fendenti è stata tolta ogni qualunque possibilità.

Santa Madre Teresa di Calcutta

Oggi 5 Settembre, Santa Teresa di Calcucca, Nobel per la Pace nel 1979, “Madre dei poveri” e Giornata Internazionale della Carità, non a caso legata a Lei, simbolo di solidarietà umana. La piccola suora originaria di Skopje – dov’era nata il 26 agosto 1910 – moriva giusto 27 anni fa, il 5 settembre 1997 a Calcutta, in India. Religiosa albanese di fede cattolica, ha fondato la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 viene canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016, nel Giubileo della Misericordia. È una delle persone più famose al mondo per il lavoro instancabile tra i poveri di Calcutta. Per me è stata una fonte quando insegnavo perché ho attinto varie volte ai suoi Pensieri per farne riflessioni con gli studenti. Quindi è stata anche una scrittrice che ha seminato saggezza e validi consigli, con uno stile immediato ed efficace. VIVI LA VITA è probabilmente l’inno che condensa il suo pensiero, espresso in 18 frasi incoraggianti. Mi soffermo sulle tre che ritengo oggi più in sintonia con il mio spirito, ma tutte fanno da ponte per migliorare se stessi. Il secondo verso recita: La vita è bellezza, ammirala. Non ha bisogno di spiegazioni, ma senza dubbio di attenzione all’ambiente che ci accoglie e alla bellezza interiore delle persone. Io ci intravedo come destinatari artisti e santi. Al verso numero otto si legge: La vita è preziosa, abbine cura che raccomanderei soprattutto ai giovani che si immaginano super eroi e si imbarcano in imprese disastrose. Il terzultimo verso invita a rischiare, perché: La vita è un’avventura, corrila. Non credo che Madre Teresa avesse fatto studi di psicologia, pur avendo insegnato nella scuola per ragazze St. Mary a Entally, un quartiere di Calcutta centrale considerato vicino alla zona che ospitava le caste dei poveri e dei depressi dove Lei iniziò la sua attività. Piccola suora – 1.52 la sua altezza – dal cuore immenso. 🌹

Gita di fine estate

Finalmente una giornata di vera vacanza, all’insegna del bel tempo e dell’amicizia, con contorno culturale e spirituale. Vado a trovare Mariuccia, un’amica del Liceo a Canale d’Agordo, paese natale del Beato Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, il “Papa del Sorriso”. Mi accompagna Manuel che rende speciale ogni suo servizio. All’andata, ci fermiamo Alle antiche Miniere, in Valle Imperina per una breve sosta, dove il sudore dei minatori del passato si mischia con lo scroscio del torrente Cordevole. La visita al Centro Minerario Valle Imperina sarebbe un’ottima uscita didattica da proporre alle colleghe in servizio. Dati i tempi stretti, mi limito a una veloce consumazione, immaginando la vita dura di chi ci ha preceduto. A metà mattina siamo in piazza Canale d’Agordo, sotto lo sguardo accogliente della Chiesa arcipretale San Giovanni Battista, la chiesa di Papa Luciani. Sotto una sua gigantografia si legge: “Egli è qui: col suo insegnamento, col suo esempio, col suo sorriso”. Mariuccia ci accoglie festosa e ci accompagna a casa sua, ristrutturata da un ex fienile che meriterebbe un post a parte. Qui il legno è sovrano, dal tavolo alle sedie – con inciso sullo schienale un cuore – ai porta vasi, agli arredi…ma sono protagonisti anche gli affreschi sulle facciate delle case, segno della presenza degli artisti pittori. Molto interessante un locale al pianterreno adibito a raccolta di attrezzi antichi che Sisto, il marito illustra con orgoglio.Tra tutti, straordinario un librettino rivestito da una copertina rigida cesellata che contiene nientemeno che la Divina Commedia di Dante. A proposito di nomi famosi, un saluto doveroso al cane Benito costretto a momentanea immobilità per la mole. Segue la doverosa visita alla Casa natale di Papa Luciani, acquistata dalla Diocesi di Vittorio Veneto di cui fu vescovo dal 1958 al 1969. Visitati il primo e il secondo piano in rispettoso silenzio, scese le strette scale di legno, mi sono entusiasmata nel vedere esposta l’auto del Patriarca Luciani nel garage a sinistra. La visita si conclude all’ora di pranzo che consumiamo in una malga nei paraggi. Sorvolo sulle prelibatezze culinarie, a favore del dialogo ‘a quattro voci’ durante il quale Sisto fa vedere sul telefonino diverse belle foto naturalistiche tra cui un Germano Reale maschio (lo si deduce dal brillante collo verde/blu/nero) che è una lode al Creatore. Come l’amicizia.

Medaglie paralimpiche

Sentire l’inno nazionale è sempre emozionante. Il suo ideatore, Goffredo Mameli quando lo creò nell’autunno del 1847 aveva solo vent’anni, due anni prima di morire. Forse anche per questo mi sento in dovere di riconoscergli gratitudine e rispetto. Ma ci sono circostanze in cui mi viene la pelle d’oca, come quando assisto alla premiazione di Simone Barlaan, “un siluro” che ha conquistato l’oro nei 50 stile libero. Sono in cucina per imbastire la cena e mi blocco davanti al video, osservando l’atleta che accompagna l’inno con le labbra. L’azzurro ha stabilito un nuovo record del mondo, migliorando il precedente limite. Bel ragazzo che immagino anche di buoni sentimenti dato che dedica la vittoria alla famiglia. Dopo la premiazione si toglie dal collo la medaglia e la intinge nell’acqua della vasca. Sempre nel nuoto, Manuel Bortuzzo vince il bronzo nei 100 rana, cinque anni dopo la sparatoria che gli ha causato una lesione al midollo, paralizzandogli metà corpo. Giustamente dice: “Per me è come un oro”. Stefano Raimondi vince l’oro nei 100 metri stile libero ed afferma: “La medaglia d’oro è un’emozione unica”. E che dire di Giulia Ghiretti, medaglia d’oro nei 100 rana? “Sono felicissima, non capisco nulla”. Sul gradino più alto, in carrozzina si commuove. Immagino il dietro le quinte di questi eccezionali atleti che sono degli esempi di tenacia e resilienza, oltre che di talento. Ieri sera, il medagliere registrava: 8 oro, 7 argento, 13 bronzo. In totale quasi trenta medaglie. Mancano ancora diversi giorni, il bottino di medaglie è destinato a crescere. La vittoria più bella però è la testimonianza che i meravigliosi atleti paralimpici danno, trasformando una limitazione in un trampolino di lancio verso l’accettazione e l’eccellenza in un altro ambito.

Il Papa in Asia e Oceania

Viaggio intercontinentale del Papa in Asia e Oceania dal 2 al 13 Settembre, il viaggio più lungo del pontificato – il 45esimo – ai confini della terra. Prima tappa Giacarta, capitale dell’Indonesia con popolazione a maggioranza musulmana dove Bergoglio si tratterà quattro giorni. Durante la diretta, l’inviato Marco Clementi informa sul Festival della Tolleranza, parola che dice molto. Quando ero in servizio, durante l’ora di Geografia indugiavo a spiegare la differenza tra Indonesia (composta da 17508 isole) e Indocina (vasta penisola del sud-est asiatico fra India e Cina) che i ragazzi tendevano a confondere. Intanto complimenti al Santo Padre che da quando è stato eletto il 13 marzo 2013 ha intrapreso 44 viaggi apostolici, visitando diverse 60 nazioni. Questo ennesimo viaggio che sta per compiere – partenza oggi pomeriggio alle 17.15 da Fiumicino – doveva includere anche il Vietnam, ma non è arrivato l’ok. Nonostante l’età avanzata e le precarie condizioni di salute, Papa Francesco rivela una tempra inossidabile. Ammiro la sua resistenza ed il percorso fatto, emerso anche dalla lettura della sua biografia LIFE. La mia storia nella Storia. Mi cattura però anche la parola ‘tolleranza” riferita al Festival omonimo in Asia, culla delle religioni. Tra i sinonimi di tolleranza ci sono le parole rispetto e indulgenza, atteggiamenti poco praticati oggi, quando non negati. “Non è tanto la mancanza di rispetto a preoccuparmi, ma il fatto che non sappiamo minimamente cosa sia il rispetto” pensiero di Giovanni Pastore che fa riflettere sull’imbarbarimento dei costumi. Vero anche che il bene non sbraita, mentre il male ha una vasta eco. Di tolleranza parlava anche Voltaire, il cui motto vale la pena di ricordare: ‘Diapprovo totalmente ciò che dici e difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Buon viaggio al Papa e sereno ritorno.

Giornata Mondiale del Creato

Primo Settembre, Giornata Mondiale del Creato: segna l’inizio del Tempo del Creato che si conclude il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. Il tema del messaggio di Papa Francesco diretto alla Chiesa e a tutte le persone di buona volontà è: “Spera e agisci con il creato”.Mi torna in mente la struggente canzone Amara Terra Mia di Domenico Modugno che vorrei avesse un seguito in Amata Terra Mia. Il grande artista non c’è più, ma alcuni versi del testo sono attuali e addirittura trasferibili in atteggiamenti quotidiani verso l’ambiente, tipo ‘volti come pietra’ e ‘mani incallite ormai senza speranza’ laddove il cuore ha preso il posto del volto. Tra l’altro, l’inizio del brano rende l’effetto temperatura torrida di questo periodo: Sole alla valle e sole alla collina/Per le campagne non c’è più nessuno. Il testo – di Enrica Bonaccorti e Domenico Modugno – è stato pubblicato nel 1971: allude alla vita contadina dell’Italia del Sud quando il sentimento di appartenenza alla propria terra era esasperato dal distacco. Oggi il distacco dal creato avviene tramite comportamenti irrispettosi, ad esempio responsabili del surriscaldamento globale…per non parlare della guerra. Credo che una rilettura del Cantico del poverello di Assisi sarebbe alquanto opportuna, specie nelle alte sfere. Agire con il creato e non contro il creato dovrebbe diventare una costante, se non prevale la voglia di potere. Voglio sperare che ci sia ancora margine per un ravvedimento dei comportamenti verso la Terra che ci ospita, agendo ognuno con l’obiettivo di lasciare in eredità ai posteri un ambiente ancora vivibile e non del tutto compromesso. Un manifesto sulla giornata odierna recita:Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà. Parole chiare per orecchi aperti.