Naufragio

Super yacht affondato a Palermo, con 22 persone a bordo, di cui 15 salvate, causa una tromba d’aria. Finora un morto e sei dispersi, tra cui il proprietario dell’imbarcazione, il magnate Mike Lynch, il “Bill Gates britannico’ e la figlua 18enne Hannah. Una gita finita drammaticamente. Anche le parole barca a vela, veliero e yacht relative all’imbarcazione mi creano un po’ di confusione, facendo galoppare la mente tra l’avventura e il lusso. Comunque non cambia la sostanza del fatto: una gita si è trasformata in tragedia. L’imbarcazione -:molto lussuosa – era stata sottoposta a revisione pochi anni fa e si giovava di un equipaggio di eccellenza. Sprofondata a 49 metri di profondità, rende difficili le operazioni di recupero dei dispersi, probabilmente rinchiusi nelle rispettive cabine. A ragione, si intravede nel disastro ‘Una piccola Concordia’, in riferimento a quanto accaduto alla nave da crociera Costa Concordia il 13 gennaio 2012 che provocò 32 morti. Intanto plauso ai membri dell’equipaggio della nave a vela olandese che hanno soccorso passeggeri ed equipaggio del Bayesian, salvandone quindici. Fui in crociera alle Isole greche con mia mamma nel 2006, un anno prima della sua scomparsa, a 84 anni. È stata la vacanza più lunga condivisa ed anche l’ultima, perciò me la tengo cara. I colori bianco e blu dominanti erano lo sfondo ideale per il relax, vivacizzato dai tramonti. In una occasione ci fecero indossare i giubbotti appesi dietro la porta della cabina: mi venne l’ansia al pensiero che avrebbero potuto malauguratamente servire in caso di calamità. Per fortuna l’esercitazione fu rapida e indolore. Tornai con un sacco di foto e qualche souvenir. Purtroppo non sempre c’è il lieto fine.

Oggi, protagoniste le api

Ricevo la foto di un bel campo fiorito, con la didascalia “Prato per le api che non viene falciato. I prati di fiori, habitat ideale per accrescere le comunità di impollinatori”. La foto arriva da Madonna di Campiglio – famosa per il turismo estivo ed invernale – e me la invia Erica, amante dei gatti anche più di me. In questo caso però sono protagoniste le api, che non stanno proprio bene, a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento da agenti fisici e chimici, della distruzione degli habitat. Le api che garantiscono l’impollinazione sono in declino e rischiano di scomparire. Il problema non tocca solo l’Italia, ma anche altri Paesi dell’Unione Europea. Di norma le api vivono 30-40 giorni, ma se sparissero dalla terra ci resterebbero pochi anni da vivere, dal momento che contribuiscono in modo decisivo alla fecondazione del pianeta. La loro estinzione avrebbe conseguenze catastrofiche sia per la natura che per l’umanità. Lasciare degli spazi naturali incontaminati per il loro prezioso lavoro è senz’altro buona cosa. Anche raccomandarsi al santo protettore delle api che scopro essere oggi San Bernardo da Chiaravalle, monaco, abate e teologo francese dell’ordine cistercense, fondatore dell’abbazia di Claurvaux. Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. È una delle sue citazioni che la dicono lunga sul rapporto che aveva con la natura. Fervente scrittore, compose poesie; viene chiamato “doctor mellifluus”/dottore dolce come il miele. Pare che anche Sant’Ambrogio sia protettore delle api e degli apicoltori. Comunque sia, due è meglio di uno. Anche in Letteratura non mancano i cantori delle api, basti pensare a Virgilio nel IV libro delle Georgiche. Simbolo di instancabile laboriosità nella Bibbia, contrariamente a quanto molti pensano le api sono insetti senzienti e autoconsapevoli. In una parola: stupefacenti!

Giornata Mondiale della Fotografia

Il 19 agosto 1839 è riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia. Infatti in questo giorno la nuova invenzione fu presentata ufficialmente a Parigi, presso l’accademia delle Scienze e quella delle Arti Visive. La prima fotografia risale però al 1826 ad opera di Joseph Niépce, anche se il padre è considerato Daguerre. Tra le varie definizioni che se ne danno, mi piace quella che ritiene la fotografia uno strumento per esprimere il proprio mondo interiore. Infatti, secondo me una buona fotografia racconta un contenuto e dà un’emozione, anche se non è tecnicamente perfetta, come quelle attaccate sui pensili della mia cucina. Ho ereditato macchine fotografiche e attitudine da mio padre che amava il bianco e nero. Io mi sono applicata da adulta dopo la sua scomparsa, con l’intento di fermare l’attimo attorno al quale poi scrivere. Le mie foto – che io definisco ‘emozionali’ – agevolano la descrizione e talvolta favoriscono la poesia. Con queste premesse ho allestito due mostre di fotografia corredate di poesie nel Municipio di Castelcucco dove abito, intitolate rispettivamente Natura d’Oro nel 2015 e Fiori Colori Pensieri nel 2018. I miei soggetti preferiti sono i fiori che in questo periodo purtroppo latitano, salvo andare in montagna. Sono affezionata a una foto fatta da casa verso la chiesa parrocchiale, attraverso la mediazione…di un girasole: nessun effetto speciale, un colpo di fortuna aver fermato l’istante in cui l’occhio ha colto lo spettacolo, una mattina di luglio di qualche anno fa. L’immagine ha poi fatto da apertura al calendario distribuito ai concittadini dall’amministrazione comunale. Un onore per me che talvolta posto qualche scatto su Instagram. Senza pretese, perché sono una fotografa dilettante.

Fate l’arte non la guerra

Interessante Patti Smith, cantautrice, poetessa e artista statunitense. Figura atipica nel roch degli Anni Settanta, di anni lei ne ha 77 e sarà in Italia, a Venezia per un progetto e un tour dedicati a Pasolini e a Picasso. Lo apprendo dall’articolo del settimanale il venerdì, intitolato: FATE L’ARTE NON LA GUERRA di Alba Solaro. Lo accompagna una foto suggestiva dell’artista davanti a una tazza di the/caffè col mento sul palmo della mano e l’immancabile lunga treccia che corrisponde a un biglietto da visita. Nel corso dell’intervista, la cantante che viaggia moltissimo informa che il prossimo 5 settembre sarà con la sua band a Mantova per inaugurare a Palazzo Te la mostra Picasso. Poesia e salvezza con un concerto. Mirabili le sue parole: “Ci sono così tante brutte cose nel mondo, tanta corruzione, avidità. La musica, l’arte e la poesia rappresentano una grande, nobile tregua da tutto ciò”. Pensiero che condivido pienamente. Ciò che mantiene giovane l’artista è la curiosità, le cose nuove che impara, l’entusiasmo delle persone che incontra. Comprensibile l’empatia che riesce a provocare. Si merita di occupare un posto di rilievo tra i miei ‘fari’, sebbene potrebbe essermi sorella per età anagrafica. Nel complesso non so molto di lei, ma mi affascina l’entusiasmo intellettuale che continua a dimostrare e che tento di coltivare anch’io. A proposito dell’arte, un tema che mi sta molto a cuore afferma: “L’arte può esprimere i sentimenti più basilari e oscuri, ma anche quelli più mistici. È l’unico posto dove non dovremmo censurare le nostre emozioni”. Parole sante condivise al cento per cento. Creatività coniugata alla semplicità. Alla domanda Se potesse incontrare Pasolini, che cosa gli direbbe? risponde Andiamo a prenderci un caffè!

Il bene c’è

Oggi niente parrucchiera, meritatamente in ferie. Anche quella che in altre occasioni l’ha sostituita. Ho la fortuna di usufruire del servizio bigodini di Marcella, ma devo provvedere da me al lavaggio della lunga chioma. Faccio una puntata al bar e sfoglio rapidamente il quotidiano. Mi cattura un titolo su cui mi soffermo: Mauro Pinosa, sindaco di Lusevera regala 35 frigoriferi ai detenuti di Udine, partecipando all’iniziativa Un frigo per ogni cella. E confida: “Anch’io ero in carcere 44 anni fa”. Mi sovviene il proverbio “Ciò che semini, raccogli” che vale quanto “Il bene (e il male) che si fa, torna sempre indietro”. Incuriosita leggo l’articolo e vengo a sapere che l’allora 22enne futuro sindaco aveva ‘soggiornato’ nelle patrie galere per un impiccio burocratico, un’irregolarità nel porto d’armi: in sintesi, durante una gara di tiri al poligono di Udine aveva usato una pistola da tiro a segno regolarmente registrata, cui mancava però l’avvallo finale, cioè una firma per poterla usare. Per questo fu arrestato, costretto in prigione per otto giorni e subì un processo per direttissima da cui uscì ‘pulito’, ma con l’amara esperienza di essere privato della libertà. In quel doloroso frangente fu confortato dai compagni di cella, gesto che non ha più dimenticato, tanto che giustifica il dono dei frigoriferi, dicendo: “Un modo per sdebitarmi: anch’io finii dietro le sbarre negli Anni Ottanta”. Una bella storia, dove altruismo ed esperienza si fondono. Con l’attuale sovraffollamento delle carceri, i suicidi che vi si verificano ed altre distorsioni si perde di vista l’umanità dei detenuti che non sono tutti uguali ma non smettono di provare emozioni. La gratitudine sembra in disuso. Dare rilievo a storie come questa del sindaco friulano consente di credere ancora nel bene che c’è.

Pietro Mennea, la freccia del Sud

Rivedo volentieri il film Pietro Mennea: La freccia del Sud, nell’assolato pomeriggio di ferragosto. Il prodotto è del 2015, in due puntate, con gli attori Michele Riondino (Mennea) Luca Barbareschi (l’allenatore), Lunetta Savino (la madre). A mio dire, una ricostruzione toccante degli esordi e poi dell’affermazione sportiva del velocista di Barletta “pallido e pelle e ossa” secondo un primo giudizio di Carlo Vittori, suo allenatore. Ho apprezzato particolarmente l’intesa creatasi tra i due, a conferma del legame allievo – maestro che riguarda persone dotate davanti e dietro la cattedra. Indubbio che Pietro fosse molto motivato a correre, a dispetto del fisico, all’apparenza gracile. Padre sarto e madre casalinga lo vogliono prima ragioniere, e lui si applica per non deluderli. Ma investe nella corsa e ha come idolo il velocista Tommie Smith, soprannominato Jet. Nella prima Olimpiade a Monaco nel 72 – quella dell’attentato terroristico – vince la medaglia di bronzo nei 200 metri. Poi è un’escalation di vittorie fino al 1988 quando si ritira… e si iscrive all’Università dove nel tempo consegue non una, bensì quattro lauree: Giurisprudenza, Scienze politiche, Scienze motorie, Lettere. Ma non è finita qua: è autore di 23 libri scritti o partecipati di cui riporto un paio di titoli significativi: Soffri ma sogni e L’uomo che ha battuto il tempo. Senza contare che ha fatto anche l’europarlamentare e il dottore commercialista. Una vita intensa, piena di sacrifici e di successi. Che se ne sia andato a soli 61 anni, il 21.03.2013 per un tumore al pancreas gli ha impedito di conquistare altri titoli, ma è indubbio che la sua vita sia stata bene spesa, all’insegna del talento e della tenacia. Un piccolo grande uomo che ha lasciato un segno indelebile.

Fiori e frutti ferragostani

“Non servono grandi cose per fare grande un giorno” è la frase di un messaggio di cui mi approprio per introdurre la mia riflessione quotidiana sul ferragosto odierno. Intanto alle nove di mattina la temperatura rilevata è di 23 gradi deliziosi e dopo il caldo luciferino delle scorse settimane è già un conforto. Poi dalla fida Lucia – la quale sa che amo i fiori – mi arriva la foto di un’orchidea venezuelana celeste che è una meraviglia: a parte il colore che è il mio preferito, sembra davvero un ricamo! Alle dieci faccio visita a Francesca che mi congeda con pomodori e cetrioli del suo orto, coltivato dal marito Franco che tra l’altro è un ottimo cuoco e fa un pasticcio che è una delizia. Riassumendo: a metà mattina dispongo di fiori, frutti e del condimento per il pranzo: le confidenze di Francesca che diventano gustose descrizioni del passato. A riportarla al presente ci pensa il telefonino che trilla per mano di un familiare. Dettaglio: ha sette nipoti che stravedono giustamente per lei, ma non le impediscono di coltivare i suoi hobbies, tra cui la scrittura. Stamattina mi racconta dell’escamotage messo in atto da ragazza, per vedere il ‘suo’ Franco, inviso al padre. Il virgolettato serve, perché un altro Franco è stato tirato in ballo come copertura, per consentirne lo scambio al momento convenuto. Dopo tre anni di incontri burrascosi, finalmente le nozze, con insperato attaccamento del padre al genero. Roba d’altri tempi, che meriterebbe una versione teatrale o cinematografica. Anche raccontarla agli adolescenti di oggi, li lascerebbe increduli o quantomeno stupiti. La nipote Ester è comprensibilmente attratta dalla nonna e viceversa. Anch’io a dodici anni ero molto affezionata a nonna Adelaide, di cui avrei voluto ereditare il nome. Nonne spartiacque tra presente e passato, dolcezza e austerità, fiori e frutti.

Vigilia di ferragosto

Nell’antica Roma, il mese di agosto era dedicato all’imperatore Augusto che veniva festeggiato con spettacoli e celebrazioni di vario tipo. In origine, la festa di Ferragosto si celebrava il primo di agosto. Fu poi la chiesa a spostarla al 15 del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. A proposito di storia antica, mi piaceva la figura dell’imperatore Augusto (Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto), pronipote di Cesare, uno dei personaggi più importanti della storia che aveva un occhio particolare per l’agricoltura, in aggiunta a tutto quello che aveva da fare. Infatti fu capo di Roma per 57 anni e morì di serena vecchiaia a Nola, il 19 agosto del 14 d.C. (era nato a Palatino, il 23 settembre del 63 a.C). La premessa per un richiamo all’origine etimologica del mese in corso e fare un paio di considerazioni. Ferragosto oggi coincide col cuore dell’estate ed un periodo di ferie per molti Italiani. Del resto Il nome ferragosto deriva dal latino ‘feriae Augusti’ cioè ‘riposo di Augusti’ ed il concetto di periodo dedicato al recupero psicofisico è rimasto. Poi ognuno lo persegue ‘de gustibus’ secondo la famosa locuzione latina, attribuita a Giulio Cesare ‘De gustibus non disputandum est’/sui gusti non si può discutere. Personalmente, niente di straordinario. Gli anni passati facevo una puntata sul colle di san Rocco a Possagno dove ho abitato, oppure a san Bortolo a Castelcucco dove abito. In entrambi i luoghi, solo il panorama è uno spettacolo, oltre al piacere di degustare piatti tipici in compagnia. Bisognerà vedere se la calura concederà una tregua, come si spera. Nel mentre, buona vigilia di ferragosto a tutti in tranquillità, senza colpi di calore e/o di testa.

Nascita del sole

Di solito mi alzo presto, molto presto in questo periodo di temperatura bollente. Credo di avere incamerato l’orario di servizio di quando dovevo essere a scuola poco prima delle otto. Oltre trent’anni di pratica lasciano il segno, ma non me ne dolgo, se posso recuperare parte del sonno al pomeriggio, come di fatto succede. Tra l’altro i miei tre gatti – Grey, Fiocco e Pepita – dormono fuori e quando mi sveglio non vedo l’ora di alzarmi e vederli che mi aspettano, bramosi di croccantini. Un po’ sottotono per via della notte disturbata da qualche zanzara e dal rumore instancabile degli altrui climatizzatori poco prima delle sei esco in giardino dal lato est e sbircio in cielo una luminescenza dorata che annuncia la nascita del sole. Non ci penso due volte e fotografo l’evento che tutte le mattine si verifica pressoché ignorato, meno che dagli artisti. Due soli scatti perché la trasformazione è subitanea: uno mi pare interessante e lo invio ai miei selezionati contatti. La giornata è salva, benché si annunci torrida perché ho qualcosa di speciale da osservare. Anzi, partecipare all’evento – un lieto evento – mi induce a dedicargli la poesia Astro Dorato che riporto. Ancora assonnata/mi hai abbracciata,/Astro dorato/insinuato/tra le fronde/del mio ciliegio/selvatico./Creatura celeste,/con il tuo apparire/improvviso/mi hai sorpreso/e il cuore/ha sobbalzato/di stupore.// Diciamo che è un esempio di scrittura terapeutica, una scappatoia… alla noia e un modo per allenarmi con la mente, dato che la palestra è chiusa. Credo che anche al sole farebbe bene prendere un periodo di ferie, distribuendo altrove la sua energia. Considerato che quasi tutte le forme di vita presenti sulla terra dipendono da lui, gliene siamo grati. Ma è meglio non esagerare!

Pallavolo femminile, risultato storico

La Nazionale Italiana di Pallavolo Femminile batte 3 a 0 gli Stati Uniti in finale, conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024. Quindi le medaglie azzurre sono 40 in totale (12 d’oro). Nel post di ieri – postato prima della gara – avevo scritto 39. Mi aggiorna Max, un caro e bravo collega di Scienze Motorie dalla Sardegna poco dopo le quindici, scrivendo: “Abbiamo appena vinto l’oro nella Pallavolo femminile. Con grande orgoglio sardo per la presenza di Alessia Orro che ho avuto l’onore e il piacere di avere come alunna”. Questa aggiunta personale alla notizia della vittoria mi ha allargato il cuore e mi ha tolto di dosso il torpore del primo pomeriggio. Infatti anche a me è capitato di condividere il successo di un ex alunno, diventato un collega, un amico multitasking, un braccio che mi risolve un sacco di problemi piccoli e grandi. Perciò condivido l’orgoglio di Max e gioisco per la supremazia delle pallavoliste, compresa Alessia, ex allieva del mio stimato collega, coda di cavallo bionda, numero 8 – magico per me – sulla schiena. L’intervista all’allenatore Julio Velasco svela la compattezza della squadra che in soli quattro mesi ha raggiunto livelli di prestazione tali da vincere. Il gruppo tricolore è formato da: Carlotta Cambi, Alessia Orro (palleggiatrici), Alice Degradi, Caterina Bosetti, Myriam Sylla, Gaia Giovannini (schiacciatrici), Marina Lubian, Anna Danesi, Sara Fahr (centrali), Paola Egonu, Ekaterina Antropova (opposti), Monica De Gennaro (libero), Ilaria Spirito (libero). Tutte insieme fanno proprio un bel vedere, un mix armonico di carnagioni, di acconciature, di sorrisi… e infine di lacrime di gioia. Ho rivisto stamattina la squadra in azione. Mi sono sentita pervasa da orgoglio ed emozione. Grazie, ragazze!