Versatilità del Geraneo

Ero andata in fioreria ad ordinare un omaggio floreale per il compleanno di un’amica. In quell’occasione Marzia, la fiorista mi aveva regalato una pianta di Geraneo malconcia che avrebbe eliminato. Forse le ho pagato il vaso di plastica, per contribuire almeno in parte. Ho sistemato il nuovo ospite sopra la vecchia lavatrice all’ingresso del garage, sperando che si adattasse senza fare tante storie. Evitate le abbondanti piogge grazie allo sporto del garage, il fiore si è adattato benissimo, godendo del sole al mattino e dell’ombra al pomeriggio. Inoltre lo salutavo ogni volta che uscivo o parcheggiavo l’auto. E lui ha ricambiato alla grande, con la fioritura di una decina di fiori rosa intenso, più un paio di bianchi, il che mi autorizza a pensare che fossero state accumunate all’origine due piante di colori diversi. Sapevo che il Geraneo è una pianta robusta, resistente ma in questo caso direi sorprendente! Ne ho diversi altri esemplari sotto il portico, sopravvissuti all’inverno o che mi hanno regalato per il mio compleanno a primavera, tutti della varietà zonale e di colori diversi. Anni fa avevo anche gli edera e i parigini, poi accantonati perché perdevano molto fiori che richiedevano un pronto intervento con la scopa, per evitare di scivolarci sopra. Originario prevalentemente dell’Africa meridionale, la sua coltivazione è introdotta in Europa nel XVII secolo, grazie ai viaggi esplorativi di naturalisti e botanico europei. Il suo nome deriva da una parola greca e, a seconda del colore rappresenta il conforto, la malinconia, l’amicizia. Scopro che i fiori possono essere usati in cucina per insaporire le insalate e le foglie, finemente tritate possono essere usate come aromatizzanti in salse, marmellate e torte. Quando si dice versatilità!

Lunga vita alle api

“Non solo api, anche gli apicoltori sono a rischio di estinzione”: così titola Il Giornale di Vicenza nella Giornata Mondiale delle Api. Miele in calo, causa pesticidi, maltempo che influisce sulle fioriture, e di conseguenza sull’impollinazione e importazione del prodotto a prezzi stracciati da Paesi non UE. Consumavo miele – di castagno e di acacia – quando ero in servizio e restavo quasi afona per abuso della voce durante le lezioni. In tasca ed in borsa tenevo sempre qualche caramella al miele, per le emergenze. Delle api parla il poeta latino Virgilio nel quarto libro delle Georgiche, opera dedicata all’allevamento degli animali. Anche Fedro ed Esopo parlano dei laboriosi insetti nelle loro opere. Fin dall’antichità, l’ape è tra gli animali considerati portafortuna (la coccinella per eccellenza). Nella Bibbia è simbolo di instancabile laboriosità. Nei messaggi che mi arrivano con i saluti mattutini leggo che: “Da esse dipende la sopravvivenza del mondo” e che: “Se le api scomparissero dalla Terra, per l’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Di sicuro l’ape è apprezzata per la sua industriosità, laboriosità e diligenza; la società che creano le api è un modello di organizzazione. “Le api, sentinelle operose che insegnano a vivere nella pace” è un pensiero che le descrive bene e che andrebbe ripetuto a gran voce nelle alte sfere. Anni fa capitò di ‘ospitare’ presso casa un gruppo di api ‘in sciamatura’. Sul retro di una cassetta di legno, mio figlio aveva scritto: “Attenzione api” che successivamente si trasferirono in altro posto con la vecchia ape regina. Si tratta infatti di un ‘trasloco’ dal vecchio a un potenziale nuovo alveare, un fenomeno naturale. La vita media di un’ape regina oscilla tra i due e i cinque anni e può deporre fino a 2000 uova al giorno. L’ape operaia vive in media 40-45 giorni durante il periodo estivo di raccolta nettare, e fino a sei mesi durante il percorso invernale. Adesso sento un certo languorino: un po’ di miele è ciò che ci vuole!

Sorpresa nell’orto!

Vado nella piccola zona riservata all’orto per controllare se le due piantine di zucchina messe a dimora un paio di giorni fa hanno bisogno di acqua – dubbio legittimo perché la terra è bagnata dalle recenti e abbondanti piogge – ed una piantina è sparita! Non credo ai miei occhi e controllo nelle immediate vicinanze nel caso mi confonda, finché un lumacone grosso e marrone mi risolve l’arcano: se l’è mangiata lui! Avevo messo una retina di protezione per i gatti, onde evitare che, sentendo la terra smossa la considerassero un invitante servizio igienico, ma non avevo pensato al ghiotto lumacone che ha banchettato a mie spese, o meglio della tenera piantina di zucchina. Attorno all’altra ho distribuito della cenere, pensando che disturbi il percorso dell’ingordo. A questo punto penso di realizzare un mini orto pensile, sulla griglia di ferro sotto le Ortensie per avere un controllo più diretto sulle orticole ed evitare che le giovani piantine vengano spazzolate prima di poter produrre. Al di là della storiella che può fare sorridere, sono tempi duri per i coltivatori causa il clima, annessi e connessi. Molte aziende hanno chiuso ed altre sono in procinto di farlo. La frutta al supermercato ha raggiunto prezzi esorbitanti. La produzione delle ciliegie, a causa del maltempo ha subito un calo del 40% e non so se la settimana prossima ci sarà a Maser la tradizionale mostra mercato. Speravo di poter assaggiare almeno qualche rosso frutto dal mio albero di ciliegie che purtroppo ha disseminato alla base decine e decine di frutti abbozzati e abortiti. Visto che amo i fiori, sto seriamente pensando di provare a coltivare qualche specie edule (nasturzio, mirto, fiordaliso…), sperando che sia sgradita alle limacce.

Eros e Thanatos, Amore e Morte

Sofia Stefani, 33 anni, uccisa con un colpo in faccia partito dalla pistola d’ordinanza di Giampiero Gualandi, 62 anni, ex comandante con cui aveva lavorato e pare avesse una relazione. Succede ad Anzola, nel bolognese giovedì pomeriggio. Una tragedia con l’ombra del femminicidio. Lo sento per tivù e lo leggo a pag. 19 del quotidiano la Repubblica di venerdì. Stefani è il cognome della vittima, lo stesso di mia madre, dettaglio che non mi sfugge. Poi gli anni, 33 come quelli del Cristo e la parte del corpo dove è stata colpita, il volto con gli occhi ritenuti specchio dell’anima. Mi turba molto il pensiero che l’omicida abbia fatto partire il colpo di proposito, sebbene lui dica che lo sparo sia partito per sbaglio. Una ragazza giovane, vigilessa, dedita anche al volontariato, estromessa dalla vita per motivi passionali nel peggiore dei casi, con una modalità che ha devastato il volto, concentrato di bellezza e di emozioni. Nel settimanale il venerdì di Repubblica, l’articolo a pag. 50 è dedicato a Lea Melandri, 83 anni, autrice del saggio Amore e violenza, ripubblicato da Boringhieri in cui tratta il tema dei femminicidi. A mio dire è illuminante ciò che dice: “Non si può parlare della violenza maschile sulle donne senza nominare il legame profondo che unisce vittima e oppressore. Oggi invece si tende a banalizzare, descrivendo la violenza come conseguenza o della patologia del singolo o della sua provenienza culturale nel caso dei migranti”. Chissà cosa potrebbe aggiungere – o togliere – a questa analisi la povera Sofia, il cui nome in greco significa ‘sapienza’, ‘saggezza”. Eros e Thanatos, Amore e Morte sono due concetti che viaggiano su binari paralleli che si attraggono. Quando si scontrano però succede il disastro!

Concorsi sì e no

Una notizia mi fa sorridere, ma subito dopo mi lascia perplessa: il concorso indetto per un posto all’ufficio anagrafe del Comune di Belmonte del Sannio è andato deserto, nel senso che nessuno dei candidati ha superato la prova scritta per accedere all’orale. 76 domande, 14 candidati ammessi, nessuno ha raggiunto il punteggio minimo di 14/21. Successo in precedenza in altri luighi. Possibile? Tutti impreparati? La memoria mi riporta ai miei esordi per inserirmi nel mondo della scuola quando anch’io dovetti passare per le forche caudine del concorso, per meglio dire dei concorsi. In un caso, raggiunsi Mestre con il taxi, causa neve: arrivai fuori tempo massimo e lascio immaginare come andò. Certo in quel frangente, oggetto dell’indagine della commissione non fu la mia competenza e ne riportai una grande frustrazione. Andò diversamente con un altro tentativo, in compagnia di Giancarlo che mi precedette per via del cognome – Cunial il suo, Cusin il mio – e incantò i commissari, declamando ‘La Pioggia nel Pineto’ di Gabriele D’Annunzio (pioveva, manco a dirlo). Mi ricordo con simpatia quel momento che andò bene a entrambi, ma non ho dimenticato la fatica, lo stress e anche le delusioni incassate per stabilizzarmi professionalmente. Immagino lo stato d’animo dei corsisti, in generale preparati e sottovalutati, costretti ad affrontare prove talvolta obsolete. A breve toccherà agli insegnanti che hanno superato lo scritto, affrontare l’orale…a giugno, in corso d’esami della scuola secondaria di primo e secondo grado (doppio stress garantito): tutto il mio sostegno ai colleghi! Ogni carriera, nel pubblico e nel privato presenta dei nodi da sciogliere e non tutti i concorrenti sono preparati, per cui la selezione rappresenta una necessità. Magari rivisitando le modalità di accesso.

La maestra del racconto

Alice Munro, scrittrice canadese Nobel per la letteratura nel 2013 se ne è andata a 92 anni. Maestra del racconto breve, nei suoi testi narra le vicende delle persone comuni con un linguaggio colloquiale. L’esordio avviene negli Anni Sessanta nelle riviste letterarie del suo Paese. Dodicenne, aveva dovuto assistere !a madre, colpita dal morbo di Parkinson a soli quarant’anni e in quella gravosa circostanza aveva trovato una valvola di sfogo nella scrittura. Aveva esercitato il talento nei racconti da adulta, piena di molteplici impegni legati anche all’accudimento di tre figlie (una quarta era morta appena venuta alla luce). Non aveva mai pensato di impegnarsi nella stesura di un romanzo vero e proprio, dato che la sua giornata era già tanto densa di impegni, mettendosi al lavoro mentre le bambine dormivano o erano a scuola. Ha pubblicato 13 raccolte di racconti e un romanzo. Nel 2013 aveva annunciato che avrebbe smesso di scrivere, mantenendo la promessa. In Italia è pubblicata dalla casa editrice Einaudi. Sì è spenta la sera del 13 maggio nella provincia dell’Ontario, in Canada dov’è ambientata la maggior parte dei suoi racconti. Mi viene spontaneo il collegamento con la nostra Nobel per la letteratura Grazia Deledda che ha ambientato quasi tutti i suoi romanzi in Sardegna, l’amata isola. Ho letto molto della scrittrice sarda, mentre della Munro mi ha attratto la sua propensione al racconto, scelta originale nel panorama letterario di livello. Comunque anche la Deledda aveva esordito giovanissima – se ricordo bene a 17 anni – pubblicando alcuni suoi scritti su una rivista di moda e il suo primo romanzo Fior di Sardegna a 21 anni. Senza volerlo, mi è venuto spontaneo accumulare due donne, due madri, due scrittrici insignite dell’ambito premio svedese. L’ultimo libro della Munro si intitola Dear Life, una sorta di lettera scritta alla vita che lei ha descritto da narratrice consumata, vera maestra della short story.

Marketing…e Salute!

Si è chiusa la XXXVI edizione del Salone del Libro di Torino, con risultati incoraggianti e soddisfazione per gli organizzatori. 222.000 visitatori in cinque giorni, distribuiti tra gli 872 stand su una superficie di 137.000 metri quadrati sono numeri giganteschi. Per la prima volta, tra gli autori dell’area destinata al self publishing c’ero anch’io, con il romanzo Passato Prossimo, fisicamente rappresentata dalla giovane collega Elisa Simeoni, che si trova a Torino per motivi di studio, non a caso una delle “sei dita rosate” del blog verbanostra. Sottoposta io ad intervento all’anca, è stato un colpo di fortuna avere la sua disponibilità, augurandomi che abbia trovato utile partecipare alla kermesse letteraria, di cui si dichiara soddisfatta. Per me sarebbe stato uno strazio, perché sono tuttora in convalescenza. Potete ammirare la mia ‘supplente ‘ nella bella foto che mi ha inviato dal Salone e che ho postato su Instagram. Adesso rispondo a chi vuole sapere com’è andata: ancora non lo so, nei prossimi giorni avrò il conteggio delle copie acquistate o eventualmente invendute che mi spediranno a casa, secondo accordi. “Comunque sia la vetrina c’è stata”, parole di Elisa che ha fatto incursione nel padiglione veneto dove ha rimediato importanti contatti nell’ambito degli EV Editori Veneti. Ritengo che i contatti giusti siano la cosa più importante, per il prosieguo della mia attività di scrittrice. Infatti mi sono persuasa che non mi si addice il ruolo di autore – venditore, mi è più congeniale quello di semplice autore. Promozione e distribuzione dell’opera richiedono altrettante energie che scrivere. Non essendo più di primo pelo, voglio coltivare il piacere della scrittura, senza disperdere energie altrove. Non sarà marketing, come dice Manuel…ma ne guadagnerà la salute!

Recupero

Pomeriggio di maggio sospeso (ieri) tra la pioggia che forse arriva forse no, e un assopimento travolgente. Fiocco, il gatto più energetico che abbia avuto sonnecchia sul tappeto dell’ingresso, mentre i canarini si limitano a cinguettare. Manca il sole, grande stimolatore di buonumore. Sotto il portico, mi concedo qualche riflessione possibilmente positiva. Ho trovato: lunedì prossimo ho la visita di controllo con il chirurgo che mi ha inserito la protesi all’anca destra – gelosa della sinistra – come dice il collega Max, dopo trenta mesi dal precedente intervento di artoprotesi. Adesso sono una donna “bionica”, secondo la spiritosa affermazione di un’amica. Nell’immaginario scientifico, uomo bionico è un essere al confine tra uomo e macchina. Personalmente mi basta che la robotica e la perizia del chirurgo mi abbiano restituito il piacere di camminare senza dolore e di tornare alla normalità in tempi brevi, ovverosia dopo un mese. I quattro mesi di sofferta limitazione – che a me sono parsi lunghissimi – hanno impedito al mio corpo di cercare un. adattamento, così il recupero è avvenuto alle svelte. Da una settimana esco in macchina e sto per completare le sedute di fisioterapia. Tornerò a rimettermi ai fornelli, perché a tutt’oggi mi giovo del servizio fornito dai volontari ‘pasti a domicilio’. Approfitto anzi per ringraziare la schiera di brave persone che mi hanno sostenuta ed aiutata a vario titolo durante questo mese di convalescenza. È confortante constatare di abitare in una zona – la Pedemontana del Grappa – ricca di associazioni e strutture attente ai bisogni dei più fragili. Lunga vita al volontariato.

Urge miracolo

Di prima mattina l’attualità incalza, con prevalenza di notizie out. Il TG1 Mattina trasmette il servizio “Dandora, la vita nella grande discarica”. Dandora è una località nei pressi di Nairobi (Kenia), nota soprattutto come la più grande discarica a cielo aperto del Paese. Composta da oltre 2,5 chilometri quadrati di terreno ricoperto da scarti di ogni genere, accoglie quotidianamente 850 tonnellate di rifiuti che la rendono una bomba ecologica. Ciò nonostante è la prima e unica fonte di entrata economica di chi vive nelle baraccopoli circostanti, 10.000 persone di cui più della metà sono bambini, anche in età prescolare, portati dai genitori in discarica a raccogliere rifiuti. Gang criminali controllano il lavoro, compensato a 15 scellini per chilo di rifiuti, meno di 10 centesimi di euro. Diversi minorenni sono orfani e lavorano per mantenersi. Un 15enne intervistato mantiene i suoi tre fratelli più piccoli. Stento a credere che siamo nel terzo millennio. Se cambio canale, è protagonista la guerra a Gaza, oppure in Ucraina. Stesso giorno, 13 maggio 1981 avvenne l’attentato a Giovanni Paolo II. Sono frastornata, alla ricerca di una buona notizia. “Anche in mezzo alla guerra c’è una speranza segno di vita” sono le parole del patriarca di Gerusalemme alla consegna del Premio Cultura Cattolica al Teatro Remondini di Bassano del Grappa, lo scorso 2 maggio. Mi ha girato il video Paola, cara compagna di Liceo, sposata con un arabo. Vive da tempo a Nazareth e torna saltuariamente a Bassano, paese natale. Mi ha stupito quando, in uno scambio di battute mi ha detto che in Israele sono abituati alla guerra. Ecco, questo proprio non lo posso accettare: abituarsi allo sfruttamento minorile, ai conflitti, agli attentati…al male dilagante. Urge un cambio di rotta. Anzi, un miracolo.

Ciao mamme! 💖

I piccoli garofani bianchi di mia madre sono in piena fioritura e diffondono un intenso profumo anche a distanza. Lei è mancata molti anni fa, ma i garofani continuano a farmi compagnia, accarezzandomi l’anima. Mi piace associare un fiore alla figura materna, soprattutto oggi che è la festa della mamma che si celebra dal 1959. Si tratta di una ricorrenza mobile, dato che la data non è sempre la stessa. Fu il presidente americano Wilson nel 1914 a rendere la manifestazione pubblica, in onore delle madri di tutti i soldati, decidendo che il giorno dei festeggiamenti sarebbe stato la seconda domenica di maggio. In realtà l’idea di celebrare la maternità era venuta ad una femminista e pacifista americana nel maggio 1870, Jiulia Ward Home, spalleggiata pochi anni dopo da un’altra donna, Anna M. Jarvis che scelse, come simbolo della festa il fiore preferito della madre: il garofano bianco! Non lo sapevo, il collegamento con i garofanini di mia mamma Giovanna mi commuove.Tralascio le citazioni pro mamma che trovo troppo mielose, mentre mi toccano alcune intense poesie come quella di Ungaretti, intitolata appunto La madre dove il poeta immagina di incontrarla nel momento della sua morte, mediatrice tra terreno e divino: “In ginocchio, decisa,/sarai una statua davanti all’Eterno,/… Ricorderai d’avermi atteso tanto,/e avrai negli occhi un rapido sospiro.” Sulla stessa linea, a mio dire il la poesia di Papa Karol Wojtyla dedicata alla madre che si apre coi seguenti versi: “Sulla tua tomba bianca/sbocciano i fiori bianchi della vita” dove i fiori sono l’anello di congiunzione con l’infinito. Ritornando coi piedi per terra, rinnovo gli auguri alle mamme che conosco e anche a quelle che non ci sono più fisicamente, ma continuano a vivere nel nostro ricordo e a infonderci luce.