Ortensie multicolori

Ultimo giorno di Maggio, mese alquanto perturbato con temperature al di sotto della media. Per l’estate astronomica bisogna aspettare il solstizio d’estate il prossimo 21 giugno, il giorno più lungo. La Natura si adegua, con lentezza. Le mie Peonie stanno sfiorendo, ma per fortuna le Ortensie mi faranno compagnia a lungo, dato che la fioritura si protrae per tutta l’estate fino a Settembre. Ne scopro una di celeste, il mio colore preferito sotto al Fico. Dopo un’ennesima giornata di pioggia, un po’ di colore restituisce il buonumore. Ma stanno fiorendo multicolori anche le Ortensie acquistate l’anno scorso di colore blu. Evidentemente il terriccio, a seconda della composizione fa la differenza, comunque il mix cromatico mi stupisce e mi rallegra. Ho una grande simpatia per questo fiore, cui manca solo il profumo. Delle dieci piante messe a dimora quando venni ad abitare a Castelcucco nel 2000, ne sono sopravvissute metà che però si sono espanse, e non è detta l’ultima parola nel senso che ogni tanto provo a fare delle talee, sebbene finora con scarso successo. Il significato dell’Ortensia varia a seconda del colore, comunque sempre positivo e riferibile a gratitudine, ammirazione e armonia. Molti bouquet da sposa sono realizzati con questo fiore. Coltivata in Cina fin da tempi antichissimi, oltre che bella ha anche potere curativo. Le sue proprietà officinali e terapeutiche erano conosciute già in Asia e poi furono scoperte dagli Indiani d’America, utilizzata dall’artrite reumatoide ai calcoli renali, passando per la calvizie. Leggo del thè celeste all’Ortensia che può servire perfino in cucina per fare la marmellata e la grappa: una sorpresa! Insomma, un fiore assai versatile ed antico, che porta splendidamente 30 milioni di anni. Onorata di coltivarlo a casa mia!

Una bella scoperta

Un dipinto rubato 44 anni fa a Nocera inferiore ritorna a casa, cioè nella chiesa dov’era stato trafugato grazie all’occhio vigile ed esperto di un giovane professore di Lettere, amante dell’arte, Mario De Luise. In visita lo scorso Aprile al Palazzo Ducale di Urbino con i suoi studenti, tra le opere esposte riconosce la Deposizione di Angelo Solimena, un’opera del 600 trafugata nei primi anni ’80 dalla Chiesa di San Matteo a Nocera Inferiore. Segnalato il dubbio alla Galleria Nazionale delle Marche e fatte le opportune verifiche, il professore aveva ragione. Premesso che il giovane professore salernitano ha soltanto 32 anni, si merita il plauso di tutti gli amanti dell’arte e dei suoi studenti che suppongo lo considerino, giustamente un grande. Le sue dichiarazioni: “Insegno lettere ma amo l’arte, una passione di famiglia. Quel quadro era uno dei preferiti del mio Maestro d’arte Mario Alberto Pavone” confermano quanto sia importante il ‘dietro le quinte’, cioè avere dei validi modelli in casa e a scuola. Però fa riflettere come nessuno si sia accorto prima dell’autenticità del dipinto. È risaputo che il Belpaese è ricco di opere d’arte e molte sono state trafugate. Di recente dagli Stati Uniti sono state rimpatriate 600 opere d’arte – sculture, vasi, monete, tele, pergamene – grazie a una maxi operazione dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, valore stimato 60 milioni di euro. La notizia è confortante ed incoraggiante, nell’ambito del lavoro svolto dalle forze dell’ordine. Ma che un privato cittadino, con la passione per l’arte e l’acume riesca a recuperare un dipinto rubato e ‘nascosto’ per oltre quarant’anni è davvero notevole. Stasera alle 18 il quadro tornerà nella sua sede originaria, grazie al giovane e acuto professore di Amalfi.

Francesco, un Papa umano

“Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, nella chiesa c’è spazio per tutti”: parole di Papa Bergoglio, in risposta al polverone suscitato da una sua battuta ritenuta omofona. Il pontefice si scusa per aver usato un termine romanesco, teso a criticare la presenza di omosessuali nei seminari. Il termine ‘frociaggine’, pronunciato a porte chiuse con i vescovi durante l’assemblea generale della Cei ha acceso il dibattito tra vescovi italiani e comunità LGBTQ+, un incidente comunicativo che ha innescato le polemiche e che una nota della sala stampa vaticana ha messo a tacere. Umanamente ritengo che vada riconosciuta al Santo Padre la possibilità di una defaiance. L’operato durante la lunga vita testimonia la sua buona fede. Provo simpatia per Papa Francesco dal tempo dell’elezione: il suo modo di fare e di dire sono congeniali al ruolo e al nome scelto. Di questi giorni sto leggendo il libro prestatomi da Lucia LIFE La mia storia nella Storia, l’autobiografia di Papa Francesco scritta con Fabio Marchese Ragona. Lungi da me farne una recensione prima di averne completato la lettura – ho letto metà dei XIV capitoli – ritrovo nelle pagine lo spirito indomito del pontefice. Il piccolo Jorge amava molto nonna Rosa che gli insegnò a pregare. La madre Regina sognava per lui un futuro da medico, mentre nonna Rosa fu molto felice quando comunicò la sua chiamata al sacerdozio, nel 1955. In un passo che riguarda la fine della seconda guerra mondiale, ricorda “come vivono i nostri fratelli e sorelle nella martoriata Ucraina, in Siria, Yemen, Myanmar, Medio Oriente, Sud Sudan… e in tutti gli altri Paesi dove si vive ancora la tragedia della guerra”. Un tema di attualità irrisolto, molto più pesante di quello riguardante gli omosessuali, una goccia nel mare!

Cultura, propellente di piacere

Alberto Angela conferma le doti di figlio d’arte, spalmate nello speciale “Meraviglie: Pompei – Le nuove scoperte” con un piano sequenza di oltre due ore, cioè con la macchina da presa che non stacca mai, dando allo spettatore l’idea di essere accanto al divulgatore in una privatissima visita al sito archeologico. Come da previsione, il programma ha sbancato gli ascolti, vincendo la prima serata. Davanti allo schermo c’ero anch’io che da liceale avevo visitato Pompei, riportandone stupore e ammirazione. Lo speciale di ieri sera mi ha arricchito di ulteriori conoscenze, frutto dell’intenso lavoro di archeologi, restauratori, divulgatori e quanti lavorano nei numerosi cantieri aperti nell’area degli scavi. Tra le scoperte più recenti, toccanti i disegni realizzati da un bambino/a e il palmo di una piccola mano impresso su una parete. Il viaggio culturale ha portato alla ribalta ‘L’insula dei Casti Amanti’, strutture adibite a forno, a cortile, a sale di ricevimento e di piacere, bellamente affrescate. Verso la fine del programma, Alberto Angela illustra delle pareti tinteggiate di “rosso pompeiano’ e dà delle informazioni sulla chimica del colore che lo rendeva tossico alla respirazione. Ma la vita media allora era alquanto contenuta: circa 39 anni per le donne – spesso vittime di parto – e 41 anni per gli uomini. Comunque un’esistenza goduta pienamente, secondo un atteggiamento epicureo senza condizionamenti. La vita quotidiana a Pompei nel 79 d.C. anno della spaventosa eruzione era all’insegna di un certo benessere e i Romani facoltosi ci andavano in ferie. I resti portati alla luce testimoniano che amavano il bello. A questo punto mi segno una frase del garbato divulgatore che condivido e vale quale promozione : “La cultura propellente del piacere”.

Benigni, l’arte di far ridere (e pensare)

Che spettacolo lo show di Roberto Benigni che chiude la Giornata Mondiale dei Bambini con il Papa e più di 50.000 fedeli in Piazza San Pietro! È nota la capacità comunicativa del comico che fa ridere Papa Francesco “che ha tre anni e tanti giorni” e che bacia “anche se mi hanno detto di non toccarla”. La leggerezza è l’ingrediente principale delle sue battute che non ignorano l’attualità: alle prossime elezioni europee, lui e il Papa potrebbero presentarsi insieme con “il campo largo” che introdurrebbe una svolta. Comunque la parte più ottimistica la rivolge ai bambini, destinatari della giornata, tra i quali suppone ci potrebbe essere il futuro Michelangelo, la futura Rita Levi Montalcini o addirittura il prossimo Papa. I bambini hanno bisogno di modelli positivi e Benigni li estrae dal suo cuore come il mago estrae il coniglio dal cilindro. Un fuoco di fila di battute tra il serio e il faceto che dura una ventina di minuti e che vale la pena di risentire. Non manca un mea culpa, quando l’artista si rivolge ai piccoli, chiedendo: “Costruite un mondo migliore. Fatelo diventare più bello che noi non ci siamo riusciti”. Da poeta qual è, cita Gianni Rodari e dice che le fiabe possono diventare realtà perché insegnano che “i draghi possono essere sconfitti”. Mi ricordo quando l’attore toscano teneva le lezioni sulla Divina Commedia (ingrediente del post di sabato), nella interpretazione da oscar nel film La Vita è Bella, anche in altre recite buffe comunque mai offensive. Mi fa pensare a un giullare di corte con tanti assi nella manica. Tra l’altro ha confidato che da bambino avrebbe voluto fare il papa…ma per questo sbeffeggiato ha ripiegato sul comico, perché far ridere è una cosa importante. Ad averne di artisti come lui. Se poi non rispetta il protocollo, santa pazienza!

Maggio, tempo di rose e di ciliegie

Non so se sia un caso, ma ho messo sulle unghie lo smalto color ciliegia, frutto purtroppo non maturato quest’anno a casa mia, causa le abbondanti piogge e le sfavorevoli condizioni climatiche. Così rimedio andando con Lucia alla Mostra delle ciliegie di Maser, giunta alla 32esima edizione. Gli stand sono dislocati nel vasto parco difronte alla storica Villa Barbaro, costruita da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1558 circa, per l’umanista Daniele Barbaro e suo fratello Marcantonio, ambasciatore della Repubblica di Venezia. Originario dell’Asia Minore, il ciliegio si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e successivamente in Grecia. La location per l’evento non potrebbe essere migliore, sebbene quest’anno la produzione del prelibato frutto sia calata del 40% e di conseguenza il prezzo alla vendita sia aumentato. Spero che i produttori riescano in qualche modo a compensare le perdite. Io compero un cestino di ciliegie all’ingresso del Viale dei Tigli per otto euro, ma al supermercato le ho pagate 9.90. In un altro stand acquisto un vaso di confettura di ciliegie da regalare a un’amica. Anni passati avevo comperato uno snocciolatore, per trasformare i rossi frutti in gustose marmellate. I capricci del tempo – e di più i danni inferti all’ambiente dall’uomo – stanno esibendo il conto. Le primizie sono state rovinate dal meteo e si spera nelle varietà tardive. Maggio per antonomasia è il mese delle rose e delle ciliegie. Infatti ieri sera ho tagliato alcune rose color corallo e le ho messe in vaso per gustarmi gli occhi, ma anche evitare che il prossimo acquazzone le sciupi. Temo che le turbolenze meteo non siano esaurite. Nel mentre godo di ciò che offre la natura, dato che le quattro stagioni – come dice un simpatico messaggio – sono sopravvissute solo sulla pizza!

Dante censurato

Povero Dante! Si rivolterà nella tomba, se gli arriva la voce di essere stato scavalcato da Boccaccio nell’ora di Letteratura alla Scuola Media Felissent di Treviso. Un putiferio nato perché due studenti di fede musulmana – per meglio dire i loro genitori – hanno rifiutato la scelta dell’insegnante orientata a proporre alla classe la conoscenza della Divina Commedia (perché Dante mette Maometto all’inferno). Povera collega, che si trova tra le mani una patata bollente e non ha certo previsto il polverone scaturito. Adesso si è mosso il M inistro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, e vai con l’ispezione. Leggo sul quotidiano che l’insegnante, cui va la mia umana comprensione è in malattia. Suppongo che i due studenti e i loro genitori contrari al padre della letteratura italiana maneggino la moneta da due euro che da un lato ha il famoso ritratto dipinto da Raffaello, in qualche modo venuto alle mani non per combattere, bensì unire culture diverse grazie al capolavoro dantesco. A titolo di cronaca, dopo un assaggio alle medie, le tre cantiche Inferno, Purgatorio e Paradiso mi accompagnarono per i primi tre anni delle superiori, facendomi fare una indigestione di versi (l’intera opera conta complessivamente 14233 versi) che spostò la mia preferenza sul Boccaccio, l’altro grande del Trecento insieme con il Petrarca. I gusti cambiano e non si discutono. Nel caso salito alla ribalta della cronaca, il punto è un altro e mi interrogo: è integrazione sottostare al veto di alcuni utenti della scuola sull’uso di opere da parte del docente, cui viene peraltro garantita la libertà d’insegnamento? Una decina di anni fa, mi capitò di essere contestata dai genitori di un allievo marocchino, perché avevo dettato una poesia sul Natale. Era mia abitudine dettare una poesia ogni settimana, così ben presto sfumò il reciproco disagio. Non so se sia un caso, ma quello studente diede in seguito molti problemi di tipo disciplinare. Adesso è adulto e mi auguro si sia integrato davvero. A questo nobile scopo dovrebbe servire la letteratura.

Influencer beato

La notizia è ghiotta, destinata a conciliare estimatori e detrattori di internet. La sento di prima mattina e mi incuriosisce: Carlo Acutis, 15enne influencer sarà santo. Nato a Londra il 3 maggio 1981, visse a Milano ma trascorse lunghi periodi ad Assisi dove respirò la spiritualità di san Francesco. Colpito da una forma di leucemia fulminante, morì il 12 ottobre 2006. Tra le sue grandi passioni c’era l’informatica che usava per divulgare e testimoniare la fede attraverso la creazione di siti web. Per questo viene indicato come possibile futuro patrono di internet, tanto che tra i suoi attributi viene indicato il personal computer. Venerato come beato dalla Chiesa cattolica, sarà santo. Mi colpiscono l’età del protagonista, il suo hobby e anche il fatto che i suoi genitori fossero separati. Anzi la madre, Antonia Salzano in un’intervista dichiara di essere stata in chiesa giusto tre volte. Fin dalle elementari il piccolo Carlo si prendeva cura dei compagni con genitori separati e prendeva le difese di quelli più fragili. Da adolescente, si occupava di scuola, amici, affetti, passioni tra le quali prima di tutte Dio. Era fedele alla recita quotidiana del rosario che considerava “la scala più corta per salire in cielo”. Un ragazzo normale che ha reso santa la sua normalità. È abbastanza inconsueto che una madre sopravviva al figlio e raro che il figlio stia per essere elevato all’onore degli altari. Credo sia successo ancora. Mi piace pensare che in questo caso il figlio sia luce per i genitori e ancora più per i giovani. Tra l’altro, dopo la sua morte sono nati i due fratelli gemelli, maschio e femmina ora di otto anni, annunciati in sogno alla madre. Beh, c’è parecchio di interessante nella breve e intensa vita di questo 15enne, che potrei mettere a protezione del mio computer.

Una foto iconica

Era il 23 Maggio 1992, quando avvenne la strage di Capaci. Allora mio figlio aveva 3 anni e 9 mesi, abbiamo vissuto insieme quel tragico evento. In tempi rapidi feci stampare su due magline celesti che indossammo in varie occasioni la foto dei due amici magistrati sorridenti. Mi procurai il poster di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da allora appeso in camera da letto, come un santino laico. Quando mi ritiro, prima di spegnere la luce mi viene spontaneo cercare nel loro sorriso un incitamento a rinnovare nel quotidiano la tenacia e il coraggio che per loro – e per la scorta/le scorte – era pane quotidiano. Il tema dell’amicizia vera, del dovere, del sacrificio, del pubblico servizio fornito oltre ogni aspettativa sembrano argomenti da assegnare a giovani liceali, temi che poi sfumano con i grovigli dell’età adulta. Eppure ritengo che bisogna parlarne, che va mantenuta la memoria di quanto successo, non per edulcorarne il contorno, ma per evitare che riaccada. Il pericolo è sempre dietro l’angolo, in tempi peraltro segnati da tante gravose problematiche. Il Giorno della Legalità odierno intende ricordare le vittime di tutte le mafie. Il Ministero della Cultura e del Merito invita tutte le istituzioni scolastiche del Paese a programmare momenti commemorativi e attività per contrastare qualunque forma di illegalità e sopruso. Quasi mi spiace non essere più in servizio, perché questo tema mi tocca nel profondo. Non so come potrei affrontarlo, dopo 32 anni dall’accaduto senza ripetermi. La fotografia dei due amici magistrati è diventata un’icona dei valori che hanno testimoniato e ci hanno lasciato in eredità. Perché camminino sulle nostre gambe.

Grande Fiorello!

Ad averlo un amico così, in casa e fuori casa! Intendo Fiorello, Rosario Tindaro Fiorello, lo showmen insignito ieri del Sigillo di Ateneo dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. Lo sento durante il telegiornale mentre faccio colazione; me ne compiaccio, perché apprezzo lo spirito dell’intrattenitore pungente e garbato che mi ha fatto compagnia molte mattine durante la trasmissione VivaRai2! appena conclusa. Ma lo conosco da quando Fiorello portava il codino. Ammiro molto anche il fratello Beppe, attore e la sorella Catena, scrittrice. Evidentemente l’arte è di casa tra i fratelli siciliani e la madre “che ha sempre desiderato un figlio laureato”, a detta del mattatore può esserne ben fiera. La lectio magistralis tenuta dal figlio deve essere stata uno spasso; cercherò di procurarmela, se possibile. Comunque un paio di riflessioni mi vengono spontanee: se il talento c’è e si coltiva, prima o poi emerge. La seconda ricalca una battuta del premiato: “Nella vita non si va da nessuna parte da soli, serve sempre qualcuno che, a un certo punto, ti dia un’indicazione”. Nel suo caso fu il produttore Bibi Ballando al tempo del “Karaoke” ed Enzo Olivieri, capo villaggio turistico in Sicilia che aveva riconosciuto la sua capacità comunicativa. Un artista con lo spirito del saltimbanco che alleggerisce la pesantezza del quotidiano. Talento e fortuna interagiscono alla grande se il terreno è coltivato a dovere. Mi viene spontaneo ritornare alla signora Rosaria, madre 86enne di Fiorello, pensando alla frase: “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”, attribuita alla scrittrice britannica Virginia Wolf. Frase suggellata dall’artista che si rivolge alla madre, dicendo: “Mamma, di riffa o di raffa ce l’abbiamo fatta”. Grande!