SOTTO I FERRI…

Cari lettori, il 9 aprile sono ‘sotto i ferri’ per intervento di artoprotesi. Perciò non sarò in grado di dedicarmi al post odierno. Rimedio con la poesia, recentemente letta alla Rassegna di Fonte ‘I poeti di raccontano’ che potrete, a discrezione commentare. Grazie per la condivisione e a prestissimo. Ada

GERANIO COLOR CORALLO

Il Geranio color corallo

imperturbabile al rigore 

non si duole

della pandemia 

che la vita ha seminato

d’intralci e di grovigli.

Ai figli mancano i padri

ai padri mancano i figli

la confusione ha creato

nel cuore un’inversione:

annientata la speranza,

la libertà ferita,

un’incognita la vita.

Eppure il Geranio

imperturbabile al rigore

non se ne duole

e si concede

al tiepito sole 

invernale,

ignaro del male.

Protagonista Il Libro

“Il libro è strumento irrinunciabile di sapere e di crescita, una fonte di valori, di speranze, di sogni”. È il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della 61esima edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Apprezzo che il capo dello stato riservi attenzione al mondo dell’editoria, un ambito che fa da contraltare a quello politico. Si dice che in Italia i lettori siano pochi, ma di recente ho appreso una notizia in controtendenza. Nel 2022 l’indice di lettura era del 71%, mentre era del 68% in prepandemia. Quindi è cresciuto il numero di lettori, però cala la percentuale di chi legge con frequenza almeno settimanale. La categoria che cresce è quella dei lettori ‘forti’ che leggono almeno un libro al mese. Beh, neanche io sto nel numero, perché mi ritrovo a scrivere più che a leggere. Però sono assolutamente d’accordo che il libro sia un bene prezioso. Non è un caso che ne abbia prodotti finora dodici, tra romanzi e raccolte di poesia. Ho inviato la bozza del tredicesimo a qualche casa editrice, finora senza riscontro. Nel mentre Passato Prossimo, uscito nel 2019 a ridosso della pandemia sarà presente al Salone del Libro di Torino il prossimo maggio, nella sezione riservata al self publishing. Un modo diverso per accostarmi al pubblico dei lettori e possibilmente smaltire copie di invenduto custodite a casa. Farà le mie veci una giovane amica che ama scrivere ed è una delle ‘sei dita’ del blog verbanostra. Dato che domani sarò finalmente operata all’anca destra – sinistra fatta a novembre 2021 – dubito che per allora potrei essere presente in fiera e sono molto grata ad Elisa di rappresentarmi. Il romanzo è ambientato negli Anni Settanta ed è nato dalle testimonianze di persone in carne e ossa che fanno rivivere la comunità dinamica del paese, in tempi ‘non ancora sospetti’, prima degli anni bui contrassegnati dal terrorismo. Sono a disposizione, se l’opera interessa. Comunque buona lettura di tutto e di più!

Il bene supremo

Gli incidenti stradali sono purtroppo una costante, la precarietà aleggia inesorabile sul quotidiano. Eppure alcuni tragici eventi, alla pietà per le vittime aggiungono rabbia per la causa scatenante l’evento: l’uomo, anzi peggio la donna come nel caso dell’incidente accaduto nel Salernitano che ha provocato la morte di due giovani carabinieri in servizio, Francesco Pastore e Francesco Ferraro, di 25 e 27 anni, entrambi di origine pugliese. Quasi coetanea la donna 31enne alla guida del SUV che ha investito la gazzella dei carabinieri, risultata positiva ai primi test di alcol e droga. Avrebbe anche precedenti per spaccio. In generale, ritengo le donne più prudenti e responsabili degli uomini, almeno relativamente alla cura del corpo, anche in relazione alla gravidanza. Fatte salve le eccezioni, come in questo caso. L’omicidio stradale sembra non incuta grande preoccupazione e c’è chi continua a mettersi al volante non lucido, ignorando i rischi per la propria e altrui salute. Ben venga il nuovo codice della strada con l’inasprimento delle pene. Temo però che manchi una educazione di fondo alla vita, che è unica e irripetibile, sebbene qualcuno si comporti come se non lo fosse, immaginando di replicarla come in un video gioco. Tra tante materie interessanti proposte a scuola, non vedrei male inserire degli incontri incentrati sul bene supremo. In giro noto molta leggerezza, ma non quella della farfalla bensì del pachiderma che si aggira sbadato tra i cristalli. Penso alle vite bruscamente interrotte dei due Francesco, ai progetti che avrebbero realizzato, alle rispettive famiglie piombare nell’angoscia…e anche al futuro prossimo della giovane donna responsabile del grave incidente. La pietà per le vittime prevale sul rancore legato alle cause che lo hanno determinato. Rimane l’urgenza di pensare prima alle conseguenze del proprio agire.

Giornata Mondiale della Salute

Nella Giornata Mondiale della Salute – bene individuale e collettivo oggetto dell’Articolo 32 della nostra Costituzione – prendo l’argomento un po’ alla larga, approfittando di un servizio sulle diete, in onda su Rai1 verso le otto e trenta. Ospiti, la nutrizionista Veronica Bignetti e Giuseppe ‘Peppone’ Calabrese, conduttore del programma televisivo Linea Verde. La dietista ‘anti-dieta’ ha scritto il libro BASTA DIETE! dove sostiene il metodo dell’alimentazione intuitiva e invita a fare pace col proprio peso naturale. In pratica, l’autrice consiglia di “ascoltare meglio il nostro corpo” e affidarsi al meccanismo di autoregolazione. Invitato ad esprimersi sull’argomento Peppone – che è anche ristoratore – peso 95 kg, ammette di avere provato molte diete e l’unica che ha funzionato è ridurre le dosi del cibo. Adesso mi inserisco io che non ho mai fatto seriamente una dieta, desiderando però di perdere peso, dato che sono piccola e tonda. Mio figlio da piccolo diceva che ero la sua palloncina. Da quando abito a Castelcucco, cioè dal 2000 ho mantenuto all’incirca lo stesso peso, talvolta lievitato. Scopro che ho perso cinque chili netti da quando l’artrosi all’anca mi tortura, ovverosia da dicembre. E mi sono anche data una spiegazione: da oltre tre mesi non vado più al bar, dove consumavo cappuccino e croissant come seconda colazione, fissata la prima a casa verso le sette. La cosa non mi disturba, anzi mi fa piacere e credo ridimensioni i valori di colesterolo e trigliceridi, tenuti a bada da un integratore che ho sospeso. Mi spiace invece la rinuncia al contatto umano che il bar favorisce: a volte due chiacchiere con un cliente o la titolare dell’esercizio sono una medicina. Mi manca anche il quotidiano di carta, ma recupero le notizie online, anche se non è la stessa cosa. Il motto di Socrate “Cura te stesso” va integrato con la cura degli specialisti, nel mio caso l’Ortopedico Guido Mazzocato, il Chirurgo Giovanni Grano e il Fisioterapista Federico Zalunardo, a cui mi affido fiduciosa.

Scrivi, taglia, riscrivi

La cartolibreria in paese è chiusa per ristrutturazione. Da tempo una delle commesse mi mette via la Repubblica con il venerdì, strumenti che usavo anche quando ero in servizio, spulciando tra le notizie del quotidiano e i servizi del settimanale. Adesso bisogna spostarsi in un paese vicino. Per me lo fa la fidata Lucia, che viene a interrompere il mio isolamento. Sulla stessa linea Marcella, sempre presente e disponibile. Lo stato di bisogno in questo periodo di fragilità mi consente di sperimentare il bene incommensurabile dell’amicizia gratuita e generosa. Verso sera do una rapida occhiata al settimanale, partendo come sempre dal fondo e privilegiando gli articoli brevi su fondo giallo. A pag.25 trovo quello che fa per me, intitolato SCRIVI, TAGLIA, RISCRIVI. E SOGNA IN GRANDE di Enrico Franceschini. Il titolo si riferisce alla mostra presso la biblioteca dell’Università di Oxford che esibisce pagine originali dei manoscritti di grandi romanzieri del passato, piene di cancellature e modifiche. Una massima attribuita a Hemingway afferma: Kill your darlings, tradotto in Taglia le tue carinerie per ispirarsi allo stile secco, preciso, essenziale dell’autore di Per chi suona la campana. Il lavoro di limatura del testo mi perseguita dalle superiori, dove in quarta ginnasio una severa insegnante bollava i miei compiti come ‘ridondanti’. Ci misi un po’ a capire dove fosse l’ostacolo e mi esercitai in testi più essenziali, con pochi aggettivi e meno avverbi. In prima Liceo, col cambio dell’insegnante di Italiano nella persona dell’apprezzato prof. Armando Contro credo di aver raggiunto lo stile che mi corrisponde: ‘realismo felice’ secondo Pia, fedele e generosa lettrice. Del resto il mondo è grande e c’è posto per chiunque. Importante è mantenere la propria coloritura e non farsi condizionare dalle critiche.

Evviva gli aquiloni

Jesolo ospita il terzo Festival Internazionale degli Aquiloni, da oggi fino al 7 aprile, dopo il successo delle prime due edizioni di “Aquiloni in Festa”. Una grande festa tra le nuvole, grazie alla partecipazione di 200 professionisti e altri appassionati del volo, con più di dieci nazioni e quattro continenti. Chiamati in passato “cervi volanti” per me simboleggiano la ricerca della libertà. Che l’evento avvenga sul litorale, accresce ulteriormente il fascino della manifestazione: mare e cielo parlano da sé. Ricordo un’estate quando mi trovavo per una breve vacanza a Lignano Sabbiadoro e scrissi una poesia, suggerita dalla vista di un aquilone che volteggiava sopra la straio. Sotto l’ombrellone era appeso il prendisole a fiori di mia madre che si era animato, in risposta alle vibrazioni dell’oggetto volante: praticamente un incontro che mi suggerì la poesia confluita successivamente nella raccolta Natura d’Oro e che riporto col titolo Il Prendisole Sotto l’ombrellone/il prendisole delicato/di mia madre compete/con draghi e aquiloni/foriero di pace./I colori mischiati/ricordano verdi prati/timide viole, ibiscus tropicali/ingenue colombe/rivolte all’orizzonte./Quando l’indosso/mi duole sapere/che lei non c’è più./E sulla pelle sento un brusio/ di stelle.// Il prendisole ce l’ho in casa, sempre sotto gli occhi, una specie di copertina di Linus che mi tranquillizza. I fiori sono il sollievo del mio quotidiano, in questa fase costretta a volare piuttosto basso. Ma verrà il tempo di scrollarmi di dosso qualche peso e librarmi in alto, seguendo il volo degli aquiloni.

Volontari: angeli che operano in un inferno

Le prime pagine dei quotidiani di ieri 3 aprile erano sulla strage di volontari a Gaza. Quelle di oggi sul terremoto a Taiwan: due disgrazie, ma la prima evitabile perché ‘pilotata’ dall’uomo. Uccisi 7 cooperanti, tra loro 3 britannici e un americano. I volontari della WorId central kitchen uccisi da un raid israeliano si trovavano a Gaza per aiutare la popolazione. L’australiana 44enne Lalzawmi Frankcom, detta Zomi, una delle vittime dell’attacco, in un video pubblicato su Instagram mostrava i pasti preparati nella cucina allestita a Deir al-Baah, nella zona centrale della Striscia. Israele si scusa: “Morti innocenti”. Papa Francesco esprime “Profondo rammarico per i volontari uccisi a Gaza. Troppi ragazzi morti nella pazzia della guerra”. Molti altri operatori ONG sono rimasti vittime di attentati. Sono desolata, persuasa anch’io che la guerra sia una pazzia, tanto più assurda oggi dopo le drammatiche esperienze delle guerre del recente passato. Quando scoppiò quella Russo-Ucraina pensavo si sarebbe risolta presto; sento che adesso in Ucraina si arruolano anche le donne, per mancanza di uomini, tantissimi caduti. Per non parlare dei civili. Idem in Israele, dove tra le bombe serpeggia pure la carestia. Domenica, a Pasqua faceva uno strano effetto sentire che a Gerusalemme il clima era condizionato dalla guerra, il contrario della pace. Mi soccorre la poesia Uomo del mio tempo, di Salvatore Quasimodo. Attualissimo l’esordio: “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”, anche se gli strumenti di guerra si sono evoluti, vedi i droni. Trovo angosciante fare considerazioni di questo tipo, la mia pietà è tutta per le vittime, di ogni età, colore, appartenenza politica. Un pensiero speciale per i volontari, angeli che operano in un inferno. Ognuno con una storia, un vissuto…un futuro rubato. Stelle annientate per rigenerare la terra insanguinata.

Sui gioielli

Per fortuna non sono più ossessionata dal tempo che da pensionata gestisco a mio favore, senza gli impegni legati alla professione. Ci pensa l’orologio a muro a scandire i momenti della giornata che col tempo avverso e la limitazione motoria risulta molto lunga. L’orologio da polso che indosso quando esco non funziona più e decido di andare in gioielleria nei paraggi, per farlo rinvenire se possibile, oppure comperarne un altro di fattura simile – cioè piccolo e con la cassa rotonda – ma più economico, adocchiato in precedenza. Il negozio apre alle 9.30, dispone di quattro posti macchina già occupati quando arrivo prima delle 10 e il ranger addetto alla vigilanza mi autorizza a parcheggiare di fronte alla sua auto. Nella mia ingenuità, pensavo di non trovare quasi nessun cliente, supponendo che fosse già stata fatta man bassa di regali per i doni di Pasqua: sbagliato! Quando accedo al negozio, previo giramento delle porte comandate e prelievo del numero, scopro che sono il numero 49. Infatti dentro c’è almeno una decina di persone, la più piccola una bimba sui nove anni, presumo con la nonna. Ambiente accogliente, bel pavimento di marmo variegato, ma nessuna sedia. Aspettare sarà pesante. Quando arriva finalmente il mio turno, dopo circa 40′, chiedo alla ragazza a me deputata se effettivamente il numero assegnatomi corrispondeva ai clienti che mi avevano preceduto. Lei carinamente conferma. Acquisto uno swatch azzurro, con lo sconto del 30% e riporto a casa il mio bel orologio da polso, con l’incertezza che funzioni e l’invito a tenerlo d’occhio. Di sfuggita guardo le perle custodite dentro le varie teche. Non riesco a togliermi dalla mente l’afflusso di tante persone in gioielleria, dopo le feste. Non tutti avranno comperato oggetti preziosi, ma alcuni di sicuro. Sono un po’ disorientata e perplessa. Non sono invidiosa: semplicemente non ricevo in dono gioielli e nemmeno ne faccio. “I diamanti sono i migliori amici delle donne” è la celebre frase che Marilyn Monroe sussurra nel film “Gli uomini preferiscono le bionde” del 1953. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti!

Giovanni Paolo II

Oggi ricorre il 19esimo anniversario della morte di Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II, il primo pontefice non italiano dopo quasi cinque secoli. Mi sembra impossibile che sia già trascorso quasi un ventennio, ho presente l’annuncio della morte del papa slavo, diventato santo il 27 aprile 2014. Seguo il servizio del tg1 delle sette che lo ricorda, durante alcuni incontri con vari personaggi, tra cui il padre del giudice Rosario Livatino – assassinato dalla mafia il 21.09.1990 e beatificato da papa Francesco il 9 maggio 2021 – che dice: ‘Possono strappare un fiore, ma la primavera ritornerà”. Trovo molto bella questa frase, sia da estendere all’ambiente naturale, sia perché metaforica e allusiva ad agognate situazioni pacifiche. Il pontefice polacco era un grande sportivo, amava il teatro e scriveva poesie. Molto cara quella dedicata alla madre che perse da bambino, intitolata “Sulla tua tomba bianca” che dettai ai miei studenti quando insegnavo. Tra le sue frasi celebri: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Il Santo Padre è stato anche un instancabile viaggiatore, dato che ha viaggiato più di tutti i suoi predecessori messi insieme: 104 viaggi apostolici nel mondo e 148 visite pastorali in Italia. Il suo lungo pontificato – durato quasi 27 anni – è stato segnato da eventi funesti, compreso l’attentato alla sua persona. Memorabile il giorno dell’elezione quando, affacciatosi su Piazza San Pietro si rivolse al mondo dicendo: “Se sbaglio mi corrigerete”: un vero Maestro! Mentre scrivo, mi viene il desiderio di conoscerlo di più, come uomo, come pontefice e come santo la cui festa ricorre il 22 ottobre, giorno del suo insediamento, iniziato ufficialmente il 22 ottobre 1978. Mi terrà in considerazione, se mi appellerò a Lui in qualunque momento. 🙏

Pasquetta 2024

Buona pasquetta e buon pesce d’aprile. La tradizione.di fare lo scherzo di riferimento pare sia nata in Francia nel 1500 e si sia poi diffusa in Europa. L’usanza deriva dal fatto che il pesce abbocca facilmente all’amo, quindi chi subisce uno scherzo ha abboccato come un pesce. Tra l’altro, il pesce è un simbolo cristiano, insieme alla croce, all’agnello di Dio, alla candela, alla vite e vino… Nelle catacombe di Roma il simbolo del pesce era molto comune, in quanto nell’alfabeto latino ‘ictus’ cioè ‘pesce’ è l’acronimo di ‘Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore’. Ma non sono un’esperta in questo ambito e ritorno al pesce d’aprile che si festeggia in molti Paesi del mondo. In Italia arrivò a Genova tra il 1860 e il 1880. Interessante andare a curiosare tra gli scherzi realizzati nel tempo. Il ricordo mi riporta a quando insegnavo. Quanti pesci cartacei grandi e piccoli giravano in classe, appiccicati sullo schienale delle sedie dei compagni, sulle schiena dei ragazzi, perfino dentro al registro di classe! Si rideva e sorrideva, lieti di portare un po’ di leggerezza durante la mattinata scolastica, solitamente pesante. Non ho memoria di sorprese sgradite in quella circostanza. Anzi, col senno di poi direi che sarebbero da incentivare momenti e situazioni creative che favoriscano la socialità, non solo a scuola. Ad esempio, oggi sarebbe giornata destinata ai pic-nic e alle passeggiate tra i colli, con sosta presso gli stand di prodotti locali. A Borso del Grappa, il Gruppo Alpini di Semonzo organizza la 23esima edizione del GUSTAGIRO con ‘fugasse e ovi’ ma in maniera ridotta rispetto alle passate edizioni, causa maltempo che sa fare scherzi sgraditi. Finita la pausa pasquale, arriverà il bel tempo. Allora, ce lo godremo tutto.