In controtendenza con certi messaggini che mi arrivano di mattina, a me piace il lunedì: mi consente di ripartire, ingranando una marcia più alta rispetto al weekend. Sarà anche perché mi sposto nel paese vicino – Fonte – dove è in corso il mercato – evento per me stimolante – e dove faccio una sosta allo Snack Bar Milady, prima di procedere per la spesa, sempre esagerata. Mi piace il fervore che regna nel locale, anche se è difficile isolarsi in un angolo per leggere in pace il quotidiano. A ridosso delle dieci sono quasi fortunata a trovare il Corriere disponibile. Mi tuffo tra le notizie e a pag. 4 mi sorprende il titolo del breve allarmante articolo: I Ricercati dalle Autorità, con sottotitolo: I 25 italiani nella ‘lista nera’ russa, tra cui la veneta Giulia Schiff, 24enne ex pilota dell’aeronautica militare, arruolatasi due anni fa tra le milizie ucraine in Donbass, sposata a un soldato ucraino-israeliano. Marta serve delle anziane signore al tavolo vicino ed ha un sorriso rasserenante. Diego espone vassoi di ghiottonerie e Lisa si divide tra la cassa e il banco. Anna consegna le consumazioni fuori, perché la giornata promette bene. Si sta avvicinando la fine di febbraio: potrebbe essere un anticipo di bella stagione. Tra pochi giorni saranno due anni dall’inizio della guerra in Ucraina e tre giorni fa Avdiivka è caduta in mano ai Russi. Non c’è da stare allegri. Prima di chiudere il quotidiano, do un’occhiata ai programmi di stasera: Presadiretta, Rai 3, ore 21.20 considera la fragilità delle democrazie e l’aumento delle dittature. Cose serie anche su LA7, all’incirca stessa ora durante il programma La Torre di Babele, con il filosofo Umberto Galimberti che discorrerà sulla ‘Gioventù bruciata?’. Non so cosa succederà avanti sera. Ma e chiaro che il lunedì, partito col piede giusto è costretto a rallentare.
Mese: febbraio 2024
Morte annunciata
Mi spiace davvero che l”oppositore russo Alexey Navalny sia morto. Speravo non succedesse, anche se temevo sarebbe accaduto. La moglie Juliya dice: “Putin deve pagare”. Lyudmila, la madre del dissidente lo aveva incontrato durante una visita su appuntamento pochi giorni fa e lo aveva trovato “vivo, sano e allegro”, rinchiuso nella colonia penale ‘Lupo Polare’ nel Circolo polare artico russo. La sua colpa: avere denunciato la corruzione del regime di Putin. Non sono addentro al problema, ma d’impeto mi viene in mente che il Papa ha detto che la corruzione, il peggiore dei peccati fa “imputridire l’anima”. Nel dare la ferale notizia, nel titolo di diverse testate compare la parola ‘gulac’ che mi rammenta qualcosa di terrificante. Infatti il significato è “Campo di concentramento e di lavoro coatto per prigionieri politici in Unione Sovietica” che mi rimanda all’opera ‘Arcipelago Gulac’ di Aleksander Solzenicyn che ripercorre il periodo di dittatura comunista in URSS. Premio Nobel per la letteratura nel 1970, viene espulso dall’URSS nel 1974, dopo la pubblicazione nel 1973 di quello che è ritenuto il suo capolavoro. Non serve spiegare perché. Purtroppo ancora una volta la storia si ripete nei suoi aspetti peggiori. Senza inoltrarmi in questioni politiche, penso che Navalny era anche padre di due figli e marito di una combattiva moglie, cui mandava segnali d’amore, atteggiando le dita a cuore, come ho visto in tivù durante un servizio. A 47 anni aveva tutta la vita davanti, sacrificata per la sua opposizione al Cremlino. Vittima di avvelenamento, scongiurato dopo il ricovero e le cure in Germania, sarebbe rimasto là se avesse preferito salvare la pelle. Ma l’esigenza di denunciare il regime lo ha fatto ritornare. Se non è coerenza questa…
Giornata del Gatto
Da gattara qual sono, non potevo farmi scappare la Giornata Nazionale del Gatto, oggi 17 febbraio (anche se in concorso con l’8 di agosto). Ho parlato in altri post della simpatia che nutro per questo animale di cui ammiro molte qualità: indipendenza, eleganza, flessibilità, astuzia, curiosità…e anche il fatto che sia piuttosto indomito, nel senso che decide lui a chi affezionarsi. Il pensiero di Leonardo da Vinci rende magnificamente l’idea: “Il felino più piccolo è un capolavoro’. Cresciuta in mezzo ai gatti – ma anche cani e uccelli – coltivo da sempre una predilezione per questa creatura, condivisa da diverse mie amiche: Vilma, Sara, Valentina, Serapia, Erica, Antonietta, Elisa e Roberta, Adriana, Lina… e mi scuso se scordo qualcuno. Attualmente convivo con tre gatti, di cui ho già parlato: Grey, tigrata, sette anni, Pepita dal manto bianco-grigio, quasi due anni come Fiocco, rosso light, il più temperamentoso, per usare un eufemismo. Per fortuna, vanno d’amore e d’accordo. Mi offrono momenti di cinema domestico…e qualche preoccupazione quando sento qualcosa cadere dall’alto oppure non li vedo, imbucati in posti impensabili. Fiocco non si risparmia: entra nella lavastoviglie se non chiudo subito lo sportello, nel frigorifero – attratto dal prosciutto – passeggia sopra la tastiera del pc, sul bordo del fornello dove ha lasciato i primi baffi, totalmente sordo ai miei rimproveri e alla minaccia di mandarlo in collegio. Poi al mattino me lo trovo in bagno, sonnacchioso che comincia a fare le fusa appena mi vede. Pepita, molto affettuosa e obbediente diventa il cuscino sulle mie gambe di sera, quando sono distesa sulla poltrona relax. Ogni tanto allunga una zampetta per accarezzarmi, senza tirare fuori le unghie come invece fa Fiocco. Grey, timorosa e diffidente fa un po’ da ket sitter ai due micetti – che in realtà stanno sui cinque chili – ci gioca e li lecca, pratica che mi intenerisce perché mi fa pensare alle cure materne. Quindi è lei che scelgo per postare la foto su Instagram collegata al post odierno. Con tanti auguri ai gatti e complimenti a chi li ama (alle ore 17, a Pieve di Soligo inaugurazione della mostra fotografica ‘Cats in Venice’)
Da che parte stare
Non sapevo nulla di Sangiovanni (pseudonimo di Giovanni Pietro Damian, n. Il 9 gennaio 2003 a Vicenza), salvo averlo sentito nominare tra i cantanti esibitisi al teatro Ariston durante la recente kermesse canora, vista ‘di striscio”. Di primo acchito confermo che la mia preferenza va al testo ‘Pazza’, della Bertè che ritengo originale e interpretato con passione. Del giovane cantante veneto mi colpisce che abbia “rassegnato le dimissioni” per il momento, da tutti gli impegni legati alla sua attività di cantante perché “Non riesco più a fingere che vada tutto bene” e “Non ho le energie fisiche e mentali”. Noto al pubblico dalla partecipazione alla ventesima edizione di Amici di Maria De Filippi, al Festival di Sanremo è risultato penultimo in classifica. Il titolo del brano interpretato è “Finiscimi”. Sono andata a leggere il testo del pezzo, una storia di addio da cui estrapolo il passaggio: “Io non so come si controllano le emozioni” che è una confessione coraggiosa, direi profetica. Ma in positivo, visto che il giovane artista ha avuto il coraggio di fermarsi, anteponendo il suo benessere psico-fisici al successo. Se non è una mossa studiata a tavolino – chiedo scusa per la diffidenza – ritengo che il ragazzo abbia agito con molto buon senso, difendendo il diritto ad autogestirsi e a sottrarsi dai tentacoli dello star-system. Del resto, a 21 anni deve completare la crescita umana e ha tutto il tempo di costruire la carriera che preferisce. Nel mondo dello spettacolo, non è l’unico ad avere avuto un ripensamento e ad avere fatto un passo indietro, soprattutto in ambito sportivo. Oggi è tutto complicato. Le energie profuse nella realizzazione professionale sono soverchianti, a discapito dell’equilibrio interiore. Confortante che un giovane artista decida da che parte stare.
Posta del cuore
Oggi secondo giorno di Quaresima, iniziata ieri con le Ceneri, periodo di digiuno, penitenza e preghiera che durerà fino al Giovedì Santo prima di Pasqua. Al termine dell’udienza generale, il Papa invita i fedeli a non dimenticare mai Ucraina, Palestina e Israele. Come potremmo? Al male dilagante fuori dei confini nazionali, si aggiunge la cronaca nera che ci propina ogni giorno fatti di incredibile efferatezza, inconcepibili nel terzo millennio, se non da menti malate e/o possedute da demoni. Accenno soltanto e poi viro su un argomento lieve, più nelle mie corde proposto dalla trasmissione Geo: Le Lettere d’Amore spedite al Club di Giulietta – nato a Verona nel 1972 – da ogni dove e da persone di varie età, presumo soprattutto giovani. D’altronde ieri era San Valentino, protettore degli innamorati. Tra l’altro il concorso ‘Cara Giulietta’ organizzato dal Club premia la più bella lettera d’amore che in questa edizione è stato assegnato a una messicana, testimoniando la partecipazione planetaria. A me interessa la scrittura a servizio del cuore, ma non nel senso della svenevolezza, quanto piuttosto come espressione di sé destinata a durare. Del resto la locuzione latina ‘Verba volant, scripta manent’ significa che le parole volano, mentre gli scritti rimangono. Oggi si scrive molto meno a mano ed è raro ricevere lettere manoscritte. Anzi, ho sentito che verranno smantellate molte cassette postali per scarsità di posta cartacea, subissata da quella online. I vantaggi della tecnologia non si negano. Tuttavia il dono di un biglietto manoscritto, magari decorato di proprio pugno come fa Francesca, oppure steso in bella grafia/calligrafia come fa Rossella ha un valore impagabile. Invidio le volontarie che si dedicano alla posta del cuore. Le immagino emozionarsi tra le pene altrui, ricevendone linfa nutriente.
Il cuore protagonista
Giornata Mondiale delle Cardiopatie congenite e San Valentino: protagonista il cuore, in doppia versione. L’abbinamento mi sembra appropriato, anche se non ho argomenti da sostenere. Mi limito a dire che rifuggo dall’impronta economica che viene data alla giornata, mentre mi attrae la figura di San Valentino (da Terni, 176 d.C- 14.02.273) vescovo e martire cristiano. È il patrono degli innamorati e degli epilettici, invocato anche contro i dolori del ventre. Amava vedere i bambini giocare nel suo giardino e poi li congedava con un fiore. La letteratura religiosa lo descrive come difensore delle storie d’amore, specie se infelici; si racconta che abbia messo pace tra due fidanzati che litigavano, offrendo loro una rosa. La ricorrenza è celebrata oggi in buona parte del mondo e fu istituita da Papa Gelasio I nel 496 in sostituzione dei festeggiamenti per i Lupercalia in onore del dio Fauno. Dunque oggi l’amore è protagonista, in tutte le forme e sfumature. Ovverosia cena romantica in coppia, fiori e cioccolatini…ma anche una riflessione su uno dei legami più importanti. Non sono titolata in questo ambito, però caldeggio un’attività da fare insieme, senza intrusione della pubblicità: un piatto, un gioco, uno scritto, un disegno. Quando insegnavo, era tutto un passaggio tra i banchi di bigliettini e cuoricini, esuberanza espressiva che si stempera nel tempo; non sarebbe male recuperarla, almeno nella sua essenza. Per tornare al quotidiano, non mi sottraggo alla festa di San Valentino se qualcuno me lo ricorderà. I miei tre gatti mi amano abbastanza. Per non essere troppo out, ho comperato una confezione di fragole fatta a cuore e ho gustato tre frittelle ripiene di crema al forno locale: dolcezza assicurata! 💟
Martedì grasso…privato
Martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale. Non me ne sarei accorta se Manuel non mi avesse inviato una foto di Gina, sua nonna davanti all’impasto per i crostoli (noti anche coi nomi frappe, chiacchiere, bugie…) che realizza secondo una procedura ‘top secret’ che prevede “na cicareta de rum e una de graspa”. Fantastico questo quadretto familiare dove nonna e nipote sono impegnati nel realizzare il dolce tipico di questo periodo… con ricetta esclusiva “di Luigina, la sorella più grande di mia nonna”, precisa Manuel. Immagino la cucina di Gina trasformata in laboratorio dolciario, i crostoli calati nell’olio che fanno le bolle, le guance di nonna e nipote che si arrossano per il calore dell’ambiente e per la fatica… perché l’operazione è impegnativa e richiede un intero pomeriggio. Vorrei fosse capitato a me che cerco nonni adottivi e ho il privilegio di incontrarli grazie ai miei contatti. Nel post di ieri ho parlato del legame padre/figlio grazie all’arte; oggi sono protagonisti nonna/nipote grazie alla cucina. Ma se non ci fosse la rete di sostegno dei familiari costruita nel tempo, il palco crollerebbe. Il fare insieme è l’aspetto della relazione che mi affascina, che sia in cucina o in un altro spazio fa lo stesso. Poi, se i protagonisti dell’esperimento sono di età diverse, tanto meglio. Gina ha compiuto novant’anni qualche anno fa. È sempre sorridente e risponde al telefono con sicurezza. Circondata dall’affetto delle tre figlie e dei nipoti – Manuel in primis – le invidio la chioma grigio-azzura che mi ricorda la fata turchina. Naturalmente ammiro anche la sua longevità che le consente di essere ancora attiva e curiosa. A proposito, come me guarda il programma Forum e mi aggiorna se mi perdo una causa. Uno svago mentale che nutre l’amicizia.
La classe non è acqua
Conosco due pittori, padre e figlio da non molto, ma quanto basta per avere la conferma che l’arte salva. Pio, il padre merita una tela solo a guardarlo: lunga barba bianca, radi capelli lunghi, occhi cerulei rivolti al tempo che fugge. Noè, figlio secondogenito di quattro condivide con il padre l’amore per il pennello. Pio è reduce da un problema di salute che lo ha trattenuto in ospedale per un po’, ma ha festeggiato a casa il suo 89esimo compleanno. Mi aggiorna sulle sue condizioni la figlia Marta, diventata mia amica. Tutto sembra filare liscio, però riadattarsi alla quotidianità richiede tempi lunghi, nonostante la cura e la dedizione profusi dai familiari. Ma ecco la svolta: Noè porta al padre una piccola tela dove l’anziano genitore potrà muovere la mano d’artista, imprimendo segni ed emozioni. Potrebbe anche non succedere, non si crea a comando. Invece l’intuizione è giusta, la vocazione a dipingere ha il sopravvento sulle limitazioni del quotidiano e l’artista ritorna protagonista. Ecco, non so cosa Pio imprimerà sulla tela donatagli dal figlio: volti, fiori oppure paesaggi. Mi piace pensare che insieme si stanno scambiando linfa, che la comunicazione artistica funziona più delle parole. D’altronde non è un caso se la pittura è una poesia muta (pensiero dell’immenso Leonardo Da Vinci). Guarda caso, il figlio è anche poeta e questo lo avvicina al mio sentire. Del resto, per gli Antichi Greci le nove Muse protettrici delle Arti e della Cultura erano sorelle. Questo mi suggerisce l’idea che l’humus conti parecchio e che non sia ininfluente il terreno Dove i Germogli diventano Fiori per dirla con il titolo della mia ultima creatura letteraria che reca in copertina un dipinto di Noè. Quando si dice “La classe non è acqua”.
Arte salvifica
Un paio di giorni fa, precisamente venerdì durante la trasmissione Geo viene data la notizia di uno straordinario rinvenimento artistico a Rimini, città che mi è cara per diversi motivi. Lo storico e critico d’arte Alessandro Giovanardi racconta il ritrovamento di alcuni affreschi trecenteschi di scuola giottesca rinvenuti qualche mese fa nella chiesa di Santa Croce a Villa Verucchio, in provincia di Rimini. La scoperta “che fa tremare i polsi” si deve alla curiosità di Frate Federico, impegnato in piccoli interventi sopra al coro ligneo. Incuriosito, lega il cellulare a un filo e lo cala nella fessura tra il coro e il muro con la telecamera accesa e cattura l’immagine di un’antica pittura medievale del Cristo in Pietà, custodita in una nicchia. Gli esperti stabiliscono che l’opera è di Pietro da Rimini ed è uno dei più importanti rinvenimenti della storia dell’arte medievale. Intraprendenza di Frate Federico e fortuna hanno reso possibile la scoperta. Sullo stesso luogo circola una leggenda francescana: il chiostro della chiesa conventuale è dominato da un cipresso monumentale che si dice sia nato dal bordone (grosso e lungo bastone usato dai pellegrini) piantato a terra dal santo di Assisi, fermatosi qui a riposare e a pregare: un miracolo anch’esso di madre natura. Insomma, tra gli affreschi riscoperti e il cipresso gigantesco ci sarebbe materiale per scrivere un romanzo che la curiosità di Frate Federico rende intrigante. Che ci sia bellezza nascosta ovunque è incoraggiante, nel paese chiamato, non a caso il Belpaese. Sono 59 (da settembre 2023) i siti italiani patrimonio dell’umanità UNESCO e nessun altro paese al mondo ne ha altrettanti. Questo dato è motivo di orgoglio e fonte cui attingere per ossigenarci.
Santa Scolastica
La chiesa ricorda oggi santa Scolastica (480 – 547, Norcia) sorella di san Benedetto, di cui era gemella. La madre, Claudia Abondantia, contessa di Norcia morì subito dopo averli dati alla luce. Grazie alle cure del padre, Eutropio Anicio, discendente di un’antica famiglia senatoriale romana, poterono entrambi andare a Roma e studiare. Ben presto Scolastica rinunciò all’eredità e, con il permesso del padre si consacrò a Dio e alla vita monastica. Entrambi i fratelli hanno fondato ordini religiosi durante la loro vita. Santa Scolastica è considerata protettrice delle puerpere (dal latino ‘puer’/fanciullo e ‘parere’/partorire). Chissà se mia mamma Giovanna, che faceva l’ostetrica lo sapeva. Trovo interessante il legame straordinario tra i due fratelli – legame peraltro noto tra i gemelli – ed anche il nome assegnato a Scolastica che mi riporta al mio ambiente di lavoro. Il nome è di origine latina e significa “che insegna”, dato in origine a docenti e a persone molto erudite. Il che mi fa supporre che i genitori di Benedetto e Scolastica fossero delle persone molto attente e colte. La diffusione del nome è scarsa ed accentrata nel Lazio. Obiettivamente è un nome impegnativo da portare, mai riscontrato da me nei registri scolastici. Tuttavia, per il significato mi viene facile collocarlo nel mio ambito lavorativo. Trovo esemplare l’affinità tra i due fratelli – entrambi santi – che è singolare, se confrontata con le difficili relazioni parentali odierne. Non so se è una mia percezione, oppure abbia riscontro nella realtà, ma la fratellanza/sorellanza oggi mi sembra alquanto ridotta. Meglio se mi sbaglio. Sarei molto contenta di avere un fratello gemello con cui andare d’amore e d’accordo. In mancanza, cerco dei validi surrogati tra i miei contatti.
