Ascoltare per comunicare

Oggi 21 ottobre, Giornata Mondiale dell’Ascolto, un aspetto fondamentale delle relazioni interpersonali. Istituita nel 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto per rappresentare gli interessi delle persone con problemi di udito, l’iniziativa intende sensibilizzare sulla comunicazione in un mondo diventato sempre più egocentrico. Giusto sottolineare la rilevanza dell’ascolto attivo e consapevole in ambito privato e sociale, da estendere a quello politico dentro e fuori la nazione. Anche in questa circostanza, per deformazione professionale richiamo le abilità di base obiettivo della scuola media: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Per mia esperienza, contrariamente all’ordine di esposizione, l’ascolto attivo era la meno esercitata, sia davanti che dietro la cattedra. I ragazzi dal posto chiacchieravano volentieri tra loro, compromettendo la loro attenzione e la mia pazienza. Una mia collega che parlava molto diceva che gli studenti hanno bisogno di essere ascoltati, ma non mi è chiaro come combinasse le due cose. A parer mio, in servizio abbondavano le verifiche scritte di storia e geografia – materie orali – per fare gli accertamenti delle nozioni, a scapito dell’esposizione orale che risultava limitata al colloquio d’esame. Adesso il problema non mi tocca più da vicino, ma continua a serpeggiare e temo anzi si sia espanso dopo la pandemia, a causa dell’isolamento sociale. Anch’io che considero le parole un biglietto personale distintivo, non riesco talvolta a farmi ascoltare. Mi interrogo e cerco di ascoltare la mia vocina interna, in attesa che mi suggerisca qualche altra procedura comunicativa. Talvolta registro solo il silenzio. Allora mi conforta il pensiero di un amico: Anche il silenzio è pensiero!

Persone coraggiose

Durante il telegiornale della sera sento nominare Ingrid Betancourt, a Roma per sostenere un’iniziativa della resistenza iraniana in Italia. Durante l’intervista parla dello stato di prigionia cui fu costretta ed esprime solidarietà ai sequestrati da Hamas. Infatti fu fatta prigioniera delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) per sei anni, dal 23 febbraio 2002 al 2 luglio 2008. Di questa politica colombiana mi sono occupata da insegnante, perché la sua vicenda umana toccava diverse materie e consentiva agli studenti di riflettere sull’attualità. Immagino di essere stata influenzata dalla mia attitudine giornalistica e spero che gli ex studenti, ora adulti si ricordino di questa donna coraggiosa che non ha smesso di battersi per la difesa dei diritti umani. Nata a Bogotà il 25 dicembre 1961, figlia di un ex ministro dell’educazione e di un’ex senatrice, ha vissuto all’estero, soprattutto in Francia dove ha studiato. Nel dramma degli ostaggi di Hamas rivive il suo incubo. “Rivivo tutto il trauma di essere vittima di un’organizzazione terroristica. Come sopravvissuta sento di dover reclamare per i diritti per tutti coloro che non possono farlo”. Quando le viene chiesto come si sopravvive, risponde: “Si sopravvive stando dalla parte della verità, avere i principi, i valori, la fede è l’unico modo di resistere”. Ognuno combatte delle battaglie, chi è più esposto rischia di più. Mi ha colpito la ‘ricetta’ del nuovo procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, vita sotto scorta da 35 anni, per evitare di andare dall’analista: ogni domenica si concede una seduta…nell’orto, zappando e coltivando orticole. La natura ritorna come consolatrice. Se i terroristi non ti impongono la prigionia nella boscaglia.

Una coetanea tosta

Nata a Roma il 19 ottobre 1953, oggi è il compleanno di una coetanea famosa, che vedo tutti i pomeriggi sul Canale 4 dove conduce il programma Forum: Barbara Palombelli. Leggo l’intervista di Maria Luisa Agnese a pag.29 del Corriere e non mi stupisce che la giornalista riveli un carattere forte e determinato, emerso già nell’infanzia. È lei stessa a confidarlo: A sei anni facevo i giornaletti e li vendevo ai familiari. Poi da ragazza andavo a bussare a tutti i giornali, Espresso, Repubblica, Corriere, mi sono presentata dicendo: “Mi piacerebbe scrivere”. Laureata in Lettere, inizia la carriera in Rai. Da 11 anni conduce Forum su Canale 5, e Lo Sportello di Forum, Rete 4 dove io attingo anche per i miei post. Trovo la conduttrice – tra l’altro di bell’aspetto – molto garbata ed equilibrata nella conduzione del programma in cui si scontrano sovente protagonisti litigiosi, alla fine ‘serviti’ dal giudice. Giornalista e conduttrice tv, afferma: “La tv mi è sempre sembrata una cosa molto facile. La carta stampata richiede più fatica”. Ha anche scritto un libro sulla sua vita, pubblicato da Mondadori nel 2000, C’era una ragazza. Dalle parole che dice, credo che sia una persona molto organizzata e razionale: “Bisogna avere piani A, B, C… io ho piani fino alla Z”. Simpatica, concordo con lei. Mi piacerebbe averla come amica. L’impressione che mi trasmette è che sia controllatissima fuori, un torrente in piena dentro. Nel privato è sposata con Francesco Rutelli da 44 anni (anche se vivono da ‘separati in casa’) e ha quattro figli, tre dei quali sdottati, il che aumenta la mia stima nei suoi riguardi. Anche se non ama festeggiare i compleanni, mi aspetto che oggi le arrivino molti auguri, compreso il mio. Brava Barbara, tieni alta la classe 1953 che ha dato buoni frutti! 💐

Pace, questa sconosciuta

Mi è stato inoltrato un video da un mio contatto, con richiesta di diffusione. Di solito non lo faccio, ma in questo caso il prodotto lo merita perché è incentrato sulla Pace ed utilizza immagini poetiche. Il testo è di Dora Millaci mentre il video, della durata di 1′ e 36” è stato creato da Francesco Avi. Ne trascrivo parte del contenuto, lasciando al lettore immaginare la successione delle immagini, sostenute in sottofondo da una musica adeguata. Che suono avrà la Pace? Il suono forse è il battito d’ali di una farfalla, o di un cuore appena nato, o forse di una risata contagiosa, forse ancora delle onde del mare o del ticchettio della pioggia o del fruscio del vento tra gli alberi pensieri poetici a cui segue la certezza che il suono della Pace non è quello della guerra fra fratelli, dell’odio o del dolore, pensieri questi accompagnati da poche immagini di desolazione. La risposta giunge in coda al video, con la foto di due piccoli bimbi che si baciano: La Pace ha un suono melodioso, unico e inconfondibile. Ecco, il suono della Pace è l’amore. A mio parere, la parola ‘amore’ è un po’ abusata e ci starebbe meglio umanità o sinonimi, ma convengo che trattasi di distinguo linguistico. Quello che conta è che abbiamo bisogno di agganci positivi, di proposte di bellezza, di emozioni positive in un periodo grandemente visitato dal male. Personalmente il mare mi rilassa e l’immagine delle onde che si frangono ritmicamente sulla riva rende piuttosto bene l’idea dell’armonia, ingrediente della Pace come lo sono altri buoni sentimenti tipo la solidarietà, l’empatia, la pietà e la bontà. Non voglio scadere nella retorica o nel mieloso, ma da più parti si segnala una degenerazione sentimentale preoccupante. È tempo di dare più spazio a ciò che ci fa stare bene e di far prevalere la virtù.

Tempo di mele

Ho convocato Reginaldo prima del previsto perché da metà settimana dovrebbe piovere, il tappeto di foglie in giardino potrebbe inzupparsi e diventare pericoloso per la deambulazione. Con l’occasione, gli chiedo di staccarmi gli ultimi grappoli di uva fragola. Lui si offre anche per cogliere le ultime mele, per evitare che si ammacchino, cadendo spontaneamente. E qui faccio una scoperta: quelle che io credevo ammalate, in realtà sono state ‘attenzionate’ dai ‘sciavaron’ come in dialetto si chiamano i calabroni. Una mela è stata letteralmente svuotata ed è rimasto solo l’involucro esterno, trasparente come carta velina. In altre mele vedo il ‘goloso ospite’ in attività e mi scanso appena in tempo quando il frutto viene scosso per bene, affinché lasci il lauto banchetto e se ne vada. Da quando sono in pensione e mi occupo in prima persona del verde, sto imparando un sacco di cose. Tornando alle mele, alla fine ne raccolgo una cassettina di sane, rosse e lisce che fotografo, prima di portarle al fresco in cantina. Quelle un po’ segnate subiranno una trasformazione dolciaria in soffici muffin ripieni oppure in uno strudel. Due parole su questo frutto autunnale. La mela, originaria dell’Asia centrale e coltivata già nel Neolitico – 6000/3500 a. C. – si è diffusa prima in Egitto lungo la valle del Nilo e poi in Grecia. Attraverso le conquiste dell’Impero Romano è giunta in Occidente e da qui in tutta l’Europa occidentale. È il frutto più antico del nostro pianeta ed è tra quelli meno ricchi di zuccheri, così da poter essere consumata tutti i giorni, sebbene in quantità moderata, come dice il proverbio: Una mela al giorno toglie il medico di torno, grazie ai milioni di batteri che il frutto contiene. Una profumata e leggera composta di mele ci sta proprio bene.

Sorriso contagioso

Come da previsioni, la temperatura è scesa parecchio. Alle nove di stamattina era circa di dodici gradi: rinuncio di andare al mercato e rimango in paese. La voliera con i canarini resta in ripostiglio, forse verso mezzogiorno la sposto sul portico a ovest. Sbrigo un paio di faccende ed esco a piedi, con meta il bar e la posta. Strada facendo, incrocio una signora tipo mediterraneo che mi saluta e si ferma a scambiare quattro chiacchiere. È Mirca, una mia ex alunna delle medie di 30 anni fa che ha mantenuto riccioli neri e sorriso. Se la confronto con la ragazzina gioiosa che era, riconosco che ha conservato le qualità di base. Adesso ha due figlie all’università – che immagino saranno brave almeno quanto lo era lei – abita piuttosto distante da qua dove viene a trovare gli anziani genitori. In pochi minuti di conversazione mi restituisce il buonumore, perché il suo sorriso è davvero contagioso. Le do un biglietto da visita, invitandola a leggere i miei post, per mantenerci in contatto, dato che anch’io ho mantenuto una caratteristica nota dai banchi di scuola: scrivere. Ci salutiamo cordialmente ed entro al bar da Gabriella. Fuori c’è un solo cliente che si sta leggendo il giornale, mentre dentro fa quasi caldo. Dovremo abituarci agli sbalzi di temperatura che non sono il massimo per la salute. Già detto alla gentile titolare che si meriterebbe spazi più ampi. Cambio consumazione e opto per il Crodino dal bel colore ambrato, con un assaggio di cips e oliva. Sono le dieci e trenta e non so ancora cosa mi preparerò per pranzo. La mia ritrosia ai fornelli è arcinota, preferisco di gran lunga scrivere che fare da mangiare, attitudine che invidio a chi ce l’ha. D’altronde ieri sono stata a pranzo fuori, in buona compagnia con Pia. Una tantum ci può stare.

Leggere e scrivere: una festa

Per mia atavica abitudine, comincio a leggere i settimanali – no i quotidiani – dalla fine: sia quelli che trovo al bar e dalla parrucchiera, sia ‘il venerdì ‘ di Repubblica. Delle prime pagine del giornale apprezzo molto ‘Le lettere per Natalia Aspesi’ che ammiro per la vivacità intellettuale e alcuni servizi trattati nella parte interna. Stamattina però mi cattura la pagina pubblicitaria a pag.40 che mi riporta nel mio ambito professionale: Dare Forma alle Parole per Condividere Emozioni Festa della lettura inclusiva dal 23 al 29 ottobre – Abano Terme – Padova. Il sottotitolo spiega che: ‘Attraverso il potere della parola scritta possiamo esplorare, farci ispirare, emozionare e allontanare l’isolamento’ proprio quello che penso io che non a caso ho dato il nome latino Verba mea (= Parole mie) al mio blog e suggerito quello di Verba nostra (Parole nostre) al neonato blog parallelo, esclusivamente letterario rispetto al mio che considera vari argomenti. Credo che le mie colleghe/amiche Francesca, Sara, Valentina, Veronica ed Elisa si sentano parte di un gruppo che ama la scrittura, sia come espressione di sê che come strumento per una lettura inclusiva, cioè accessibile. Ad Abano Terme sono previsti incontri e riflessioni, letture ad alta voce anche in più lingue. Noi sei ci troveremo in settimana per fare il punto… sul da farsi, scusate il gioco di parole, per promuovere la conoscenza del nostro diario online dove tutti sono invitati a leggere ciò che pubblichiamo e a diventare parte di una rete che si autosostiene. In ambito sociale, essere inclusivi significa soprattutto ‘sentirsi accolti’, appartenere a un gruppo di persone che condividono un obiettivo comune, che nel nostro caso è scrivere. Se abbiamo dei lettori, è il top! 👍📖

Quasi foliage

Metà ottobre, l’autunno avanza a passi leggeri. Cadono le foglie del ciliegio e cadono le mele dal mio albero non trattato. Non ho fatto il cambio degli armadi perché di giorno la temperatura è più che gradevole. La sera scende prima e verso le 18.30 è tempo di ritirare la voliera con i canarini in casa, mentre dai tigli vicini gli altri uccelli si salutano. Mi sembra che alla fine del mese verrà reintrodotta l’ora solare, cosicché le giornate si accorceranno di un bel po’. Comunque è nella previsione stagionale. Recupereremo al tepore dei termosifoni – meglio ancora della stufa – le energie disperse durante la lunga e torrida estate. I miei gatti sembrano gradire molto la temperatura attuale: si rincorrono tra le foglie crepitanti e si fanno le unghie su un tronco d’albero diventato il loro tiragraffi preferito. Non è ancora il foliage perché la temperatura si mantiene al di sopra della media, ma siamo prossimi. Mi fa un certo effetto considerare che tra un paio di mesi saremo in clima prenatalizio, troppi fatti cruenti non conciliano lo spirito: mi sforzo di cercare qualcosa di bello in questo pianeta maltrattato dove l’uomo ‘sapiens’ rinuncia spesso alla sua dimensione umana. Mi soccorrono le piante grasse che emettono fiori bellissimi e inattesi. Adesso che ci penso, la mia gigantesca Crassula fa dei piccoli fiori bianchi col freddo ed anche l’Osmanto nell’orto si veste a festa. Le Ortensie si stanno seccando sulla pianta e le userò per composizioni floreali durature, insieme ad altri elementi, tipo bacche e pigne reperibili sul posto. La natura dà una mano in ogni stagione e regala un sorriso a chi aspetta paziente. Il guaio è che l’attesa dell’evento buono/bello viene spesso interrotta da una mano criminale. Allora la speranza viene sopraffatta dalla paura.

Splendida Cornice

Seguo il programma ‘Splendida Cornice’ su Rai 3, condotto da Geppi Cucciari. Lo trovo accattivante, perché coinvolge il pubblico che interroga gli ospiti fissi, tra cui un linguista, una matrimonialista… e la scienziata Amalia Ercoli Finzi, 86 anni portati splendidamente (Gallarate, 20 aprile 1937). La signora, peraltro madre di cinque figli è una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e delle tecnologie spaziali. Tra gli ‘ammaestratori di asteroidi’ le è stato dedicato un asteroide con il suo nome. Nonostante il pozzo di cultura che incarna, si esprime sempre col sorriso e semplificando argomenti complessi: complimenti a lei, esempio di longevità attiva e creativa. È un toccasana vedere e sentire persone tanto quotate che si mettono in gioco durante uno spettacolo serale apparentemente leggero, condito dall’arte, che sia musica, danza o letteratura. A proposito, viene ricordato Italo Calvino, a cento anni dalla nascita (15 ottobre 1923, Santiago de las Vegas, L’Avana, Cuba). Autore del famoso romanzo ‘Il barone rampante’, ignoravo che avesse scritto una ballata intitolata Oltre il ponte che viene eseguita al piano da Renzo Rubino. Nel corso del nutrito programma piuttosto lungo – termina pochi minuti prima di mezzanotte – viene realizzato il collegamento con Franco Montorro, edicolante di Bologna che ama la carta stampata. Ex giornalista, definito da Franco Bennato ‘giornalante’ ha saputo reinventarsi, dimostrando che il cambiamento professionale porta bene. Siccome tra gli ospiti fissi c’è il professore e scrittore Andrea Maggi, personaggio televisivo che recita nel docu-reality di Rai 2 Il Collegio, spetta a lui segnalare qualche gaffe commessa che balza agli occhi – anzi agli orecchi – nell’uso del pronome personale nel caso indiretto (usare ‘gli’ dico, riferito a una donna anziché ‘le’). Per dovere di cronaca e deformazione professionale, è quello che segnalo spesso anch’io in privato. Così, grazie anche alla Splendida Cornice mi tengo allenata.

Il buio e la luce

Il CORRIERE DELLA SERA riporta in prima pagina il titolo ‘Gaza, la morsa e il buio’ e oggi è La Giornata Mondiale della Vista che intende sensibilizzare sull’importanza della prevenzione. Sono affetta da miopia da quando ero bambina, ereditata da mia madre, mentre una zia paterna era ipovedente per problemi al cristallino. La ricordo con la lente d’ingrandimento appesa al collo che usava anche per dipingere, dato che si dedicava alla pittura con preferenza per fiori e ritratti. A causa della sua limitazione visiva, si spostava con molta cautela. Ho temuto di aver ereditato il suo deficit visivo, finché lo specialista non mi ha chiarito che il mio è un altro problema legato a una miopia di media entità. Pacifico che la vista è uno dei sensi più importanti. Mentre scrivo, sento che è arrivato un messaggio che vado a leggere ‘con la coda dell’occhio’: “Svegliarsi, alzarsi, sorridere. Tutto questo non ha prezzo” e lo confronto con il titolo di apertura del quotidiano, riferito al buio imposto da Israele alla Striscia di Gaza, interrompendo le forniture di energia e di cibo. Il conflitto israelo-palestinese è lo scontro tra due popoli per il possesso della stessa terra, inasprito dall’appartenenza a due fedi diverse, ebraica e islamica. L’attacco delle milizie di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 riporta l’attenzione sull’ostilità di vecchia data tra Israele e Palestina. Comunque sia, bambini donne vecchi, cioè i civili sono le vittime sacrificali della mattanza. Chi non muore sotto i bombardamenti, è costretto a brancolare al buio come se fosse cieco! Alla faccia della Giornata Mondiale odierna (che è una buona cosa, come principio), ma totalmente vanificata dallo spirito guerrafondaio di chi considera la guerra un’arma per la risoluzione dei problemi.