Domenica rallegrata da un paio di sorprese: la prima è contenuta dentro una borsa di carta, appoggiata sopra il pilastro del cancelletto. Non me ne sarei accorta se Reginado – che non mi ha trovato a casa – non mi avesse telefonato sul mezzodì per informarmi del dono, frutto delle sue cure e della sua gentilezza: fichi neri, uva fragola bianca e nera, due zucchine e un paio di piccole uova di una gallinella che va a deporle a casa sua. Mi sono sentita una ragazzina che scarta un regalo… e i primi fichi se ne sono andati. Di primo pomeriggio, con un caldo pazzesco Marta, in transito verso i suoi genitori si ferma per donarmi delle patate, quattro uova e, non paga mi fa scegliere una melanzana – l’altra per Pio, il padre – da cucinare con sedano, cipolla, pomodoro, peperone e… buon appetito! Mi sento oggetto di attenzioni e non so per quale merito. Certo fa molto piacere scoprire di essere oggetto di gentilezza e di amicizia. Con il tramonto che avanza, la rete affettiva extra familiare è una garanzia contro la solitudine e il disagio di vario tipo. A rigore, devo dire che stamattina ho fatto colazione in pasticceria con un collega che dei viaggi ha fatto il suo modus vivendi e preso l’aperitivo da Francesca che viaggia sul filo della memoria e scrive dei racconti emozionanti. Per sintetizzare, sono stupita di ricevere prodotti naturali che alimentano il mio benessere fisico ma soprattutto innalzano il mio umore perché segno di stima e amicizia. A completare il quadro, la fedele Lucia viene a trovarmi di sera, oppure mi telefona. Tempo fa, la domenica era un giorno piuttosto pesante da riempire (mio figlio mi riserva il sabato e devo accontentarmi) ma scopro con piacere che adesso va molto meglio. Il che conferma la mia convinzione che il meglio arriva sempre dopo.
Mese: agosto 2023
Far pensare senza opprimere
Mi capita di rado di cenare dopo le 19.30: è successo ieri sera perché prima ho stirato un po’ di cose in seminterrato dove era fresco. Quindi verso le venti ceno, mentre sul terzo canale va in onda Techetechetè, di cui ho già parlato in un recente post. Protagonista ieri sera era Giorgio Gaber (Milano, 25.01.1939 – Camaiore, 1.01.2003) che conoscevo e apprezzavo per la capacità di far ridere e nello stesso tempo pensare. Anzi, quando insegnavo ebbi il piacere di scoprire in un’antologia un suo testo, quello del ‘Signor G Dalla Parte di Chi’ del 1970. Il Signor G è l’alter ego di cui si serviva Gaber nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni, una proiezione dell’uomo moderno con i suoi tic e le sue contraddizioni. Ecco, ce ne vorrebbero di comici così, dalla battuta cordiale, mai irriverente e stimolante la riflessione. Anche il titolo di alcuni suoi brani fa pensare: Il Conformista, Io non mi sento Italiano, La Ballata del Cerutti. Del resto l’artista in questione è uno dei più importanti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra: cantante, attore, cabarettista, chitarrista, regista teatrale. Curiosità: diplomatosi in Ragioneria e iscritto alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano, per mantenersi agli studi comincia a suonare al Santa Tecla, famoso locale milanese. È un dettaglio…ma i dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Beh, sono contenta che le teche della Rai lo abbiano rivitalizzato. Mi propongo di andarlo a rileggere nelle antologie e di riflettere sulle sue opere. Il sorriso unito alla satira è un ottimo mix per far pensare, senza opprimere.
Nascita della fotografia
Sabato 19 Agosto, Giornata Mondiale della Fotografia: mi sta bene, perché fotografare è uno dei miei hobbies, sebbene intrapreso da grande. Mio padre era un cultore della fotografia in bianco e nero, amante delle corse e dei cani che non mi attraevano particolarmente, essendo nata “gattara’. Perciò mi sono accostata piuttosto tardi alla macchina fotografica, poi videocamera e ora tablet multifunzione. Ma non intendo fare la storia della fotografia, quanto del suo valore documentale ed emotivo. A casa ne ho molte, scattate da mio padre; parecchie anche le mie, distribuite in vari album. Tre ante di un armadio di frassino in camera sono tappezzate di foto, che spuntano come funghi dai cassetti quando riordino, oppure dalle pagine di un libro. Per me la fotografia è evocatrice del passato ed uno stimolo per scrivere. I miei soggetti preferiti sono i fiori che mi hanno dettato le poesie raccolte nella silloge Natura d’oro (disponibile su Amazon) che comprende le sezioni Mare, Natura e Ambiente, Fiori, Emozioni. Anzi, le foto contenute nella raccolta sono state esposte nel 2015 durante la mia prima mostra fotografica in paese, seguita nel 2018 dalla seconda, intitolata FIORI COLORI PENSIERI. Da ciò si comprende l’importanza che abbia la fotografia per me e per l’espressione letteraria. Preciso che sono autodidatta e non ho nessuna patente al riguardo. Conosco persone molto più brave di me che postano i loro scatti su Instagram. Lo faccio anch’io, in collegamento con il post sul mio blog verbamea perché la foto anticipa l’argomento che tratto nell’articolo online. Sono grata alla fotografia, nata ufficialmente in Francia il 19 Agosto 1839. In tale data, la prima macchina fotografica fu presentata all’accademia delle scienze e delle arti visive, anche se la prima fotografia in assoluto fu scattata il 19 Agosto 1826 da Joseph Nicéphore Niépce , conosciuta come la eliografia su lastra di stagno “Vista dalla finestra a Le Gras”. Per i padri della fotografia, il succitato Niépce e Louis Daguerre (e forse altri) un’invenzione straordinaria. Molto altro si potrebbe dire: ad esempio che Henri – Cartier Bresson è il fotografo più famoso, definito “l’occhio del secolo”, considerato un pioniere del fotogiornalismo, portando la fotografia a un pubblico più ampio. Tra i migliori fotografi internazionali va annoverato l’italiano Oliviero Toscani. Passo il testimone ai lettori, per approfondire la ricerca. Buone foto a tutti!
Animali randagi
Il 18 Agosto è la Giornata Mondiale degli animali randagi, in inglese International Homeless Animals Day. So che ieri 17 era la Giornata del gatto nero, ma non faccio distinzione di colore, in quanto i gatti mi piacciono tutti. Al momento ne ho tre: Fiocco color miele, Pepita grigia sopra e bianca sotto con le zampette ‘timbrate’ di 18 mesi e Grey, tigrata di sette anni. Per fortuna vanno d’amore e d’accordo, anche se tra le femmine c’è più feeling, perché Fiocco è esagerato in tutto quello che fa, gioco compreso. Ma non dei miei animali intendo parlare, quanto di quelli che non hanno un padrone, oppure lo avevano e lo hanno perso, e non per cause naturali. È risaputo che con le ferie aumentano i casi di abbandono degli animali. Di converso, so di persone che rinunciano ad andare in ferie, per non lasciare incustoditi i loro amici a quattro zampe e non solo, nobili esempi di amicizia con le creature che fanno a pugni con chi se ne sbarazza per egoismo. Non è un caso se tra le mie frequentazioni molti contatti hanno oppure hanno avuto degli animali, cani e gatti soprattutto, ma non solo. La mia vicina aveva un pappagallo che la chiamava ‘mamma’. Adesso lei è in pensionato e il pappagallo è stato affidato al nipote: quando la sente per telefono, la cerca e a suo modo comunica. Nina è una fortunata cagnetta che vive in simbiosi con la sua padrona che se la porta anche in spiaggia (e non disturba). Merlino è un gatto rosso che ha scelto di stare con Sara, per non parlare dei molti gatti di Lina e di Erica. Potrei continuare l’elenco, perché chi frequento ama gli animali e mai li abbandonerebbe. Percepisco che le campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono hanno prodotto qualcosa, ma resta ancora molto da fare. Pertanto ben venga la giornata contro il randagismo, fenomeno pericoloso che non fa un buon servizio all’homo sapiens, evolutosi ma non troppo.
Diversivo…estivo!
Giornata campale ieri, per sgombero del garage (due posti macchina) con ingombri di ogni tipo, molti ‘ereditati’ dai miei genitori. Temperatura sui trenta gradi, aumentata nella fase di sosta in centro ecologico a Cavaso del Tomba dove un signore molto scrupoloso e autoritario ha rispedito indietro buste imbottite – quelle con l’interno di plastica – scarpe vecchie che credevo destinate all’indifferenziata e altro. Lui non ha mosso un dito ma ha criticato parecchio perché, a suo dire i materiali non erano stati separati con cura. Garantisco che Manuel si è spaccato la schiena per fare entrare nella mia auto e nella sua, deliziosa Citroen 2CV del 1986 bianco-azzurra, più scarti possibile, separando cartone, plastica, elettrodomestici non più funzionanti, rinviando la separazione certosina in centro ecologico, come infatti è avvenuto, senza che il ‘signore’ si sia sporcato le mani. Io e Manuel invece ce le siamo sporcate e lavate molte volte. Pausa pranzo in spaghetteria da Rody a Cavaso dove ci serve la dolce Benedetta, altra mia brava ex allieva. Aneddoto: salire e scendere dall’auto speciale di Manuel richiede delle istruzioni: per aprire – non abbassare – il finestrino bisogna tirare una levetta posizionata sul tettuccio, operazione che va fatta da dentro, idem per aprire la portiera. Insomma: bisogna collaborare col mezzo, uno spasso! Per non parlare dei freni: quelli posteriori sono a tamburo – non sono un’esperta ma il nome è musicale – ed è uno stridio ad ogni frenata. È una macchina che ha la sua voce! Nel tardo pomeriggio il garage è diventato quasi una zona abitabile, con l’angolo dei prodotti e utensili per l’orto da una parte e le due biciclette dall’altra. La vecchia lucidatrice è tornata a casa ma sabato la porterò in centro ecologico qui a Castelcucco, con le ultime carabattole. Intermezzo: capatina di Manuel in soffitta per fare spazio e collocare scatoloni con indumenti di mio figlio che ci metterà mano, se crede a tempo e luogo. Io ho dato. Anni fa ho liberato la cantina e ci ho scritto il diario Tempo che torna (disponibile su Amazon). La prossima volta se la vedrà lui. Immagino che avrà a che fare con molti libri e materiale cartaceo, anche autoprodotto. Forse, prima di buttarlo ci darà un occhio e sarà come incontrarsi di nuovo. Dopotutto svuotare cantine e affini serve anche a tessere relazioni. Un grazie megagalattico a Manuel, la mia super spalla!
Evviva l’arte di strada
Sono legata a Caorle dove sono stata in vacanza un paio di volte e dove viveva Cleofe, un’amica di famiglia che ha dato il nome all’hotel all’ingresso del suggestivo borgo sul mare. Tra l’altro, in prossimità del famoso campanile, in una stradina interna c’è un ‘Vicolo Cusin’ che ignoravo, segnalatomi da Lina che giusto oggi compie gli anni: Augurissimi! Deduco che i parenti di mio padre Arcangelo Cusin (nato ad Orsago il 16 agosto 1923, altra coincidenza) fossero originari di là e forse facevano i pescatori. L’idea non mi dispiace, dato che il pesce mi piace assai e mio nonno Giacomo lo vendeva. Questa premessa di natura emotiva mi consente di portare alla ribalta ‘La Luna nel Pozzo – Festival internazionale del Teatro in Strada’ che si snoderà per le calli e i campielli di Caorle dal 29 agosto al 3 settembre. Ecco un evento a cui vorrei partecipare, giunto alla XXVIII edizione. Il palinsesto del festival è disponibile online. 28 artisti e compagnie provenienti da tutto il mondo si esibiranno in giocoleria, canzoni, cabaret, musica… Strade Poetiche, Officina Clandestina… accattivanti già dai nomi. Sono convinta che l’arte, in tutte le sue forme espressive sia un veicolo importante di crescita umana e collettiva. Che poi la strada diventi il palcoscenico per più di cento spettacoli è un valore aggiunto alle performance. Non è un caso che segua in tivù programmi che ospitano artisti. Di recente ho rivisto in replica Dalla strada al palco, condotto dal cantante Nek, perfettamente calato nei panni del padrone di casa. Diciamo che per spirito mi sento abbastanza circense anch’io, anche se le mie creature nascono nel silenzio e a tavolino. A cinque anni avrei voluto fare la ballerina, soddisfazione che mi sono presa da grande, vincendo un paio di coppe ballando il tango. Altri tempi, dolci ricordi. Lunga vita all’arte!
Il mio ferragosto
La mia cucina dà sul portico ad est, perciò mi coglie la nascita del sole stamattina alle 6.20 e mi pare beneaugurante: mentre attendo che dalla moka salga il caffè, sbircio fuori e noto la sfera di fuoco. Scordo la colazione e piglio il tablet per una foto che immortali il sole il giorno di Ferragosto. Fuori silenzio assoluto ed una leggera bruma che inumidisce la pelle. Intanto buon ferragosto a chi è in movimento, a chi è a casa, a chi va per monumenti – il turismo culturale è in aumento – a chi va per funghi…a chi compie gli anni (tra oggi e domani due mie conoscenti). Mi piace molto la prima parte della giornata con le tortore che tubano sui tetti dei vicini e le chiome fiorite delle lagerstroemie che si vestono di luce. Due colli sono in festa: san Rocco a Possagno (domani san Rocco) dove ho vissuto parte della giovinezza e San Bortolo in paese dove ho pranzato domenica. Può essere che ci faccia una capatina, per godere del panorama accogliente e dell’accoglienza degli organizzatori della festa rivolta alla comunità e oltre. La giornata è lunga. Iniziarla con il dono della luce e la prospettiva di cordiali incontri è un buon inizio. Mentre scrivo, dal televisore in sottofondo mi giungono le parole: mari, monti, borghi, città d’arte… e l’aggiornamento delle mete prese d’assalto da circa venti milioni di Italiani. Io non entro nel computo, ma intendo dare valore a questa giornata di mezza estate, assai importante dal punto di vista religioso: l’assunzione della Vergine in cielo, senza l’esperienza della morte che anche oggi qualcuno farà. A proposito, ho sentito che è venuto a mancare, a 93 anni il sociologo e scrittore Francesco Alberoni (Borgonovo Val Tidone, 31.12.1929 – Milano, 14.08.2023) famoso per gli studi su innamoramento e l’amore. Molti i libri scritti, disponibili anche come ebook e audiolibri. Qualcosa ho letto, altro lo vedrò, per dare emozioni al mio ferragosto gentile e discreto (per addolcirlo ho fatto il tiramisù!). Buona estate, lettori e non! 🥂
Buon viaggio, Michela!
Come tutti i lunedì, anche stamattina sosta al bar Milady di Fonte, trafficato più del solito. Per fortuna il Corriere sul bordo di un tavolo pare che aspetti me: lo piglio e me lo porto nell’angolo più appartato della sala, distante il più possibile dalle ‘ciacole’. Tanto ordino sempre la solita consumazione, prima o dopo mi trovano. Doveroso spazio è dedicato alla scrittrice Michela Murgia, mancata a 51anni, di cui oggi pomeriggio sarà officiato il rito funebre nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma. La pag. 20 del quotidiano è tutta dedicata a lei, con la scritta in alto a destra Ciao Michela e in basso a sinistra Mondadori. Nella foto la scrittrice è ritratta sorridente ed indossa una camicia a fiori con lo scollo a V sul seno abbondante che si intravede appena. Credo che l’immagine le corrisponda. Tuttavia non intendo parlare di lei – cosa già fatta in un precedente post – quanto dell’intervista di Elvira Serra alla di lei madre Costanza Marongiu ritratta con in braccio un gatto rosso e la figlia Michela adolescente. La signora ricorda che la figlia era bravissima a scuola e molto ambiziosa. La signora non potrà partecipare al funerale perché “Le mie gambe sono quello che sono” ma risponde alle domande della giornalista con schiettezza, anche riguardo alla difficile convivenza col marito e padre di Michela, che le ha dedicato il romanzo Accabadora, vincitore del Campiello nel 2010. Mi piace riportare le parole della signora Costanza sul ruolo del genitore: “I figli nascono con le ali e poi volano via, nessuna mamma ha il diritto di fermarli”. Sulla genitorialità uscirà per Rizzoli all’inizio del 2024 un libro di Michela Murgia che sono curiosa di leggere. Intanto buon viaggio a Michela: grazie per la sua testimonianza e la sua eredità.
Sentirsi in ferie (senza esserlo)
Oggi pranzo in collina, località San Bortolo a Castelcucco, Festa Alpina dal 12 al 15 Agosto ad opera del Gruppo Alpini. Ci arrivavo a piedi con la mia classe durante i primi giorni di lezione, dedicati all’accoglienza. Adesso approfitto di un gradito passaggio di Alessio, figlio di Lucia perché la pendenza è sostanziosa ed evito di stancarmi (per la cronaca: salgo in macchina e scendo a piedi). C’è la chiesa antica a pianta ottagonale su un’altura da cui i ragazzini si lanciano in capriole; sotto un ampio spiazzo con il tendone per accogliere i buongustai attratti dal menù, ma soprattutto dalla location, in una promettente giornata di mezza estate. Prima di mezzogiorno, numerose auto sono parcheggiate sui lati della strada, peraltro a senso unico. Davanti al ‘botteghino’ delle ordinazioni ci sono già due code in fila, prima di mezzogiorno. Ondate di carne ai ferri stuzzicano le narici degli ospiti accomodati ai tavoli, me compresa. Mi serve Francesco, il figlio più giovane di Adriano, ex sindaco impegnato in cucina, mentre Antonella, la vicesindaco con grembiule e coda di cavallo controlla i vassoi in partenza. Ho ordinato Pasta al ragù di musso, salsicce e patate fritte, pietanze abbondanti e squisite. Soddisfatta la gola, il bello arriva quando scendo a piedi. Saluto i familiari di Lucia che mi hanno accolto al loro tavolo: Gloria, Giovanna, Annamaria, Katia con i rispettivi consorti, Lucia e Alessio distribuiti ai tavoli 607 e 608 perché siamo parecchi. Anita, rimasta a casa offrirà dolce e caffè. Dopo un paio di foto all’ex oratorio di San Bortolo, scendo a piedi come convenuto. Dico la verità: mi sembra di stare in un angolo di Puglia. La vegetazione è varia, rigogliosa e rasserenante. Il percorso in parte ombreggiato mi consente di apprezzare questo angolo di paese che mi fa sentire in ferie, senza esserci. Sono orgogliosa di abitare in un luogo della Pedemontana con tante bellezze prima ignorate e palesate con la pensione. Sono stata in buona compagnia, pranzato saporitamente, visto scorci di natura conservata. Cos’altro o, per dirla col bel George Clooney, what else (do you whant)?
Danzare sul palco e non solo
Finalmente una bella storia da raccontare: il sodalizio professionale e amoroso tra i primi ballerini della Scala Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko che si sono sposati in Salento il 10 Agosto. La cerimonia nella basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, in provincia di Lecce, città d’origine di Nicoletta e la festa in masseria a pochi chilometri dove i due sposi si sono esibiti in un tango spettacolare. La proposta di matrimonio era avvenuta un anno fa sul palco dell’arena di Verona, alla fine dello spettacolo ‘Bolle and Friends’ con la complicità di Roberto Bolle che alle nozze è testimone d’eccezione. Dunque ci sono tutti gli ingredienti per stendere un bel racconto: bellezza, giovinezza, talento, affiatamento, culture diverse, amore. Non serve però che lo scriva io, è uscito spontaneo dalla loro esperienza e ce lo hanno regalato. Non conosco il dietro le quinte di lui, di qualche anno più giovane di lei (Riga, Lettonia 29.11.1994) ma immagino un percorso di sacrificio prima di essere proclamato primo ballerino del Teatro alla Scala nel febbraio 2018. Ho dato un’occhiata alle immagini della festa, con i video postati, compreso il tango a beneficio degli invitati (e di chi vuole partecipare all’evento da casa): emozionante! Certo è stato curato tutto perché prevalesse il buongusto tra due artisti della danza che hanno fatto della bellezza la loro professione. Anche in un matrimonio tra due persone non famose dovrebbero emergere le loro qualità, talora sacrificate all’allestimento della festa. L’ultimo a cui ho partecipato si perde nella notte dei tempi e non ha lasciato un ricordo favoloso. Per inciso, diverse persone adulte che frequento sono single o lo sono tornate dopo un’esperienza di convivenza, perché: “Se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola” (Massimo Gramellini). Come non detto per i neo sposi, cui auguro di danzare in sintonia sul palco e nella vita.
