L’articolo che leggo oggi in una delle pagine interne de IL CORRIERE è intitolato: Curare le piante di chi va in ferie, da Roma a Torino: “Così ne abbiamo fatto un lavoro” e conferma il contenuto di un’intervista seguita ieri mattina in televisione che ha per protagonista una figura nuova, il Plant Sitter o sitting, cioè colui o colei che si occupa delle piante da accudire, mentre i proprietari sono in ferie. Praticamente fa quello che faceva una volta il vicino di casa o una persona amica, durante la prolungata assenza del titolare. Solo che in quest’ultima versione, chi accudisce le piante viene pagato, circa 15 euro l’ora. L’idea di farne un lavoro vero e proprio venne nel 2014 a Valentina Paracchi, ex marketing manager, che tra il mese di luglio e agosto offre il suo servizio a fiori e piante di 40 case. A Roma Elisa, ex grafica ha creato la “Clorofillab” che offre all’incirca gli stessi servizi, ma lei non si sposta con l’auto bensì a piedi o in bicicletta. Non è un caso che le due testimonianze siano al femminile, essendo le donne più in confidenza con i fiori, ma non mancano i giovani uomini, come nel caso del servizio visto in tivù. Mi pare una buona cosa, intanto per fare girare l’economia e creare figure nuove da introdurre nel mondo del lavoro. Poi per una sensibilità da riconoscere a piante e fiori, che non miagolano e abbaiano come gatti e cani che usufruiscono (i più fortunati) di kat o dog sitter, ma sono creature senzienti in ambito familiare. Mi dà un po’ fastidio il nome inglese del nuovo profilo: giardiniere a domicilio mi sembra anche più naturale, ma dobbiamo rassegnarci all’entrata di qualche parola straniera, se la sostanza non cambia. Da parte mia sono contenta di occuparmi in prima persona delle piante verdi e dei fiori. Stamattina ho comprato al corsorzio un insetticida molto costoso contro l’insetto che mi bruca le foglie dei gerani. Ho appreso che a breve non sarà più possibile fare certi trattamenti da casa, salvo attrezzarsi di patentino. Allora, forse mi rivolgerò al plant sitter!
Mese: luglio 2023
Parole protagoniste
Vedo di striscio a ridosso della cena su Rai 1 Reazione a Catena, programma interessante con protagoniste le parole, condotto dal garbato Marco Liorni. I concorrenti si confrontano in prontezza, intuito e intesa. Dal 14 luglio sono imbattute “Le Tre e Lode” che finora hanno accumulato un montepremi oltre i centomila euro. Le tre concorrenti sono amiche e colleghe di lavoro, insegnanti all’Università di Ferrara: Marianna Scaglioso, Chiara Pollio e Lauretta Rubini. Non seguo il programma dall’inizio perché in contemporanea va in onda il telegiornale su Rai 3 cui sono ‘abbonata’, però mi gusto la fase finale quando le concorrenti sono agli sgoccioli e si giocano il montepremi, accumulato con le risposte giuste date nelle varie fasi che precedono. È bello assistere alla loro felicità in caso di vittoria, come ieri sera: la parola vincente, da collegare a nonna e all’altra che non mi ricordo (forse ricamo) era centrino e hanno fatto centro! La più grande delle tre ha spiegato che sua nonna – e anche sua mamma – si esercitano in quest’arte: commovente il dettaglio che mi ha riportato a un hobby che coltivava anche mia mamma. Al di là della bravura nell’uso della lingua, apprezzo che le tre concorrenti siano colleghe ed amiche, cosa non scontatissima in ambito professionale. Che sia la scuola il loro ambiente di lavoro, che è stato pure il mio me le rende anche più simpatiche. Nel mio piccolo, frequento colleghe di varie età con cui condivido pensieri ed emozioni, estesi ad altre persone dotate di molte qualità. Non partecipiamo a concorsi televisivi, ma ci teniamo in esercizio con le parole in prosa e/o poesia che ci scambiamo nel blog verbamea e verbanostra, programmi verbali che definirei di mutuo soccorso, senza montepremi ma con la soddisfazione di comunicare tra pari.
Caldo e cicale
Mi sono sempre piaciute le cicale, dal tempo in cui d’estate andavo a Lignano dove sentirle frinire, all’altezza della bella chiesetta tra Sabbiadoro e Pineta era uno spasso unico. Bei tempi andati, la Terrazza a mare è stata sostituita dal Campanile sghembo di Caorle, dove peraltro non metto piede da un paio d’anni, complice la pandemia con gli effetti collaterali. Comunque le cicale ci sono anche in Pedemontana e friniscono sui tigli nei pressi di casa mia. Però così vicine non le avevo mai sentite. Mentre leggo qualcosa sotto il portico, aspettando che il ‘sacro fuoco’ dell’arte mi colga per mettermi a scrivere, mi piacerebbe sapere cosa vorrebbe dire la cicala che strepita a un palmo da me: che sia semplicemente un maschio innamorato che chiama la compagna, oppure il grido di allarme contro il rialzo della temperatura? Siamo passati dal ‘riscaldamento globale’ all’era della ‘ebolizzione globale’: è l’allarme lanciato dall’ONU sul clima, rafforzato dall’appello di cento scienziati italiani guidati dal Nobel Parisi che precisa: “Non chiamiamolo maltempo”. Vuoi vedere che le cicale hanno capito tutto prima di noi? Sono andata a curiosare sulle abitudini di questo insetto che vive circa un mese e mezzo (giusto il tempo di riprodursi e morire) e smette di ‘cantare’ se piove, oppure la temperatura scende sotto i 22 gradi. Adesso che ci penso, anni fa mi ero portata a casa dalla Puglia lo scheletro di una cicala ‘esplosa’ che in realtà non esplode affatto, ma passa a un altro stadio della sua trasformazione. Insetto interessante, ritenuto la colonna sonora dell’estate. Nubifragi permettendo. Luglio sta per andarsene e speriamo in un Agosto meno torrido, con cicale canterine, ma non ossessionate dal tempo.
Eventi estremi
Sono stata in Salento un paio di volte, col desiderio di ritornarci. Ho scritto anche una poesia dove immortalo la bellezza del paesaggio marino. Titolo? Salento, una delle trenta poesie corredate di foto della mia Silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro (disponibile su Amazon). Se ricordo bene, la mia amica Liliana l’aveva presentata a un Concorso di poesia, facendomi vincere qualcosa, un regalo extra del mio soggiorno pugliese. Anche per questo ricordo che mischia emozioni e poesia mi fa male leggere su IL CORRIERE odierno a pag.6 l’articolo: ‘Il Salento minacciato dagli incendi. Turisti in fuga da resort e spiagge’. La desolazione riguarda ovviamente anche Sicilia e Sardegna dove la catastrofe è iniziata addirittura prima, alimentata dal vento, dall’incuria e, come se non bastasse dalla mano sacrilega dell’uomo. Una cara collega in vacanza a Catania mi ha aggiornato sul disastro. Non oso chiedere ad un altro caro collega com’è la situazione in Sardegna. Il Ministro della Protezione civile Nello Musumeci, nel suo intervento alla Camera dichiara che: “Per domare gli incendi solo tra Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna da domenica sono stati 3.232 gli interventi con l’impiego di 9.846 vigili del fuoco”, numeri che sembrano esorbitanti ma che dovrebbero addirittura lievitare, per contenere i danni. Sento che bisognerebbe agire di più anche in prevenzione, perché alcune zone abbandonate sono un’ottima esca per il fuoco. Agli ingentissimi danni materiali, vanno aggiunti quelli al morale di chi in quelle zone ci vive oppure ci torna. Da parte mia non ho in previsione di tornare a breve in Puglia. Andare in Sardegna al momento rimane un desiderio. L’ammirazione per le terre del Sud e di chi ci abita è ora offuscata dalla constatazione del disastro ambientale verificatosi. Tuttavia anche il Nord combatte con eventi estremi. Sono senza parole.
Gabbiani e Albatri
Leggo sul quotidiano che il nubifragio abbattutosi al nord ha colpito duro anche la zona del Garda, provocando la morte di moltissimi gabbiani e ferendone inesorabilmente alla testa e alle ali parecchie decine, di cui poche unità si salveranno a causa delle gravi ferite indotte dai giganteschi chicchi di grandine. Tra l’altro, solo pochi mesi fa la comunità era stata colpita dall’aviaria. Mi piange il cuore che anche questo bellissimo uccello sia vittima dello squilibrio meteorologico, perché abita il cielo ed è simbolo di libertà. Mi ricorda l’Albatro o Albatros, il più grande uccello marino a cui Baudelaire dedica la poesia L’ albatro nella cui disavventura l’autore intravede la sorte degli artisti destinati a vivere in un ambiente che non li comprende. A parte le somiglianze tra i due uccelli – gabbiani e albatri – e l’habitat dove vivono, mi ha sempre commosso il contrasto tra la bellezza dell’animale e la grettezza d’animo di chi lo sbeffeggia. Charles Baudelaire (Parigi, 1821-1867) non ha certo avuto vita facile e lo fa intuire anche il titolo della raccolta I fiori del male che contiene la poesia succitata (1857). Tornando ai gabbiani, sono vittime del cambiamento climatico e della mancata prevenzione, come tante altre specie durante le calamità naturali. Il degrado ambientale e il disinteresse umano sono una buona miccia per innescare la catastrofe. Chissà cosa direbbero i gabbiani, se potessero avere voce. Negli albatri loro cugini, il grande poeta francese trasferisce un’ispirazione d’infinito che solleva dalle miserie umane. In chiusura, trascrivo l’inizio della poesia L’ albatro, lasciando al lettore scoprire o riscoprire il seguito, traendo le sue conclusioni. Spesso, per divertirsi, gli uomini dell’equipaggio/catturano degli albatri, grandi uccelli marini,/che seguono, indolenti compagni di viaggio,/la nave che scivola sugli abissi amari./
La ragazza drago
Cosa non si fa per apparire. Mentre mi rilasso sulla poltrona di giunco fatta a trono – la forma stessa mi fa sentire una regina a casa mia – sfoglio il tablet e mi cattura una notizia che ha dell’incredibile (e mi auguro sia una bufala): una ragazza australiana super tatuata, è diventata momentaneamente cieca dopo essersi fatta tatuare la sclera di blu! Pazzesco, se è vero. Amber Luke, 28 anni, influencer diventata celebre come la donna più tatuata d’Australia non è pentita. Il 98% del suo corpo è ricoperto di tatuaggi per cui ha sborsato 148.000 dollari, circa 145.000 euro, non proprio una cifretta! Premesso che ognuno è responsabile delle sue azioni, sposterei le attenzioni su chi la segue sui social e magari la imita. Soprannominata ‘Dragon girl’ e non serve tradurre, dice che le sono stati negati alcuni lavori a causa del suo aspetto super ‘decorato’ da più di 200 tatuaggi. Beh, non so che passato abbia questa ragazza ancora giovane, ma non mi stupirei che abbia sofferto/soffra di qualche disagio. Infatti, curiosando sul web leggo che a 14 anni le fu diagnosticata una forma di depressione e da lì iniziò coi tatuaggi. Ma sua madre, i suoi genitori dov’erano? Adesso è una donna, ma allora era una ragazzina. Che siano tatuati anche loro? Mah, se non sbaglio la pelle, o meglio l’epidermide è un tessuto considerato alla stregua di un organo che non va alterato, ma protetto e amato. Evidentemente questa ragazza che dichiara di essere alla ricerca di se stessa non si vuole bene affatto, anche se sembra molto bella. Vai a capire come funziona il cervello. Per lei provo compassione, ma rabbia per chi la segue illudendola di essere qualcuno. Mentre lei non si è ancora ritrovata!
Nella morsa del clima tropicale
Gli incendi d’estate sono un evento fisiologico nelle isole e al sud, alimentati dalla siccità e dal vento. Il mio collega Max dalla Sardegna mi informa che la temperatura rilevata ieri era di 46 gradi, mentre Antonietta da Falcade ne registrava solo 17, tanto per ricordarci che la penisola è lunga. Però è raccapricciante che si tratti spesso di incendi dolosi, appiccati suppongo per tornaconto economico privato, in totale noncuranza dei danni all’ambiente, alle persone e alle cose. Durante il telegiornale, vedo che un elicottero addetto alla vigilanza sul territorio viene addirittura preso a sassate dal presunto piromane che poi è stato arrestato. Mi auguro che gli venga inflitta una punizione esemplare, da estendere a quanti ripetono le sue gesta. In Grecia, i turisti scappano atterriti da Rodi in fiamme e all’origine di alcuni incendi c’è la mano dell’uomo. Sono stata nell’isola di passaggio, durante la crociera fatta con mamma nel luglio 2006 e ne custodisco un prezioso ricordo. Dubito che ci tornerò, ma il male che viene fatto là si ripercuote di qua, come se venisse oltraggiata la tela di un dipinto. Anche Corfù brucia. I danni fatti all’ambiente sono enormi, però c’è chi non si accontenta e alza l’asticella dello scempio, incurante delle conseguenze di un incendio che investe le case, gli animali e le persone. “Si sta affrontando una vera e propria guerra”, parole del premier greco. in Italia si registrano fenomeni estremi: tempesta e ghiaccio al nord, incendi al sud. In Pedemontana situazione a macchia di leopardo. In tarda serata ho sentito sbattere violentemente le tende frangisole che a stento sono riuscita a fissare con gli elastici ai bordi del portico. Mi sono fatta coraggio coi tre gatti agitati in casa. Di notte ho sentito ululare il vento, ipotizzando ciò che avrei trovato stamattina. Scampato pericolo. Per questa volta.
Ginnaste come farfalle
Dal Mediolanum Forum di Assago (Milano) seguo i Campionati di Ginnastica Ritmica: uno spettacolo le finali individuali delle ginnaste che volteggiano come libellule con cerchi, palla, clavette, nastro sempre sorridenti anche se capita di perdere per un attimo l’attrezzo. La nostra Sofia Raffaeli, una super campionessa ci fa onore; il tifo del numeroso pubblico giustamente si riversa su tutte le ginnaste che rappresentano molte nazioni. Da donna sono colpita anche dai costumi, colorati e ricercati, a volte curiosi (la tedesca indossa un body multicolor con al centro un volto con occhiali: un musicista?), dalla pettinatura raccolta, dal trucco curato. La musica scelta per l’esibizione non è da meno, capisco che deve dare la carica e sottolineare i vari passaggi. Due minuti lunghissimi. Le ore di allenamento sono strepitose. Una ginnasta confida di occupare in esercizi sia la mattina che il pomeriggio. Frequenta il liceo e viene seguita per due ore pomeridiane nelle varie materie da un insegnante, ovverosia doppio impegno. A mio dire, sono ragazze eccezionali, come dei fiori rari. La piccola e grintosissima Stiliana Nikolova è uno spettacolo. Solo le penalità disturbano qualche esercizio, solitamente in apertura o chiusura della performance. Nonostante l’altissimo livello delle prestazioni, l’emozione e la tensione giocano brutti scherzi, di cui io sì e no mi accorgerei, tuttavia la speaker dice: “Esecuzione non pulitissima”. Seguo anche l’esercizio a cinque, con tre nastri e due palle: traiettorie diverse, uno spettacolo diverso e impegnativo: se sbaglia una, viene penalizzato tutto il gruppo. Impresa delle Farfalle bellissima: medaglia d’oro, seconda e terza Israele e Cina. Consegna delle medaglie e Inno di Mameli, che emozione! Urlo finale liberatorio dalle tribune. Lode e gloria a tutte!
Decameron… aggiornato
Dei tre grandi del Trecento: Dante, Petrarca, Boccaccio per me il più simpatico è Boccaccio. Ricordo alcune Novelle del Decameron come un momento di piacevole relax, tra versioni di Greco e di Latino. Anche nel parlato quotidiano a volte si usa l’espressione ‘boccaccesco’ in riferimento a qualcosa di ‘licenzioso’ o ‘piccante’. Posto che i principali temi trattati nelle novelle sono l’amore, la fortuna e l’intelligenza, non so quale dei tre potrebbe fare da sfondo al fatto capitato all’anziana raggirata da un frate cappuccino a Rovigo che è riuscito a farsi nominare erede universale…non di una cifretta, ma di ben 460.000 euro. Il fratello dell’anziana vicentina, morta per cause naturali in corso d’anno, presenta un esposto che avvia le indagini. Il frate è indagato con l’accusa di circonvenzione d’incapace. L’ingente danaro, distribuito in tre conti correnti intestati al frate è stato sottoposto a sequestro. La vicenda mi fa sorridere, ma è un riso intriso di amaro: se i fatti sono effettivamente andati così, c’è poco da stare allegri. La signora si sarà congedata dal mondo, ritenendo di aver fatto un gesto di grande magnanimità, il frate si sarà sentito ‘miracolato’ o molto furbo e leggeremo sui giornali il seguito della vicenda. L’aspetto triste è che sia facile raggirare gli anziani, approfittando della loro buonafede e/o del bisogno di compagnia. Purtroppo la cronaca fornisce spesso storie di solitudine, a volte risoltesi per il meglio, a volte senza lieto fine. Che gli autori degli inganni indossino una divisa oppure una veste aggrava se possibile l’evento. Chissà come il buon Boccaccio avrebbe fatto finire la storia: con le manette ai polsi del frate? D’altronde il suo Decameron è definito un’opera realistica. Scommetto che una vicenda similare di astuzia e abuso di potere è già stata scritta.
Giornata Mondiale del Cervello
Giornata mondiale del cervello, per prevenire il decadimento che potrebbe portare all’insorgenza delle malattie neurologiche degenerative, come il Morbo di Parkinson e l’Alzheimer. L’organizzazione mondiale della sanità diffonde il concetto di salute mentale e raccomanda attività che stimolino la logica e la manualità, come il cruciverba, il lavoro a maglia e l’apprendimento di uno strumento musicale. Alcune massime riguardo questo argomento strappano un sorriso ma fanno anche riflettere: Il cervello è il più complicato di tutti gli organi, ed è per questo che ne è il capo; Penso che il cervello umano sia come una soffitta, un magazzino per le informazioni, ma siccome lo spazio è limitato, va riempito solo con quello che serve ad esprimere il meglio di sé stessi. Una parola! Da sempre ritengo che il cervello sia la parte più preziosa di una persona e che meriti attenzioni particolari, molto più dell’esterno. Nel quotidiano ravviso comportamenti spesso contraddittori, come se valesse l’inverso. In ogni caso ammiro molto chi si dedica a una forma d’arte che gli consenta di esternare l’animo, soprattutto se si tratta di persone anziane. Ho caro il ricordo di Gigeta che faceva ogni giorno le parole crociate, di Camilla che coltivava le calle, del prof Armando che scriveva recensioni a novant’anni. Invecchiare bene, nel corpo e nella mente è un obiettivo magnifico, il premio finale del dono della vita. E se il corpo avesse dei cedimenti, adottare il pensiero della grande scienziata italiana Rita Levi Montalcini (Nobel nel 1986 per gli studi sul sistema nervoso, morta il 30 dicembre 2012, a 103 anni) che diceva: “Io non sono il corpo, sono la mente: il corpo faccia ciò che vuole” e con questa convinzione è vissuta oltre cent’anni! Purtroppo la longevità non è concessa a tutti e ognuno deve fare i conti con ciò che possiede, geneticamente parlando. Ma gestire il patrimonio dipende da noi. Il resto lo fa la sorte.
