Live it up (goditi la vita) è il saluto usato da Bruce Willis quando si rivolge ai suoi fan. All’incirca come il nostro Carpe diem (cogli l’attimo). Lo ricorda la figlia Rumer (5 figli, una moglie ed una ex moglie, Demi Moore) che su Instagram annuncia che al padre è stata diagnosticata una malattia – l’afasia – che influenza le sue capacità cognitive. Per dirla cruda, gli manca la parola, che per un attore è quasi tutto.? Willis, 67 anni, nato in Germania da madre tedesca e da papà americano all’epoca soldato, in trent’anni di carriera è diventato una delle star più celebri e pagate degli Anni Novanta, anche senza avere mai ricevuto alcuna nomination agli Oscar. Prima aveva fatto vari lavori, tra cui l’investigatore privato, il barista, la guardia di sicurezza. Trattandosi di una persona ancora giovane, gli auguro di guarire e di godersi la sua famiglia allargata. Ma è sul suo slogan che voglio fermarmi, perché sottintende uno stile di vita che condivido, basato sull’ora e adesso, in quanto il futuro non ci appartiene. D’altronde la pensava così anche il poeta latino Orazio (Venosa, 65 a.C. – Roma, 8 d.C) che continua il pensiero del carpe diem, aggiungendo: quam minimum credula postero = confidando il meno possibile nel domani. Nella mia ultima opera data alle stampe POST PER UN ANNO. come sottotitolo si legge: Ieri è storia, domani è mistero, oggi è un dono. Non so di chi sia la frase, ma il concetto che racchiude non si discosta da quello espresso dal poeta latino e dall’augurio dell’attore americano, adesso alle prese con un problema di comunicazione. Da qualche parte ho letto che il linguaggio è ciò che ci distingue dagli animali, dotati come noi, meno che per la parola, in latino verbum. Adesso che ci penso, ho dato al mio blog – flower blog o free blog – a seconda dell’argomento postato, il nome appropriato di verba mea, ovverosia parole mie, che considero una mia peculiarità per esprimermi e per connettermi con chi vuole.
