Nove è un bel numero, secondo Dante numero perfetto. Sia come sia, ci siamo trovate attorno a due tavolini della gelateria San Gaetano, da Mariano in paese, per festeggiare il primo lustro del mio blog. Ringrazio di cuore: Adriana da Valdobbiadene, Pia, Serapia, Francesca, Lucia, Marcella e Adriana da Crespano. Assenti giustificate Sara, Nadia, Mariuccia, Veronica e Marta. C’era posto anche per chi non è venuto. Peccato per Giancarlo e Gianpietro assenti, ma vicini moralmente. Manuel mi segue da Sydney e Ivano commenta quasivofni giorno. Certo il blog non si aspettava di essere festeggiato e di ricevere addirittura dei regali. A dire il vero, io avrei soprasseduto, se un amico non avesse sottolineato l’importanza dell’evento. Per me scrivere è terapeutico e lo faccio molto volentieri. Che qualcuno gradisca e mi risponda, direttamente o in privato è un valore aggiunto. Complimentandosi per l’evento, Erica mi ha scritto: “Leggere le tue parole è sempre un piacere, perché sanno intrecciare pensiero, ironia e autenticità. Grazie per condividere con noi lettori e lettrici questo spazio così speciale”. Visto che io considero le parole dei fiori – del resto antologia, il testo usato a scuoa significa raccolta di fiori quali brani scelti – regalo particolarmente gradito è quello scritto nero su bianco, come ha fatto Rossella che mi ha definita: “Una poetessa dal piglio giornalistico”. Corroborante anche il pensiero di Nadia, mamma di Manuel, che considera la lettura serale dei miei post come un dolcetto a fine pasto. Mi viene da sorridere, sento che i lettori mi nutrono e io mi rinfranco. L’idea di avviare un diario online a cavallo tra narrativa e attualità si è rivelata ottima per esprimermi e scambiare punti di vista con i miei contatti. Non è mio interesse espandermi, bensì mantenere il mio pubblico affezionato (circa 500 visite a settimana e 150 visitatori) che si arricchisce di ingressi inaspettati (Ciao Magaly). Grazie a tutti! Buona lettura! 🌻
Lea, una brava attrice e non solo
Lea, la diva silenziosa, amante di cani e gatti Mi piace il nome Lea (usato nel mio ultimo romanzo Ricami e Legami) e trovo interessante il sostantivo ‘antidiva’, riferito all’attrice Lea Massari, morta il 23 giugno a quasi 92 anni. Nata a Roma il 30 giugno 1933, si chiamava Anna Maria Massetani, in arte Lea Massari: aveva adottato il nome del compagno Leo, morto in un incidente 8 giorni prima del matrimonio. Ricordo vagamente qualche sua interpretazione per la tivu in bianco e nero, anche se è stata pure attrice di teatro. Da trent’anni si era ritirata dalle scene, preferendo occuparsi di animali e ambiente. Un po’ come Brigitte Bardot, quasi coetanea (90 anni), attrice, modella e animalista. Credo possegga una grande personalità chi riesce a non diventare vittima dello sfavillante mondo dello star system, sistema che sfrutta l’immagine di attori/attrici, trasformandoli in icone popolari. Quindi un doppio omaggio alla persona che il giornalista Maurizio Porro definisce “Bella e scontrosa” nel servizio che le dedica a pag. 37 del Corriere di oggi. L’attrice Lina Sastri che aveva lavorato con lei confida: “I cani, che trattava con grande affetto erano i suoi compagni di vita. Da loro non temeva né tradimenti né delusioni”. In un momento di difficoltà, aveva venduto i suo gioielli per sostenere dei canili. Sarà perché in questo periodo sto scrivendo di cani, sarà perché lo sguardo enigmatico di Lea Massari mi appare molto felino, ma provo simpatia per Lei che ha saputo fare delle scelte controcorrente. Sebbene avesse lavorato per grandi registi, come Monicelli, Scola, Risi, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni aveva abbandonato il mondo del cinema nel 1990. Dopo il suo ritiro dalle scene, si era trasferita con il marito Carlo Bianchini in Sardegna, accudendo cani, gatti e lottando contro la vivisezione. Una bella donna, una brava attrice, una donna di carattere.
Ascolto, questo sconosciuto
Mattina. I bambini del vicino Nido stanno facendo attività fuori. Li sento vociare e anche gridare. Una maestra dice: “Smettila” e mi ricorda un aneddoto curioso. All’inizio della prima elementare, mio figlio aveva preso un castigo che doveva ricopiare un certo numero di volte. Questo il testo: “Non si grida inutilmente”. E cosa fa il bricconcello? Di sua sponte aggiunge una esse al verbo grida, cosicché si legga: “Non si sgrida inutilmente”. Non so come l’abbia presa la maestra, ma il carattere tosto dava i suoi primi segnali. Il campanile batte le nove di una mattina che si prospetta caldissima ma – quel che è peggio – afosa. Forse i bambini si adattano meglio dei grandi al cambiamento climatico. Percepisco le loro grida come manifestazione di gioia ed entusiasmo. Viceversa mi infastidiscono molto quelle degli adulti. Non mi capacito dei toni alti dei clienti dei bar, sia maschi che femmine: sembrano tutti sordi! Alla base, sospetto ci sia maleducazione e sottostima dell’ascolto, una delle abilità della scuola media, che sono: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Evito di fare considerazioni didattiche, perché i docenti hanno perfino troppe gatte da pelare in questo periodo. L’inquinamento acustico è nutrito anche in famiglia e sembra addirittura un valore tra i giovani che fanno bisboccia il sabato sera. Festa di fine anno, compleanno, matrimonio…perfino santo patrono sono occasioni per ‘farsi sentire’ che non mi trovano affatto d’accordo. Un corso sul silenzio non sarebbe male, accompagnato da esercizi adeguati. Con buona pace dei ristoratori, probabilmente abituati all’alto volume e di conseguenza tolleranti. Per me, “Meglio un silenzio sensato che parole senza senso”.
San Giovanni 2025
Oggi, 24 giugno 2025 san Giovanni il Battista profeta (considerato il precursore di Gesù), figlio di Zaccaria e di Elisabetta che lo ebbero in tarda età. La sua nascita fu annunciata dall’arcangelo Gabriele a Maria quando andò a trovare Elisabetta. La data mi è cara per ragioni che dirò dopo. Intanto auguri a chi porta questo bel nome, soprattutto al chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con successo alle anche e al mio ex allievo Giovanni Gazzola, ora brillante universitario e valido ciclista. Mia mamma portava questo nome nella versione femminile. I diminutivi sono parecchi: Giovannino, Nino, Gianni, Vanni, Zanni. Il nome Giovanni deriva dall’ebraico che a sua volta deriva dal greco, trasformato in latino Joannes e poi Johannes. Interessanti anche le varianti straniere: John inglese, Jean francese, Johannes tedesco, Juan spagnolo. Il significato può essere ‘misericordioso” ma anche ‘un figlio molto atteso’. Nella classifica dei nomi scelti per un bambino si piazza piuttosto bene, anche se in passato era più diffuso, spesso scelto per i bambini nati dopo lunghe attese o come segno di gratitudine. Adesso vengo a me. In questo giorno di 25 anni fa (era il 2000) mi trasferivo da Possagno a Castelcucco, dall’appartamento in Viale Canova nella casa di proprietà in Via dei Tigli, pianta cara al Parini. Perciò nel mio almanaccare, un passaggio di consegne da uno scultore ad un poeta. Il trasloco è stato avventuroso e stressante: molta soddisfazione, ma anche molta fatica nel gestire una casa a un piano e mezzo per due persone, me e mio figlio. Novità positiva lo scoperto, dove ho liberato la voglia di fiori e di piante, con l’ingresso di criceti e canarini. Successivamente di cani e gatti. Oggi ci sto proprio bene, padrona del mio tempo e del mio spazio che trascorro volentieri in studio, scrivendo soprattutto. A proposito, venerdì il mio blog compirà un lustro, cinque anni di buona compagnia. Con il sostegno e il contributo dei miei amici lettori. Buon San Giovanni! 🌻
20esimo post a 4 mani: Supanova Comic
“Domani avrà delle novità, se tutto va bene” è il messaggio inviatomi da Manuel sabato. Ieri mi ha svelato l’arcano: ha chiesto e ottenuto una giornata di ferie, per partecipare a una sorta di festa in maschera dove lui ha impersonato Wei Wuxian (mai sentito), un personaggio immaginario che il nostro Ingegnere elettronico definisce “A cavallo tra un mago e un guerriero, una sorta di pifferaio magico guerriero che non usa una bacchetta, ma un flauto”. Beh, ci voleva qualcosa del genere per distrarmi dalla calura e trasportarmi nel mondo dei fumetti. Manuel ci teneva a partecipare al raduno che gli ha consentito di fare “Una bella esperienza” che si aggiunge a quella simile vissuta a Lucca. Allo Stadio Olimpico convertito, tra l’altro in Centro Fiere si è tenuto un Comic, un raduno per chi ama i fumetti “Un po’ piccolino rispetto ai nostri standard, ma ben fatto… con brave persone che hanno fatto costumi veramente belli”. Manuel non lo precisa, ma sono sicura che il costume se l’è fatto da sé, come era successo l’anno scorso, da bravo artigiano sartoriale. Adesso veniamo al personaggio, a me ignoto. Cedo la parola a Manuel. “È il personaggio di una serie di libri di un’autrice cinese. L’ambientazione è una sorta di Cina medievale – mistica. Tutta la vicenda gira intorno ad una falsa accusa che ha portato Wei al patibolo nella vita precedente. Ma viene riportato in vita ‘a sorpresa’ e sfrutta questa seconda occasione per raddrizzare il torto subito, restando sotto mentite spoglie fin quasi all’ultimo”. Non è il mio genere preferito, ma la presentazione è davvero accattivante. Potrei occuparmene, se non fosse per la mole dell’opera: “Il tutto lungo cinque libri”, decisamente fuori misura per me. Mi piace l’idea che agisca uno strumento musicale al posto della bacchetta magica. Calato nelle vesti del mago/guerriero/pifferaio, Manuel adesso elaborerà il ‘piano’ del suo atteso rientro a casa. Arrivederci a Settembre! 🪈
Frutti inattesi 🍑
Anni fa avevo scritto un testo intitolato MarmellADA – scherzando un po’ sul mio nome – sull’eccezionale raccolta di albicocche, frutti non dell’attuale pianta, ma di un’altra molto fruttifera, che però ha avuto vita breve (non tratto le piante). Preciso che l’albicocca è il mio frutto preferito, seguito dalla prugna ben matura. Ordunque, le piogge abbondanti e continue di primavera hanno compromesso l’impollinazione delle piante da frutto, compreso il ciliegio che non ha prodotto nulla. Prevedevo lo stesso risultato per il vecchio Albicocco, perché fiorito solo in parte, spogliato dei bei petali rosa da Giove pluvio. Invece ho dovuto ricredermi, perché da un paio di giorni raccolgo le albicocche cadute dai rami più alti che erano sfuggite allo sguardo: ammaccate, per il contatto col suolo e rapidamente preda delle formiche, a cui le sottraggo per portarmele nella fruttiera. Il primo assaggio mi restituisce il sapore antico e pieno. Trasformo quelle segnate in deliziosa marmellata, ops confettura. Sono così grata al VECCHIO ALBICOCCO che gli dedico la seguente poesia. Lo davo spacciato/il vecchio Albicocco/dalle insistenti piogge/d’Aprile tartassato./Invece con sorpresa/in alcuni frutti reperiti/tra il fogliame e il marciapiede/ne ho scorto la ripresa./Dai rami più alti/sono caduti Armelin/tondi e arancioni/come piccoli meloni./ Grata li raccolgo/e li assaggio curiosa./Nel palato il gusto/ esplode: una delizia!/Non c’è paragone/con la frutta del rione./Il vecchio Albicocco mi sorprende:/è davvero stupefacente!
Vacanza su misura
Prendo atto che oggi è il giorno più lungo dell’anno, l’inizio dell’estate astronomica ovvero solstizio d’estate 2025, con tanto di ora d’ingresso: 4.42 del mattino. A quell’ora stavo dormendo, senza coperte e con gli scuri chiusi perche il climatizzatore mi dà fastidio e lo accendo solo come estrema ratio. Del resto l’estate metereologica si fa sentire da almeno una decina di giorni e ci dovremo abituare. In Europa si annuncia più calda della media e questo è preoccupante. Il cambiamento climatico ha reso le ondate di caldo più intense e frequenti. È difficile adattarsi e pericoloso ignorare ciò che potrà comportare, se non si mettono in atto misure preventive. In attesa che il ‘buon governo mondiale’ provveda, io mi cautelo come posso. Mi sveglio prima e anticipo le incombenze che sbrigo fuori casa. Nel primo pomeriggio mi riposo, per tornare ad agire nel tardo pomeriggio. Dopo il tramonto, posso finalmente godermi la sera, dando un’occhiata al giornale e un’altra ai gatti distesi sul porfido tiepido. Piaceri semplici e a metro zero. Non è sempre stato così… ma abbastanza. Il mio spirito felino – e scarse possibilità di viaggiare – mi hanno abituato a cogliere ciò che il momento offriva. A vent’anni prendevo il sole nell’orto con Marcella e al massimo facevo una puntatina al Piave, senza immergermi. Da adulta e mamma, sono stata parecchie volte al mare: nell’ordine Lignano Sabbiadoro, Caorle e Bibione. Inizialmente con mio figlio quand’era piccolo, poi in buona compagnia di Adriana e Lucia. Loro sono rimaste fedelissime all’escursione lampo, io sono diventata più restia. Dopo i due interventi di artoprotesi – peraltro riuscitissimi – sto volentieri a casa dove mi sento ‘domina’ perché libera di fare e disfare, senza impegni familiari, eccettuata la cura dei gatti e dei fiori. Scrivere in tranquillità è la mia vera vacanza.
Ritorno dall’inferno
TG1MATTINA, ore 6.30 circa. Russia e Ucraina hanno completato lo scambio di prigionieri, concordato a Istanbul lo scorso 2 giugno, circa mille persone per parte. Già la parola ‘prigionieri’ suona stonata, riemersa da altri tempi. Però il video fornisce immagini drammaticamente vere: uomini smagriti, alcuni con stampelle e in sedia a rotelle che ritornano a casa dopo essere stati all’inferno. La guerra dura dal 24 febbraio 2022 (ma le radici del conflitto risalgono al 2014, con l’aggressione della Crimea e il conflitto nel Donbass). Le vittime militari ammontano a 1,4 milioni di persone. Nel mentre altre guerre si sono aggiunte.Concordo con chi afferma che è il periodo peggiore dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ritorno alla notizia iniziale dello scambio di prigionieri e sposto l’attenzione sulla folla, quasi tutta al femminile: madri, mogli, sorelle, figlie…sostengono cartelli con nome e foto del familiare che sperano di poter abbracciare, evento che non si realizza per tutte. Immagino l’angoscia di chi da tre anni non sa che fine ha fatto il proprio caro e magari non lo riconosce per il cambiamento subito. Mi torna in mente quanto capitato a mia nonna Adelaide che per quattro anni diventò muta, convinta che il figlio primogenito, chiamato in guerra negli Anni Quaranta fosse disperso. Per fortuna lo zio Geremia Stefani tornò e lei miracolosamente riprese a parlare. Diversi miei contatti mi consigliano di scrivere solo di cose belle: magari rispondo io che non rinuncio ad osservare ciò che succede intorno. Del resto non ho smesso l’attitudine ad indagare, da quando – in attesa dell’insegnamento – feci la corrispondente di zona per Il Gazzettino di Treviso, un anno soltanto (poi arrivò la cattedra) che mi ha ‘forgiato’. Anche per questo ho apprezzato il complimento di una cara collega che così mi ha descritta: “Sei davvero una poetessa dal piglio giornalistico”. Bontà sua! Prosa e Poesia sono per me due facce della stessa medaglia. Purtroppo nell’attualità c’è poco spazio per la poesia che comunque mi ostino a cercare.
Gli esami non finiscono mai
Considero le tracce assegnate ai 524.415 maturandi, un po’ per deformazione professionale, un po’ perché una cara collega fa da commissario esterno, e un tantino la invidio. Mi piacerebbe leggere gli elaborati degli studenti su qualsiasi tematica affrontata. Anch’io mi sono interrogata sulla tipologia di testo che avrei scelto ed ammetto che quest’anno le proposte sono accattivanti. Prevalente nel mio caso la letteratura, mi sarei sentita a mio agio nel commentare il testo di Pasolini, Appendice I, ma col cuore avrei riflettuto sul pensiero di Paolo Borsellino e la sua fiducia nei giovani. Trovo opportuno ricordare un servitore dello stato ucciso 33 anni fa che era anche un ottimo padre di famiglia. È ciò che emerge dalla lettura del libro Ti racconterò tutte le storie che potrò che la vedova, Agnese Borsellino gli ha dedicato e che ho letto di recente. Un’altra traccia sottopone a riflessione la parola ‘Rispetto’, scelta dalla Treccani come la parola dell’anno 2024 che merita senz’altro considerazione e pratica È stata scelta dal 40,3 % degli studenti, ovverosia dalla maggioranza ed è un dato confortante. Dato che ogni tanto scrivo poesie, dico la mia sul testo di Pasolini, senza titolo. Si tratta di diciannove versi distribuiti in quattro strofe, sul tema del cambiamento dall’età giovanile alla maturità. L’alternanza tra luce e buio è una metafora del disagio interiore, fra dentro e fuori. L’ansia esistenziale del giovane poeta si placa nella parte finale quando dice: ed ecco pare/farsi nuova la luna, e – all’improvviso – /cantare i grilli il canto antico//. Pier Paolo riflette sulla propria esistenza e si accorge di essere diventato un uomo, mentre il contesto è rimasto fisso. Qui mi fermo perché potrei allargarmi troppo. I grilli mi sembrano un ottimo escamotage per chiudere in bellezza.
Errare humanum est. Però…
In certe situazioni il cappuccino ha un sapore speciale, come stamattina. Dopo aver fatto il prelievo per il controllo del colesterolo (che tengo a bada con un integratore) vado al bar che prima delle otto non è affollato. Ordino, prelevo il quotidiano e mi accomodo al tavolo più in ombra, per facilitare la lettura. Sono di buonumore, perché ho deposto un pensiero riguardo la prevenzione sanitaria. Senonché il mio entusiasmo si smorza quando leggo l’articolo:: “Tumore, anzi no:: clinica stangata”. Anna Gumirato, 30, blogger e odontoiatra trevigiana, nel gennaio ’21 aveva ricevuto la diagnosi infausta di carcinoma sebaceo al cuoio capelluto. Per quasi un mese ha creduto di essere affetta da un tumore. Di sua sponte ha ripetuto l’esame in un’altra struttura che lo ha sconfessato e finalmente la giovane ha potuto emettere un sospiro di sollievo. Le è stato riconosciuto il danno che l’errore le procurò a livello psicologico, nella convinzione di essere gravemente ammalata durante l’angosciante attesa del responso definitivo. Mi chiedo: Ma si può incorrere in errori tanto gravi? Pacifico che “Errare humanum est” ma sospetto che il controllo e la verifica dei dati, oltreché delle strumentazioni non siano eccelse. Volendo per forza trovare un risvolto positivo all’episodio, credo che la protagonista dell’errata diagnosi si godrà ogni attimo della vita con maggiore consapevolezza, e se possibile ‘gusto’. A proposito, la schiuma soffice sul bordo della mia tazza si è disciolta. Il retrogusto amarognolo del cappuccino stempera il mio entusiasmo iniziale. Confido che il controllo del mio ‘assetto lipidico’ sia accettabile. Viceversa ripeterò l’esame.
