Il Corriere della Sera di ieri dedica una pagina, anzi due alle donne che hanno segnato il 2023 che sta per finire: 102 donne (viventi o mancate in corso d’anno) di età e nazioni diverse che si sono distinte per le loro opere, oppure che sono rimaste vittime della violenza altrui. Tante foto in miniatura che compongono un puzzle su cui campeggiano la senatrice a vita Liliana Segre a destra e Giulia Cecchettin con la sorella Elena a sinistra. Tra le centinaia rappresentate, ci sono intellettuali, sindacaliste, attiviste, artiste, scrittrici…ma anche le madri di Gaza e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insomma, donne che spaziano in ogni campo, dalla politica al calcio e alla letteratura, testimoni di un mondo in evoluzione. Impossibile menzionarle tutte, ma è confortante il colpo d’occhio che ne deriva abbracciandole tutte con lo sguardo. Mi viene spontaneo pensare che se il mondo fosse governato dalle donne, sarebbe meno turbolento. È attribuita all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama la frase: “Le donne sono leader superiori e con loro al potere il mondo sarebbe un posto migliore”. Grande Obama, protagonista di qualche lezione di Cittadinanza a scuola quando insegnavo. Anche lui ha lasciato il segno. Per obiettività, suppongo che si potrebbe stilare un elenco anche di donne in negativo, ma non è questa la sede e comunque lo immagino meno popolato. Inoltre, ci sono almeno altrettante donne di quelle comparse sul Corriere che agiscono nell’anonimato, dando il meglio di sé. Ne conosco di volontarie che si dedicano agli altri. Nel mio piccolo ne ho usufruito anch’io, dopo l’intervento all’anca quando mi portavano a fare le sedute di fisioterapia. Tra i volontari, non posso dimenticare Gianna, collega e coetanea diventata il mio angelo custode.
La lezione di Martina
Martina Piotto è una “lettrice forte”: ha letto 59 libri in 4 mesi. Non si tratta di un’adulta, bensì di una ragazzina di 10 anni che abita a Nove, in provincia di Vicenza. Ha conquistato il primato nell’ambito della “Hit parade dei libri” che inizia a maggio e termina a fine settembre. Ovviamente nella sua famiglia leggono tutti. Katia Morabito, la madre precisa: “Ama i libri di avventura e ne legge piu di uno in contemporanea”. Tra i suoi preferiti, i libri della collana Il Battello a Vapore e tutta la saga di Geronimo Stilton. Una storia incoraggiante che fa sperare venga replicata. La notizia della passione di Martina per la lettura mi ha riportato alla mia infanzia, tanti decenni fa. Mi piaceva leggere, ma non in maniera ossessiva, anche perché a otto anni sono stata incaricata di fare da ‘tata’ a mia sorella minore, nata a scompaginare i miei giochi. ‘La cieca di Sorrento’ è il titolo del libro che mi ha segnata di più, insieme con ‘I miserabili’ della collana classici di mia sorella maggiore. Credo che per me leggere significasse evadere, immaginare di calarmi in panni diversi dai miei, fare una fuga dal mondo reale per scoprire altri orizzonti. Come deve essere stato per la mia nonna materna, Adelaide che si commuoveva mentre leggeva i fotoromanzi. Quando insegnavo, delle mie sei ore di Italiano, due erano destinate alla lettura di testi dell’antologia che poi venivano esposti e collegati a vari argomenti. In terza media veniva letta e analizzata in classe un’opera narrativa che gli studenti portavano poi all’esame (pratica abbandonata per fare posto ad altro), talvolta valorizzata dall’incontro con l’autore. Da pensionata non ho più il polso della situazione, complicata anche dalla pandemia. Martina è un’eccezione che spero diventi regola.
Potere della musica
Bella storia di Natale che giunge dallo schermo tivù: Yaffa Adar, 85enne, ex ostaggio a Gaza racconta che durante la prigionia è resistita cantando le canzoni di Andrea Bocelli. Il cantante le scrive una lettera: “Cara signora Yaffa, vorrei poterla abbracciare. Vorrei ringraziarla per l’emozione che la sua storia ha suscitato in tutte le persone che hanno avuto il privilegio di ascoltarla…”. La signora, sopravvissuta della Shoah, è madre di tre figli, nonna di otto nipoti e sette volte bisnonna. Il suo nipote maggiore, Tamir Adar, 38 anni, risulta ancora prigioniero a Gaza. In un’intervista, Yaffa ha raccontato che durante i 49 giorni di prigionia non ha versato una lacrima perché: “Voglio che i miei figli siano orgogliosi di me”. Penso che qualcuno le dedicherà una storia. Ma anche il nostro artista si difende bene. Grato che la sua voce sia diventata così importante, precisa che: “Non c’è premio, applausi, onore o riconoscimento che valga quanto le sue parole, che le assicuro, non dimenticherò mai”. Potesse la musica prevaricare sui rimbombi delle armi! Comunque i protagonisti di questa bella storia, nonostante le reciproche limitazioni – lei della libertà, lui della vista – hanno testimoniato che si può ‘fare rete’ con l’arte e lo spirito di resilienza. Sono convinta che sia utile aggrapparsi al bene che c’è, nelle cose e nelle persone, sebbene nascosto e talora proprio sfuggente. Non per nulla sento invocare una rivoluzione culturale, un nuovo Umanesimo che dovrebbe restituirci il piacere della condivisione materiale e soprattutto morale. Purtroppo non distante da noi infuria ancora la guerra, col suo carico di tragedia. Chissà che fine faranno gli ostaggi ancora detenuti da Hamas. I terroristi, facessero cadere dal cielo, anziché bombe le melodie del nostro tenore!
Serenità, orgoglio, entusiasmo
Il videomessaggio di auguri agli Italiani della premier Giorgia Meloni contiene tre parole che sottolineo: serenità, orgoglio, entusiasmo. La prima mi è molto cara, perché rappresenta il mio obiettivo a breve – medio – lungo termine. Per me corrisponde a una condizione interiore di tranquillità, favorita dal contatto con la natura di cui mi circondo, fiori e gatti compresi. Mi è più difficile provare l’orgoglio. Credo che la Meloni lo intenda in senso politico, relativamente al percorso in salita del Paese. Nel mio privato sono orgogliosa di frequentare persone in sintonia con me, dall’animo sensibile che producono arte con cui ci si solleva da terra. In questo senso, il gruppo neonato verbanostra è il più bel regalo di quest’anno che volge al termine e approfitto per ringraziare le mie colleghe/amiche: Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Per l’entusiasmo devo riflettere un attimo: coi tempi che corrono, dove lo trovo? Come sinonimo ha ‘slancio, passione, ardore’. Una persona entusiasta è una che prova soddisfazione per qualcosa che fa, al netto del lavoro. Dunque ci siamo: per me è l’attività letteraria, e sono in buona compagnia perché scrivere migliora la qualità delle relazioni. Attorno al piccolo albero addobbato in studio – fuori della portata dei gatti – ho deposto i doni ricevuti, alcuni ancora sigillati. Mi parlano delle persone che intessono la mia rete affettiva: con meraviglia noto che sono cresciute, non per i miei meriti ma per una condivisione di sentire che fa lievitare il mio benessere. A loro auguro il meglio di ciò che desiderano. Un abbraccio anche alle persone presenti virtualmente attraverso il mio blog, i messaggi e/o il telefono. Tanta Serenità, Orgoglio, Entusiasmo a Tutti (premier compresa). 👌🍀🧡
Buona vita a Maria Grazia
Maria Grazia è il nome dato alla neonata abbandonata nella culla termica di una chiesa a Bari. Don Antonio Ruccia, parroco di San Giovanni Battista l’ha trovata alle 7.15 quando è squillato il cellulare attivato automaticamente dalla ‘culla per la vita’ dotata di sensori. Quando un neonato viene posto sopra la culla, il peso attiva un allarme, in questo caso sul telefono di don Antonio che ha immediatamente allertato il 118. Lui stesso ha proposto il nome per la piccola che “gode di buone condizioni di salute”, rassicura il sacerdote che vedo giustamente emozionato in tivù. Maria Grazia pesa 3 chili e 400 grammi. Per certi versi sembra una storia fatta apposta per Natale quando si rinnova il miracolo della nascita di Gesù. Immagino il dietro le quinte di questo evento che ha portato la madre di Maria Grazia a disfarsene, e mi interrogo sulle ragioni di questo abbandono, riguardo al quale la donna potrebbe ricredersi. Non so dove potrebbe collocarsi il lieto fine, a Maria Grazia poteva andare peggio. Mi ha colpito il manifesto appeso all’ingresso del Reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari dove in rosso, a caratteri cubitali si legge: “Nessun bambino è un errore” che ritengo appropriato e incoraggiante per le potenziali madri in difficoltà. La storia, per ora a lieto fine mi procura un misto di sollievo e di ansia, soprattutto disagio. Essendo madre, d’istinto trovo inconcepibile privarsi di un figlio, per quanto il ventaglio delle motivazioni per ‘cederlo’ ad altri che se ne occuperanno sia meno peggio dell’abbandono o della soppressione. Molti bambini durante questo turbolento Natale saranno senza famiglia. Pace e Amore sono i doni più grandi, da qualunque fonte arrivino.
Fiore generoso
Verso le sette assisto a un’alba straordinaria: sembra che abbia acceso la luce che entra dalle finestre con toni caldi e rassicuranti. Milioni di Italiani sono in viaggio verso la montagna, le città d’arte e le terme, obiettivo per me estivo; non me la sento di lasciare soli – fosse anche per un paio di giorni – i miei tre gatti, di cui due poco più che cuccioli. Inoltre preferisco stare a casa quando gli altri si spostano in massa. Anche se vivo da sola – coi gatti, fiori e canarini – ho un figlio che viene a trovarmi una volta alla settimana. Non sono isolata e riempio il tempo, facendo ciò che mi piace, compresi piccoli regali che parlano di me. Però oggi preferisco parlare di quelli che ho già ricevuto da persone a me care: un cuscino fatto all’uncinetto, una borsetta di stoffa, un segnalibro di panno a forma di cuore con una pietruzza al centro, un quadro di fiori realizzato ad olio, un biglietto di auguri personalizzato, un Anturium da Gina, 93 anni e una telefonata da Pio, 88… Se dimentico qualcuno, chiedo venia. E io? Restituisco il pensiero, con la poesia suggeritami dal bulbo di Amaryllis che mio figlio mi ha regalato settimane fa. Forse ne ho già parlato. Interrato in un vaso con buona terra e cure affettuose, si è trasformato in una esplosione di corolle che mi fanno rasserenante compagnia. Riporto il testo, a beneficio dei lettori, cui auguro buona antivigilia di Natale. FIORE GENEROSO Un bulbo di Amaryllis/malandato/s’è trasformato/in nove fiori/rosso natalizio/sbocciati dilazionati/per accrescere lo stupore/e i battiti del cuore./Vorrei carpire/tenacia ed energia/al fiore generoso/entrato malandato/a casa mia/dove ha generato/splendide corolle/amiche delle stelle.// 🌷
Verso Natale
Giornata intensa, dedicata a restituire una parvenza di ordine dentro e fuori casa, che non è neanche piccola. Reginaldo si occupa dello scoperto: rastrella foglie, riempie di terra buche, mette a dimora i bulbi dei tulipani comperati al mercato, dimezza con la mannaia i pezzi di faggio troppo grossi per la stufa che poi sistema ordinatamente nella legnaia. Mentre lui agisce fuori, io raccolgo quotidiani e riviste sparsi un po’ dappertutto e poi vado a inserirli nel bidone giallo per la raccolta della carta. Verso metà mattina faccio il caffè che offro al mio aiutante con uno dei miei muffin – con banana e cacao – piuttosto apprezzati. Poi lui riprende la pulizia fuori e io dentro casa, ma non riesco a fare molto perché i gatti reclamano la pappa e anch’io comincio a sentire un certo languorino. Siccome giovedì è giorno del mercato locale, penso bene di andare a comperare il pesce fritto, così non devo spendermi ai fornelli. Detto, fatto. Al banco della frutta acquisto mandaranci e a quello dei latticini ricotta e stracchino, con l’intenzione di farne la mia cena. Niente sosta al bar perché è troppo trafficato. Però mi fermo davanti ai fiori, una sviolinata di stelle rosse e bianche e mazzi natalizi confezionati. Più interessanti i tulipani, ma e cedo il posto a una signora più frettolosa di me che mi ha scavalcato. Rientro giusto per ricevere un paio di telefonate, per fortuna non commerciali. Se non ci sono intoppi, a fine lezione si ferma Adry per un salutino, cosa che succede quasi fuori tempo massimo. Mi fa segno di avvicinarmi al bagagliaio dove ha un ‘ospite’ che non ha osato lasciare solo e al freddo durante le vacanze natalizie. Dentro una gabbia è custodito un esemplare di ‘insetto stecco’ (che si riproduce per partenogenesi, cioè da sé stesso). Anche questo è Natale!
Ancora una!
Nel discorso alle Alte Cariche dello Stato il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella afferma: “in particolare scuote le nostre coscienze – ed è intollerabile – la violenza degli uomini sulle donne”. Avrei preferito silenziare questo argomento, che purtroppo si è ripetuto in un paese vicino al mio: Riese Pio X che al nome del paese ha aggiunto quello dell’illustre cittadino (Riese, 2.06.1835 – Roma, 20.08.1914) non solo divenuto papa nel 1903 ma anche canonizzato il 29 maggio 1954. Giusto un paio di mesi fa, dal 17 al 22 ottobre si è svolta la ‘peregrinatio’ dell’urna con il corpo del santo. Il paese torna alla ribalta per un ennesimo femminicidio: Vanessa Ballan, 27 anni, incinta di tre mesi e madre di un bimbo di quattro anni è stata uccisa in casa con sette coltellate da Bujar Fandaj, 41anni, imbianchino kosovaro con cui aveva avuto una relazione e che aveva denunciato per stalking lo scorso ottobre. Martano, il procuratore capo di Treviso dice: “La valutazione fatta era di non urgenza, cosa purtroppo che si è rivelata infondata”. Non si è ancora spenta – ed è giusto così – l’eco sulla morte di Giulia Cecchettin che dobbiamo registrare un altro femminicidio. Il mio primo pensiero va al bimbo privato della mamma, poi al compagno e ai familiari di Vanessa. Ma sento di dovere esprimere un pensiero di solidarietà verso le forze dell’ordine, sottodimensionate e criticate. A parte l’abitudine di interrogarsi sempre se il fatto potesse essere evitato, perché non concentrarsi sulle responsabilità dell’autore che l’ha pensato e messo in atto? Vanessa aveva fatto ciò che consente la legge per difendersi e lui, fingendo remissione sembrava aver messo una pietra sopra alla storia sentimentale conclusa. In un video postato dice di essere stato educato dalla madre come una persona gentile. Infatti, assassino lo è diventato per sua scelta!
Un faro d’inverno
L’ inverno meteorologico è iniziato il primo dicembre, mentre quello astronomico è collocato dopodomani venerdì 22 dicembre. Per la precisione, il solstizio d’inverno, momento simbolico per molte culture dell’inizio della stagione invernale nell’emisfero nord cade tra il 20 e il 23 dicembre: fate voi, per me il distinguo non fa molta differenza perché ho percepito i segnali del cambio stagionale da un po’: innanzitutto la diminuzione della luce solare, l’abbassamento della temperatura, la ‘svestizione’ degli alberi del mio giardino: ciliegio, melo, melograno, albicocco, fico. So che si stanno riposando, ma in questa fase mi riesce difficile intrattenere con loro un dialogo che infatti si risolve in un monologo. Quando apro la finestra del bagno rivolto a sud, i lunghi rami dell’albicocco generoso mi ricordano le braccia secche di mia nonna Adelaide e provo una fitta di tristezza. È il tempo dell’attesa: so che a primavera la pianta amata tornerà a riempirsi di gemme, di foglie e poi di frutti. La resurrezione è un altro paio di maniche e mia nonna rivive nel mio ricordo. Dobbiamo abituarci all’alternanza climatica e anche dell’umore: ieri c’era il sole, oggi è una giornata uggiosa, da trascorrere in casa a sfaccendare, oppure dedicandosi a qualche hobby creativo, per me più attraente. Se non scrivessi, mi mancherebbe qualcosa. Infatti il post rientra tra le occupazioni privilegiate e ringrazio i miei sostenitori, pochi ma buoni. Tra l’altro non ho l’obiettivo di espanderli, bensì di mantenere quelli attuali (le statistiche mi dicono 170 alla settimana, con una sessantina di commenti). Uno dei favoriti è Pio, 88 anni, pittore artista di Casoni – padre di artisti – che mi ha appena telefonato per salutarmi e complimentarsi per i post che legge. Che soddisfazione! Un altro faro che illumina il mio cammino.
Panettone o Pandoro?
Premetto che non compero panettone né pandoro, e spero che non mi arrivino in regalo perché sono allergica agli emulsionanti che mi provocano disturbi intestinali. Naturalmente non rinuncio al dolce natalizio che preferisco farmi da me, magari optando per dei muffin decorati con stelline di zucchero. Inoltre mi sono proposta di dimagrire durante le imminenti festività, sia perché non ho in programma cenoni da condividere, sia per una scelta controcorrente in linea col mio spirito anticonvenzionale. Ciò detto, colgo con la coda dell’occhio, passando davanti al televisore che accendo prima di stendermi sulla poltrona relax – con stufa accesa e gatti sornioni – l’argomento della discussione durante il programma ‘Stasera Italia’ di rete 4: “Il pandoro della Ferragni diventa un caso politico”. Per dovere di cronaca, non conosco granché la signora bionda: so che maneggia molto bene i social ed è la consorte di Fedez (di cui so quasi zero e mi sta bene così). Le è stata comminata una super multa, per “pratica commerciale scorretta” durante la promozione del pandoro Balocco. Lei prova ad ‘addolcire’ la sanzione, donando un milione di euro: lo dice in tono dimesso, senza trucco o quasi e senza abito di scena. Agli ospiti del programma prossimi a commuoversi, Maurizio Belpietro ricorda che il ‘ravvedimento’ è giunto dopo quattro giorni dalla maxi ammenda e che l’influencer conosce molto bene i meccanismi dei social che possono scaraventarti dalle stelle alle stalle. Sono portata a credere che le sue siano lacrime di coccodrillo e se mi sbaglio mi scuso. Personalmente preferisco la generosità riservata, per non dire nascosta. Peraltro è vero che “errare humanum est”. Peccato che un dolce prodotto diventi protagonista di sospette operazioni commerciali. Ovviamente, non è colpa del pandoro!
