C’è stata una prima volta per tutti, un primo ingresso a scuola voglio dire. Il mio è lontano oltre sessant’anni e non ne ho un ricordo esaltante. Però c’è una foto in bianco e nero di me col grembiule nero, il fiocco presumo rosso e la cartelletta che rimandano uno sguardo fiducioso sul percorso scolastico in itinere. Trovavo interessante andare a scuola, essere protagonista della vita di classe ed avere un’intesa con i maestri e specifico il genere maschile perché con loro c’era più feeling rispetto alle maestre-mamme. Non a caso ho dedicato l’ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori e il penultimo Il Faro e la Luce rispettivamente al mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial e al mio professore di italiano di liceo classico Armando Contro. Per la mia crescita intellettuale e professionale sono stati illuminanti e li ricordo con affettuosa riconoscenza. Senza la loro influenza benefica, il mio percorso sarebbe stato diverso. Dopo questa lunga introduzione, dato che oggi sono iniziate le lezioni in Veneto, la mia regione, in buona compagnia di altre mi viene facile fare gli auguri di buon anno scolastico a docenti e discenti di ogni ordine e grado (in privato ne ho una lista discretamente lunga). Ma soprattutto ai miei colleghi insegnanti in servizio, perché “educare, sanare e governare” rimangono attività complesse che richiedono una bella sintesi di varie doti. Personalmente mi sono sentita meglio nei panni di studente piuttosto che di insegnante. Non mi dispiace essere in pensione dal 2015 ed avere evitato gli stravolgimenti piombati sulla società e anche sulla scuola, dalla pandemia in poi. Ovviamente partecipo con gli utenti tutti dell’ambiente. Riservo un incoraggiamento speciale per le giovani colleghe, abbracciando col pensiero le altre/gli altri. Ad altiora! 🌻
Categoria: Tempo
Addio Nerone…
Ultime ore per l’anticiclone Nerone che sarà scalzato dal ciclone Poppea: finalmente, perché non se ne può più di sudare! Va bene il caldo, ma un po’ di sollievo ci vuole. Pepita, la mia gattina bianco-grigia col pelo lungo si stende sul pavimento alla veneziana come fosse sul tronco di un albero. Trascorro la maggior parte del tempo in casa, con gli scuri accostati e le tende frangisole abbassate sul portico a ovest, avviando a tratti il clima. Le ore migliori della giornata sono quelle dell’alba – il disco di fuoco sorge verso le sei e qualcosa – e la sera dopo il tramonto, funestato però da fastidiosi insetti volanti. Mi auguro che il cambio meteo avvenga senza arrecare danni, peraltro prevedibili. Ma l’argomento del post mi è stato suggerito dall’imminente Poppea che mi ricorda qualcosa di scolastico. Infatti Poppea Sabina (30 circa – Oplontis, 65) è la seconda bellissima (e terribile) moglie di Nerone, dal 62 d.C alla morte nel 65. Glih storici dell’antichità ne descrivono gli intrighi per diventare imperatrice dell’Impero Romano. Era invisa ad Agrippina, la madre di Nerone che cercò di persuadere il figlio a liberarsene (uno dei motivi per cui infine Nerone uccise la madre nel 59). Secondo lo storico Tacito, Poppea era ambiziosa e senza scrupoli. Fece uccidere o esiliare molti sfortunati che cercarono di sfidarne il potere. Pare che Seneca, l’ex tutore di Nerone sia tra le sue vittime. Ebbe una figlia, Claudia Augusta, che morì a quattro mesi. Secondo lo storico Svetonio, incinta del secondogenito ricevette un calcio sul ventre da Nerone, rimproverato perché passava troppo tempo ai giochi, che ne causò la morte. Ascesa e discesa di una donna spregiudicata e bellissima. Pare che facesse il bagno nel latte di asina (di centinaia di asine), in ciò preceduta da Cleopatra. È risaputo che il latte è un alimento eccezionale, con molte proprietà. Un bicchiere di latte freddo rilassante, dopo una storia ad alta tensione mi farà bene.
Stelle cadenti
Prevedevo che mi sarebbero arrivati i saluti mattutini, accompagnati dal ricordo che oggi è San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Due miei amici di penna hanno anche scritto una poesia che a me non viene spontanea. La poesia X Agosto di Giovanni Pascoli ha lasciato il segno: la cavallina storna torna a casa da sola, col corpo del padre ammazzato. Inoltre stamattina ho trovato morta una canarina – me l’aspettavo perché anziana – che ho già sepolto sotto la siepe di fottinie. La tristezza per una perdita confligge con il desiderio da rivolgere alle stelle, secondo la tradizione. Comunque intendo dare il mio modesto contributo e fare un po’ di chiarezza. Intanto non si tratta di stelle, bensì di uno sciame di meteoriti che hanno pure un nome accattivante Perseidi perché c’entrano con la costellazione di Perseo (se sbaglio, la mia collega di scienze e astronomia correggerà), in pratica dei detriti di polvere e ghiaccio lasciati da una cometa chiamata Swift-Tuttle. Tradizionalmente, è il momento perfetto del mese per osservare le stelle cadenti (Il giorno ideale pare sarà il 13). In realtà lo sciame delle Perseidi inizia molto prima e dura oltre un mese, fino al 24 agosto. Milioni di persone si predispongono a godere lo spettacolo. Adesso l’aggancio religioso. La notte del 10 agosto del 258 d.C. avvenne il martirio di San Lorenzo, uno dei sette diaconi di Roma giustiziato sulla graticola durante la persecuzione voluta dall’imperatore Valeriano. Da allora, l’evento delle stelle cadenti – già noto – è stato associato al martirio del santo e alle sue lacrime durante il supplizio. Insomma, storia leggenda, poesia e scienza si danno una mano per sottolineare un momento di metà estate da ricordare. Ognuno ci abbini il desiderio che crede. Con tanti auguri che si realizzi (anche qualche giorno dopo). 🌟🍀
Nascita del sole (e non solo)
Giornata speciale per me oggi, perché sono diventata mamma giusto 35 anni fa: era l’8.08.’88, una data mitica su cui è stato scritto parecchio. Naturalmente non l’ho fatto a posta, ma sono contenta che sia capitato perché è una data speciale, come lo è mio figlio a cui faccio gli auguri di una vita lunga, serena e appagante. Siccome lui è un tipo riservato che non ama stare sotto i riflettori, sposto l’interesse sul ruolo del genitore nella versione femminile. Ma prima ancora sul dono della vita. Lungi da me fare la filosofa, ma certe situazioni mi fanno riflettere: venire al mondo è un evento grandioso, tanto che lo si definisce ‘lieto evento’. Fondamentale per una buona crescita è il contesto umano culturale e sociale in cui si cresce e qui le variabili sono infinite. Poi però ognuno è protagonista della propria vita, come dice Papa Bergoglio. Ritengo che una persona ricopra diversi ruoli e spetti a lei sola stabilire le priorità. Diffido dagli schemi rigidi e amo la libertà, compresa quella affettiva. Sono orgogliosa di essere la madre di mio figlio ma mi considero una persona autonoma rispetto al mio ruolo di genitore, perché faccio molto altro: scrivo soprattutto che è l’ambito più congeniale. Diversamente, credo che sarei petulante e invasiva, come succede di constatare in certe famiglie. Concludo, descrivendo la foto scattata stamattina, qualche minuto prima delle sei. Assisto alla nascita del sole, evento stupefacente metafora della vita che esplode, si distende, si allarga in sfumature più chiare e più scure. Auguri e Buona Vita! 🌻
A ciascuno la sua vacanza
Primo esodo di Agosto: pare che sulle strade e autostrade d’Italia si stiano muovendo, insieme ai turisti venti milioni di Italiani…pertanto è giustificato il bollino nero! Sta piovendo e la temperatura è scesa a picco, al momento sui 18 gradi… perfino troppa grazia! Appena alzata, accendo la vecchia radio in bagno, sulla stazione RTL 102.5 (Very Normal People) da cui mi giungono le voci note dei conduttori che coinvolgono il pubblico con domande abbordabili. Quella di stamattina è: “Raccontaci la tua estate”. Ascolto qualche risposta e poi bado ai fatti miei. Giro la domanda a me medesima e provo a imbastire una risposta credibile. Premetto che non sono mai stata ‘festaiola’ ma quest’anno mi sento ‘involuta’, per nulla propensa a viaggiare e piuttosto rassicurata dallo starmene a casa, di cui ho pieno possesso e gestione. Mi trattengono i tre gatti che, a detta di mia nipote Cristina sono “gli animatori del villaggio” e lo confermo. Seguono i canarini, i fiori, i frutti… e forse una patina di eco-ansia, disturbo recente attribuito ai repentini cambiamenti climatici. Però inserisco anche delle stimolanti novità: frequento due bar nuovi, un ristorante dove al sabato acquisto un ottimo pasticcio da asporto, sto lavorando alla mia prossima opera narrativa, mantengo in vita il mio blog verbamea e collaboro al neonato verbanostra. Vorrei camminare di più e usare la bici, evasioni impedite dal caldo luciferino di luglio. Tapis roulant e fisarmonica sono al momento in pausa. Ah, da ultimo sono una donna di casa che provvede da sola alle faccende domestiche che non sono proprio il mio forte. Mi avvalgo del servizio di un paio di braccia quando serve. Dunque, visto che non siamo ancora a Ferragosto, posso aggiustare qualcosa per il mio benessere. Tuttavia rimane prioritario il bisogno di tranquillità e di viaggio interiore.
“Punture” estive
Primo agosto: piove! Un fatto piacevole su cui scrivere, perché l’attualità è troppo amara. Dopo un luglio torrido, finalmente avvisaglie di una stagione più clemente. Pia sarà contentissima della pioggia, accolta volentieri anche dagli animali, compresi i miei tre gatti che oggi sono più tranquilli. Spero che le vespe siano rintanate in qualche anfratto, perché la loro conoscenza è davvero…pungente! Mai successo prima, ma la settimana scorsa sono stata aggredita da un gruppo di vespe mentre bagnavo i pomodori: ho provato delle fitte intense al polso, ma il peggio è successo di notte quando è iniziato l’intenso prurito. La mattina sono corsa in farmacia per prendere la pomata del caso “da mettere tre volte al giorno”, ha detto il farmacista che mi aveva consigliato di assumere per bocca un antistaminico che ho rifiutato. Col senno di poi, avrei dovuto ascoltarlo perché prurito, gonfiore ed estesa macchia sul polso sono perdurati oltre cinque giorni. E le vespe? Abbattuto il nido costruito su una griglia di ferro vicina ai pomodori sono andate altrove, ma non tutte dato che ho ‘assaggiato’ un’altra puntura. Forse è il tipo di piccoli pomodori fatti a cuore che li attrae: romantiche! Certo anche gli insetti hanno diritto di cittadinanza, però non se la prendano con me per gli eventi meteorologici avversi! A proposito di insetti, non so se sia il bruchetto verde che mi buca le foglie pelose dei gerani che mi hanno regalato colorate fioriture anche col caldo. Per non parlare delle cimici buongustaie che stazionano sopra le more. Di sera accendo i zampironi, per tenere distanti zanzare e pappataci. Mi torna in mente uno scritto del Leopardi – forse una delle 24 Operette morali – dove parla della vita dura degli insetti. D’accordo, caro Giacomo… ma mi lascino in pace, se non le disturbo!
Caldo e cicale
Mi sono sempre piaciute le cicale, dal tempo in cui d’estate andavo a Lignano dove sentirle frinire, all’altezza della bella chiesetta tra Sabbiadoro e Pineta era uno spasso unico. Bei tempi andati, la Terrazza a mare è stata sostituita dal Campanile sghembo di Caorle, dove peraltro non metto piede da un paio d’anni, complice la pandemia con gli effetti collaterali. Comunque le cicale ci sono anche in Pedemontana e friniscono sui tigli nei pressi di casa mia. Però così vicine non le avevo mai sentite. Mentre leggo qualcosa sotto il portico, aspettando che il ‘sacro fuoco’ dell’arte mi colga per mettermi a scrivere, mi piacerebbe sapere cosa vorrebbe dire la cicala che strepita a un palmo da me: che sia semplicemente un maschio innamorato che chiama la compagna, oppure il grido di allarme contro il rialzo della temperatura? Siamo passati dal ‘riscaldamento globale’ all’era della ‘ebolizzione globale’: è l’allarme lanciato dall’ONU sul clima, rafforzato dall’appello di cento scienziati italiani guidati dal Nobel Parisi che precisa: “Non chiamiamolo maltempo”. Vuoi vedere che le cicale hanno capito tutto prima di noi? Sono andata a curiosare sulle abitudini di questo insetto che vive circa un mese e mezzo (giusto il tempo di riprodursi e morire) e smette di ‘cantare’ se piove, oppure la temperatura scende sotto i 22 gradi. Adesso che ci penso, anni fa mi ero portata a casa dalla Puglia lo scheletro di una cicala ‘esplosa’ che in realtà non esplode affatto, ma passa a un altro stadio della sua trasformazione. Insetto interessante, ritenuto la colonna sonora dell’estate. Nubifragi permettendo. Luglio sta per andarsene e speriamo in un Agosto meno torrido, con cicale canterine, ma non ossessionate dal tempo.
Eventi estremi
Sono stata in Salento un paio di volte, col desiderio di ritornarci. Ho scritto anche una poesia dove immortalo la bellezza del paesaggio marino. Titolo? Salento, una delle trenta poesie corredate di foto della mia Silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro (disponibile su Amazon). Se ricordo bene, la mia amica Liliana l’aveva presentata a un Concorso di poesia, facendomi vincere qualcosa, un regalo extra del mio soggiorno pugliese. Anche per questo ricordo che mischia emozioni e poesia mi fa male leggere su IL CORRIERE odierno a pag.6 l’articolo: ‘Il Salento minacciato dagli incendi. Turisti in fuga da resort e spiagge’. La desolazione riguarda ovviamente anche Sicilia e Sardegna dove la catastrofe è iniziata addirittura prima, alimentata dal vento, dall’incuria e, come se non bastasse dalla mano sacrilega dell’uomo. Una cara collega in vacanza a Catania mi ha aggiornato sul disastro. Non oso chiedere ad un altro caro collega com’è la situazione in Sardegna. Il Ministro della Protezione civile Nello Musumeci, nel suo intervento alla Camera dichiara che: “Per domare gli incendi solo tra Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna da domenica sono stati 3.232 gli interventi con l’impiego di 9.846 vigili del fuoco”, numeri che sembrano esorbitanti ma che dovrebbero addirittura lievitare, per contenere i danni. Sento che bisognerebbe agire di più anche in prevenzione, perché alcune zone abbandonate sono un’ottima esca per il fuoco. Agli ingentissimi danni materiali, vanno aggiunti quelli al morale di chi in quelle zone ci vive oppure ci torna. Da parte mia non ho in previsione di tornare a breve in Puglia. Andare in Sardegna al momento rimane un desiderio. L’ammirazione per le terre del Sud e di chi ci abita è ora offuscata dalla constatazione del disastro ambientale verificatosi. Tuttavia anche il Nord combatte con eventi estremi. Sono senza parole.
Nella morsa del clima tropicale
Gli incendi d’estate sono un evento fisiologico nelle isole e al sud, alimentati dalla siccità e dal vento. Il mio collega Max dalla Sardegna mi informa che la temperatura rilevata ieri era di 46 gradi, mentre Antonietta da Falcade ne registrava solo 17, tanto per ricordarci che la penisola è lunga. Però è raccapricciante che si tratti spesso di incendi dolosi, appiccati suppongo per tornaconto economico privato, in totale noncuranza dei danni all’ambiente, alle persone e alle cose. Durante il telegiornale, vedo che un elicottero addetto alla vigilanza sul territorio viene addirittura preso a sassate dal presunto piromane che poi è stato arrestato. Mi auguro che gli venga inflitta una punizione esemplare, da estendere a quanti ripetono le sue gesta. In Grecia, i turisti scappano atterriti da Rodi in fiamme e all’origine di alcuni incendi c’è la mano dell’uomo. Sono stata nell’isola di passaggio, durante la crociera fatta con mamma nel luglio 2006 e ne custodisco un prezioso ricordo. Dubito che ci tornerò, ma il male che viene fatto là si ripercuote di qua, come se venisse oltraggiata la tela di un dipinto. Anche Corfù brucia. I danni fatti all’ambiente sono enormi, però c’è chi non si accontenta e alza l’asticella dello scempio, incurante delle conseguenze di un incendio che investe le case, gli animali e le persone. “Si sta affrontando una vera e propria guerra”, parole del premier greco. in Italia si registrano fenomeni estremi: tempesta e ghiaccio al nord, incendi al sud. In Pedemontana situazione a macchia di leopardo. In tarda serata ho sentito sbattere violentemente le tende frangisole che a stento sono riuscita a fissare con gli elastici ai bordi del portico. Mi sono fatta coraggio coi tre gatti agitati in casa. Di notte ho sentito ululare il vento, ipotizzando ciò che avrei trovato stamattina. Scampato pericolo. Per questa volta.
Canicola
Bollino rosso oggi in 23 città italiane, tra cui la capitale dove vive mia nipote Cristina. Giusto ieri mi diceva che tiene acceso il condizionatore per Coco, il vecchio cane coker, 12 anni molto amato. Non a caso ha il nome della mitica stilista Coco Chanel, anche se è un maschio. In una foto che mi ha girato, l’occhio languido del cane, tipico della razza rende bene la sopportazione della calura. Ma preferisco un’altra istantanea dove ha la lingua fuori. Da parte mia, accendo il clima a tratti in studio, dove trascorro buona parte del tempo, ma mi dà fastidio la ventola come anche ai gatti che preferiscono ripararsi sotto una pianta. Ho sentito un allevatore di mucche che fa passare sopra il manto delle bestie accaldate una pioggia d’acqua, nel tentativo di abbassare la temperatura. Iniziative che confermano essere il caldo eccessivo un tormento anche per gli animali. Il bollino rosso, contrassegno del Ministero della Salute segnala il massimo livello di rischio. Finora l’anno più caldo è stato il 2022 e l’estate 2023 è prevista ‘torrida’ dagli esperti. Chissà che si sbaglino, comunque dovremo boccheggiare fino alla fine del mese. Vittorio Feltri, 80 anni portati con piglio e disinvoltura ricordava che in passati, d’inverno le persone avevano i geloni nelle mani e d’estate ha sempre fatto caldo. Inoppugnabile. È cresciuto però il disadattamento a stagioni in evoluzione, sempre più bizzarre. Ovverosia non siamo più abituati a sopportare i cambiamenti climatici, sempre più ravvicinati e turbolenti. Non resta che accettare ed adeguarsi, evitando di adottare soluzioni che alla fine risultano più dannose del problema stesso. Sto pensando al gelo di certi ipermercati dove se non indossi la giacca a vento, quando esci ti metti in lista dal medico per curare le cervicali (mi è successo). D’altro canto capisco che tutta l’enorme merce contenuta nei frigoriferi vada salvaguardata. Forse, se consumassimo meno si sprecherebbe anche di meno, energia compresa. Ho sentito che in Francia verrà riconosciuto un buono a chi ricicla scarpe e vestiti. Magari potrebbe essere applicato anche per il cibo, a favore del contenimento dello spreco. Meno spreco, meno energia. D’altronde il problema è planetario: in Cina, centro-nord, la temperatura registrata è di 50 (cinquanta) gradi. Da bambina sentivo la battuta ‘Va in Cina’ come luogo lontanissimo dove mandare qualcuno di importuno. Superata anche quella.
