La classe non è acqua

Conosco due pittori, padre e figlio da non molto, ma quanto basta per avere la conferma che l’arte salva. Pio, il padre merita una tela solo a guardarlo: lunga barba bianca, radi capelli lunghi, occhi cerulei rivolti al tempo che fugge. Noè, figlio secondogenito di quattro condivide con il padre l’amore per il pennello. Pio è reduce da un problema di salute che lo ha trattenuto in ospedale per un po’, ma ha festeggiato a casa il suo 89esimo compleanno. Mi aggiorna sulle sue condizioni la figlia Marta, diventata mia amica. Tutto sembra filare liscio, però riadattarsi alla quotidianità richiede tempi lunghi, nonostante la cura e la dedizione profusi dai familiari. Ma ecco la svolta: Noè porta al padre una piccola tela dove l’anziano genitore potrà muovere la mano d’artista, imprimendo segni ed emozioni. Potrebbe anche non succedere, non si crea a comando. Invece l’intuizione è giusta, la vocazione a dipingere ha il sopravvento sulle limitazioni del quotidiano e l’artista ritorna protagonista. Ecco, non so cosa Pio imprimerà sulla tela donatagli dal figlio: volti, fiori oppure paesaggi. Mi piace pensare che insieme si stanno scambiando linfa, che la comunicazione artistica funziona più delle parole. D’altronde non è un caso se la pittura è una poesia muta (pensiero dell’immenso Leonardo Da Vinci). Guarda caso, il figlio è anche poeta e questo lo avvicina al mio sentire. Del resto, per gli Antichi Greci le nove Muse protettrici delle Arti e della Cultura erano sorelle. Questo mi suggerisce l’idea che l’humus conti parecchio e che non sia ininfluente il terreno Dove i Germogli diventano Fiori per dirla con il titolo della mia ultima creatura letteraria che reca in copertina un dipinto di Noè. Quando si dice “La classe non è acqua”.

Arte salvifica

Un paio di giorni fa, precisamente venerdì durante la trasmissione Geo viene data la notizia di uno straordinario rinvenimento artistico a Rimini, città che mi è cara per diversi motivi. Lo storico e critico d’arte Alessandro Giovanardi racconta il ritrovamento di alcuni affreschi trecenteschi di scuola giottesca rinvenuti qualche mese fa nella chiesa di Santa Croce a Villa Verucchio, in provincia di Rimini. La scoperta “che fa tremare i polsi” si deve alla curiosità di Frate Federico, impegnato in piccoli interventi sopra al coro ligneo. Incuriosito, lega il cellulare a un filo e lo cala nella fessura tra il coro e il muro con la telecamera accesa e cattura l’immagine di un’antica pittura medievale del Cristo in Pietà, custodita in una nicchia. Gli esperti stabiliscono che l’opera è di Pietro da Rimini ed è uno dei più importanti rinvenimenti della storia dell’arte medievale. Intraprendenza di Frate Federico e fortuna hanno reso possibile la scoperta. Sullo stesso luogo circola una leggenda francescana: il chiostro della chiesa conventuale è dominato da un cipresso monumentale che si dice sia nato dal bordone (grosso e lungo bastone usato dai pellegrini) piantato a terra dal santo di Assisi, fermatosi qui a riposare e a pregare: un miracolo anch’esso di madre natura. Insomma, tra gli affreschi riscoperti e il cipresso gigantesco ci sarebbe materiale per scrivere un romanzo che la curiosità di Frate Federico rende intrigante. Che ci sia bellezza nascosta ovunque è incoraggiante, nel paese chiamato, non a caso il Belpaese. Sono 59 (da settembre 2023) i siti italiani patrimonio dell’umanità UNESCO e nessun altro paese al mondo ne ha altrettanti. Questo dato è motivo di orgoglio e fonte cui attingere per ossigenarci.

Un Nobel da riscoprire

Quando leggo qualcosa che riguarda Grazia Deledda mi rianimo, perché la scrittrice sarda – unica italiana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1927 – accompagnò la mia maturità con il romanzo La Madre, cui seguirono diversi altri. La ritengo uno dei miei pilastri, di cui ammiro la capacità descrittiva insieme con quella introspettiva. A Scandicci (FI), nell’Auditorium Rogers, durante la rassegna culturale ‘Il Libro della Vita’, lo scrittore Marcello Fois ha ricordato ieri la Deledda, parlando del romanzo Marianna Sirca. Pubblicato per la prima volta nel 1915 a puntate su La Lettura, rivista mensile del Corriere della Sera fa parte di una trilogia che comprende altri due romanzi che sono L’incendio nell’oliveto e La madre, quest’ultimo a me molto caro come detto all’inizio e riletto varie volte. Viceversa, non mi ricordo granché della trama di Marianna Sirca, giovane di umili origini diventata ricca grazie all’eredità dello zio prete, innamorata del bandito Simone Sole. Destino, morte, solitudine e aspirazione alla felicità sono le tematiche esistenziali trattate dalla scrittrice, paragonata da alcuni critici agli scrittori russi. A mio dire, è una ritrattista di prim’ordine, attenta alle sfumature psicologiche dei suoi personaggi e a fotografare con le parole la sua amata isola dove ha ambientato quasi tutti i romanzi. Tra i più famosi: Canne al vento (uscito nel 1913), Edera, Elias Portolu, Cenere, Cosima. Riguardo alle opere, la critica la inserisce tra verismo e decadentismo, ma è più adeguata la letteratura sarda. Nata a Nuoro nel 1871 da una famiglia benestante, è considerata una autodidatta. Se ricordo bene, ripeté l’ultima classe elementare – privilegio per le bambine allora – perché ritenuta dalla maestra “intelligentina”. Dato il percorso fatto, per me è stata una femminista impegnata in ambito culturale, scarsamente considerata, nonostante il Nobel. Perciò ben vengano le iniziative che ci consentono di riincontrarla.

Un giovane speciale

Jannik Sinner è stato nominato ‘Ambasciatore dello Sport Italiano nel Mondo’ dal Ministro Antonio Tajani. Per il tennista altoatesino è un riconoscimento ufficiale della Repubblica Italiana che amplia il suo valore sportivo e lo propone come vurtuoso modello giovanile. Il giovane talentuoso sta lontano dai social e ha rifiutato l’invito di andare come super ospite all’imminente festival di Sanremo. In un’intervista ha ringraziato ‘i genitori perfetti’, quando è fisiologico alla sua età contestarli e criticarli duramente. Giorgia Meloni a Palazzo Chigi gli riconosce un parere ampiamente condiviso: “Sei l’Italia che piace”. Il tennista azzurro dimostra di essere molto più maturo dei suoi 22 anni e mi auguro non sia un’eccezione. Anzi, la mia mente va subito ad un suo quasi coetaneo abile in svariati campi che ho la fortuna di frequentare. Tornando al tennis, l’ho seguito per breve tempo molti anni fa, quando mio figlio era ragazzino: l’avevo iscritto a un corso nel campo sportivo dietro casa, da dove sentivo rimbalzare le palline. Poi le racchette sono scese in cantina. Sono persuasa che il tennis gli abbia fatto bene, anche se poi lui ha preferito investire in musica, bicicletta e altro. La massima latina ‘Mens sana in corpore sano’, tratta da un capoverso delle Satire di Giovenale è ancora ampiamente condivisa. Siamo tutti d’accordo sull’importanza dell’equilibrio psico-fisico. Più difficile scegliere come realizzarlo. Jannik ha sudato le proverbiali camicie, senza risparmiarsi. Di certo supportato dalla famiglia. Sarei curiosa di sapere com’è stata la sua educazione e quali valori gli siano stati trasmessi, che comunque intuisco. Perciò tanti complimenti al campione, ma tanto di cappello anche a chi si è prodigato per renderlo speciale.

Lingua italiana

Stamattina verso le nove mi capita di seguire il programma ‘Pronto Soccorso Linguistico’, nel contesto della trasmissione Uno Mattina in Famiglia. Dato che scrivo, è normale che abbia un occhio di riguardo per ciò che c’entra con le parole. Però stamattina c’è qualcosa in più che mi fa piacere: un collegamento con il professor Francesco Sabatini che da casa parla della nascita della grammatica e di Pietro Bembo. A proposito, ad Asolo c’è una via che ricorda questo linguista, autore del trattato in tre libri Gli Asolani, un dialogo sull’amore ambientato ad Asolo nel XV sec. nella corte di Caterina Cornaro. Tornando al collegamento con l’illustre professore e linguista (nato a Pescocostanzo, 19 dicembre 1931), Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, seguito quando era ospite fisso della trasmissione, l’ho visto fisicamente provato, ma sempre lucido nelle sue argomentazioni. Poi la parola è passata al suo successore, Paolo D’Achille, professore di Storia della Lingua Italiana: ha parlato della nascita dei cognomi legata a motivi commerciali e ha spiegato alcuni modi di dire, quali ‘Andare a genio’ e ‘Obtorto collo’ , previo breve sondaggio presso il pubblico. Infine è stata spiegata l’origine francese della parola ‘supplì’ di ambito culinario: si tratta di una crocchetta con riso e vari altri ingredienti. Beh, a mio dire il programma linguistico è molto interessante, niente affatto noioso e meriterebbe tempi più lunghi. Persuasa che la nostra lingua debba essere sostenuta e amata, mi auguro che nelle alte sfere si incentivino iniziative e programmi volti a conservarne la linfa, recuperando il meglio degli scrittori del passato, senza negare la contaminazione con parole straniere. La lingua infatti è un organismo vivo, che si rigenera e si rinnova.

Scrittura manuale

Scrivere a mano ci dice chi siamo: sembra uno slogan pensato ad hoc per la odierna Giornata nazionale della scrittura a mano o HandWriting Day, istituita nel 1977 in America e dedicata all’arte della calligrafia. Sarà contenta la mia amica Rossella che ha seguito un corso di quest’arte e pure la sua amica Lurdes. Anch’io sono lieta che tra tante giornate, ci sia spazio per la comunicazione scritta, oggi sempre più digitale e meno affidata a carta e penna. Io stessa uso la tastiera per postare nel mio blog e scrivo al pc romanzi e racconti, per ovvie ragioni di tempo e chiarezza. Tra parentesi, nei concorsi letterari rifiutano il manoscritto, e immagino perché. Però le mie poesie nascono dalla matita su carta anche di emergenza – per fermare l’attimo creativo – e uso il retro degli scontrini per appuntare ciò che devo comperare. Quindi non ho rinunciato alla scrittura a mano, a favore della quale ho scritto che: “Le parole hanno sempre un senso, anche se a volte bisogna cercarlo oltre le righe. Dietro la scrittura delle singole lettere ci sono le emozioni, espresse dal tratto lieve o intenso. La comunicazione è un gioco di squadra tra chi scrive/parla e chi legge/ascolta”. La mia non è una calligrafia nel senso di bella scrittura, ma una grafia che denota temperamento, fatta di lettere appuntite e impresse con tensione. Quando scrivo qualche dedica o un biglietto speciale, cerco di controllare la mano per lasciare uno scritto che parli di me e che sia intelligibile. Nel tempo la firma su è un po’ modificata: la A di Ada una volta era ad arco, mentre ora assomiglia alla Torre Eiffel: chissà cosa vorrà dire! La sigla che apponevo sui compiti a scuola è invece rimasta identica: una C ondulata che si allunga in una A a triangolo. Interessante questo guardarsi dentro attraverso i segni della scrittura, la più grande tra le invenzioni.

Protagonista il Tango

In un momento di pausa forzata, mentre faccio uno spuntino accendo la tivù in cucina e assisto ad un tango da parte dei campioni europei di questa danza affascinante. Per inciso, durante l’ultima edizione di ‘Ballando con le stelle”, il 24 dicembre scorso Wanda Nara e Pasquale La Rocca hanno conquistato pubblico e giuria ballando il tango argentino della finalissima. Mi risulta che il tango sia anche il ballo preferito da Papa Francesco che, da buon argentino lo ha praticato in gioventù. È noto che il tango emerge come il ballo degli argentini poveri e immigrati, quindi un genere musicale all’inizio triste e malinconico che trasmette poi incanto ed eleganza, passione e complicità. Che c’entro io? Sergio Stefani, zio materno, dal Friuli si trasferisce giovanissimo a Buenos Aires in Argentina dove diventa benestante, allevando bestiame. Sicuramente ballava il tango, anche perché aveva una schiera di cugini musicisti autodidatti. Io da piccola pensavo di fare la ballerina, un sogno nel cassetto che ho aperto da grande – ma non troppo, sui vent’anni – andando a ballare con mia sorella maggiore. Euterpe, una delle nove Muse, dea della danza figlia di Zeus e Mnemosine, mi prese di buon occhio e in poco tempo divenni una provetta ballerina, grazie anche all’eccellente maestro. Ho pure vinto un paio di gare di liscio, ovviamente non da professionista, anche se qualcuno pensava lo fossi, tanto piroettavo volentieri. Di quel periodo ricordo le gonne con i volant e i bolerini, gli orecchini pendenti e i fiori tra i capelli, giusto abbigliamento da ‘tanghera’. Tra tutti i balli appresi, il tango era e rimane il mio preferito, anche se ora non lo ballo più. La stagione delle danze si è chiusa con la nascita di Saul, mio figlio. Ma il tango mi è rimasto dentro.

Giochi di parole

Domenica sera, ora di cena. Dopo il telegiornale su Rai 3, viro su Rai 1 e mi godo La ghigliottina, parte finale del programma L’eredità condotto dal garbato Marco Liorni. Attualmente il campione in carica è Daniele Alesini che il conduttore chiama ‘dottore’, provvisto di barba e un sorriso cordiale. Le cinque parole selezionate senza sbagliare combinazione sono: Insieme, Ritorno, Potere, Sacco, Posto per un montepremi accumulato di € 190.000. In un minuto bisogna trovare quella che le unisca tutte: ci provo anch’io da casa e le ultime tre mi suggeriscono ‘vuoto’ ma non mi capacito il collegamento con le prime due. Vediamo cosa propone Daniele, che in una precedente puntata aveva già vinto una bella somma. Io non vinco nulla, ovvio ma la soddisfazione di partecipare al gioco di parole, mio strumento di diletto non me la toglie nessuno. Il bello del gioco è confrontare il ragionamento del concorrente con il proprio. Quando il dottore – scoprirò dopo neurologo – spiega che la parola ‘sacco’ gli ha aperto la strada, gongolo di piacere perché è quella che mi ha fatto pensare al gioco ‘sacco pieno sacco vuoto’ come lui, che è molto più giovane di me e padre di tre figli. Il conduttore è molto controllato e alimenta la suspence del pubblico in sala e a casa. Daniele ha scritto sulla tavoletta la sua risposta: ‘Vuoto’ e quando M. Liorni gira la sua tavoletta con scritto ‘Vuoto’ , la parola giusta è un boato di ammirazione che trapassa lo schermo e fa esultare anche me! In un minuto il gentile concorrente – medico e padre – incassa il montepremi che, sommato alla precedente vittoria gli consente di incassare 285.000 euro! E poi c’è chi dice che con le parole non si mangia. Evviva i giochi di parole! Rivedrei volentieri anche Parola mia, da cui ho pescato Verbamea, il nome del mio blog e Verbanostra che condivido con le colleghe scrittrici Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa 💐

Effetto Befana

La festa della Befana è appena passata, ma la sua coda rilascia buonumore e simpatia, non soltanto tra i più piccoli bensì anche tra gli anziani di una casa di riposo (anzi, spero in tante strutture simili) dove soggiorna Liana, una casa persona che conosco. Mi giungono delle foto scattate a delle arzille ospiti durante la festa e tra loro riconosco lei, donna minuta e di grande temperamento. La cosa mi fa molto piacere, perché rimanda l’immagine di un luogo dove le persone riescono a divertirsi, al netto della perdita dell’autonomia esercitata a casa propria. “Il divertimento è stato il protagonista del pomeriggio, con le befane che hanno fatto scherzetti agli anziani, creando un clima di complicità e allegria”. La parola ‘divertimento’ ha un potere salutare che cura quanto una medicina, dove gli ospiti sono soggetti di attenzione e di amorevoli cure. Scorrendo le foto che mi sono state inviate, la mia amica grande ha uno scialle sulle spalle e una scopa in mano… però è chiaro che le servono per la scenetta, da condividere con altri ospiti, sia maschi che femmine, divertiti interpreti di un gioco popolare. Gli anziani che sanno giocare sono incoraggianti. D’altronde, raggiunta la terza o quarta età e superati tanti grovigli della vita non vedo perché privarsi del piacere di sorridere, meglio se in compagnia. Cade a fagiolo l’annuncio dell’ultimo libro della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, pubblicato da Mondadori nella Collana ‘Vivere meglio’ (che di per sé spiega il contenuto): “Noi siamo bellissimi. Elogio della vecchiaia adolescente” che senz’altro mi procurerò. Personalmente ammiro molto chi, in età longeva mantiene uno spirito giovanile, coltiva hobby ed emozioni. Brava Liana e…lunga vita alle Befane!

La ‘stella’ gentile

Mi trattengo sulla poltrona relax più del solito perché sono piuttosto ‘acciaccata’, con l’anca rigida. Così ha detto il mio fisioterapista stamattina che mi consiglia di fare i raggi per procedere con oculatezza. Stesso parere del mio medico. Nel mentre mi concedo più pause di riposo e di evasione mentale. Su Rai 3, ospite della trasmissione pomeridiana ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ c’è un’ospite speciale: Amalia Ercoli – Finzi, “La signora delle comete”, classe 1937, una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali, consulente scientifica della NASA. Una curiosità: il nome Amalia, molto comune presso gli Ostrogoti significa ‘operosa, diligente’ e chissà se c’è un nesso con l’astrofisica che ho apprezzato per i suoi interventi durante il programma serale ‘Splendida Cornice’ , in onda di giovedì sera su Rai 3 tempo fa. Mi ha colpito la comunicazione cordiale e semplificata di argomenti non proprio alla portata di tutti. Tra l’altro la scienziata è madre di cinque figli, il che dimostra che è riuscita a combinare benissimo professione e vita privata. Grande donna che sprizza buonumore solo a guardarla, e viva simpatia per gli obiettivi raggiunti. Torno al titolo del programma ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ che mi ha incuriosito e ho scoperto che in epoca medioevale simboleggiava l’albero della conoscenza, quindi ci sta in un programma culturale. A proposito di piante e di rami, nello stemma/emblema della Repubblica Italiana, uno dei simboli è rappresentato dal ramo di quercia che incarna la forza e la dignità del popolo italiano (gli altri due elementi sono la stella e la ruota dentata). Per concludere, con un po’ di pazienza si possono selezionare programmi televisivi che nutrono le nostre conoscenze e che ci riconnettono con ‘Mamma Rai’, invecchiata ma in grado ancora di interessare.