Da giovane laureata, in attesa di insegnare avrei fatto qualunque lavoro nell’ambito della letteratura, tipo la bibliotecaria o la correttrice di bozze. Andò che feci l’applicata di segreteria, con poco entusiasmo ma almeno fui costretta a imparare a scrivere a macchina, oggi sostituita dalla tastiera del portatile e dal tastierino del tablet. Per motivi legati all’hobby che coltivo da pensionata, mi ritrovo a correggere la bozza del mio ultimo libro, il tredicesimo, cui ho assegnato il titolo Ricami e Legami, di prossima uscita online. La revisione di un manoscritto – anche se scritto al computer – implica un lavoro certosino, di molta pazienza e oculatezza. Non pensavo che mi avrebbe impegnata tanto. Avrei potuto evitare la fatica, ricorrendo al servizio della tipografia. Ovviamente non gratis ed anzi lievitato, come tutto. Ma ho deciso di cambiare strada, soprattutto perché non intendo aumentare le copie invendute che trattengo in casa, come è successo durante il covid con l’isolamento e il distanziamento. Così mi affido al self publishing, cioè all’auto pubblicazione che ha costi irrisori, però bisogna arrangiarsi in tutto e per tutto quanto riguarda l’editing, ovverosia il controllo minuzioso dell’opera letteraria. Io ho una spalla formidabile in Manuel che potrebbe fare tranquillamente anche il grafico, se ne avesse tempo e voglia. La rottura della lavastoviglie gli ha impedito di soccorrermi nella revisione finale della bozza che ho affrontato da sola: un coinvolgimento ad alta tensione che mi fa respirare di sollievo quando una pagina non ha bisogno di intervento. Pensando ai miei esordi, meno male che non ho fatto la correttrice di bozze, anche se ogni lavoro ha i suoi lati in e out. Poi dipende anche dal contesto e dallo spirito di adattamento. I più fortunati sono quelli che fanno coincidere hobby e lavoro. Ognuno ha dei talenti da coltivare: peccato se rimangono inesplorati.
Categoria: Hobbies
Palingenia casa editrice
PALINGENIA, piccola casa editrice indipendente arriverà in libreria il 28 giugno, redazione a Milano e sede legale a Venezia, che è stata la capitale dell’editoria italiana per almeno due secoli, da Aldo Manuzio in poi. La notizia mi attrae per due ragioni: scrivo e cerco una casa editrice che mi adotti; la fine del mese coincide con il terzo anniversario del mio blog verbameaada. Leggo sul tablet la notizia, pubblicata giorni fa dal Corriere che avevo intenzione di riprendere. Le case editrici in Veneto sono parecchie e questo mi pare un segno positivo; incoraggiante che aumentino, con proposte accattivanti. Nel mio caso, potrebbe interessarmi la collana di narrativa italiana, “I campi (o I campielli), con riferimento ai campi del sapere e alle piazze veneziane. Per ora i titoli in programma sono una decina, ma il progetto è di raddoppiarli entro l’anno prossimo. La parola “palingenesi’ significa rinascita/rigenerazione e contiene già l’intento della casa editrice che ha come simbolo la palingenia, una sorta di piccola libellula che simbolicamente intende “volare tra il passato e il presente, tra la letteratura e la saggistica, tra autori italiani e autori stranieri”. Beh, non so se potrò interessare alla nuova casa editrice. Scrivo autonomamente da una quindicina d’anni, il mio genere è la Narrativa realistica, con predilezione per i risvolti psicologici dei personaggi, ma senza voli pindarici. Un mio convincimento è che al mondo c’è posto per tutti e che non si può piacere a tutti. Io scrivo perché mi è congeniale e comunicare mi libera. Ciò detto, il simbolo dell’insetto acquatico, la palingenia può rappresentare anche me che volteggio tra una e l’altra delle mie tredici opere letterarie finora neonate. Incrocio le dita. Auguri alla neonata casa editrice.
Giornata Mondiale della bicicletta
Vorrei fare uscire dal garage la bicicletta, anche per verificare la mia stabilità dopo l’intervento e la fisioterapia. Ma come si fa con questo tempo che definire ballerino è un eufemismo? Chiederò a Pia, amante delle due ruote come si regola. In casa ho la cyclette e la mini-byke, ma non è la stessa cosa! Anche fare poche centinaia di metri pedalando mi consente di osservare, sentire, spaziare con la mente. Oggi 3 Giugno è la Giornata Mondiale della bicicletta, istituita dall’ONU nel 2018 per promuovere l’utilizzo di un mezzo di locomozione sostenibile, sano e alla portata di tutti. Non tutti però la usano con prudenza e certi ciclisti del weekend mettono a rischio la loro incolumità e quella del malcapitato autista costretto a stare in coda al gruppetto sparpagliato sulla carreggiata. Più che pedalare, a me piace camminare ma non disdegno entrambe le attività, se il tempo è clemente. Ho qualche foto che documenta le mie passeggiate sulle due ruote: niente di eccezionale, ma un senso liberatorio che aumenta con l’intensità dell’aria sul volto. La bici è datata e ha cambiato colore nel tempo, passando dal rosa al blu elettrico. Sul cestino davanti ci metto il marsupio, mentre trent’anni fa ci accomodavo mio figlio. Anche Saul da ragazzo ha pedalato parecchio su un paio di bici… finché le ha collocate in cantina. I gusti cambiano, ma nel mio caso non è stato un abbandono, anzi direi che c’è un ritorno nostalgico, considerato che non monto in sella dallo scorso novembre. Per fortuna Castelcucco dove abito offre bei paesaggi tra i colli da esplorare a piedi e/o in bicicletta. Appena il tempo si sistema, mi riprometto di fare qualche giretto senza stancarmi, magari mettendo nel cestino la macchina fotografica.
Una bella scoperta
Un dipinto rubato 44 anni fa a Nocera inferiore ritorna a casa, cioè nella chiesa dov’era stato trafugato grazie all’occhio vigile ed esperto di un giovane professore di Lettere, amante dell’arte, Mario De Luise. In visita lo scorso Aprile al Palazzo Ducale di Urbino con i suoi studenti, tra le opere esposte riconosce la Deposizione di Angelo Solimena, un’opera del 600 trafugata nei primi anni ’80 dalla Chiesa di San Matteo a Nocera Inferiore. Segnalato il dubbio alla Galleria Nazionale delle Marche e fatte le opportune verifiche, il professore aveva ragione. Premesso che il giovane professore salernitano ha soltanto 32 anni, si merita il plauso di tutti gli amanti dell’arte e dei suoi studenti che suppongo lo considerino, giustamente un grande. Le sue dichiarazioni: “Insegno lettere ma amo l’arte, una passione di famiglia. Quel quadro era uno dei preferiti del mio Maestro d’arte Mario Alberto Pavone” confermano quanto sia importante il ‘dietro le quinte’, cioè avere dei validi modelli in casa e a scuola. Però fa riflettere come nessuno si sia accorto prima dell’autenticità del dipinto. È risaputo che il Belpaese è ricco di opere d’arte e molte sono state trafugate. Di recente dagli Stati Uniti sono state rimpatriate 600 opere d’arte – sculture, vasi, monete, tele, pergamene – grazie a una maxi operazione dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, valore stimato 60 milioni di euro. La notizia è confortante ed incoraggiante, nell’ambito del lavoro svolto dalle forze dell’ordine. Ma che un privato cittadino, con la passione per l’arte e l’acume riesca a recuperare un dipinto rubato e ‘nascosto’ per oltre quarant’anni è davvero notevole. Stasera alle 18 il quadro tornerà nella sua sede originaria, grazie al giovane e acuto professore di Amalfi.
Benigni, l’arte di far ridere (e pensare)
Che spettacolo lo show di Roberto Benigni che chiude la Giornata Mondiale dei Bambini con il Papa e più di 50.000 fedeli in Piazza San Pietro! È nota la capacità comunicativa del comico che fa ridere Papa Francesco “che ha tre anni e tanti giorni” e che bacia “anche se mi hanno detto di non toccarla”. La leggerezza è l’ingrediente principale delle sue battute che non ignorano l’attualità: alle prossime elezioni europee, lui e il Papa potrebbero presentarsi insieme con “il campo largo” che introdurrebbe una svolta. Comunque la parte più ottimistica la rivolge ai bambini, destinatari della giornata, tra i quali suppone ci potrebbe essere il futuro Michelangelo, la futura Rita Levi Montalcini o addirittura il prossimo Papa. I bambini hanno bisogno di modelli positivi e Benigni li estrae dal suo cuore come il mago estrae il coniglio dal cilindro. Un fuoco di fila di battute tra il serio e il faceto che dura una ventina di minuti e che vale la pena di risentire. Non manca un mea culpa, quando l’artista si rivolge ai piccoli, chiedendo: “Costruite un mondo migliore. Fatelo diventare più bello che noi non ci siamo riusciti”. Da poeta qual è, cita Gianni Rodari e dice che le fiabe possono diventare realtà perché insegnano che “i draghi possono essere sconfitti”. Mi ricordo quando l’attore toscano teneva le lezioni sulla Divina Commedia (ingrediente del post di sabato), nella interpretazione da oscar nel film La Vita è Bella, anche in altre recite buffe comunque mai offensive. Mi fa pensare a un giullare di corte con tanti assi nella manica. Tra l’altro ha confidato che da bambino avrebbe voluto fare il papa…ma per questo sbeffeggiato ha ripiegato sul comico, perché far ridere è una cosa importante. Ad averne di artisti come lui. Se poi non rispetta il protocollo, santa pazienza!
Influencer beato
La notizia è ghiotta, destinata a conciliare estimatori e detrattori di internet. La sento di prima mattina e mi incuriosisce: Carlo Acutis, 15enne influencer sarà santo. Nato a Londra il 3 maggio 1981, visse a Milano ma trascorse lunghi periodi ad Assisi dove respirò la spiritualità di san Francesco. Colpito da una forma di leucemia fulminante, morì il 12 ottobre 2006. Tra le sue grandi passioni c’era l’informatica che usava per divulgare e testimoniare la fede attraverso la creazione di siti web. Per questo viene indicato come possibile futuro patrono di internet, tanto che tra i suoi attributi viene indicato il personal computer. Venerato come beato dalla Chiesa cattolica, sarà santo. Mi colpiscono l’età del protagonista, il suo hobby e anche il fatto che i suoi genitori fossero separati. Anzi la madre, Antonia Salzano in un’intervista dichiara di essere stata in chiesa giusto tre volte. Fin dalle elementari il piccolo Carlo si prendeva cura dei compagni con genitori separati e prendeva le difese di quelli più fragili. Da adolescente, si occupava di scuola, amici, affetti, passioni tra le quali prima di tutte Dio. Era fedele alla recita quotidiana del rosario che considerava “la scala più corta per salire in cielo”. Un ragazzo normale che ha reso santa la sua normalità. È abbastanza inconsueto che una madre sopravviva al figlio e raro che il figlio stia per essere elevato all’onore degli altari. Credo sia successo ancora. Mi piace pensare che in questo caso il figlio sia luce per i genitori e ancora più per i giovani. Tra l’altro, dopo la sua morte sono nati i due fratelli gemelli, maschio e femmina ora di otto anni, annunciati in sogno alla madre. Beh, c’è parecchio di interessante nella breve e intensa vita di questo 15enne, che potrei mettere a protezione del mio computer.
Sorpresa nell’orto!
Vado nella piccola zona riservata all’orto per controllare se le due piantine di zucchina messe a dimora un paio di giorni fa hanno bisogno di acqua – dubbio legittimo perché la terra è bagnata dalle recenti e abbondanti piogge – ed una piantina è sparita! Non credo ai miei occhi e controllo nelle immediate vicinanze nel caso mi confonda, finché un lumacone grosso e marrone mi risolve l’arcano: se l’è mangiata lui! Avevo messo una retina di protezione per i gatti, onde evitare che, sentendo la terra smossa la considerassero un invitante servizio igienico, ma non avevo pensato al ghiotto lumacone che ha banchettato a mie spese, o meglio della tenera piantina di zucchina. Attorno all’altra ho distribuito della cenere, pensando che disturbi il percorso dell’ingordo. A questo punto penso di realizzare un mini orto pensile, sulla griglia di ferro sotto le Ortensie per avere un controllo più diretto sulle orticole ed evitare che le giovani piantine vengano spazzolate prima di poter produrre. Al di là della storiella che può fare sorridere, sono tempi duri per i coltivatori causa il clima, annessi e connessi. Molte aziende hanno chiuso ed altre sono in procinto di farlo. La frutta al supermercato ha raggiunto prezzi esorbitanti. La produzione delle ciliegie, a causa del maltempo ha subito un calo del 40% e non so se la settimana prossima ci sarà a Maser la tradizionale mostra mercato. Speravo di poter assaggiare almeno qualche rosso frutto dal mio albero di ciliegie che purtroppo ha disseminato alla base decine e decine di frutti abbozzati e abortiti. Visto che amo i fiori, sto seriamente pensando di provare a coltivare qualche specie edule (nasturzio, mirto, fiordaliso…), sperando che sia sgradita alle limacce.
La maestra del racconto
Alice Munro, scrittrice canadese Nobel per la letteratura nel 2013 se ne è andata a 92 anni. Maestra del racconto breve, nei suoi testi narra le vicende delle persone comuni con un linguaggio colloquiale. L’esordio avviene negli Anni Sessanta nelle riviste letterarie del suo Paese. Dodicenne, aveva dovuto assistere !a madre, colpita dal morbo di Parkinson a soli quarant’anni e in quella gravosa circostanza aveva trovato una valvola di sfogo nella scrittura. Aveva esercitato il talento nei racconti da adulta, piena di molteplici impegni legati anche all’accudimento di tre figlie (una quarta era morta appena venuta alla luce). Non aveva mai pensato di impegnarsi nella stesura di un romanzo vero e proprio, dato che la sua giornata era già tanto densa di impegni, mettendosi al lavoro mentre le bambine dormivano o erano a scuola. Ha pubblicato 13 raccolte di racconti e un romanzo. Nel 2013 aveva annunciato che avrebbe smesso di scrivere, mantenendo la promessa. In Italia è pubblicata dalla casa editrice Einaudi. Sì è spenta la sera del 13 maggio nella provincia dell’Ontario, in Canada dov’è ambientata la maggior parte dei suoi racconti. Mi viene spontaneo il collegamento con la nostra Nobel per la letteratura Grazia Deledda che ha ambientato quasi tutti i suoi romanzi in Sardegna, l’amata isola. Ho letto molto della scrittrice sarda, mentre della Munro mi ha attratto la sua propensione al racconto, scelta originale nel panorama letterario di livello. Comunque anche la Deledda aveva esordito giovanissima – se ricordo bene a 17 anni – pubblicando alcuni suoi scritti su una rivista di moda e il suo primo romanzo Fior di Sardegna a 21 anni. Senza volerlo, mi è venuto spontaneo accumulare due donne, due madri, due scrittrici insignite dell’ambito premio svedese. L’ultimo libro della Munro si intitola Dear Life, una sorta di lettera scritta alla vita che lei ha descritto da narratrice consumata, vera maestra della short story.
Marketing…e Salute!
Si è chiusa la XXXVI edizione del Salone del Libro di Torino, con risultati incoraggianti e soddisfazione per gli organizzatori. 222.000 visitatori in cinque giorni, distribuiti tra gli 872 stand su una superficie di 137.000 metri quadrati sono numeri giganteschi. Per la prima volta, tra gli autori dell’area destinata al self publishing c’ero anch’io, con il romanzo Passato Prossimo, fisicamente rappresentata dalla giovane collega Elisa Simeoni, che si trova a Torino per motivi di studio, non a caso una delle “sei dita rosate” del blog verbanostra. Sottoposta io ad intervento all’anca, è stato un colpo di fortuna avere la sua disponibilità, augurandomi che abbia trovato utile partecipare alla kermesse letteraria, di cui si dichiara soddisfatta. Per me sarebbe stato uno strazio, perché sono tuttora in convalescenza. Potete ammirare la mia ‘supplente ‘ nella bella foto che mi ha inviato dal Salone e che ho postato su Instagram. Adesso rispondo a chi vuole sapere com’è andata: ancora non lo so, nei prossimi giorni avrò il conteggio delle copie acquistate o eventualmente invendute che mi spediranno a casa, secondo accordi. “Comunque sia la vetrina c’è stata”, parole di Elisa che ha fatto incursione nel padiglione veneto dove ha rimediato importanti contatti nell’ambito degli EV Editori Veneti. Ritengo che i contatti giusti siano la cosa più importante, per il prosieguo della mia attività di scrittrice. Infatti mi sono persuasa che non mi si addice il ruolo di autore – venditore, mi è più congeniale quello di semplice autore. Promozione e distribuzione dell’opera richiedono altrettante energie che scrivere. Non essendo più di primo pelo, voglio coltivare il piacere della scrittura, senza disperdere energie altrove. Non sarà marketing, come dice Manuel…ma ne guadagnerà la salute!
Scrivere, esercizio di libertà
Mi attraggono le parole. Non a caso il blog su cui scrivo quotidianamente da quasi tre anni (nato a fine giugno 2021) si chiama Verbamea (= parole mie) e Verbanostra (= parole nostre) il blog parallelo, in condivisione con le ‘sei dita’ di Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Leggo sul quotidiano la Repubblica di ieri un paio di articoli che mi consentono di dire qualcosa a riguardo. Dall’intervista ad Alessandro Michele, autore del libro “Noi siamo le cose che ci circondano” riporto la risposta alla domanda Com’è stato esprimersi con la scrittura? “Penso che le parole siano l’unica religione che ci tiene ancora liberi, per questo spero che ciò che ho scritto risulti vero e autentico”. È anche il mio pensiero. Il libro sarà presentato oggi al Salone del Libro di Torino, dove c’è anche il mio romanzo Passato Prossimo. Io non sono importante da essere intervistata, ma credo di allinearmi al pensiero espresso da Michele, una delle voci più influenti della moda. Al Salone del Libro arriva per la prima volta dopo l’attentato anche lo scrittore Salman Rushdie, autore di Knife. A parte la sua tirata d’orecchi alla Meloni che ha denunciato Saviano, mi interessa il suo punto di vista sulla scrittura che può essere catarsi, ma anche vendetta. Lascio al lettore la soddisfazione di leggersi l’intero servizio di Sara Strippoli a pag. 33. Adesso è tempo che dica la mia. A parte il pensiero di Platone a riguardo, in ambito psicanalitico e psicoterapeutico, la catarsi è la liberazione da un trauma o un conflitto interiore, la ‘purificazione’ di corpo e anima, ma non voglio sconfinare in un terreno che non mi appartiene. Mi limito a dire che per me scrivere è la terapia alla ‘malattia’ di esprimermi, quindi una sorta di ossigenazione che mi fa stare bene. E che i lettori nutrono con il loro contributo.
