Mens sana in corpore sano

Sono sincera: non ho simpatia per la lingua inglese e poca attrazione per le palestre, influenzata suppongo dai miei studi classici e da una certa pigrizia. Tuttavia mi sto ricredendo. In prima battuta ho partecipato alle salutari sedute di Fisioterapia per mano dell’abile Federico Zalunardo. Dopo un mesetto di pausa, ora sto frequentando la Sala Pesi del Centro Sportivo Filippin, per irrobustire la muscolatura dopo l’intervento di artoprotesi subito ad aprile, su pressione di mio figlio Saul – che ci lavora – e con l’ok del Chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con perizia in robotica a Villa Berica in Vicenza. Sono certa che anche l’Ortopedico Guido Mazzocato che in precedenza mi ha seguito con premura acconsenta. Quattro sedute con il paziente Istruttore Andrea mi hanno persuasa che ho fatto la scelta giusta per la tonificazione di cui ho bisogno. La cosa che mi sorprende, da ‘principiante’ è che trovo piacevole lavorare con le ‘macchine’ che mi sono state assegnate, ognuna identificata con un nome inglese: Tapis roulant (questa ce l’ho anche a casa), Leg press orizzontale, Leg extension monopodalica, Adductor machine, Abductor machine, Chest press e Vertical row. Per ora sono sette e mi bastano: inizio con 10 minuti di tapis roulant e poi passo alle macchine, impostate con pesi destinati ad aumentare dove 12 o 15 esercizi vanno ripetuti tre volte. Alla fine esco grondante ma soddisfatta, perché sento che il corpo risponde: “Mens sana in corporea sano”. Di mattina non è molto affollato, ma c’è sempre qualcuno che si allena: l’ideale per non sentirmi “unica” e nemmeno “distratta” dalle performance dei numerosi iscritti che frequentano la palestra di pomeriggio e/o di sera. Per quanto riguarda l’origine etimologica della parola ‘palestra’, guarda caso deriva dal greco. Nell’antica Grecia era il piazzale sabbioso annesso al ginnasio dove i giovani si esercitavano alla lotta. Oggi è il luogo in cui si pratica attività fisica di vario tipo, finalizzata al benessere psico-fisico degli utenti. Me compresa.

Dalla Strada al Palco

D’estate tutto rallenta, chi può va in vacanza. Anche i programmi televisivi si prendono una pausa, alcuni vengono riproposti. Ed è un bene, se sono stati a suo tempo apprezzati. È il caso di Dalla Strada al Palco condotto con garbo da Nek, bravo di suo come cantautore e musicista. Premetto che ho una simpatia particolare per gli artisti di strada, quelli che si sono fatti da sé, autodidatti e spesso con un dietro le quinte di sofferenza e privazioni. Ma ‘L’arte anestetizza” come dice a proposito il conduttore. Una simpatia che parte dall’infanzia quando mio modello a carnevale era la zingara e non la fatina con la bacchetta magica finta! Pertanto lascio immaginare la soddisfazione di rivedere un programma su misura delle mie aspettative. Durante la replica della finalissima, terza edizione di Dalla Strada al Palco rivedo una sequela di artisti esibirsi in varie performance individuali, di coppia o di gruppo, trasmettendo una grande energia. Per la cronaca, il vincitore è Alessio Spirito, aerial performer (ballerino aereo) che si aggiudica 10.000 euro. Quella che mi inchioda allo schermo però è la coppia di tangheri Mariana Avila e Alexandre Bellarosa, maestri di tango argentino e coppia nella vita. Trovo la loro esibizione eccellente: per perfezione, complicità, sensualità. Lo dico con un po’ di esperienza, essendo stata anch’io ballerina di tango tanti decenni fa, un ricordo che custodisco con devozione e gelosia. Mi piacerebbe trasmettere con le parole l’energia che i ballerini trasmettono con la danza. Ci ho anche provato con un lungo racconto inedito intitolato Flamenco Therapy che può darsi riprenda in mano. È un conforto apprendere dalla viva voce degli artisti che hanno raggiunto un lusinghiero obiettivo grazie al loro impegno. E zero raccomandazioni.

Sull’esordio letterario

Causa il caldo notevole di questi giorni, se serve esco di mattina presto. Poi trascorro il pomeriggio in casa, tra salotto e studio dove cerco di riordinare il piano delle due scrivanie ingombre di carte. Balconi accostati e luci accese. A tratti accendo il clima, ma la ventola mi infastidisce e rinuncio presto. Trovo materiali che avevo accantonato, alcuni piacevoli come delle foto e una scritta, datata 8 aprile 2008 che mi riporta al mio esordio di scrittrice. La riporto integralmente perché la trovo carina: Cari colleghi, vi presento la mia prima ‘fatica’ letteraria: se vi va, prendetene una copia, leggetela e fatemi sapere il vostro parere, senza sconti. Solo dopo, se il giudizio sarà favorevole, vi farò la dedica e potrete farmi pubblicità. Grazie e cordialità P.S.- Le copie sono un omaggio personale. Quindi sono trascorsi sedici anni da allora e la mia produzione letteraria contempla ad oggi 13 opere. La prima è NOTE DI VITA, una raccolta di sette racconti, pubblicata con il Filo online: un libricino con il riquadro di un campo di colza sul fondo turchese. Ricordo che quando arrivò il pacco con le copie acquistate – secondo i termini del contratto per la pubblicazione – rimasi male nel vedere che si trattava di un prodotto minuto, per quanto accurato. Questa è la ragione per cui in seguito feci di testa mia, affidando i successivi libri a una tipografia di fiducia, ovviamente a pagamento che assecondava le mie richieste in ordine a formato, grandezza, eccetera. Mi sono fatta un po’ di esperienza al riguardo e adesso sono approdata all’auto pubblicazione, col prezioso aiuto di Manuel, il mio factotum. Se un editore mi ‘adottasse’ senza farmi fare le corse per le presentazioni, ci farei un pensierino. Comunque è chiaro che scrivo per diletto, oppure per una sorta di malattia, secondo il parere del mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Comunque sia, quando scrivo mi libero e sono contenta. Al settimo cielo se in copertina c’è l’intenso dipinto di un amico, così l’arte spazia. Il massimo, se ho chi legge e condivide.

Sull’esordio letterario

Causa il caldo notevole di questi giorni, se serve esco di mattina presto. Poi trascorro il pomeriggio in casa, tra salotto e studio dove cerco di riordinare il piano delle due scrivanie ingombre di carte. Balconi accostati e luci accese. A tratti accendo il clima, ma la ventola mi infastidisce e rinuncio presto. Trovo materiali che avevo accantonato, alcuni piacevoli come delle foto e una scritta, datata 8 aprile 2008 che mi riporta al mio esordio di scrittrice. La riporto integralmente perché la trovo carina: Cari colleghi, vi presento la mia prima ‘fatica’ letteraria: se vi va, prendetene una copia, leggetela e fatemi sapere il vostro parere, senza sconti. Solo dopo, se il giudizio sarà favorevole, vi farò la dedica e potrete farmi pubblicità. Grazie e cordialità P.S.- Le copie sono un omaggio personale. Quindi sono trascorsi sedici anni da allora e la mia produzione letteraria contempla ad oggi 13 opere. La prima è NOTE DI VITA, una raccolta di sette racconti, pubblicata con il Filo online: un libricino con il riquadro di un campo di colza sul fondo turchese. Ricordo che quando arrivò il pacco con le copie acquistate – secondo i termini del contratto per la pubblicazione – rimasi male nel vedere che si trattava di un prodotto minuto, per quanto accurato. Questa è la ragione per cui in seguito feci di testa mia, affidando i successivi libri a una tipografia di fiducia, ovviamente a pagamento che assecondava le mie richieste in ordine a formato, grandezza, eccetera. Mi sono fatta un po’ di esperienza al riguardo e adesso sono approdata all’auto pubblicazione, col prezioso aiuto di Manuel, il mio factotum. Se un editore mi ‘adottasse’ senza farmi fare le corse per le presentazioni, ci farei un pensierino. Comunque è chiaro che scrivo per diletto, oppure per una sorta di malattia, secondo il parere del mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Comunque sia, quando scrivo mi libero e sono contenta. Al settimo cielo se in copertina c’è l’intenso dipinto di un amico, così l’arte spazia. Il massimo, se ho chi legge e condivide.

Sui pedali a Castelcucco

Esco alle nove e davanti al cancello sfila una cordata di piccoli ciclisti – categoria giovanissimi – piegati sul manubrio con casco e maglietta colorata che mi strappano un sorriso. Ma non li invidio perché fa già caldo e lo sforzo sulle gambe è intenso. Una vespetta rosa strombetta per incitare, come alcuni sostenitori più o meno interessati alla performance, prevista per tre categorie dalle ore nove fino alle diciotto. Trattasi della 12esima edizione del Trofeo Montegrappa che prevede una nutrita adesione di iscritti. Dato che la competizione non mi è nuova, ricordo che il passaggio delle bici volanti infastidiva parecchio i miei due cani che ora non ci sono più. Personalmente mi infastidisce il tifo sfegatato di chi incita a squarciagola i giovani atleti a dare di più, che già stanno ‘soffrendo’ per il caldo e la tensione della gara. Le transenne lungo il percorso consentono di camminare fuori dello spazio destinato alle due ruote e raggiungo la casa di Francesca, appena sotto la piazza. Dopo circa un’oretta, compio il tragitto a ritroso. È aumentato il caldo e sono in attività ciclisti più grandicelli, sempre sferzati da incitamenti che non mi sembrano proprio carezze. Non riesco ad entusiasmarmi, sono tutta dalla parte dei giovani ciclisti che spero raccolgano i meritati complimenti dai loro sostenitori, al di là di medaglie e trofei. Anzi, credo che ne esca vincente soprattutto la loro autostima, per reggere a prove che definirei impattanti. Devo chiedere lumi a Giovanni, mio stimato ex alunno quasi dottore che sulle due ruote sta costruendo un’attività parallela. Alle ore 12 è in attività il megafono in piazza, suppongo per annunciare la pausa pranzo. La competizione riprenderà di pomeriggio. La temperatura intanto è salita. Aiuto!…

Colmelli in musica

Colmelli in musica: quarto appuntamento nel parchetto di Via dei Tigli, a due passi da casa mia. Potrei seguire lo spettacolo dal portico dove mi godo la sera, ma non sarebbe la stessa cosa. Di fronte alle giostre per i bambini è stato montato il palco e decine di sedie gli fanno corona, diverse già occupate. In prima fila è seduto un signore che indossa una t-shirt nera con la scritta: “Fans di Sabrina Salvestrin”, l’artista che si esibisce nella duplice veste di cantante e fisarmonicista. Il repertorio prevede la proposta di brani degli Anni Settanta, italiani e stranieri. Apprezzo particolarmente quelli di Lucio Dalla, ma la cantante non si risparmia, alternando l’uso della fisarmonica alla sola voce. Un valore aggiunto alla performance, è vedere dietro il palco dondolarsi dei bimbi sulle altalene. Inevitabile un tuffo nel lontano passato quando la bambina che fui si divertiva sul biscol. E poi, che facevo negli Anni Settanta per non ricordarmi di aver sostenuto questo o quel cantante? Ah ecco, ero impegnata nello studio, non proprio ‘matto e disperatissimo’ come quello di Giacomo Leopardi, comunque tosto. Fino alla laurea poche distrazioni, musica compresa. Poi è andata un po’ meglio, tenendo tuttavia il divertimento a margine. Convengo che la musica sia un ottimo collante tra le persone, più di altre forme artistiche che richiedono maggiore introspezione e coinvolgimento. Non sono una patita di canzoni ma ho le mie preferenze dove trovo Riccardo Cocciante, Mia Martini, Aznavour, Ermal Meta, Cesaria Evora, cantante capoverdiana struggente che ascoltavo in sottofondo mentre scrivevo l’ultimo romanzo. Invece non mi entusiasma più come una volta la musica popolare, allegra ma ripetitiva. Perciò quando Sabrina attacca con i noti valzer mi alzo e raggiungo Antonella, la vice sindaco per alcune informazioni. Da casa gusto la parte finale del concerto, un gradito regalo estivo del Comune agli abitanti di Castelcucco e non solo.

Libro n. 13

Pomeriggio caldissimo ieri. Verso le quindici suona il campanello. Da dentro intravedo il furgoncino grigio di Amazon: intuisco che sono arrivate le copie della mia ultima fatica letteraria, un giorno prima del previsto. Il corriere di colore – scusate il gioco di parole – mi chiede se Ada sono io e appoggia uno scatolone sul pilastro del cancelletto, allertandomi che è pesante. Gli chiedo gentilmente di portarmelo sotto il portico e depositarlo sopra uno sgabello, più a portata di mano. Detto, fatto. Non lo apro subito perché la temperatura è luciferina, inoltre un po’ di suspence renderà più piacevole il controllo che avviene verso il tramonto. Apro con cautela lo scatolone, per non danneggiare nessun libro e mi appare una sventagliata di verde rasserenante, il colore scelto per il fondo, in quanto i libri sono rivolti con la copertina all’interno. Giro in su le prime copie e la tonalità dominante dell’aranciato mi trasmette una carica di adrenalina. L’autore del dipinto, Noè Zardo non poteva fare di meglio per esprimere l’ammirazione nei riguardi della vita che si forma nel grembo femminile. Non è la prima volta che ho tra le mani una mia creatura letteraria, ma confesso che l’emozione si rinnova ogni volta. La prima successe nel 2008 quando andai con la pandina color pavone a prelevare 400 copie di C’era una volta l’ostetrica condotta, dedicato a mia mamma, mancata l’anno prima. L’emozione che provai tornando a casa con l’utilitaria piena di scatoloni con centinaia di copie è ben viva nella memoria. D’altronde i libri sono parte dell’autore, un po’ come figli. Ho affidato l’ultimo che è il 13esimo della collana a una tipografia online. Cambiata anche la modalità di consegna, ora a domicilio. L’autrice sono sempre io. Attendo il riscontro dei lettori.

L’allievo ha superato il maestro

Alle 2.39 di domenica mattina Manuel mi invia il pdf della locandina sulla mia ultima opera, con i segnalibri di riferimento, precisando: “Attendo indicazioni per le correzioni”, seguito da Buonanotte e tre punti esclamativi. Io a quell’ora sto dormendo e prendo visione del lavoro fatto appena mi alzo. Sono orgogliosamente stupefatta: ha combinato la foto della copertina del libro con il testo esplicativo accanto, riportando sotto le indicazioni operative per l’acquisto. Nessuna correzione da apportare, l’allievo ha superato il maestro! D’altronde Manuel è dottore in ingegneria e tra poco, dopo l’esame di stato sarà Ingegnere a tutti gli effetti. È talmente bravo in tutto, che non serve neanche che tifi per lui. Grazie alle sue varie competenze sperimento un nuovo modo di presentare e diffondere il mio romanzo Ricami e Legami, frutto della mente ma anche un prodotto commerciale che necessita di “marketing’, come dice lui. Pertanto mi attivo per quel che posso. Quindi vado a Fonte, come di consueto il lunedì. Dopo la sosta al bar Milady mi dirigo in cartoleria alla Fontese dove sono praticamente di casa. Punto diritta da Giorgio che sta lavorando al computer. Gli chiedo di stamparmi locandine, volantini e segnalibri tutti d’un botto, sottovalutando che è da solo nel reparto ufficio-cartoleria (anche se il padre Gianni sbuca sorridendo per un attimo dal retrobottega ) e che il lunedì, giorno di mercato è una mattina movimentata. Ma percepisco che il giovane ha un occhio di riguardo per i clienti assidui e, tra una richiesta e l’altra mi accontenta. In capo a un’oretta e con una spesa modesta mi porto via gli ‘annessi e connessi’ del romanzo che nelle passate edizioni mi forniva la tipografia. La versione self publishing di quest’ultimo romanzo mi consente di apprezzare le abilità di chi opera in pratica a chilometro zero, fornendo comunque un servizio buono e rapido.

Fibra ottica e…fibra costituzionale

Ieri mi è stata installata la fibra ottica. Racconto com’è andata. La sera prima una rapida chiamata mi informa che un dipendente della Vodafone sarebbe arrivato alle nove. Alle 8.40 suona il campanello: un giovane con la barba si presenta per eseguire il lavoro e chiede di fare un rapido sopralluogo della zona giorno. Lo raggiunge un collaboratore alto e nero, originario del Senegal (lo scoprirò dopo un paio d’ore, alla fine del lavoro). Intuisco a malapena quello che dovranno fare e li lascio lavorare. Ad un certo punto sento che scavano in giardino dove scoperchiano un tombino di cui mi ero scordata l’esistenza: da lì fanno passare il cavo in fibra ottica che sostituirà quello in rame, seguendo il percorso dell’Enel, ritenuto il più idoneo. Qual è il vantaggio? Velocizzare la trasmissione dei dati, utilizzando al meglio i dispositivi elettronici connessi con la rete internet. Sono stata persuasa a chiedere l’intervento da Manuel, il mio factotum di fiducia in concorso con mio figlio. Mi considero ‘social su misura’ nel senso che mi servo della tecnologia in base al bisogno, senza strafare. Le matite mi sono ancora familiari, le uso per appuntare spese e impegni sul calendario, ma è evidente che consentono un uso molto limitato. Adesso che ho un ‘Amazon Author Central’ (= una mia pagina autore) per condividere informazioni con i lettori e presentare Ricami e Legami, la mia ultima opera letteraria mi torna utile adeguarmi. Dopo circa un’ora, i due tecnici completano il lavoro in entrata dove si trovano telefono e modem, con dei giganteschi “bracciali” di fili che fanno passare minuziosamente per le canaline passacavi sulla parte bassa della parete. Infine Salvatore sostituisce il vecchio modem con quello verticale, mi dà le istruzioni del caso e controlla la velocità di connessione sul portatile, rapidamente aumentata. Adesso non ho più scuse: devo darmi una mossa anch’io!

Tecnologia e Amicizia

In coda al telegiornale delle sette sento parlare di un delfino che è diventato popolare nei social e mi riprometto di dedicargli il post odierno. Però non mi appunto nulla e vado al mercato in paese, dove incontro anche Lucia. Tra una bancarella e l’altra, mi dimentico del simpatico mammifero acquatico e quando rientro non riesco a recuperare le informazioni per imbastirci un pezzo. Per la legge del contrappasso, oggi niente cronaca, meno che mai nera. Allora mi butto sul personale letterario e informo di una novità che riguarda il mio ultimo romanzo Ricami e Legami che da oggi è disponibile oltre che cartaceo anche in formato Kindle. La parola deriva dal verbo inglese to Kindle che significa accendere un fuoco, per estensione muovere un’emozione. Si tratta di un lettore di ebook o di libri elettronici commercializzato da Amazon. Gli ebook non sono altro che libri normali digitalizzati, cioè invece di essere stampati su carta sono file. Me ne aveva parlato tempo fa un’amica che legge parecchio: adesso aggiungo alla mia collezione l’ultimo prodotto, nella duplice veste cartacea e digitale. Ovviamente non per merito mio, ma grazie alle competenze di Manuel, ragazzo dalle stupefacenti abilità. Mi ritrovo ad avere un blog, un sito, una pagina Instagram ed ora un account Amazon senza aver mosso un dito, salvo che sulla tastiera del computer per scrivere le mie storie e le mie poesie. Trovare la persona giusta al momento giusto equivale a un doppio vantaggio: che si tratti di un mio ex allievo è come una buonuscita extra che arricchisce il mio stato di pensionata. La creatività è un terreno che unisce le generazioni, favorisce gli scambi culturali e solleva lo spirito. La tecnologia consente di alleggerire il viaggio in compagnia.