Techetechetè manda in onda il programma “Unica, Anna” che vedo tra un sorriso, una risata e parecchia nostalgia. Lei è Anna Marchesini, attrice teatrale, comica, doppiatrice e scrittrice. Faceva parte del celebre Trio con Massimo Lopez e Tullio Solenghi. Una donna talentuosa, mancata troppo presto il 30 luglio 2016. Era mia coetanea, essendo nata il 19 novembre 1953 a Orvieto. Impossibile ricordare tutti i personaggi interpretati, pubblici e privati con l’esagerazione che le apparteneva. ‘La cecata’ è irresistibile, ‘Lucia’ dei Promessi Sposi pure, come anche ‘La signorina buonasera’ che interrompe le notizie per un colpo di tosse. Comunque far ridere non è impresa facile, lo dice lei stessa in un’intervista durante la quale definisce la comicità una sorta di terra promessa. Oggi poi deve essere ancora più difficile. Venuta a mancare la coppia Vianello-Mondaini e scioltosi il Trio, si sono diradate assai anche le risate. D’altro canto si dice che ridere fa buon sangue. Infatti sono riconosciuti i benefici sul corpo e la mente della risata che allarga i vasi sanguigni, migliorando la circolazione. Difficile è trovare i motivi per ridere. Io mi accontento di sorridere e in questo esercizio mi aiutano molto i gatti: vedere che si scavalcano l’un l’altro per correre alla ciotola dei croccantini è divertente, come anche notare la cura che hanno nel farsi la toeletta. A ragione mia nipote Cristina li ha definiti “Gli animatori del villaggio” intendendo l’ultima parola riferita a casa mia. Anche i fiori mi fanno sorridere, mentre non è nelle mie corde la risata. Dovrò chiedere lumi a Lisa che si occupa di teatro. D’altronde qualcuno ha già definito la vita un palco dove ognuno rappresenta la parte che gli è stata affidata oppure che si è ritagliata addosso. Chiudo con la frase di Luigi Pirandello: “La vita, mia cara, è un palcoscenico dove si gioca a fare sul serio”.
Categoria: Hobbies
Giornata Mondiale della Fotografia
Il 19 agosto 1839 è riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia. Infatti in questo giorno la nuova invenzione fu presentata ufficialmente a Parigi, presso l’accademia delle Scienze e quella delle Arti Visive. La prima fotografia risale però al 1826 ad opera di Joseph Niépce, anche se il padre è considerato Daguerre. Tra le varie definizioni che se ne danno, mi piace quella che ritiene la fotografia uno strumento per esprimere il proprio mondo interiore. Infatti, secondo me una buona fotografia racconta un contenuto e dà un’emozione, anche se non è tecnicamente perfetta, come quelle attaccate sui pensili della mia cucina. Ho ereditato macchine fotografiche e attitudine da mio padre che amava il bianco e nero. Io mi sono applicata da adulta dopo la sua scomparsa, con l’intento di fermare l’attimo attorno al quale poi scrivere. Le mie foto – che io definisco ‘emozionali’ – agevolano la descrizione e talvolta favoriscono la poesia. Con queste premesse ho allestito due mostre di fotografia corredate di poesie nel Municipio di Castelcucco dove abito, intitolate rispettivamente Natura d’Oro nel 2015 e Fiori Colori Pensieri nel 2018. I miei soggetti preferiti sono i fiori che in questo periodo purtroppo latitano, salvo andare in montagna. Sono affezionata a una foto fatta da casa verso la chiesa parrocchiale, attraverso la mediazione…di un girasole: nessun effetto speciale, un colpo di fortuna aver fermato l’istante in cui l’occhio ha colto lo spettacolo, una mattina di luglio di qualche anno fa. L’immagine ha poi fatto da apertura al calendario distribuito ai concittadini dall’amministrazione comunale. Un onore per me che talvolta posto qualche scatto su Instagram. Senza pretese, perché sono una fotografa dilettante.
Fate l’arte non la guerra
Interessante Patti Smith, cantautrice, poetessa e artista statunitense. Figura atipica nel roch degli Anni Settanta, di anni lei ne ha 77 e sarà in Italia, a Venezia per un progetto e un tour dedicati a Pasolini e a Picasso. Lo apprendo dall’articolo del settimanale il venerdì, intitolato: FATE L’ARTE NON LA GUERRA di Alba Solaro. Lo accompagna una foto suggestiva dell’artista davanti a una tazza di the/caffè col mento sul palmo della mano e l’immancabile lunga treccia che corrisponde a un biglietto da visita. Nel corso dell’intervista, la cantante che viaggia moltissimo informa che il prossimo 5 settembre sarà con la sua band a Mantova per inaugurare a Palazzo Te la mostra Picasso. Poesia e salvezza con un concerto. Mirabili le sue parole: “Ci sono così tante brutte cose nel mondo, tanta corruzione, avidità. La musica, l’arte e la poesia rappresentano una grande, nobile tregua da tutto ciò”. Pensiero che condivido pienamente. Ciò che mantiene giovane l’artista è la curiosità, le cose nuove che impara, l’entusiasmo delle persone che incontra. Comprensibile l’empatia che riesce a provocare. Si merita di occupare un posto di rilievo tra i miei ‘fari’, sebbene potrebbe essermi sorella per età anagrafica. Nel complesso non so molto di lei, ma mi affascina l’entusiasmo intellettuale che continua a dimostrare e che tento di coltivare anch’io. A proposito dell’arte, un tema che mi sta molto a cuore afferma: “L’arte può esprimere i sentimenti più basilari e oscuri, ma anche quelli più mistici. È l’unico posto dove non dovremmo censurare le nostre emozioni”. Parole sante condivise al cento per cento. Creatività coniugata alla semplicità. Alla domanda Se potesse incontrare Pasolini, che cosa gli direbbe? risponde Andiamo a prenderci un caffè!
Pallavolo femminile, risultato storico
La Nazionale Italiana di Pallavolo Femminile batte 3 a 0 gli Stati Uniti in finale, conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024. Quindi le medaglie azzurre sono 40 in totale (12 d’oro). Nel post di ieri – postato prima della gara – avevo scritto 39. Mi aggiorna Max, un caro e bravo collega di Scienze Motorie dalla Sardegna poco dopo le quindici, scrivendo: “Abbiamo appena vinto l’oro nella Pallavolo femminile. Con grande orgoglio sardo per la presenza di Alessia Orro che ho avuto l’onore e il piacere di avere come alunna”. Questa aggiunta personale alla notizia della vittoria mi ha allargato il cuore e mi ha tolto di dosso il torpore del primo pomeriggio. Infatti anche a me è capitato di condividere il successo di un ex alunno, diventato un collega, un amico multitasking, un braccio che mi risolve un sacco di problemi piccoli e grandi. Perciò condivido l’orgoglio di Max e gioisco per la supremazia delle pallavoliste, compresa Alessia, ex allieva del mio stimato collega, coda di cavallo bionda, numero 8 – magico per me – sulla schiena. L’intervista all’allenatore Julio Velasco svela la compattezza della squadra che in soli quattro mesi ha raggiunto livelli di prestazione tali da vincere. Il gruppo tricolore è formato da: Carlotta Cambi, Alessia Orro (palleggiatrici), Alice Degradi, Caterina Bosetti, Myriam Sylla, Gaia Giovannini (schiacciatrici), Marina Lubian, Anna Danesi, Sara Fahr (centrali), Paola Egonu, Ekaterina Antropova (opposti), Monica De Gennaro (libero), Ilaria Spirito (libero). Tutte insieme fanno proprio un bel vedere, un mix armonico di carnagioni, di acconciature, di sorrisi… e infine di lacrime di gioia. Ho rivisto stamattina la squadra in azione. Mi sono sentita pervasa da orgoglio ed emozione. Grazie, ragazze!
Il volo delle Farfalle
Medaglia di Bronzo a Squadre: un’altra soddisfazione per l’Italia nella ginnastica ritmica: due gare e due medaglie di bronzo sono un super bilancio della ginnastica ritmica italiana ai Giochi di Parigi. Cina prima, seconda Israele, quindi Italia con le nostre Farfalle. “Riconfermarsi dopo Tokio è il risultato di tre intensi anni di impegno senza sosta” è ciò che dice al microfono una delle nostre atlete che sono: Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Daniela Mogurean e Laura Paris. L’ultimo esercizio è eseguito sulla musica di Ennio Morricone “L’estasi dell’oro” tratta dal film “Il bello, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, il che è un valore aggiunto. Le atlete hanno totalizzato 68.100 punti (36.100 nella rotazione con i cinque cerchi e 32.000 in quella con i nastri e le palle). Assisto anche alla premiazione delle tre squadre vittoriose che non è fulmineo. Ma si capisce, le atlete – quindici – si devono cambiare: smettono il costume e indossano delle tute istituzionali, quindi raggiungono il palco dove vengono medagliate, partendo dalla terza squadra classificata. La carrellata di sorrisi e strette di mano è d’obbligo ma quando salgono le bandiere dei tre Paesi vincitori, con l’inno della Cina è un momento toccante. Il medagliere italiano a Parigi contempla 39 medaglie così ripartite: 11 oro, 13 argento, 15 bronzo, l’Italia si classifica al decimo posto tra le prime 25 posizioni della classifica FIFA. Mi pare un lusinghiero risultato, cui fa da contraltare la delusione per gli imprevisti con annessi insuccessi, occorsi ad esempio a ‘Gimbo’/Gianmarco Tamberi – giusto per restare in casa – eliminato dalla finale del salto in alto che ha comunque affrontato nonostante le coliche. Si merita la medaglia per la grinta ed il coraggio. Ad altiora!
Ginnastica ritmica super!
Sofia Raffaeli, la regina azzurra nella ginnastica ritmica: che spettacolo! La sua esibizione con le clavette risulta impeccabile non solo a me, ma anche ai giudici di gara. Pure Milena Baldassarri, ginnasta 22enne di Ravenna offre un ottimo spettacolo ai nastri. Ma ritorno a Sofia – a ragione soprannominata ‘Formica Atomica’ – che si allena 8 ore al giorno per 300 giorni l’anno, al Palazzetto di Fabriano nelle Marche, un ‘dettaglio’ quello delle ore di allenamento che richiama la frase di Leonardo Da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”. Da due anni porta allori all’Italia e nonostante un errore durante l’esercizio con il nastro vince meritatamente la medaglia di bronzo nell’ All Around, la prima di sempre per la ginnastica ritmica individuale italiana. Sul podio più alto sale la tedesca D. Varfolomeev e seconda la bulgara B. Kaleyn. Il pomeriggio dedicato alla ginnastica ritmica mi regala intense emozioni. Trattenuta dal caldo in poltrona relax, balconi accostati e tende parasole abbassate, per un paio d’ore mi godo uno spettacolo superlativo durante il quale tutte le atlete mi sembrano molto brave, fasciate in colorati tubini svolazzanti, con i capelli trattenuti a chignon e truccate quel poco che basta. Immagino il percorso fatto dalle atlete per approdare alle Olimpiadi, ai sacrifici, alle rinunce, alle cadute e alle soddisfazioni. Sono un esempio concreto di cosa significhi impegno senza scuse, al netto di una genetica favorevole e del prezioso supporto delle famiglie, considerato che non poche sono ancora minorenni e hanno iniziato ad allenarsi da bambine. Donne dalla scorza dura, al di là dell’aspetto minuto come Sofia Raffaeli cui va la mia ammirazione, da estendere a tutte le atlete, a prescindere dalla medaglia.
8 agosto 2024
L”8 è un numero speciale (anche nelle valutazioni scolastiche). Nella numerologia cinese è il numero fortunato per eccellenza, in quanto la sua pronuncia ‘ba” è molto simile alla parola “fa” che significa ‘fare fortuna’ quindi è associato a buona salute, prosperità, successo. L”8 coricato, ovverosia formato da due cerchi che si incontrano in un unico punto ha un significato simbolico davvero particolare: è considerato il numero dell’equilibrio cosmico e dell’infinito. Nella Bibbia, il numero 8 è il sigillo della Nuova Alleanza, indica il completamente della creazione e il momento della resurrezione di Cristo. Caspita, mica sapevo tutte queste cose quando l’8.08.88 misi al mondo mio figlio che oggi compie gli anni e a cui faccio… Infiniti Auguri! (Ringrazio chi li fa anche a me). Certo, la successione di quattro otto è una data molto facile da ricordare e spero che la numerologia connessa porti bene. Anche il nome scelto, Saul non è casuale, dato che in ebraico significa ‘desiderato” ed è stato portato da Saulo di Tarzo – san Paolo prima della conversione – da Saul, primo re d’Israele, dal Nobel per la letteratura 1976 Saul Bellow. Il segno zodiacale è il leone, re della foresta perché il più grande e il più potente tra i felini. Oggi è anche la Giornata Internazionale del Gatto, felino domestico a me molto caro, pertanto trovo la coincidenza quantomeno intrigante. La celebrazione fu creata nel 2002 dall’international Found for Animal Welfare per rendere omaggio all’amico a quattro zampe, che Italia e Polonia gli destinano il 17 febbraio di ogni anno. A proposito della denatalità, Papa Francesco rileva: “Nelle famiglie più cani e gatti che figli”. Personalmente, mi tengo cari gli uni e gli altri.
Oro alla trave… e non solo!
Ho visto Alice D’Amato sulla trave: eccezionale! Bella, giovane, talentuosa…e affezionata alla sorella gemella Asia, ginnasta come lei che non ha potuto partecipare alle Olimpiadi a causa di un infortunio al legamento crociato. Nate il 7 febbraio 2003 a Genova, le sorelle D’Amato praticano la ginnastica artistica da quando erano bambine e sono molto legate. Il momento più doloroso nel 2022 causa la morte del padre Massimo, vigile del fuoco che le seguiva in ogni gara. A lui e anche all’amata sorella Alice ha dedicato la medaglia d’oro che in questa categoria – la trave – nessun atleta aveva mai vinto ai Giochi Olimpici. Onore alla campionessa: salita sul podio per ricevere la medaglia ringrazia il padre, la sorella e i familiari di averla sostenuta. Ecco, questo dietro le quinte delle Olimpiadi mi piace altrettanto delle performance spettacolari, perché gli atleti non sono robot, dimostrano di avere umanità e coltivano buoni sentimenti. Del resto lo spirito della competizione deve/dovrebbe prevalere sui risultati, questo almeno nelle intenzioni degli organizzatori. Al netto di un combattimento nato male e concluso senza l’abbraccio finale, ho seguito qualche competizione, emozionandomi nel momento del congedo affettuoso degli atleti, presumo caldeggiato ma non imposto dalle rispettive società sportive. Tra le frasi motivazionali sullo sport, segnalo questa che condivido: ‘Non puoi vincere a meno che impari a perdere” , perfetta per gli atleti che perdono il podio, nonostante lo strenuo allenamento e le legittime aspettative. Si veda quanto successo alla ginnasta Simone Biles e al velocista Marcell Jacobs. Comunque se c’è il talento, basta attendere che si palesi. Accettando le cadute che fanno parte del gioco.
Il mago dell’aria
Da sempre mi attraggono gli artisti: quelli che hanno frequentato le Accademie, quelli autodidatti, quelli di strada. Il settimanale di Repubblica il venerdì in corso dedica un interessante servizio a Philippe Petit, 74enne artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere, tra l’altro autore del Trattato del funambolismo. Lo scrittore Mauro Garofalo gli ha dedicato il romanzo Il mago dell’aria e il titolo è illuminante. Giusto il 7 agosto di 50 anni fa, Philippe compì un’impresa per cui venne poi arrestato: la traversata sul filo delle Twin Towers di New York. Una traversata di 42 metri e mezzo a 411 metri di altezza, della durata di tre quarti d’ora. La storia è anche raccontata nel film The Wall (2015) di Robert Zemeckis. Il 7 e 8 agosto l’artista si esibirà in una performance aerea alla cattedrale di Saint John the Divine, a New York dove vive. “È un evento a cui lavoro da due o tre anni. Sarà il più grosso, potente e bello della mia vita. Mi sento come un bambino impaziente. Sting canterà mentre io camminerò sul cavo”. Spero di poter vedere lo straordinario spettacolo di Philippe Petit, diventato artista di strada dopo essere stato espulso da cinque scuole per avere borseggiato i suoi insegnanti e avere usato carte da gioco sotto il banco. I suoi trascorsi scolastici mi ricordano quelli di altri personaggi diventati famosi, a prescindere dalle premesse. Grazia Deledda vinse il Nobel della Letteratura nel 1926, sebbene avesse frequentato due volte la quarta elementare, in quanto ritenuta ‘intelligentina’ dalla maestra e quindi meritevole di rafforzare le sue abilità, prerogativa superflua per le bambine, allora destinate al matrimonio o al convento. Per sottolineare come il talento si faccia strada molto presto e, se coltivato faccia buona compagnia tutta la vita. U
‘Ogni giorno accade qualcosa di straordinario’
“Ricordiamo che ogni giorno accade qualcosa di straordinario, basta accorgersene” è la bella frase giuntami ieri con il saluto mattutino, in un contesto da prima colazione. Oggi l’ho sperimentato. Niente spesa nel paese vicino, preceduta da sosta al bar perché devo incontrare Mariuccia che abita alternativamente a Canale d’Agordo e Belluno. La nostra conoscenza risale ai tempi del liceo, ma solo di recente si è intensificata, essendoci scoperte in sintonia su vari aspetti. La rimpatriata con i coetanei al cinquantesimo dalla maturità ha favorito il riavvicinamento che si è trasformato in amicizia. Lei apprezza come io scrivo, mentre io sono meravigliata delle splendide foto che fa, in condivisione con il consorte e della simpatia che mi dimostra. Un paio d’anni fa ho presentato in Sala Consiliare a Cavaso del Tomba il lavoro dedicato al mio maestro Dove i Germogli diventano Fiori e tra i presenti lei era quella giunta da più lontano. Non è un caso se ho intravisto in lei la mia ‘alter ego’ nel recente Ricami e Legami, cui ho assegnato il nome Fosca e il ruolo di giornalista. Così la presento a pag. 26: ‘È rimasta pressoché identica a quand’era ragazza: alta, bionda… dai modi eleganti” e mi terrà compagnia fino alla fine del lungo racconto. Nel corso della vita, ho dovuto rinunciare a un paio di amicizie, peraltro sostituite da altre nuove e insperate. Mi soccorre l’immagine delle onde marine che vanno e vengono, s’infrangono contro gli scogli e si rigenerano. Come osserva Mariuccia, che faceva l’infermiera si tende a parlare sempre delle cose che vanno male, ma bisogna dare spazio anche al bene che c’è e non chiede visibilità ma continuità. Ricetta da mettere in pratica subito, a maggior ragione in momenti di turbolenza varia. Forse è anche merito dell’età non più evergreen se ci riscopriamo più sagge, un po’ seguaci di Minerva o Athena di cui ho parlato nel post di ieri. Con tanto di civetta vera, fotografata da Sisto, il consorte di Mariuccia. r
