Arte e benessere

Pomeriggio di festa dedicato all’arte. Visito con Lucia la Mostra collettiva di pittura e scultura “Una finestra sulp mondo” in Villa Marini Rubelli a san Zenone degli Ezzelini, opere di 92 artisti locali tra Monte Grappa, Brenta e Piave. A cura di Marisa Pastorello è visitabile il sabato pomeriggio e la domenica fino al 3 novembre. Si avvale di eventi paralleli e serate a tema. Per godere il percorso attraverso le opere, parola d’ordine: curiosità, allungare lo sguardo oltre i confini e accogliere la diversità. Nel mio caso, la conoscenza diretta di alcuni artisti è un valore aggiunto. Vibrante di calore e di buoni auspici il quadro ‘Kalispera la dispensatrice’ di Noè Zardo, densa di emozioni la terracotta ‘Ragazza con bavaglio’ di Renato Zanini. Al pianoterra apprezzo l’originale opera in marmo ‘Pinocchio e Amore per la musica’ di Ruben Zardo, mentre al piano superiore mi catturano i ‘Settembrini’ gialli e celesti di Alice Parisotto, fiori autunnali che vorrei godermi l’anno prossimo in giardino. Ogni stanza ospita le opere degli artisti accorpati per paese di provenienza, il che consente un percorso ordinato tra le varie sezioni. Quando succede, è un privilegio trattenersi con l’autore in carne e ossa ed anche giovarsi della spiegazione estemporanea di un visitatore esperto. Ritengo che una chiave di lettura siano le didascalie delle varie opere, perché mettono in comunicazione l’artista e il visitatore, consentendo di spaziare in altri ambiti. A me che amo scrivere suggeriscono l’idea di un racconto o di una poesia. Così l’arte si diffonde e si rigenera, seminando benessere e buona disposizione d’animo. Grazie ad ogni creatore di bellezza che san Francesco d’Assisi descrive così: “Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.

Latino, ad maiora/a cose grandi

Sul tablet mi cattura il titolo “Il latino è vivo e discute in mezzo a noi” di un articolo che leggo curiosa, condividendo il pensiero di chi lo ha steso. Solo dopo mi accorgo che trattasi di Vittorio Feltri, 81 anni, che vedo talora in qualche programma televisivo dove il giornalista e direttore di vari quotidiani lascia il segno per il suo modo di parlare senza peli sulla lingua. Pochi giorni fa è uscito un manuale che sostiene la stessa tesi, non mi ricordo di chi. Comunque sull’argomento ‘A che serve il latino’ è già stato scritto parecchio. D’accordo con lo spigoloso eppure simpatico giornalista bergamasco, ritengo che il latino non sia assolutamente una lingua morta, ma anzi aiuti all’elaborazione del pensiero e a parlare correttamente in italiano. Da studentessa liceale non stravedevo per la lingua madre dell’italiano, arrabattandomi quasi quotidianamente in versioni dal latino, in alternativa a quelle di greco. Un bel tour de force che mi portava a tradurre anche in sogno: praticamente un’ossessione. Col tempo mi sono pacificata, recuperando gli aspetti più funzionale della lingua. Da docente, tenni anche un ‘Corso di propedeutica al Latino’ ad un gruppo di studenti di terza media, orientati ad iscriversi alle superiori con questa lingua tra le discipline di base. Facendo un salto temporale di sessant’anni fa, il mio maestro Enrico Cunial, prima degli esami di quinta elementare insegnava le declinazioni latine e l’analisi logica, perché allora il Latino era incluso alle medie come materia scolastica. Ci sarebbe molto da dire sull’evoluzione e involuzione dei programmi scolastici, ma preferisco soprassedere. Giusto ieri era la Giornata Europea delle Lingue: da proteggere, da promuovere, da vivere. L’eredità del Latino è viva attraverso le lingue neolatine (o romanze) e una nutrita serie di espressioni in uso, tipo: Mens sana in corpore sano, Carpe Diem, Cogito ergo sum, Errare humanum est, Omnia vincit amor. Tra le 24 lingue ufficiali della UE, l’italiano, figlio del Latino è considerato la più sexi! Se vi pare poco…

Misto prosa e poesia

Momento Poetico PIOGGIA FANTASIOSA La pioggia d’autunno/ scroscia sicura/ sulla pianura/, rimbalza sui tetti/ discende trasparente/ finché si stende/in minuscole perle/ sul marciapiede/. Curiosi osservano/ lo spettacolo i gatti/ desiderosi di tornare/ a scorazzare per il giardino/. Io penso al leggero piumino/ che adagerò sul letto/ stanotte, sognando/ stelle e fiori, sorrisi e colori.// Ho scritto il testo ieri, ispirandomi dal vero alla pioggia che cadeva abbondante. Adesso c’è il sole e non so se durerà. Mi piace osservare la natura che mi circonda, mi distrae, mi rilassa e mi consola. L’autunno in questo senso fa un ottimo servizio. (Aggiornamento: Pensavo di lasciare il tablet in assistenza, ma mi costa troppo con esito incerto per la sostituzione della batteria e dello schermo strisciato. L’alternativa sarebbe un cellulare con la pennetta o un tablet 10 pollici, stretto/lungo/leggero. La leggerezza è fondamentale perché lo uso più di 4 ore al giorno e mi sta venendo un problema al polso. Per ora continuo col mio vecchio – di 5 anni – tablet che ha una bella tastiera – sperando che non schiatti. Niente iPod perché dovrei imparare tutto da zero). Ciao Lettori!

Teatro e Salute

Come d’abitudine, riservo il lunedì alla spesa, preceduta però dalla sosta al bar in piazza Onè di Fonte, sempre molto affollato di mattina, anche grazie al mercato. Il Corriere è libero; lo piglio e mi ritiro in un angolino in fondo dove mi concedo la lettura, in attesa della consumazione che arriva: croissant all’albicocca e cappuccino con la scritta ‘Buona giornata’ dentro un cuore di schiuma. Un extra gradito che mi strappa un sorriso. Cerco qualcosa che mi stimoli a scrivere che trovo a pag. 33 dedicata allo spettacolo. È l’articolo di Emilia Costantini: ‘Glauco Mauri, recito a 94 anni, con il teatro supero il dolore’ che mi cattura soprattutto per l’età dell’intervistato ancora sul palco. Confesso che ho una grande ammirazione per i grandi vecchi che combattono ancora, in barba all’età avanzata e agli acciacchi. Tra l’altro, all’attore marchigiano era capitato qualche anno fa un malore in scena all’Eliseo, durante I Fratelli Karamazov, poi superato. Mi sono un po’ documentata: Glauco inizia la carriera a 15 anni e si diploma all’Accademia Nazionale d’arte drammatica diretta da Silvio D’Amico. Per alcuni anni lavora con la ‘Compagnia Proclemer – Albertazzi’. Nel 1961 fonda la ‘Compagnia dei Quattro’ con Valeria Moriconi e altri. Partecipa a lavori televisivi della Rai e radiofonici. Nel 1981 fonda la ‘Compagnia Mauri – Sturno’ che propone un vasto repertorio di autori classici, tra cui Shakespeare, Pirandello, Brect. Curioso che abbia preferito vivere in albergo fino a 70 anni, trasferendosi poi sotto lo stesso tetto del palazzo dove viveva il compagno di teatro Roberto Sturno, mancato lo scorso settembre. Ritorno al titolo del servizio e alle parole “con il teatro supero il dolore’. La Recitazione, una delle 7 forme d’arte che allietano la vita è salutare e terapeutica. N.B. – Cari Lettori, da domani non potrò più postare il mio pezzo, perché il tablet, in uso quotidiano da quattro anni andrà in assistenza, spero per pochi giorni. Se riesco, programmo una poesia al giorno per i prossimi giorni, cui potrete rispondere se vi va. Io vi leggerò volentieri sul portatile in orario plausibile (no tardi). A presto! 🌻

Nina e Viola, amore incommensurabile

Nina, una bassottina di cinque anni e Viola, una gattina di circa due mesi sono diventate amiche per la pelle, dopo un incontro burrascoso. La micetta è stata abbandonata fuori dal cimitero di Loria, infreddolita e con gli occhietti purulenti, miracolosamente raccolta e soccorsa da Roberta, sorella di Lisa, persone sensibili che condividono con me l’amore per i quattro zampe. Era capitato anche a Pia in quel di Caerano, sempre zona camposanto, un torrido mattino di due mesi fa con l’adozione di Loly. Mi chiedo se il luogo non sia casuale. Comunque una benedizione per le gattine avere incontrato sulla loro strada le loro salvatrici. L’inserimento di Viola in famiglia è stato ‘burrascoso’ perché la bassottina non la gradiva, e nemmeno la vecchia gatta Lulù. Preciso che il fagottino, subito portato dalla veterinaria pesava solo tre etti e poteva avere 50 giorni. A suon di antibiotici, cure e una gran voglia di vivere, la deliziosa micina È tornata tra noi, il che è già quasi un miracolo. Oggi pesa 650 grammi e, cosa più straordinaria gioca con Nina che è diventata la sua babysitter, pardon catsitter. Giocano, si scambiano le cucce, si mordicchiano… è uno spettacolo vedere come interagiscono e si cercano. Quando Lisa o Roberta pronunciano il nome Viola, e l’oggetto del desiderio non è nei paraggi, si fa avanti Nina che le conduce sul posto, sotto il fogliame di un gigante Spathiphyllum – le mie amiche hanno anche il pollice verde – dove la piccola creatura sta giocando. Ovviamente le due piccole amiche sono state immortalate in varie foto dove Viola si confonde tra i peluche. Credo che assistere quotidianamente all’amicizia tra due animali domestici, dati impropriamente per nemici sia un piacere impagabile. Un esempio incoraggiante per altri salvataggi.

Ricami e Legami, romanzo

Se un furgone grigio si ferma davanti al mio cancello, so che è in consegna un pacco per me: la mia ultima opera Ricami e Legami che torna dall’autrice nella doppia proposta con copertina semplice, oppure rigida per una edizione più ricercata. L’acquisto avviene online su Amazon digitando il titolo del romanzo per chi ha dimestichezza con il computer,l oppure direttamente dalle mie mani. Grazie a Manuel ho potuto seguire questo percorso preferenziale che mi ha consentito di lavorare da casa dove la mia spalla si è occupato della parte grafica, scegliendo misure, formato, colori, impaginazione come se lo studio fosse una piccola redazione. L’emozione provata al ritorno del prodotto finito merita la descrizione. Dopo aver messo a dimora una decina di pansè e spostato le piante che vanno in riposo vegetativo, verso il tramonto un furgone grigio si ferma davanti all’ingres so, col motore acceso: scende un giovane corriere che mi chiede conferma dell’identità e mi consegna una scatola, precisando che pesa (so per esperienza che i libri pesano… ma la cultura alleggerisce). Su richiesta, me la porta gentilmente sotto il portico. Arriva il momento topico. Con molta cautela incido il nastro adesivo del voluminoso pacco, sperando di non fare danni, evitati perché sopra i libri c’è diversa carta appallottolata. Tiro un sospiro di sollievo e mentalmente mi congratulo con gli addetti alla confezione. Decine di copie sono sistemate col dorso rivolto sopra e noto una leggera differenza nella tonalità di fondo che mi fa pensare alle siepi alternate. Estraggo un paio di copie che controllo e fotografo: leggera diversità cromatica del fondo confermata, ma il suggestivo dipinto in copertina è integro. Nell’insieme non mi dispiace, perché consentirà di scegliere tra le due proposte. Sul fondo della scatola sono altresì alloggiate alcune copie con copertina rigida, un po’ più grandi e colorate, accattivanti. Le userò insieme con le altre durante la presentazione ufficiale del romanzo, venerdì 8 novembre ore 20.30 presso ex Municipio a Castelcucco. Comunque chi volesse procedere all’acquisto del libro per leggerlo prima, può farlo tramite il web – dove può lasciare una gradita recensione – oppure contattandomi tramite mail: adacusin@gmail.com o telefono fisso: 0423 56 36 02. Grazie, buona lettura! 🌻

COLAZIONE con la Duse

Sono stata a ‘COLAZIONE con la Duse’ al Bar SPAZI VIVI DI Paderno di Pieve del Grappa, due passi da casa, in compagnia della fida Lucia. Insolito l’orario di metà mattina per la presentazione dell’attrice teatrale, ma accattivante l’abbinamento con la degustazione del dolce Ghisola, presentato da Cna Asolo. L’amico Giancarlo Cunial ha introdotto con la solita maestria la figura ‘misteriosa’ e affascinante della diva, cui ha fatto seguito il reading teatrale a cura di Daiana Priarollo. Pubblico numerosissimo, oltre ogni aspettativa. L’iniziativa è collegata col progetto ‘il Veneto legge’ e si prefigge di diffondere la cultura – in tutte le declinazioni – dei 24 Comuni facenti parte della Riserva di Biosfera Mab, tra cui Asolo, dove la Duse riposa nel Cimitero monumentale di Sant’Anna. Mi sono fatta l’idea che l’artista fosse una donna molto talentuosa ma anche difficile da trattare, intersecando vita privata con quella pubblica per l’attitudine alla recitazione. Eleonora (Giulia Amalia) nasce a Vigevano il 3 ottobre 1858, figlia di attori girovaghi originari di Chioggia. A 14 anni perde la madre cui era attaccatissima. Soprannominata ‘la divina’, è considerata la più grande attrice teatrale della sua epoca e una delle più grandi di tutti i tempi. Nel privato ha raccolto vasta ammirazione e pungente delusione. Sposata con Tebaldo Checchi, ha una figlia, Enrichetta. Intensa e travagliata la relazione con Gabriele D’Annunzio che scrive per lei la tragedia pastorale in tre atti ‘La Figlia di Iorio’ interpretata però da Irma Grammatica, non è chiaro se per dissapori dell’attrice col ‘vate’ o per problemi di salute. La sua vicenda umana e artistica mi fa pensare a quella di Maria Callas. Donne che pagano la fama con una grande solitudine affettiva. Da ammirare, senza invidiare.

Zinnie di fine estate

Credo proprio di essere metereopatica: è bastato tornasse il sole, per restituirmi la carica. Dopo una mattinata fresca e uggiosa, è tornato il bello ed io festeggio, andando a fiori. Di solito il pomeriggio rimango a casa, ma col ritorno del sereno ieri ho sentito il bisogno di uscire. Stessa cosa deve avere pensato Francesca che verso le diciassette mi porta un mazzo di Zinnie, dato che l’altro giorno ho scritto una poesia su questo fiore di tarda estate che ho incontrato durante una passeggiata (la riporto sotto)*. Infatti sono colorate e robuste; non necessitano di cure particolari e il prossimo anno voglio introdurle nel mio giardino. È una soddisfazione condividere il piacere per la bellezza e la scrittura, hobby in cui Francesca si distingue per la descrizione affettuosa di momenti e personaggi del passato. Lei è la capofila del post verbanostra, nonché assidua lettrice e commentatrice dei miei post su verbamea. Che fiori ho comperato? Pansè – Viola del Pensiero – blu, gialli e marroni. Li metterò nei vasi che hanno ospitato le fragole a primavera e sotto i portici a est e a ovest. Quando esco voglio tuffare lo sguardo tra i colori vellutati e indossare un po’ di buonumore. Ah, mi stavo scordando di tre Ciclamini, formato mignon che ho posizionato sul davanzale del ripostiglio a nord. I fiori inducono ad accogliere con favore la stagione autunnale che avanza.* ZINNIA DI STRADA Una Zinnia/cuore giallo petali rosa/esce vigorosa/dalla rete/di un giardino/sulla strada./L’accarezzo piano/Grazie – le sussurro -/di rallentare il mio incedere/svagato, frustrato da qualcosa/che la mente definire/non osa./Il prossimo autunno/avrò un giardino/pieno di Zinnie/colorate e generose./Per male che vada/ le accarezzerò.//Se i fiori mi accompagnano sono salva. 🌻

Spiriti guardiani

Ho tra le mani la guida sulla Thailandia della lonelyplanet, regalo per il prossimo 24esimo compleanno di Manuel che tra un mesetto dovrebbe essere a Bangkok, una tappa verso l’Australia. Giustamente si informa sui posti che toccherà e io mi arricchisco di informazioni su luoghi lontani che ampliano la mia conoscenza. Ad esempio, trovo interessante che la cultura thailandese preveda la convivenza con gli spiriti guardiani, a cui vengono riservate delle casette con decorazioni elaborate e colori vivaci, vicino ad abitazioni, edifici e spazi pubblici. Mi tornano alla mente i Lari e i Penati nell’antico culto domestico dei Romani, gli spiriti tutelari della famiglia: divinità benefiche entrambe. Le case degli spiriti – san phra phum – non sono considerate sacre al pari di templi e santuari, la funzione è fornire agli spiriti guardiani un posto dove vivere e ricevere offerte, per avere fortuna, protezione e prosperità. Le offerte consistono in fiori, frutta, bastoncini d’incenso e piattini di cibo. È consuetudine presentare questi omaggi giornalmente, di solito al mattino o alla sera. Cani e gatti randagi sono gli unici che possono servirsi delle offerte, il che mi fa pensare alle casette per gli uccelli che noi appendiamo in giardino. La Thailandia è famosa come ‘Terra dei Sorrisi’, in parte fondata. Infatti i thailandesi non amano le discussioni. Litigare è considerato maleducazione, e non ne vedono l’utilità; preferiscono lasciare che le emozioni scorrano come un fiume sotterraneo, senza esprimerle. Una bella lezione per l’aggressività verbale che circola in alcuni nostri salotti televisivi e oltre. A questo punto chiudo la guida, altrimenti mi innamoro di Bangkok, la capitale più seducente del sud-est asiatico dove non ho in progetto di andare. Fortunato Manuel – da ieri Ingegnere Abilitato – che potrà conoscerla da vicino.

Maria Montessori e il film

Come di consueto, il sabato mattina sono da Lara, la mia parrucchiera di fiducia. Sotto il casco, sul settimanale Oggi leggo l’articolo di Dea Verna: ‘La “Mia” Montessori nascondeva un figlio segreto’ che anticipa l’uscita del film sulla famosa pedagogista, in sala dal 26 settembre Maria Montessori – la nouvelle femme. L’attrice Jasmine Trinca interpreta l’educatrice, immortalata sulla banconota da 1000 lire. Nata a Chiaravalle il 31 agosto 1870, Maria (Tecla Artemisia) Montessori è la terza donna italiana a laurearsi in Medicina. Attratta dall’infanzia rinnova l’insegnamento, riconoscendo al bambino una ‘mente assorbente’. Contraria all’uso dei banchi, intenzionata a risolvere il problema dell’analfabetismo, nel 1907 fonda le ‘Case dei bambini’ che vengono chiuse nel 1934 da Mussolini per contrasti con il regime fascista. Pertanto nel 1936 la scienziata lascia l’Italia, cambia molte residenze e ripara alla fin in Olanda dove muore il 6 maggio 1952. Dalla relazione con il collega Giuseppe Montesano, psicologo e neuropsichiatra, a 28 anni ha un figlio, Mario che tiene nascosto, fa crescere a una famiglia in una fattoria e successivamente in collegio, scelta fatta per evitare pettegolezzi che avrebbero interferito con la sua carriera. Comunque non lo abbandona e gli fa visita una volta alla settimana. A14 anni Mario va a vivere con la madre, diventata famosa, pensando di essere suo nipote. Certo stride la dedizione pressoché totale della scienziata al mondo dell’infanzia con la scelta di tenere nascosto il figlio e di affidarlo ad altri. Ma erano altri tempi, oggi non si scandalizzerebbe più nessuno. Grazie al suo metodo pedagogico, da detentore del sapere l’insegnante diventa osservatore e guida, una ‘strategia’ a mio dire ancora vincente. P