Sant’Adelaide, 16 dicembre

Quando mi trovo alle strette e non ho l’argomento giusto da considerare nel post quotidiano, mi rivolgo ai santi, nel senso che consulto il calendario che qualche idea me la dà. In passato ci ho cercato i nomi da dare ai personaggi dei miei racconti. Oggi sul calendario è indicata la terza domenica d’avvento, anche se Google mi dice che sarebbe san Valeriano, vescovo e martire in Africa. Vedo che domani è santa Adelaide (nata nel 931 e morta il 16 dicembre 999 nel convento di Selz in Alsazia), nome di origine germanica che significa “figlia nobile”. Da Adelaide derivano anche i nomi Adele e Adelina. L’onomastico si festeggia il 16 dicembre, in ricordo di sant’Adelaide, regina d’Italia moglie di Lotario II, poi imperatrice come moglie di Ottone I di Sassonia e infine reggente del Sacro Romano Impero. Si chiamava Adelaide anche la mia nonna materna, di cognome Valle in Stefani. Avrei ereditato il suo nome, che mi piace più del mio, se non fosse morta per tifo prima di lei la figlia Ada, in concomitanza con l’altra figlia Lina che ha trasmesso il nome a mia sorella. Una volta facevano così, per omaggiare le persone care defunte. Adesso è tutto un altro paio di maniche. Mia nonna era ieratica nell’aspetto: riservata, chiusa nel dolore indicibile di aver perso due figlie giovanissime e belle. Sempre vestita di nero con i capelli lunghi raccolti in chignon dietro la nuca. Le piaceva leggere e credo di avere ereditato da lei la mia attitudine a scrivere. Le ho dedicato il racconto Sosta verdazzurra ambientato a Lignano. Abitava a Pravisdomini, a circa una quarantina di chilometri dal mare. Mancata quando ero adolescente, me la ricordo abbastanza bene. Tornando al significato del nome, per me la sua era un’ammirevole nobiltà d’animo. 🙏

Pirandello, un Nobel tra letteratura e vita

Il 10 dicembre del 1934, Luigi Pirandello (1867 – 1936) riceveva il Nobel per la Letteratura a Stoccolma dal re Gustavo V, con la motivazione: “Per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”. Molte le sue opere: “Il fu Mattia Pascal” del 1904 fu un successo internazionale, tradotto in francese e tedesco, “I vecchi e i giovani”, “L’umorismo “, “Novelle per un anno”‘, “Uno, nessuno e centomila”‘, il libro più conosciuto che ha segnato la letteratura italiana. I drammi composti per il teatro rappresentano la crisi dell’uomo contemporaneo: “Sei personaggi in cerca d’autore”, “Questa sera si recita a soggetto”, “Così è (se vi pare)”. Tra Verismo e Decadentismo, la sua scrittura è legata alla crisi della società moderna. Egli stesso si definisce “figlio del caos”, forse giocando sul nome della villa dov’era nato a Girgenti – oggi Agrigento – denominata “Il Caos”. Appassionato di cinema, scrive anche poesie. Celebre quella intitolata “L’ultimo caffè”. Più che di pessimismo, nel suo caso si parla di relativismo, nel senso che non esiste una verità assoluta, ma ogni realtà è legata a come viene percepita. A proposito della maschera egli afferma: “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, non sei nessuno”. Di contro al pensiero complesso, usa un linguaggio colloquiale, con diversi ingressi del parlato. Insomma, un grande autore attento ad analizzare gli aspetti psicologici dell’animo umano. La moglie, Antonietta Portulano era affetta da “delirio paranoide” che la rendeva “pericolosa per sé e per gli altri”, secondo il certificato medico del dottor Ferruccio Montesano. Internata in una casa di cura per malattie mentali nel gennaio 1919, vi rimase fino alla morte, avvenuta nel dicembre 1959. Non mi stupisco che la sua malattia mentale abbia influenzato in modo significativo la produzione letteraria del marito, a sottolineare la corrispondenza tra letteratura e vita.

Flavio e Rex, amicizia oltreconfine

La parte della giornata che prediligo è quando scrivo. Pensavo a un blog già prima di andare in pensione, come diversivo creativo che mi consentisse di esprimermi e di avere dei contatti. L’idea si è rivelata vincente. Dopo quattro anni non mi sono ancora stancata e ho un seguito di lettori che mi interessa conservare, non tanti ma mi bastano per arricchire le mie giornate. Ogni tanto qualcuno si defila, c’è anche chi si iscrive ex novo: normale amministrazione. Tra le ‘entrate’ più recenti e gradite c’è Mariuccia, ex compagna di Liceo che scopro vicina al mio sentire. Non abita nei pressi, però ci siamo viste più volte: l’ultima al mio recente incontro letterario per presentare Ricami e Legami, scesa appositamente da Belluno con Sisto, il marito. Mariuccia commenta in privato il mio post quotidiano, abbinandoci sempre una bella foto in tema, sua o del consorte. Il mio post di ieri era dedicato agli animali. Nel suo commento serale mi racconta la bella storia nata tra suo fratello Flavio e Rex, un cane ‘di strada’. Flavio lavora in Kazakistan dove le temperature in inverno sono molto rigide, (anche – 40 gradi) e molti cani vivono per strada. Nel tragitto lavoro casa, lui trova sempre un cane affamato cui porta da mangiare. Dopo due anni l’amicizia si è consolidata e Flavio intende offrire all’amico a quattro zampe una possibilità di vita migliore: a Natale, a spese sue lo porterà in Italia e tramite un’associazione che opera nel bellunese Rex sarà adottato. Nel mentre ha già fatto visita, vaccinazioni e documenti. Una storia bellissima che dimostra come l’amore non abbia confini. Non conosco Flavio, ma si merita tutta la mia ammirazione. Rex in foto ha uno sguardo buono, direi umano. Invidio cordialmente il loro legame. Da emulare.

Dalla parte degli animali

Mentre preparo l’impasto per le polpette che piacciono tanto a mia nipote Cristina mi fa compagnia il televisore, acceso sul quattro durante la trasmissione “Dalla parte degli animali’, in onda dal 2017. Il programma, ‘la trasmissione più animalista della tivù italiana”, si occupa di svariati animali anche del bosco e cerca di trovare una famiglia a quelli rimasti soli. La conduttrice Michela Vittoria Brambilla, coadiuvata dalla figlia Stella aggiorna sulle modifiche al testo PdL 30 sulla tutela degli animali che la Camera approva. Confermato il divieto di detenere animali d’affezione alla catena. Pene più severe per chi li maltratta e li uccide. L’onorevole legge i nomi delle creature vittime della crudeltà umana e nell’elenco è citato anche il Veneto, purtroppo. Mi riaffiorano alla mente articoli disgustosi di cani e gatti martoriati o anche abbandonati a bordo strada o legati a un albero. Per fortuna conosco persone che ne hanno salvati, non a caso mie amiche. Pia ha adottato una micetta abbandonata in cimitero e Loly adesso vive in un paradiso. Stesso recupero per Viola, micro gattina debilitata salvata dall’abbandono e diventata la compagna inseparabile della bassottina Nina. Lisa e Roberta, le ‘padrone’ mantengono un asilo felino poco distante da casa, fornendo cibo e coperte. Anche Benito, cucciolone nero sottratto a una situazione di degrado è ora amorevolmente accudito da Mariuccia e Sisto. Nerina, micia anziana è l’inseparabile compagna di Vilma. I miei conviventi felini sono Grey, Pepita e Fiocco: un impegno ma anche una fonte di sorrisi e coccole. Da sottoscrivere la frase di Anatole France, scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1921: “Fino a quando non avrai amato un animale, una parte della tua anima sarà sempre senza luce”.

Post a quattro mani

Kangaroo Island, ovvero Isola dei Canguri. È uno dei posti migliori in Australia per vedere animali selvatici, come koala, canguri, leoni marini e foche. Me ne parla Manuel in un suo vocale che accompagna una serie di scatti. Immagino lo stupore di vedere dal vivo animali che non sono domestici. L’ultima volta che io ho visitato un parco zoo risale ormai a molti anni fa, quando mio figlio era piccolo, a Lignano Sabbiadoro. Ricordo un asinello docile che prelevava del cibo dalle mani, cicogne sui nidi alti, felini assonnati in gabbioni…niente di eccezionale, se non l’atmosfera inclusiva e il benessere mio di allora. Un po’ di dati. L’Isola dei Canguri si trova in Australia, la terza in estensione dopo Tasmania e Isola di Melville. Sta a 112 km sud ovest di Adelaide. È lunga 145 km e di larghezza variabile tra 900 m e 57 km, per un’area complessiva di 4.405 km quadrati. Ospita 4000 persone, l’economia è basata su agricoltura, turismo e pesca. Occupata 11.000 anni fa dagli aborigeni, peraltro scomparsi verso il 200 a.C. l’isola fu scoperta nel 1802 dall’esploratore britannico Matthew Flinders che la battezzò “Kangaroo Island”. Nel gennaio 2020 è stata sconvolta da incendi che hanno interessato circa metà della sua superficie. Ha un ecosistema tutto suo che va preservato, ragion per cui i custodi sono molto attenti che i visitatori non introducano sementi e cibi non compatibili con l’habitat. Manuel la definisce “bella e particolare”, ci cammina in giornata per ore fino a farsi venire il mal di schiena. Koala e canguri allo stato brado, foche e leoni marini: bianchi dove la sabbia è bianca, neri e perfettamente mimetizzati dove è nera. A proposito, deve tirare un’aria forte, dalla foto che lo ritrae imbacuccato. Del resto le formazioni rocciose sono scavate dal vento: si inseriscono nel paradiso naturalistico di Kangaroo Island che Manuel immortala, per condividere con me e con i lettori. 🦘

Arcipelago delle Cicladi

Una delle tracce più gettonate dagli studenti di terza media durante la prova scritta di Italiano era questa: “Se vincessi un viaggio premio, dove andresti e perché?”. Mi ritorna in mente e rivolgo la domanda a me che sono in pensione, dopo aver letto l’articolo: Alle Cicladi cercando l’isola che non c’è, di Alessandro Allocca su il venerdì di Repubblica. Dal greco Kyklos, che significa cerchio, trattasi di quasi 220 isole nel mare Egeo distribuite ad anello, di cui appena 25 quelle di fatto abitate. Tra le più famose Mikonos e Santorini, dove ebbi la fortuna di approdare con mia mamma nel 2006, in un tempo non ancora caratterizzato dall’overtourism. Da allora il bianco e il blu sono la coppia cromatica, imperante in Grecia che prediligo. Se avessi la possibilità di tornarci, seguendo le indicazioni dell’articolo, visiterei altre isole: Sifnos, Naxos, Keros, Delos. A Sifnos vive Kostas Depastas, 90 anni, il più anziano ceramista delle Cicladi. Naxos è nota per gli uliveti secolari, alcuni di oltre 600 anni, autentici monumenti secolari. I reperti scoperti a Keros fanno pensare che fosse un centro di spiritualità per i popoli antichi. Delos è legata alla mitologia: culla di Apollo e Artemide, sito sacro e snodo commerciale, attrae pellegrini e mercanti da tutto il Mediterraneo. In definitiva, le Cicladi sono un arcipelago ricco di storia, cultura e bellezze naturali che vale la pena di esplorare. Se non fisicamente almeno attraverso i servizi e le fotografie, come quelle inviatemi da Mariuccia durante la sua vacanza in Grecia. Se poi arrivasse un viaggio premio…

Quiz linguistici

La frase “Con la cultura non si mangia” attribuita all’ex ministro Tremonti – che la sconfessò – va almeno ridimensionata, perché c’è chi con il proprio sapere vince anche bei soldi. È il caso di Christian, concorrente del gioco a quiz ‘L’Eredità’ che ha vinto 160.000 euro, da aggiungere ai 45.000 vinti la sera precedente, per un totale finora di 205.000 euro accumulati in due sole puntate. Di solito ceno verso le 19.30; subito dopo seguo “La Ghigliottina ‘ la parte finale del gioco che chiede al concorrente di trovare la parola che ne lega altre cinque. Un paio di volte ci ho azzeccato anch’io, dato che le parole sono il mio pane e mi attraggono i giochi dove sono protagoniste. Qualcuno si ricorda il programma televisivo a quiz sulla lingua italiana ‘Parola mia’ in onda dal 1985 al 1988, condotto da Luciano Rispoli e la partecipazione del linguista Gian Luigi Beccaria? Quanto mi piaceva! Ha influenzato il titolo del mio blog ‘Verba mea’. Mi viene facile usare le parole, talvolta intuendo il significato di alcune ignote, senza consultare il dizionario. Però evito i giochi di parole caro a certi intellettuali, preferendo esprimermi in maniera ‘flessibile’ con qualche concessione al latino, piuttosto che all’inglese. Ma torniamo al gioco, che Marco Liorni conduce dal 3 novembre. La fase finale è quella che mi piace di più: il finalista deve indovinare la parola ‘chiave’ che si abbina con le cinque in precedenza selezionate da altrettante coppie di parole. Insomma, un bel grattacapo. Christian, giovane infermiere della Valle dei Templi in un paio di giorni è diventato un fenomeno. Mi fa piacere che sia un uomo, perché contraddice la convinzione che siano le donne più portate in ambito espressivo/linguistico. Personalmente sono dell’idea che il talento, tanto quanto l’intelligenza non abbia sesso. Infine, in un mondo che tende ad isolarsi e a chiudersi, ben vengano i programmi che combinano cultura e intrattenimento. Da incentivare.

Il giorno dopo (la presentazione)

“Serata intima e partecipata” è il commento quasi notturno di Lisa Frison all’incontro letterario di ieri sera, valorizzato dalla lettura espressiva di alcuni passi dal mio Ricami e Legami. “Grazie siamo stati tutti benissimo” è l’impressione a caldo di Adry che mi ha scattato una foto che “ti rappresenta pienamente” a dire di Pia. Infatti l’atmosfera era distesa e accogliente, da “salotto letterario” per l’inclusività e il calore. Mi aspettavo più persone – assenti i maschi, meno Sisto Manaigo che posta ottime foto sul web – meno toccati dal tema della genitorialità che coinvolge le donne in prima persona. Forse il buio che a novembre scende presto non invoglia le uscite. Comunque le persone presenti erano di livello, per me speciali: amiche, colleghe, simpatizzanti. Mariuccia è scesa da Belluno per me. Una sorpresa essere pubblicamente elogiata da Paola, insegnante e madre di tre figli piccoli. Ha ricordato l’appello delle emozioni che facevo in classe (lo avevo scordato) e l’attenzione all’attualità durante le ore di Cittadinanza. L’attualità è un mio cavallo di battaglia che nutre anche i miei post quotidiani. Lo ricorda il Consigliere Gianpietro Mazzarolo che introduce la serata, sottolineando la mia attitudine ultradecennale a scrivere romanzi e articoli che posto ogni giorno dal 2000 sul blog verba mea. Gli fa eco la Consigliera Novella Franciosi che vivacizza il ricordo degli Anni Settanta, sfondo del mio romanzo Passato Prossimo, ricordando il suo ingresso nel 1973 da giovane sposa a Castelcucco dove ha profuso per la comunità molte energie. Lucia Zanchetta, figlia di emigrante ritornato a Castelcucco dopo anni di lavoro in Venezuela, fa rivivere con nostalgia lo spirito di comunità della piazza dinamica del paese. Emozionata e lieta, a fine serata mi porto a casa un’Orchidea, due mini Stelle di Natale, perfino una piccola Limonera, con la soddisfazione di avere condiviso con un pubblico ricettivo un pezzo di passato per alleggerire il gravoso presente.

Dietro le quinte (di un evento letterario)

Oggi sono di fretta, perché devo prepararmi per l’incontro di stasera…sperando che ci sia qualcuno: malanni di stagione hanno già fatto delle vittime, sono arrivati freddo e nebbie, il tempo ha il suo peso. Dovrei essere quasi esperta, considerato che non è la mia prima presentazione. Ma condivido il pensiero di Giancarlo: i libri sono un po’ come dei figli ed è sempre un’emozione ‘metterli al mondo’. Guarda caso, in questo mio ultimo Ricami e Legami si parla anche di genitorialità, sebbene dalla postazione femminile. Cosa c’è dietro le quinte? Prima di tutto la sala che è del Comune, dove accedono altre associazioni. Mi compete un pizzico di attenzioni per accogliere gli ospiti: ho ordinato dei ciclamini per abbellire il tavolo dove si accomoderanno due relatori e la lettrice. Il punto dolente è trasportare i libri, che pesano: dove li metto? Tra borse di plastica e scatoloni, alla fine opto per delle cassette della frutta, meglio se colorate (mettono di buonumore), aggiungo un porta ritratti dove posizionare in bellavista una copia del romanzo da presentare e un quaderno per le firme di presenza. Un cestino con delle caramelle Caffarel ci sta, per addolcire eventualmente i presenti. Se scordo qualcosa, provvedo entro sera. A metà mattina passo in fioreria a prendere i fiori che carico nel bagagliaio: a questo punto basta portarli in loco dove mi aspetta la fida Lucia. Spostiamo un tavolo all’ingresso dove alloggiare le copie di Passato Prossimo mentre distribuiamo a gusto nostro quelle di Ricami e Legami sul tavolo della rappresentanza. A mezzogiorno l’ambiente risulta adattato all’evento e decidiamo di tornare a casa. Sto per dire a Lucia “Ci vediamo domani”… ho perso il senso del tempo! Sono un po’ stralunata: una cosa è scrivere, un’altra promuovere un evento. Vada come vada, siete tutti invitati!

Ballando con le stelle

Nel mio lontano passato sono stata anche una ballerina di tango. Avevo circa trent’anni quando ho dato il meglio di me alla danza, approcciata da ragazza. Però il desiderio di esprimermi sulle note era iniziato molto prima, da bambina forse infatuata da qualche spettacolo in tivù. Negli Anni Sessanta, non abitando in città era impensabile iscrivere a danza una bambina, così mi sono presa la rivincita in gioventù, grazie anche a fortunati incontri. Per diversi anni ho frequentato di sabato un locale delizioso dove ho mosso i primi passi di liscio, sulle note di un’orchestra composta da abili musicisti, purtroppo ora estinta. Li ricordo tutti con molta simpatia, anche il cantante Luciano di cui mi ero un po’ ‘invaghita’. Di quel lontano e lieto periodo mi sono portata a casa un paio di coppe, vinte durante delle gare di tango e molti dolci ricordi. La premessa giustifica il mio interesse per il ballo e il programma Ballando con le stelle che alterno con Tu sì que vales di sabato sera. Peccato che entrambi secondo me durino troppo e succede che durante lo spettacolo mi addormenti. Colpa anche dell’età che avanza. Comunque rimane l’attrazione per il talento artistico variamente espresso. Non per niente la danza era rappresentata da una delle 9 Muse, divinità femminili della religione greca, figlie di Zeus e Mnemosine. Anche Canova ha rappresentato la danzatrice, ovviamente in stile classico. Comunque sia, ieri come oggi la musica offre la linfa per l’espressione corporea. La mamma di Letizia, una mia ex alunna ora 23enne, mi ha detto che la figlia, laureatasi in Scienze motorie si sta perfezionando a Milano in un ambito che riguarda la danza con i bambini. Una buona scelta, per educare all’armonia le nuove generazioni.