Di domenica trascuro l’attualità e mi concedo un’attività rilassante: è giunto il momento di staccare i limoni dalla pianta, riparata in garage. Forse avrei dovuto provvedere prima, ma mi piaceva vedere che i frutti si ingrossavano di giorno in giorno, virando dal verde al giallo limone. Però ho letto che lasciarli su a oltranza, possono indebolire la pianta. Inoltre, il succo all’interno del limone diventa amaro. Mi sono decisa e ne ho raccolti una dozzina, mentre altrettanti sono rimasti sulla pianta, pensando che siano un po’ indietro. Ovviamente li ho poi fotografati, per gustarmi gli occhi, quando li avrò trasformati in marmellata o limoncello, già sperimentati con successo la scorsa estate. Il colore giallo mi trasmette energia e buonumore. Con il celeste è il mio colore preferito. Già che c’ero, ho immortalato un vaso di piccoli Narcisi, fioriti pressoché contemporaneamente: una moltitudine di piccole stelle luminose. Mi piace ‘perdere tempo’ secondo qualcuno in occupazioni anche minimali che però mi fanno star bene. È tempo ricreativo che alza il livello dell’umore e mi rasserena. Del resto lo diceva anche Dante che i fiori, con le stelle e i bambini sono le tre cose rimasteci del paradiso. Sui colori e il loro significato mi sono espressa in post precedenti. Quando insegnavo, sono stati usati a scuola nella fase di formazione delle classi, per favorire la vicinanza di coppie compatibili, evitando la vicinanza di soggetti ‘contrari’. Però la pandemia ha mischiato le carte, imponendo il distacco dei banchi. In sintesi, ogni colore stimola la nostra mente e riflette il nostro stato d’animo. Pare che il giallo aiuti la concentrazione, mentre il blu – soprattutto nelle tonalità del turchese, dell’azzurro e del pervinca è rilassante. Evviva i colori!
Categoria: Hobbies
Io parteggio per Pepito
Il gatto si chiama Pepito come Pepita la mia gatta e c’entra con il fatto di cronaca ‘grigia’ successo martedì a Roma, in via Monte Senario, dove un 54enne romeno ha appiccato il fuoco all’appartamento della compagna, responsabile di aver fatto scappare il micio. Intossicate 7 persone e 24 evacuate. Lo stesso piromane si è autodenunciato, telefonando al 112 ed evitando il peggio. Non so se sorridere o deprimermi, per la battuta di un giornalista che dice sia successo tutto “per colpa di un gatto”. Eh no, urge la rettifica: il gatto non c’entra nulla con l’incendio. Casomai ha approfittato della finestra aperta dell’appartamento al primo piano, per darsela a gambe levate, data la presenza di umani alterati. Mi viene da dire che questa vicenda è l’esatto opposto di quella di ieri, a favore della simbiosi cani e umani. Per dirla tutta, che gli animali vengano strumentalizzati per vendette e/o ripicche proprio non mi va bene. “Hanno fatto scappare il mio gatto Pepito, per questo ho appiccato l’incendio” sono le parole che l’autore del rogo, in lacrime ha detto alla polizia. Il pronome sottinteso loro, si riferisce alla compagna e ai nipoti che avrebbero lasciato la finestra aperta, favorendo la fuga del felino. Chiedo venia se parteggio per il gatto. Mi spiace per i condomini della palazzina intossicati dal fumo. Suppongo che il piromane fosse più affezionato al micio che alla compagna, qualcuno dice ex e questo potrebbe spiegare parecchio. Nel caso malaugurato che al posto di Pepito ci fosse un figlio minore, non in grado di scappare, come se lo sarebbero spartito? Chissà quante storie boccaccesche riempiono le scrivanie degli avvocati divorzisti. Se le cose stanno così, meglio l’inverno demografico che l’inferno scatenato ad hoc. E lunga vita al gatto che già di suo ne ha 7!
Cani e umani
Mi è arrivata una foto di Rex di inequivocabile valore: sul fianco del letto, accarezzato da Tania. Per un cane vissuto per strada e al freddo, non abituato a stare dentro ‘casa’ – mai avuta – un bel cambiamento! Merito del suo spirito di adattamento e delle cure riservategli dal suo salvatore che si è assunto l’onere – a questo punto l’onore – di fargli cambiare non solo aria, ma abitudini e relazioni cosicché l’amico a 4 zampe continui ad avere fiducia negli umani. Visite veterinarie, trasportino, dieta, viaggio in aereo di dodici ore, controllo minuzioso a Francoforte…sbarco a Venezia: adesso il trambusto è solo un ricordo. Certo la bontà di Rex – un angelo per Flavio – lo ha favorito, ma anche l’accoglienza di Mariuccia, ‘zia’ di Ben, l’altro cane che gli ha riservato attenzione nelle prime ore in Italia. L’indomani Tania lo ha bene accolto in casa dove si è subito ambientato, contro ogni previsione. Bello di suo, in un paio di settimane è addirittura ‘ringiovanito’ dopo essere passato per la toelettatura. Le premesse ci sono tutte perché la sua vita sia lunga e buona. Come ho detto in un precedente post, mi ha così commosso la vicenda di questo cane amabile e del suo salvatore che vorrei metterla nero su bianco. Senza scordare Ben, il cane nero e prestante che Flavio lascia ‘padrone di casa’ e in buone mani di Mariuccia, la sorella. Stamattina alle quattro gli ha fatto fare l’ultimo giretto, “Poi un salutino, una lacrimuccia e via” verso l’aeroporto di Venezia per tornare in Kazakistan dove il lavoro lo attende. Ma a primavera potrà riabbracciare i suoi protetti che non gli lesineranno abbracci e linguate affettuose. Come dice la mia amica Lucia: “Noi umani dovremmo imparare dagli amici a 4 zampe”. Ed io aggiungo: “Anche dagli umani che si sacrificano per il loro benessere”. In fondo, uomini ed animali godiamo dello stesso creato. Rispetto e amore reciproco possono solo renderci migliori.
Aggiornamento su Rex
Giovedì scorso avevo dedicato il post a Rex, giunto dal Kazakistan dopo un lungo viaggio e sbarcato a Venezia con Flavio, il suo salvatore. Dopo una settimana urge un aggiornamento che sono lieta di dare sotto una buona stella: Rex sta benissimo ed è felice. Del resto Flavio afferma che: “Lui è nato felice, è un cane felice”. Me lo confermano i video che mi inoltra e i messaggi di Tania, la persona che lo ha preso in custodia: “Rex è veramente un cane di una bontà unica”. Chissà cosa ci direbbe del suoi primi quattro anni di vita trascorsi sulla strada, bisognoso di cibo e di carezze che adesso non gli mancano perché sa farsi voler bene da tutti. In pochi giorni ha imparato a stare dentro casa, è stato dal veterinario, dalla toelettatrice uscendone col pelo accorciato e profumato, ringiovanito! Ma la notizia più bella è racchiusa nella didascalia dell’ultimo video ricevuto da Flavio: “Sta imparando a giocare con i giochi” dove vedo Rex che mordicchia un oggetto di plastica che ha due palline alle estremità, in sottofondo si sente la musica di un trasmettitore. Nella comfort zone noto un radiatore con sotto tre paia di scarpe, segno che ci abitano altre persone, immagino. Se è così, tanto di guadagnato per Rex che avrà solo l’imbarazzo della scelta da chi farsi coccolare. E lui ricambierà alla grande, ne sono sicura. Desidero anch’io conoscerlo e non sono la sola. Spero a primavera di fare una spedizione con le amiche che hanno condiviso la sua sorte per accarezzarlo di persona. Sempre che nel mentre non diventi famoso, cosa che non gli auguro, eccettuata la popolarità virtuale.
Risottino alla zucca, by Manuel
Al bar, i quotidiani locali sono impegnati, così prelevo una rivista da una pila sistemata in uno scanso e mi ritiro a leggere nella saletta adiacente, dove Emma mi porta la consumazione. Nel settimanale femminile iO Donna mi cattura l’articolo di Stefania Berbenni: “Caccia alle (nostre) emozioni” che leggo con interesse. Le parole chiave sono: arte esperienziale, cinema immersivo, turismo con percorsi gourmet… strategie usate dal marketing per vendere, considerando che: “C’è una solitudine fredda, ognuno con i propri device/congegni”. Siamo travolti dal digitale e il marketing diventa esperienziale. I settori più coinvolti sono il turismo e la ristorazione dove si offre al cliente non solo il prodotto finito, ma lo si coinvolge anche nella realizzazione. Collego subito l’articolo con il breve video che mi ha inoltrato Manuel: una tazza stracolma di cubetti di zucca, vicino ad un tagliere verde dove presumo sia stato tagliato l’ortaggio invernale. Nell’audio successivamente inoltrato Manuel spiega: “Ho imbastito un risotto per me e altre quattro persone”: un libanese, un aborigeno dell’Australia dell’ovest, due ragazze dell’ostello “che hanno ripulito la pentola”. Conosco le abilità di Manuel e la sua capacità di spendersi per fare bene le cose. Ha avuto un maestro nel padre Enzo e l’esperienza di studente universitario a Cesena lo ha abilitato anche ai fornelli. Quindi non mi stupisco che sia andata a finire come confida: “È stato un bel momento conviviale. Ho saputo il giorno dopo che praticamente non si è parlato quasi d’altro all’interno dell’ostello del mio risotto. Per la cronaca, era un risottino di zucca”. Questo lo avevo capito. Non mi sorprendo del successo. Complimenti allo chef, ragazzo multitasking! 👨🍳
Una bella storia
Verso le sedici l’orizzonte comincia a indorarsi ed è un momento di autentica bellezza, per chi può indirizzare lo sguardo al cielo in una giornata fredda e serena. A completare la meraviglia mi giunge un vocale di Flavio da Francoforte, accompagnato dalle foto scattate all’amico a quattro zampe in aeroporto. “È stata dura ma ce l’ho fatta”. Circa dodici ore di volo, più altre due per sbrigare tutte le pratiche. Rex pesa 18 chili e spostarsi in autobus col trasportino/one per cambiare terminal non dev’essere una passeggiata. Meno male che qualcuno lo aiuta. A controllare il trasportino arriva un ispettore tedesco super precisino che riserva al povero Rex – presumo stressato dal viaggio – un’ispezione certosina, palpandolo dappertutto. Flavio interviene per rassicurarlo: “Guarda che la pistola non ce l’ha!”. Non so se ridere o piangere, sono commossa. Chissà cosa mi direbbe il cane se potesse parlare. Comunque parlano i suoi occhi, come osserva il suo salvatore, come si fa accarezzare. Era un cane di strada kazako e ora appartiene a Flavio che lo ha ‘adottato’ e gli offre una seconda vita, sicuramente meno dura e triste. Certo Ben, l’altro cagnone di Flavio, amorevolmente accudito da sua sorella Mariuccia, mia amica non gli farà le feste, ma i protagonisti umani di questa storia sanno come muoversi. Io che sono amante dei gatti e non propriamente cinofila, ritengo che ci siano gli elementi per imbastirci una bella storia. Senza conoscere direttamente nessuno dei due, la loro vicenda ha già avuto effetti positivi sulla mia quotidianità. Mentre scrivo (ieri sera) Flavio, il perito minerario che da trent’anni lavora all’estero e Rex, il cane ‘nomade” che lo ha scelto come ‘padrone’ stanno per tornare insieme a Venezia, naturalmente Rex nella stiva. In serata, verso le diciannove ricevo da Mariuccia diretta a Belluno, destinazione definitiva il messaggio: “Siamo tutti e quattro in macchina. Rex non si sente. È come un angioletto”. Alle nove di oggi leggo il confortante messaggio: “Rex è tranquillissimo e bellissimo. Ha dormito in giardino senza problemi, stamattina piccola passeggiata”. Mi sento sollevata. Complimenti a tutti gli attori di questa bella storia che merita di essere divulgata.
Flavio e Rex, una bella storia
Oggi dedico il post a Rex e Flavio che stanotte lasceranno il Kazakistan per venire a Belluno dove Flavio è ‘di casa’ ma il cane no. Strade ghiacciate e freddo intenso là, neve e freddo qua, ma il calore del cuore sopra ogni cosa. L’amicizia creatasi tra i due è così commovente che merita il post. Vorrei raccontare la loro storia in un romanzo. Sintetizzo quanto finora so: il cane kazako vive per strada, sulla neve. L’inverno laggiù è rigidissimo, la temperatura scende anche a meno trenta. Il pelo lungo colore melange lo protegge ben poco. Ha problemi a una zampa. Malconcio e sopraffatto da cani più prestanti, Rex ha bisogno più di carezze che di cibo. Flavio se ne rende conto: gli parla, lo incontra durante il percorso casa – lavoro e gli porta da mangiare. Lo toglie dalla strada e lo consegna ad un canile che però non è la soluzione migliore. Lui è perito minerario, unico italiano con responsabilità dirigenziali tra 150 dipendenti di un’impresa petrolifera. Dedica al cane ritagli di tempo e due passeggiate al giorno. Strafelice – per inciso oggi sul calendario è San Felice – Rex lo ripaga con abbracci e linguate calorose. Intanto Flavio progetta di portarlo in Italia, per garantirgli un futuro migliore. Il grande salto sta per compiersi, tutto è pronto per l’imbarco: visite, accertamenti, microchip, documenti e il trasportino. Il cane non più di strada sta per affrontare un viaggio in aereo lungo e misterioso che lo porterà a Francoforte, e poi a Venezia entro domani sera. Comprensibile la preoccupazione del ‘padrone’, ansioso che l’impresa si risolva presto e bene. Tutti e due ne hanno affrontate tante in questi ultimi mesi: veterinario, alloggio, anche una momentanea sparizione. Comunque vada, Rex troverà ad accoglierlo un posto meno rigido e potrà contare sull’amicizia incondizionata di Flavio. Una storia così fa bene al cuore. Buon volo a entrambi. Presto: bentornato Flavio, bene arrivato Rex!
Disavventura felina
Sono ancora frastornata: Pepita è ritornata, ma Grey non la riconosce più! Ieri sera dopo cena, come consuetudine chiamo i tre amici felini a raccolta e non fanno storie, causa il freddo. Entra subito Grey, la più anziana – va per i dieci anni – poi Fiocco, il temperamentoso, ma non la più affettuosa, Pepe – finché il sesso era incerto – poi Pepa al femminile e infine Pepita, una cosa preziosa qual è la pepita d’oro. Bianca e grigia, la micia – tre anni a maggio – non è particolarmente bella, ma convengo con chi dice che: “La bellezza è uno stato mentale. Quando sei felice la trovi ovunque” e la gattina mi fa felice. Lei non viene in braccio, né si acciambella sulle gambe, ma si posiziona direttamente sotto il collo e i suoi baffi mi sfiorano le labbra. Dovrei impedirglielo perché sono allergica al pelo del gatto e Pepita lo ha parecchio lungo. Con un guanto apposito la spazzolo, ma tampono soltanto il problema che condivido con mio figlio. Ritorno alla storia: dopo averla chiamata senza esito almeno una ventina di volte, mi rassegno e vado a letto, sperando che si faccia viva di mattina. Cosa che non succede. Per non lasciare nulla di intentato, scendo in cantina, nell’ipotesi che mi sia venuta dietro senza accorgermene, dato che è anche molto silenziosa. La chiamo: nulla! Poi sollevo lo sguardo verso le finestrelle in ribalta chiamate ‘bocca del lupo’ in corrispondenza dell’ingresso e la vedo: sembra una piccola statua, rassegnata e incapace di uscire. Come abbia fatto ad entrarci, rimane un mistero! Forse si è arrampicata da dentro per uscire dalla cantina, incapace di fare lo stesso all’incontrario. Apro la finestrella, la libero e la porto in casa. Colpo di scena: Grey non la riconosce e le soffia contro. Aver trascorso la notte nella ‘bocca del lupo’ forse l’ha privata dell’odore familiare. Deduco che la prigionia non piace neanche ai gatti.
Lilium o Giglio
Cerco la luce, come fanno i fiori. Dopo alcuni giorni di pioggia, stamattina è riapparso il sole, sul tardi verso le dieci anticipato da una luce accattivante. Praticamente tutti i fiori amano la luce, non il sole diretto. Pertanto posiziono le mie piante nelle stanze più luminose, dove mi rifugio anch’io quando posso. Adesso è il periodo delle bulbose che mi piacciono tanto: Giacinti e Amaryllis soprattutto. Una settimana fa mio figlio mi ha regalato dei Gigli/Lilium in vaso, tre steli ognuno dei quali con due – tre boccioli. Stamattina sono sbocciati tre fiori gialli, con i pistilli arancioni e una spruzzata di puntini marroni sul fondo del calice. Emanano anche un sottile profumo agrumato. Il Lilium, comunemente chiamato Giglio è una pianta bulbosa originaria dell’Europa, Asia e America, appartenente alla famiglia delle Liliaceae. Il significato varia a seconda del colore dei suoi petali. I Gigli gialli e arancioni rappresentano la vivacità, l’energia e la vitalità. A me va benissimo, considerato che il giallo è il mio colore preferito in alternanza con il celeste. In Italia il Giglio è diventato il simbolo della Firenze rinascimentale, mentre in Francia è sempre stato il simbolo della monarchia. Il Giglio bianco è la quintessenza del giglio, spesso associato alla Madonna e ad altri santi. Un classico è l’immagine di Sant’Antonio che tiene in braccio Gesù bambino e un giglio in mano. Cercando notizie su questo elegante fiore, scopro che a Nola si tiene ogni anno La Festa dei Gigli, una festa popolare cattolica dedicata a san Paolino. Con questo evento i nolani ricordano il ritorno in città di Ponzio Meropio Paolino dalla prigionia ad opera dei barbari, nella prima metà del V secolo. Pertanto, un fiore trasmette bellezza, ma consente di spaziare con la mente. 🪻
Il riso fa buon sangue
Mattinata nebbiosa, evento abbastanza insolito in paese. Dalla finestra del soggiorno rivolto a ovest non vedo la distesa dei campi, coperti dalla coltre bianca, che mi trasmette uno stato di sospensione. Mi scuote il canto dei canarini, forse stimolati dall’atmosfera ‘fiabesca’ che intravedono dalla finestra del ripostiglio, zampettando nella voliera. Se è brutto tempo, gli accendo la radio. Quando c’è il sole, nelle ore centrali li porto sotto il portico perché si godano un po’ di tepore, ma adesso non è il caso. Il loro cinguettio mi induce a darmi una mossa e a pensare positivo, cercando uno stimolo tra i brevi video che intravedo sul tablet. Da tempo penso che si merita due parole di elogio quello di un pediatra indiano che vaccina i suoi piccoli pazienti addobbato come un albero di Natale, mentre canta una canzoncina, maneggiando con destrezza la siringa (che dopo la puntura lancia furtivamente nel cestino dietro le spalle). Il simpatico medico posta su Instagram alla voce ‘drimranpatelofficial’ DR IMRAN S PATEL e ha un profilo facebook. Lavora nell’ospedale pediatrico di Ahmedabad in India. Da anni fa sorridere i suoi piccoli pazienti, mentre li vaccina. Ma le parole non rendono l’atmosfera giocosa che sa creare. Ad esempio, gli pende da collo un peluche attaccato allo stetoscopio, riversa sul tavolo una riserva di caramelle colorate, delle penne… ma soprattutto interagisce col piccolo paziente di turno, cantando e gesticolando. Un grande! Come sarebbe bello che l’idea di far sorridere fosse esportata in tutti i reparti, compresi quelli con pazienti anziani. Del resto, è risaputo che il riso fa buon sangue, contrasta l’ansia e contribuisce alla salute del sistema immunitario. Pertanto, se non possiamo cinguettare come i canarini, disponiamoci però a sorridere.
