Il venerdì vedo volentieri The Voice Senior, programma condotto da Antonella Clerici in prima serata dal 2020, dedicato a cantanti over 60 di grande talento e con storie straordinarie. La giuria è composta da quattro coach non in competizione, ma affratellati tra loro: Arisa, Clementino, Gigi D’Alessio e Loredana Bertè. Il talent show è giunto alla semifinale che ha selezionato i 12 finalisti tra i quali emergerà il vincitore venerdì prossimo. Fatta questa premessa per chi non conoscesse il programma, concordo con la simpatica conduttrice che la semifinale è stata di grande, anzi grandissimo livello. È confortante vedere come il talento non si disperda con l’età, ma anzi venga per così dire esaltato, trattandosi di persone dotate che nella vita professionale hanno fatto tutt’altro. Anche in campo letterario, sono emersi scrittori in età avanzata, vedi Camilleri e altrettanto è successo in altre discipline artistiche. L’arte non va in pensione ed il programma ne è un esempio. I giudici si meritano una parola di apprezzamento speciale, perché motivano con serenità le loro scelte e valorizzano il concorrente, anche in caso di esclusione dalla rosa dei preferiti. Ogni tanto, si esibiscono in brevi show tra un concorrente e l’altro. Le canzoni interpretate da chi sale sul palco sono il meglio della discografia, così che la trasmissione consente di risentire pezzi diventati classici. “Quando finisce un amore” di Cocciante, interpretato da Monica è qualcosa di sconvolgente, ma anche “Portati via” di Mina, interpretato da Patrizia. Alessandro Acciaro fa vibrare le corde quando canta “Vecchio Frak” di Modugno. Mi spiace solo che dopo le ventitré la mia attenzione scemi, causa stanchezza. Comunque rivedo il programma la domenica sera su Rai Premium alle 21.20: merita! 🎶
Categoria: Hobbies
Giallo canarino
Oggi, primo Aprile ho introdotto una coppia di canarini in voliera, cosicché ho ripristinato il numero quattro soggetti, due gialli, uno arancione e uno bianco. Purtroppo ieri ho trovato morto un canarino maschio bianco – geneticamente fragile – che a mio dire stava benone e cantava anche bene. Nell’anellino inserito nella zampetta si legge 22 che si riferisce all’anno di nascita, per cui mi sono stupita che sia deceduto così presto, dato che questi uccellini dal canto vivace vivono almeno otto anni, salvo imprevisti. Mi sono data da fare per trovare un’altra coppia da unire a quella rimasta, impresa non facile per reperire una femmina, in questo periodo impegnata nella cova. Per fortuna mi ha dato informazioni adeguate Anna, mia sensibile compagna di scuola che ringrazio. Ho interrotto la ricerca alla Casa del Canarino di Asolo, gestita da Michele, mio concitadino. Appena entrata, sono piacevolmente investita dal canto dei canarini, alloggiati in una stanza apposita, divisi per sesso. (Il titolare soffia sulle piume della coda, per scoprirlo). Ho scelto un maschietto arancione e una femmina gialla con la coda nera. Speriamo si piacciano. Solo anni fa una coppia amorevole mi diede la soddisfazione di assistere alla nascita multipla di 5 uccellini da 5 uova, cui diedi il nome. Chiamai l’ultimo Quinto, scoprendo poi che era una femmina perché pigolava, ma non cantava. Feci delle foto che potrai a scuola per mostrarle ai miei alunni: uno con acume disse che i piccini nel nido sembravano dei rockettari, per via dei peli/future piume sulla testina. Ogni tanto la guardo e continua a farmi sorridere. Certo il rapporto con i canarini non è intenso come coi gatti, ma è comunque basato su una sintonia reciproca. Sono sicura che i miei pennuti mi riconoscono, perché gli parlo e loro mi rispondono. Spero di godermi la compagnia!
Il filo conduttore (tra le parole)
Di norma ceno verso le 19.30, quando sul primo canale è in corso il programma condotto da Marco Liorni L’eredità, che termina con La ghigliottina, gioco di parole. Il programma va in onda dal 29 luglio 2002 ed è stato condotto da: Amadeus, Carlo Conti, Fabrizio Frizzi, Flavio Insinna e da Marco Liorni dal 2024. Lo seguo da tempo, perché lo trovo istruttivo e coinvolgente nella parte finale, quando è giocoforza mettersi nei panni del concorrente e tifare per lui, se alla bravura nel linguaggio aggiunge la simpatia. Momento clou se vince, con il pubblico che esulta, in sala e a casa. Ieri sera è toccato a me, che ho partecipato alla vittoria di ben 200.000 euro in gettoni d’oro di Gabriele Paolini, 30enne impiegato da Mulazzo in provincia di Pisa, che li aggiunge ai 75.000 vinti in una precedente puntata. Esempio di grande confidenza con le parole, intuito e disinvoltura mentale. Mi fa molto piacere che riguardi un giovane e di sesso maschile, in generale meno interessato alla comunicazione. Trattandosi di un cospicuo montepremi, contraddice l’opinione di chi ritiene che con la cultura non si mangi. L’enigma linguistico proponeva di trovare la parola-chiave tra le seguenti cinque: Dare – Palla – Ora – Orchestra – Stradale e in un batter d’occhio/meno di un minuto, il ragazzo riccioluto con gli occhi verdi e lo sguardo riservato ha trovato la soluzione, scrivendo la parola Buca. Il conduttore ha tenuto in sospeso per qualche attimo il risultato per aumentare la suspence ed infine c’è stata l’esaltazione per la vittoria. Da casa ho applaudito entusiasta.
Uncinetto e Tecnologia
Talvolta, la lettura di un articolo mi lascia un retrogusto. Succede con quello che leggo sul settimanale il venerdì, dal titolo: La scuola di uncinetto mette ai ferri i cellulari, di Gabriella Cantafio. Gli studenti della Scuola Media di Cerro Veronese (Verona) sono diventati protagonisti di un corso di uncinetto, su idea dell’insegnante Anna Zampieri che aveva appreso l’arte da sua nonna magliaia. Proposto come attività facoltativa a scuola, un pomeriggio alla settimana, una ventina di adolescenti tra gli 11 e i 13 anni, intreggiando fili scoprono il piacere della lentezza e a riordinare pensieri. Un paio di decenni fa, tenni un corso di Propedeutica al Latino ad una decina di studenti, cui partecipò anche mio figlio. Per dire che c’è posto per chiunque abbia qualcosa di interessante da proporre. Senza negare l’apporto della tecnologia, che non è nemica, tutt’altro. La didattica del futuro già si avvale di aule immersive, robotica e stampanti 3D perché “L’uso responsabile del digitale supporta l’attività manuale che stimola lo sviluppocognitivo” dice il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Borgo Chiesanuova. Ci sono gli elementi per riappropriarsi del passato, guardando al futuro. Peccato che l’operazione non sia né semplice e né scontata. La didattica creativa è sempre vincente, se proposta con intelligenza e con lo sguardo lungo. A metà degli Anni Sessanta ero studente delle medie e durante l’ora di Applicazioni tecniche (la materia allora si chiamava così) realizzai non uno, ma 11 centrini all’uncinetto per i comodini delle camere di casa che mia madre apprezzò molto. Non altrettanto l’insegnante che mi diede un modesto 6, perché si trattava, a suo dire di lavoro ripetitivo. Tuttora mi dissocio dal suo giudizio che mi penalizzò in futuro, perché appesi l’uncinetto al chiodo. Mi esercitai in seguito sui tasti della macchina da scrivere e poi sulla tastiera del computer. Se la robotica bussa alla porta, la faccio accomodare.
Omaggio a Dante
L’aggettivo supremo/sommo usato nel post di ieri riferito al bene della vita, mi torna utile anche per il post odierno, dedicato al ‘sommo poeta’ cioè Dante Alighieri di cui oggi ricorre il Dday. La data del 25 marzo corrisponde infatti al giorno dell’anno 1300 in cui, secondo la tradizione, Dante – il vero nome è Durante; Alighieri è un patronimico da Alighiero, suo padre – si perde nella ‘selva oscura’ cioè inizia il viaggio che ha dato origine alla Divina Commedia. La ricorrenza è stata istituita dal Ministero della Cultura per commemorare nel 2021 il 700esimo anniversario della morte del poeta, avvenuta a 56 anni, in esilio a Ravenna nella notte tra il 13/14 settembre 1321. L’occasione richiede che vada a rivedermi il padre della lingua italiana. Ma tralascio la Divina Commedia, il suo capolavoro e considero la Vita Nova/Nuova che ritengo più vicina alla mia sensibilità. Il titolo significa sia “vita giovanile” che “vita rinnovata dall’amore” per Beatrice. Si tratta di un’opera che combina prosa e poesia: 25 sonetti, 5 canzoni e 1 ballata per un totale di 31 componimenti. Dante parla dell’amore idealizzato per Beatrice con un nuovo stile, usando l’amore come mezzo di elevazione morale. Non sarebbe male che lo spirito di quello che è considerato uno dei più grandi poeti di tutti i tempi stemperasse il nostro turbolento quotidiano.Tanto gentile e tanto onesta pare è forse il componimento più noto di Dante, tra quelli composti durante la giovinezza, compreso nel cap. XXVI della Vita, il vertice della poesia stilnovista. Riporto la prima strofa, a beneficio del lettore: Tanto gentile e tanto onesta pare/la donna mia quand’ella altrui saluta,/ch’ogni lingua devèn tremando muta,/e li occhi no l’ardiscon di guardare.// Certo ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ma l’amore tiene sempre banco.
Poesia Protagonista
Oggi 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999 per promuovere il dialogo, la promozione interculturale e perfino la Pace. Data la situazione mondiale, deduco che ci siano pochi poeti, specie nelle alte sfere. Non mi resta che sperare in un cambio della situazione e nell’aumento dei poeti. Da parte mia coltivo il genere soprattutto di recente, forse più ‘in linea’ con l’età adulta, mentre mi dedico alla scrittura in prosa da sempre. Questione di feeling e di tempo: adesso lo gestisco da pensionata e me ne occupo volentieri. Ho poesie un po’ dappertutto; ogni tanto partecipo a qualche concorso, ma senza brama di vittoria. Mi gratifica l’apprezzamento di qualche lettore e il piacere che posso dare tramite le parole. Un amico artista, nella comunicazione mi riserva l’appellativo ‘Poetessa”: bontà sua, lo ringrazio, sebbene il riguardo mi sembri eccessivo. Comunque con le parole mi sento a mio agio. Non è un caso che il mio blog si chiami verbamea – verba=parole in latino – e quello parallelo verbanostra, in conduzione con le colleghe/amiche Francesca, Sara, Valentina, Veronica ed Elisa che saluto e invito ad alimentarlo. Dedicarsi all’arte, in qualsiasi forma richiede tempo e ‘passione’, non si può fare a comando. Perciò non ho prodotto una poesia per oggi, ma stimolo i lettori a farlo. Sotto la cenere, arde il fuoco: non servono patenti per emozionare. Dopotutto la parola, il linguaggio verbale è ciò che ci distingue dagli altri animali. Lo asseriva anche Cicerone, nel suo forbito latino: Quid esse potest in otio aut iucundius aut magis proprium humanitatis quam sermo facetus ac nulla in re rudis?/ Cosa ci può essere di più piacevole nel tempo libero o di più peculiare di una persona colta di un conversare garbato ed elegante sotto tutti gli aspetti? Poeti, fatevi avanti!
12esimo post a 4 mani: Blue Mountains
Manuel mi aggiorna sull’escursione spettacolare che ha fatto nella sua giornata di riposo. Due orette di treno per dirigersi verso le Blue Mountains nella regione Patrimonio dell’Umanità a ovest di Sydney, nota per la sua straordinaria bellezza naturale, le imponenti formazioni rocciose e i territori incontaminati. Gli chiedo subito cosa c’entri il colore blu e questa è la sua risposta: “Quando c’è tanto caldo, essendo la zona boschiva ricoperta da varie specie di eucalipti, dalle foglie e dai legni si genera l’evaporazione dell’olio di eucalipto che crea una nebbiolina celestina, con sfumatura blu-indaco, particolarità da cui il nome”. Le mie narici si espandono, conoscendo le proprietà balsamiche della pianta. Il colore blu poi è il mio preferito, spesso in combinazione con il giallo. Tralascio la simbologia, ma mi ci trovo pienamente. Manuel mi invia delle foto suggestive, precisando che: “Col cellulare son quasi sicuro che non si veda granché; con la macchina fotografica grazie a un filtro a posta conto di avere un po’ enfatizzata la nebbiolina che si vede a occhio nudo”. Esperienza sensoriale anche a livello dell’udito, dato che: “Nella zona scorre qualche torrente”. Sottolineo che tutte le informazioni mi arrivano mentre l’ingegnere/cameriere – perché nella vita bisogna saper fare di tutto – sta tornando in treno. Gli chiedo come va con l’inglese e mi risponde molto bene (noi ovviamente comunichiamo nella lingua madre, l’Italiano oppure in dialetto). Mi torna in mente il pensiero di Francesca che aveva sottolineato sul blog i vantaggi di questa esperienza australiana: un bagaglio di conoscenze e di esperienze di inestimabile valore. Umanizzate dallo scambio. Grazie Manuel!
‘Missione dal Paradiso’, commedia
Pomeriggio festivo dedicato all’evasione. La Filodrammatica Pio X Possagno – nata nel 1992 – presso il teatro dei Padri Cavanis a Possagno presenta la commedia brillante in tre atti ‘Missione dal Paradiso’ di Antonella Zucchini, adattamento e regia di Elia Dalla Zuanna. Ho abitato nel paese del Canova e conosco quasi tutti gli interpreti, due molto bene: Sara Cunial, nei panni di Serafina e Magda Ferraro in quelli di Cesira, entrambe bravissime. Ambientata negli Anni Cinquanta, la commedia fonde sapientemente contenuti realistici con un tuffo nell’altro mondo, rappresentato da Angelo Zanesco nei panni di Gioacchino, marito defunto di Armida, tornato sulla terra per sventare il matrimonio d’interesse di Adelmo con la sua consorte. Con bonomìa è stato trattato un argomento ‘top secret’, con il contorno di rivalità femminili (tra Maria e Pia), arguzia contadina (Cesira e Giuseppe), disturbi dell’età senile (Serafina, Noemi e Teresa), vita agreste e urbana. Il dialetto alleggerisce la conversazione e la citazione di qualche vecchio proverbio aggiunge pepe alle battute. Gli oltre duecento spettatori ridono e sorridono di gusto. Cosa che di questi tempi è salutare per rivitalizzare il buonumore. Dettaglio non trascurabile: ingresso gratuito. Tra il secondo e terzo atto avviene la raccolta di offerte del pubblico. Mi auguro che sia stata all’altezza della prestazione dei tredici interpreti, che hanno donato abilità espressiva e sorrisi in quantità. Nella speranza di rivederli recitare presto in un’altra gustosa commedia.
Tangueri per il Papa
Tra le notizie riguardanti il Pontefice, tutt’ora ricoverato al decimo piano del Policlinico Gemelli mi colpisce questa: oggi pomeriggio in suo onore si esibiranno sotto il suo appartamento dei ballerini di tango. L’idea è venuta a Daiana Guspero, danzatrice di tango argentino a livello internazionale e insegnante in una scuola di Milano che ha invitato i tangueri di tutto il mondo a ballare davanti al Policlinico Gemelli. Papa Francesco apprezzerà di sicuro l’idea. Danza di origine afro-caraibica il tango. Sin dai tempi coloniali gli schiavi neri del Rio de La Plata usavano la parola ‘tango’ per indicare i loro strumenti a percussione, il luogo della danza e la danza stessa. Interessante la sua storia e anche la percezione della danza che si è evoluta nel tempo. Il tango argentino autentico – diverso dal tango da sala – è caratterizzato da una vena introspettiva incentrata sulle interazioni tra i due danzatori che potevano essere anche due uomini. Proprio il 6 Marzo scorso, ho visto la spettacolare performance dei ballerini di tango Pasquale La Rocca e Pablo Moyano durante la trasmissione Splendida Cornice. È noto che il tango è il ballo preferito di Papa Francesco che lo ha ballato in gioventù. Ospite da Fabio Fazio il 7 febbraio 2022, Bergoglio aveva detto: “Un porteno che non balla il tango non è un porteno”, dove porteno significa del porto (di Buenos Aires, capitale dell’Argentina). Insomma, un emblema come il Tricolore per l’Italia. Da ultimo, aggiungo che in gioventù sono stata una virtuosa ballerina di tango, danza che mi rappresenta bene. Non lo ballo più, ma dentro di me continua a vibrare.
Lego, non solo giocattoli
Sarò sincera: da bambina non ho mai giocato con i mattoncini Lego che però ho comperato per mio figlio oltre trent’anni fa. Tra gli articoli visionati stamattina di corsa al bar, mi attrae quello dal titolo: Lego, mattoncino tutto d’oro La nuova vita con tech e arte accompagnato dalla foto di un mattoncino del set Girasoli ispirato a Van Gogh, nato dalla collaborazione con il Van Gogh Museum di Amsterdam. La didascalia della foto dice testualmente: “Le costruzioni Lego si sono evolute da semplici giocattoli fino a diventare sculture o riproduzioni di famosi dipinti”. Per me è una cosa più che buona, quanto mi sarebbe piaciuto giocare da bambina con questi mattoncini! Non so se è un caso che la foto di un girasole, da me fotografato anticipi i miei post quotidiani. Ho avuto il piacere di fotografare degli esemplari che rincorrono il sole vicino casa ed anche di riceverne un mazzo in omaggio, durante la presentazione di un mio libro a Cavaso del Tomba, esperienza di anni fa che ricordo con piacere. Tornando alla Lego, i mattoncini hanno regalato al colosso danese un anno d’oro con l’aumento significativo dell’utile netto. Non mi sorprende che la capacità produttiva si sia espansa negli stabilimenti esistenti in Messico, Ungheria e Cina, con nuove fabbriche in Vietnam e negli Stati Uniti. In Italia, Il negozio Lego più grande, con una superficie di 270 metri quadri si trova a Milano. Nelle vetrine sono esposte le sculture di Riccardo Zangelmi, unico scultore ufficiale della Lego in Italia. Il più grande negozio Lego al mondo si trova a Sydney dove ha festeggiato il suo primo compleanno lo scorso novembre. Dirò a Manuel di farci una capatina… e magari farmi sapere le sue impressioni. 🌻
