Il 2 maggio è la Giornata dei Blogger, nata nelle Filippine il 2 maggio 2010, a Cepu, grazie al movimento World Bloggers Day. Non lo sapevo, ma lo scopro perché, scorrendo sul tablet vedo il mio logo. Sorrido di compiacimento e riconosco che è una piccola conquista scrivere ininterrottamente un pezzo da quasi cinque anni. Infatti il mio blog verbamea (blog significa diario) è nato il 27 giugno 2020, pertanto a breve compirà un lustro! Grazie a Manuel che ha curato l’esordio e grazie ai lettori che mi corrispondono, sia in privato che in pubblico: Lucia, Francesca, Adriana B., Lina, Martina, Sara, Compagni ex Brocchi ’72…Novella, Pia, Mariuccia, Marta, Wilma, Adriana P., Rossella, Marcella, Lisa e Roberta, Tania, Nadia, Erica, Lara, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Flavio, Massimiliano, Aldo, Manuel da Sydney. Dietro le quinte, ma sempre graditi quelli che leggono e basta, che conosco oppure no e che costituiscono la rete affettiva di sostegno. Per me scrivere è una liberazione e una gratificazione, una ‘malattia’ come diceva il mio prof. Armando Contro ma anche una ‘cura’, come gli rispondevo io. È la cosa più importante e piacevole che faccio ogni giorno, tra l’altro senza incomodarmi perché l’argomento da trattare mi arriva dal video o spulciando il giornale. Pertanto oggi è una specie di gradito buon compleanno digitale. In generale, i profili più amati dagli Italiani sono calcio, vip e cultura. Il mio è ‘sui generis” a cavallo tra attualità, cultura e privato. Non ho motivo di espanderlo e non mi interessa essere ‘influencer’ di chichessia. Mi basta comunicare e coltivare… i germogli del mio giardino, parafrasando il titolo del mio romanzo Dove i Germogli diventano Fiori. Per la cronaca, il mio profilo Instagram collegato al blog, segnala che sono seguita da 44 persone, con 105 follower e 1780 post. Ogni tanto qualcuno si defila e qualcun altro si aggiunge, per scelta o per complicazioni indotte dal gestore. A me basta mantenere la corrispondenza con chi lo desidera. Grazie a chi c’è! Ad altiora!
Categoria: Hobbies
Bolle e Caravaggio
Oggi Giornata Internazionale della Danza, istituita nel 1982 e celebrata ogni 29 aprile in tutti i paesi del mondo. Stasera “Viva la danza”, l’omaggio di Roberto Bolle su Rai1, dalle 21.30. La danza è tra le arti più antiche rimaste fino ai giorni odierni. Tersicore è una delle nove muse della Mitologia greca, protettrice della Poesia corale e della Danza. Soggetto caro al Canova, solitamente è rappresentata mentre suona la lira, accompagnando con la sua musica le danzatrici. Roberto Bolle (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) è considerato uno dei ballerini più famosi al mondo, diventato contemporaneamente Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York. Da quanto ho capito, l’evento d stasera vedrà l’atletico ballerino danzare dinanzi a quadri di Caravaggio, il che estenderà il piacere estetico a vari ambiti. Anche negli spettacoli precedenti, Bolle si era esibito con l’intenzione di avvicinare l’arte tutta alla gente, obiettivo che gli fa onore. Ha ottenuto un grande e meritato successo che suppongo doppierà. Quella di stasera è una delle rare occasioni in cui la performance di un artista, accompagnata da selezionata musica e coreografie spettacolari entra nelle case. Da tempo mi ero segnata la data e non mancherò di gustarmi il tutto. Sarò di sicuro in buona compagnia. Viva la danza!
14esimo post a quattro mani: Royal Easter Show di Sydney
Manuel mi invia delle foto e un paio di vocali per informarmi di come ha trascorso il venerdì santo, in centro a Sydney per una giornata essenzialmente di svago. Dall’11 marzo 2025 al 22 aprile 2025, al vecchio Parco olimpico di Sydney 2000 si è tenuto il più grande evento annuale in Australia per celebrare la cultura australiana, dalle tradizioni rurali agli stili di vita. Organizzato per la prima volta nel 1823, comprende una fiera agricola, un parco divertimenti e una fiera, mettendo in mostra la valutazione del bestiame e dei prodotti agricoli. Il diritto di utilizzare la parola “Royal” nel proprio nome fu concesso dalla regina Vittoria. La prossima edizione è prevista nel mese di marzo 2026. Manuel ha fortunatamente il giorno libero per apprezzare di persona l’evento. Si sveglia con calma, ma poi accelera per prendere il treno, temendo di trovare coda all’entrata “dato che qua il venerdì santo è obbligo che tutti – o quasi – gli esercizi commerciali siano chiusi. Per cui mi ero aspettato una montagna di gente”. Venti minuti di treno e arriva sul posto della fiera distribuita in uno spazio “minimo minimo cinque/sei volte quello espositivo della Fiera di Padova”. Giostre, mostre dell’artigianato, mostre di animali da cortile con la precisazione che “E’ stato strano sentire odore da stalla e da pollaio, insomma di animali da cortile in centro a Sydney”. Nelle foto inviate vedo una manifestazione equestre, una canina, un padiglione con opere d’arte, di giocattoli vecchi e nuovi, di bonsai e di “Oriental Painting”: veramente tanta roba che a visitare tutto ci si può perdere. L’Associazione delle donne di campagna che suo cugino ha definito “Le allegre comari campagnole”propone dei dolcetti chiamati scones, dolci tipici del rito inglese del tè del pomeriggio. Secondo Manuel sono la fine del mondo, perciò gli cedo la parola. “Sono praticamente dei panetti tipo pan brioche; da soli non dicono niente, però quando ci si mette sopra la marmellata – loro hanno quella di fragole – e un po’ di panna montata, sono la fine del mondo”. Beh, la proposta dolciaria mi intriga e mi informerò su come, eventualmente realizzarli. Io vado di muffin, bontà anglosassone che faccio da un bel po’. Manuel lo sa perché spesso li ha assaggiati a casa mia, ripieni di marmellata, mele o carote per lo più. Al suo ritorno a settembre, gliene farò trovare un vagone. Non escludo di cimentarmi con gli scones, per ringraziarlo di portarmi un po’ dolcezza e di tradizioni dall’Australia.
Il mio Eden
Fare giardinaggio è una vera esperienza sensoriale, per dirla col mio amico Giancarlo. Soprattutto dopo tanti giorni di pioggia, è bello star fuori a maneggiare tra vasi e fiori. Ho comperato giorni fa una bella Violaciocca profumata che merita un alloggio più capiente: lo trovo in un battibaleno tra i vasi di terracotta e di plastica colorata collocati in posti strategici del giardino che il mio amico pittore ha soprannominato “Giardino di Giverny” alludendo a quello di Monet, il pittore francese (Parigi, 14/11/1840 – Giverny, 5/12/1926) che nelle sue tele ha creato un legame indissolubile tra la pittura e la natura. Il paragone con il suo giardino è esagerato, ma mi lusinga e qualcosa di vero c’è. Non fosse altro perché l’area scoperta originaria, nel tempo si è trasformata quasi in un vivaio, come dice Marcella. Per me il pezzo forte è il gazebo abbracciato dal Glicine col tronco sinuoso, sotto al quale scrivo, mentre i bombi lavorano sui fiori che si disfano e mi cadono in testa. Una specie di infiorata domestica. Il Ciliegio giapponese o da fiore ha catalizzato l’attenzione una decina di giorni fa, meritandosi una poesia. I Tulipani sono apparsi e scomparsi con le abbondanti piogge. La Camelia ha fatto il suo exploit, mantenendo per poco le focose corolle, ma a breve fiorirà la Peonia color confetto. Le generose Ortensie hanno messo le foglie, ma per i capolini bisognerà aspettare la primavera inoltrata. Intanto ha emesso i fiori qualche Geraneo dello scorso anno e sta per fiorire una pianta grassa che mi fa compagnia da diversi anni. Ah, stavo per dimenticare gli Iris, eleganti e profumati. Dopo questo elenco parziale del mio nutrito giardino, mi spiego perché da un po’ sto molto bene a casa mia, senza bisogno di evadere. Qua ho tutta la bellezza che mi serve per sorridere. Non dipingo come Monet, ma scrivo con piacere.
“Chi legge vive mille vite”
“Un uomo che legge ne vale due” è la frase che accompagna l’immagine dedicata all’odierna Giornata Mondiale del Libro. Anzi, Umberto Eco diceva che la lettura è “un’immortalità all’indietro”, nel senso che permette di vivere esperienze e conoscere personaggi di altri tempi. Ci sono diverse definizioni riguardo al libro. Papa Francesco era persuaso che la letteratura educa cuore e mente. Per me è una sorta di medicina, senza effetti collaterali che fa stare meglio, in qualche caso addirittura cambia il punto di osservazione e spariglia le carte, cioè gli obiettivi. Io ho sempre scritto volentieri, fin da bambina quando sotto dettatura di mamma scrivevo le lettere per lo zio Sergio in Argentina, a Buenos Aires. Poi in quinta elementare il maestro Rico – Enrico Cunial – mi diede una spinta, doppiata al Liceo dal prof. Armando Contro, due insegnanti che considero i miei pigmalioni. Un corso di scrittura creativa da adulta non ha aggiunto granché alle mie potenzialità espressive, coltivate attraverso l’esercizio e il lavoro di insegnante. Da pensionata ho trovato che il blog è uno strumento alla mia portata, per comunicare con i lettori. Il prossimo giugno compirà cinque anni e la cosa un po’ mi sorprende. Piuttosto mi preoccupa che in Italia i lettori siano ancora pochi – l’Istat li valuta al 39 % – e che peggiori la qualità della lettura. Francia e Norvegia sono tra i Paesi con più lettori per quanto riguarda i libri cartacei, mentre il Canada ha il primato di lettori digitali. In Italia le edicole sono in crisi e molte stanno chiudendo. Non se la passano bene neanche gli editori, con il mercato in calo. Le ragioni sono varie, ma è indubbia una svalutazione della cultura ormai istituzionalizzata. Comunque, tra i miei contatti ci sono persone che leggono parecchio, anche i miei libri (ad oggi 13) e il post quotidiano sul mio blog verbamea: le ringrazio molto, perché rappresentano… il gradevole effetto della cura.
Ricetta pasquale 🥚
l’Italia è (oppure era) considerato il Paese del Sole… tuttavia sta piovendo da parecchi giorni. Anche se è giornata di mercato locale, non esco e temo che per i commercianti sarà una mattinata magra. Avrei un sacco di cose da fare in casa, ma mi manca lo spirito e rinvio a dopo Pasqua le tradizionali pulizie. Il cielo fuori è bianco e sferzate di vento fanno volteggiare i petali delle piante in fiore. Il vialetto d’ingresso a casa mia è diventato rosa: uno spettacolo cromatico sul porfido grigio che non intendo spazzare. I tulipani sono piegati sotto la pioggia e mi rammarico di non averli colti, perché volevo godermeli all’esterno, in giardino. Il tempo avverso sconsiglia le uscite: in casa mi distraggo solo scrivendo. Sono pressoché negata in cucina… salvo che non ci sia un richiamo al mondo vegetale, che mi arriva sul tablet con una ricetta per realizzare:Tulipani di uova. Da non credere, c’è anche una foto invitante di un piatto da portata con adagiati 5 fiori commestibili di bell’aspetto. Sotto la ricetta si legge: “Un antipasto saporito e scenografico, ideale per le tavole pasquali e per stupire i nostri ospiti con gusto e originalità”. Intanto lo provo io, le uova non mancano – stavolta è l’America a considerarle preziose, per via dell’aviaria – il sedano idem. Eventualmente dovrò recuperare la sac a poche per inserirci il composto coi tuorli, maionese da inserire nel corpo dell’uovo sodo. Ho perfino il prezzemolo da usare come abbellimento dei gambi di sedano. Chi ha realizzato questa ricetta ha un cuore d’artista, quindi sono in buona compagnia. Adesso lascio lo studio e mi infilo in cucina, pregustando il risultato. In fondo, la creatività si declina in mille modi.
La voce è emozione
TG1Mattina mi fa compagnia dopo colazione, quando mi concedo una breve pausa sulla poltrona relax, il tempo di seguire il notiziario in compagnia di Maria Soave o di Micaela Palmieri che si alternano settimanalmente e sono diventate figure familiari. Vengo a sapere che oggi è la Giornata Mondiale della Voce, per ricordare che la salute vocale merita attenzione, prevenzione e cura. ‘La voce è relazione, emozione, identità’. Lasciando alla fonetica la definizione della voce, per me essa è il mezzo per comunicare parole, idee ed anche identità. Riconosco più la voce che la fisionomia delle persone. Tra quelle di amici, alcune sono titolari di un timbro che invidio. È il ‘colore’ del suono che distingue una voce dall’altra. Ho soprannominato ‘Bella Voce’ quella dell’amica Lisa Frison, eccellente lettrice dei testi durante la presentazione delle mie ultime opere. Non a caso fa parte di una compagnia teatrale e investe tempo nella recitazione. Lucia ama cantare e quando si esibisce sembra un’altra persona. Ho seguito con interesse il programma The Voice Senior, appena concluso che ha portato alla ribalta persone molto dotate vocalmente. In passato, ho partecipato a un corso sull’uso della voce che nel mio caso non ha avuto gli effetti sperati. Anzi, sono ricorsa all’intervento di una logopedista che non ha fatto miracoli. Risaputo che gli insegnanti usano/abusano della voce, per evitare di perderla in classe mi ero portata anche l’amplificatore, mentre una collega usava il registratore. Col senno di poi, ritengo che dovremmo rafforzare l’ascolto, non solo a scuola per parlare meno e meglio. Quando vado al bar, sembra che i clienti abbiano problemi di udito perché molti parlano a voce alta. Compensibile il mal di testa della barista, a fine lavoro.
Genio italiano
Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci (morirà il 2 maggio 1519 ad Amboise, i Francia). Non è un caso se oggi, 15 aprile 2025 è la Giornata Mondiale dell’Arte che nessuno meglio di lui scienziato, inventore, artista, ingegnere, anatomista ha incarnato. Il più grande genio italiano, a ragione rappresenta la Giornata dedicata al made in Italy che si celebra oggi in Italia. Fatta questa premessa, sono una fan di Leonardo da quando ho letto a scuola, con i miei studenti Il Volo del Nibbio. Leonardo e il suo mondo, racconto storico/ biografico di Enzo Petrini. L’autore ripercorre la storia dell’uomo incomparabile, con la sua arte senza tramonto, sullo sfondo delle vicende e tra i personaggi di un’epoca lontana e travagliata. La sua complessa personalità fa discutere e appassiona da oltre cinque secoli. Ho letto più volte l’agile romanzo, con ammirazione crescente. A proposito del titolo, si riferisce a un ricordo dell’infanzia di Leonardo, frutto di un sogno o di un racconto che mamma Albiera, la moglie di suo padre Ser Piero (in pratica la matrigna, mentre la madre si chiamava Caterina) gli aveva fatto: “Gli era sembrato che un Nibbio si calasse sulla sua culla, che gli aprisse a forza la bocca con la coda e gli desse molti colpetti dentro le labbra, per poi rivolarsene via fino a perdersi, puntino nero nell’azzurro”. Lo zio di Leonardo Ser Francesco, accanito cacciatore stuzzicava la sua curiosità: lui avrebbe voluto avere un Nibbio vivo, per tenerlo nella sua camera e addomesticarlo. Nei 18 episodi che compongono il romanzo, si segue la crescita dell’uomo e dell’artista, fino all’ultimo capitolo intitolato: “Umilmente incontro a Dio” quando Leonardo, a 65 anni si congeda dal mondo terreno “con gli occhi ancora splendenti e vivaci”. Infinito Leonardo!
Rinascita
[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//
Non è mai troppo tardi
Il sabato sono sempre un po’ di corsa, ma con le antenne tese a captare una notizia su cui soffermarmi. Ieri ho parlato di un giovane agente, oggi di una nonnina – classe 1930 – che è diventata ‘silver influencer’ più famosa d’Italia, grazie alle attenzioni del nipote. Il che mi conferma il detto che giovani e anziani abbiano molto in comune. L’articolo è di Fiamma Tinelli, pubblicato sul settimanale Oggi col titolo: “Sono Licia, ho 95 anni e faccio l’influencer”. Lei è Licia Fertz, 95 anni compiuti da poco, triestina di nascita; lui si chiama Emanuele Usai, 40 anni, detto ‘Elo’ ed è suo nipote. Rimasta vedova del marito Aldo dopo una lunga malattia, in precedenza aveva perso anche l’unica figlia Marina, mamma di Emanuele. I motivi per cedere allo sconforto erano molti. Finché il nipote ha l’idea di fotografarla e poi postare la foto su Instagram, che suscita subito interesse. Le foto si moltiplicano nei giorni seguenti e il clamore sale. Per farla breve, la nonnina sul suo profilo Buongiorno nonna ha 300.000 follower. Lei ne ha acquistato di umore e voglia di vivere: si cambia e si trucca con l’aiuto del nipote, consiglia su come vestirsi e raccomanda di sorridere sempre, già di buon mattino: “Perché si può essere felici ogni giorno, anche alla mia età”. Oltre allo spirito di adattamento dell’arzilla signora – che nel 2023 la Bbc ha inserito tra le 100 donne dell’anno – trovo ammirevole il comportamento del nipote che ha usato la chiave giusta per smuovere la nonna dalla sua apatia. Non è scontato che ciò avvenga in ambito familiare e tra i rappresentanti di due età diametralmente opposte. Complimenti alla nonna e al nipote!
