Santi e Poeti

Oggi sono a corto di idee per il post. Inoltre è sabato e la mattina è densa di impegni, quindi viro sul privato, precisamente sul calendario che oggi indica santa Adelaide, da cui derivano Adele ed anche Ada, il mio: perciò lo considero il mio onomastico – mai festeggiato – e mi sta bene, anche se avrei preferito avere Adelaide che era quello di mia nonna materna, mentre il mio è quello della zia Ada, morta di tifo a 19 anni. È noto che una volta si assegnavano i nomi per rispetto dei parenti più vecchi o defunti. Per rimediare alla semplicità del mio nome, ho scoperto da adulta che in lingua turca significa ‘isola’ e questo parallelismo mi rappresenta. Torniamo a santa Adelaide, imperatrice. Secondo la tradizione, era figlia del re di Borgogna Rodolfo. Il significato del nome, dall’antico tedesco è ‘dal nobile aspetto’, mentre per l’etimologia greca vale ‘allegra’. Presto venerata come santa in Alsazia, Adelaide viene canonizzata da Urbano II nel 1097. E Ada? È un nome biblico: nell’Antico Testamento è portato da una delle mogli di Lamech (Gn 4,19) e da una di quelle di Esaù (Gn, 36,2). La storia di santa Ada è ancora oggi velata di mistero. Secondo la tradizione visse nel VI secolo e fu una abbadessa benedettina del monastero di Santa Maria nei sobborghi di Le Mans. In letteratura ricordo Ada Negri (Lodi, 3.02.1870 – Milano, 11.01.1945), prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Dal punto di vista formale, Ada è un nome palindromo (che si legge identico da destra e sinistra) e resta identico nelle altre lingue. Il diminutivo è Adina, come mi chiamava un mio cordiale compagno di Liceo, poi diventato medico di base in quel di Bassano con cui mi trovavo talora in biblioteca. Auguri Ada/e

Andrea, animalista generoso

Andrea Cisternino, ex fotografo romano ha fondato una decina di anni fa a nord di Kiev un rifugio – Rifugio Italia KJ42 – per centinaia di animali maltrattati che non ha abbandonato nonostante la guerra in corso. Autore del libro fotografico: “Randagi: storie di uomini e animali”, schierato con le associazioni animaliste più povere in Italia, Ucraina e Spagna si dedica con amore ai suoi protetti a quattro zampe di tutte le specie. La moglie Vada Shalutko ha riparato all’estero, ma lui non ha voluto lasciare i suoi animali. La situazione peggiore, segnalata mesi fa dall’appello della moglie: “Circondato dai russi senza acqua né cibo” è ora superata, ma immagino che questo animalista ogni giorno debba superare svariate difficoltà. Ne parla stamattina un breve servizio in coda al telegiornale mattutino. Il nome di Andrea Cisternino non mi è nuovo, ma approfondisco la notizia perché ammiro lo spirito di servizio a favore di creature sfortunate e inermi, molte morte d’infarto a causa dei bombardamenti bellici. Trovo lodevole occuparsi degli animali abbandonati, maltrattati e/o in difficoltà perché le creature condividono con noi il soggiorno su questa terra. Il patrono d’Italia, san Francesco d’Assisi lo scrisse già tanti secoli fa nella bellissima preghiera di Fratello Sole o Cantico delle Creature. La guerra è un flagello planetario che danneggia vite e ambiente, ma anche dove non parlano le armi, gli animali sono talvolta maltrattati, sfruttati in combattimenti o abbandonati perché d’impiccio magari a festeggiamenti in occasione delle festività di fine anno. Voglio sperare che la coscienza animalista alberghi in molte persone e che nessuno si privi dell’amore incondizionato di un cane, di un gatto…perfino di un maialino. E che pecore e agnelli, banditi dalle tavole ci facciamo compagnia dal presepe.

Santa Lucia…e le altre Lucia

• “Santa Lucia, il giorno più corti che ci sia”, recita un proverbio della tradizione popolare. In realtà il solstizio d’inverno cade quest’anno il 22 dicembre, ma non fa tanta differenza se pensiamo all’abbinamento luce naturale e significato del nome Lucia, che deriva dal latino lux e vuol dire appunto luce, intesa in senso spirituale. La santa siracusana venne martirizzata il 13 dicembre 304 durante la dominazione di Diocleziano: subì l’asportazione degli occhi, pertanto il suo simbolo sono gli occhi e la lanterna. È considerata protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. In Italia il nome Lucia (e varianti) è portato da 400.000 persone, tra cui mia cugina da Orsago e la mia amica, fedele lettrice e puntuale commentatrice dei miei post. A circa duecento metri da casa mia, in un rasserenante contesto agreste si erge la chiesetta di Santa Lucia, nei cui pressi mi inoltravo col mio cane Astro per brevi passeggiate. Per la ricorrenza della santa, oggi sono officiate delle messe. La chiesetta dispone di un’ottima acustica e d’estate accoglie eventi musicali di pregio. Sono onorata e rassicurata dall’avere una tale vicina di casa, anzi due: santa Lucia a ovest e l’amica Lucia a est. È anche una delle sante più amate dai bambini, perché porta loro doni alla mattina del 13 dicembre. Secondo la tradizione, la notte tra il 12 e il 13 la santa gira di casa in casa, accompagnata dal carretto trainato dall’asinello, al quale i bambini offrono biscotti latte e carote, lasciandogli le provviste sul balcone.Tanti anche i proverbi a lei dedicati, tipo: “Da Santa Lucia il freddo si mette in via”. Auguri a tutte le Lucia! 🕯️💐

“Est modus in rebus”

“Est modus in rebus” (ci vuole misura nelle cose) è una celebre citazione che si trova nelle Satire del poeta latino Orazio (Venosa, 8.12.65 a.C. – Roma, 27.11.8. a.C), quello del “Carpe diem” (vivi alla giornata), per intenderci. Mi serve come premessa – e anche come personale commento – alla notizia sentita durante il telegiornale delle 7.20 stamattina: In Giappone si sta diffondendo una generazione silenziosa. Detta così sembra un dato positivo, ma la spiegazione evidenzia ansia dei giovani, difficoltà di comunicazione, disconnessione… comportamenti riconducibili all’uso esagerato del cellulare. La giornalista chiede allo specialista in collegamento se il fenomeno si possa diffondere anche da noi e come contenerlo. Sono note delle affinità tra Italia e Paese del sol Levante, che io trovo assai affascinante per il connubio tra antico e moderno; mi sorprende una risposta – del tutto disattesa dai grandi – di non dare il cellulare in mano ai figli prima della terza media. Caspita, siamo molto anticipati, se lo regaliamo già per la Comunione e/o Cresima, come mi scrivevano nel compito i miei ex alunni anni fa. Nel mentre temo che le cose siano anche peggiorate. Altro da evitare: usare lo smartphone durante il “convivio” del pranzo o della cena, oppure camminando per strada, con la testa abbassata sullo schermo, anziché sui pedoni e sulla viabilità. “O tempora o mores!” (o tempi o costumi) direbbe Cicerone che io traduco liberamente in “Buona educazione dove sei?”. L’ esercizio della virtù faceva acqua anche allora e sembra che il tempo trascorso – in bene e male – non sia servito granché. Mi verrebbe da fare un’altra famosa citazione sulla storia, ma la lascio immaginare al lettore. Concludo con un augurio: niente tecnologia sotto l’albero. Magari un manuale di galateo oppure un classico, sempre attuale.

Tre gatti

Non sono un’esperta di gatti, ma li conosco abbastanza, dal momento che ci convivo da sempre. Ammiro soprattutto il carattere indomito di queste creature che sono flessuose, eleganti, affettuose con riserva. Diversamente dal cane adorante il padrone, l’affetto dei gatti va conquistato ogni giorno. Io ho tre gatti soriani, due femmine e un maschio. Grey ha compiuto sette anni, è tigrata e molto diffidente, ma buona con i due introdotti l’altr’anno: Pepita, dal manto bicolore bianco-grigio, molto affettuosa e Fiocco, rosso ‘malpelo’ mi verrebbe da dire, un caratterino sopra le righe (basti dire che va a pesca di triglie nella piscinetta del vicino e a caccia dove gli capita, portandomi le vittime a casa). Mia nipote Cristina, con acume li ha definiti “gli animatori del villaggio”. Adesso che fa freddo stanno meno fuori e di più dentro, dividendosi gli spazi: Grey occupa la mia poltrona relax, finché non ne prendo possesso io verso le 21. Pepita scala l’armadio dispensa e si acciambella sopra una pila di scatole contenenti materiale didattico, mentre Fiocco ama stendersi sopra la fotocopiatrice in studio. Niente di male, ognuno ha i suoi gusti. Ma ho osservato una cosa strana: l’avvicendamento dei posti, come se si fossero consultati per scambiarseli. Infatti stasera Grey è in studio, Pepita in poltrona e Fiocco si è accomodato sulla poltroncina da regista – ruolo che gli dona – davanti al calorifero. Apprezzo questa flessibilità nelle abitudini che implica adattabilità. I gatti non fanno gli psicologi, ma il loro comportamento può insegnarci molto. Non per nulla il genio Leonardo da Vinci considerava il gatto una creatura straordinaria. Era uno dei suoi soggetti preferiti, che osservava e ritraeva nei dettagliatissimi disegni. Sua la frase: “Il felino più piccolo è un capolavoro”. Onorata di averne tre in casa.

Inizio festività natalizie

Mentre faccio colazione, verso le sette assisto all’omaggio floreale dei Vigili del fuoco alla statua della Madonna, nel giorno dell’Immacolata, simbolo romano della festa cristiana dell’8 dicembre. Come tradizione, a deporre la ghirlanda di fiori sul braccio della Vergine è il caporeparto dei Vigili del fuoco più anziano del comando di Roma, Vincenzo Morgia. Il video spettacolare è ripreso con i droni. L’ autoscala è provvista di 100 gradini e si estende per 27 metri d’altezza in p.zza Mignanelli accanto a p.zza di Spagna. Il telecronista informa che la ghirlanda pesa 15 chili: numeri importanti per il vigile ‘anziano’ incaricato dell’impresa che poi viene intervistato. Mi sono emozionata ad assistere alla cerimonia, molto sentita dai Romani fin dal 1463 quando i francescani della Basilica dei Santi Apostoli iniziarono a celebrare la novena davanti al dipinto donato dal cardinale Bessarione. La proclamazione del dogma (che si riferisce al concepimento di Maria, non a quello di Gesù) avvenne l’8 dicembre 1854 da parte del Papa Pio IX. A proposito di Santo Padre, ripresosi dalla recente bronchite infettiva Papa Francesco di pomeriggio prega davanti al monumento dedicato alla Madonna e lascia dei fiori alla base. Da questa data è consuetudine addobbare l’albero e fare il presepe. Anche a Castelcucco c’è stata l’accensione dell’albero in piazza, preceduta dai canti degli alunni delle elementari e dall’arrivo di ‘Babbo Natale’, con successiva mescita di cioccolata calda e vin brulé. Mi sono trattenuta una mezz’oretta, perché la temperatura era rigida. Inoltre mi aleggia un dubbio: partecipare a eventi di aggregazione è senz’altro meritorio, ma renderli festosi a 360 gradi non è che toglie intimità alla festa? Troppi mercatini, luci e campanelli, a mio dire soverchiano il significato originario del Natale.

Gruppo letterario Verbanostra

Fare parte di un gruppo è uno dei consigli proposti da un Decalogo del Benessere. Sono lieta di fare parte del gruppo letterario delle sei penne che scrivono, identificato come sixrododactilos che sono: Francesca, Ada, Sara, Valentina, Veronica, Lisa. A metà mattina ci siamo trovate in quattro in pasticceria da Mariano, per uno scambio di opinioni: Elisa è rimasta a Torino per impegni di studio e Valentina è rimasta a casa per impegni materni. Lucia si è unita come sostenitrice. Verbanostra, il blog che ci riguarda è nato lo scorso giugno, quindi deve ancora ‘prendere il volo’ perché, al momento è alimentato quasi esclusivamente dai testi di Francesca. Sara propone di postare anche delle poesie ed io di promuovere i lavoretti artigianali del mercatino, in calendario per quattro weekend sotto le colonne del Tempio canoviano. La raccolta è a favore della missione in Papua, dove Sara ha fatto un’esperienza straordinaria. Lei lavora con perizia diversi materiali. A proposito di mani d’oro, Veronica estrae dalla borsa due originali segnalibri in pannolenci a forma di cuore, con perlina pendente: da postare senz’altro per apprezzare il talento extra di queste colleghe scrittrici. Di Francesca ho apprezzato i disegni e i ricami, che sono l’altra sua espressione artistica. Io non sono altrettanto brava con le mani… salvo che nel preparare marmellate/confetture con i frutti di casa. Ecco che estraggo dal cilindro – pardon borsa – dei mini vasetti di uva fragola per le mie colleghe scrittrici, perché un po’ di dolcezza può fare comodo nelle giornate umide o grigie. Essendo in pasticceria, non facciamo le schizzinose. Io e Veronica gustiamo quanto ordinato oltre l’immaginario: una mega sfoglia con mele per me e un gigantesco croissant con crema di pistacchio per lei. Per oggi, bando a colesterolo e trigliceridi.

Un fiore falciato…

Carissima Giulia, quante volte ti ho vista spingere il carrello e poi salirci sopra contenta, oppure passare l’asciugamano sui capelli di tua sorella, abbracciare l’albero e dondolarti sull’altalena: indossi un vestito rosso con le alette sulle maniche molto simile a quello che indossavo io quando sostenni l’esame di maturità, tanti anni fa. Mi sono rivista nelle tue esplosioni di gioia, ho intuito i tuoi sogni, rivissuto le emozioni precedenti la laurea a un soffio da te: una giovanissima dottoressa in Ingegneria biomedica! Poi una disegnatrice di fumetti e poi chissà quant’altro. La tua sorte richiama quella di Valeria Solesin, altra bellissima e promettente ragazza veneta, emigrata in Francia per il dottorando in Demografia alla Sorbona, morta il 13 novembre 2015 nell’attentato al Bataclan di Parigi. Le hanno dedicato un ponte a Venezia. Anche a te dedicheranno qualcosa di importante, perché sei entrata nel cuore di tutti. Anche se la tua vita è stata troppo breve, come un fiore falciato nel suo tempo migliore, il sorriso che diffondi continuerà a farci compagnia e a ricordarci che la ricchezza interiore non muore. Nessuno ti potrà più fare del male. Dall’empireo, sede dei beati tu Giulia continuerai a riversare su di noi effluvi di bellezza, bontà e generosità. Grazie, splendida ragazza! Saluta Valeria e tutte le donne vittime di violenza. Ti tengo nel mio ❤️

Quante disabilità

Domenica 3 dicembre 2023, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dall’ Onu nel 1992. Lo sapevo da qualche giorno, ma non pensavo di scriverci il post, data la delicatezza dell’argomento e la mia incompetenza a considerarlo. Poi mi arriva sul tablet l’annuncio della Mostra “Art Inclusive” a Villa Marini Ribelli a San Zenone degli Ezzelini e trovo la mia chiave di scrittura: l’arte come terapia. Da sabato 2 dicembre per cinque settimane nei fine settimana e il mercoledì su prenotazione, si possono ammirare 100 opere di artisti in difficoltà mentale che “sanno come valicare i confini del nostro universo, esplorandone un altro”. I materiali utilizzati sono diversi: fotografia, mandala, polaroid, olio su tela, mosaici, acquerello, collage, tempera, sculture. Considero l’iniziativa lodevole perché credo alla funzione terapeutica dell’arte, in qualunque modo l’artista si esprima. Mi vengono in mente Van Gogh per la pittura e Alda Merini per la poesia, entrambi alle prese con disturbi della psiche. Rivisitando il mio passato di insegnante, ho avuto diversi alunni con certificazione di handicap e devo dire che non mi hanno mai dato grossi problemi di comportamento, viceversa frequenti da parte dei cosiddetti ‘normali’. Ricordo con simpatia Monica, un’alunna con sindrome di down che aveva il banco attaccato alla cattedra che non disturbava affatto, mentre un paio di maschi erano ingestibili in classe per provocazioni e intemperanze. Uno bestemmiava di brutto. Convocata la madre, temendo una sua reazione alla notifica dello sproloquio del figlio…ammise tranquillamente che succedeva anche a casa. Tale a casa, tale a scuola. Per restare in tema, il maleducato è uno a cui manca (handicap in inglese) il rispetto per sé e per gli altri. Nessuno escluso.

Festa di laurea

La festa di laurea per Manuel è uno spasso. Presenti una quarantina di persone, dai 9 mesi della piccola Rebecca ai 93 anni della nonna Gina. Papà Enzo e mamma Nadia sono presi dalle vivande del catering che arrivano a ondate e sono distribuite sui tavoli dell’ampia sala che gli Alpini di Borso mettono a disposizione per ricorrenze e festeggiamenti vari. Ambiente riscaldato e abbellito da decorazioni prodotte dalle donne del paese. C’è anche una pedana con strumentazioni musicali. Manuel mi ha consigliato di indossare scarpe comode perché ci sarà da ballare. Si sarà riferito ai giovani, penso. Invece no! Dopo gli antipasti e altre cibarie sfiziose, il “Dottor Muna” (diminutivo del cognome Munaron e spavaldamente allusivo) invita gli astanti a radunarsi in cerchio per fare il “Ballo del cavallo”, ovverosia la “Vinchia di Bellaria” che lui ha imparato a Cesena, andando a ballare con gli anziani. Giuro che sono tornata con lo spirito all’asilo, trovandomi in coppia con giovanotti diversi e bendisposti a cambiare dama ad ogni giro. In pratica, la ‘vinchia’ è un ballo popolare in cerchio che prevede lo scambio di un posto dei ballerini in senso antiorario e il ballo termina quando ogni uomo ha ballato con tutte le donne. Più facile a dirsi che a farsi: l’allegra confusione creatasi tra gli inesperti ha messo il pepe al girotondo. A proposito di giri, che dire di quelli che Moreno fa fare a Gina divertita sulla carrozzella? Passando dalla danza al canto, Lucia prende il microfono e magistralmente canta ‘Il mondo’ mentre io leggo un ‘Omaggio’ a Manuel, ricordando alcuni suoi interventi risolutori a casa mia, dalla soffitta al garage, passando per lo studio. Come intermezzo tra un momento e l’altro, gli amici intonano la scanzonata “Dottore, dottore…eccetera”. La parte più ‘nobile’ del parlato se la assume Nadia, leggendo l’ultima parte della tesi, riservata ai Ringraziamenti, tantissimi ed estesi al popoloso mondo di buoni contatti del figlio, inclusa Divina Provvidenza e l’Angelo Custode. Ad averne di giovani così! Che la Provvidenza ce li conservi!