Quasi una favola

Mentre ‘sfoglio’ sul monitor le notizie, alla ricerca di quella cui dedicare il mio post, mi imbatto in una che sembra una favola: ‘La principessa di Norvegia sposerà Durek Verret lo sciamano il prossimo anno’. Il matrimonio si terrà il 31 agosto 2024 a Geiranger. Lei è Martha Louise, la figlia maggiore del re Harald e della regina Sonja mentre lui è afroamericano, un guru spirituale di Hollywood. Pare che la storia d’amore tra i due non sia piaciuta nel Paese scandinavo dove lui non gode favore per le dichiarazioni di medicina alternativa. Contenti loro… oltretutto non si tratta di giovanissimi – lei ha 51anni e lui 48, quindi suppongo che non agiscano impulsivamente come potrebbe succedere a degli adolescenti. Lei ha divorziato dal primo marito e ha abbandonato da anni il titolo di Altezza Reale, vive negli USA e lavora nella “formazione in chiaroveggenza e comunicazione con gli angeli”. La cosa che mi intriga è la professione di lui: sciamano. All’incirca ne conosco il significato, ma è doveroso un controllo e leggo: persona ritenuta dotata di facoltà soprannaturali che permettono di guarire e provocare malattie, di condurre le anime al sicuro nell’aldilà eccetera. Il sinonimo di sciamano è santone, stregone. Non voglio farne una questione linguistica, ma lo sposo della principessa Martha Louise deve essere per forza un tipo interessante, oltre che un bell’uomo, come vedo dalle foto. Ritengo da sempre i Paesi del Nord Europa un passo avanti rispetto a noi per servizi, qualità della vita ed altro. Se questo matrimonio regale è in programma, significa che non c’è pregiudizio tra le teste coronate, e ben venga. Forse ci sono gli ingredienti per costruire una bella storia d’amore che mi auguro sia alla base dell’annunciato matrimonio per il 31agosto prossimo. Tante cose possono succedere nel mentre. Confido nel lieto fine.

È (ri)suonata la campanella!

C’è stata una prima volta per tutti, un primo ingresso a scuola voglio dire. Il mio è lontano oltre sessant’anni e non ne ho un ricordo esaltante. Però c’è una foto in bianco e nero di me col grembiule nero, il fiocco presumo rosso e la cartelletta che rimandano uno sguardo fiducioso sul percorso scolastico in itinere. Trovavo interessante andare a scuola, essere protagonista della vita di classe ed avere un’intesa con i maestri e specifico il genere maschile perché con loro c’era più feeling rispetto alle maestre-mamme. Non a caso ho dedicato l’ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori e il penultimo Il Faro e la Luce rispettivamente al mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial e al mio professore di italiano di liceo classico Armando Contro. Per la mia crescita intellettuale e professionale sono stati illuminanti e li ricordo con affettuosa riconoscenza. Senza la loro influenza benefica, il mio percorso sarebbe stato diverso. Dopo questa lunga introduzione, dato che oggi sono iniziate le lezioni in Veneto, la mia regione, in buona compagnia di altre mi viene facile fare gli auguri di buon anno scolastico a docenti e discenti di ogni ordine e grado (in privato ne ho una lista discretamente lunga). Ma soprattutto ai miei colleghi insegnanti in servizio, perché “educare, sanare e governare” rimangono attività complesse che richiedono una bella sintesi di varie doti. Personalmente mi sono sentita meglio nei panni di studente piuttosto che di insegnante. Non mi dispiace essere in pensione dal 2015 ed avere evitato gli stravolgimenti piombati sulla società e anche sulla scuola, dalla pandemia in poi. Ovviamente partecipo con gli utenti tutti dell’ambiente. Riservo un incoraggiamento speciale per le giovani colleghe, abbracciando col pensiero le altre/gli altri. Ad altiora! 🌻

Addio Maria Luisa

Sarà che vivo da sola e certi volti della televisione diventano familiari, sarà che non mi sarebbe dispiaciuto fare la giornalista, mi ha colpito la morte di Maria Luisa Vincenzoni, giornalista volto del Tg3. Malata da tempo, aveva 67 anni. Padovana, era giornalista professionista dal 1979. Volto storico della Rai del Veneto, lascia quattro figli: Walter, Anna, Simonetta e Beniamino. A marzo aveva ricevuto il Premio alla carriera dell’Ordine regionale. Luca Zaia ha commentato: “Ci lascia una colonna del giornalismo veneto degli ultimi decenni, una firma prestigiosa della carta stampata e di quella televisiva”. Tra l’altro, ha trasmesso la sua passione ai figli, due dei quali lavorano in ambito giornalistico. Dico la verità, mi ero abituata al volto rasserenante di questa signora bionda, che ho visto tante volte durante il telegiornale della terza rete. Senza averla conosciuta personalmente, deve essere stata anche un’ottima madre per essere riuscita a passare il testimone della professione a due figli. Inoltre era quasi mia coetanea, perciò è giocoforza fare dei confronti e delle riflessioni. Ogni giorno sento che passano a miglior vita persone di tutte le età, per cause naturali oppure accidentali in un Paese che è quinto al mondo per aspettativa di vita, con una media di 84 anni per gli uomini e quasi 86 per le donne. In prima posizione troviamo il Paese del Sol Levante. La Società Italiana di Geriatria e Gerontologia del 2018 ha aggiornato il concetto di anzianità, portandolo a 75 anni, quindi la giornalista Maria Luisa Vincenzoni non era ancora anziana, come non lo era Gianna, la mia collega di Lettere morta d’infarto alla vigilia della pensione, il 4 maggio 2014, un paio di mesi prima di compiere 60 anni. Ognuno ha il suo percorso. Il mio obiettivo è di invecchiare bene. A Dio piacendo.

Sulla libertà di movimento

Lunedì dinamico: prima di andare a fare la spesa, devo fare la marmellata – più precisamente composta – di mele, con i frutti caduti anzitempo dal mio alberello che non oso gettare nel compost, come mi consiglia mio figlio. D’accordo che il frutto migliore va colto dalla pianta, ma se curo le mele segnate posso recuperarne una buona parte, cosa che faccio in considerazione che è roba mia e che profumerò la cucina durante la trasformazione. Agisco di conseguenza ed ottengo sei vasetti di prodotto che userò per fare muffin o crostate, appena si abbasserà la temperatura. Adesso è ancora tempo di dolci al cucchiaio, tipo tiramisù. Con un po’ di ritardo, mi sposto al paese limitrofo dove faccio la seconda colazione e leggo il quotidiano, in cerca della notizia attorno alla quale scrivere il post odierno. La trovo a pag. 33 del Corriere, introdotta dal titolo Spettacoli. Riguarda Seydou Sarr, esordiente 21enne di origine senegalese, protagonista nel film Io capitano che si racconta dopo il premio a Venezia. Alla domanda del giornalista: “Cosa vorrebbe dire ai suoi coetanei italiani” dà una risposta esemplare: “Di essere consapevoli di avere la fortuna di non dover mettere a rischio la vita per avere il diritto di viaggiare. Per noi non è così, il film mostra esattamente cosa succede nel deserto e sul mare ai migranti, i loro sogni, gli orrori che affrontano”. La testimonianza di questo ragazzo che avrebbe voluto fare il calciatore vale, a mio avviso più di tante tavole rotonde. Essersi calato nei panni di tanti coetanei che affrontano viaggi della speranza – per molti trasformatisi in morte – lo avrà sicuramente fatto crescere. E offre uno spunto di riflessione per i tanti giovani che godono dei diritti civili, compreso quello di spostarsi, dandoli per scontati. Lunga vita al buon cinema e ai bravi attori.

La settima arte

Si è conclusa la Mostra del Cinema di Venezia, 80esima edizione. Il Leone d’oro per il miglior film è stato assegnato a Povere creature (Poor things), del greco Yorgos Lanthimos che si è fatto un bel regalo per i suoi 50 anni. Tratto dal libro omonimo di Alasdair Gray, il regista greco crea un personaggio femminile memorabile. La data di uscita del film in Italia è il 12 ottobre. Matteo Garrone è il vincitore del Leone d’argento per Io capitano, “una fiaba omerica” che racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa che lasciano il Senegal col sogno di diventare star della musica in Europa. Sei i film italiani in concorso su un totale di oltre una ventina spalmati nei dieci giorni della kermesse, in questa edizione 2023 alleggerita di vip stranieri a causa dello sciopero degli attori di Hollywood (che contestano l’uso dell’intelligenza artificiale per scrivere le sceneggiature). È stato evidenziato il buon livello dei film e l’aumento del pubblico interessato, specie in fascia giovanile, il che mi pare di buon auspucio. Senza entrare nel merito del prodotto artistico, mi preme ricordare che il cinema è considerato “la settima arte”, l’ultima ad essere inventata tra le forme artistiche e di spettacolo dopo: Architettura, Musica, Pittura, Scultura, Poesia, Danza secondo la definizione del critico Ricciotto Canudo del 1921 quando pubblicò il manifesto ‘La nascita della settima arte’. Personalmente l’arte mi piace tutta, anche se delle sette menzionate io pratico la poesia, ma ammiro molto anche la pittura, non a caso definita dal Da Vinci ‘poesia muta’. I miei ultimi tre lavori hanno in copertina un bel dipinto di Noè Zardo che ne anticipa ed esalta il contenuto: Tempo che torna, Il Faro e la Luce, Dove i Germogli diventano Fiori. Quanto alla musica, invidio chi la produce e pure chi canta ispirato, come la mia amica Lucia. Insomma, l’arte è un ottimo corollario della quotidianità che ci rende migliori.

Fisioterapia protagonista

Indosso volentieri un nastro blu (mio colore preferito), secondo l’invito della campagna “Un nastro blu per la Fisioterapia”, oggi 8 settembre, Giornata Mondiale della Fisioterapia, cui partecipano gli Ordini dei Fisioterapisti (OFI) e della relativa Federazione (FNOFI), istituiti il 15 dicembre scorso. La fisioterapia è una branca della medicina che si occupa di prevenire o curare problemi legati all’apparato muscolo-scheletrico e di riabilitazione, come è successo a me circa 20 mesi fa, dopo l’intervento di arto-protesi all’anca, nel novembre 2021. Tamponata per quattro anni con infiltrazioni di acido ialuronico la grave artrosi all’anca sinistra (come mio padre), ho dovuto arrendermi all’urgenza dell’intervento che ho fatto in robotica all’ospedale di Bassano del Grappa, con esito positivo. Cercato con il lanternino dove e con chi fare la riabilitazione, ho deciso di affidarmi alle cure del fisioterapista Federico Zalunardo, persona squisita a due passi da casa. Due sedute alla settimana per vari mesi, diluite verso la fine della primavera e ridotte a una ogni quindici giorni fino ad estinguersi a fine agosto. Ha fatto tutto lui, massaggi mirati e istruzioni su come appoggiare la pianta del piede (tallone-punta); io ascoltavo e mi esercitavo a casa secondo le sue istruzioni. Aggiungo che il suo ‘laboratorio’ è molto accogliente, con musica soft e molto legno nell’arredamento della zona dell’ingresso. È comprensibilmente molto impegnato, perciò evito di disturbarlo, ma quando mi capita lo raccomando a chi mi chiede informazioni. Gli dedico questo post perché è l’esempio di un professionista abile, riservato e cordiale. Se avrò bisogno per altre limitazioni legate all’età che avanza, so che posso fare riferimento a lui. Buon lavoro e buona vita a lui e a tutti i suoi ispirati colleghi.

Longevità

Due circostanze mi fanno riflettere: prossimamente il pranzo coi miei coetanei settantenni – classe 1953 – e lo Speciale Petrolio sul tema della ‘longevità’, trasmesso ieri sera su Rai 3. Vedere e sentire parlare il farmacologo Silvio Garattini che di anni ne ha 95 e guida ancora l’automobile è alquanto incoraggiante. Il medico e scienziato Luigi Fontana che studia la longevità dimostra la connessione tra malattie metaboliche e scorretta alimentazione. Siamo il Paese dove si vive di più ma piuttosto male, cioè con diverse malattie evitabili con adeguata prevenzione. Invecchiare è comunque una fortuna e vale la pena cercare di arrivarci in buona salute. Durante il servizio interviene anche l’mmunologa Antonella Viola che è favorevole alla restrizione calorica, cioè invita a mangiare di meno rispetto a quanto facciamo. Anche con gli integratori bisogna andarci piano, da assumere solo se c’è una reale carenza. Sembra che fermare il tempo sia un obiettivo della scienza ed anche di qualche miliardario/personaggio danaroso che segue diete particolari. Io ritengo che invecchiare sia una prerogativa da tenere cara, non concessa a tutti. Sarebbe un buon argomento da considerare prossimamente a pranzo con i miei coetanei, di cui tre sono passati a miglior vita. Esprimo il mio punto di vista sull’invecchiamento nella poesia Longevità che chiude la mia raccolta di foto-poesia Natura d’Oro dedicata a Camilla, un’amica mancata a 97 anni cui vorrei assomigliare, per l’accettazione serena del suo tempo lungo. Riporto la parte finale del testo, abbellito da una calla, fiore che piaceva molto a Camilla: Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Vorrei invecchiare come te,/che mi hai chiamata perla./Se avrò la fortuna d’invecchiare/vorrei essere anch’io/una perla preziosa/come te, Camilla!//

Orsa e orsi

Mi spiace che l’orsa Amarena sia stata abbattuta con una fucilata, ma ancora di più per i suoi due cuccioli, ritenuti non in grado di procacciarsi il cibo da soli, ed anzi essere potenziali prede di altri animali del Parco nazionale d’Abruzzo dove vivono. Il 56enne che ha ucciso l’orsa è indagato per ipotesi di reato di uccisione di animale per crudeltà e senza necessità. Leggo sul quotidiano stamattina che Andrea Leonbruni – così si chiama – presenta denunce per minacce tipo “Farai la stessa fine dell’orsa” arrivategli per telefono e anche sui social. Forestali e Guardiaparco tentano di rintracciare e catturare i cuccioli, con gabbie ed esche per metterli in salvo, operazione complessa anche perché sono troppo giovani per essere narcotizzati. A detta dell’indagato, che rischia dai quattro mesi ai due anni ha sparato per paura, dato che il plantigrado si stava avvicinando al suo pollaio. Beh, almeno saranno ‘contente’ le galline risparmiate dal probabile banchetto. Non intendo fare dello spirito, ma anche le galline fanno parte del creato. L’orsa, a quanto pare con collare, sembra non aver dato fastidio alle comunità dell’area protetta frequentata, essendo un orso “confidente”, cioè un animale che si avvicina all’uomo senza problemi e ne prende anche il cibo. In questo periodo gli orsi si preparano all’inverno e vanno alla ricerca spasmodica di cibo. Sono desolata per Amarena, in pensiero per i due cuccioli non ancora autonomi – hanno circa sette mesi – e sollevata per le galline risparmiate. Credo che gestire un parco non sia impresa facile e non so come mi comporterei se vivessi nei paraggi. Pur amando tutti gli animali, quelli di grossa stazza mi incutono paura. Credo che loro, gli animali pensino altrettanto di noi. Auguri ai cuccioli dell’orsa Amarena.

Solomon, un ragazzo d’oro

Dai campi per rifugiati alla laurea Finalmente una bella storia di integrazione. Protagonista un giovane studente originario dell’Eritrea, Solomon Seyoum Elala, ha conquistato con un brillante 108/110 una laurea magistrale in Pianificazione e politiche per la città, il territorio e l’ambiente, presso l’Università IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) di Venezia. Era arrivato nel capoluogo veneto tre anni fa, attraverso un corridoio universitario di integrazione per giovani rifugiati che intendono proseguire gli studi in Italia. Molto bello quello che Solomon dice riguardo i docenti che lo hanno accompagnato fino al traguardo della tesi: “I professori sono davvero inclusivi e il loro entusiasmo nell’aiutare gli studenti è stato ammirevole. Complessivamente è stato fantastico”. Solomon, oltre al corso di laurea, studia l’italiano, si iscrive al coro “voci dal mondo” di Mestre e collabora con iniziative promosse dalla Caritas Diocesana. Nei suoi progetti futuri: “Ora sogno di rilanciare Addis Abeba”. Che dire, un ragazzo d’oro come spero ce ne siano molti. Quale rifugiato ha dovuto fuggire, per ragioni di sicurezza e quindi di vita, dalla patria d’origine – l’Eritrea appunto – devastata da una sorta di stato di guerra permanente e dal regime dittatoriale che la governa. Una deformazione professionale mi ricorda che l’Eritrea fu una delle colonie italiane in Africa, insieme con la Somalia Italiana, la Libia e l’Etiopia Italiana, non una bella pagina del nostro recente passato coloniale. Suppongo ci siano studenti italiani che fanno esperienze culturali all’estero che mi auguro utili e costruttive, in qualsivoglia continente. Perché il sapere, la cultura non va imbrigliata in ristretti confini ma va fatta circolare come un’aria benefica a favore di chiunque.

Un astro nascente

Si può morire per uno scooter parcheggiato male? La vittima è Giovanbattista Cutolo, 24enne musicista suonatore di corno della prestigiosa Orchestra Scarlatti young. La mamma è la psicoterapeuta Daniela Di Maggio, il padre Franco Cutolo, è uno stimato regista teatrale. L’aggressione mortale è avvenuta prima dell’alba di giovedì 31 agosto 2023, a colpi di pistola in piazza Municipio a Napoli. Il presunto assassino ha 16 anni. Sono desolata, anche perché la vittima era un talento della musica. Il suo maestro in lacrime dice: “Faceva il cameriere per amore della musica”. Il ministro della Cultura Gennaro San Giuliano ha dichiarato: “Un dolore che lascia senza fiato…un ennesimo episodio di criminalità”. Mi colpiscono profondamente le parole della madre: “Ho fatto di tutto per dare bellezza a mio figlio”. Se potessi parlare con la madre, le direi che il tempo breve di suo figlio è stato benedetto dalla musica che è un buon motivo per vivere, come ogni forma d’arte. Insieme al giovane c’era la fidanzata che ha chiamato i soccorsi. Non oso immaginare come potrà sentirsi e anche a lei va la mia pietà. Il padre della vittima dichiara: “Mio figlio era un talento vero e questa città me l’ha ammazzato. Ora basta, vado via da Napoli”. Mi viene in mente il proverbio “Vedi Napoli e poi muori” da attualizzare in “Vedi Napoli e muori”, scoraggiante prospettiva legata alla dilagante criminalità. Il degrado morale e la camorra sono deterrenti forti del vivere civile. Ogni giorno succedono cose brutte, ma c’è anche chi, come Giovanbattista – Giomba o Giò Giò per familiari e amici – era cresciuto a pane e cultura, ed era lanciato verso una carriera brillante. Omaggio a lui che ha speso bene la sua breve esistenza.